246 research outputs found
Sort by
“Popular” and “Highbrow” in the theatre. Cultural interaction and osmosis between the genres
Abstract – ITLe categorie di “teatro popolare” e “teatro d'arte” si riferiscono a due ambiti culturali differenti, distinti non soltanto da caratteristiche estetiche di base, ma anche dai loro ruoli e dalle ricadute sociali. Ciascuno comporta specifici riferimenti e tecniche, contesti di spazio e di tempo deputati, strategie di comunicazione sia tra gli artisti, sia tra questi stessi e il pubblico. Ciononostante, malgrado la storica competizione tra cultura bassa e alta, il loro rapporto è sempre stato osmotico e complementare; reciproche influenze hanno costituito un equilibrio in perenne slittamento, nel teatro (e nella cultura) occidentale sin dalle origini rituali. L'autore presenta alcuni esempi, per convalidare tale approccio come prospettiva metodologica negli studi storiografici. Abstract – ENCategories such “popular” and “artistic” theatre refer to two different cultural fields, which are distinguished not only by their primary aesthetical features, but also by their social roles as well as consequences. Each one of them involves peculiar techniques and references, setting in space and time and strategies of communication, both among the artists and between them and the audience. Nevertheless, despite an historical competition involving low and highbrow culture, the relationship between these two fields is valued as osmotic and complementary; mutual influences have been constituing an ever-shifing balance in Western theatre (and culture) since its ritual origins. The author eventually exposes some examples in order to validate such approach as a methodologic perspective in Western historical Theatre Studies
Il mare della fertilità Una analisi antropologica della tetralogia di Mishima Yukio
Abstract – ITNeve di primavera è il primo romanzo della tetralogia Il mare della fertilità, il capolavoro dello scrittore giapponese, che si snoda in un Giappone caratterizzato sia da una cultura ancestrale sia da una invadente modernità e prelude a quel drammatico 25 novembre 1970 quando Mishima, scritte le ultime parole della tetralogia, si suicidò con l’antico rituale del seppuku. Neve di primavera è una narrazione polisemica costruita su opposizioni binarie strutturali, le vicende dei personaggi sono calate in un preciso contesto storico e culturale e per decodificarle è proposta una metodologia antropologica, nel tentativo, al tempo stesso, di coglierne le variegate e molteplici sfumature e, nel contempo, anche le interconnessioni con il tessuto ontologico che ne ha favorito il nascere e lo svilupparsi.Abstract – ENSpring snow is the first novel of the tetralogy The sea of Fertility, the masterpiece of the Japanese writer, which takes place in ancient and modern Japan. The novel is a prelude to the dramatic 25th November 1970: Mishima finished the tetralogy and committed suicide by the ancient seppuku ritual. Spring snow is a polisemic story which is constructed by binary and structural oppositions, the plot of the characters is drawn on a exact, historical and cultural context to catch either the variegated and various shadings or the relations with the ontological substratum, which helped its birth and development
Artaud a fior di pelle. Percorsi del corpo nella società contemporanea a confronto con l’ultima opera di Artaud
Abstract – ITAbbiamo scelto di partire da un grande uomo di teatro, Antonin Artaud, di rivedere alcuni suoi ultimi scritti e di metterli in relazione alle odierne pratiche giovanili sulla propria pelle. Una spinta a volgere uno sguardo riflessivo sulle procedure artistiche contemporanee utilizzando gli strumenti peculiari dell’indagine antropologica. Le due discipline, antropologia e arte dello spettacolo, tra dissonanze ed equilibrismi, sembrano rendersi indispensabili l’una all’altra per costruire l’oggetto di questa riflessione, con la singolare somiglianza tra le parole di Artaud sul corpo e l'angosciosa percezione dello stesso da parte delle ragazze che abbiamo intervistato. Si tratta di un’attitudine allo sguardo incrociato, sospeso tra passato e presente. Si può descrivere, comprendere e definire questa posizione di disequilibrio, questo doppio sguardo sul mondo, solamente nel quadro di quello che in francese viene chiamato l’entre-deux, quello stare tra divenuto ormai una condizione esistenziale. Abstract – ENThis essay is based on the analysis of young people's contemporary practices of skin drawing and cutting, comparing them with texts from the last cahiers written by a great Theatre master, Antonin Artaud, containing references to a conflictual relationship with his body, Anthropology and Performing Arts, between dissonance and equilibrium, seem to find a common point in building the subject of this study, finding a peculiar similarity between Artaud’s words, focusing on an action-language which could allow him to regenerate himself into a new body, and those of the girls we interviewed. They also wish to reshape themselves, considering their body as a mere source of anguish and suffering. It is a crossed glanceattitude, suspended among past and present time. We can describe, understand and define this uneven position, this double glance to the world, only by what in French is called the entre-deux, this stay-in-between which today became a basic living condition
Bunraku e Android-Human Theater. Un confronto tra scena tradizionale e contemporanea in Giappone
Abstract – ITQuesto articolo affronta il tema del bunraku, forma classica del teatro delle marionette giapponese, esponendone brevemente la struttura e gli elementi costitutivi (musica per shamisen, narratore, manipolatore e marionetta). In particolar modo ci si è soffermati sulla componente visiva dello spettacolo, ossia sul rapporto che lega i manipolatori alla marionetta. Questa scelta è finalizzata a svolgere un confronto con il nascente teatro degli androidi, che in Giappone ha il suo primo esempio nelle opere del regista Hirata Oriza. Dal confronto si evidenzia una continuità tra queste due forme teatrali tanto lontane nel tempo, quanto vicine negli intenti: dar vita all’oggetto inanimato. Abstract – ENThis article outlines bunraku, a classical form of Japanese puppet theatre, briefly focusing on the structure as well as on dramatic components (music for shamisen, chanter, puppeteers and puppet itself). More specifically, we concentrate on visual features of the play, or the relationship between puppeteers and puppet. The aim is to compare it with the rising android theatre, which in Japan is exemplified by Hirata Oriza's work. Such comparison enlightens a continuity between these two theatrical forms, which are as distant in time as close in the intentions: giving life to an inanimate object
I ferri dell'Opra. Il teatro delle marionette siciliane
Abstract – ITL'Opera dei pupi siciliana costituisce una preziosa testimonianza dell'intricata eredità storico-culturale della Sicilia. Le proclamazioni dell'Unesco e l'attenzione rivolta alle modalità di patrimonializzazione delle pratiche tradizionali, hanno favorito lo sviluppo di un'analisi, sia di tipo diacronico che sincronico, con una prospettiva antropologica tesa ad indagare le strategie di invenzione e costruzione della tradizione e della sua problematizzazione con particolare riferimento al concetto di “memoria culturale”. È con queste premesse che il presente lavoro si pone come obbiettivo di analizzare le strutture fondamentali, la grammatica e la sintassi dello spettacolo di Opera dei pupi soffermandosi sulla sua evoluzione all'interno di un mutato contesto di fruizione.Abstract – ENThe Sicilian Opera dei Pupi is a valuable testament of the intricate historical and cultural heritage of Sicily. The Unesco declarations and the attention paid to the processes by means of which traditional practices are transformed into common heritage, have fostered the development of an analysis, both diachronic and synchronic, based on an anthropological perspective: its aim is to investigate the strategies of invention and creation of Tradition and of its problematization with particular reference to the concept of "cultural memory". Following these premisses, the present work aims to analyze the basic structures, grammar and syntax of the Opera dei Pupi show, highlighting its evolution in the new context of use
Alle origini del baratto: l'Odin in Sardegna 1974-1975
Abstract – ITLa complessa vicenda del “baratto”, ideata e attuata da Eugenio Barba e l’Odin Teatret a partire dal 1973-74, è una delle più affascinanti imprese appartenenti alla storia del Nuovo Teatro del Novecento. Il saggio ricostruisce il più oggettivamente possibile la permanenza dell’Odin Teatret in Sardegna, tra il 1974 e il 1975, durante la quale le tante comunità sarde risposero spontaneamente alla proposta dell’Odin, "barattando" il proprio patrimonio di canti, balli e pratiche tradizionali. Nato nella città di Cagliari, l’autore ha potuto spesso cogliere nelle testimonianze di intellettuali e artisti isolani l’eco di quella avventura; una traccia viva, quando non proprio un modello mitico, per più di una generazione di operatori culturali tuttora attivi in Sardegna. Da qui il desiderio di ricucire il filo della memoria, nell’idea di restituire quanto più possibile anche una sottile zona del rimosso, osservando con attenzione le date di questa vicenda e alcune testimonianze ad esse correlate. In particolare, secondo l’autore, la così tanto celebrata fase avvenuta a Carpignano Salentino da maggio a ottobre del 1974, a cui si attribuisce convenzionalmente, da un punto di vista storico, la nascita del baratto, in realtà ha teso a oscurare un precedente assai rilevante, legato all’incursione in terra sarda di Barba e compagni, tra Campidano e Barbagia, avvenuta nel mese di gennaio dello stesso anno.Abstract – ENThe complex history of the 'baratto', which was conceived and performed by Eugenio Barba and the Odin Teatret from 1973-74, is one of the most challenging and fascinating projects in the history of XX century theatre. The purpose of the present essay is to retrace, as objectively as possible, Odin's permanence in Sardinia between 1974 and 1975, a period during which many local communities gave a positive feedback to Barba's project by 'bartering' traditional songs, dance and rituals. Born in Cagliari (Sardinia's main city) the author has caught the echo of that experience through the voices of intellectuals and local artists; an experience that has become a definitive benchmark, a legendary event for more than a generation of cultural operators still active in the island. Stitching up the thread of memory, the author restores, as far as possible, a bygone history through a meticulous reconstruction of dates and statements. Particularly, the essay affirms that the celebrated period of Carpignano Salentino (May-October 1974), to which the birth of the 'baratto' is generally attributed, has overshadowed this very significant first Sardinian journey in Campidano and Barbagia at the very beginning of 1974
Lo studio della relazione attore-spettatore e i nuovi modelli cognitivi
Abstract – ITLo studio della relazione attore-spettatore può essere oggi approfondita alla luce dei nuovi modelli cognitivi. Questi modelli, legati in diversi modi alle proposte di embodied mind e alla neurofenomenologia introdotta da Varela negli anni ’90, hanno operato tre cambiamenti di paradigma fondamentali per lo studio della relazione teatrale: 1. esiste una connessione diretta tra percezione e azione; 2. la coscienza non è il risultato del lavoro del solo cervello ma può essere descritta come processo circolare tra essere umano e ambiente; 3. la descrizione dei processi cognitivi necessita il superamento della dicotomia logica tra interno e esterno.Grazie a questi avanzamenti, lo studio della relazione attore-spettatore conquista dei nuovi concetti che ne raffinano l’analisi: l’intenzione dilatata, il body schema performativo, la co-costituzione dello spazio scenico, l’esperienza performativa dello spettatore. Abstract – ENThe research on the actor-spectator relationship can achieve a higher precision thanks to the new cognitive models. Linked to the propositions of embodied mind and neurophenomenology, proposed by Varela in the 90s, this models propose some important paradigm’s shift: 1. a direct connection between perception and action has been showed; 2. consciousness is not the result of the brain alone but it is a circular process between human being and the world; 3. the description of the cognitive processes has to bypass of the logical dichotomy inner/outer. From the point of view of this advancements, the study of the actor-spectator relationship gains new concepts which improve the precision of the analysis: the dilated intension, the performative body schema, the co-constitution of the theatrical space, the spectator performative experience