Specula (Journal)
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    Autorialità marginali nelle esperienze di spiritualità. Casi dalla letteratura visionaria bassomedievale

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    Questo studio analizza il concetto di autorialità marginale nella letteratura visionaria del tardo Medioevo, esplorando l’interazione tra esperienze spirituali ed espressione letteraria. I testi visionari, spesso attribuiti ad autori anonimi o oscuri, rappresentano un genere letterario unico, caratterizzato da strutture definite, temi ricorrenti e immagini simboliche. Attraverso l’analisi di tre casi di studio: la Visio monachi de Eynsham, la Visio Godeschalci e lo scritto profetico di Telesforo da Cosenza, la ricerca esamina come queste opere riflettano dimensioni spirituali sia collettive che individuali. La marginalità emerge come fenomeno multisfaccettato: dall’anonimato deliberato nel caso di Adam di Eynsham all’oscurità parziale di Telesforo, la cui legittimità profetica deriva dall’associazione con autorità precedenti. Questi racconti trascendono la loro condizione marginale affrontando questioni universali come la redenzione, l’aldilà e il rinnovamento escatologico. Lo studio mette in evidenza il ruolo essenziale dei redattori, che, come intermediari, trasformano narrazioni orali in opere scritte durature. Inoltre, i testi illustrano la tensione tra anonimato e autorialità, rivelando una sottile ma profonda consapevolezza nei loro creatori. In definitiva, la ricerca sottolinea l’importanza di queste voci marginali nel plasmare il tessuto spirituale e culturale del loro tempo, offrendo riflessioni sulla necessità umana di articolare e dare senso all’ignoto.This study delves into the concept of marginal authorship in Late Medieval visionary literature, examining the interplay between spiritual experiences and literary expression. Visionary texts, often attributed to anonymous or obscure authors, represent a unique literary genre characterized by defined structures, recurring themes, and symbolic imagery. Through the analysis of three case studies: the Visio monachi de Eynsham, the Visio Godeschalci, and Telesforo da Cosenza’s prophetic writings, the research explores how these works reflect both collective and individual dimensions of spirituality. Marginality emerges as a multifaceted phenomenon: from deliberate anonymity in the case of Adam of Eynsham to the partial obscurity of Telesforo, whose prophetic legitimacy stems from his association with earlier authorities. These narratives transcend their marginal status by addressing universal concerns such as redemption, the afterlife, and eschatological renewal. The study highlights the essential role of the redactors, who, as intermediaries, transform oral accounts into enduring written works. Furthermore, the texts illustrate the tension between anonymity and authorship, revealing a subtle yet profound self-awareness in their creators. Ultimately, the research underscores the significance of these marginal voices in shaping the spiritual and cultural fabric of their time, offering insights into the human need to articulate and make sense of the unknown.Questo studio analizza il concetto di autorialità marginale nella letteratura visionaria del tardo Medioevo, esplorando l’interazione tra esperienze spirituali ed espressione letteraria. I testi visionari, spesso attribuiti ad autori anonimi o oscuri, rappresentano un genere letterario unico, caratterizzato da strutture definite, temi ricorrenti e immagini simboliche. Attraverso l’analisi di tre casi di studio: la Visio monachi de Eynsham, la Visio Godeschalci e lo scritto profetico di Telesforo da Cosenza, la ricerca esamina come queste opere riflettano dimensioni spirituali sia collettive che individuali. La marginalità emerge come fenomeno multisfaccettato: dall’anonimato deliberato nel caso di Adam di Eynsham all’oscurità parziale di Telesforo, la cui legittimità profetica deriva dall’associazione con autorità precedenti. Questi racconti trascendono la loro condizione marginale affrontando questioni universali come la redenzione, l’aldilà e il rinnovamento escatologico. Lo studio mette in evidenza il ruolo essenziale dei redattori, che, come intermediari, trasformano narrazioni orali in opere scritte durature. Inoltre, i testi illustrano la tensione tra anonimato e autorialità, rivelando una sottile ma profonda consapevolezza nei loro creatori. In definitiva, la ricerca sottolinea l’importanza di queste voci marginali nel plasmare il tessuto spirituale e culturale del loro tempo, offrendo riflessioni sulla necessità umana di articolare e dare senso all’ignoto.Questo studio analizza il concetto di autorialità marginale nella letteratura visionaria del tardo Medioevo, esplorando l’interazione tra esperienze spirituali ed espressione letteraria. I testi visionari, spesso attribuiti ad autori anonimi o oscuri, rappresentano un genere letterario unico, caratterizzato da strutture definite, temi ricorrenti e immagini simboliche. Attraverso l’analisi di tre casi di studio: la Visio monachi de Eynsham, la Visio Godeschalci e lo scritto profetico di Telesforo da Cosenza, la ricerca esamina come queste opere riflettano dimensioni spirituali sia collettive che individuali. La marginalità emerge come fenomeno multisfaccettato: dall’anonimato deliberato nel caso di Adam di Eynsham all’oscurità parziale di Telesforo, la cui legittimità profetica deriva dall’associazione con autorità precedenti. Questi racconti trascendono la loro condizione marginale affrontando questioni universali come la redenzione, l’aldilà e il rinnovamento escatologico. Lo studio mette in evidenza il ruolo essenziale dei redattori, che, come intermediari, trasformano narrazioni orali in opere scritte durature. Inoltre, i testi illustrano la tensione tra anonimato e autorialità, rivelando una sottile ma profonda consapevolezza nei loro creatori. In definitiva, la ricerca sottolinea l’importanza di queste voci marginali nel plasmare il tessuto spirituale e culturale del loro tempo, offrendo riflessioni sulla necessità umana di articolare e dare senso all’ignoto.Questo studio analizza il concetto di autorialità marginale nella letteratura visionaria del tardo Medioevo, esplorando l’interazione tra esperienze spirituali ed espressione letteraria. I testi visionari, spesso attribuiti ad autori anonimi o oscuri, rappresentano un genere letterario unico, caratterizzato da strutture definite, temi ricorrenti e immagini simboliche. Attraverso l’analisi di tre casi di studio: la Visio monachi de Eynsham, la Visio Godeschalci e lo scritto profetico di Telesforo da Cosenza, la ricerca esamina come queste opere riflettano dimensioni spirituali sia collettive che individuali. La marginalità emerge come fenomeno multisfaccettato: dall’anonimato deliberato nel caso di Adam di Eynsham all’oscurità parziale di Telesforo, la cui legittimità profetica deriva dall’associazione con autorità precedenti. Questi racconti trascendono la loro condizione marginale affrontando questioni universali come la redenzione, l’aldilà e il rinnovamento escatologico. Lo studio mette in evidenza il ruolo essenziale dei redattori, che, come intermediari, trasformano narrazioni orali in opere scritte durature. Inoltre, i testi illustrano la tensione tra anonimato e autorialità, rivelando una sottile ma profonda consapevolezza nei loro creatori. In definitiva, la ricerca sottolinea l’importanza di queste voci marginali nel plasmare il tessuto spirituale e culturale del loro tempo, offrendo riflessioni sulla necessità umana di articolare e dare senso all’ignoto.Questo studio analizza il concetto di autorialità marginale nella letteratura visionaria del tardo Medioevo, esplorando l’interazione tra esperienze spirituali ed espressione letteraria. I testi visionari, spesso attribuiti ad autori anonimi o oscuri, rappresentano un genere letterario unico, caratterizzato da strutture definite, temi ricorrenti e immagini simboliche. Attraverso l’analisi di tre casi di studio: la Visio monachi de Eynsham, la Visio Godeschalci e lo scritto profetico di Telesforo da Cosenza, la ricerca esamina come queste opere riflettano dimensioni spirituali sia collettive che individuali. La marginalità emerge come fenomeno multisfaccettato: dall’anonimato deliberato nel caso di Adam di Eynsham all’oscurità parziale di Telesforo, la cui legittimità profetica deriva dall’associazione con autorità precedenti. Questi racconti trascendono la loro condizione marginale affrontando questioni universali come la redenzione, l’aldilà e il rinnovamento escatologico. Lo studio mette in evidenza il ruolo essenziale dei redattori, che, come intermediari, trasformano narrazioni orali in opere scritte durature. Inoltre, i testi illustrano la tensione tra anonimato e autorialità, rivelando una sottile ma profonda consapevolezza nei loro creatori. In definitiva, la ricerca sottolinea l’importanza di queste voci marginali nel plasmare il tessuto spirituale e culturale del loro tempo, offrendo riflessioni sulla necessità umana di articolare e dare senso all’ignoto

    La translatio studii i la translatio imperii: paraula, origen i temps finals en Arnau de Vilanova i Francesc Eiximenis

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    En aquest article, amb la intenció d’aproximar-nos i reflexionar la translatio studii i la translatio imperii, partim, principalment, de Fritz (2004), Renedo (2010, 2012) i Fenzi (2015), per a entendre com l’intel·lectual medieval hauria influït en la transmissió del saber –pròxima, sovint, a les esferes de poder–, i com aquest s’hauria pensat tot tenint al cap la noció d’un origen. Pel que afecta a la literatura medieval catalana, hem atés algunes aportacions tant d’Arnau de Vilanova com de Francesc Eiximenis. En relació amb el primer, hem considerat la Confessió de Barcelona, en què el metge medieval al·ludeix els temps finals. En canvi, per al segon, Lo Crestià, allà on el franciscà ens presenta la ciutat com a espai per a la consciència i, alhora, com a lloc de comunió.In this article, with the intention of approaching and reflecting on the translatio studii and the translatio imperii, we mainly start from Fritz (2004), Renedo (2010) and Fenzi (2015), to understand how the medieval intellectual would have influenced the transmission of knowledge –often close to the spheres of power– and how this would have been thought of while keeping in mind the notion of an origin. As far as medieval Catalan literature is concerned, we have considered some contributions from both Arnau de Vilanova and Francesc Eiximenis. In relation to the former, we have considered the Confessió de Barcelona, in which the medieval doctor alludes to the end times. On the other hand, for the latter, Lo Crestià, where the Franciscan presents the city as a possible space for consciousness and, at the same time, as a place of communion.En aquest article, amb la intenció d’aproximar-nos i reflexionar la translatio studii i la translatio imperii, partim, principalment, de Fritz (2004), Renedo (2010, 2012) i Fenzi (2015), per a entendre com l’intel·lectual medieval hauria influït en la transmissió del saber –pròxima, sovint, a les esferes de poder–, i com aquest s’hauria pensat tot tenint al cap la noció d’un origen. Pel que afecta a la literatura medieval catalana, hem atés algunes aportacions tant d’Arnau de Vilanova com de Francesc Eiximenis. En relació amb el primer, hem considerat la Confessió de Barcelona, en què el metge medieval al·ludeix els temps finals. En canvi, per al segon, Lo Crestià, allà on el franciscà ens presenta la ciutat com a espai per a la consciència i, alhora, com a lloc de comunió.En aquest article, amb la intenció d’aproximar-nos i reflexionar la translatio studii i la translatio imperii, partim, principalment, de Fritz (2004), Renedo (2010, 2012) i Fenzi (2015), per a entendre com l’intel·lectual medieval hauria influït en la transmissió del saber –pròxima, sovint, a les esferes de poder–, i com aquest s’hauria pensat tot tenint al cap la noció d’un origen. Pel que afecta a la literatura medieval catalana, hem atés algunes aportacions tant d’Arnau de Vilanova com de Francesc Eiximenis. En relació amb el primer, hem considerat la Confessió de Barcelona, en què el metge medieval al·ludeix els temps finals. En canvi, per al segon, Lo Crestià, allà on el franciscà ens presenta la ciutat com a espai per a la consciència i, alhora, com a lloc de comunió.En aquest article, amb la intenció d’aproximar-nos i reflexionar la translatio studii i la translatio imperii, partim, principalment, de Fritz (2004), Renedo (2010, 2012) i Fenzi (2015), per a entendre com l’intel·lectual medieval hauria influït en la transmissió del saber –pròxima, sovint, a les esferes de poder–, i com aquest s’hauria pensat tot tenint al cap la noció d’un origen. Pel que afecta a la literatura medieval catalana, hem atés algunes aportacions tant d’Arnau de Vilanova com de Francesc Eiximenis. En relació amb el primer, hem considerat la Confessió de Barcelona, en què el metge medieval al·ludeix els temps finals. En canvi, per al segon, Lo Crestià, allà on el franciscà ens presenta la ciutat com a espai per a la consciència i, alhora, com a lloc de comunió.En aquest article, amb la intenció d’aproximar-nos i reflexionar la translatio studii i la translatio imperii, partim, principalment, de Fritz (2004), Renedo (2010, 2012) i Fenzi (2015), per a entendre com l’intel·lectual medieval hauria influït en la transmissió del saber –pròxima, sovint, a les esferes de poder–, i com aquest s’hauria pensat tot tenint al cap la noció d’un origen. Pel que afecta a la literatura medieval catalana, hem atés algunes aportacions tant d’Arnau de Vilanova com de Francesc Eiximenis. En relació amb el primer, hem considerat la Confessió de Barcelona, en què el metge medieval al·ludeix els temps finals. En canvi, per al segon, Lo Crestià, allà on el franciscà ens presenta la ciutat com a espai per a la consciència i, alhora, com a lloc de comunió

    COFRADAS, CONFRADAS Y COFRADESAS: LA PRESENCIA FEMENINA EN LAS HERMANDADES Y COFRADÍAS DE SEVILLA (SIGLOS XV-XVII)

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    Este estudio analiza el papel de las mujeres en las hermandades y cofradías de Sevilla entre los siglos xv y xvii, destacando su participación en ámbitos tanto laborales como religiosos. A partir del análisis de reglas cofrades y documentación notarial conservada en el Archivo Histórico Provincial de Sevilla, se evidencia que las mujeres, en su mayoría viudas, solteras o religiosas laicas, desempeñaron un papel activo en la vida cofrade. Desde el siglo xiv, las cofradías surgieron como espacios de apoyo mutuo, vinculadas a oficios o a la religiosidad popular, con presencia significativa de mujeres. Sin embargo, a partir del siglo xvi, su participación fue restringida por normativas eclesiásticas y sociales que limitaron su acceso a cargos de gobierno y su visibilidad en los cabildos y procesiones. Casos excepcionales, como el cabildo exclusivamente femenino de la Hermandad del Patrocinio en 1690 o la elección de una mujer como hermana mayor en Los Negritos en 1679, reflejan la resistencia a estas restricciones. El artículo también examina la influencia del Concilio de Trento y las reformas locales en la exclusión progresiva de las mujeres de la vida pública cofrade. A través del estudio de testamentos y reglas, se reconstruye el rol de las cofradas en la Sevilla moderna, subrayando la importancia de su participación en la espiritualidad y las estructuras de apoyo mutuo. Este trabajo busca contribuir a la historiografía sobre la mujer en el ámbito religioso y social, rescatando su papel en la cultura cofrade sevillana.This study examines the role of women in the brotherhoods and confraternities of Seville between the 15th and 17th centuries, highlighting their participation in both professional and religious spheres. Based on an analysis of confraternity rules and notarial records preserved in the Provincial Historical Archive of Seville, the research demonstrates that women—mainly widows, single women, or lay religious figures—played an active role in confraternal life. Since the 14th century, confraternities emerged as mutual aid spaces, linked to trades or popular religiosity, with a significant female presence. However, from the 16th century onward, their participation was increasingly restricted by ecclesiastical and social regulations, which limited their access to leadership positions and visibility in councils and processions. Exceptional cases, such as the all-female council of the Brotherhood of El Patrocinio in 1690 or the election of a woman as senior sister in Los Negritos in 1679, reflect resistance to these restrictions. The article also examines the influence of the Council of Trent and local reforms in the progressive exclusion of women from public confraternal life. Through the study of wills and confraternity rules, the research reconstructs the role of female confraternity members in early modern Seville, emphasizing their contributions to spirituality and mutual aid structures. This work aims to contribute to the historiography of women in religious and social spheres, shedding light on their presence in Seville’s confraternal culture.Este estudio analiza el papel de las mujeres en las hermandades y cofradías de Sevilla entre los siglos xv y xvii, destacando su participación en ámbitos tanto laborales como religiosos. A partir del análisis de reglas cofrades y documentación notarial conservada en el Archivo Histórico Provincial de Sevilla, se evidencia que las mujeres, en su mayoría viudas, solteras o religiosas laicas, desempeñaron un papel activo en la vida cofrade. Desde el siglo xiv, las cofradías surgieron como espacios de apoyo mutuo, vinculadas a oficios o a la religiosidad popular, con presencia significativa de mujeres. Sin embargo, a partir del siglo xvi, su participación fue restringida por normativas eclesiásticas y sociales que limitaron su acceso a cargos de gobierno y su visibilidad en los cabildos y procesiones. Casos excepcionales, como el cabildo exclusivamente femenino de la Hermandad del Patrocinio en 1690 o la elección de una mujer como hermana mayor en Los Negritos en 1679, reflejan la resistencia a estas restricciones. El artículo también examina la influencia del Concilio de Trento y las reformas locales en la exclusión progresiva de las mujeres de la vida pública cofrade. A través del estudio de testamentos y reglas, se reconstruye el rol de las cofradas en la Sevilla moderna, subrayando la importancia de su participación en la espiritualidad y las estructuras de apoyo mutuo. Este trabajo busca contribuir a la historiografía sobre la mujer en el ámbito religioso y social, rescatando su papel en la cultura cofrade sevillana.Este estudio analiza el papel de las mujeres en las hermandades y cofradías de Sevilla entre los siglos xv y xvii, destacando su participación en ámbitos tanto laborales como religiosos. A partir del análisis de reglas cofrades y documentación notarial conservada en el Archivo Histórico Provincial de Sevilla, se evidencia que las mujeres, en su mayoría viudas, solteras o religiosas laicas, desempeñaron un papel activo en la vida cofrade. Desde el siglo xiv, las cofradías surgieron como espacios de apoyo mutuo, vinculadas a oficios o a la religiosidad popular, con presencia significativa de mujeres. Sin embargo, a partir del siglo xvi, su participación fue restringida por normativas eclesiásticas y sociales que limitaron su acceso a cargos de gobierno y su visibilidad en los cabildos y procesiones. Casos excepcionales, como el cabildo exclusivamente femenino de la Hermandad del Patrocinio en 1690 o la elección de una mujer como hermana mayor en Los Negritos en 1679, reflejan la resistencia a estas restricciones. El artículo también examina la influencia del Concilio de Trento y las reformas locales en la exclusión progresiva de las mujeres de la vida pública cofrade. A través del estudio de testamentos y reglas, se reconstruye el rol de las cofradas en la Sevilla moderna, subrayando la importancia de su participación en la espiritualidad y las estructuras de apoyo mutuo. Este trabajo busca contribuir a la historiografía sobre la mujer en el ámbito religioso y social, rescatando su papel en la cultura cofrade sevillana.Este estudio analiza el papel de las mujeres en las hermandades y cofradías de Sevilla entre los siglos xv y xvii, destacando su participación en ámbitos tanto laborales como religiosos. A partir del análisis de reglas cofrades y documentación notarial conservada en el Archivo Histórico Provincial de Sevilla, se evidencia que las mujeres, en su mayoría viudas, solteras o religiosas laicas, desempeñaron un papel activo en la vida cofrade. Desde el siglo xiv, las cofradías surgieron como espacios de apoyo mutuo, vinculadas a oficios o a la religiosidad popular, con presencia significativa de mujeres. Sin embargo, a partir del siglo xvi, su participación fue restringida por normativas eclesiásticas y sociales que limitaron su acceso a cargos de gobierno y su visibilidad en los cabildos y procesiones. Casos excepcionales, como el cabildo exclusivamente femenino de la Hermandad del Patrocinio en 1690 o la elección de una mujer como hermana mayor en Los Negritos en 1679, reflejan la resistencia a estas restricciones. El artículo también examina la influencia del Concilio de Trento y las reformas locales en la exclusión progresiva de las mujeres de la vida pública cofrade. A través del estudio de testamentos y reglas, se reconstruye el rol de las cofradas en la Sevilla moderna, subrayando la importancia de su participación en la espiritualidad y las estructuras de apoyo mutuo. Este trabajo busca contribuir a la historiografía sobre la mujer en el ámbito religioso y social, rescatando su papel en la cultura cofrade sevillana.Este estudio analiza el papel de las mujeres en las hermandades y cofradías de Sevilla entre los siglos xv y xvii, destacando su participación en ámbitos tanto laborales como religiosos. A partir del análisis de reglas cofrades y documentación notarial conservada en el Archivo Histórico Provincial de Sevilla, se evidencia que las mujeres, en su mayoría viudas, solteras o religiosas laicas, desempeñaron un papel activo en la vida cofrade. Desde el siglo xiv, las cofradías surgieron como espacios de apoyo mutuo, vinculadas a oficios o a la religiosidad popular, con presencia significativa de mujeres. Sin embargo, a partir del siglo xvi, su participación fue restringida por normativas eclesiásticas y sociales que limitaron su acceso a cargos de gobierno y su visibilidad en los cabildos y procesiones. Casos excepcionales, como el cabildo exclusivamente femenino de la Hermandad del Patrocinio en 1690 o la elección de una mujer como hermana mayor en Los Negritos en 1679, reflejan la resistencia a estas restricciones. El artículo también examina la influencia del Concilio de Trento y las reformas locales en la exclusión progresiva de las mujeres de la vida pública cofrade. A través del estudio de testamentos y reglas, se reconstruye el rol de las cofradas en la Sevilla moderna, subrayando la importancia de su participación en la espiritualidad y las estructuras de apoyo mutuo. Este trabajo busca contribuir a la historiografía sobre la mujer en el ámbito religioso y social, rescatando su papel en la cultura cofrade sevillana

    La marginalidad en El Conde Lucanor: un abordaje del décimo exemplum

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    Este artículo ofrece una aproximación a la marginalidad en el décimo exemplum de El conde Lucanor, denominado “De lo que contesció a un omne que por pobreza et mengua de otra vianda comía atramuzes”. Se detiene en la importancia del concepto y sus implicaciones dentro de dicho exemplum. Para ello, se muestra una lectura de este atendiendo a sus características y a las del pensamiento de don Juan Manuel, enfocando El conde Lucanor como obra en la cual se pueden rastrear las ideas de este noble de los siglos XIII y XIV. La marginalidad es abordada como noción aprovechable de cara al estudio de El conde Lucanor y que puede aplicarse a otros textos del corpus juanmanuelino. Se exploran claves del exemplum número diez que lo conectan con las aspiraciones de don Juan Manuel en el marco de la sociedad de su tiempo, lo cual supone la asociación con conceptos como los de prestigio, privilegio, poder o pobreza. En el exemplum se aprecia una profundización en el margen como espacio simbólico que tiene una relevante complejidad. Este artículo presenta un acercamiento a un exemplum menos tratado que otros de los que se agrupan en El conde Lucanor.This article offers an approach to marginality in the tenth exemplum of El conde Lucanor, titled “De lo que contesció a un omne que por pobreza et mengua de otra vianda comía atramuzes”. It focuses on the significance of the concept and its implications within this exemplum. To this end, it provides a reading of this that considers its characteristics and those of Don Juan Manuel’s thought, viewing El conde Lucanor as a work in which the ideas of this 13th- and 14th-century nobleman can be traced. Marginality is addressed as a concept that proves valuable for studying El conde Lucanor and is applicable to other texts within Don Juan Manuel’s corpus. Key aspects of the tenth exemplum are explored, connecting it to Don Juan Manuel’s aspirations within the context of the society of his time, which involves associations with notions such as prestige, privilege, power or poverty. In the exemplum an exploration of the margin as a symbolic space with notable complexity is observed. This article presents an approach to an exemplum that has received less attention than others grouped in El conde Lucanor.Este artículo ofrece una aproximación a la marginalidad en el décimo exemplum de El conde Lucanor, denominado “De lo que contesció a un omne que por pobreza et mengua de otra vianda comía atramuzes”. Se detiene en la importancia del concepto y sus implicaciones dentro de dicho exemplum. Para ello, se muestra una lectura de este atendiendo a sus características y a las del pensamiento de don Juan Manuel, enfocando El conde Lucanor como obra en la cual se pueden rastrear las ideas de este noble de los siglos XIII y XIV. La marginalidad es abordada como noción aprovechable de cara al estudio de El conde Lucanor y que puede aplicarse a otros textos del corpus juanmanuelino. Se exploran claves del exemplum número diez que lo conectan con las aspiraciones de don Juan Manuel en el marco de la sociedad de su tiempo, lo cual supone la asociación con conceptos como los de prestigio, privilegio, poder o pobreza. En el exemplum se aprecia una profundización en el margen como espacio simbólico que tiene una relevante complejidad. Este artículo presenta un acercamiento a un exemplum menos tratado que otros de los que se agrupan en El conde Lucanor.Este artículo ofrece una aproximación a la marginalidad en el décimo exemplum de El conde Lucanor, denominado “De lo que contesció a un omne que por pobreza et mengua de otra vianda comía atramuzes”. Se detiene en la importancia del concepto y sus implicaciones dentro de dicho exemplum. Para ello, se muestra una lectura de este atendiendo a sus características y a las del pensamiento de don Juan Manuel, enfocando El conde Lucanor como obra en la cual se pueden rastrear las ideas de este noble de los siglos XIII y XIV. La marginalidad es abordada como noción aprovechable de cara al estudio de El conde Lucanor y que puede aplicarse a otros textos del corpus juanmanuelino. Se exploran claves del exemplum número diez que lo conectan con las aspiraciones de don Juan Manuel en el marco de la sociedad de su tiempo, lo cual supone la asociación con conceptos como los de prestigio, privilegio, poder o pobreza. En el exemplum se aprecia una profundización en el margen como espacio simbólico que tiene una relevante complejidad. Este artículo presenta un acercamiento a un exemplum menos tratado que otros de los que se agrupan en El conde Lucanor.Este artículo ofrece una aproximación a la marginalidad en el décimo exemplum de El conde Lucanor, denominado “De lo que contesció a un omne que por pobreza et mengua de otra vianda comía atramuzes”. Se detiene en la importancia del concepto y sus implicaciones dentro de dicho exemplum. Para ello, se muestra una lectura de este atendiendo a sus características y a las del pensamiento de don Juan Manuel, enfocando El conde Lucanor como obra en la cual se pueden rastrear las ideas de este noble de los siglos XIII y XIV. La marginalidad es abordada como noción aprovechable de cara al estudio de El conde Lucanor y que puede aplicarse a otros textos del corpus juanmanuelino. Se exploran claves del exemplum número diez que lo conectan con las aspiraciones de don Juan Manuel en el marco de la sociedad de su tiempo, lo cual supone la asociación con conceptos como los de prestigio, privilegio, poder o pobreza. En el exemplum se aprecia una profundización en el margen como espacio simbólico que tiene una relevante complejidad. Este artículo presenta un acercamiento a un exemplum menos tratado que otros de los que se agrupan en El conde Lucanor.Este artículo ofrece una aproximación a la marginalidad en el décimo exemplum de El conde Lucanor, denominado “De lo que contesció a un omne que por pobreza et mengua de otra vianda comía atramuzes”. Se detiene en la importancia del concepto y sus implicaciones dentro de dicho exemplum. Para ello, se muestra una lectura de este atendiendo a sus características y a las del pensamiento de don Juan Manuel, enfocando El conde Lucanor como obra en la cual se pueden rastrear las ideas de este noble de los siglos XIII y XIV. La marginalidad es abordada como noción aprovechable de cara al estudio de El conde Lucanor y que puede aplicarse a otros textos del corpus juanmanuelino. Se exploran claves del exemplum número diez que lo conectan con las aspiraciones de don Juan Manuel en el marco de la sociedad de su tiempo, lo cual supone la asociación con conceptos como los de prestigio, privilegio, poder o pobreza. En el exemplum se aprecia una profundización en el margen como espacio simbólico que tiene una relevante complejidad. Este artículo presenta un acercamiento a un exemplum menos tratado que otros de los que se agrupan en El conde Lucanor

    Las ilustraciones del rito. Xilografías en el misal pretridentino abulense de 1542

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    The elaboration and approval of the Missale Romanum by Pope Pius V in 1570 meant the implementation of a single model of missal in the Catholic Counter-Reformation context, which led to the disuse and progressive disappearance of previous texts. This study is dedicated to the only known volume of a pre-Tridentine missal from Avila, characterised by a careful edition and the richness of the engravings, designed as a visual accompaniment to the texts of the liturgy. It was commissioned by Rodrigo Mercado de Zuazola, a remarkable humanist and patron of the arts, who held the episcopal seats of Mallorca and Avila, among other civil and ecclesiastical posts, although the ideological authorship belongs to another outstanding man of erudition, the Avila magisterial canon Antonio de Honcala. This article seeks to highlight the value of the document through the function of the woodcuts, and makes a significant contribution to the knowledge of a work in which image and word are part of a unitary project. The archival work also provides details of the design and printing process, which was carried out at the Complutense printing house of Juan de Brocar.La elaboración y aprobación del Missale Romanum por parte del papa Pío V en 1570 supuso la implantación de un modelo único de misal en el contexto contrarreformista católico, que derivó en el desuso y progresiva desaparición de los textos anteriores. Este estudio está dedicado al único volumen conocido de un misal pretridentino abulense, caracterizado por una cuidada edición y por la riqueza de los grabados, diseñados como acompañamiento visual a los textos de la liturgia. La iniciativa fue acogida por Rodrigo Mercado de Zuazola, un notable humanista y mecenas de las artes, que ocupó las sedes episcopales de Mallorca y de Ávila, entre otros cargos civiles y eclesiásticos, aunque la autoría ideológica corresponde a otro destacado hombre de erudición, el canónigo magistral abulense Antonio de Honcala. Este artículo busca poner en valor el documento a través de la función de las xilografías, y supone una aportación relevante para el conocimiento de una obra en la que la imagen y la palabra forman parte de un proyecto unitario. Gracias al trabajo de archivo también se dan a conocer los detalles de su proceso de diseño e impresión, realizada en el taller complutense de Juan de Brocar

    LAS ORACIONES LATINAS DE UN PLIEGO POÉTICO INCUNABLE: INESTABILIDAD, LATENCIA Y EMERGENCIA DE UNOS HIPOTEXTOS POÉTICOS*

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    Este trabajo estudia y edita los cinco textos latinos que transmite el pliego poético que conocemos por Brian Dutton como 87*LS y que Rodríguez Moñino cataloga como nº 510. Se trata de cinco himnos, antífonas u oraciones con presencia en la liturgia cristiana y que acaban teniendo una función de plegaria, en la piedad individual y como práctica penitencial: el Credo apostólico, el Pater noster, el Ave Maria, la Salve Regina y el Ave Maris Stella. Su alta difusión no es sinónimo de estabilidad textual, sino todo lo contrario, ya que presentan variantes cronológicas y/o geográficas. Aquí se estudia esa variación textual con especial atención al testimonio incunable, cuya versión es la que se edita, para discriminar entre errores de imprenta o variantes con arraigo textual en la tradición. La importancia de editar esta versión de las cinco oraciones latinas es porque sobre ellas se construyen poemas castellanos a manera de traducción poética, para los cuales funcionan como hipotexto.This work studies and edits the five Latin texts transmitted by the poetic document that we know by Brian Dutton as 87*LS and that Rodríguez Moñino catalogues as No. 510. These are five hymns, antiphons or prayers with a presence in the Christian liturgy and that end having a function of prayer, in individual piety and as a penitential practice: the Apostolic Creed, the Pater noster, the Ave Maria, the Salve Regina and the Ave Maris Stella. Their high diffusion is not synonymous with textual stability, but quite the opposite, since they present chronological and/or geographical variants. Here this textual variation is studied with special attention to the incunable testimony, whose version is the one that is edited, to discriminate between printing errors or variants with textual roots in tradition. The importance of editing this version of the five Latin sentences is because Spanish poems are built on them as a poetic translation, for which they function as a hypotext.Este trabajo estudia y edita los cinco textos latinos que transmite el pliego poético que conocemos por Brian Dutton como 87*LS y que Rodríguez Moñino cataloga como nº 510. Se trata de cinco himnos, antífonas u oraciones con presencia en la liturgia cristiana y que acaban teniendo una función de plegaria, en la piedad individual y como práctica penitencial: el Credo apostólico, el Pater noster, el Ave Maria, la Salve Regina y el Ave Maris Stella. Su alta difusión no es sinónimo de estabilidad textual, sino todo lo contrario, ya que presentan variantes cronológicas y/o geográficas. Aquí se estudia esa variación textual con especial atención al testimonio incunable, cuya versión es la que se edita, para discriminar entre errores de imprenta o variantes con arraigo textual en la tradición. La importancia de editar esta versión de las cinco oraciones latinas es porque sobre ellas se construyen poemas castellanos a manera de traducción poética, para los cuales funcionan como hipotexto.Este trabajo estudia y edita los cinco textos latinos que transmite el pliego poético que conocemos por Brian Dutton como 87*LS y que Rodríguez Moñino cataloga como nº 510. Se trata de cinco himnos, antífonas u oraciones con presencia en la liturgia cristiana y que acaban teniendo una función de plegaria, en la piedad individual y como práctica penitencial: el Credo apostólico, el Pater noster, el Ave Maria, la Salve Regina y el Ave Maris Stella. Su alta difusión no es sinónimo de estabilidad textual, sino todo lo contrario, ya que presentan variantes cronológicas y/o geográficas. Aquí se estudia esa variación textual con especial atención al testimonio incunable, cuya versión es la que se edita, para discriminar entre errores de imprenta o variantes con arraigo textual en la tradición. La importancia de editar esta versión de las cinco oraciones latinas es porque sobre ellas se construyen poemas castellanos a manera de traducción poética, para los cuales funcionan como hipotexto.Este trabajo estudia y edita los cinco textos latinos que transmite el pliego poético que conocemos por Brian Dutton como 87*LS y que Rodríguez Moñino cataloga como nº 510. Se trata de cinco himnos, antífonas u oraciones con presencia en la liturgia cristiana y que acaban teniendo una función de plegaria, en la piedad individual y como práctica penitencial: el Credo apostólico, el Pater noster, el Ave Maria, la Salve Regina y el Ave Maris Stella. Su alta difusión no es sinónimo de estabilidad textual, sino todo lo contrario, ya que presentan variantes cronológicas y/o geográficas. Aquí se estudia esa variación textual con especial atención al testimonio incunable, cuya versión es la que se edita, para discriminar entre errores de imprenta o variantes con arraigo textual en la tradición. La importancia de editar esta versión de las cinco oraciones latinas es porque sobre ellas se construyen poemas castellanos a manera de traducción poética, para los cuales funcionan como hipotexto.Este trabajo estudia y edita los cinco textos latinos que transmite el pliego poético que conocemos por Brian Dutton como 87*LS y que Rodríguez Moñino cataloga como nº 510. Se trata de cinco himnos, antífonas u oraciones con presencia en la liturgia cristiana y que acaban teniendo una función de plegaria, en la piedad individual y como práctica penitencial: el Credo apostólico, el Pater noster, el Ave Maria, la Salve Regina y el Ave Maris Stella. Su alta difusión no es sinónimo de estabilidad textual, sino todo lo contrario, ya que presentan variantes cronológicas y/o geográficas. Aquí se estudia esa variación textual con especial atención al testimonio incunable, cuya versión es la que se edita, para discriminar entre errores de imprenta o variantes con arraigo textual en la tradición. La importancia de editar esta versión de las cinco oraciones latinas es porque sobre ellas se construyen poemas castellanos a manera de traducción poética, para los cuales funcionan como hipotexto

    El Espéculo de los legos en la predicación medieval castellana

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    El presente artículo analiza el papel desempeñado por el Espéculo de los legos en el ámbito de la predicación medieval del siglo xv. Con esta finalidad, se expondrá la función que cumplían los exempla dentro de los sermones en los siglos xii y xiii, período durante el cual se elaboró el texto original en que se basa el Espéculo de los legos, el Speculum laicorum. Asimismo, se llevará a cabo un breve análisis de otras colecciones de exempla de la literatura hispánica medieval con el propósito de identificar similitudes y diferencias entre dichos textos y el Espéculo de los legos.This article analyses the role played by the Speculum of the laity in medieval preaching in the 15th century. For this purpose, the role of exempla in sermons in the 12th and 13th centuries, the period during which the original text on which the Espéculo de los legos is based, the Speculum laicorum, was written, will be presented. In addition, a brief analysis of other exempla collections of medieval Hispanic literature will be carried out to identify similarities and differences between these texts and the Espéculo de los legos.El presente artículo analiza el papel desempeñado por el Espéculo de los legos en el ámbito de la predicación medieval del siglo xv. Con esta finalidad, se expondrá la función que cumplían los exempla dentro de los sermones en los siglos xii y xiii, período durante el cual se elaboró el texto original en que se basa el Espéculo de los legos, el Speculum laicorum. Asimismo, se llevará a cabo un breve análisis de otras colecciones de exempla de la literatura hispánica medieval con el propósito de identificar similitudes y diferencias entre dichos textos y el Espéculo de los legos.El presente artículo analiza el papel desempeñado por el Espéculo de los legos en el ámbito de la predicación medieval del siglo xv. Con esta finalidad, se expondrá la función que cumplían los exempla dentro de los sermones en los siglos xii y xiii, período durante el cual se elaboró el texto original en que se basa el Espéculo de los legos, el Speculum laicorum. Asimismo, se llevará a cabo un breve análisis de otras colecciones de exempla de la literatura hispánica medieval con el propósito de identificar similitudes y diferencias entre dichos textos y el Espéculo de los legos.El presente artículo analiza el papel desempeñado por el Espéculo de los legos en el ámbito de la predicación medieval del siglo xv. Con esta finalidad, se expondrá la función que cumplían los exempla dentro de los sermones en los siglos xii y xiii, período durante el cual se elaboró el texto original en que se basa el Espéculo de los legos, el Speculum laicorum. Asimismo, se llevará a cabo un breve análisis de otras colecciones de exempla de la literatura hispánica medieval con el propósito de identificar similitudes y diferencias entre dichos textos y el Espéculo de los legos.El presente artículo analiza el papel desempeñado por el Espéculo de los legos en el ámbito de la predicación medieval del siglo xv. Con esta finalidad, se expondrá la función que cumplían los exempla dentro de los sermones en los siglos xii y xiii, período durante el cual se elaboró el texto original en que se basa el Espéculo de los legos, el Speculum laicorum. Asimismo, se llevará a cabo un breve análisis de otras colecciones de exempla de la literatura hispánica medieval con el propósito de identificar similitudes y diferencias entre dichos textos y el Espéculo de los legos

    O Libro de los exemplos por A.B.C. de Clemente Sánchez e sua contextualização religiosa, linguística e cultural

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    Pretendemos com este estudo apresentar o Libro de los Exemplos por A.B.C. do autor espanhol Clemente Sánchez de Vercial (ca. 1370-1438), fazer um apanhado das principais investigações publicadas até ao momento acerca da obra que esteve mais de 400 anos desaparecida, e sugerir algumas linhas de estudo no que diz respeito às fontes utilizadas, aos géneros literários de que o autor se serviu, aos temas tratados e à linguagem. Procuraremos também contextualizar a obra na época, do ponto de vista religioso, linguístico e cultural.The aim of this study is to present the Libro de los Exemplos por A.B.C. by the Spanish author Clemente Sánchez de Vercial (ca. 1370-1438), to summarise the main research carried out to date on the work, which has been missing for more than 400 years, and to suggest some lines of study with regard to the sources used, the literary genres the author used, the themes dealt with and the language. We will also try to contextualise the work at the time, from a religious, linguistic and cultural point of view.Pretendemos com este estudo apresentar o Libro de los Exemplos por A.B.C. do autor espanhol Clemente Sánchez de Vercial (ca. 1370-1438), fazer um apanhado das principais investigações publicadas até ao momento acerca da obra que esteve mais de 400 anos desaparecida, e sugerir algumas linhas de estudo no que diz respeito às fontes utilizadas, aos géneros literários de que o autor se serviu, aos temas tratados e à linguagem. Procuraremos também contextualizar a obra na época, do ponto de vista religioso, linguístico e cultural.Pretendemos com este estudo apresentar o Libro de los Exemplos por A.B.C. do autor espanhol Clemente Sánchez de Vercial (ca. 1370-1438), fazer um apanhado das principais investigações publicadas até ao momento acerca da obra que esteve mais de 400 anos desaparecida, e sugerir algumas linhas de estudo no que diz respeito às fontes utilizadas, aos géneros literários de que o autor se serviu, aos temas tratados e à linguagem. Procuraremos também contextualizar a obra na época, do ponto de vista religioso, linguístico e cultural.Pretendemos com este estudo apresentar o Libro de los Exemplos por A.B.C. do autor espanhol Clemente Sánchez de Vercial (ca. 1370-1438), fazer um apanhado das principais investigações publicadas até ao momento acerca da obra que esteve mais de 400 anos desaparecida, e sugerir algumas linhas de estudo no que diz respeito às fontes utilizadas, aos géneros literários de que o autor se serviu, aos temas tratados e à linguagem. Procuraremos também contextualizar a obra na época, do ponto de vista religioso, linguístico e cultural.Pretendemos com este estudo apresentar o Libro de los Exemplos por A.B.C. do autor espanhol Clemente Sánchez de Vercial (ca. 1370-1438), fazer um apanhado das principais investigações publicadas até ao momento acerca da obra que esteve mais de 400 anos desaparecida, e sugerir algumas linhas de estudo no que diz respeito às fontes utilizadas, aos géneros literários de que o autor se serviu, aos temas tratados e à linguagem. Procuraremos também contextualizar a obra na época, do ponto de vista religioso, linguístico e cultural.Pretendemos com este estudo apresentar o Libro de los Exemplos por A.B.C. do autor espanhol Clemente Sánchez de Vercial (ca. 1370-1438), fazer um apanhado das principais investigações publicadas até ao momento acerca da obra que esteve mais de 400 anos desaparecida, e sugerir algumas linhas de estudo no que diz respeito às fontes utilizadas, aos géneros literários de que o autor se serviu, aos temas tratados e à linguagem. Procuraremos também contextualizar a obra na época, do ponto de vista religioso, linguístico e cultural

    Francesco Petrarca (2025). De su ignorancia y la de muchos. Edición de José Luis Trullo. Traducción y notas de María José Martín Velasco. Cypress cultura, 2025. ISBN: 979-13-87504-10-6

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    Reseña de  Francesco Petrarca, De su ignorancia y la de muchos. Edición de José Luis Trullo. Traducción y notas de María José Martín Velasco. Cypress Cultura, Sevilla 2025. 107 pp. ISBN: 979-13-87504-10-

    Esther Borrego, Javier San José, Rocío Alonso y Javier Burguillo (2024). Espíritu y letra de Teresa de Jesús: herencias del Carmelo. Ediciones Universidad Salamanca. ISBN: 978-84-1091-055-3

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    Espíritu y letra de Teresa de Jesús: herencias del Carmelo, editado por Esther Borrego, Javier San José, Rocío Alonso y Javier Burguillo, nace de una conmemoración: la celebración en 2022 del centenario del título de doctora honoris causa, otorgado en 1922 a santa Teresa de Jesús por la Universidad de Salamanca. En ese mismo entorno académico, el Proyecto ministerial CARMEL-LIT: «Mulier fortis, mulier docta. Hibridismo literario y resistencia en las comunidades carmelitas posteresianas (siglos XVI-XVII)», con Esther Borrego como Investigadora Principal, organizó un encuentro de gran altura académica, que se amplió al entorno privilegiado del palacio de los Duques de Alba, pues fue en ese emblemático lugar donde murió santa Teresa en 1582

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