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International Cultural Heritage: The 2003 ICH in Context
In this contribution, Monica Alcantar outlines the main features for assessing the Convention for Safeguarding the Intangible Cultural Heritage two decades after its adoption. She provides a framework to critically approach the wide range of considerations over the text and its implementation. From the unprecedented positive impact that followed the expansion of the traditional conception of heritage to include anthropological and sociological perspectives, the 2003 Convention not only introduced but amplified the notion of culture under an evolving dimension, where the term “safeguarding” became the measure to ensure the viability of intangible cultural heritage while admitting its entropic nature.In questo contributo, Monica Alcantar delinea le caratteristiche principali per valutare la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale a due decenni dalla sua adozione. L'autrice fornisce un quadro di riferimento per affrontare criticamente l'ampia gamma di considerazioni sul testo e sulla sua attuazione. Dall'impatto positivo senza precedenti che ha seguito l'espansione della concezione tradizionale del patrimonio per includere prospettive antropologiche e sociologiche. La Convenzione del 2003 non solo ha introdotto, ma ha amplificato la nozione di cultura in una dimensione evolutiva, dove il termine “salvaguardia” è diventato la misura per garantire la vitalità del patrimonio culturale immateriale, pur ammettendo la sua natura entropica
La pratica del teatro nō fuori dal Giappone: un esempio di valorizzazione transnazionale di un bene intangibile nel quadro della Convenzione UNESCO 2003
The workshop took place at the State University of Milan in November 2022 along with the nō at the Franco Parenti theater, both performed by the company of Ōsaka, are among the most recent events of nō theater that we were able to attend in Italy thanks to the celebrations of the 40th anniversary of the twinning Milano Ōsaka. For those unable to travel to Japan, these are unique and important events, especially for those who have never had the opportunity to see nō live. These type of events are also the occasion to remain connected with this ancient discipline for those who already know it, a simple user or a scholar. The first simple reflection stems from my personal experience and the fortune of having been able to get to know nō gradually, as a practitioner, thanks to the transmission of precious teachers. Those who study and love this art have a duty to also protect its dissemination, not through censorship but through didactics aimed at addressing the user who is not only the spectator but also the possible practitioner. Approximately 1185 nō theatre actors operate in Japan, and we know that most of their livelihood comes from the training of their students. How, then, can we move from conservation to dissemination of the protected heritage?Il workshop svolto all'Università Statale di Milano a novembre 2022, insieme allo spettacolo al teatro Franco Parenti eseguiti entrambi dalla compagnia Yamamoto di Ōsaka, sono tra gli eventi più recenti di teatro nō ai quali abbiamo potuto assistere in Italia grazie alle celebrazioni del 40° anniversario del gemellaggio tra Milano e Osaka. Per chi è impossibilitato a recarsi in Giappone, questi sono eventi unici ed importanti, soprattutto per chi non ha mai avuto occasione di vedere un nō dal vivo. Lo sono anche per rimanere in connessione con questa antica disciplina per chi già la conosce, un semplice fruitore o uno studioso. La prima semplice riflessione nasce dalla mia esperienza personale e dalla fortuna di aver potuto conoscere il nō gradualmente, come praticante, grazie alla trasmissione di preziosi insegnanti. Chi studia e ama quest’arte ha il dovere di sostenerne anche la divulgazione, non attraverso la censura ma attraverso una didattica volta a a indirizzare il fruitore che è non solo lo spettatore ma anche il possibile praticante. In Giappone operano circa 1185 attori di teatro nō e sappiamo che la maggior parte dei sostentamenti provengono dalla formazione degli allievi. Come passar quindi dalla conservazione alla divulgazione del patrimonio tutelato
Cambodian Performing Arts in the Era of UNESCO’s Intangible Cultural Heritage
UNESCO’s protection of Intangible Cultural Heritage (ICH) has been a topic of ongoing debate inthe field of Cambodian performing arts. UNESCO’s recognition as ICH means that international attention and renewed economic opportunities arise for the selected performing arts and thus can help to preserve cultural practices that are at risk of being lost. In Cambodia, only a handful of teachers and performers survived the brutalities of Pol Pot’s regime (1975-79), and the incorporation of the artistic traditions into a global scenario, also thanks to the UNESCO cultural strategy, has led to the possibility of revitalizing and rebuilding both old and new repertoires. This is certainly the case regarding the musical tradition of Chapei Dang Veng and the dance-drama Lkhon Khol Wat Svay Andet, registered in the “List of the Intangible Cultural Heritage in Need of Urgent Safeguarding” in 2016 and 2018 respectively. However, considering the “branding” effect of listing and heritage-making, ICH seems to open the doors to mass tourism and in general favors over-commercialization and folklorization of cultural practices, leading to the erosion of their religious significance.La tutela del Patrimonio culturale immateriale (Intangible Cultural Heritage – ICH) promossa dall’UNESCO sta alimentando un vivace dibattito nel settore delle arti performative cambogiane. Il riconoscimento di ICH conferito dall’UNESCO si traduce in una maggiore attenzione internazionale e in nuove opportunità economiche per la tradizione selezionata, il che contribuisce a preservare pratiche culturali che rischiano di scomparire. In Cambogia, soltanto un numero esiguo di insegnanti e interpreti è riuscito a sopravvivere alle brutalità perpetrate dal regime di Pol Pot (1975-79), e l’inserimento di tali tradizioni artistiche in uno scenario globale, anche in ragione della strategia culturale portata avanti dall’UNESCO, ha favorito la rivitalizzazione e ricostruzione di repertori vecchi e nuovi. Questo è certamente il caso della tradizione musicale del Chapei Dang Veng e del teatro-danza Lkhon Khol Wat Svay Andet, generi che sono stati iscritti nella List of the Intangible Cultural Heritage in Need of Urgent Safeguarding, rispettivamente nel 2016 e nel 2018. Tuttavia, considerando l’effetto di branding, il quale è strettamente correlato al processo di patrimonializzazione e alle liste UNESCO, il concetto di ICH sembra aver favorito il turismo di massa e, più in generale, un’eccessiva commercializzazione e folklorizzazione delle pratiche culturali. Tradizioni che, come conseguenza, vedono eroso il loro significato religioso
Miti, interpretazioni e fraintendimenti: l'"autenticità" nella Convenzione UNESCO del 2003 e nella normativa italiana
The article focuses on one of the most critical issues when it comes to cultural heritage, namely the authenticity of a specific cultural practice and its role in the definition of a community identity. A fundamental characteristic for many UNESCO programs, authenticity is formally excluded from the text of the 2003 Convention for the Safeguarding of Intangible Cultural Heritage and from the Operational Directives; yet, in the application of these tools, it is one of the most problematic issues both for the communities of practitioners and for the bodies responsible for the protection of the registered elements, with clear implications of anthropological, political, and economic nature. The contribution reflects on the myth of authenticity and its declinations in terms of “ownership” and “exclusivity” of different cultural practices, approaching the analysis from a dual perspective: the regulatory developments at an international level and the most recent determinations of UNESCO are placed in dialogue with the legal and doctrinal interpretations in the Italian context, restoring the complexity of a subject in which demo-ethno-anthropological skills prove essential for the understanding of the law and its application to the concrete cases of human communities.L’articolo indaga uno dei temi maggiormente sensibili quando si parla di patrimonio culturale, ovvero l’autenticità di una determinata pratica culturale e il suo ruolo per la definizione di un’identità comunitaria. Caratteristica fondamentale per molti programmi UNESCO, l’autenticità è formalmente esclusa dal testo della Convenzione del 2003 per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale e dalle Direttive operative; eppure, nell’applicazione di questi strumenti, risulta uno dei nodi maggiormente problematici sia per le comunità di praticanti sia per gli organi deputati alla tutela degli elementi iscritti, con evidenti implicazioni di carattere antropologico, politico ed economico. Il contributo riflette sul mito dell’autenticità e sulle sue declinazioni in termini di “proprietà” ed “esclusività” delle diverse pratiche culturali, affrontando l’analisi da una duplice prospettiva; gli sviluppi normativi a livello internazionale e le più recenti determinazioni dell’UNESCO sono poste in dialogo con le interpretazioni giuridiche e dottrinali in ambito italiano, restituendo la complessità di una materia in cui le competenze demoetnoantropologiche si rivelano essenziali per la comprensione della legge e della sua applicazione alle concrete casistiche delle comunità umane
Ḥalqa, musicisti e danzatori a Marrakesh
This article focuses on male dancers and comedians in women’s clothing who perform alongside musical groups in Jāmaʿ l-Fnāʾ square in Marrakech, Morocco, which was declared a UNESCO Intangible Cultural Heritage in 2001. Despite being present in this space for a long time, the groups of musicians and dancers have received little attention in the literature on street performances. The article is divided into two parts. Firstly, it explores the ḥalqa, which is the main performance space for male dancers in women’s clothing and musicians. The ḥalqa is a public gathering in the shape of a circle surrounding the performers. Secondly, the article examines the two main musical groups collaborating with male dancers, analysing their musical practices, dances, short comedy skits with other costumed characters.Questo articolo si occupa dei danzatori in abiti femminili che si esibiscono con dei gruppi musicali nella piazza Jāmaʿ l-Fnāʾ, a Marrakesh (Marocco), nominata dall’UNESCO Patrimonio Immateriale dell’Umanità nel 2001. Pur presenti in questo spazio da lungo tempo, i gruppi di musicisti e i danzatori hanno avuto una scarsa attenzione nella letteratura relativa agli spettacoli di strada. L’articolo è diviso in due parti. In primo luogo, esplora la ḥalqa, che è il principale spazio di esibizione dei danzatori in abiti femminili e dei musicisti. La ḥalqaè un incontro pubblico che prende la forma di un cerchio che circonda gli artisti. In secondo luogo, l’articolo esamina i due principali gruppi musicali che collaborano con i danzatori e indaga le loro pratiche musicali, danze e brevi scene comiche con altri personaggi in costume
Vivere il qui e ora: le arti performative che fanno parte dei beni culturali immateriali: La situazione in Italia tra bilanci e nuove sfide per le tradizioni coreutiche
Twenty years after the establishment of intangible cultural heritage, we want to take report of what has been done to protect these heritage and the difficulties encountered. Starting from the genesis of the acknowledgement of the importance of these heritage and the transposition by the various States of the UNESCO 2003 legislation, attention will be focused on the Italian situation with particular reference to the performing arts, in particular the dances; while in other countries they have found space and recognition, in Italy they struggle to find their definition. The dance, not characterized by tangibility, lives in the hic et nunc, the here and now, and this ephemerality creates many problems in terms of preservation and conservation. The challenges in the matter are different, it is easy to incur negative results such as freezing of traditions or "commercial" upheavals. There are several years that we talk about the nomination of some traditional dances, which would require special attention as their origins are in danger and/ or are at risk of distortion (e.g. pizzica pizzica), but still nothing has been done. This example will allow us to explore the difficulties posed by the performing arts, the new challenges and what has already been achieved in this field.A 20 anni dall’istituzione dei beni culturali immateriali si vuole fare un bilancio su quanto è stato fatto per la tutela di questi beni e le difficoltà incontrate. Partendo dalla genesi del riconoscimento dell’importanza di tali beni e il recepimento presso i vari Stati della normativa UNESCO 2003, si focalizzerà l’attenzione sulla situazione italiana con particolare riferimento alle arti performative, nello specifico alle danze che, mentre in altri Paesi hanno trovato spazio e riconoscimento, in Italia stentano a trovare una loro definizione. La danza, non essendo caratterizzata da materialità, vive nell’hic et nunc, il qui e ora, e questa effimerità crea non pochi problemi a livello di salvaguardia e conservazione. Le sfide in materia sono diverse, è infatti facile incorrere in risultati negativi come congelamento di tradizioni o stravolgimenti “commerciali”. Sono diversi anni infatti che si parla della candidatura di alcuni balli tradizionali, che richiederebbero una particolare attenzione in quanto sono in pericolo le loro origini e/o sono a rischio di stravolgimento (es. pizzica pizzica), ma ancora nulla e stato fatto. Questo esempio permettera di sondare le difficolta che pongono le arti performative, le nuove sfide che pongono, e quanto e stato gia realizzato in questo campo
L’orchestra in gola di Carmelo Bene.: Breve indagine su una voce metaforica e di rappresentazione.
The article examines the voice of Carmelo Bene in certain performances (Manfred, Canti Orfici and Lectura Dantis) and shows how the actor from Salento is engaged in a profound work of semantic elaboration of the text, emphasized in its space-time, chromatic, quantitative, emotional aspects. In the end, the study opens up to questions, and one wonders how this creative behavior of Bene is admissible in the poetics of a theater that focuses entirely on “dethinking”.L’articolo prende in esame la voce di Carmelo Bene in alcune performances (Manfred, Canti Orfici e Lectura Dantis) e mostra come l’attore salentino sia impegnato in un profondo lavoro di elaborazione semantica del testo, enfatizzato nei suoi aspetti spazio-temporali, cromatici, sommatori, emozionali. Alla fine, lo studio apre a delle domande, e ci si chiede come tale atteggiamento creativo di Bene sia ammissibile nella poetica di un teatro che punta tutto sul “depensamento”
Un'etnografia del folle. Poor Tom: dall'isolamento al teatro
For Shakespeare the main organism of relationship with contemporary society was the theater, and through his works it is possible to detect his distinctive trait, as an attentive interlocutor of social mechanisms. This article offers itself as an investigation that focuses on the role of the marginalized in society and in the theater. The difference between Shakespeare's world and ours is obvious to the eye of every reader, but it does not rule out possible convergences. Probably the best way to accentuate its value in our changing world is to see it in his world, recognizing that the two worlds, although very different, are at the same time a unity. Unity creates the need for our interpretations, but also for contradictions, which in turn explain this need.Per Shakespeare il principale organismo di relazione con la società a lui contemporanea era lo spettacolo, e attraverso le sue opere è possibile rilevare il suo tratto distintivo, quale attento interlocutore di meccanismi sociali. Questo articolo si offre come un’indagine che mette in fuoco il ruolo dell’emarginato nella società e nel teatro. La differenza tra il mondo di Shakespeare e il nostro è ovvia per l’occhio di ogni lettore, ma essa non esclude delle possibili convergenze. Probabilmente il modo migliore per accentuarne il valore nel nostro mondo mutevole è vederlo nel suo, riconoscendo che i due mondi, sebbene molto diversi, sono al tempo stesso un’unità. L’unità crea il bisogno delle nostre intepretazioni, ma anche di contraddizioni, che a sua volta, spiegano tale bisogno. L’obiettivo di questo articolo è fare questi due passi insieme: rivitalizzare il passato ed estendere il presente
Bellezza, Felicità e Diversità Culturale: Riflessioni e prassi per una antropologia delle istituzioni nel contemporaneo
The combination of Beauty and Happiness can be bold. The two terms belong to everyday language but their philosophical, sociolinguistic and anthropological heritage is long-standing. The proposal to connect UNESCO thematic tools and visions with the studies proposed by the World Happiness Report, intends to open scenarios for reflection and discussion on the conceptualization and production of "cultural" in the contemporary. Culture, no longer declined only in the definition of heritage, material and immaterial, is influenced by the progressive use of multi-agent technological systems, mediators of representativeness and continuous symbolic and value codification between individuals, groups and contexts. This contribution, in fact, intends to highlight how the structural and relational diversity of cultural expressions is increasingly broadly indexed, in well-being and life-being factors on a global demographic scale.L’accostamento tra Bellezza e Felicità può risultare audace. I due termini appartengono al linguaggio quotidiano ma la loro eredità filosofica, sociolinguistica e antropologica è di lungo corso. La proposta di connettere strumenti e visioni tematici dell’UNESCO con gli studi proposti dal World Happiness Report, intende aprire scenari di riflessione e di discussione sulla concettualizzazione e produzione del “culturale” nel contemporaneo. La cultura, non più declinata solo nella definizione di patrimonio, materiale e immateriale, è influenzata dal progressivo uso dei sistemi tecnologici multi-agente, mediatori di rappresentatività e di codificazione continua simbolica e valoriale tra il singolo, le collettività e i contesti. Questo contributo, infatti, intende rilevare come la diversità strutturale e relazionale delle espressioni culturali è sempre più largamente indicizzata, in fattori di well-being e life-being su scala demografica globale