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Matteo Palumbo,I soggetti della modernità. Verga, Tozzi, Pirandello, Svevo, Prisma, Napoli 2024, pp. 374
Episodio 87. I Carabinieri al Nord. Il Massiccio del Grappa
Consultare la pagina https://linktr.ee/storiadeicarabinieri per informazioni sul progettoÈ possibile ascoltare il podcast su: Spreaker Podcast Player, Apple Podcasts, Spotify, iHeartRadio, Google Podcasts, Castbox, Podcast Addict, PodchaserNon avevamo già parlato della zona del Monte Grappa e del suo territorio circostante e neppure dei Carabinieri che vi combatterono per la Liberazione del nostro Paese.
Oggi parliamo di un ufficiale; non solo di lui. Ma di quegli ufficiali che non hanno età e sono veri comandanti. Parliamo del tenente Luigi Giarnieri e dei suoi uomini… una storia a tratti triste ma diremmo anche bella per i valori che porta … sta a voi ascoltarla … ma andiamo per gradi …
Il tenente GIARNIERI Luigi era nato a Napoli il 3 gennaio 1920 e, dopo aver frequentato il Collegio Militare di Napoli (la famosa Nunziatella) dall’anno 1935 al 1937 entra nella Regia Accademia di Fanteria e Cavalleria di Modena conseguendo, nel 1940, la nomina a sottotenente dei Carabinieri.
Promosso tenente nel 1942, aveva già comandato una tenenza e poi una sezione di polizia militare mobilitata che aveva preso parte alla Campagna di Russia con la Divisione Pasubio.
Al rientro in Italia, Giarnieri fu destinato inizialmente a Firenze e da lì a Tarvisio. Da questa località nel 1943 raggiunse il ministero della difesa nazionale della RSI ove prese servizio per garantire la vigilanza all'infrastruttura.
Passato al movimento resistenziale poco prima della seconda grande cattura dei Carabinieri nella RSI (4 agosto 1944) combatté contro le formazioni nazi-fasciste che presero in una morsa tutto il Grappa.
Catturato fu torturato e quindi impiccato ad un gancio. Medaglia d'argento al valor militare alla memoria. Partigiano combattente!
Con lui altri Carabinieri Partigiani combatterono e caddero. Altri poi ne vennero tanto da dar vita al battaglione Luigi Giarnieri, in memoria del giovane ufficiale vittima della barbarie nazifascista
Nota a margine della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, 21 dicembre 2023, causa C-333/21
Questo contributo si pone l’obiettivo di approfondire la recente sentenza
della Corte di Giustizia dell'Unione europea riguardante il caso della Superleague. La
Corte, da un lato, ha confermato la sua consolidata giurisprudenza, affermando
l’assoggettabilità dello sport alle norme dell’Unione europea, in particolare in materia
di concorrenza e libertà fondamentali; dall’altro lato ha verificato la compatibilità o
meno delle norme di FIFA e UEFA alla normativa europea. La Corte ha concluso
evidenziando che le norme di autorizzazione preventiva imposte da UEFA e FIFA
costituiscono sia una pratica anticoncorrenziale e un abuso di posizione dominante,
sia una violazione della libera prestazione di serviziHis article aims to explore the recent decision of the Court of Justice of the European Union regarding the Superleague case. The Court, on the one hand, confirmed its well-established jurisprudence, affirming the subjection of sport to the rules of the European Union, particularly in the areas of competition and fundamental freedoms; on the other hand, it examined the compatibility or otherwise of FIFA and UEFA's rules with European law. The Court concluded by pointing out that the prior authorization rules imposed by UEFA and FIFA constitute both an anti-competitive practice and an abuse of dominant position, as well as a violation of the freedom to provide service
I concetti di vanitas e memento mori nella lirica barocca tedesca
L’articolo intende indagare i concetti di vanitas, intesa come fugacità e inconsistenza della condizione umana, e memento mori nella poesia barocca tedesca attraverso l’analisi di tre liriche esemplari, i cui autori sono considerati tra i più grandi esponenti della lirica barocca tedesca. L’analisi si concentra in particolare su una lirica di Martin Opitz e su due sonetti di Andreas Gryphius e Christian Hoffmann von Hoffmannswaldau. I concetti di vanitas e memento mori, spesso imprescindibilmente legati a quello di carpe diem, permeano la vita letteraria e culturale dell’epoca e riecheggiano in larga misura in quello che, a posteriori, è stato definito barocco tedesco. Dall’analisi delle liriche emerge la consapevolezza della natura transitoria e caotica di ogni fenomeno, in un ossessivo contraddittorio tra l’inno alla vita e la consapevolezza della sua caducità, in un universo che da una parte viene concepito come creato e governato da un Dio, dall’altra percepito come caotico e instabile dall’essere umano. Il concetto di vanitas, associato a quelli di carpe diem e memento mori, assume così un valore epistemologico, ideale per tematizzare la natura illusoria, mutevole e fragile del mondo. Seppur più antico e di ascendenza biblica, esso assume un senso nuovo e concreto, attraverso cui dare un senso al vissuto quotidiano, alle guerre religiose legate alla riforma protestante, alle pestilenze e alle carestie che hanno segnato in particolare l’Europa centrale nel Seicento.The essay aims to investigate the concepts of vanitas, understood as the caducity and insubstantiality of the human condition, and memento mori in German Baroque poetry through the analysis of three exemplary lyrics, whose authors are considered to be among the greatest exponents of Ger man Baroque lyricism. The analysis focuses in particular on a lyric by Martin Opitz and two sonnets by Andreas Gryphius and Christian Hoffmann von Hoffmannswaldau. The concepts of vanitas and memento mori, often inextricably linked to that of carpe diem, permeate the literary and cultural life of the time and are largely echoed in what has been defined in retrospect as German Baroque. The analysis of the lyrics reveals an awareness of the transitory and chaotic nature of all phenomena, in an obsessive contradiction between the hymn to life and the awareness of its transience, in a universe that on the one hand is conceived as created and governed by a God, and on the other perceived as chaotic and unstable by human beings. The concept of vanitas, associated with those of carpe diem and memento mori, takes on an epistemological value, ideal for thematizing the illusory, changeable and fragile nature of the world. Although older and of biblical ancestry, it takes on a new and concrete meaning, through which it gives a sense to everyday life, the post Reformation religious wars, plagues and famines that marked central Europe in the seventeenth century
Juan Manuel De Prada, Mil ojos esconde la noche. La ciudad sin luz, Espasa, Madrid 2024, pp. 800
Una voce femminile del teatro del Seicento: Valeria Miani
If, in the wake of Petrarchism, women's writing in the 16th century is mainly connected to the use of the short form, starting from the end of the 16th century and then in the 17th century, women try their hand at other literary genres of great success, such as the pastoral fable and the tragedy. Among these, Valeria Miani from Padua, whose role was anything but secondary in the Italian panorama of the time, even if her name has now fallen into oblivion. Miani is among the first women to deal with the pastoral fable, in the wake of figures such as Isabella Andreini and Maddalena Campiglia. Her ‘Amorosa speranza’ (1604), although modeled on Tasso's Aminta, offers an absolutely personal reinterpretation of the genre. The Paduan also tackled the genre of tragedy, publishing ‘Celinda’ in 1611, thanks to which she became the first woman to compose a tragedy. The paper presents the most modern and innovative aspects of the two works, demonstrating how Valeria Miani managed to conquer her own original voice and to impose the female point of view with conviction, without giving up dialogue with tradition.Se, nel solco del petrarchismo, la scrittura femminile del XVI secolo è connessa prevalentemente all’uso della forma breve, a partire dalla fine Cinquecento e poi nel Seicento, le donne si cimentano con altri generi letterari di grande fortuna, come la favola pastorale e la tragedia. Tra queste, la padovana Valeria Miani, il cui ruolo è tutt’altro che secondario nel panorama italiano del tempo, an che se il suo nome è oggi caduto nell’oblio. Miani è tra le prime donne ad occuparsi della favola pastorale, sulla scia di figure come Isabella Andreini e Maddalena Campiglia. La sua ‘Amorosa speranza’ (1604), pur ricalcata sull’Aminta tassiana, offre una rilettura assolutamente personale del genere. La padovana si misura anche con il genere della tragedia, pubblicando nel 1611 ‘Celinda’, grazie alla quale si configura come la prima donna a comporre una tragedia. Il contributo intende presentare gli aspetti più moderni ed innovativi delle due opere dimostrando come la poetessa sia riuscita a conquistare una propria voce originale e ad imporre con convinzione il punto di vista femminile, senza rinunciare a dialogare con la tradizione
Tasso e i poeti negli anni Trenta
Si osserva la presenza di Tasso in antologie e poeti (Ungaretti, Montale, Gatto, Laurano). La citazione tassiana di «un’oliva pallida» fatta da Laurano innesca una parodia la cui memoria dura tuttora.I observe Tasso's presence in anthologies and poets (Ungaretti, Montale, Gatto, Laurano). The Tasso citation of «un’oliva pallida» made by Laurano triggers a parody whose memory still lasts today
Gino Marotta e il Barocco: un’enfasi nuova del naturalismo
L’analisi dell’opera di Gino Marotta attraverso il prisma del Barocco offre una prospettiva illuminante che arricchisce la nostra comprensione non solo del suo lavoro individuale, ma anche del complesso rapporto tra l’arte contemporanea e la sua eredità storica dimostrando come le forme e le idee del passato possano essere rivitalizzate nel contesto contemporaneo. Non si limita a una semplice appropriazione o citazione delle tecniche e dei temi barocchi, al contrario, la sua opera rappresenta una sofisticata rielaborazione e trasformazione di questi elementi (con l’utilizzo di materiali coevi come il perspex e adottando approcci innovativi derivati dall’arte concettuale e pop) creando un ponte tra il passato e il presente. La sua capacità di fondere elementi barocchi con tecniche e materiali moderni anticipa molte delle preoccupazioni dell’arte contemporanea, come l’appropriazione, la citazione e la rielaborazione di stili storici, inoltre la sua opera ci invita a riconsiderare le narrazioni lineari della storia dell’arte, suggerendo invece una visione più complessa e stratificata in cui diverse epoche e stili possono coesistere e interagire; un approccio che risuona con le attuali tendenze nella teoria e nella pratica artistica, che enfatizzano la pluralità, l’ibridazione e il dialogo interculturale.The analysis of Gino Marotta's work through the prism of the Baroque offers an illuminating perspective that enriches our understanding not only of his individual work, but also of the complex relationship between contemporary art and its historical legacy by demonstrating how forms and ideas from the past can be revitalised in the contemporary context. He does not limit himself to a simple appropriation or citation of Baroque techniques and themes, on the contrary, his work represents a sophisticated reworking and transformation of these elements (using contemporary materials such as perspex and adopting innovative approaches derived from conceptual and pop art) creating a bridge between the past and the present. His ability to fuse Baroque elements with modern techniques and materials anticipates many of the concerns of contemporary art, such as the appropriation, citation and reworking of historical styles, and his work also invites us to reconsider the linear narratives of art history, suggesting instead a more complex and layered vision in which different eras and styles can coexist and interact; an approach that resonates with current trends in art theory and practice, which emphasise plurality, hybridisation and intercultural dialogue
Il modello del Marino nella poesia del Regno nella seconda metà del Seicento: esempi illustri
L’articolo indaga la perdurante influenza del modello poetico di Giambattista Marino nel Regno di Napoli durante la seconda metà del Seicento, analizzando le opere di illustri autori dell’epoca. Marino, acclamato per la sua complessità stilistica e l'innovazione della poesia petrarchista, ha impresso un segno indelebile sulla lirica barocca. Figure come Giovan Battista Manso, Giovan Battista Basile, Girolamo Fontanella, Gennaro Grosso, Antonio Muscettola e Baldassarre Pisani emergono come esempi emblematici di marinismo, rappresentando la sintesi perfetta tra tradizione e avanguardia. L’articolo evidenzia come il fenomeno del frammentismo e il fervore devozionale abbiano plasmato la poesia del periodo, riflettendo la tensione tra la conservazione dei classici e la ricerca di nuove forme espressive.The article investigates the enduring influence of Giambattista Marino’s poetic model in the Kingdom of Naples during the second half of the seventeenth century, analyzing the works of illustrious authors of the time. Marino, acclaimed for his stylistic complexity and innovation in Petrarchan poetry, left an indelible mark on Baroque lyricism. Figures such as Giovan Battista Manso, Giovan Battista Basile, Girolamo Fontanella, Gennaro Grosso, Antonio Muscettola, and Baldassarre Pisani emerge as emblematic examples of Marinism, representing the perfect synthesis of tradition and avant-garde. The article highlights how the phenomenon of fragmentism and devotional fervor shaped the poetry of the period, reflecting the tension between the preservation of the classics and the pursuit of new expressive forms