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Valutazione della qualità della carne e dell'incidenza di miopatie del petto di pollo in relazione alla dieta somministrata e alla durata del fotoperiodo
Questo lavoro di tesi ha valutato l’effetto della durata del fotoperiodo e della dieta sulle principali caratteristiche qualitative della carne e sull’incidenza delle miopatie del petto di pollo. Per la prova sono stati accasati all’interno di uno stabulario sperimentale 2028 pulcini di un giorno (maschi, appartenenti al tipo genetico Ross 308). Sono stati testati rispettivamente un programma luce alternativo con un aumento delle ore di buio e due diete sperimentali con diverse strategie per la deplezione della lisina e l’aggiunta di acido guanidinoacetico unitamente ad un aumento della densità amminoacidica e la supplementazione con fitasi. Alla macellazione è stata valutata l’incidenza di miopatie del petto (White Striping, Wooden Breast e Spaghetti Meat) su almeno 250 petti per gruppo mentre le analisi della qualità della carne sono state condotte su 15 muscoli Pectoralis major per gruppo. Sulla base dei risultati ottenuti in merito all’effetto sulla qualità della carne, è possibile affermare che l’interazione tra i due fattori sperimentali, seppure presente, non ha prodotto effetti sinergici significativi, ad eccezione del drip loss. Le carni dei polli alimentati con diete sperimentali hanno evidenziato valori inferiori di pH e un colore più chiaro mentre effetti più limitati sono stati osservati nella capacità di ritenzione idrica e nella tenerezza. Al contrario, il fotoperiodo, pur influenzando alcuni parametri qualitativi (pH e capacità di ritenzione idrica) ha mostrato un effetto trascurabile sulla qualità della carne. Per quanto riguarda l’incidenza delle miopatie, i dati hanno messo in luce che l’adozione delle due diete sperimentali e del fotoperiodo breve ha avuto un effetto positivo sulla riduzione dell’incidenza delle anomalie White Striping e Wooden Breast. Al contrario, l’anomalia Spaghetti Meat ha mostrato un peggioramento in termini di incidenza in risposta ai medesimi trattamenti
Left Atrial Appendage Analysis: 2D Segmentation and Imaging Approaches
La valutazione del rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale è una sfida clinica e scientifica. L’approccio dei digital twin, che costruisce modelli personalizzati da dati clinici e di imaging, ha aperto nuove prospettive nello studio della dinamica atriale e del rischio tromboembolico. Studi che applicano la fluidodinamica computazionale a geometrie ricostruite da TC hanno mostrato potenzialità nella stima del rischio; tuttavia la TC presenta limiti: bassa risoluzione temporale, necessità di simulare artificialmente la dinamica in FA e natura invasiva, che ne riduce l’idoneità per studi longitudinali.
Per superare queste criticità, il lavoro propone di sostituire la TC con acquisizioni ecocardiografiche transtoraciche (TTE) e transesofagee (TEE). L’ecocardiografia offre maggiore risoluzione temporale, consente acquisizioni dirette in condizioni di FA ed è non invasiva, risultando più adatta a follow-up ripetuti. La trasposizione dei protocolli TC su dati ecografici introduce però nuove sfide legate al rumore speckle e al basso contrasto.
Una parte del lavoro è dedicata a tecniche di filtraggio e denoising per migliorare la qualità delle immagini; in seguito si applicano metodi variazionali bidimensionali per la segmentazione dell’auricola sinistra. Sono stati confrontati modelli quali “Convex non-convex segmentation”, “Unsupervised Multiphase Segmentation” e “Frame-based segmentation” per valutarne l’efficacia su dati ecocardiografici.
Infine, le ricostruzioni tridimensionali ottenute con gli algoritmi sviluppati in MATLAB sono state confrontate con le segmentazioni automatiche generate da ITK-SNAP, per valutare la fattibilità di un’alternativa a strumenti commerciali o open-source nella segmentazione dell’auricola sinistra da immagini TEE
Segmenting residual enhancing tumor and FLAIR hyperintensity in early postoperative glioblastoma MRI using AI, with EOR assessment and survival analysis
Among adult brain tumors, GBM is both relatively prevalent and highly fatal, for which surgery is part of standard of care. In this project, AI models are developed to segment residual CET and FLAIR hyperintensity in early post-op GBM mpMRI taken < 72 hours after surgery, with the segmented CET volume used to classify extent of resection. These can reduce workload of clinicians. Pretraining was done on MRIs from 882 cases taken from BraTS 2024 post-treatment glioma challenge dataset and models were finetuned using five-fold cross validation on early post-op mpMRI taken for 67 patients from the Oslo University Hospital BrainPower database. The ensemble of five models achieved a mean dice of 0.49 (SD: 0.34) for CET and 0.82 (SD: 0.16) for FLAIR hyperintensity on 20 hold out patients. Classification between maximal and submaximal resection achieved precision/recall of 1.00/0.92 for maximal and 0.88/1.00 for submaximal resection on the 20 hold out patients. On the external test set of 40 patients' MRI taken from the Río Hortega University Hospital GBM dataset, performance was 0.92/0.97 for maximal and an unreliable 0.50/0.25 for submaximal resection as the external data has severe class imbalance with only 4 submaximal resections. Segmentation performance on longitudinal MRI from the SAILOR dataset at OUH is explored and analyzed. Potential use of radiomic shape features extracted from CET and FLAIR hyperintensity noted on early post-op MRIs is explored for survival modeling using data of 80 patients. Kaplan meier curves show that patients with maximal resection tend to have longer overall survival than those with submaximal resection with a borderline log-rank p = 0.063. Comparative analysis using AICc, Akaike weights, likelihood ratio tests, and performance metrics across Cox PH and early death classification models reveals that actual residual CET volume outperforms surgical extent of resection in overall survival modeling in this cohort
Strategie di Pivoting per la fattorizzazione LU
Questo elaborato si propone di analizzare la stabilità della fattorizzazione LU, metodo ampiamente utilizzato in analisi numerica. Un indicatore di tale stabilità è il fattore di crescita, che permette di valutare se la fattorizzazione è stata eseguita correttamente. Verranno illustrate e analizzate diverse strategie di pivoting che permettono di migliorare la stabilità del metodo.
L'elaborato raccoglie i contributi di diversi matematici che, nel tempo, si sono cimentati ad analizzare il comportamento del fattore di crescita e hanno ricercato casi di instabilità. In particolare, viene presentata una famiglia di matrici per cui il fattore di crescita è estremamente elevato per qualsiasi strategia di pivoting
Acquisizione e analisi di osservabili astrometriche tramite funzioni API
Negli ultimi anni si è notato un crescente interesse riguardo lo studio e l'esplorazione di corpi minori del sistema solare, come asteroidi e comete, per ragioni scientifiche e di difesa planetaria. In questo contesto, l'astrometria, disciplina dedicata alla misurazione precisa della posizione e del moto dei corpi celesti, si conferma uno strumento fondamentale. L'obiettivo di questa tesi è fornire all'utente uno strumento in grado di presentare un certo numero di informazioni rilevanti riguardo a un corpo minore di interesse scientifico. Come caso di prova per la validazione del lavoro di tesi è stato considerato l'asteroide Kleopatra. In particolare, sono stati creati grafici raffiguranti i valori dei residui di ascensione retta e di declinazione al variare di differenti parametri presenti nelle osservabili del corpo celeste selezionato. I residui rappresentano la differenza tra la posizione del corpo celeste rilevata da osservatori, o da altri sistemi di misurazione, e la posizione ottenuta mediante modelli teorici su Python nel medesimo istante di tempo. Infine, i risultati ottenuti pongono le basi per approfondire l'ottimizzazione dei modelli orbitali utilizzati e per l'individuazione di potenziali errori sistematici nelle traiettorie
Impatto della fermentazione scalare con Torulaspora delbrueckii sulle qualità chimiche e sensoriali di un vino Chardonnay
Nel panorama enologico moderno, la ricerca di vini sempre più distintivi e qualitativamente superiori ha spinto a esplorare soluzioni fermentative alternative a quelle tradizionali. L’impiego esclusivo di Saccharomyces cerevisiae nei processi industriali, se da un lato garantisce sicurezza fermentativa, dall’altro tende ad appiattire la complessità sensoriale dei vini. In tale contesto, l’utilizzo di lieviti non convenzionali, come Torulaspora delbrueckii, si sta affermando come strategia efficace per ampliare la varietà aromatica e migliorare la struttura del prodotto finale. Lo scopo della presente tesi, svolta a livello aziendale, è stato quello di valutare l’impatto enologico e sensoriale di una fermentazione scalare condotta su mosto di Chardonnay, ottenuta mediante inoculo sequenziale da un ceppo commerciale di T. delbrueckii seguito da S. cerevisiae. Tale approccio è stato confrontato con una fermentazione tradizionale condotta unicamente con S. cerevisiae, con l’obiettivo di analizzare le differenze nei parametri chimico-fisici, nel profilo dei composti volatili e nelle caratteristiche organolettiche dei vini ottenuti. Seppur con tempi più lunghi, la tesi scalare (TD) presentava un aumento marcato di esteri etilici a media e lunga catena (etil esanoato, etil ottanoato, etil decanoato), responsabili di note fruttate e tropicali, e una minore presenza di alcoli superiori e acidi grassi volatili, a favore di un bouquet più fine ed equilibrato. Tali differenze sono state confermate mediante un panel test sensoriale, nel quale la tesi TD ha ottenuti punteggi maggiori relativamente ai descrittori agrumati, tropicali e di frutta a polpa gialla, oltre che nella percezione di corpo, equilibrio gustativo e qualità complessiva. In conclusione, la fermentazione scalare ha permesso di ottenere un vino di maggiore complessità aromatica e armonia gustativa, capace di differenziarsi dal profilo standard della cantina
Analisi dei metodi di segmentazione dei dischi intervertebrali da scansioni MRI
La creazione di gemelli digitali permette di simulare le condizioni fisiopatologiche dei
pazienti. Nell’ambito del progetto europeo METASTRA [1], vengono costruiti e validati
modelli digitali della colonna vertebrale di pazienti affetti da metastasi ossee, allo
scopo di predire il rischio di frattura. L’accuratezza nella predizione del rischio dipende
anche dall’accuratezza delle segmentazioni di vertebre e dischi intervertebrali. Per la
segmentazione di immagini TC per la costruzione dei modelli digitali delle vertebre
esiste una ricca letteratura su metodi, accuratezza e ripetibilità. Al contrario, per la
segmentazione dei dischi intervertebrali da scansioni RM, i riferimenti sono molto più
scarsi.
Questo lavoro si pone come obbiettivo quello di analizzare i metodi di segmentazione
dei dischi intervertebrali da immagini di risonanza magnetica, già esistenti in
letteratura. Una revisione della letteratura degli ultimi 15 anni sulla piattaforma
PubMed ha permesso di selezionare 17 studi pertinenti.
I
risultati mostrano che le tecniche di segmentazione automatica raggiungono
accuratezze paragonabili a quelle manuali. Le prestazioni calano tuttavia nei casi di
degenerazione discale avanzata.
Dopo aver effettuato un’attenta analisi della letteratura, sono state acquisite sia tramite
RM che TC immagini di colonne vertebrali ex-vivo. In seguito, le immagini acquisite in
RM sono state sottoposte a segmentazione semiautomatica, mentre la parte
automatica è stata affidata ad un software per la segmentazione, quella manuale a
due operatori. Le segmentazioni sono successivamente state confrontate secondo
alcune metriche, riportando quasi assoluta concordanza tra gli operatori.
Le prospettive future riguardano lo sviluppo di modelli ibridi e l’integrazione di soluzioni
di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di rendere la segmentazione non solo più
precisa ed efficiente, ma anche clinicamente utile nella valutazione delle patologie
discali
Sviluppo di un modello globale (0D) per sorgenti in radio frequenza alimentate ad acqua
Il presente lavoro si inserisce nell’ambito del progetto Water-based Electric Thrusters (WET), finalizzato allo sviluppo di una tecnologia di propulsione elettrica sostenibile basata sull’impiego dell’acqua come propellente. L’obiettivo è l’estensione e l’adattamento di un modello globale (0D) per la simulazione di plasmi elettronegativi generati in propulsori senza elettrodi con sorgenti a Radio Frequenza (RF) alimentate a vapore d’acqua. Dopo una rassegna critica della letteratura, sono state individuate e raccolte sezioni d’urto sperimentali per le principali reazioni elementari che caratterizzano il comportamento del plasma a base d’acqua. Tali dati sono stati implementati nel modello globale, consentendo di stimare la composizione chimica del plasma, la temperatura elettronica, la spinta e l’impulso specifico in funzione di parametri iniziali quali potenza e portata in ingresso. Il modello sviluppato viene confrontato con risultati sperimentali, mostrando andamenti qualitativamente coerenti ma anche criticità per sviluppi futuri. Il lavoro costituisce un passo preliminare verso una modellazione più completa delle sorgenti RF con acqua come propellente, fornendo le basi per future ottimizzazioni del modello chimico e diffusivo e per lo sviluppo di simulazioni propulsive più avanzate
Studio e validazione sperimentale delle prestazioni di un velivolo ad ala rotante in scala ridotta
La tesi descrive la realizzazione completa di un velivolo ad ala rotante in scala ridotta. Inizia con la descrizione del disegno al CAD 3D del velivolo per il calcolo dei momenti di inerzia, illustra tutti i passaggi legati all'assemblaggio vero e proprio del velivolo, con successiva integrazione di sistemi elettronici e calibrazione di essi. Si conclude con previsioni su future prove di volo sperimentali, evidenziando le possibili problematiche e migliorie che possono essere apportate al velivolo
L’evoluzione dei dispositivi di potenza per la mobilità elettrica: dal silicio ai semiconduttori di nuova generazione
La transizione verso la mobilità elettrica richiede un ulteriore sviluppo dell'elettronica di potenza verso soluzioni più efficienti, compatte e affidabili. I dispositivi al silicio hanno rappresentato per anni la base dell'elettronica di potenza, ma oggi mostrano limiti significativi rispetto agli standard richiesti dalla mobilità elettrica. Questa tesi analizza l'evoluzione dei dispositivi di potenza, dai transistor in silicio ai semiconduttori wide bandgap, in particolare carburo di silicio (SiC) e nitruro di gallio (GaN). Vengono approfondite le principali applicazioni nei veicoli elettrici, tra cui inverter di trazione in SiC, OBC in GaN e convertitori DC-DC. Infine, vengono discusse le prospettive future legate ai materiali ultra-wide bandgap e ai sistemi di ricarica wireless. Dall'analisi emerge come SiC e GaN stiano consentendo progressi importanti nello sviluppo di sistemi di conversione ad alte prestazioni, contribuendo alla diffusione e all'evoluzione dei veicoli elettrici