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Teatro e responsabilità sociale: un’analisi multidisciplinare delle esperienze partecipative nella produzione teatrale
According to the idea of theater as an organization whose traditional operational constraints need to be reconciled with its peculiar socio-cultural mission, the study aims to analyse the practice of the participatory theater adopting a multidisciplinary perspective that combines the support offered by the management literature with that one of anthropology setting. To this aim, the article adopts the theoretical framework of the Corporate Social Responsibility and discusses the relevance of the participatory theater as a particular typology of stakeholder engagement for the community. In order to test its aims, the article relies on the analysis of a practical case study (i.e. the Atelier of the Emilia Romagna Teatro Fondazione), presenting its main findings in terms of impact on the community engaged.Ricollegandosi direttamente all’idea di teatro quale azienda in cui i tradizionali vincoli gestionali devono conciliarsi con la sua peculiare mission di natura socio-culturale, il presente studio intende analizzare la pratica del teatro partecipato secondo una prospettiva multidisciplinare che appunto combini il supporto offerto dalla letteratura economico-aziendale con quello di ambito maggiormente antropologico. È in tale prospettiva che l’articolo richiama, in particolare, il framework teorico della Corporate Social Responsibility e propone la valenza del teatro partecipato come ipotesi particolare di stakeholder engagement indirizzata alla comunità di riferimento. Al fine di testarne le finalità conoscitive, lo studio si avvarrà dell’analisi di un caso empirico (l’Atelier di Emilia Romagna Teatro Fondazione), di cui si esporranno le principali risultanze in termini di impatto prodotto sulla comunità coinvolta
Acteurs amateurs et créations professionnelles: des chœurs citoyens en représentation
In the last twenty years, several directors and choreographers incorporate non-professional actors in their show: Frédéric Fisbach in L’Annonce faite à Marie, staged in 1996, joined a chorus of amateur actors to professional actors, as well as Pippo Delbono in his Henry V (2003). Romeo Castellucci and Jérôme Bel also combine non-professional actors with professional actors in their performances, and Pina Bausch, replayed her famous Kontakthof show with retirees and teenagers. Why these directors and choreographers are choosing to mix professional and non-professional actors? After noting that they generally involve a significant number of people, forming what they call “a choir”, we will analyze this fleeting participation in a scenic experience. Aren’t we facing a choice of “contamination” of the theater stage, usually reserved to the professional actors?Da circa vent’anni, diversi registi e coreografi integrano nelle loro distribuzioni attori non professionisti: Frédéric Fisbach, ne L’Annonce faite à Marie in scena nel 1996, ha fatto ricorso a un coro di attori non professionisti, così come Pippo Delbono nel suo Henry V (2003). Romeo Castellucci e Jérôme Bel nelle loro performance mischiano attori non professionisti con attori professionisti, mentre Pina Bausch riprende il suo famoso spettacolo Kontakthof con i pensionati e con gli adolescenti. Perché questi creatori hanno scelto di mescolare professionisti e non professionisti? Dopo aver constatato che questi registi e coreografi hanno ricorso a un numero significativo di non professionisti che spesso formano quello che essi chiamano “un coro”, si analizzerà la partecipazione effimera di questi gruppi nell’esperienza scenica. Non è questa forse l’espressione di una volontà di “contaminare” il palcoscenico teatrale, di solito riservato ai professionisti
Esperienze procreative della contemporaneità. Uno studio antropologico sulla Diagnosi Genetica Preimpianto in Italia dopo la legge 40/2004
The past thirty-five years have seen the rapid evoluton of many assisted reproducton technologies (ARTs), with their luggage of knowledges, practices and social and personal beliefs. The aim of this article is to investgate a specific form of ARTs that represents a special bridge to connect procreaton and clinical genetic: the Preimplantaton Genetic Diagnosis (PGD), in a specific country (Italy) and during a distinct historical period (afer law 40/2004 that orients ARTs and their uses). Then we'll try to answer three questions: how biotechnologies are represented in medical perspective? How they are used by people? How to become the subject of legal discourse?Le biotecnologie riproduttive hanno conquistato, negli ultimi trentacinque anni, uno spazio sociale sempre più ampio, a livello di saperi, prassi e credenze. Questo lavoro desidera analizzarne una specifica forma, che rappresenta un punto di intersezione tra le tecniche di procreazione medicalmente assistita e la genetica clinica: la Diagnosi Genetica di Preimpianto. Attraverso una prospettiva antropologica si proverà a rispondere a tre domande: come, questa tecnica, viene utilizzata, “naturalizzata” e percepita dalle persone che vi ricorrono? Come viene costruita e rappresentata in ottica medica? Come è diventata uno dei principali nodi della legge italiana volta a disciplinarne uso e applicazioni
Re-tracing the encounter: interkinaesthetic forms of knowledge in Contact Improvisation
We adopted a phenomenological approach, directly engaging with the community of practice of the form of movement under study. We discuss some methodological approaches that we considered in investigating the lived experience of a heterogeneous group of Contact Improvisation (CI) practitioners. We delineate how such a system of movement could provide a unique example for the analysis of the interpersonal dynamics between movers with a different degree of expertise, re-tracing some common paths towards the acquisition of interkinaesthetic knowledge.Adottando un approccio fenomenologico e una partecipazione diretta nella comunità della pratica di movimento studiata, abbiamo discusso alcuni approcci metodologici che sono stati presi in esame durante l’analisi dell’esperienza vissuta da un gruppo eterogeneo di danzatori di Contact Improvisation. Abbiamo descritto come questo sistema di movimento possa rappresentare un caso di studio peculiare per l’analisi delle dinamiche interpersonali che intercorrono fra praticanti con gradi diversi di esperienza, delineando alcuni percorsi comuni nell’acquisizione della conoscenza inter-cinestetica
L'attore sincero: espansione ed integrazione del Sé (corporeo) dell'attore contemporaneo
Relying on the contribution of disciplines such as clinical Psychology, more specifically bioenergetic analysis, the neurosciences and Theatre Studies have been developed some considerations about the competence and efficacy of the actor in contemporary scene. Two theoretical paradigms are involved, articulating the functions of the bodily Self and the different levels of conscious experience lived by the patient and, or, the actor. Just as for musical chords, these functions and, or, levels are liable to subdivisions, connections and combinations (supplementary functional connections). The methods of body mediation used in psychotherapy may lose their efficacy by idealizing any of these levels and functions to the detriment of the others. It is here discussed how such an effect may be produced by the actors' training systems and stage performance as well, thus affecting their competence and scenic credibility.Con il contributo di discipline quali la psicologia clinica, in particolare l'analisi bioenergetica, le neuroscienze e il teatro sviluppano alcune considerazioni sui temi della competenza e della credibilità dell'attore contemporaneo. Vengono coinvolti due paradigmi teorici che declinano le funzioni del Sé corporeo e i differenti livelli dell'esperienza cosciente vissuti dal paziente e/o dalla persona dell'attore. Queste funzioni e/o livelli sono soggetti a suddivisioni, connessioni e combinazioni (collegamenti interfunzionali integrativi), come fossero accordi musicali. Si sospetta che i sistemi di psicoterapia a mediazione corporea perdano di efficacia nella misura in cui idealizzano uno qualsiasi di questi livelli e funzioni a detrimento degli altri. Si ritiene possa accadere un effetto simile nei sistemi di formazione attoriali e nella professione dell'attore, con ripercussioni su competenza e credibilità scenica
Il teatro come bene relazionale: un contributo dalla scienza economica
The difference between theatre and other art forms is revealed by one basic aspect: Theatre arises from an unreproducible relationship between individuals. The fundamental qualities of the theatrical experience – physicality and the copresence of others – reveal some important aspects of theatre, making it an interesting object of any economic analysis considering this art form as a relational good. From this perspective, theatrical events seem to be a cultural phenomenon that can't be thought merely as a “public service”, but instead as a desirable resource which benefits society. Studied as a relational good, the theatrical experience brings a richness to human relationships and has a significant influence on human happiness, quality of life and global growth without neglecting the importance of the wellbeing of the individual in realising the wellbeing of society as a whole.La differenza tra la maggior parte delle forme d’arte e il teatro viene alla luce in un aspetto elementare: il teatro nasce come relazione non riproducibile tra individui. Le qualità costitutive dell’esperienza teatrale, corporeità e compresenza di alterità, portano alla luce alcuni tratti essenziali di questo bene, e lo rendono interessante ai fini di un’analisi economica che consideri quest’arte come bene relazionale. Secondo questo approccio, il bene teatro si configura come fenomeno culturale che non può essere concepito come semplice “servizio pubblico”, ma piuttosto come risorsa desiderabile, bene nel senso etico del termine, qualcosa di buono per la civiltà. Visto come bene relazionale il teatro è un’esperienza che porta ricchezza al tessuto umano e a quello sociale con un’influenza sempre più nota sulla felicità delle persone, sulla qualità della vita, sulla crescita globale, che non dimentichi l’importanza del benessere dei singoli per realizzare il benessere dell’intera società
Tracce, scambi, interpretazioni ed eredità. Analisi dei legami tra il Nordisk Teaterlaboratorium e l'America latina
Odin Teatret formed in 1964. This international theater group first began its activities in Norway and then moved to Denmark. In the course of its long and valuable existence, this group has established a network of contacts throughout the world and, from the 1970s onward began focusing on developing its contacts in Latin America. These particular relations provide the structural key to understanding the theory and praxis characteristic of Odin. The encounter with Latin America proved decisive in shaping the political and aesthetic thinking of Eugenio Barba, for whom the theater would remain the favored means of exploring this part of the world. Moreover, the communitarian and familial structure of the Odin, its predilection for the ceremonial, its artisanal dimension, its obsession with «memory» and «commemoration» align themselves with the interests and concerns of many Latin American artists and these have insured the survival of this ensemble through the present day (2014), half a century after its inception. Throughout its many tours on the Latin American continent, Odin Teatret has been more famous for its meta-theatrical activities than for its productions, organizing conferences, encounters, seminars, master classes, trocs, and video projections, while at the same time developing significantly its publishing activities. Given that this network is based both on former and current relationships, whether established or exploratory, born at very different times and places, this current study aims to provide a micro-history of these in order highlight the meaning and design in the choices and activities implemented by the Danish group. This case study of an exemplary phenomenon in international theater in the 20th century allows us to better understand and contextualize the evolution of contemporary live theater.Nel 1964 viene fondato il gruppo di teatro internazionale denominato Odin Teatret che comincia le sue attività in Norvegia poi, a partire dal 1966, si trasferisce in Danimarca. Nel corso della sua lunga e ricca esistenza, questo gruppo ha fondato una rete di contatti a livello mondiale e a partire dalla metà degli anni '70 ha cominciato a tessere delle relazioni privilegiate con l'America Latina. Queste forniscono una chiave di volta per comprendere il modo di procedere teorico-pratico del gruppo. L'incontro con il continente latinoamericano è stato determinante per le riflessioni politiche e estetiche di Eugenio Barba per cui il teatro è stato il mezzo privilegiato per esplorare questa regione del mondo. Inoltre la struttura comunitaria e familiare dell’Odin, il suo gusto per la cerimonia, la sua dimensione artigianale, l’ossessione per la «memoria» e per la «commemorazione» hanno incontrato gli interessi e le inquietudini di molti artisti latino americani e hanno assicurato la sopravvivenza del gruppo danese per più di cinquant’anni (2016). Durante le sue numerose tournées sul continente latinoamericano, l’Odin è stato conosciuto più per le sue attività meta teatrali che per i suoi spettacoli. Ha organizzato dei laboratori, delle conferenze, degli incontri, dei seminari, delle dimostrazioni di lavoro, dei baratti e ha sviluppato un’attività editoriale di rilievo. Per analizzare questa rete fondata su relazioni antiche e recenti, reali e sperate, nate in periodi e luoghi molto diversi, è stato necessario lasciar emergere la microstoria per chiarire il senso e le intenzioni delle scelte e delle attività organizzate dal gruppo danese. Il caso di studio offerto da questo fenomeno unico nel teatro internazionale del XX secolo permette di comprendere e chiarire l’evoluzione dello spettacolo vivo contemporaneo
Teatro amatoriale: definizioni e scelte drammaturgiche
This paper aims at evaluating in the first place the different terms used in order to define the individuals involved in non-professional theater practice, from the historical groups to the present national associations. Secondly making use of an empirical inquiry realized by the author in 2015 focusing on a sample of non-professional acting companies belonging to the area of Rome, a short summary of the purposes and of their main dramaturgical tendencies rovided with the submission by considering few case studies.L'elaborato intende, in prima battuta, dare una panoramica dei differenti termini utilizzati per definire gli operatori non professionisti di teatro, analizzandone varie accezioni significative. Viene poi ripercorso brevemente lo sviluppo del teatro amatoriale nel Novecento, dai gruppi filodrammatici alle associazioni nazionali di oggi. Attraverso i risultati di un'indagine empirica condotta dalla stessa autrice nel 2015 su di un campione di compagnie amatoriali appartenenti alla provincia di Roma, viene inoltre fornito un rapido quadro relativo alle intenzioni e alle scelte drammaturgiche che caratterizzano l'attività teatrale degli amatori, proponendone alcuni esempi pratici
Le grand Architecte della Compagnie Pseudonymo (2013) e Sonno della compagnia OPERA (2011): due modalità narrative a confronto
This article wants to argue that the two theatrical shows, Sonno from the Italian company OPERA, and Le Grand Architecte, from the French company Pseudonymo, are model examples of the return to a certain kind of narrative dimension in the contemporary theatre. Over the past years, theatrical theory has often maintained that narrative drama has been completely replaced by visual dramaturgy in contemporary theater. However, an analysis of these two shows suggests that their visual dramaturgy, their construction of sounds and lights, as well as the performer’s actions want to evoke in spectators clear narrative associations. I will set out by presenting the state of the art and the artistic process of the two companies, to then focus on the way in which these two shows produce a wealth of narrative associations in the audience.Il presente articolo si pone come obiettivo di mostrare come lo spettacolo Sonno, della compagnia OPERA, e Le Grand Architecte della compagnia francese Pseudonymo, tramite una loro analisi comparativa, possano essere presi come esempio del riemergere di modalità narrative nel teatro contemporaneo. La teoria teatrale attuale ha infatti spesso asserito il distacco definitivo e radicale dalla narrazione di produzioni di questo genere, nelle quali il dispositivo visuale è dominante. Il mio intento non è dunque semplicemente quello di accostare due realtà artistiche, quanto piuttosto quello di assumere questi due elementi come casi emblematici all’interno di un discorso più generale: la mia tesi vuole infatti dimostrare come la loro drammaturgia eminentemente visiva, ovvero la strutturazione di suoni, luci, e azioni dei performer, evoca allo spettatore delle tematiche e associazioni narrative. Nello svolgimento dell’articolo inizierò pertanto da un breve stato dell’arte, in seguito mi soffermerò nel dettaglio sui due spettacoli citati e soprattutto di come in essi alcuni elementi scenici precisi producano nello spettatore questi rimandi narrativi