University of Bologna

Antropologia e Teatro. Rivista di Studi
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    Un révélateur identitaire: le confit sur les costumes dans le quadrille corse

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    A conflict on whether scenic costumes should be worn or not among Corsican quadrille dancers reveals a duality in their representations of the Corsican identity: for some of them, it assigned and reduced to a folk expression, for others it adjusts itself to the present-day mutations. Identity is built according to a dual temporality, fitted into two ways to create a bond with the living place. The evolution of the clothing in the 19th century, the emergence of Corsican folk groups during the inter-war period and the soaring of quadrille groups since the 80's show the macro-social pressure inflicted on them and on the identity construction of those committed to it. The creation process of the Corsican quadrille through its learning methods, its locations for practicing and the invention of its figures testifies a dual tension within the dancers’ construction of Corsican identity, beyond their common willingness of differentiating through a territorialized identity hinged on Corsica.Un conflit sur le port ou non d’un costume scénique chez les danseurs du quadrille corse révèle une dualité dans leurs représentations de l’identité corse: pour les uns, elle est fixée et ramenée à une expression folklorique, pour les autres elle s’adapte aux mutations contemporaines. Elle est construite selon une temporalité duelle, imbriquée à deux manières de créer un lien avec le lieu de vie. L’évolution de l’habillement au 19e siècle, l’émergence des groupes folkloriques corses dans l’entre deux guerres et l’essor des groupes de quadrille depuis les années 80 montrent la pression macrosociale sur ces formations et sur la construction identitaire de ceux qui s’y engagent. Le processus de production du quadrille corse via ses modalités d’apprentissage, ses lieux de pratique et ses créations de figures atteste d’une tension duelle dans l’identification corse des danseurs par delà leur volonté commune de différenciation par une identité territorialisée articulée sur l’île de Corse. La scelta d’indossare meno abiti folklorici rivela un conflitto tra i danzatori della quadriglia corsa. Questa decisione evidenzia, infatti, una dualità nelle loro rappresentazioni dell’identità corsa: per gli uni essa è fissata e ricondotta all’espressione folklorica, per gli altri essa si adatta alle mutazioni contemporanee. L’identità si costruisce secondo una temporalità duale, intrecciata a due modi di legarsi al luogo in cui si vive. L’evoluzione dell’abbigliamento nel diciannovesimo secolo, la nascita dei gruppi folklorici corsi tra le due guerre e lo sviluppo dei gruppi di quadriglia negli anni Ottanta rivelano le pressioni da parte di forze politiche e sociali sulle formazioni e sulla costruzione identitaria degli individui che vi si dedicano. Il processo di produzione della quadriglia corsa attraverso le sue modalità di apprendimento, i suoi luoghi di pratica e le sue creazioni di figure attesta di una tensione duale nella costruzione identitaria corsa dei danzatori, al di là della loro comune volontà di differenziarsi per mezzo di un’identità territoriale articolata della Corsica

    Sul comune pedestre

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    The presence of so-called “amateur” dancers has been growing in the European scene in the last few years. Behind the notion of “amateur” are, at once, a variety of individuals, of practices, and a kind of categorical confusion. This paper considers a very specific genre of “amateurs”: not the non-professional dancers, whose practice is constant and often moulded by a certain ideal of virtuosity of the dancer, but rather those who are defined as “pedestrian”, according to the term borrowed from the American postmodern dance. These are the dancers appearing in the professional scene thanks to calls for participation, local recruitments, and embodying the fiction of a naïf dancer, untouched by any training, practice, virtuosity, and thus splendid, since escaping the dominant choreographic norms. It is also about nuancing the myth of the naïf dancer, by pinpointing alternatives forms of training, such as improvisation, the somatic practices, and instant composition; in the end, the “pedestrian” category does not seems to be outer or opposite to the one of the professional dancer, but intrinsically tied to it and even as a fiction produced by the professional dance world.La presenza di danzatori detti “amatori” cresce sulla scena europea da alcuni anni. Dietro a questo termine di amatore, si nascondono a un tempo una varietà di persone, di pratiche e una certa confusione categoriale. Questo articolo s’interessa a un genere specifico di amatori: non i danzatori non professionisti che portano avanti una pratica costante della danza, spesso modellata su un certo ideale di danzatore virtuoso, ma piuttosto i danzatori che definiamo “pedestri”, da una nozione presa in prestito dalla postmodern dance americana. Si tratta di quanti compaiono sulle scene professionistiche, in seguito a bandi di partecipazione, reclutamenti locali, che incarnano la finzione di un danzatore naif, intaccato da nessun allenamento, da nessuna pratica, da nessun virtuosismo e pertanto splendido, perché sfugge alle norme coreografiche dominanti. Si tratta, qui, anche di sfumare questo mito del danzatore naif, rendendo evidenti delle forme di allenamento alternative che consistono nell’improvvisazione, nelle pratiche somatiche, nella composizione istantanea; in ultima istanza, la categoria “pedestre” appare non esterna o opposta a quella del danzatore professionale, ma intrinsecamente legata a questo e persino come finzione prodotta dal mondo della danza contemporanea professionale

    Passion Attendance: Becoming a “Sensitized Practitioner” in Japanese Court Music

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    This article investigates three different ‘modulations’ of anthropological concepts, modified by contact with specific circumstances in the field. It looks at the practice of Japanese court music (gagaku) within Nanto gakuso, a group of amateurs active in Nara, and explores instances of “enskilment”, “emplacement” and “enactment” from the overall paradigmatic trajectory of embodiment. Advocating an apprenticeship-based methodology, the article puts forth the notion of ‘passion attendance’ to describe how lovers of Japanese court music articulate their participation. Ultimately, the article suggests that the concept can be useful in summing up different co-occurring processes, while remaining close to practitioners’ self-descriptions and understandings. In this way, the analytical tools employed by the researcher can resonate more fully with the lived experiences of his or her research participants.Questo articolo esplora tre diverse ‘modulazioni’ di altrettanti concetti antropologici, modificati dal contatto con specifici momenti di ricerca sul campo. Viene presa in considerazione la pratica della musica di corte giapponese (gagaku) nel contesto del gruppo di amatori Nanto gakuso, attivo a Nara, esplorando esempi di “enskilment”, “emplacement” ed “enactment” attraverso la traiettoria paradigmatica dell’incorporazione (embodiment). Propugnando una metodologia basata sul cosiddetto ‘apprendistato’, l’articolo introduce la nozione di ‘passion attendance’ (‘partecipazione passionale’), per descrivere come gli amatori della musica di corte giapponese articolano la propria passione. L’articolo suggerisce che questo concetto possa essere utile a riassumere diversi processi simultanei, allo stesso tempo rimanendo fedele alle concettualizzazioni e auto-descrizioni dei praticanti. In questo modo, gli strumenti analitici impiegati dal ricercatore possono risuonare più pienamente con le esperienze vissute degli altri partecipanti alla propria ricerca

    Lo spett-attore: il teatro partecipato di Roger Bernat

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    The company FFF (The Friendly Face of Fascism) guided by the director Roger Bernat is situated in the context of contemporary participative theatre. Beginning its activity in Barcelona in 2008, the company represents the emblem of Catalan interactive theatre and allows to reconsider, through meaning and forms, the shades connected to interactive paradigm. The disappearance of professional actors in the FFF's shows introduces a new figure, the spect-actor: he has to create the show in a particular typology of theatre which is named as of efervescencia, with social and political, as well as scenic, peculiarities. This essay, without exhaustive pretension, attempts to rough out the role and the position of the spect-actor in scenic context. This element allows to lend another face to participative paradigm.La compagnia FFF (The Friendly Face of Fascism) guidata dal regista catalano Roger Bernat si inserisce all'interno del panorama del teatro partecipato contemporaneo. Attiva nello scenario teatrale di Barcellona a partire dal 2008, la formazione artistica si configura come vero emblema del teatro interattivo catalano e permette così di riconsiderare, per forma e significati, le sfumature proprie del paradigma partecipativo. La scomparsa di attori professionisti negli spettacoli di FFF provoca il delinearsi di una nuova figura, quella dello spett-attore: a lui il compito di determinare le trame della messa in scena in quello che diviene un teatro d'efervescencia, con caratteristiche che attengono a un contesto sociale e politico, oltre che scenico. Tale contributo, senza pretesa di esaustività, cercherà di delineare il ruolo e la posizione assunte dallo spett-attore nel contesto scenico. Elementi che consentiranno di conferire un volto altro al paradigma partecipativo

    Eli Rozik, Theatre Sciences. A Plea for a Multidisciplinary Approach to Theatre Studies

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    Maia Giacobbe Borelli, a cura di, Teatro Natura. Il teatro nel paesaggio di Sista Bramini e il progetto “Mila di Codra”

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    Intercultura, pluralismo ed estetica

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    Through the practice of an intercultural thinking, intended as an effort to overcome every form of monologue and sectarianism, in order to rethink the so-called "human sciences" – from anthropology to pedagogy, psychology, sociology, ethnology at the history of religion – this paper proposes some possible analyses of the "aesthetic". This dimension appears as one of the anthropological characters of present time and world, understood as a complex laboratory where forms of life and aesthetic experiences appear and disappear at unprecedented speed. The study of with different languages of art, which bring together different voices, becomes an opportunity to develop an intercultural knowledge in philosophy and anthropology: in particular, the Japanese dance-drama butō looks like a privileged field of investigation, in order to see how looks, cultures and bodies can meet and hybridize in a plural way.Attraverso un esercizio di pensiero interculturale, come tentativo di superare ogni forma di monologo e di chiusura identitaria per ripensare le cosiddette “scienze dell'uomo” – dall'antropologia alla pedagogia, dalla psicologia alla sociologia, dall'etnologia alla storia delle religioni – questo articolo cerca di proporre alcune possibili analisi relative all’“estetico”. Questo ambito appare come uno dei caratteri antropologici costitutivi del presente, del mondo attuale, inteso come un complesso laboratorio nel quale forme di vita ed esperienze estetiche appaiono e scompaiono a velocità inedite. Il confronto con linguaggi dell'arte in cui si raccolgono voci differenti diviene un'occasione per elaborare un sapere antropologico e filosofico interculturale: in particolare, il teatro-danza giapponese che ha preso il nome di butō si presenta come un campo d'indagine privilegiato per osservare come si possano ibridare sguardi, culture e dimensioni del corpo plurali

    Bonaventura Ruperti, a cura di, Mutamenti dei linguaggi nella scena contemporanea in Giappone

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    Semel in anno licet insanire. Rituali e maschere nelle Alpi Occidentali e il convegno Masks and Metamorphosis (Helsinki, 3-4 ottobre 2014)

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    Among the alpine winter manifestations of the agrarian year, some ancient rituals are held to secure prosperity and good harvest. Masked parades are striking examples of these activities. Masks are an essential part of the carnival costume. They are used with the purpose of waking, activating, stimulating and increasing the creative forces of life and conversely to warding off evil spirits. The mask is the symbol of all metamorphoses: in this sense, the rites of Carnival and the Commedia dell’Arte reveal similar action and similar characters, cast in very similar original patterns.Tra le manifestazioni che celebrano l’inizio del nuovo ciclo agrario, alcuni antichi rituali vengono ancora oggi messi in scena per assicurare la prosperità e i buoni raccolti. Le processioni carnevalesche ne sono un esempio significativo. Le maschere sono la parte essenziale del costume carnevalesco. Vengono indossate con lo scopo di accrescere le forze creative della vita e allo stesso tempo per scacciare le forze negative. La maschera è il simbolo di ogni metamorfosi: in questo senso, i riti di Carnevale e della Commedia dell’Arte rivelano personaggi e azioni simili, che possono essere ricondotti alla struttura di un medesimo dramma

    Tensione liminale del riso. Due miti di fondazione del teatro a confronto

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    Two juxtaposed mythologemes seem to determine the ultimate source of laughter: the Elusinian myth of the rape of Kore and the Japanese myth of the Celestial Cave. From a study already started by Roberto Tessari (1983) it was possible to bring out new approaches to the research field. Focusing on the sense of the 'divine laughter’ as a primary one, related to Uzume’s and Baubo-Hecate’s 'obscene dance’ where the birth of the comic genre could be traced for both hemispheres, as well as relevance of the 'liminal relationships they represent.Due mitologemi giustapposti sembrano determinare la scaturigine per eccellenza del riso: il mito eleusino del ratto di Kore e il mito nipponico della Celeste-Dimora-Rocciosa. Da un indagine già avviata da Roberto Tessari (1983) è stato possibile far emergere nuove ipotesi relative al campo di indagine, una tra tutte il senso del ‘riso divino’ connesso alla ‘danza oscena’ di Uzume e di Baubo-Ecate in cui sarebbe databile la nascita del genere comico in entrambi gli emisferi, nonché l’importante ruolo dei rapporti ‘liminali’ che questi investono

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