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A Dream, please! L’antropologia performativa del ventennio berlusconiano (1994-2014)
The complex political, social and cultural effects of the fall of the Berlin Wall have shaped the modern public arena. Neoliberalism, the resulting economic crisis of 2008 and the simultaneous digital revolution saw the State succumbing to individualism and the emergence of a generation of highly ‘performative’ politicians, who embody the fall of boundaries between private and public personae. Rational politics melts into spectacular media. ‘State craft’ becomes ‘Stage craft’. The statesman turns into performer. In the dialectic between sacred and profane, everything old must die to resurrect into its opposite, as the public requests radical change. The article discusses the role played by popular culture (Carnival, Lent, Easter) and comic performance in the show (commedification) of Italian politics of the last quarter of century. It focuses on Berlusconi’s victory thanks to his personification of the new culture of popular individualism, leading to Renzi, king of social media, doomed to fail unless capable of transforming the Stage back into State.Gli effetti politici, sociali e culturali del crollo del muro di Berlino hanno fortemente influenzato l’arena pubblica odierna. Il neoliberalismo, la conseguente crisi economica del 2008 e la contemporanea rivoluzione digitale hanno visto lo Stato soccombere all’individualismo e a una generazione di politici altamente ‘performativi’ per i quali la distinzione tra sfera pubblica e privata viene meno. Il carattere eminentemente razionale della politica è venuto così a perdersi in una comunicazione spettacolare e ipermediatica. L’ ‘arte del governo’ è diventa quella della ‘messa in scena’. L’uomo di stato si è trasformato in performer. Nella dialettica tra sacro e profano, il vecchio deve morire per resuscitare nel suo opposto, come il pubblico chiede. L’articolo discute il ruolo giocato dalla cultura popolare (Carnevale, Quaresima, Pasqua) e dalla comicità nello show (e ‘commedificazione’) della politica italiana degli ultimi 25 anni. Mette a fuoco la vittoria di Berlusconi, ottenuta grazie alla personificazione della nuova cultura dell’individualismo popolare, fino ad arrivare a Renzi, re dei social media, destinato a fallire a meno che non si dimostri capace di trasformare il teatrino della politica in azione politica
Dalla politica alla gestione del bene comune. L’esempio del teatro Valle a Roma
The concept of common good could be declined in three major points:1) the theft of the good itself from the profit mindset;2) the creation of a link between the community and the good;3) the creation of a new management form, neither public nor private, which knows the capacity of the good itself.From the analysis of the schedule published by MiBAC, it is clear that there is a lack of founds addressed to the artistic research. The situation that occurs nowadays is imposing the necessity of identifying another kind of development model. I took, as a research topic, Teatro Valle, which is one of the most important case in the Italian national context. The management of the entire structure undergoes through the principles of non-rivalry, non-exclusion and self-governance. The strongest points of this model are: the idea of an alternative management and the creation of synergies between several cultural movements.The theatre itself has been seeing as a multi-functional location: there are lots of performances flanked by debates, conferences, talks, and other initiatives. Another important aspect is the great visibility that the experience has been receiving through the years. However it is necessary to underline that the building, which is a private property, lives in a condition of lawlessness because it has been occupied. Moreover Teatro Valle has been accused of unfair competition by other cultural spaces. Since the culture is the common thread that helps us to uphold our identity, the common goods help us to recognize ourselves and state our fundamental rights.Il concetto di bene comune può esser delineato in tre punti:1) sottrazione del bene dalle logiche del profitto;2) creazione del legame tra comunità e bene;3) nascita di una nuova forma gestionale, né pubblica né privata, che riconosce al bene la capacità di autogovernarsi.Dall’analisi delle tabelle pubblicate dal MiBAC emerge come alla ricerca artistica siano destinati pochi fondi. L’attuale situazione impone la necessità di individuare un nuovo modello di sviluppo. Partendo dal contesto nazionale si è considerato il caso del Teatro Valle. La gestione avveniva secondo i principi di non rivalità, non escludibilità ed autogoverno. I punti di forza del modello proposto sono: l’idea di una gestione alternativa e la creazione di sinergie tra movimenti culturali. Il teatro è visto come luogo multifunzionale: allo spettacolo si affiancano dibattito, convegni e altre iniziative. Altro aspetto è la grande visibilità che l’esperienza ha avuto. Va evidenziata però la condizione d’illegalità dovuta all’occupazione di uno stabile pubblico. Inoltre il Teatro Valle è stato accusato di “concorrenza sleale” nei confronti degli altri spazi culturali. Essendo la cultura il filo rosso che ci consente di tutelare la nostra identità, i beni comuni ci permettono di riconoscerci e affermare i nostri diritti fondamentali
Matilde Mastrangelo, Luca Milasi e Stefano Romagnoli, a cura di, Il teatro giapponese. La macchina scenica tra spazi urbani e riforme
La densità di una transizione. Successione, divinazione e infanticidio nel Ghana nord-orientale
The process of succession to the office of nakwe tu (village elder) opens up the understanding of a whole ensemble of ideas and practices among the Kassena people of West Africa. This article, based on fieldwork in the Upper East Region of Ghana, aims at exploring the thick meaning of this ritual transition, which is characterized by seemingly discordant principles. A prime example from the chiefdom of Paga is taken into account as a starting point in order to launch an ethnografical strategy that consists in following a series of meaningful connections found on the ground: from the specific tactics of people involved in the process to the final funeral rites, from recourses to divination to unstable definitions of reality, from the belief in dangerous, invisible dwarves to tragic accounts of ritual infanticides.Il processo che porta alla successione al ruolo di nakwe tu (anziano del villaggio) apre uno spazio di comprensione per un intero scenario di idee e pratiche presso i Kassena dell'Africa occidentale. Questo articolo, basato su un lavoro di campo nella regione nordorientale del Ghana, ha l'obiettivo di esplorare la densità di significati di tale transizione rituale, che è caratterizzata da principi apparentemente discordanti. Un caso esemplare relativo al chiefdom di Paga è qui preso in considerazione come punto di partenza al fine di avviare una strategia etnografica consistente nel seguire una serie di signifcative connessioni riscontrate sul terreno: dalle tattiche dei soggetti coinvolti nella successione all'esecuzione dei funerali finali, dal ricorso alla divinazione alla definizione instabile della realtà, dalla credenza in pericolosi nani invisibili ai drammatci resoconti degli infanticidi rituali
Siro Ferrone, La Commedia dell’Arte. Attrici e attori italiani in Europa (XVI-XVIII secolo)
Il liquido rosso: riflessioni sul sangue da Macbeth a Paul Valery
Abstract – ITLa proposta di riflessione esamina concetti e pratiche connesse con le contemporanee rappresentazioni - siano esse artistiche, fotografiche, teatrali o mediatiche in genere - di corpi colpiti da morti violente, insanguinati ed esangui, e vuole cogliere cosa rappresenti la visione reiterata di carne e sangue nell’ambito del vasto immaginario dello spettacolo contemporaneo. Negli esempi citati si mostra la reversibilità tra realtà e finzione che sussiste nello spettatore colto nell’azione di guardare il sangue, vero o finto che sia, che sgorga durante la rappresentazione. Le immagini saranno confrontate con testi letterari sullo stesso argomento, scritti nella prima metà del secolo scorso (Paul Valéry, Antonin Artaud, Jean Genet, Thomas S. Eliot) ma anche con il Macbeth di Shakespeare nell’interpretazione di Carmelo Bene del 1983. Abstract – ENThis reflection proposal wishes to examine concepts and pratices connected with contemporary performances - artistic, photographic, theatrical or media - about bodies hit by violent death, bloody and wan, and means to get what reiterate vision of flesh and blood represents in contemporary performing arts. Reversibility between reality and fiction, which subsist in the spectator picked observing blood - real or fake - poured during the show is shown through quoted examples. Images will be compared to literary texts concerning the same topic, written in the first half of the 20th century (Paul Valéry, Antonin Artaud, Jean Genet, Thomas S. Eliot), and to the re-interpretation of Shakespeare's Macbeth by Carmelo Bene (1983)
Moving in Someone else’s Hands: An exploration of the boundaries between cultural embodiment and individual agency in Dhamāl Sufi Dance
Abstract – ITA Nell’ambito del fenomeno religioso a carattere mistico conosciuto come Sufismo, il movimento corporeo è percepito ed utilizzato come forma di preghiera per raggiungere la divinità. La danza diviene un rituale, attraverso il quale i devoti possono unirsi con il loro dio. Presso la maggioranza degli ordini Sufi istituzionalizzati in vari paesi, questa danza è generalmente regolata da rigide norme riguardanti sia la possibilità di accesso al rituale che la gamma di movimenti permessi. La danza Dhamāl, praticata da alcuni gruppi Sufi del Pakistan è invece caratterizzata da un aperto accesso al rituale e da un’ampia varietà di possibilità coreutiche a disposizione dei partecipanti. Con un’analisi focalizzata sui confini tra i movimenti di base che i danzatori condividono e le loro soggettive modalità di metterli in pratica, questo saggio esplora lo spazio di agency individuale che questo specifico rituale può creare. Abstract – ENWithin the mystical branch of Islam known as Sufism, bodily movement is perceived and used as a form of prayer to reach the divinity. The practice of dance becomes a ritual, through which devotees can become one with their god. Among the majority of institutionalised Sufi orders all over the world, this dance ritual is normally regulated by strict norms both regarding the possibility of participation access and the range of movements permitted. The Pakistani Sufi practice known as Dhamāl, instead, is characterized by a relatively open access to the ritual and a variety of choreutic possibilities for the participants. Through investigating the boundaries between the basic movement shared among the dancers and their individual modalities of engaging with them, this paper explores the space of individual agency that this ritual may create