University of Bologna

Antropologia e Teatro. Rivista di Studi
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    246 research outputs found

    Fabrizio Deriu. L’azione-metafora. Altri contributi al paradigma teatrale

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    Review of L’azione-metafora. Altri contributi al paradigma teatrale by Fabrizio Deriu, published by Artemide.Recensione di L'azione-metafora. Altri contributi al paradigma teatrale di Fabrizio Deriu edito da Artemid

    La drammaturgia come pratica critica all'interno dei processi creativi. Una prospettiva postdrammatica

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    The paradigm shift in the field of contemporary performance includes the change that the process of creation or production has undergone by acquiring a practical value with the explicit need for a theoretical redefinition caused by the erosion of the author's creative dominance and the gradual emergence of an anti-hierarchical and mostly collaborative method of working. This article attempts to frame this change by proposing the dramaturgical lens as a generative instance of the new ways of understanding creativity and practical engagement in it. Through an interdisciplinary approach involving relational and processual thinking, it addresses dramaturgy as a shared, politicised and catalytic practice, and the new figure of the dramaturg as a facilitator and mobiliser of the thought process (and thus creation) of others. In this regard, it offers several critical concepts through which it reconstructs the ways of acting dramaturgically in the midst of the creative process, such as responsiveness, conversation and focalization. Ultimately, the study problematises the relationship between artistic engagement and the contemporary productive and socio-economic context. Il cambio di paradigma nel campo della performance contemporanea include il mutamento che ha subìto il processo di creazione o di produzione acquistando un valore pratico con l’esplicita necessità di una ridefinizione teorica causata dall’indebolimento del predominio creativo dell’autore e dal progressivo affermarsi di un metodo di lavoro anti-gerarchico e per lo più collaborativo. Questo articolo tenta di inquadrare tale mutamento proponendo la lente drammaturgica quale istanza generatrice dei nuovi modi di comprendere la creatività e l’impegno pratico in essa. Attraverso un approccio interdisciplinare che coinvolge il pensiero relazionale e processuale, affronta la drammaturgia come pratica condivisa, politicizzata e catalitica, e la nuova figura del dramaturg come facilitatrice e mobilitatrice del processo di pensiero (e quindi di creazione) degli altri. A tal riguardo offre diversi concetti critici attraverso i quali ricostruisce i modi di agire dramaturgicamente nel mentre del processo creativo, come la capacità di risposta, la conversazione e la focalizzazione. In ultima istanza lo studio problematizza il rapporto tra l’impegno artistico e il contesto produttivo e socio-economico contemporaneo.&nbsp

    L'operetta Baraonda (1936) di Lessi, Compare, Perrone. Una "monelleria" nel sistema di propaganda attuato dal regime fascista attraverso i generi leggeri

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    The discovery of previously unpublished materials related to the operetta Baraonda (1936) in a private archive in Bologna offers new perspectives on the use of light theatre in Fascist propaganda. The operetta—written by Giulio Compare, Dino Lessi, and Francesco Perrone—was produced for the Opera Nazionale Balilla and staged at the Teatro Solvay in Rosignano. It is situated within the broader framework of cultural control exercised by the regime, which promoted children's theatre and light entertainment forms as tools to consolidate popular support. However, Baraonda stands out for its critical approach—highlighted by the authors themselves—which reflects the tensions between artistic aspirations and adherence to the regime’s directives. This study examines the role of operetta within the Fascist theatrical system, comparing its narrative to other contemporary productions and thus shedding light on the ambiguities and subtle spaces of dissent embedded within the cultural policies of the period. Il ritrovamento di materiali inediti relativi all’operetta Baraonda (1936) presso un archivio privato bolognese offre nuove prospettive sull’uso del teatro leggero nella propaganda fascista. L’operetta, di Giulio Compare, Dino Lessi e Francesco Perrone, prodotta per l’Opera Nazionale Balilla presso il Teatro Solvay di Rosignano, si inserisce nel più ampio quadro del controllo culturale esercitato dal regime, che favorì il teatro d’infanzia e le forme di spettacolo leggere per consolidare il consenso. Tuttavia, Baraonda si distingue per un approccio critico, evidenziato dagli stessi autori, che riflette le tensioni tra esigenze artistiche e adesione alle linee del regime. Questo studio esamina il ruolo dell’operetta nel sistema teatrale fascista, confrontandone la narrazione con altre produzioni coeve, evidenziando così le ambiguità e i margini di dissenso.&nbsp

    The Popularization of Chinese Modern Drama: The Birth of Petty Urbanite huaju during the Isolated Island Period

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    The emergence of Petty Urbanite huaju during the Isolated Island Period (1937-1941) marked a pivotal moment in the popularization of Chinese modern drama, or huaju. This transition embodies a blend of both inevitability and serendipity in the evolution of huaju. This paper posits that the rise of Petty Urbanite huaju was propelled by a complex interplay of multifaceted, systematic, and interconnected factors. Utilizing the cultural diamond theory (Griswold 2008: 14), the analysis delves into the dynamic interactions between Petty Urbanite huaju, society, creators, and audiences, uncovering the mechanisms that led to the birth of this unique theatrical form. The findings reveal that the popularization of Chinese huaju—and the corresponding emergence of Petty Urbanite huaju—unfolded through three distinct phases: the stage of social influence, the stage of human influence, and the stage of artistic regulation. These stages are intricately linked and progressive, collectively illuminating the underlying mechanism that drove the popularization of Chinese huaju.L'emergere del huaju dei piccoli urbani durante il Periodo delle Isole Isolate (1937-1941) segnò un momento cruciale nella popolarizzazione del dramma moderno cinese, o huaju. Questa transizione incarna un mix di inevitabilità e casualità nell'evoluzione del huaju. Questo articolo ipotizza che l'ascesa del huaju dei piccoli urbani sia stata alimentata da una complessa interazione di fattori sfaccettati, sistematici e interconnessi. Utilizzando la teoria del diamante culturale (Griswold 2008: 14), l'analisi approfondisce le interazioni dinamiche tra huaju dei piccoli urbani, società, creatori e pubblico, svelando i meccanismi che hanno portato alla nascita di questa forma teatrale unica. I risultati rivelano che la popolarizzazione del huaju cinese – e la corrispondente comparsa del huaju dei piccoli urbani – si è svolta attraverso tre fasi distinte: la fase dell'influenza sociale, la fase dell'influenza umana e la fase della regolazione artistica. Queste fasi sono intrinsecamente collegate e progressive, e nel loro insieme illuminano il meccanismo di fondo che ha portato alla diffusione del huaju cinese

    Algoritmo Corea: una premessa

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    The dossier Algoritmo Corea: performing arts ai tempi dell’intelligenza artificiale [Algorithm Korea: Performing Arts in the Age of Artificial Intelligence] explores the intersection of performing arts, technology, and artificial intelligence within the context of South Korea, a country renowned for its prominent role in technological advancements and cultural industries. Through an extensive analysis, the work aims to provide a historical and anthropological overview of the relationships between art and technology, highlighting how Korean performing arts reflect and critically engage with technological progress and its cultural impacts. The dossier serves as an entry point into Korean culture and theater, offering a thoughtful reflection on the use of advanced technologies in the arts and suggesting interpretive frameworks to understand a rapidly evolving present, where South Korea emerges as a global leader.Il dossier Algoritmo Corea: performing arts ai tempi dell’intelligenza artificiale esplora l'intreccio tra arti performative, tecnologie e intelligenza artificiale nel contesto della Corea del Sud, un Paese che si distingue per il suo ruolo di spicco nei settori tecnologici e delle industrie culturali e creative. Attraverso un'ampia analisi il lavoro si propone di fornire una panoramica, in una cornice storico-antropologica, delle relazioni tra arte e tecnologia, evidenziando come le arti performative coreane riflettano e problematizzino il progresso tecnologico e i suoi impatti culturali. Il dossier rappresenta un punto di ingresso alla cultura e al teatro coreani e una riflessione attenta sull'uso delle tecnologie più avanzate nelle arti, suggerendo chiavi di lettura per interpretare un presente in rapida evoluzione, in cui la Corea del Sud si configura come protagonista globale

    South Korea at the Crossroads: Tradition, Technology, and the Impact of AI on the Society

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    Artificial Intelligence (AI) is significantly transforming South Korea, influencing various sectors from industry to entertainment. The purpose of this article is to analyze certain cultural characteristics and the driving force behind South Korea's embrace of Artificial Intelligence (AI) across various sectors: tech industry (industrial automotation, predictive maintenance, smart manufacturing), healthcare (diagnostics, personalized medicine, and patient care management) and education (personalized learning experience and administration).  In entertainment, AI-driven virtual influencers like Rozy have gained immense popularity. Additionally, K-dramas are integrating humanoid robots, such as in Are You Human too?  South Korea's commitment to AI is evident in its policies and investments, positioning it as a global leader in this field, demonstrating AI's vast potential to enhance various aspects of life and industry.L'intelligenza artificiale (AI) sta trasformando in modo significativo la Corea del Sud, influenzando vari settori, dall'industria all'intrattenimento. Lo scopo di questo articolo è quello di analizzare alcune caratteristiche culturali e la forza trainante che sta alla base dell'adozione dell'Intelligenza Artificiale (IA) da parte della Corea del Sud: l’industria tecnologica (automazione, manutezione predittiva e produzione intelligente), la sanità (diagnostica, medicina personalizzata e gestione delle cure) e nell’istruzione (apprendimento personalizzato e amministrazione), intrattenimento (con influencer virtuali e promozione commerciale). Nel settore dell'intrattenimento influencer virtuali guidati dall'IA come Rozy hanno guadagnato un'immensa popolarità. Inoltre, i drammi K stanno integrando robot umanoidi, come nel caso di Are You Human too? L'impegno della Corea del Sud nei confronti dell'IA è evidente nelle sue politiche e nei suoi investimenti, che la posizionano come leader globale in quest’ambito, dimostrando il vasto potenziale dell'IA per migliorare vari aspetti della vita e dell'industria

    Co-evoluzione nel rapporto tra creazione artistica e intelligenza artificiale. Sull’utilizzo specifico di “I Question”, “MADI” e “SIA”

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    This article explores the co-evolutionary relationship between Artificial Intelligence (AI) and artistic creation through three projects: “I Question,” “SIA,” and “MADI.” “I Question” is an interactive media art work that engages the public and aims to explore AI’s ability to understand and appreciate art. “SIA” generates poetry based on a corpus of Korean poets, redefining concepts of creation and poetic authorship. “MADI” creates original choreographies inspired by contemporary dance, exploring the possibility of AI-generated compositions. These projects highlight AI’s role as a co-creator, raising questions about meaning and intentionality in the creative process. The collaboration between AI and art opens new perspectives in the understanding and diversification of artistic production, expanding the realm of art beyond traditional boundaries.Questo articolo esplora il rapporto di co-evoluzione tra Intelligenza Artificiale (IA) e creazione artistica tramite tre progetti: “I Question”, “SIA” e “MADI”. “I Question” è un’opera di media art interattiva che coinvolge il pubblico e mira a esplorare la capacità dell’IA di comprendere e apprezzare l’arte. “SIA” genera poesie basandosi su un corpus di poeti coreani, ridefinendo i concetti di creazione e autorialità poetica. “MADI” crea coreografie originali ispirandosi alla danza contemporanea, esplorando la possibilità di composizioni generate dall’IA. Questi progetti evidenziano il ruolo dell’IA come co-creatore, sollevando interrogativi sul significato e l’intenzionalità nel processo creativo. La collaborazione tra IA e arte apre nuove prospettive nella comprensione e nella diversificazione della produzione artistica, espandendo il territorio dell’arte oltre i confini tradizionali

    Grotowski and Performance Studies

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    There are many links joining performance studies and Jerzy Grotowski’s research and terminology. The article is an attempt of initial exploration of this dense web of relations following four main lines: 1) Grotowski’s historic links to the individuals and organizations that pioneered performance studies; 2) particular meanings that Grotowski gave to the terms related to performance studies; 3) Grotowski’s beliefs regarding the dramatic nature of human relations, which link him to the concepts of the forerunners and founders of performance studies; 4) Grotowski’s distinctive vision of behaviour in non-daily situations, different from the ideas of performance studies and his different perception of the function of performance from the ones dominant in performance studies. The task I set myself is to provide preliminary outline of these four areas and to put forth initial hypotheses to be tested in future studies.Sono molti i legami che uniscono gli studi sulla performance alla ricerca e alla terminologia di Jerzy Grotowski. L'articolo è un tentativo iniziale per esplorare questa fitta rete di relazioni seguendo quattro linee principali: 1) i legami storici di Grotowski con gli individui e le organizzazioni che sono stati i pionieri dei performance studies; 2) i significati particolari che Grotowski ha dato ai termini relativi ai performance studies; 3) le convinzioni di Grotowski riguardo alla natura drammatica delle relazioni umane, che lo collegano ai concetti dei precursori e dei fondatori dei performance studies; 4) la visione distintiva di Grotowski del comportamento in situazioni non quotidiane, diversa dalle idee dei performance studies e la sua diversa percezione della funzione della performance rispetto a quelle dominanti nei performance studies. Il compito che mi sono prefissato è quello di fornire un quadro preliminare di queste quattro aree e di formulare le prime ipotesi da testare in studi futuri

    Crafting a queer migrant community. NGOs personnel's positioning in the “Samos LGBTQI+ Support Group”

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    The main aim of this paper is to analyse micropolitical dynamics activated in queer migrant people mutual-support groups run by NGOs. In particular, this article examines how humanitarian personnel picture, organise and experience LGBTQI+ migrant collectives. The selected fieldwork is the Samos LGBTQI+ collective as, in 2021, the first Closed Control Access Centre was inaugurated on the island. The centre is part of the identification and surveillance facilities located in the Aegean Sea. Such institutions are the cornerstone of the European Union’s migrant fluxes management strategy articulated in The New Pact on Migration and Asylum (COM - 609/2020). This article then examines humanitarian personnel’s perspective investigating “safe space”’s management, as well as the intersectional dynamics of power which characterise its gatherings, the very definition of queer community and group’s relationship with migration regime’s authorities.L'obiettivo principale di questo articolo è analizzare le dinamiche micropolitiche attivate nei gruppi di mutuo soccorso per persone migranti queer gestiti dalle ONG. In particolare, questo articolo esamina come il personale umanitario immagina, organizza e vive i collettivi di migranti LGBTQI+. Il lavoro sul campo selezionato è il collettivo LGBTQI+ di Samos, poiché nel 2021 è stato inaugurato sull'isola il primo centro di accesso controllato. Il centro fa parte delle strutture di identificazione e sorveglianza situate nel Mar Egeo. Tali istituzioni sono la pietra miliare della strategia di gestione dei flussi migratori dell'Unione Europea, articolata nel Nuovo Patto sulla Migrazione e l'Asilo (COM - 609/2020). L'articolo esamina quindi la prospettiva del personale umanitario che indaga sulla gestione dello “spazio sicuro”, nonché le dinamiche intersezionali di potere che caratterizzano i suoi incontri, la definizione stessa di comunità queer e il rapporto del gruppo con le autorità del regime migratorio

    Artificially Enhanced Performing Arts. Experiment on the Creative use of AI in Performing Arts

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    This article explores the Artificially Enhanced Performing Arts workshop, which took place in Bologna from January 15 to 19, 2024, as part of a collaboration between the Department of Arts at the University of Bologna and the Seoul Institute of the Arts. The workshop investigated the use of artificial intelligence as a creative tool in the performing arts, with participation from a diverse group of Italian and Korean students. Guided by Professors Andrea Paciotto and Kim JaeMin, the experiment aimed to examine the possibilities and constraints of AI within a collective creative process. Through AI-driven exercises and improvisations, participants collaborated across various cultural, linguistic, and technological boundaries. This article outlines the workshop’s methodology, chronicles the participants' experiences, and analyzes audience feedback, highlighting key takeaways from the experiment.Questo articolo esplora il workshop Artificially Enhanced Performing Arts svoltosi a Bologna dal 15 al 19 gennaio 2024, come parte di una collaborazione tra il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e il Seoul Institute of the Arts. Il workshop ha indagato l'uso dell'intelligenza artificiale come strumento creativo nelle arti performative, con la partecipazione di un gruppo eterogeneo di studenti italiani e coreani. Guidato dai professori Andrea Paciotto e Kim JaeMin, l'esperimento mirava a esaminare le possibilità e i limiti dell'IA all'interno di un processo creativo collettivo. Attraverso esercizi e improvvisazioni guidati dall'IA, i partecipanti hanno collaborato superando confini culturali, linguistici e tecnologici. Questo articolo descrive la metodologia del workshop, racconta le esperienze dei partecipanti e analizza i feedback del pubblico, mettendo in luce i principali risultati dell’esperimento

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