University of Bologna

Antropologia e Teatro. Rivista di Studi
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    Domenico Giuseppe Lipani, Devota magnificenza. Lo spettacolo sacro a Ferrara nel XV secolo (1428-1505)

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    La nuova generazione di improvvisatori di chjam’è rispondi in Corsica. Rottura o continuità?

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    The chjam’è rispondi is a particular performance, based on improvisation and characterised by a dialogic style, which is sung by two or more performers. After a sharp decline since the 1950s, the chjam’è rispondi has acquired a renewed interest during the last two decades. In particular, a group of young performers has been distinguishing itself for having approached this practice in a completely unconventional manner. This turn has provoked considerable repercussions on chjam’è rispondi, one of which was to give it a new course. An informal manner of singing or situated along institutionalised performing events? Technical learning or “natural gift”? What is the role played by the Corsican language? These are some of the practical and theoretical crucial points with which the performers have to confront themselves. On these issues, conflicting interpretations have emerged, leading the performers to dynamically situate themselves into the contemporary Corsican society.Il chjam’è rispondi è una particolare prassi dialogica che si contraddistingue per essere cantata e improvvisata al tempo stesso da due o più improvvisatori. Dopo un declino vertiginoso in seguito alle due Guerre Mondiali, il chjam’è rispondi ha conosciuto un rinnovato interesse nel corso degli ultimi decenni. In special modo, un gruppo di giovani si è contraddistinto per aver approcciato la pratica in maniera del tutto inedita, provocando significative ripercussioni sulla stessa e rivitalizzandola al contempo. Spontaneità della creazione del canto o organizzazione dell’evento in momenti performativi? Apprendimento tecnico o “dono di natura”? Qual è il ruolo affidato alla lingua corsa? Sono solo alcuni dei nodi teorici e pratici con i quali gli improvvisatori devono confrontarsi e sui quali si scontrano interpretazioni differenti, in un dinamico riposizionamento dell’improvvisatore in seno alla società corsa contemporanea

    Problems & Provocations around Performance, P-a-R & the PhD

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    This paper is intended as a provocation; and it asks questions of the ways in which knowledge and understanding are articulated through P-a-R in and through performance. The article argues that P-a-R’s creeping status as more of a mantra than a methodology necessitates the asking of some questions. The article's overtly UK perspective is tempered by a positions at two Australian universities; residencies undertaken in the US, Asia and mainland Europe; collaborations with academics in a dozen countries and PhD examination in three countries. Whilst the focus of the article remains predominantly British and Australian the issues addressed are not entirely local; whilst not quite an autoethnography, the article draws on its writer’s examination of numerous P-a-R students. It is from this platform of support that the article questions some of the assumptions around P-a-R, not least the idea that creative practice can readily serve as its own articulation within formal research contexts.Questo contributo è deliberatamente inteso come una provocazione e interroga i modi in cui conoscenza e comprensione si articolano nella Performance-as-Research, così come attraverso la performance stessa. L'insidioso statuto della P-a-R, più simile a un mantra che a una metodologia, impone di dar voce ad alcuni interrogativi. Lo sguardo apertamente rivolto al Regno Unito è qui anche influenzato da due esperienze professionali presso atenei australiani; da residenze condotte negli Stati Uniti, in Asia e nell’Europa continentale; da collaborazioni con accademici avvenute in una dozzina di paesi, così come dalla partecipazione a commissioni di valutazione di ricerche dottorali in tre paesi diversi. Benché si concentrino prevalentemente sul contesto britannico e australiano, le problematiche affrontate in questo articolo non sono del tutto circoscritte a livello locale; inoltre, benché non si tratti di un resoconto auto-etnografico, questo contributo si basa su numerose esperienze di valutazione di studenti nell’ambito della P-a-R condotte dal suo autore. Su tali basi vengono qui messe in questione alcune pretese riguardanti la P-a-R, non ultima l’idea che la pratica creativa possa servire senza difficoltà al proprio sviluppo nel quadro della ricerca scientifica formale

    Canti di partecipazione e di resistenza a Mumbai

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    Since the construction of the first spinning mills in the mid-nineteenth century, Mumbai has grown with the expansion of cotton manufacture. But between the end of the twentieth century and the beginning of the millennium, there was the closure of the great factories, a stratified process, expression of a multitude of causes, which is usually brought back to the more general concept of “deindustrialization”. The transformations of the city over the years have been and are still today narrated by the urban bards, lok shahirs, who, drawing inspiration from the folklore legacy of Maharashtra, sang the birth of industry, the toil of work, the commitment of workers in social and political movements, the disillusionment of de-industrialization and, subsequently, the expulsion of a considerable mass of people from the new post-industrial city.A partire dalla costruzione delle prime filande verso la metà dell’Ottocento, Mumbai ha visto la propria fisionomia cambiare con la crescita, l’espansione e, infine, il declino della manifattura del cotone. Tra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila si è assistito alla chiusura dei grandi opifici, un processo stratificato, espressione di una moltitudine di concause, che si è soliti ricondurre al più generale concetto di “deindustrializzazione”. Le trasformazioni della città nel corso degli anni sono state e sono ancora oggi narrate dai bardi urbani, lok shahir, i quali, traendo ispirazione dal retaggio folclorico del Maharashtra, hanno cantato la nascita dell’industria, la fatica del lavoro, l’impegno dei lavoratori nei movimenti sociali e politici, la disillusione della deindustrializzazione e, successivamente, l’espulsione di una massa considerevole di persone dalla nuova città post-industriale

    Miti di fondazione e cronologie in Africa occidentale. Elementi di storia locale kassena

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    This article deals with some aspects of the history of the Kassena, a West African people settled in Northern Ghana and Southern Burkina Faso. Among the Kassena, myths of foundation – which are here labelled “etiological tales” - tell the origins of local communities and chiefdoms, whereas no unitary and shared account is available that provides some explanation of their common origins as an ethnic group. As part of an ongoing attempt to investigate the history of this people by interpreting a corpus of etiological tales and by taking into consideration the chronologies of chiefs, this article outlines a method that might be helpful, through further developments, in order to connect different local accounts in a single frame. Questo articolo tratta alcuni aspetti della storia dei Kassena, un popolo dell’Africa occidentale stanziato nel Ghana settentrionale e nel Burkina Faso meridionale. Presso i Kassena, i miti di fondazione, che in questa sede sono etichettati come “racconti eziologici”, riportano le origini delle comunità locali e dei chiefdom, mentre non è disponibile un resoconto unitario e condiviso che spieghi le loro origini comuni come gruppo etnico. Nell’ambito di un tentativo in corso d’opera di indagare la storia di questo popolo attraverso l’interpretazione di un corpus di racconti eziologici e prendendo in considerazione le cronologie dei capi, questo articolo delinea un metodo che potrebbe essere di aiuto, attraverso sviluppi ulteriori, per connettere i diversi racconti locali in un’unica cornice

    Polemiche sopra i due massimi sistemi: Galileo e il Piccolo Teatro

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    The paper, based on phd dissertation about the relationship between Piccolo Theatre of Milan and local audience community, analyzes the debate rised by catholics politicians around the show Life of Galileo (1963), on the most important italian newspapers and in City Council. These protests, though being speciously raised against that specific show, were an attack towards the artistic independence of Piccolo Theatre, aiming for more pluralism in a public institution financed by the City.L’articolo, tratto dalla tesi dottorale dedicata ai rapporti fra il Piccolo Teatro di Milano e la comunità spettatoriale, analizza le polemiche sollevate - in particolare dalla DC - a partire dallo spettacolo brechtiano Vita di Galileo (1963) sulle principali testate giornalistiche e all’interno del Consiglio Comunale. Tali polemiche, pur utilizzando lo spettacolo come pretesto, accusano il Piccolo Teatro di parzialità politica e ne mettono in discussione l’autonomia artistica, premendo per un maggior pluralismo proprio in virtù della sua natura di teatro pubblico sovvenzionato dal Comune

    Una presenza che si fa ombra in Oriente

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    In the contest of Asian culture the “shadow structure” is discussed connected to its native world and then it has to be interpreted starting to the culture of its original world. This essay investigates three different geographic situation, that is Japan (nōtheatre), China (shadow theatre) and Indonesia (shadow theatre), to connect as well as possible the vision and “shadow philosophy” to accurate and cultural perspectives, which can relate it to real cultural images.La “struttura ombra” nel contesto della cultura in Asia è pensata correlata indissolubilmente al vissuto nel quale ha avuto origine e quindi va interpreta partendo dalla cultura che l’ha originata. Questo saggio indaga pertanto tre diverse realtà geografiche, rispettivamente il Giappone (teatro nō), la Cina (teatro delle ombre) e l’Indonesia (teatro delle ombre), per meglio connettere la visione e la “filosofia dell’ombra” a precise prospettive culturali, che consentano di relazionarla a immagini non prevaricanti

    Lo spazio antropologico del teatro. Biagio Rossetti e lo spettacolo estense

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    The present paper examines some hypothesis on the possible role that Biagio Rossetti, ducal architect and engineer, had in the theatrical staging in Ferrara between XVth and XVIth century. Starting from archival documents, published in the last few years, the study will look for the evidences of the possible involvement of the architect, with the aim of reconstructing the dynamics of material culture that characterize theatrical experimentation during Ercole’s dukedom.L’articolo si propone di formulare alcune ipotesi circa il possibile ruolo che Biagio Rossetti, architetto e ingegnere ducale a Ferrara tra il Quattrocento e il Cinquecento, poté avere nella pratica allestitiva del periodo. A partire dalle notizie d’archivio pubblicate negli ultimi anni, si cercheranno gli indizi di un possibile coinvolgimento dell’architetto ferrarese, al fine di ricostruire le dinamiche di cultura materiale che resero possibile quella grande stagione di sperimentazione teatrale che fu il ducato di Ercole I

    Tihana Maravić, Vado a prendermi gioco del mondo. Dal folle in Cristo a Bisanzio e in Russia al performer contemporaneo

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