University of Bologna

Antropologia e Teatro. Rivista di Studi
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    Elena Tamburini, Culture ermetiche e commedia dell’arte. Tra Giulio Camillo e Flaminio Scala

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    Il progetto Italo Kyogen e il processo di definizione della sua lingua scenica come mezzo per un’esperienza immersiva nel teatro comico tradizionale giapponese

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    Il vocabolo giapponese kyōgen significa parole folli e definisce l’antica farsa giapponese. Già dal suo significato si evince la chiara centralità del dialogo di questa arte performativa nata nel XV secolo. Inscenando comuni situazioni umane, il kyōgen presenta caratteristiche peculiari del linguaggio popolare del medioevo giapponese, oltre ad aver sviluppato una sua precisa identità linguistica. Proprio per questo, negli adattamenti rischia di perdere quelle sfumature che la rendono unica. Seguendo il lavoro del progetto teatrale Italo Kyogen Project, si analizzeranno la lingua kyōgen, i motivi e le soluzioni adottate per mantenere le sue sfumature linguistiche nell’adattamento scenico proposto per un pubblico italiano, con approfondimenti sull’adattamento italiano di un kyōgen contemporaneo giapponese e sul processo creativo di un kyōgen contemporaneo italiano

    La violenza “giustificata”: per un’Orestea sudafricana

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    In Athol Fugard’s Orestes, the reception of the ancient does not flow in a conventional manner, but generates an experimental and anomalous pièce which escapes the imposition of the written text, the definite characterization of the characters, the archetypal heritage from which this pièce starts. Fugard blends both the aeschylean trilogy and the Euripides’s Orestes, to create a type of hypertext that frames the dramatic vicissitudes of a white South-African young terrorist. This article investigates the genesis and the structure of the work, putting lights on the thematic and symbolic recurrence of the concepts of violence, justice and myth. Fugard suggests to overcome absurdities and atrocities through dialectical and conscious processes, instead of extremisms or bloody revolutions.Nell’Orestes di Athol Fugard la ricezione dell’antico non fluisce in maniera convenzionale, ma genera una pièce sperimentale, anomala, che sfugge alle imposizioni del testo scritto, alla caratterizzazione definita dei personaggi, al retaggio archetipico da cui prende l’abbrivio.Fugard fonde insieme sia la trilogia eschilea che l’Oreste di Euripide, una sorta di ipertesto che incornicia le drammatiche vicissitudini di un giovane terrorista bianco e sudafricano.Questo articolo si propone di indagare la genesi e la struttura dell’opera alla luce di ricorrenze tematiche e simboliche quali i concetti di violenza, di giustizia, di mito. L’autore, per dimostrare l’assurdità e l’atrocità di determinate circostanze, ne suggerisce il superamento non in estremismi o in rivoluzioni sanguinarie, ma in processi dialettici e coscienti

    Supernatural revenge. La rappresentazione degli spiriti vendicativi nel kabuki

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    This article analyzes some amongst the most interesting and fascinating characters of kabuki theatre: onryō, better known as vengeful spirits. The aim is to show how important was the role of such supernatural beings in the creation and the evolution of this particular example of performing art.Tanto temibili quanto affascinanti, gli spiriti vendicativi (onryō) sono tra i personaggi più interessanti della drammaturgia kabuki. Questo articolo si propone di ricostruirne la figura con un duplice scopo: mostrare come essi abbiano giocato un ruolo fondamentale nella nascita e nell’evoluzione di questa forma teatrale

    Athol Fugard. Un ritratto

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    In this portrait the author sketches the half-century career of the South African playwright Athol Fugard (born in 1932), whose experience is deeply rooted in the political history of that country, between apartheid and post-apartheid era, between repression and liberation. From Fugard’s beginnings, still under the influence of Naturalism, to the plays of the Sixties and Seventies (the masterpiece is probably Siwze Bansi is Dead, 1972), partly inspired to Beckett, until the late production, where a gloomy inspiration seems to emerge, the paper evokes life and work of one of the most talented playwrights (he is novelist and actor too) of his generation, who in Italy is perhaps still underestimated.In questo ritratto del drammaturgo sudafricano Athol Fugard (nato nel 1932) è rievocata un’esperienza teatrale durata mezzo secolo, fortemente innestata nelle vicende politiche di quel paese, tra apartheid e post-apartheid, repressione e liberazione. Dagli esordi, ancora legati al naturalismo, ai drammi degli anni Sessanta e Settanta, che parzialmente risentono dell’influenza di Beckett (capolavoro è probabilmente Sizwe Bansi è morto, 1972), sino alla produzione più recente, dove affiora una vena cupamente pessimista, è ripercorsa la carriera di un drammaturgo (che è anche romanziere e attore) tra i più dotati della sua generazione e che risulta ancora relativamente malnoto in Italia

    Marco Martinelli, Aristofane a Scampia. Come far amare i classici agli adolescenti con la non-scuola

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    Laura Mariani, L'America di Elio De Capitani. Interpretare Roy Cohn, Richard Nixon, Mr Berlusconi

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    Brecht e il brechtismo, professionisti e attori-persona, nel solco dei teatri a partecipazione sociale

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    The contemporary theater draws from the world fragments of concrete reality on which it bases both theoretical dynamics and scenic processes, thus allowing professional actors and “social actors” to interact with unprecedented methods. The result is a theater “of the people” embedded in the concept of “presence”. Bertolt Brecht’s theater describes a path that highlights previous forms and motivations for the current interpenetrations. In this contribution, three aspects will be taken into account. First, we identify the premises of Bertolt Brecht’s turning point in previous debates around agitprop groups of the Weimar Republic. Secondly, we will try to examine the statements of the German dramatist in the name of a theory and a practice focused on the “street scene”. Finally, we will evaluate, with a focus on South America and Italy, the contributions provided by Brecht to the development and contamination of theatrical experiences that embrace the realities of living.Il teatro contemporaneo attinge dal mondo frammenti di realtà concreta su cui fonda dinamiche teoriche e processi scenici, che fanno interagire con modalità inedite attori professionisti e “attori sociali”. Ne risulta un teatro “delle persone” incardinato al concetto di “presenza”. Il teatro di Bertolt Brecht descrive un percorso che illumina antecedenti e ragioni delle attuali compenetrazioni. In questo contributo, di taglio propositivo, se ne prendono in considerazione tre aspetti. In primo luogo, si individuano le premesse della svolta brechtiana nei precedenti dibattiti intorno ai gruppi agitprop della Repubblica di Weimar. Successivamente si analizzeranno le formulazioni del drammaturgo tedesco nel segno di una teoria e di una pratica incentrate sulla “scena di strada”. Infine, si valuteranno, con particolare attenzione al Sudamerica e all'Italia, gli apporti forniti da Brecht allo sviluppo di esperienze teatrali che si incardinino alle realtà del vivere e che con queste si contaminino

    “Sconfinati” corpi: sull’uso del teatro per insegnare l’italiano ai ragazzi migranti

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    Scenes from Samuel Beckett’s Waiting for Godot were employed in Rome to teach Italian to a group of immigrant teenagers in a Public School. The Drama workshop helped to develop a collaborative group of students by encouraging exchanges, friendships and cooperative learning. The workshop became a space of freedom, where to enact peacefully the internal conflicts that arise in immigrant boys and girls when building a new, multi-cultural identity. From my students I learned that theatre could be that common language that enables all of us to weave constructive and meaningful relations between different cultures.Aspettando Godot di Samuel Beckett, utilizzato per insegnare l’italiano a un gruppo di adolescenti migranti di un Istituto Comprensivo di Roma. Il laboratorio di teatro ha contribuito a creare un gruppo solidale di alunni, incoraggiando l’apprendimento cooperativo, l’amicizia e gli scambi. Il laboratorio si è configurato come spazio di libertà, dove mettere in scena in modo pacifico i conflitti interiori che sorgono nei ragazzi migranti al momento della costruzione di una nuova identità di tipo multiculturale, con il loro arrivo in Italia. Dai miei studenti ho imparato che il teatro può diventare un modo per intrecciare relazioni significative e profonde tra culture diverse, permettendo di costruire un linguaggio comune e di condividere le proprie differenze

    Introduzione

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