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Archiviare la performance: Questioni, casi studio, paradigmi di azione
The Convention adopted by UNESCO in 2003 redefined the concept of intangible cultural heritage in the sign of a clear shift from a humanistic to an anthropological conception. The new emphasis placed by the Convention on research and documentation interventions coincides with the increase in good practices of archives, especially digital ones, rethought not as mere repositories of memory, but as real devices of continuous reconfiguration of artistic processes. Starting from these considerations, the essay draws on the fundamental distinction between repertory/embodied knowledge and archive theorised by Diana Taylor to analyse the use of the archive device applied to the preservation, valorisation and therefore reactivation of theatrical documents.La Convenzione adottata dall’UNESCO nel 2003 ha ridefinito il concetto di patrimonio culturale immateriale nel segno di un netto slittamento da una concezione di stampo umanistico a una di matrice antropologica. Il nuovo accento posto dalla Convenzione sugli interventi di ricerca e documentazione coincide con l’incremento delle buone pratiche degli archivi, soprattutto digitali, ripensati non come meri depositi di memoria, ma come dei veri e propri dispositivi di continua riconfigurazione dei processi artistici. Muovendo da queste considerazioni, il contributo attinge alla fondamentale distinzione tra repertorio/embodied knowledge e archivio teorizzata da Diana Taylor per analizzare l’utilizzo del dispositivo archivio applicato alla tutela, alla valorizzazione e dunque alla riattivazione dei documenti teatrali
Canto a tenore e altre polifonie sarde. Riflessioni e proposte attorno alla Convenzione UNESCO ICH 2003
The article examines the evolution of UNESCO's paradigms concerning the Convention for the Safeguarding of the Intangible Cultural Heritage (ICH 2003) compared to the Convention for the Protection of the World Cultural and Natural Heritage (1972). Specifically, employing an anthropological approach, the analysis centers on authenticity and cultural identity. As a case study, the article takes the "Canto a tenore, Sardinian pastoral songs," inscribed in the list of intangible cultural heritage due to its association with pastoralism. The objective is to contemplate the limitations and challenges associated with this designation and the broader issues surrounding ICH 2003. The article explores the journey undertaken by Sardinian singers and institutions following its recognition in 2005, culminating in Modas, the most recent initiative to study and preserve the practice of tenore singing. Through its activities, this project aspires to be more inclusive of polyphonic practices featuring multiple vocal components that have not yet found a place on UNESCO's list.L’articolo osserva e discute le trasformazioni dei paradigmi UNESCO relativi alla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (ICH 2003) rispetto alla Convenzione per il patrimonio mondiale culturale e naturale (1972). In particolare, adottando un approccio antropologico, l’analisi si concentra sui concetti di autenticità e identità culturale. Viene quindi preso a caso di studio l’elemento “Canto a tenore sardo”, iscritto nella lista del patrimonio culturale immateriale in riferimento al suo legame con il pastoralismo. Per riflettere sui limiti e le criticità di tale designazione e, più in generale, della ICH 2003, l’articolo guarda al percorso intrapreso dai cantori e dalle istituzioni sarde dopo la proclamazione, avvenuta nel 2004, arrivando fino all’ultimo progetto di studio e salvaguardia della pratica denominato Modas, che si propone, attraverso le proprie attività, maggiormente inclusivo di quelle pratiche di polifonia a più parti vocali non incluse nella cura UNESCO
Antonella Valoroso, Adelaide Ristori e lo specchio della scrittura. Messinscena delle memorie di una diva
Approcciare l’immateriale. Culture, patrimonializzazione e performance nel lavoro redazionale al Dossier ICH 2003
La Convenzione sul Patrimonio Culturale Immateriale: il negoziato e la sua applicazione pratica
Documentare, formalizzare e archiviare la prassi dell’immateriale: L’importanza del processo creativo
The Convention for the Safeguarding of the Intangible Cultural Heritage (2003) includes performing arts among the domains in which intangible cultural heritage is manifested. But at a previous level, it considers part of the intangible cultural heritage also practices, knowledge and skills that communities, individuals or groups recognize as part of their cultural heritage. The article analyzes the concept of the creative process as a practice through which theatre groups share knowledge and skills, and identifies the possible documentary sources that contain traces of artistic creation. Finally, the intervention wants to understand if existing formalization procedures can allow the archiving of the creative process, in order to preserve it and make it accessible for groups and scholars communities that consider it part of their cultural heritage.La Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (2003) annovera le arti dello spettacolo tra i settori in cui il patrimonio culturale immateriale si manifesta. Ma a un livello precedente, ritiene parte del patrimonio culturale immateriale anche prassi, conoscenze e know-how che comunità, individui o gruppi identificano come parte del loro patrimonio culturale. L’articolo intende analizzare il concetto di processo creativo in quanto prassi attraverso cui gruppi teatrali condividono conoscenze e abilità, e identificare le possibili fonti documentali contenenti le tracce della creazione artistica. Infine, l’intervento vuole comprendere se procedure di formalizzazione già in uso possono adempire all’archiviazione della prassi creativa, per conservarla e renderla accessibile a gruppi e comunità di studiosi che la considerano parte del loro patrimonio culturale
L’Opera dei Pupi prima e dopo la Convenzione ICH 2003: dal riconoscimento UNESCO all’iscrizione all’ICH
The contribution intends to focus on the UNESCO recognition, in 2001, of the Opera dei Pupi, and on its inclusion, in 2008, in the representative list of the intangible cultural heritage of humanity, following Italy's ratification of the 2003 Convention for the Safeguarding of the Intangible Cultural Heritage of Humanity. Reference will be made to the theatrical activity of the 'Figli d'Arte Cuticchio' company and association, directed by Mimmo Cuticchio. In retracing, therefore, the assumptions and implications of these important events, we will make use both of the reflections that emerged during the dialogue with Maestro Cuticchio himself and of an interview that I made, for this contribution, with Elisa Puleo, Mimmo Cuticchio's wife and company administrator. Sources from the company's archive will also be used.Il contributo intende soffermarsi sul riconoscimento UNESCO, nel 2001, dell’Opera dei Pupi, e sull’iscrizione di quest’ultima, nel 2008, alla lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, in seguito alla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale ICH del 2003. Si farà riferimento, in particolare, all’attività teatrale della compagnia e associazione “Figli d’Arte Cuticchio”, diretta da Mimmo Cuticchio. Nel ripercorrere, quindi, presupposti e risvolti di questi importanti avvenimenti, ci si avvarrà sia delle riflessioni emerse durante il dialogo con lo stesso maestro Cuticchio sia di un’intervista che il sottoscritto ha fatto, per questo contributo, a Elisa Puleo, moglie di Mimmo Cuticchio e amministratrice della compagnia. Si utilizzeranno, inoltre, fonti dell’archivio della compagnia
Il Cristianesimo in Giappone. Tradizioni nascoste e il coraggio per la fede
The difficult path of the missionary worksite, which since the 13th century has seen mainly the mendicant orders, and in particular the Franciscans, Dominicans and Augustinians, active, played a fundamental role in spreading the Gospel to the then known world. This path, also marked by mercantile routes, had particularly difficult experiences when it encountered the lands of the East and especially Japan. These experiences marked the lives of many Western missionaries who came to the lands of Japan, giving rise to a cultural heritage that for more than three centuries remained hidden. This heritage today constitutes an important reference for reflecting on the value of faith and the important presence of the Church in society for a fruitful dialogue between the diversities.Il difficile cammino del cantiere missionario che ha visto sin dal XIII secolo attivi soprattutto gli ordini mendicanti e in particolare i francescani, i domenicani e gli agostiniani, ha avuto un ruolo fondamentale nella divulgazione del Vangelo nel mondo allora conosciuto. Questo cammino, segnato anche dalle rotte mercantili, ha vissuto esperienze particolarmente difficili quando ha incontrato le terre d’Oriente e soprattutto il Giappone. Tali esperienze hanno segnato la vita di tanti missionari occidentali giunti nelle terre del Sol Levante dando vita ad un patrimonio culturale che per oltre tre secoli è rimasto occulto ma che oggi costituisce un importante riferimento per riflettere sul valore della fede e sull’importante presenza della Chiesa nella società per un proficuo dialogo tra le diversità
La tutela del patrimonio immateriale in Giappone
In 1950, Japan was among the first countries in the world to introduce the protection of intangible heritage into its legislation. By an elaborate system of designation, selection and registration of the various elements deemed of particular importance, the Japanese state implements various strategies aimed at safeguarding its cultural heritage. Fundamental to the transmission of knowledge are the ningen kokuhō, individuals considered to embody the technical and artistic skills recognized as an important intangible cultural heritage. I will therefore illustrate the policies adopted for the protection of intangible heritage in Japan by reconstructing the path that led to the legislation in force today. I will then analyse the figure of the ningen kokuhō and the strategies implemented by the Japanese government to safeguard traditional performing arts.Il Giappone è stato tra i primi paesi al mondo ad aver introdotto nel 1950, all’interno della propria legislazione, la tutela del patrimonio immateriale. Attraverso un elaborato sistema di designazione, selezione e registrazione dei vari elementi ritenuti di particolare importanza, lo stato giapponese attua diverse strategie volte a salvaguardare il proprio patrimonio culturale. Fondamentali per la trasmissione dei saperi sono i ningen kokuhō individui ritenuti incarnare le abilità tecnico-artistiche riconosciute come patrimonio culturale immateriale importante. Illustrerò le politiche adottate per la tutela del patrimonio immateriale in Giappone ricostruendo il percorso che ha portato alla legislazione oggi in vigore per poi analizzare la figura del ningen kokuhō e le strategie messe in atto dal governo giapponese per la salvaguardia delle arti performative tradizionali