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Unraveling the pathways of tribochemical reactions involving the ZDDP lubricant additive by machine-learning-informed molecular dynamics
Among the most promising lubricant additives developed to date are zinc dialkyldithiophosphates (ZDDPs), which have protected engine components for over eight decades through the formation of tribofilms on the metal surfaces of machines' engines. However, the atomic-scale mechanisms governing this protective film formation remain poorly understood.
This thesis investigates the mechanochemical processes underlying ZDDPs tribofilm formation on iron surfaces using molecular dynamics simulations powered by a custom Machine-Learning Interatomic Potential (MLIP). The computational framework integrates Density Functional Theory (DFT) and active-learning techniques to develop an accurate potential capable of capturing complex reaction dynamics. Simulations were conducted on systems containing 700 ZDDPs and linkage isomer LI2 ZDDPs molecules under realistic tribological conditions. The resulting trajectories were analyzed through Coordination Number (CN) and Radial Distribution Function (RDF) methods to track chemical evolution during sliding. This approach enabled detailed investigation of film formation pathways, including chemisorption, iron sulfide layer growth, and polyphosphate network development, allowing for the observation at the atomic-level into how molecular structure influences the protective mechanisms of lubricant additives.
The simulations reveal a mechanically-driven multi-phase process: immediate chemisorption upon contact, formation of an iron sulfide interfacial layer, and development of polyphosphate networks. Critically, conventional ZDDPs and their linkage isomers LI2 ZDDPs exhibit markedly different mechanochemical behavior, with LI2 ZDDPs showing enhanced reactivity and faster polyphosphate formation. These results are in agreement and can explain experimental results while providing atomic-resolution insights into how molecular structure influences protective film formation
Sistemi di immobilizzazione e di precisione in radioterapia: analisi dei dati e valutazioni operative
Questo elaborato si propone di ottimizzare e uniformare l’impiego degli immobilizzatori e dei sistemi di precisione presso l’U.O. di Radioterapia dell’AOSP S. Orsola di Bologna, attraverso la revisione e la standardizzazione dei Report TC di centratura. Sono stati analizzati complessivamente tra 10 e 13 report per ciascun distretto anatomico, estratti dal sistema gestionale Mosaiq, valutando le configurazioni di posizionamento più ricorrenti. La soglia di standardizzazione è stata fissata al 70% di utilizzo. I risultati hanno evidenziato schemi consolidati, come l’impiego della maschera termoplastica nei trattamenti encefalici e testa-collo, l’associazione Wing Board e Knee Fix nelle neoplasie toraciche e mammarie, o la combinazione Knee Fix e Feet Fix nei distretti pelvici e prostatici. Altri distretti, come gli arti, hanno mostrato maggiore variabilità, richiedendo un approccio più personalizzato. Il lavoro ha portato alla definizione di un documento strutturato per ciascun distretto, con modelli standardizzati di Report TC e una sezione dedicata alle note, per consentire la necessaria flessibilità clinica. Questa proposta mira a migliorare l’efficienza operativa, ridurre i tempi di preparazione e aumentare l’accuratezza del trattamento, ponendosi al contempo come base per futuri approfondimenti volti ad ampliare la casistica e a raffinare ulteriormente le modalità di posizionamento e di preparazione del paziente
Pregnancy After Cancer (PAC): i bisogni emozionali e informativi in gravidanza delle donne con pregressa storia oncologica. Uno studio qualitativo.
Introduzione: La gravidanza dopo una diagnosi oncologica tra le giovani donne sopravvissute comporta sfide psicologiche e fisiche significative. Queste donne vivono emozioni contrastanti e possono sperimentare ansia, senso di colpa e difficoltà nel legame madre-bambino, oltre alla grandissima gioia per la gravidanza.
Obiettivo: Lo studio intende esplorare il vissuto e i bisogni di queste donne per migliorare l’assistenza e colmare il vuoto nella letteratura sul tema.
Metodi: Lo studio è stato condotto secondo l’approccio della Descrizione Interpretativa. É stato stimato un campione di 10 donne e al momento ne sono state arruolate 4. Le informazioni relative al vissuto di una gravidanza dopo malattia oncologica sono state raccolte tramite interviste semi strutturare. L’analisi dei dati preliminare è stata condotto secondo i principi dell’analisi tematica. Per garantire l’affidabilità, sono state adottate misure come il diario clinico, l’organizzazione di meeting del gruppo di ricerca e la triangolazione dei ricercatori. Inoltre, verrà applicato il “test del clinico riflessivo” per la validazione dei temi emersi.
Risultati: Sono emersi 7 temi principali. Il più rilevante è la paura per la recidiva, connesso al timore di perdere una gravidanza attesa e vissuta come miracolo, riscatto e rinascita. Il grande impatto fisico ed emotivo del tumore è capace di condizionare il vissuto delle donne. La rete familiare e il supporto sanitario sono stati fondamentali, anche se emerge un limite rappresentato dalla continuità assistenziale.
Conclusione: Lo studio evidenzia una dualità emotiva tra gioia e paura. L’esperienza del tumore incide profondamente sull’identità e sul vissuto delle donne, influendo anche sul periodo perinatale. Si è dimostrato fondamentale il supporto familiare e dei sanitari, ma la mancanza di continuità assistenziale rappresenta una criticità. I risultati offrono spunti per percorsi di cura più personalizzati e per futuri approfondimenti
Caratteristiche del low back pain negli atleti di weightlifting e il loro approccio alla fisioterapia: uno studio osservazionale trasversale
BACKGROUND Il low back pain è il disturbo muscoloscheletrico più comune, colpisce fino all’80% della popolazione. Tra le cause rientrano i gesti tecnici sportivi, svolti spesso ad alta intensità e con sovraccarichi. Lo studio ha l’obiettivo di indagare la correlazione tra low back pain e weightlifting, sport olimpionico basato sul sollevamento di carichi pesanti. La fisioterapia, indicata come trattamento elettivo dalle Linee Guida per il low back pain, viene analizzata sia come intervento preventivo che curativo, valutandone l’esito negli atleti.
MATERIALI E METODI Un apposito questionario online a risposta multipla ha raccolto i dati su tre ambiti principali: caratteristiche di allenamento, low back pain e trattamento fisioterapico. Il campione ha incluso atleti con età superiore ai 15 anni e non praticanti altri sport agonistici. Le analisi statistiche sono state condotte in cieco.
RISULTATI Il campione comprende 81 atleti, 43 donne e 38 uomini, principalmente di fascia 20-35 anni, di cui 50 atleti. 51 compilanti svolgono weightlifting da oltre 3 anni e 67 competono a livello regionale o superiore. Il low back pain è riferito da 71 atleti, 29 lo associano allo sport.
DISCUSSIONE Il low back pain aumenta tendenzialmente con l’aumento dell’età e del livello di competizione, svolgimento di altri sport e minor supervisione dell’allenatore. La fisioterapia è impiegata prevalentemente in fase curativa e con risultati positivi. Tuttavia, la numerosità ridotta e alcuni fattori confondenti, come la pratica di altri sport e la difficoltà di definire la temporalità di insorgenza del dolore, rappresentano i limiti dello studio.
CONCLUSIONE Non emerge un rapporto di causalità tra low back pain e weightlifting, ma una tendenza alla comparsa del disturbo tra gli atleti. La fisioterapia è risultata un trattamento efficace e preferenziale per la gestione e la riduzione dei sintomi
Aspettative e percezione di efficacia degli approcci fisioterapici attivi e passivi nei disturbi muscoloscheletrici: uno studio osservazionale.
Obiettivo:
Lo studio analizza come i pazienti con disturbi muscoloscheletrici percepiscono l’efficacia dei diversi approcci fisioterapici, attivi e passivi, e in che modo le loro aspettative possano influenzare l’aderenza e la risposta al trattamento. Tale indagine nasce dall’esigenza di comprendere il divario tra le evidenze scientifiche, che supportano anche gli approcci attivi, e le preferenze ancora diffuse verso interventi di tipo passivo.
Materiali e Metodi:
È stato condotto uno studio osservazionale trasversale su un campione di 71 pazienti adulti affetti da disturbi muscoloscheletrici, reclutati presso l’ambulatorio privato di fisioterapia Moove. Prima dell’inizio del trattamento è stato somministrato un questionario strutturato volto a raccogliere dati sociodemografici, dati clinici e aspettative terapeutiche.
Le analisi statistiche sono state effettuate con test esatto di Fisher (α = 0,05).
Risultati:
La maggioranza dei pazienti ha attribuito un’elevata efficacia sia ai trattamenti passivi (93%) sia agli attivi (98%), con una prevalente aspettativa verso la terapia manuale (82%), seguita da esercizio terapeutico (58%) ed educazione (49%). L’obiettivo più comune era la riduzione del dolore (61%), seguita dal miglioramento funzionale (45%). Differenze significative sono emerse in relazione a sesso, esperienze fisioterapiche pregresse, tipo di sintomo e durata del disturbo, che influenzano le tempistiche di miglioramento attese e la percezione di efficacia.
Conclusioni:
I pazienti mostrano una marcata fiducia nei trattamenti manuali, ma anche una crescente apertura verso gli approcci attivi, soprattutto se supportati da adeguata comunicazione ed educazione. La comprensione e la gestione delle aspettative rappresentano elementi chiave per costruire un’alleanza terapeutica efficace e promuovere un modello riabilitativo integrato e centrato sulla persona
Prevenzione oncologica e detenzione: il caso delle donne detenute a Bologna
Introduzione: la salute non deve essere in alcun modo un privilegio, ma un diritto fondamentale della persona.
Obiettivo: valutare il rischio d’infezione da HPV, che le donne detenute, presso la Casa Circondariale di Bologna, hanno rispetto alla popolazione “libera” residente nella stessa Città Metropolitana, e calcolare il tasso di adesione ai test di screening per il cervicocarcinoma.
Background: le donne detenute rappresentano una popolazione vulnerabile con maggiori fattori di rischio per l’infezione da HPV, ma con limitato accesso ai programmi di prevenzione.
Metodi: è stato condotto uno studio osservazionale analitico trasversale presso la Casa Circondariale di Bologna, analizzando gli esiti dei test di screening effettuati tra novembre 2024 e settembre 2025 e, i risultati dei PAP-test spontanei eseguiti tra gennaio 2024 e ottobre 2025. I dati di confronto provengono dal Centro Screening dell'Emilia-Romagna, che ha fornito per il 2024 le informazioni su inviti, risposte, estensione e adesione agli stessi programmi.
Risultati: nella prima parte dello studio, presso l’istituto penitenziario, sono stati eseguiti 8 test di screening, di cui 7 HPV-test: il 71,4% ha avuto esito negativo e il 28,6% positivo. Nella seconda parte, su 315 donne detenute, sono stati raccolti 42 PAP-test spontanei, con un tasso di positività pari a 0% e un tasso di adesione del 13,3% in assenza di un programma di screening organizzato. Nel gruppo di confronto, nel 2024, il 93,0% degli HPV era di esito negativo, mentre il 7,0% era positivo.
Conclusioni: in prospettiva, questo studio rappresenta solo un primo passo verso una più ampia comprensione del tema: sarebbe auspicabile estendere la raccolta dei dati a livello regionale e nazionale, per delineare un quadro più completo e omogeneo della salute ginecologica nelle carceri italiane. Un simile approccio permetterebbe di individuare criticità comuni e buone pratiche, favorendo interventi mirati e realmente equi su tutto il territorio
La promozione del "tempo condiviso" per garantire la continuità assistenziale: audit sull'introduzione del turno di 12 ore. L'esperienza all'Ospedale Bufalini di Cesena.
La letteratura sostiene la continuità assistenziale (CA) ostetrica come essenziale per migliorare gli outcomes materni e la soddisfazione della donna. In un contesto ospedaliero italiano, l'introduzione di una turnistica 12/12 ore (rispetto al modello di turnazione in quinta 7/7/12 ore) potrebbe aumentare la CA, riducendo i cambi turno.
Lo studio si è posto l'obiettivo di valutare l’impatto del passaggio a uno schema prevalentemente di 12/12 ore sulla CA e sugli outcomes ostetrici presso l'U.O. di Ostetricia dell’Ospedale Bufalini di Cesena.
Metodi: sono state analizzate n=197 cartelle cliniche di donne ricoverate per travaglio/prodromi a termine, confrontando Ottobre 2023 (turnazione in quinta) e Ottobre 2024 (turnazione 12/12 ore). I campioni erano omogenei per caratteristiche demografiche e cliniche all'ingresso. Sono stati utilizzati i test del Chi-Quadrato e t di Student.
Risultati: è stata riscontrata una differenza statisticamente significativa nel numero di cambi turno. La percentuale di donne non soggette a cambio turno è aumentata significativamente, passando dal 41.12% (2023) al 56.67% (2024). Nonostante il miglioramento, il 28.89% dei parti ha subito ancora un cambio turno, evidenziando il limite della turnazione mista. Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative negli outcomes analizzati (durata del parto, ricorso ad analgesia/augmentation, modalità del parto, integrità del perineo, modifica del rischio ostetrico).
Conclusioni: l’introduzione parziale della turnazione ostetrica di 12/12 ore ha rappresentato un successo gestionale, raggiungendo l’obiettivo di incrementare significativamente la continuità assistenziale (riducendo i passaggi di consegne), senza compromettere negativamente la stabilità degli outcomes ostetrici.
Studi futuri potrebbero valutare l'impatto a lungo termine, la soddisfazione di donna e personale, e il bilancio tra la fatigue del personale e l’efficienza dopo l'adesione totale al modello 12/12 ore
Il ruolo dell’esercizio fisico nella prevenzione primaria del carcinoma mammario: una revisione sistematica di studi di coorte prospettici
Background: il carcinoma mammario rappresenta la neoplasia più diffusa tra le donne e un importante ambito di prevenzione oncologica. L’attività fisica è riconosciuta come fattore modificabile potenzialmente protettivo, ma la letteratura presenta risultati eterogenei in relazione all’intensità, alla durata e al periodo di esposizione.
Obiettivi: questa revisione sistematica ha valutato l’associazione tra i livelli di attività fisica e il rischio di carcinoma mammario, considerando differenze per stato menopausale e periodo di vita (giovinezza vs età adulta).
Metodi: la ricerca è stata condotta nei database PubMed e Scopus fino a ottobre 2025, includendo studi di coorte prospettici in lingua inglese che riportassero misure quantitative di attività fisica in MET-h/settimana o in ore/settimana, e stime di rischio (HR o RR) per incidenza di carcinoma mammario. La qualità metodologica è stata valutata tramite la Newcastle–Ottawa Scale; la sintesi è qualitativa, data l’eterogeneità degli studi.
Risultati: sono stati inclusi 20 studi, per un totale di oltre 1,15 milioni di partecipanti e follow-up medi compresi tra 6 e 22 anni. Diciassette studi su venti hanno mostrato un basso rischio di bias. L’attività fisica elevata è risultata associata a una riduzione del rischio di carcinoma mammario, più marcata nelle donne in post-menopausa (riduzioni tra il 9% e il 47%) rispetto a quelle in pre-menopausa, nelle quali l’effetto emerge oltre soglie di circa 27–30 MET-h/settimana. L’attività fisica in gioventù sembra avere un effetto protettivo anche in età adulta.
Conclusioni: nonostante i limiti legati al disegno osservazionale, all’autovalutazione dell’attività fisica e all’eterogeneità delle misure, le evidenze supportano un effetto protettivo coerente dell’attività fisica nei confronti del carcinoma mammario. Promuovere stili di vita attivi costituisce quindi una strategia di prevenzione primaria efficace e una responsabilità etico-professionale per i professionisti sanitari
Life Cycle Assessment Of Wastewater Treatment Scenarios
Municipal wastewater treatment plants (WWTPs) are essential for protecting public health and aquatic ecosystems but are also energy-intensive and generate large quantities of sludge and foam wastes that are often incinerated or landfilled, leading to both environmental burdens and the loss of valuable resources. In recent years, WWTPs have been increasingly recognized as potential resource recovery facilities, capable of generating energy and nutrients while reducing pollution. LCA offers a systematic framework to quantify these trade-offs and identify the most sustainable treatment pathways.
This study applied LCA to evaluate the environmental performance of three wastewater treatment scenarios on the basis of 1 m³ of influent treated: (i) a baseline conventional activated sludge system with sludge incineration, (ii) a system with anaerobic digestion (AD) of sludge and combined heat and power (CHP) recovery, and (iii) an advanced resource recovery configuration integrating AD, CHP, heat recovery, and struvite precipitation for nutrient recovery. Modeling was performed in SimaPro 9.0.2.0 using the ecoinvent v3.3 database and the ReCiPe Midpoint (H) method, with system expansion to account for avoided electricity, heat, and fertilizer production.
Results showed that the advanced recovery scenario achieved the lowest impacts across most categories, reducing global warming potential by 65% compared to the baseline, and significantly mitigating acidification and eutrophication. Contribution analysis confirmed that electricity consumption and sludge disposal dominate environmental burdens in conventional systems, whereas the substitution of avoided products is critical to improving performance in recovery-oriented scenarios. Sensitivity analysis highlighted the importance of allocation methods and the uncertainty of fugitive methane emissions from AD
Seismic behaviour of a reinforced concrete frame strengthened with CLT panels
This master thesis investigates the application of CLT panels as a seismic reinforcement solution for small existing reinforced concrete buildings that, in the past years, were constructed without following the current seismic design regulations. Through modelling phases conducted on the software SAP2000, I calculated the improvement that it can bring to the structure. This solution is considered innovative thanks to the type of connectors used to install the reinforcement; the connection is achieved through RING that Rothoblaas srl developed. The implementation method of these connectors will improve the velocity and simplicity of the installation process offering an alternative to the traditional solutions currently present on the market.
The main section of this master thesis focuses on the modelling of the seismic reinforcements. A detailed improvement of all the critical issues of the initial model was carried out, bringing solutions for the creation of the subsequent model. Once the correct behaviour of each element present in the system was achieved, it was possible to estimate the lateral force absorbed by a single-story panel anchored to a reinforced concrete frame. After completing the study of a single cell, the same process was carried out to extend the reinforcement system to a two-story element. The analysis again reported, after the refinement of the model, a behaviour consistent with what was expected. The final chapter focuses on the application of the two-storey seismic reinforcement to a real reinforced concrete structure designed without the use of seismic codes. This process takes place through the preliminary creation of a phenomenological model that simulates the behaviour of the refined model. The final analysis is cantered on the study of the structural benefits that these reinforcements bring to the structure, placed in the four different seismic zones to have a wide spectrum of the final results