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La «fatica nera» dello scrivere: Una lingua per il teatro di Beppe Fenoglio
This paper explores the language and the style of Fenoglio’s theatrical works. The analysis comprehends La Voce nella Tempesta, Serenate a Bretton Oaks and some unfinished fragments. The importance of Fenoglio’s plays resides both in the thematic and linguistic influences they had on the later novels. However, if the manipulation of the content has already drawn the interest of the scholars, it is not possible to say the same for the stylistic process. This constitutes a fundamental laboratory where the author felt free of trying himself on a new language. Indeed, Fenoglio grew up in a dialectical context, where the school remained the main source of the Italian language. This means, linguistically speaking, that Fenoglio had to absorb the model of Manzoni and D’Annunzio before elaborating his own style. As my analyse will show, the plays present the influences of this literary past and, at the same time, the clear attempt of going beyond it. In fact, the author sees in the theatre the possibility of displaying a new language which is more fluid, sharp and colloquial. Thus, in this analysis it will be possible to discuss the steps which led the author from the prescription of the school to the polyphonic language of his latest works.
Questo articolo ha come oggetto la lingua del teatro di Fenoglio, che comprende i testi de La Voce della Tempesta, Serenate a Bretton Oaks ed alcuni frammenti teatrali degli anni Sessanta. Oltre a fare da ipotesto ai grandi romanzi, il teatro fenogliano costituisce una fondamentale palestra di stile, in cui l’autore si cimenta per distanziarsi dai modelli letterari degli anni Trenta. Fenoglio cresce in un contesto linguistico dialettale, in cui la scuola rappresenta il principale contatto con l’italiano scritto. Il modello di lingua proposto dalle istituzioni scolastiche, tuttavia, è di matrice ottocentesca e letteraria, e viene probabilmente percepito come eccessivamente rigido dal giovane autore. Il teatro, nella sua rappresentazione dell’oralità, diventa perciò un’occasione decisiva per maturare un’espressività lontana dagli arbitrii della norma scolastica e letteraria dell’epoca. Per questo, da La Voce nella Tempesta, fino a Serenate a Bretton Oaks, per terminare con i frammenti del partigiano Nick, è possibile attestare un progressivo allentamento del modello scolastico ed una graduale affermazione dello stile, ricco di neologismi e di forme derivative, tipico della prosa dei romanzi. Il seguente contributo propone dunque un’analisi ed un’interpretazione di questo itinerario linguistico, parallelo a quello della prosa, ma ancora non scandagliato in modo sistematico
Gli emotive scripts come strumento filologico: Sui rapporti genetici tra Roman de Horn, King Horn e Horn Childe
The Roman de Horn, King Horn, and Horn Childe offer three different versions of the same narrative bulk. Still today, the genetic relationship among these versions is unclear. Among them, we find many differences in the beginning of the love story between the protagonist and the princess he will eventually marry. Some interesting changes involve the behaviour of the characters. These changes are strongly tied to the structure of the episode, so they can offer new arguments about the relationship among the three versions. To investigate them, the author adopts the theoretical framework of History of Emotions. A comparative analysis of the three versions shows a progressive loss of emotive complexity from the Anglo-Norman version to the Middle English ones. The reason for that loss is the gradual disappearance of their cultural background. Thus, the Roman de Horn is proven to be the only version retaining coherent structural and behavioural explanations. As a result, the article suggests that the French version may be considered one of the sources of King Horn and Horn Childe.Il Roman de Horn, King Horn e Horn Childe sono tre versioni del medesimo nucleo narrativo ed è ancora aperta la questione dei loro rapporti genealogici. L’inizio della storia d’amore fra l’eroe e la principessa mostra differenze significative, in particolare concernenti il comportamento degli attori. Tali alterazioni possono essere indicative di rapporti derivativi per il loro nesso con la struttura dell’intero episodio. Per indagarle, si adotta il quadro teorico dei recenti studi anglosassoni sull’emotività finzionale. Grazie ad esso, l’analisi comparativa svela una progressiva perdita nella complessità emotiva passando dalla versione anglonormanna alle due in inglese medio. Tale riduzione appare motivata dalla co-occorrente eliminazione di un sottotesto dell’episodio legato alla cultura e società cortese. Di conseguenza, il Roman de Horn risulta essere l’unica versione che conserva una ragione socioculturale strutturale per i comportamenti dispiegati. Pertanto, si definiscono dei chiari rapporti genetici tra le versioni, ponendo King Horn e Horn Childe in una posizione subalterna rispetto alla versione anglonormanna
Forme diverse della stessa esperienza: La prigionia militare nelle ri-scritture di Oreste del Buono
Through a thematic and narratological analysis of selected texts in which del Buono treats his own experience of military imprisonment during WWII, the article explores the role played by this historical and personal event in the intertextual system typical of the author. Also considering the editorial destinations and dates, over a span that goes from the early second post-war period to the eighties, the investigation aims to provide an interpretation of the function of each literary form the author chooses to write about confinement and tackles his creative perspective that deliberately refuses the form of memoir in favor of an autobiographical fiction in which the episodes are rewritten and recombined in different books via nonlinear processes of iteratio and variatio.Attraverso un’analisi tematica e narratologica del corpus di testi in cui del Buono tratta la propria esperienza di prigionia militare durante la Seconda guerra mondiale, l’articolo indaga la funzione di questo evento storico e personale entro il dispositivo intertestuale caratteristico dell’autore e ne discute l’apporto alla costruzione di un personale sistema espressivo. Anche alla luce di sedi di edizione e relativi contesti, dall’immediato dopoguerra agli anni Ottanta, sono studiate le messe in forma letterarie dell’internamento nella prospettiva di una finzione autobiografica che, rifuggendo programmaticamente la soluzione memorialistica, procede con il ritorno su alcuni episodi, dapprima scritti, quindi riscritti e/o ricombinati, per iteratio e variatio non lineari
Il romanzo industriale prima dell\u27industria : Una rilettura di \u27Tre operai\u27 tra realismo modernista e Neue Sachlichkeit
Alla base di questa proposta vi è il tentativo di rileggere Tre operai di Bernari (1934) attraverso un’analisi al contempo tematica e formale in grado di evidenziare e porre in rilievo non solo le modalità rappresentative mediante cui il romanzo interpreta e rielabora gli iconemi della modernità incipiente, ma altresì gli espedienti tecnico-stilistici capaci di innescare una tensione dialettica tra l’impianto narrativo e le manifestazioni significanti della realtà raccontata. L’impegno esegetico sotteso all’esame del romanzo permette, inoltre, di rivalutare una categoria dai contorni vaghi ed eccessivamente sfumati come quella di “neorealismo”, soprattutto quando applicata al panorama letterario degli anni Trenta, facendola interagire con concetti critico-teorici più recenti, come quello di “realismo modernista”. In tal modo è possibile porre in questione certe ipoteche critiche limitanti, mosse specialmente dalla critica marxista degli anni Sessanta, e riaprire un discorso interpretativo atto ad approfondire le interazioni tra modelli realistici, distorsioni espressioniste e moduli modernisti che fondano e sostanziano le ragioni del testo
Fuga dal paradiso e abiura dell\u27innocenza: una lettura di Aracoeli
Il saggio esamina l’ultimo grande romanzo di Elsa Morante come una specie di riscrittura del Paradise Lost di Milton in chiave post-freudiana. Il protagonista, Manuel, ha conosciuto o creduto di vivere in una condizione paradisiaca di simbiosi con la madre, Aracoeli. Questa simbiosi è durata però poco e da quel paradiso Manuel è stato scacciato traumaticamente, diventando un infelice. Tanto più infelice perché impossibilitato a dimenticare quel ricordo-sogno che è stata la sua infanzia. Da allora in poi il protagonista cerca disperatamente, assurdamente di ripristinare quella condizione paradisiaca, tentando di riconnettersi immaginariamente al fantasma indimenticabile di una madre che nel frattempo è morta. L’impresa è destinata a fallire ma incredibilmente quel fallimento mette capo in extremis a una nuova e “miracolosa” speranza, questa volta mediata dalla figura del padre, una figura che era stata originariamente respinta e discreditata e che alla fine viene ritrovata e per così dire salvata. Grazie a questo ideale ricongiungimento Manuel potrà finalmente abiurare la sua fede distorta nel fantastico e perduto paradiso materno e immaginare un’accettazione della sua condizione di essere umano dolente ma riconciliato con il mondo. L’ipotesi del saggio è che dunque Aracoeli non sia tanto e soltanto il racconto di una lunga ossessione individuale, bensì il racconto struggente di una possibile liberazione dai fantasmi del passato che impedivano al protagonista di amare la vita “com’è”; di un possibile nuovo patto con una figura paterna recuperata attraverso la compassione. In definitiva il racconto della vicenda di Manuel è un po’ l’allegoria di una possibile riconquista non del paradiso ma del reale perduto, che ha una portata di carattere generale, e cioè che ci parla di un bisogno che dall’anno di pubblicazione del romanzo non ha fatto che crescere
Il “caso Dobbs”: originalismo “estremo” e crisi del costituzionalismo negli States
The U.S. Supreme Court\u27s Dobbs decision is examined, highlighting the theory of constitutional interpretation chosen by justices adhering to the majority opinion of the Court and criticizing the “originalism” practiced by them with the aim of overruling the precedent on abortion. The essay then focuses on the consequences to which the repetition of such an approach is likely to lead with reference to other rights and jurisprudential precedents that have hitherto characterized U.S. democracy.Viene presa in esame la sentenza Dobbs della Corte Suprema americana, mettendo in luce quale teoria dell’interpretazione abbiano scelto i giudici di maggioranza e sottoponendo a critica l’“originalismo” da essi praticato con l’obiettivo di demolire lo stare decisis in materia di aborto. Si analizzano quindi le conseguenze alle quali condurrà verosimilmente la riproposizione di un simile approccio in riferimento ad altri diritti e precedenti giurisprudenziali che hanno sin qui caratterizzato la democrazia statunitense
Dobbs v. Jackson: l’ultima trasformazione dell’originalismo passa dal corpo delle donne
The doctrine of precedents reflects common law legal culture, which believes that judges should be guided by principles inductively derived from judicial experience and animated by modesty and respect for tradition. However, in the Dobbs v. Jackson Women\u27s Health Organization case, the Supreme Court questioned this view of stare decisis. It offered an alternative vision, highlighting the limitations of relying on precedents in constitutional argumentation. This approach to stare decisis is consistent with the argument that questions the legitimacy of non-originalist precedents. Against this backdrop, the article makes a twofold claim. Firstly, it argues that originalism advances an interpretation of constitutional law that significantly curtails women\u27s rights. Secondly, it maintains that the current Supreme Court is not equipped to resist the originalist trend because of the lack of political feminism approach of the kind advanced by the late Justice Ginsburg. To support this argument, the article analyzes Dobbs by focusing on the originalist justification for overruling Roe v. Wade and highlights the consequences of the dogmatic approach of originalism on women\u27s claims.La regola del precedente riflette la cultura giuridica di common law ovvero la preferenza per un giudice guidato dai principi ricostruiti induttivamente dall’esperienza giudiziale del passato e animato da modestia e rispetto della tradizione. Con la sentenza Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, la Corte Suprema revoca in dubbio questa lettura dello stare decisis per offrirne una visione alternativa, volta a evidenziare i limiti del richiamo dei precedents nelle operazioni di argomentazione costituzionale. Si tratta di una concezione del principio di aderenza alle decisioni passate coerente con le tesi che discutono la legittimità dei non-originalist precedents. Il presente lavoro sostiene che l’originalismo propone una lettura del diritto costituzionale, e dell’interpretazione in particolare, destinata a comprimere in modo significativo le posizioni giuridiche riconosciute, nel corso del tempo, alle donne americane. Questo effetto è reso possibile dall’attuale composizione della Corte Suprema e, in particolare, dalla difficoltà di rinvenire posizioni vicine al femminismo politico della defunta Justice Ginsburg. Per dimostrare questa tesi, l’articolo muove da un’analisi della sentenza Dobbs incentrata sulla giustificazione originalista dell’overruling di Roe v. Wade ed evidenzia le conseguenze dell’impostazione dogmatica dell’originalism sulle rivendicazioni femminili
Diachronies and Manifold Temporalities. A Phenomenological Approach to Climate Change and Ecological Crisis
This paper employs Arendt’s political phenomenology to grasp climate change. However, climate change emerges in the broader framework of the ecological crisis. Indeed, Arendt’s thought offers relevant tools for this study. The first paragraph describes Arendt’s three worldly activities (labor, work, action), along with their conditions (nature, world, politics), and their temporalities (circularity, linearity, processualism). The second paragraph shows how the Industrial Revolution merged these activities and temporalities, transforming work into an endless process and bringing the unpredictability and irreversibility of action into nature. The last chapter discusses the ethical and political paths with an eye to Arendt’s thought.  
Vulnerabilità, salute e persone migranti. Proattività e prossimità: ingredienti essenziali per l’equità nel Servizio Sanitario Nazionale
The essay shows the level of (in)implementation of the principle of equity in access to services offered by the National Health Service (NHS), examining access to services by migrants and people living in conditions of economic and social marginality. To this end, the Author first illustrates the legal requirements necessary for access to health care, then describes the factors that prevent or hinder the use of services. Finally highlights the remedies provided by case law and some recent initiatives put in place by political institutions. The analysis will be an opportunity to consider how, within a general critical framework, a new model of administrative action can be discerned that deserves to be enhanced, even beyond the health sector.Il saggio mostra il livello di (in)attuazione del principio di equità nella fruizione delle prestazioni offerte dal servizio sanitario nazionale (SNN), prendendo in esame l’accesso ai servizi da parte dei migranti e delle persone che vivono in condizioni di marginalità economica e sociale. A tal fine dopo aver illustrato i requisiti necessari per l’accesso all’assistenza socio-sanitaria, si illustrano i fattori che ne impediscono o ne ostacolano la fruizione, per poi mettere in evidenza i rimedi assicurati dalla giurisprudenza e alcune recenti iniziative delle Istituzioni politiche. L’analisi sarà l’occasione per considerare come, in un quadro complessivamente critico, si scorgono i tratti di un modello di azione amministrativa che merita di essere valorizzato, anche oltre il settore sanitario