246 research outputs found
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Il Maggio drammatico: teatro, canto e comunità
Abstract – ITIn alcune zone dell’Appennino reggiano e della Garfagnana è ancora presente una particolare forma di rappresentazione teatrale popolare, capace di coinvolgere le intere comunità locali: il Maggio drammatico. L’analisi di questa antica manifestazione, dalle origini ancora incerte, può fornire interessanti spunti di natura antropologica dettati soprattutto dal legame imprescindibile presente con la zona di riferimento in cui il Maggio viene prodotto: attraverso il canto singolo e corale con cui i maggerini raccontano storie mitologiche o appartenenti alla letteratura universale, il senso d’appartenenza alle proprie comunità da parte degli abitanti protagonisti si rafforza notevolmente e la salvaguardia stessa di quest’importante arte scenica, nonché la sua riproposizione annuale, contribuisce a mantenere salda la stessa identità comune.Questo articolo nasce da uno studio condotto sul campo nell’estate del 2008 e poi sviluppato nella tesi di laurea Antropologia del Maggio drammatico nell’Appennino reggiano e in Garfagnana di Davide Villani
The Gap in the Fence: Austerity Cuts, Retrenchment and European Theatre’s Wake-Up Call
Abstract – ITACom’è ampiamente risaputo, per le piccole-medie compagnie teatrali i tagli dovuti alla politica europea di austerità significano affrontare un futuro incerto. E questo proprio mentre l'età dell'oro del finanziamento pubblico si avvicina alla sua fine. Ma è stato aureo, di per sé, il teatro che questo finanziamento ha prodotto? E gli Europei, quando usano il termine “austerità”, fanno di un dramma una crisi? Questo articolo avanza la provocatoria ipotesi per la quale, con probabilità, se il sussidio da un lato sostiene il teatro, dall'alto ne sopprime l'innovazione e che, forse, il teatro funzioni al meglio come genere fuori dalla legge, libero dal controllo pubblico mascherato da sostegno.Abstract – ENAs the world well knows, austerity cuts in Europe mean that small-to-medium theatre companies are facing an uncertain future, to the extent that the golden age of funding is coming to an end. But has the theatre this funding has produced been golden in itself? And are Europeans turning a drama into a crisis when they use the term “austerity”? This paper puts forward the provocative argument that subsidy is as likely to suppress innovative theatre as it is to support it and that, perhaps, theatre functions best as an outlaw genre, free from public control masquerading as suppor
Che cos’è l’antiziganismo?
Abstract – ITChi è zingaro? Colui che chiamo zingaro, che assegno a questa identità e che costituisco come "altro" dalresto della società. In questo senso, la storia degli zingari si confonde con quella dell'"antiziganismo", unneologismo che denota una pratica antica. Ma si può dire che la comparsa della nuova parola è legata agliodierni intrecci tra politiche multiculturali da un lato e politiche neoliberiste dall’altro?Abstract – FRQui est Tsigane? Celui que je nomme Tsigane, que j'assigne à cette identité et que je constitue en "autre"du reste de la société. Dans ce sens, l'histoire des Tsiganes se confond avec celle de l'"antitsiganisme", unnéologisme qui recouvre une pratique ancienne. Mais peut-on dire que l'apparition de ce nouveau mot estliée aux croisements actuels entre les politiques multiculturelles d'une part, et les politiques néolibéralesde l'autre?Abstract – ENWho is Gypsy? The person I call Gypsy, to whom I assign this identity, is that I establish as"other" than the rest of society. In this sense, the history of Gypsies merges with that of "antigypsism",a neologism that denotes an ancient practice. But can it be said that the appearance ofthis new word is linked to the current entanglement between multi-cultural politics on one side andneo-liberalist politics on the other
Robert Lepage: anatomia di un regista
Abstract – ITRobert Lepage è uno dei registi più rilevanti del panorama teatrale internazionale contemporaneo.L’articolo cerca di fornire una sintetica analisi della poetica del regista soffermandosi in particolar modosulle nozioni di “montaggio” e di “immagine” al fine di definire il rapporto tra tecnologia e linguaggio inteatro. L’analisi di due spettacoli di Lepage presentati in occasione del Napoli Teatro Festival Italia(edizioni 2010 e 2011) alimenta la riflessione teorica che si snoda seguendo una metafora anatomica:analizzare separatamente (sezionando come il chirurgo) le varie componenti narrative e formali delmodus operandi lepagiano permette di comprendere più agevolmente l’architettura organica dell’insiemeAbstract – FRRobert Lepage est un des metteurs en scène les plus remarqués de la scène théâtrale internationalecontemporaine. L’article cherche à fournir une analyse synthétique de l’art poétique du metteur en scèneen se concentrant en particulier sur les notions de « montage » et « image » afin d’en définir le rapportentre technologie et langage au théâtre. L’analyse de deux spectacles de Lepage présentés pendant leNapoli Teatro Festival Italia (éditions 2010 et 2011) alimente la réflexion théorique qui se développeselon une métaphore anatomique : à la manière d'un chirurgien disséquant un corps, on analyseraséparément les différentes composantes narratives et formelles utilisées par Lepage afin de comprendreplus facilement l’architecture organique de l’ensemble.Abstract – ENRobert Lepage is one of the most significant directors on the international and contemporary theatrescene. The article tries to provide a synthetic analysis of the director’s work: focusing on the notions of“editing” and “image”, it defines the relation between technology and language in theatre. The analysis oftwo pieces of theatre presented at the Napoli Teatro Festival Italia (editions 2010 and 2011) feeds thetheoretical reflection which follows an “anatomic” metaphor. As the surgeon dissects, we will analyse thedifferent narrative and formal components to understand the organic architecture of Lepage’s theatre
Paola Bignami - Charlotte Ossicini, Il quadridimensionale instabile - Manuale per lo studio del costume teatrale
Teatro e potere nella Russia post-rivoluzionaria: un parallelo tra V. E. Mejerchol’d e M. A. Bulgakov
Abstract - IT Esclusa la comune vocazione per il teatro, la vita dello scrittore Michail A. Bulgakov e quella del regista Vsevolod E. Mejerchol’d non potrebbero forse essere più diverse. Ma sulle circostanze della loro morte, avvenuta a distanza di poche settimane, incombono le scelte dell’autorità al potere al loro tempo in Unione Sovietica. Quest’articolo si propone di condurre un’analisi parallela tra i due grandi intellettuali russi, nel tentativo di contestualizzarne l’operato negli anni in cui la dittatura staliniana andava consolidandosi, di presentarne le differenze ed di identificare contatti ed interessi comuni. Mejerchol’d e Bulgakov, nelle loro differenze, attraverso il loro controverso rapporto con l’autorità, rivelano i segni del discorso tra intellettuali e potere che permeava l’arte e la cultura di lingua russa dell’epoca. Abstract - FR Exception faite pour la commune vocation pour le théâtre, la vie de l'écrivain Michail A. Bulgakov et celle du régisseur Vsevolod E. Mejerchol'd ne pourraient pas être plus différentes entres elles. De même, à leur circonstances de mort, arrivées en distance de quelques semaines, incombent les décisions par les autorités de l'Union Soviétique de l'époque. Cet article propose une analyse parallèle des grands intellectuels russes, dans le but d'en contextualiser l'oeuvre, pendant les années où le régime stalinien allait se consolidant; on y présent les différences et on identifie les contacts et les intérêts communs. Mejerchol'd et Bulgakov, même selon des parcours diverses, par leur rapport aigre avec l'autorité, révèlent les signes du discours entre les intellectuels et le pouvoir qui imprégnait l'art et la culture russe du temps.Abstract - EN Besides their common vocation for theatre, the lives of writer Michail A. Bulgakov and play director Vsevolod E. Meyerhold could not have diverged more. However, decisions made by the Soviet Union’s managers and power-holding authorities in the 1930s loom over the circumstances of both men’s deaths, which occurred just a few weeks apart. This article considers both men’s actions in the light of the context of the time, examines the years in which Stalin’s dictatorship was consolidating, attempts to present Bulgakov and Meyerhold’s differences, and identifies what the two artists had in common. Despite their dissimilarities, through the controversial relation they both had with Soviet authority, Meyerhold and Bulgakov’s stories demonstrate the type of discourse that existed between intellectuals and power – a discourse that permeated the Russian-speaking art and culture at the time
Anna Pavlova, danzatrice eurasiana? (I parte)
Abstract – IT Prima diva nella costellazione di nuove star dello spettacolo novecentesco, Anna Pavlova visse unicamente nello spirito e nella missione della danza come forma d’arte e stile di vita. Senza temere i rischi del solipsismo, si lancia nell’avventura di una compagnia tutta sua dopo il clamore parigino dei Ballets Russes. Il suo coraggio, la sua curiosità, il suo genio artistico la portano a viaggiare per i cinque continenti senza sosta, a scoprire danze tradizionali, a praticarle essa stessa, come quelle kabuki, apprese non senza sofferenze in Giappone nel 1922. Presentata nella vulgata come paladina della tradizione classicoaccademica, Pavlova può ostentare una biografia degna delle grandi danzatrici moderne a lei contemporanee, come una Duncan o una Ruth St. Denis (con quest’ultima in rapporto di competizione a distanza intorno al soggetto di Radha). Insieme ad una figura controversa e intrigante come quella del danzatore indiano Uday Shankar, crea un trittico di danze di ispirazione orientale all’insegna del rigore filologico e dell’integrazione linguistica, traccia della sua apertura e del rispetto di tradizioni teatrali altre. Abstract – EN Anna Pavlova, the first diva within the stars firmament of the 20th century, spent her life exclusively in the spirit of dance, intended as an art form and a life style, as if it were a mission. She threw herself into the adventure of leading her own company, after the Ballets Russes' European acclaim. Her courage, curiosity and artistic genius took her through five continents, endlessly searching for traditional dances that she learned with tremendous physical suffering, as in Japan with kabuki in 1922. She’s not simply a paladin of the academic tradition. She can in fact claim a biography and dance practice worthy of the most famous modern dancers who lived in her age, such as Duncan and St. Denis (with whom she was in a special competition, though after years, on the subject of Radha). With Uday Shankar, an interesting Indian “classical” dancer, she made the choreographic triptych Oriental Impressions, that was characterized by a strict philological and synchretic poetry testifying to her opening and respect of different theatrical and cultural traditions