University of Bologna

Antropologia e Teatro. Rivista di Studi
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    246 research outputs found

    L'Opera dei pupi siciliani a 20 anni dalla Convenzione ICH UNESCO

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    This paper analyzes the safeguarding process, started in the 1960s, of the first Italian Element inscribed in the UNESCO’s ICH 2003 List, the Opera dei pupi, which became a Masterpiece of Humanity in 2001. This participatory process combines museographic activity, field research and the staging of shows, both traditional and innovative. It was promoted by the Antonio Pasqualino Puppet Museum of Palermo, which is a museum of performance, a museum-narration, a place of ideas and not of things, which goes beyond the simple collection and becomes a meta-story, an “open work”.L’articolo analizza il processo di salvaguardia, avviato negli anni Sessanta, del primo Elemento Italiano iscritto nella Lista UNESCO dell’ICH 2003: l’Opera dei pupi, divenuta Capolavoro dell’Umanità nel 2001. Tale processo partecipativo integra attività museografica, ricerca sul campo e messinscena degli spettacoli di tradizione e innovazione. È stato promosso dal Museo delle marionette Antonio Pasqualino di Palermo che si configura come un museo della performance, un museo-narrazione, luogo di idee e non di cose, capace di andare al di là della raccolta e trasformarsi in meta-storia, “opera aperta”

    Conservare e valorizzare le arti performative nei contesti carcerari: Un caso di studio: l’Archivio Compagnia della Fortezza

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    The preservation of intangible cultural heritage responds to the need to prevent it from being forgotten and to ensure its transmission across generations. In hidden and marginalized contexts, such as total institutions, the creation of archives that document cultural practices not only enables knowledge transmission but also creates a bridge with the external society.The article examines the case study of Compagnia della Fortezza, led by director Armando Punzo, which has been working in the Volterra’s Prison for over thirty years. The archive of Compagnia della Fortezza represents a cultural and artistic heritage of inestimable value for the history of prison theatre and contemporary theatre in Italy and Europe. The company’s archive is preserving the memory and legacy of a pioneering experience, which has transformed a correctional institution into a cultural one.La salvaguardia del patrimonio culturale immateriale risponde alla necessità di impedirne l'oblio e garantirne la trasmissione alle generazioni future. Nei contesti nascosti e marginalizzati, come le istituzioni totali, la creazione di archivi cartacei e digitali che documentano le pratiche culturali non solo consente la trasmissione del sapere ma anche la creazione di un ponte con la società. L’articolo prende in esame il caso di studio della Compagnia della Fortezza diretta dal regista Armando Punzo che da più di trent’anni opera nella Casa di reclusione di Volterra. L’archivio della Compagnia della Fortezza rappresenta un patrimonio culturale e artistico di inestimabile valore per la storia del teatro in carcere e per il teatro contemporaneo in Italia e in Europa. Grazie alla sua creazione e conservazione, si garantisce la memoria e il lascito di un'esperienza capostipite nella ricerca teatrale, che ha permesso di trasformare un istituto di pena in istituto di cultura

    Intervista a Umewaka Rōsetsu, Tesoro Nazionale Vivente

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    The contribution is an interview with Umewaka Rōsetsu (1948) Shite-kata of the Kanze school. Fifty-sixth generation of the Umewaka Rokurō family. Second son of Umewaka Rokurō LV. Studied under Umewaka Minoru II and his father. He made his stage debut in 1951 as a child actor in Kurama Tengu. In 1954, he played his first leading role (shite) in Shōjō. While delving into nō classics, he also actively promoted the re-examination of the repertoire, the revival of other dramas and the staging of new nō plays. Over time, he received many awards, including the Ministry of Education's award for artistic encouragement for new artists in 1986 and the Japanese Academy of Arts' award in 1998. In 2007 he became a member of the Japanese Academy of Arts and in 2014 he was recognised as Ningen kokuhō (Living National Treasure). Director of the Umewakakai Association and director of the Umewaka Nō Academy, he is the author of Makoto no Hana published by Sekai Bunka.Il contributo è un’intervista a Umewaka Rōsetsu (1948) Shite-kata della scuola Kanze. Cinquantaseiesima generazione della famiglia Umewaka Rokurō. Secondo figlio maschio di Umewaka Rokurō LV. Ha studiato sotto Umewaka Minoru II e suo padre. Debutta sul palcoscenico nel 1951 come attore bambino in Kurama Tengu. Nel 1954 ha interpretato il suo primo ruolo da protagonista (shite) in Shōjō. Mentre approfondisce i classici del nō, promuove anche attivamente il riesame del repertorio, il recupero di altri drammi e la messa in scena di nuovi spettacoli nō. Nel tempo riceve molti premi tra cui nel 1986 il premio del Ministro dell'Istruzione per l'incoraggiamento artistico per i nuovi artisti e, nel 1998, quello dell’Accademia giapponese delle Arti. Nel 2007 diviene membro dell’Accademia giapponese delle Arti e nel 2014 è riconosciuto come Ningen kokuhō (Tesoro nazionale vivente). Direttore dell’Associazione Umewakakai e direttore dell’Accademia di Nō Umewaka è autore di Makoto no Hana edito da Sekai Bunka

    Il Rabinal Achí di Ondinnok. Il patrimonio immateriale come pratica incarnata nel teatro contemporaneo del Québec

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    The paper interrogates the value and meaning of the concept of intangible heritage as defined in the Convention for the Safeguarding of Intangible Cultural Heritage established by UNESCO in 2003 as an embodied practice and from a decolonial perspective. The reflection focuses particularly on the case of the play Xajoj Tun Rabinal Achí by the indigenous Quebec company Ondinnok, which in 2010 staged in Montreal a theatrical reworking from the 15th-century Guatemalan Mayan drama Rabinal Achí, which predates the Hispanic colonial conquest and was declared in 2005 by UNESCO to be one of the masterpieces of the oral and intangible heritage of humanity .Il contributo interroga il valore e significato del concetto di patrimonio immateriale come definito nella Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale istituita dall’UNESCO nel 2003 in quanto pratica incarnata e in un’ottica decoloniale. La riflessione si concentra in particolare nel caso dello spettacolo Xajoj Tun Rabinal Achí della compagnia autoctona quebecchese Ondinnok, che nel 2010 ha messo in scena a Montreal una rielaborazione teatrale dal dramma maya guatemalteco Rabinal Achí, risalente al XV secolo e precedente la conquista coloniale ispanica, dichiarato nel 2005 dall’UNESCO uno dei capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità

    Il processo di candidatura come percorso di cambiamento: The Practice of Opera Singing in Italy

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    The contribution traces the complex and longstanding history of the Candidacy of the Practice of Opera Singing in Italy, as it represents, to a certain degree, a useful ‘case study’. While this article is being written, the ‘Element’ stands as the 2023 national candidacy of Italy, without having yet received the UNESCO ratification of its inclusion in the Intangible Cultural Heritage List. However, for the promoting Committee, the quantity and quality of acquisitions obtained throughtout many years of research, already represents a largely positive result of intellectual and institutional growth. Within the article, the path that led to the candidacy is retraced, starting from a description of the multifaceted community that drew up the dossier under the expert guidance of the technical-scientific coordination of the UNESCO Service II-Office of the General Secretariat of the Italian Ministry of Culture. The Committee is composed by a mixed board of personalities and institutions of utter importance (such as the Teatro alla Scala, the Accademia di S. Cecilia, the Association of Lyric Symphony Foundations ANFOLS, the Association of Italian Traditional Theatres ATIT and Assolirica) that, for the first time in history, have been working together on strategies aimed at common goals. Hence, the article reviews the Committee main acquisitions of intellectual value, starting from a more coherent and scientific definition of the good and its immateriality, as well as Institutional achievements, such as the creation of a network that did not exist at the beginning of the process, and draft plan for performing, scientific, popular and pedagogical safeguarding actions.Il contributo ripercorre la storia complessa e pluriennale della Candidatura dell’Arte del Canto Lirico Italiano perché rappresenta in qualche modo un utile “caso di studio”. Nel momento in cui gli autori scrivono, l’Elemento rappresenta la candidatura 2023 dello stato italiano senza aver ancora ricevuto la ratifica da parte dell’UNESCO per l’inclusione alla lista dell’Intangible Cultural Heritage. Tuttavia per il Comitato promotore la quantità e qualità di acquisizioni ottenute in questi anni di lavoro rappresenta già un risultato di crescita intellettuale e istituzionale ampiamente positivo. Dopo aver ripercorso la storia, viene descritta la multiforme comunità dei praticanti che ha espresso il dossier grazie al coordinamento tecnico-scientifico del Servizio II - Ufficio UNESCO del Segretariato Generale del Ministero della Cultura. Si tratta, infatti, della composizione di un board in cui per la prima volta operano verso obiettivi comuni – con strategie mirate – personalità e istituzioni di rilevanza assoluta (quali Teatro alla Scala, Accademia di S. Cecilia, l’Associazione delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, l’Associazione dei Teatri Italiani di Tradizione, Assolirica). L’articolo prende dunque in rassegna le principali acquisizioni: di carattere intellettuale (a cominciare da una più coerente – scientifica – definizione del bene e della sua immaterialità), istituzionale (la realizzazione di una rete di collaborazioni inesistente all’inizio del percorso) e progettuale (condivisione di azioni performative, scientifiche, divulgative e pedagogiche)

    The Giufà Project: oralità, teatro e identità per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale

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    Can international projects and residencies enhance the value of intangible cultural heritage, which is fundamental for intercultural dialogue? In this perspective, mere preservation is not enough; it is crucial to transmit it to the younger generations and promote mutual understanding of traditions. The Giufà Project, Charlemagne Youth Prize Winner 2022 - Italy, serves as an example of such initiatives, as it builds a community through social theatre and storytelling. Born in 2014, it involves seven nations and over 30 communities, collecting a rich intangible cultural heritage: traditional stories, folk music, costumes, artisanal craftsmanship, and artistic productions. The project fosters dialogue between local communities and the international community through multigenerational and intercultural workshops, using a practical and performative approach. By examining The Giufà Project, we aim to explore the impact of artistic methodologies and archetypal figures on the enhancement of intangible cultural heritage.Possono progetti e residenze internazionali valorizzare il patrimonio culturale immateriale, fondamentale per il dialogo tra culture? In tale prospettiva la sola conservazione non basta, è cruciale trasmetterlo alle nuove generazioni e favorire la conoscenza reciproca delle tradizioni. The Giufà Project, Charlemagne Youth Prize Winner 2022 - Italia, rappresenta un esempio di queste iniziative, e costruisce una comunità mediante il teatro sociale e lo storytelling. Nato nel 2014, coinvolge sette nazioni e oltre 30 comunità, raccogliendo un ricco patrimonio culturale immateriale: storie tradizionali, musiche popolari, costumi, manufatti artigianali e produzioni artistiche. Il progetto promuove il dialogo tra le comunità locali e la comunità internazionale attraverso laboratori multigenerazionali e interculturali, utilizzando un approccio pratico e performante. Esaminando The Giufà Project, intendiamo esplorare l'impatto delle metodologie artistiche e quello delle figure archetipali sulla valorizzazione del patrimonio culturale immateriale

    La formazione dell’attore negli Stati Uniti prima dell’avanguardia: Dalla definizione del Metodo alle proposte dei suoi detrattori

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    The article traces the evolution of actor training in the United States in the first Twentieth Century, presenting the main proposals that arose with Lee Strasberg's Method and that opposed it. An analysis of the principles on which the teachings were structured reveals a strong influence of the systems proposed by leading European masters, such as Delsarte and, especially in Strasberg's case, the derivation from the early Stanislavsky System, the one based on reviviscence and psychological introspection. The essay highlights how the conception of training changed, however, with the first reactions to commercial theater and the staging of the new American dramaturgy and that coming from Europe. The need for greater preparation on the use of voice and body led to the redefinition of actor training, paving the way for the avant-garde, which continued the experimentation.L’articolo ripercorre l’evolversi della formazione dell’attore negli Stati Uniti nella prima metà del Novecento, presentando le principali proposte sorte con il Metodo di Lee Strasberg e che ad esso si opponevano. Dall’analisi dei principi su cui si strutturavano gli insegnamenti emerge forte l’influenza dei sistemi proposti dai più importanti maestri europei, come Delsarte ma soprattutto, nel caso di Strasberg, la derivazione dal primo Sistema Stanislavskij, quello basato sulla reviviscenza e sull’introspezione psicologica. Il saggio evidenzia come la concezione del training sia però cambiata con le prime reazioni al teatro commerciale e la messa in scena della nuova drammaturgia americana e di quella proveniente dall’Europa. L’esigenza di una maggiore preparazione sull’uso di voce e corpo portò alla ridefinizione della formazione attoriale, preparando il terreno all’avanguardia, che proseguì la sperimentazione

    Il ventennale della Convenzione UNESCO 2003

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    Contro l'oblio: pratiche artistiche e ipotesi di ricerca per la danza del futuro

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    How can the perspectives on documentation, access, and research − noted within the UNESCO Convention and applied to tangible cultural heritage and landscapes − be applied to live performance, particularly dance? The immaterial nature of this art is direct evidence not only of the artistic tendencies of the era in which it takes place but also of multiple cultural aspects reflected in the dancing body's capacity to be an archive of practices, identities, and subjectivities: an active system that, according to the Foucauldian vision, operates acts of selection, preservation, and discarding. The point of interest, however, that the UNESCO convention brings us back to is not only that of archiving following a blind desire for preservation − which Hal Foster defines as “archival impulse” − but of putting into action a stratification of experiences, knowledge, research, ideologies within cultural policies and collective fruition, actively involving oneself in artistic practice. By analyzing the inclusion of Modern Dance in Germany in the lists of intangible assets and a case study such as Jérôme Bel’s work for Isadora Duncan, we intend to highlight the capacity of dance to place these memories within transformative processes, in dialogue with the issues and characteristics of the present, opening up a new creative landscape for artists.Le prospettive relative alla documentazione, accesso e ricerca − rilevate all’interno della Convenzione UNESCO e applicate ai beni culturali materiali e paesaggistici − come possono essere applicate allo spettacolo dal vivo, in particolare alla danza? La natura immateriale di quest’arte è testimonianza diretta non solo delle tendenze artistiche dell’epoca in cui si realizza, ma anche di molteplici aspetti culturali che si riflettono nella capacità del corpo danzante di essere archivio di pratiche, identità e soggettività: un sistema attivo che, secondo la visione foucaultiana, opera atti di selezione, conservazione e scarto. Il punto di interesse però a cui la convenzione Unesco ci riporta non è solamente quello di archiviare seguendo una volontà cieca di conservazione − che Hal Foster definisce come “archival impulse” (Foster 2004: 3-22) − ma di mettere in azione una stratificazione di esperienze, saperi, ricerche, ideologie all’interno delle politiche culturali e nella fruizione collettiva, coinvolgendosi attivamente nella pratica artistica. Analizzando l’inclusione della Modern Dance in Germania nelle liste dei beni immateriali e un caso studio come il lavoro di Jérôme Bel per Isadora Duncan, si intende evidenziare la capacita della danza di rimettere queste memorie all’interno di processi trasformativi, in dialogo con le problematiche e le caratteristiche del presente, aprendo ad un nuovo panorama creativo per gli artisti

    L’arma segreta dell’Armenia. Il duduk a difesa dell’identità nazionale

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    The prolonged conflict for Nagorno-Karabakh has profoundly impacted the culture and identity of Armenia. Overtaken militarily by Azerbaijan, Armenia has sought to preserve its national identity by enhancing its intangible cultural heritage (ICH). This strategy, launched through the revision of the 2003 UNESCO Convention, opened new perspectives in heritage representation, focusing on ethnographic rather than topographical principles. This text aims to analyse the relationship between UNESCO, Armenia and the conflict for Nagorno-Karabakh, focusing on the candidacy of the duduk as ICH and its role in defending the Armenian national identity.Il lungo conflitto per il Nagorno-Karabakh ha avuto impatti profondi sulla cultura e sull’identità dell’Armenia. Superata militarmente dall’Azerbaijan, l’Armenia ha cercato di preservare la sua identità nazionale tramite la valorizzazione del suo patrimonio culturale immateriale (ICH). Questa strategia, avviata attraverso la rettifica della Convenzione UNESCO del 2003, ha aperto nuove prospettive nella rappresentazione del patrimonio, focalizzandosi su principi etnografici più che topografici. Il presente testo si propone di analizzare la relazione tra l’Unesco, l’Armenia e il conflitto per il Nagorno-Karabakh concentrandosi sulla candidatura del duduk come ICH e sul suo ruolo nella difesa dell’identità nazionale armena

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