University of Bologna

Antropologia e Teatro. Rivista di Studi
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    246 research outputs found

    Identità reali in situazioni di rappresentazione

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    Abstract – IT Una riflessione sulla necessità di considerare la centralità della persona, il lavoro sull'identità reale, sul ri-conoscimento e maggior conoscenza di se stessi, anche nell'ambito del teatro professionistico e non solo con attori-non attori, in cui lo sguardo pedagogico è imprescindibile. Il dubbio che l’approfondimento delle verità personali, della condizione di un corpo che sia sinceramente se stesso, e non simulacro di un personaggio, entri sempre nel gioco della comunicazione teatrale e della credibilità poetica dell’attore contemporaneo. Abstract – EN A reflection about the necessity to consider the centrality of the person, the work on real identity, about re-cognition and best self-knowledge, also in the professional theater and not just with “actors-not actors”, in which the pedagogical look is essential. The doubt that the deepening of personal truth, the condition of a body that is truly himself, and no semblance of a character, always enter in the game of the theater communication and in the poetry credibility of the contemporary actor

    La trasformazione dell’esperienza. Antropologia e processi di cura

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    Abstract – IT Sulla base di un approccio antropologico, l’incontro terapeutico verrà ripensato come un processo di produzione partecipativa del significato della realtà, capace di promuovere una rielaborazione dell’esperienza di malattia, consentendo inoltre l’individuazione di possibili forme di intervento capaci di generare socialmente tale trasformazione. Introducendo il concetto di “diritto al significato” come terreno per l’individuazione di quali altri diritti promuovere, il concetto di efficacia terapeutica verrà ripensato in termini di trasformazione: non solo nei termini delle possibili trasformazioni sul piano anatomico-fisiologico che le tecniche di intervento biomedico possono realizzare; non solo nei termini delle trasformazioni nei rapporti di senso che la relazione di cura incentrata sul diritto al significato può promuovere; ma anche nei termini di una trasformazione dei rapporti sociali in cui i pazienti sono coinvolti.  Abstract – EN In anthropological terms the therapeutic encounter will be reconsidered as a process of participatory production of the meaning, promoting a reformulation of the experience of illness and allowing the identification of possible forms of intervention capable of socially generating such a reformulation. The concept of “right to meaning” as a basis for the identification of other rights helps us to reframe the issue of therapeutic efficacy. The latter will be reconsidered through the concept of transformation, not only in terms of the possible transformations on the anatomo-physiological plane that can be performed by biomedical intervention, or in terms of the changes in the relationships of meaning that the right to meaning can promote, but also in terms of a transformation in the patients’ social relationships

    Mishima jo ha kyu

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    Abstract – IT La grandezza artistica di Mishima si è espressa attraverso una eterogenea gamma di linguaggi tra i quali il teatro – nella drammaturgia ma anche nella saggistica, regia, recitazione e direzione di compagnia – ha avuto un ruolo di primo piano. Al pari di un uomo di scena Mishima inaugura, a partire dagli anni ’50, un processo di attenzione al proprio corpo come possibile, anzi necessario, veicolo di estrinsecazione etico-estetica tanto da poter istituire l’equazione corpo-teatro quale snodo profondo del suo processo creativo. Il corpo sognato e ottenuto da Mishima attraverso l’addestramento nel kendo, in altre arti marziali e nel body building si conformava ad un ideale estetico di matrice greco-classica assai lontano dal corpo teatrale nipponico. Il corpo come luogo di elaborazione e strumento di espressione autentica da realizzare con impegno, però, lo legano profondamente alle esperienze nascenti – tra gli anni ’50 e ’60 – delle avanguardie teatrali giapponesi. La metafora teatrale è spesso usata nella lettura critica del Mishima uomo e artista con accezione deteriore: un personaggio che dà spettacolo di sé con ripetute provocazioni tra le quali il suicidio del 25 novembre 1970 non sarebbe che l’esempio ultimo e più estremo. La costruzione di sé come personaggio, invece, sembrerebbe corrispondere ad una ben più profonda e meditata necessità di comporre la propria vita in una sapiente messa in scena di classica perfezione: i principi della scansione ritmico formale del jo ha kyu, pilastro teorico del teatro no codificato da Zeami tra XIV e XV secolo, offrono un valido modello di riferimento. Abstract – EN Mishima’s artistic greatness has been expressed through a diverse range of languages among wich theater – in dramaturgy as well as in written essays, as a director, performer and in company direction – played a central role. As a true front-man, Mishima – starting from the 50’s – inaugurated a process of deep attention towards his own body, meant as a possible, or, better, necessary ethical-aestethical exteriorizing vehicle. This was done so throughly, that the equation body-theatre could be set as one of the most profoud kernels of his creative process. The body Mishima dreamt of and obtained through training in kendo, in other martial arts and body building conformed to an aesthetic ideal far more close to a greek classical matrix rather than a Japanese theatrical body. Yet, the body as a tool of development and authentic expression to be build through commitment, strongly connects him to the rising experiences of Japanese theatre avant-gardes of the ‘50’s and ‘60’s. The theatrical metaphor is often used in the critical reading of Mishima (man and artist) in the worst sense: a character who shows off with repeated provocations, among witch his suicide on 25 November 1970 would not be the last and most extreme example. His construction of self as a character, however, seems to correspond to a much deeper and thoughtful need to make his life a clever staging of classical perfection: the principles of formal rhythmic jo ha kyu, a conceptual milestone of the no theater, encoded by Zeami between the fourteenth and fifteenth century, provide a useful reference model

    Theatricality before the theatre. The beginning of theatrical expression.

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    ABSTRACT - IT

    Noi siamo quello che ricordiamo - Le frazze di Crucoli: il teatro, il rito, il riscatto sociale

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    Abstract - ITQuesto lavoro nasce da una ricerca di campo sulle frazze, termine dialettale che indica le farse di Carnevale che si rappresentavano fino a cinquant’anni fa in molti paesi calabresi, tra cui il mio, Crucoli, in provincia di Crotone. Lo scopo di questo lavoro non è fare un resoconto esaustivo di tutto ciò che accadeva a Crucoli durante la celebrazione del Carnevale, impresa assai difficile dal momento che non ci sono documenti scritti e quindi bisogna affidarsi ai racconti orali delle persone intervistate, spesso non fedeli alla realtà, perché modificati dal tempo e dalla memoria. L’approccio con cui ho intrapreso questa ricerca è sicuramente legato all’aspetto teatrale e performativo dell’evento, senza trascurarne la rilevanza antropologica. Il materiale raccolto è frutto di interviste e colloqui con la gente del posto unito ad un grande lavoro di ricerca bibliografica di autori che avevano trattato di questo argomento in relazione ai loro paesi di origine.Lo scopo è quello di delineare l’organizzazione e lo svolgimento delle frazze, cercando di ricostruire la sua durata e le ripercussioni sulla comunità, nonché dimostrare ancora una volta come il teatro, messo a disposizione di alcuni eventi, diventi un mezzo forte di liberazione e di contestazione.Abstract - FRCet article prend sa naissance par une recherche sur champ concernant les frazze, terme dialectal qui dénote les farces du Carnaval mises en scène jusqu'à il y a cinquante ans dans plusieurs villages en Calabria, entre eux le mien, Crucoli, dans la province de Crotone. La raison de ce travail n'est pas d'accomplir un compte rendu exhaustif de tout ce qui avait lieu à Crucoli pendant la célébration du Carnaval, l'exploit étant très difficile, du moment qu'aucun document écrit a été parvenu et par conséquence il est nécessaire de se remettre aux contes des témoins interviewés, souvent pas fidèles au réel, parce-que détournés par les temps et la mémoire. L'approche par lequel j'ai entrepris cette recherche est sans doute lié au côté théâtral et performatif de l'événement, sans négliger son importance du point de vue anthropologique. Le matériel ressemblé est résultat des interviews et des conversations avec les autochtones, enrichi par une large recherche bibliographique d'oeuvres et auteurs concernants ce sujet dans le milieu de leur pays d'origine. Le but consiste à tracer l'organisation et le déroulement des frazze, en essayant de reconstruire leur durée et ses répercussions sur la communauté, ainsi que démontrer comment le théâtre, en se disposant dans certaines événements, dévient un puissant outil pour la libération et la  contestation. Abstract - ENThe aim of my work is to analyse through an anthropological point of view the traditional performances called frazze. The dialectal term frazze refers to the carnival farces represented until the 1950s in the Italian region of Calabria. In this specific case, I analyse the case study of my village Crucoli, located in the Calabrian region of Crotone. Due to the lack of written documentation about frazze, one of the main sources of my investigation is represented by interviews conducted among the local population of Crucoli. The stories collected from these interviews are seldom faithful to the historical documentation due to the action of time and memory. In order to fulfil the gap resulting from this direct approach, I also exploit previous researches about the same performances in different Calabrian villages.In addition to the anthropological approach, my work explores also the theatrical and performative aspect of the entire custom involving frazze. In general term, the aim of my analysis is to profile the organization and the actual development of the frazze, trying to reconstruct their duration and social influence. In this context, my work reveals how the exploitation of the theatrical tool can become a strong instrument of liberation and protest

    N. 2 (2011) - COMPLETO

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    La ri-codificazione corporea nella Commedia dell'Arte di Claudia Contin

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    Abstract – IT Questo articolo è il frutto di una tesi di Laurea triennale in Antropologia dello Spettacolo. In particolare viene analizzato il percorso che Claudia Contin e Ferruccio Merisi hanno compiuto per giungere ad una ricodificazione corporea delle Maschere della Commedia dell'Arte. Attraverso lo studio dei documenti disponibili, sia scritti che di tipo iconografico, i due artisti si soffermano dapprima sul personaggio di Arlecchino per poi espandere la ricerca a tutti i restanti Caratteri. Lo scopo è quello di ritrovare la struttura archetipica di ogni personaggio della Commedia dell'Arte, cioè di trasformare ogni atteggiamento psicologico, e quindi soggettivo, in atteggiamento corporeo, più universale. Diventa quindi fondamentale la costruzione di una maschera corporea che possa tradurre in deformazioni fisiche quelle caratteristiche che i personaggi di Commedia dell'Arte si trascinano da secoli. Ciò richiede un enorme lavoro sul corpo dell'attore, il quale deve letteralmente indossare questa maschera corporea prima ancora della maschera di cuoio. Il viaggio nel mondo di Arlecchino si compone di molteplici tappe che arricchiscono ciascuna la qualità del lavoro, così ché si evidenzieranno in alcuni personaggi tratti di codificazioni provenienti da altre culture. Ecco che, per esempio, elementi del Kathakali e delle Tarante del “nostro” Sud possono convivere con sereno conflitto all'interno di uno stesso Carattere. Si tratta di acquisire precisione da chimico affinché si renda possibile la reazione tra sostanze profondamente diverse. Il lavoro più che ventennale dell'attrice friulana ha portato alla costituzione di un linguaggio diverso per ogni Carattere, linguaggio insegnabile, trasmissibile e codificato. In una parola: duraturo.Abstract – EN This article is the result of an undergraduate thesis in Anthropology of the Show. Particularly, it analyzes the path covered by Claudia Contin and Ferruccio Merisi to reach a corporal recodification of the Masks of the Comedy of Art. Through the study of the available documents, both written and iconographics , the two artists firstly dwell upon the character of Arlecchino (Harlequin) and subsequently they expand the research to all the others Characters. The purpose is find again the archetypal structure of every character of the Comedy of Art, hence to transform every psychological attitude, and therefore the subjective one, in a corporal attitude, more universal. So, it becomes fundamental the construction of a bodily mask which can translate in physical deformations those features that the characters of Comedy of Art have kept for centuries. All this implies an enormous job on the actor’s body, who literally has to wear this corporal mask even before the leather one. The journey into the world of Arlecchino is composed by various steps; each of these enriches the quality of the job, therefore in some characters have been highlighted traits of codifications which come from other cultures. And so, for example, certain elements of Kathakali and Southern Italy’s Tarante can live together with serene conflict inner the same Character. It deals with acquiring chemist precision to make possible the reaction among deeply different substances. A more than twenty years long job by this Italian actress has brought the creation of a different language for every Character, a teachable, transmissible and codified language. In one word: lasting

    Ritorno al futuro: memorie, orizzonti e riflessi dell'antropologia. Intervista a Ugo Fabietti

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    Abstract – IT Più che un’intervista, un incontro/discussione con una delle figure più autorevoli dell’antropologia italiana, il Prof. Ugo Fabietti. Le sue parole, oltre che offrirci notevoli spunti di riflessione su cosa sia e come debba orientarsi oggi l’antropologia, ci accompagnano in un percorso dove riemergono le radici stesse della disciplina: il viaggio, l’incontro con l’alterità culturale, l’epochè, la ricerca sul campo, il relativismo. Uno sguardo sui fondamenti teorici della disciplina, ma anche sulle sue prospettive di applicazione, sul suo riconoscimento sociale ed istituzionale. Il Professor Fabietti, presentandoci l’antropologia come “un mestiere solitario”, ci racconta con passione la ricchezza e gli strumenti che derivano “dall’incontro con l’altro”, e lo fa in un condensato di teoria ed esperienza…che è poi l’humus della disciplina stessa. Abstract – EN More than an interview, this is a meeting/discussion with one of the most important figures of Italian anthropology, Professor Ugo Fabietti. His words offer innumerable points of reflection about what anthropology is, and the direction it should take. They also accompany us along a path in which the roots of anthropology themselves re-emerge: travel, encountering cultural otherness, epochè, fieldwork and relativism. He provides a look at the theoretical structure of the discipline and also its potential applications, at its social and institutional recognition. Professor Fabietti, presenting anthropology as “solitary knowledge”, details with passion the richness and the instruments deriving “from the meeting with the other”. He presents it in an essence of theory and experience… which is after all the quintessence of anthropology itself

    Roberto Alonge, Goldoni Libertino. Eros, violenza, morte

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    Ipotesi per l'attore del futuro

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    Il teatro è in subbuglio perché il mondo tutto è in subbuglio. Ciclicità probabilmente, nel presente difficile. Crisi. Storiografia, società, umanità, nuove forme di teatro, scontro/incontro di etnologie, scienza nuova in fermento (biologia, fisica, chimica, tecnologia, astronomia), nuovi orizzonti di conoscenza, attori che si cercano, contaminazioni artistiche di genere, pedagogie da rifare. Caos. Tradizioni sconvolte e nuove necessità. Economia allo spasmo. Eppure esiste una strada positiva, attuabile nella sfera del privato, del personale. La salute, intesa come scopo di esistenza; la poesia, in connessione con il mistero ontologico; l’arte, specchio e riflesso della vita, potrebbero essere i capisaldi di una nuova integrazione, psicofisica, volta alla riscoperta del naturale, del benessere umano. Si cerca qui di proporre delle strade che vadano in questa direzione. Ipotesi di vita, per il teatro, per l’attore. Per l’essere umano nel nuovo millennio. Ipotesi su come possano fondersi le conoscenze più avanzate sulla salute organica dell’essere umano, recuperando la sapienza antica a volte incomprensibilmente dimenticata; la parte più aulica, nel senso di elevata, raffinata e funzionale dell’arte dello spettacolo.Theatre is in a turmoil, because the whole world is in a turmoil. Cyclical pattern, perhaps, in a difficult present time. Crisis. Historiography, society, humankind, new ways of making theatre, ethnological encounter and clashing, new science in a state of ferment (biology, physics, chemistry, technology, astronomy), new horizons of knowledge, actors in search of each other, artistic gender contamination, science of education to be built anew. Chaos. Upset tradition and new needs. Suffering economy. Nevertheless, a positive way does exist and it’s workable in your own personal environment. Health meant as a goal of existence, poetry connected with ontological mystery and art as a mirror and reflection of life could actually be the foundation of a new psychophysical integration oriented to the rediscovery of the natural way and of human wellbeing. Here we attempt to suggest paths that lead in this direction. Hypotheses for life, for the theatre, for the actor and for the human being in the new millennium. Hypotheses on how all forms of cutting edge knowledge on organic human health can be combined, while recovering ancient knowledge, sometimes inexplicably lost; the most sacred (meaning the most elevated, refined - and useful) part of the theatrical art

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