University of Bologna

Antropologia e Teatro. Rivista di Studi
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    Teatro folk e sciamanesimo in Corea

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    The exact date of birth of Korean theater is uncertain, but its origins can be traced back to ancient ceremonies, folkloric rites, and shamanic rituals that date back more than two thousand years. Theatrical forms can likely be identified in civil rites, celebrated with dances, songs, and masks to worship the heavens and appease ancestral spirits. In Korean dances, various parts of the body are interconnected, delicate aesthetic gestures indicative of the dances that inspire them are displayed, and the upper body is emphasized. Scholars believe that Korean theater finds its greatest expression in danced ritual dramas, which, until the early 20th century, along with puppet theater, were appreciated by both urban and rural audiences. Today, Korean popular theater can be summarized in forty-one masked dramas, rites, and folkloric plays inspired by myths and popular tales.La data di nascita del teatro coreano è incerta, ma l’inizio può essere rintracciato nelle antiche cerimonie, nei riti folkloristici e nelle cerimonie sciamaniche che risalgono a più di duemila anni fa. Probabilmente sono rinvenibili forme teatrali nei riti civili, celebrati con danze, canti e maschere per adorare il cielo e ingraziarsi gli spiriti ancestrali. Nelle danze coreane sono correlate le diverse parti del corpo, sono mostrati delicati segni estetici indicatori delle danze che le ispirano e la parte superiore del corpo è enfatizzata. Gli studiosi ritengono che il teatro coreano trovi la sua maggiore espressione nei drammi rituali danzati, che, sino ai primi anni del ventesimo secolo, insieme con il teatro delle marionette, era apprezzato sia dal pubblico delle città che da quello dei villaggi. Attualmente il teatro popolare coreano è riassumibile in quarantuno drammi mascherati, riti e drammi folkloristici ispirati a miti e a racconti popolari

    Dariusz Kosiński e Wanda Świątkowska, Il teatro sconosciuto di Jerzy Grotowski. Le rappresentazioni al Teatro delle 13 File

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    Linee guida per la sostenibilità degli eventi dal vivo

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    In recent years, the topic of sustainability in the cultural sphere has prompted a wide-ranging reflection on the impact that the live event can have within the debate. The need to change the relationship between human activity, the environment, and the economic and social processes involves various productive sectors including the cultural dimension and live performance. The interest in sustainability also permeated institutional discourse - thanks to the possibility of obtaining substantial funding - through new standards and norms governing the organization of live events, for example, the CAM (Minimum Environmental Criteria) for cultural events realization. In this essay, we will analyze the case of a standard of a voluntary nature, the ISO 20121: 2012 (Event Sustainability Management System), and its possible application in small and medium-sized organizations, providing a useful tool for the planning, realization, and maintenance of a sustainable event.Negli ultimi anni il tema della sostenibilità in ambito culturale ha sollecitato una vasta riflessione sull’impatto che l’evento dal vivo può avere all’interno del dibattito. La necessità di apportare dei cambiamenti nel rapporto con l’ambiente e nei processi economici e sociali vede coinvolti diversi settori produttivi, tra cui anche la dimensione culturale e dello spettacolo dal vivo. L’interesse riguardo la sostenibilità è permeato anche nei discorsi istituzionali - grazie alla possibilità di ottenere sostanziosi finanziamenti - attraverso la creazione di vere e proprie norme che regolassero l’organizzazione degli eventi dal vivo come, ad esempio, i CAM (Criteri Ambientali Minimi) per la realizzazione di eventi culturali. In questo contributo andremo ad analizzare il caso di una norma di natura volontaria, la ISO 20121: 2012 (Event Sustainability Management System) e la sua possibile applicazione nelle realtà organizzative di media e piccola entità, fornendo uno strumento utile per la pianificazione, realizzazione e mantenimento di un evento sostenibile

    Lo sviluppo storico-politico della Corea e la sua influenza sulla produzione artistica e culturale

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    The global success of South Korea’s cultural and artistic production is one of the most significant phenomena of recent years, not only for the study of the Korean peninsula but also for the broader analysis of the dynamics of cultural and social processes at the global level. The reasons that have led to this success are several and have their roots in the historical and political development, at times tragic, that the country had to face during the Twentieth century. To fully understand and appreciate how contemporary Korean artistic and cultural production has transformed and developed, it is therefore necessary to present a historical reconstruction of the main stages that have characterized South Korea’s contemporary history and an in-depth analysis of how these dynamics have been crucial in influencing the artistic and cultural evolution of the country.Il successo globale della produzione culturale e artistica della Corea del Sud rappresenta uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni, non solo per lo studio della penisola coreana ma anche per l’analisi più ampia delle dinamiche dei processi culturali e sociali a livello globale. Le ragioni che hanno portato a questo successo sono molteplici e affondano le loro radici nel percorso di sviluppo storico-politico, a tratti tragico, che il Paese ha dovuto affrontare nel corso del XX secolo. Per comprendere pienamente come si sono trasformate e sviluppate le produzioni artistiche e culturali coreane contemporanee è quindi necessaria una ricostruzione storica delle principali tappe che hanno caratterizzato la Corea del Sud a partire dall’inizio del Novecento e un’analisi approfondita di come tali dinamiche siano state cruciali nell’influenzare l’evoluzione artistica e culturale del Paese

    Le musiche di tradizione orale nella trilogia classica di Pasolini

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    Throughout his life, Pasolini came into contact with the so-called “other music”, to quote Roberto Leydi's famous book. In the years when Italian musical life was not taking into consideration this kind of music, relegating it to the margins of any institution or manifestation, Pasolini immediately revealed a keen interest in the songs and performances of the populations of the African continent and Eastern Europe. While travelling in Africa or India with Alberto Moravia and Dacia Maraini, he was literally astounded by the beauty of the songs and instruments he heard along the streets of the cities he visited. All this has been reflected in his literary work - just recall the adagios contained in Odor of India - and in cinema, where we have films literally permeated by this music. Yet Pasolini himself sometimes tries on the role of ethnomusicologist and during the shooting of Flower of the Thousand and One Nights, records some performances that later become part of that beautiful film.Nel corso della propria vita Pasolini è entrato a contatto con la cosiddetta "altra musica", per citare un volume molto conosciuto di Roberto Leydi. Negli anni in cui la vita musicale italiana non si accorgeva di questa musica, relegandola ai margini di qualsiasi istituzione e manifestazione, Pasolini rivela subito uno spiccato interesse verso i canti e le performance delle popolazioni del continente africano e dell’est Europa. Nei suoi viaggi in Africa o in India, con Alberto Moravia e Dacia Maraini, egli era letteralmente folgorato dalla bellezza dei canti e degli strumenti che aveva modo di ascoltare lungo le vie delle città visitate. Tutto questo ha avuto dei riflessi nella sua produzione letteraria - basti pensare agli adagi contenuti nell'Odore dell'India - e cinematografica, in cui abbiamo dei film letteralmente attraversati da queste musiche. Nella cosiddetta ‘trilogia classica’ queste musiche costituiscono il miglior accompagnamento per questo genere di racconti. Ma Pasolini stesso talvolta indossa le vesta dell'etnomusicologo e, durante le riprese del Fiore delle Mille e una notte, registra alcune performance che poi entrano a fa parte dei quel bellissimo film

    Ritualità in O Thiasos TeatroNatura

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    The article analyzes the relationship between ritual and theater through the work of the O Thiasos TeatroNatura company. In the group's numerous and varied productions, the aspects of repetition and the connection with natural environments are the foundational elements that create "para-ritual" forms. In these creations every element of the performative creation (text, song, performers, spectators) is aimed at re-creating the relationship between human-reality-community. The resonance with ritual does not stem from New Age trends but emerges through theatrical structures that are carefully crafted by the artistic quality of the act. This practice follows an ecology of the mind that influences the aesthetics-ethics of TeatroNatura, preparing its actresses, through technique, for interaction with places. In this exploration, the ritual element is also represented by the mythical repertoire reworked by the company. In this way, the archetypal and the contemporary meet in a dislocated and repeated in the landscape since 1992.Nell’articolo si analizza il rapporto tra rito e teatro attraversando il lavoro della compagnia O Thiasos TeatroNatura. Nelle numerose e varie produzioni del gruppo, infatti, l’aspetto della ripetizione e della relazione con i luoghi naturali sono gli elementi fondanti che creano forme “para-rituali”, in cui ogni elemento della creazione performativa (testo, canto, performer, spettatori) è teso a ri-creare il rapporto tra umano-reale-comunità. La risonanza con il rito non deriva da tendenze New Age, ma si disvela in strutture teatrali lavorate dalla qualità artistica dell’atto. Un agire che avviene assecondando quell’ecologia della mente che influisce nell’estetica-etica del TeatroNatura predisponendo le sue attrici, nelle tecniche, alla relazione con i paesaggi. In questa ricerca l’elemento rituale è rappresentato anche dal repertorio mitico rielaborato dalla compagnia. In questo modo, archetipico e attuale si incontrano in una ricerca dislocata e ripetuta che si ricrea, rinnovandosi nei paesaggi, dal 1992

    Daniele Cuneo ed Elisa Ganser, Pensare l’attore

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    La performance virtuale del sé nelle arti digitali dal vivo. Prospettive millennials fra Italia e Corea

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    How do we define the self, individually and collectively, in the age of artificial intelligence and the metaverse? Starting from two case studies, and following a research perspective that can be placed in the field of digital live art disciplines, this article presents and analyses productions in dialogue with each other, to outline a general international – and internet-based – contemporary trend that brings together the artistic languages of Korean and Italian cultural origins, especially among the millennial generation. The common denominator is the interlocution and the development of artificial intelligence systems that, in the hands of artists, can express a creative agency that redefines the concept of monadic – and almost exclusively human – authorship.Come cambia la rappresentazione del sé, individuale e comunitario, all'epoca dell’intelligenza artificiale e del metaverso? Partendo da due casi studio, seguendo una prospettiva d’indagine collocabile nell’alveo delle discipline artistiche digitali dal vivo, questo articolo presenta e analizza produzioni video e performative in dialogo fra loro, nell’intento di delineare una generale tendenza contemporanea internazionale – e internet based – che avvicina i linguaggi artistici di provenienza culturale coreana e italiana, in special modo fra gli appartenenti alla generazione millennials. Comun denominatore l’interlocuzione e/o lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, capaci nelle mani degli artisti e delle artiste di esprimere un’agency creativa che ridiscute il concetto di autorialità monade umana

    Arte e tecnologia in Corea del Sud: tre mostre per una prospettiva occidentale

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    This essay offers a comparison between contemporary art from South Korea and art from Western countries, through the solo exhibitions of three South Korean artists of different generations who address media and technological issues in their work: Nam June Paik, Lee Bul and Anicka Yi. The exhibitions surveyed, which sealed the importance of these artists on a global scale, are the following: Paik's Exposition of Music - Electronic Television at Galerie Parnass in Wuppertal, Germany, 1963; Bul's The Monsters Show at Le Consortium in Dijon, France, 2002; and Yi's Life Is Cheap at the Guggenheim Museum in New York, United States, 2017. Through the gaze of these South Korean artists, it is possible to better understand the parameters of technological thinking in the West in distinct eras: the information age, in this case the 1960s, the post-human and cyberpunk culture of the 1990s, and the more recent post-Internet turn of the 2010s. The three exhibitions highlight a range of relationships, resemblances, reciprocities and repercussions between Europe and the United States on the one hand and East Asia on the other, but also peculiarities and differences that denote different conceptions and degrees of impact of digital media and technologies in their respective countries. What emerges, indeed, is the need to move beyond the traditional limits of colonialist-minded forms of techno-orientalism in favor of new avenues of interpretation of a peculiar Eastern technological thought, such as, for example, the concept of “Cosmotechnics” recently elaborated by Yuk Hui.Questo saggio propone un confronto tra l’arte contemporanea della Corea del Sud e l’arte dei paesi occidentali, attraverso le mostre personali di tre artisti sudcoreani di generazioni diverse che nel loro lavoro affrontano questioni mediali e tecnologiche: Nam June Paik, Lee Bul e Anicka Yi. Le mostre prese in esame, che hanno suggellato l’importanza di questi artisti su scala globale, sono le seguenti: Exposition of Music – Electronic Television di Paik presso la Galerie Parnass di Wuppertal, Germania, 1963; The Monsters Show di Bul presso Le Consortium di Dijon, Francia, 2002; e Life Is Cheap di Yi presso il Guggenheim Museum di New York, Stati Uniti, 2017. Attraverso lo sguardo di questi artisti sudcoreani è possibile comprendere meglio i parametri del pensier­o tecnologico in occidente, in epoche ben precise, la information age, in questo caso gli anni Sessanta, la cultura post-human e cyberpunk degli anni Novanta e la più recente svolta post-Internet degli anni Dieci. Le tre mostre mettono in luce una serie di relazioni, rispondenze, reciprocità e ricadute tra l’Europa e gli Stati Uniti da un lato e l’Asia orientale dall’altro, ma anche peculiarità e differenze che denotano diverse concezioni e gradi di impatto dei media e delle tecnologie digitali nei rispettivi paesi. Ne deriva, infatti, una necessità di superare i tradizionali parametri di tecno-orientalismo di stampo colonialista, a favore di nuove forme di interpretazione di un peculiare pensiero tecnologico orientale, quale per esempio la concezione di “Cosmotecnica” elaborata di recente da Yuk Hui

    Laura A. Ogden, Perdita e meraviglia alla fine del mondo

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