University of Salerno

EleA@UniSA - Università degli Studi di Salerno
Not a member yet
    6957 research outputs found

    I questionari di gradimento-autovalutazione: uno strumento per il miglioramento delle scuole

    Get PDF
    2021 - 2022Le differenze organizzative, sociali, economiche e territoriali delle singole scuole influenzano i risultati formativi degli studenti. La situazione di svantaggio di alcune istituzioni scolastiche, in termini di digital device, di livelli di scolarizzazione e di marcate differenze territoriali è stata confermata anche dalla pandemia, rendendo necessarie scelte di policy finanziate con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dal Programma operativo nazionale PON “Per la Scuola” 2014-2020 – Fondo europeo per lo sviluppo regionale. Tali risorse devono supportare un sistema di istruzione che ha visto la trasposizione sempre più marcata di termini e concetti derivanti principalmente dall’ambito aziendale con un accento chiaro e netto sull’importanza del miglioramento qualitativo e sull’ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione e formazione. La richiesta di misurazione e valutazione dell'efficacia sia dei sistemi di istruzione che delle singole scuole, accompagnata da una accountability, ha portato alla concessione dell’autonomia alle istituzioni scolastiche. Alle scuole sono stati dati strumenti di supporto per aiutarle a definire vision, mission, scelte strategiche, piani di miglioramento, analisi dei risultati per il miglioramento continuo al fine di incidere positivamente sul rendimento degli alunni e diventare più resilienti e preparate a rispondere in maniera più efficiente alle situazioni contingenti. Avendo i fattori di efficacia educativa come riferimento, le scuole possono lavorare sull’inefficacia, comprendere come “fare meglio”, auto valutarsi per poter poi progettare percorsi di miglioramento. La scuola vista come pubblico servizio con capacità di progettualità autonoma, deve tendere all'efficacia educativa, nel caso manchino tali strumenti provare a crearli e verificarli sul campo. Per autovalutarsi è necessario comprendere quali sono gli standard da raggiungere e quali sono i fattori che rendono le scuole migliori e in che modo la propria scuola si trova rispetto ad essi. In seguito all’introduzione del Sistema Nazionale di Valutazione è diventata obbligatoria per le scuole la stesura di documenti strategici quali il Rapporto di Autovalutazione (RAV), il Piano di Miglioramento (PdM) e il Piano dell'Offerta Formativa (PTOF). La fase di autovalutazione, principio di tutto il processo, è fondamentale per la sua riuscita. Le istituzioni scolastiche in ossequio al dettato normativo effettuano l’autovalutazione mediante il Rapporto di Autovalutazione che viene fornito loro da Invalsi e che viene caricato sul portale Scuole in Chiaro, utilizzato in fase di iscrizione dalle famiglie per scegliere l’offerta formativa e quindi la scuola per i loro figli. Le scuole ricevono ogni tre anni una serie di indicatori per stilare il Rapporto di Autovalutazione e di conseguenza il Piano di Miglioramento che sarà poi inserito nel Piano Triennale dell’Offerta formativa di ogni singola scuola. Gli indicatori dovrebbero servire a dare elementi di riflessione in chiave autovalutativa per il RAV, ad analizzare la totalità dei fattori di efficacia ed a promuovere una riflessione autodiagnostica collettiva nell'organizzazione scolastica. Essi comprendono: ➢ dati rielaborati e restituiti da INVALSI alla scuola sulla base delle sue risposte al questionario scuola; ➢ dati desunti dalla stessa Amministrazione e dal sistema Sidi; ➢ dati di provenienza statistica (ISTAT, ministero Interno...); ➢ dati provenienti dagli esiti delle rilevazioni standard sui livelli di apprendimento effettuati da INVALSI; ➢ possibile riserva di dati (indicatori) proposti e rielaborati dalla scuola stessa. A questi indicatori “esterni” le scuole non aggiungono indicatori propri che tengano conto del giudizio espresso dalla componente alunni, genitori, docenti ed ATA, dei risultati ottenuti dagli studenti; dei risultati osservabili nella realizzazione di specifici progetti. Gli indicatori elaborati autonomamente dalla scuola hanno pochissimo spazio di rilevanza espositiva rispetto a quelli nazionali di sistema. Il limite del RAV così costruito, considerando gli indicatori esterni prioritari, è la focalizzazione della valutazione su di essi e la difficoltà di svolgere processi di autovalutazione e miglioramento che investano tutta l'organizzazione. È necessario uno spostamento di attenzione verso le scuole, verso la loro specificità e capacità di analisi dei processi. Le difficoltà di realizzazione dell’autovalutazione a livello delle singole scuole sono da ricercare nella cultura valutativa presente nelle scuole, nei modelli socializzati di interpretazione professionale dei docenti e nei rapporti tra la scuola e gli interlocutori sociali direttamente interessati. Spesso nemmeno i docenti si ritrovano nel RAV quale rappresentazione dell'identità della propria organizzazione: la comunità educante non considera l’elaborazione dei documenti strategici un impegno prioritario per il miglioramento. Gli indicatori del RAV non possono analizzare la totalità dei fattori di efficacia e non sempre riescono a promuovere una riflessione autodiagnostica collettiva all’interno dell’organizzazione scolastica. [introduzione a cura dell'Autore]XXXV cicl

    The Memorial Afterlives of Online Crowdsourcing: ‘Lives of the First World War’ at Imperial War Museums

    Get PDF
    From May 2014 to March 2019 the Imperial War Museums launched a large-scale digital crowdsourcing project, ‘Lives of the First World War’. ‘Lives’ melded official and unofficial datasets to create an integrated database of people who had participated in the First World War. Over the course of the project 7.7 million individual histories were collected. After the initial collection phase, ‘Lives’ became a permanent digital memorial and database. This article investigates how ‘Lives’ contributed to public understandings of the First World War during and after its centenary. While undoubtedly an impressive and difficult undertaking, this article suggests that large scale data collection as a methodology on its own will replicate collection biases, unless married with specific collection drives. In the case of the First World War, this means that global majority narratives are subsumed by white British ones, at the expense of historically realistic data. The skewed datasets that come from large crowdsourced projects have widespread implications for cultural memories of events if they are to be digitally preserved within national collections

    L’ospedale di Santa Giulia di Brescia: strutture della vita quotidiana e ospitalità nel Medioevo

    Get PDF
    2021 - 2022L’ospedale monastico di San Salvatore-Santa Giulia in Brescia fu l’espressione della regola benedettina di ospitare l’altro come se fosse Cristo, specialmente i più poveri e pellegrini. Si inserì nelle fondazioni regie longobarde e, attraversando l’alto Medioevo giunse sino all’epoca moderna, gestendo l’ospitalità e la carità a vantaggio della comunità e per la salvezza della propria anima, trasformandosi da xenodochium, in hospitale nobilium, quindi in hospitale pauperum et infirmorum, pur mantenendo funzioni di rappresentanza prima e assistenziali poi. Inoltre, fornì il modello anticipatorio e obbligato per la fondazione dell’ospedale magno di matrice laica, operando indefessamente per otto secoli, mediante una comunità di conversi guidati da una amministratrice o ministra. [a cura dell'Autore]The monastic hospital of San Salvatore-Santa Giulia in Brescia was the expression of the Benedectine rule to welcome the other as if it were Christ, especially the poorest and pilgrims. It was part of the Lombard Royal foundations and through the early Middle Ages came till the Modern Age, managing hospitality and charity for the benefit of the community and for the salvation of one’s soul, tranforming from xenodochium into hospitale nobilium, therefore into hospitale pauperum et infirmorum, manteining representative functions at first and then welfare. It also provided an obligatory and anticipatory model for the foundation of hospitale magnum of lay matrix, working tirelessly for eight centuries through a community of confreres led by a female administrator or minister. [edited by Author]XXXV cicl

    The Age of Public History

    Get PDF

    Public History, National Museums and Transnational History

    Get PDF
    The concept of a ‘national museum’ is fundamentally at odds with the theory and practice of public history, with public historians’ understanding that historical experience often does not obey borders, that the nation is not always the center of human experience and culture. The argument of this essay is that transnational history—history that crosses borders, that challenges the privileging of the nation state—constitutes an opportunity for national museums to go beyond national identity and the confines of geopolitical borders. Human experience is far more complicated than can be captured in the history of a single nation, and national museums are obligated to transcend such a narrative and engage in the contested, transnational nature of history and culture. Museums are well positioned to do this because they deal not only in ideas but in objects, the material culture of times and places that did not so easily sort out into ‘nation’ and ‘other.’ Museums can make the theoretical real, illuminating how national identity has been constructed from the parts of our many cultures, ideas, and institutions, recentering the narrative and recovering the stories obscured by the ascendancy of the national narrative

    Ogiek and Akie: How many peoples for how many languages? What is their future?

    Get PDF
    Ogiek and Akie are the names of two African endangered languages belonging to the Nilo-Saharan, Kalenjin family, originally spoken by scattered groups of hunters and gatherers in a region stretching from southern Kenya to Northern Tanzania. These languages are now in danger due to the loss of their habitat caused by climate change and to an unbalanced diglossia with majority languages (Kikuyu and Swahili in Kenya, Maa and Swahili in Tanzania). Despite their close familiarity and possible common origins, the two languages and speaker communities followed different paths, at least it was so during the last 200 years. This paper aims to investigate how the two different historical, ecological and political contexts impacted the two languages and cultures. On the basis of the fieldwork carried out by the authors in the two areas, the authors aim to point out the extent to which projects of cooperation for the promotion and safeguard of the local languages and cultural intangible heritage have the potential to slow down or reverse the tendency towards languages decline and possible demise

    Riflessioni sullo studio della discrezionalitá tecnica e la sindacabilitá del giudice amministrativo

    Get PDF
    The overcoming of the consolidated and clear distinction between restricted activity and discretionary activity in administrative law, knows the configuration of seven techniques for conferring decision-making powers to the public administration Among these, the so-called technical discretion, object of study and analysis of the paper in question, is still at the center of a lively doctrinal and jurisprudential debate. Technical discretion, for years brought back to the scope of administrative discretion, so- called pure, postulates, on the contrary, the autonomy of its notion, for the understanding of the development of contemporary administrative law. This activity involves the formulation of a complex assessment which requires, in turn, the identification of a choice between several solutions that are abstractly conceivable, whenever the administration In order to enact a given measure, it must apply a technical standard to which a legal rule confers direct or indirect relevance. A correct classification of the institute requires the delimitation of its boundaries with respect to other contiguous phenomena, such as technical assessment and the so-called mixed discretion, as well as the analysis of the thorny question relating to its judicial review, whenever the application of the technical regulation does not lead to a certain result, repeatable and objective, when, in addition to its application, the assessment carried out by the administrative authority is of autonomous importance. In this perspective, the issue of technical discretion is also the issue of judicial control over technical discretion which, as such, from the beginning has been poised between problems of substantive law and problems of procedural law. Although, the jurisprudential principle that equates technical discretion with merit and therefore considers it unquestionable by the judge is no longer current, the problem of the boundaries of the judge's review of the technical evaluations of the P.A. can still be considered current, both from the point of view of the intensity of this review, and from the point of view of its concrete procedural dimension.ll superamento della consolidata e netta distinzione tra attività vincolata e attività discrezionale nel diritto amministrativo, conosce la configurazione di ben sette tecniche di conferimento dei poteri decisionali alla pubblica amministrazione tra queste, la c.d. discrezionalità tecnica, oggetto di studio e analisi dell'elaborato in questione, è ancora oggi al centro di un animato dibattito dottrinale e giurisprudenziale. La discrezionalità tecnica, per anni ricondotta nell'alveo della discrezionalità amministrativa, c.d. pura, postula, al contrario, l’autonomia della sua nozione, per la comprensione dello svolgimento del diritto amministrativo contemporaneo. L'attività suddetta implica la formulazione di una complessa valutazione che richiede, a sua volta, l'individuazione di una scelta tra più soluzioni astrattamente ipotizzabili, ogniqualvolta l’amministrazione, ai fini dell’emanazione di un determinato provvedimento, debba applicare una norma tecnica cui una norma giuridica conferisce rilevanza diretta o indiretta. Un corretto inquadramento dell'istituto richiede la delimitazione dei suoi confini rispetto ad altri fenomeni contigui, quali l'accertamento tecnico e la c.d. discrezionalità mista, nonchè l'analisi della spinosa questione relativa al suo sindacato giudiziale, ogniqualvolta l'applicazione della regola tecnica non conduca ad un risultato certo, ripetibile ed oggettivo, quando accanto all’applicazione della stessa, la valutazione compiuta dalla autorità amministrativa riveste autonoma rilevanza. In questa prospettiva, il tema della discrezionalità tecnica è anche il tema del controllo giurisdizionale sulla discrezionalità tecnica che, come tale, sin dalle origini si è collocato in bilico tra problemi di diritto sostanziale e problemi di diritto processuale.Sebbene, non sia più attuale il principio giurisprudenziale che equipara la discrezionalità tecnica al merito e che la ritiene, pertanto, insindacabile dal giudice, può ritenersi ancora attuale il problema dei confini del sindacato del giudice sulle valutazioni tecniche della P.A., tanto sotto il profilo dell'intensità di tale sindacato, quanto sotto il profilo della sua concreta dimensione processuale

    Intervista a Giuseppe Raniolo. Sull’uso controverso delle nuove realtà digitali a scuola

    Get PDF
    Intervista allo psicoterapeuta Giuseppe Raniolo sulle trasformazioni di lungo periodo della tecnologia nella vita quotidiana e sull’uso o abuso di quest’ultima nella scuola. La dimensione digitale è ormai una necessità e il mondo della scuola non ne è escluso e deve quindi necessariamente trovare il modo di riflettere per sfruttarne ogni vantaggio. Gli alunni di oggi ancor prima di iniziare la scuola hanno già esperienza con le nuove tecnologie e questo ha cambiato notevolmente il loro modo di apprendere e di relazionarsi. Raniolo sostiene che l’alfabetizzazione digitale è fondamentale per approcciarsi al mondo in cui viviamo.Interview with psychotherapist Giuseppe Raniolo on the long-term transformations of technology in daily life and its use or abuse in schools. The digital dimension is now a necessity and the school world is not excluded from it and must therefore necessarily find ways of thinking about how to take advantage of it. Students, even before they start school, already have experience with new technologies and this has changed their way of learning and relating considerably. Raniolo tells that digital literacy is fundamental for approaching the world we live in

    5,054

    full texts

    6,957

    metadata records
    Updated in last 30 days.
    EleA@UniSA - Università degli Studi di Salerno
    Access Repository Dashboard
    Do you manage Open Research Online? Become a CORE Member to access insider analytics, issue reports and manage access to outputs from your repository in the CORE Repository Dashboard! 👇