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    2407 research outputs found

    Medicina personalizzata ed equità di cura: la salute della persona transgender

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    Scientific knowledge about people\u27s well-being and health after the medical or surgical path of gender resignation is still neglected. Studies have shown how hormone therapies, minority stress, and unhealthy lifestyles can give transgender people an increased risk of developing multiple diseases compared to the general population. It is essential to reflect on the critical issues of the healthcare system, in order to personalize public health actions towards this user group, which requires an integrated and continuous approach, sensitive to individual differences and free from prejudice and discrimination, with a view to equity of care.Le conoscenze scientifiche in tema di benessere e salute delle persone dopo il percorso medico o chirurgico di rassegnazione del genere sono ancora neglette. Gli studi hanno dimostrato come le terapie ormonali, il minority stress, gli stili di vita poco salutari possono conferire alle persone transgender un aumentato rischio di malattia rispetto alla popolazione generale. Occorre riflettere sulle criticità del sistema sanitario, per personalizzare le azioni di salute pubblica verso questa fascia di utenza, cui si deve un approccio integrato e continuativo, sensibile alle differenze individuali e scevro da pregiudizi e discriminazioni, in ottica di equità della cura

    Lingua madre e regressione.: La metafora della bambina nella poesia di Anne Sexton

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    Since 2004, Anglo-American critic seem to have returned to a confrontation with the complex poetic legacy of Anne Sexton (1928-1974). The aim of this essay is to follow this critical direction in order to offer a biographical and literary profile of the poet, investigating the significance of the poetic voice and the implications that can be attributed to the definition of the confessional and the autobiographical, and to verify whether one can use the Lacanian category of lalangue and Julia Kristeva\u27s category of the \u27semiotic\u27 to analyse Sexton\u27s texts. The emergence of the semiotic in Sexton\u27s texts seems evident in the themes of childhood, but also in the ability to graft the relationship with the maternal and the autobiographical metaphor of the child into precise formal linguistic strategies: through the analysis of rhythm and orality, syntax and lexicon, emerges a work with language - here precisely re-nominated as \u27mother tongue\u27 - that makes use of a prosodic technique made up of iterations, chanting rhythms, and infantile expressions that evoke the elementary structures of the baby talk and of nursery rhymes.A partire dal 2004 la critica di area anglofona sembra tornata ad un confronto con la complessa eredità poetica di Anne Sexton (1928-1974). Il presente saggio si pone l\u27obiettivo di seguire questa direttrice critica per offrire un profilo biografico e letterario della poeta, indagando la valenza dell\u27Io poetico e le implicazioni riconducibili alla definizione di confessional e di autobiografico, e verificare se si possa utilizzare la categoria lacaniana di lalangue e quella di Julia Kristeva sul “semiotico” per analizzare i testi di Sexton. L’emergere del semiotico nei testi di Sexton pare evidente nei temi legati all\u27infanzia, ma anche nella capacità di innestare il rapporto con il materno e la metafora autobiografica della bambina in precise strategie linguistiche formali: attraverso l’analisi del ritmo e l’oralità, la sintassi e il lessico, emerge un lavoro con il linguaggio – qui per l’appunto ri-nominato come “lingua madre” – che fa uso di una tecnica prosodica fatta di iterazioni, ritmi cantilenanti, espressioni infantili che rievocano non a caso le strutture elementari della baby talk e della nursery rhymes

    I cani del Sinai di Franco Fortini: un profilo stilistico

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    The essay displays a stylistic reading of Franco Fortini’s I cani del Sinai (1967). It will look at the problematic issue of the literary genre of the book, which combines debate with features of autobiographical writings and of the diary with elements typical of the essay, resulting in an impossibility to properly classify the text. The two different syntactic patterns that inhabit the book will then be investigated, looking at a short and dry type of syntax and a longer and more elaborated one. Regarding thematic and lexical facts, I will discuss the presence of the two important semantic spheres of memory and knowledge and of guilt and shame. In the last part of the essay, the figures of repetition will be analysed, together with the figures of enumeration and correctio, showing each time the function that they perform in the text.Il saggio propone una lettura stilistica de I cani del Sinai di Franco Fortini (1967). Si discuterà dapprima la complessa questione del genere letterario del libro, che unisce invettiva, autobiografismo, diarismo e saggismo all’interno di una forma organica, ma non catalogabile secondo criteri univoci. In secondo luogo si osserveranno i due distinti modelli di sintassi che attraversano il libro: l’uno secco, telegrafico e a tendenza nominale; l’altro lungo e ricco di incisi. Sul versante tematico e lessicale, si guarderà alla presenza diffusa dei verbi di memoria e di conoscenza e di una sfera semantica legata alla colpa e alla vergogna. Nell’ultima parte del saggio verranno quindi analizzate le forme di ripetizione insieme alle figure della correctio e dell’enumerazione, discutendo le funzioni che di volta in volta queste assumono nel testo

    Tradurre linguaggi argotici: Riflessioni e proposte per la resa italiana del verlan

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    The article proposes to contribute to the complex reflection on the translation of the argot through the analysis of verlan. Based on syllabic permutation, this particular type of argot has long been used in many literary texts for different purposes. Based on a corpus of contemporary novels chosen for their representativeness, an analysis of the main possible translation strategies is proposed. The aim is not to prescribe solutions, nor to proceed to a destructive criticism of the choices made by the translator, but rather to consider the translation projects within their publishing contexts, sharing some reflections in order to offer further hints and research proposals in a field that remains largely untested.L’articolo propone di contribuire alla complessa riflessione sulla traduzione dell’argot, attraverso l’analisi delle diverse rese possibili del verlan. Basato sulla permutazione sillabica, questo particolare tipo di linguaggio argotico viene utilizzato da tempo in molti testi letterari con scopi diversi. Partendo da un corpus di romanzi contemporanei, scelti per la loro rappresentatività, si propone qui l’analisi delle principali strategie traduttive che si riscontrano nei testi editi. Obiettivo non è quello di prescrivere soluzioni, né di procedere a una critica distruttiva delle scelte effettuate, ma piuttosto quello di considerare i progetti traduttivi all’interno dei loro contesti editoriali, condividendo alcune riflessioni per offrire ulteriori spunti e proposte di ricerca in un campo che rimane ampiamente da dissodare

    Per una poetica della traduzione in Edouard Glissant

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    This paper aims to retrace the thought of Édouard Glissant (Sainte-Marie, 1928-Parigi, 2011) on literary translation, scattered all over his work. Considered by Glissant as a proper art, the translating process is understood as the application of the thought and of the Poetics of Relation. In this sense, translation can be considered as a poetics reflecting the creolizing process fostered by the author. The possibility of dealing with linguistic and cultural diversity, with the distinction between langue and langage, the promotion of multilingualism, the right to opacity and the unpredictability of the target text will be part of this analysis.Questo lavoro ripercorre le tracce delle riflessioni di Édouard Glissant (Sainte-Marie, 1928-Parigi, 2011) sulla traduzione letteraria, disseminate all’interno della sua opera saggistica. Il processo traduttivo, considerato da Glissant come vera e propria arte, diventa applicazione del pensiero e della Poetica della Relazione. Declinata in questo senso, la traduzione si configura come processo di creolizzazione, altro termine caro all’autore. In virtù della sua capacità di giocare con la diversità, linguistica e culturale, la distinzione tra langue e langage, la promozione del multilinguismo, il diritto all’opacità e l’imprevedibilità nel testo d’arrivo saranno oggetto di questa analisi

    Intenzionalità e interpretazione: la teoria di Arthur C. Danto e la (s)materializzazione dell’opera d’arte

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    Contrariamente alla teoria denominata genericamente “formalista” (esistono in realtà vari “formalismi” a seconda del grado di oggettività attribuito all’autonomia del “testo”), Arthur C. Danto ritiene che non si possa pervenire ad una definizione ontologica dell’arte sulla base dei dati percettivi dell’oggetto. Per questa ragione, egli ricorre ad una teoria dell\u27arte essenzialista ed esternalista che ha suscitato molte obiezioni.Dopo aver vagliato le principali critiche mosse a Danto, il saggio si propone di offrire degli ulteriori controesempi alla sua teoria attingendo dall\u27ambito dell\u27Arte Concettuale, dove proprio la “smaterializzazione” dell’opera appare la conseguenza evidente della priorità del concetto rispetto all’oggetto.I casi analizzati -in particolare quello di Vincenzo Agnetti- offrono un rovesciamento del punto di vista adottato da Danto, registrando la crisi dell\u27autorialità nell\u27opera e suggerendo la verifica ultima di ogni teoria estetica nel confronto con le proprietà materiali dell\u27opera d\u27arte. Contrariamente alla teoria denominata genericamente “formalista” (esistono in realtà vari “formalismi” a seconda del grado di oggettività attribuito all’autonomia del “testo”), Arthur C. Danto ritiene che non si possa pervenire ad una definizione ontologica dell’arte sulla base dei dati percettivi dell’oggetto. Per questa ragione, egli ricorre ad una teoria dell\u27arte essenzialista ed esternalista che ha suscitato molte obiezioni.Dopo aver vagliato le principali critiche mosse a Danto, il saggio si propone di offrire degli ulteriori controesempi alla sua teoria attingendo dall\u27ambito dell\u27Arte Concettuale, dove proprio la “smaterializzazione” dell’opera appare la conseguenza evidente della priorità del concetto rispetto all’oggetto.I casi analizzati -in particolare quello di Vincenzo Agnetti- offrono un rovesciamento del punto di vista adottato da Danto, registrando la crisi dell\u27autorialità nell\u27opera e suggerendo la verifica ultima di ogni teoria estetica nel confronto con le proprietà materiali dell\u27opera d\u27arte.&nbsp

    Enrico Crispolti, Napoli e la questione meridionale dell\u27arte. 1. Scritti e interviste 1965-1993, a cura di Massimo Bignardi, Terre Blu, Salerno 2019

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    Recensione di Enrico Crispolti, Napoli e la questione meridionale dell\u27arte. 1. Scritti e interviste 1965-1993, a cura di Massimo Bignardi, Terre Blu, Salerno 2019Recensione di Enrico Crispolti, Napoli e la questione meridionale dell\u27arte. 1. Scritti e interviste 1965-1993, a cura di Massimo Bignardi, Terre Blu, Salerno 201

    A Difficult Heritage: the Afterlife of Fascist-Era Architecture, Monuments, and Works of Art in Italy. Convegno a cura di Carmen Belmonte, Bibliotheca Hertziana e American Academy, Roma, 11-12 marzo 2018

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    Recensione al convegno A Difficult Heritage: the Afterlife of Fascist-Era Architecture, Monuments, and Works of Art in Italy, a cura di Carmen Belmonte, tenutosi presso la Bibliotheca Hertziana e l\u27American Academy di Roma, 11-12 marzo 2018Recensione al convegno A Difficult Heritage: the Afterlife of Fascist-Era Architecture, Monuments, and Works of Art in Italy, a cura di Carmen Belmonte, tenutosi presso la Bibliotheca Hertziana e l\u27American Academy di Roma, 11-12 marzo 201

    Introduction

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    Introduction to the issue 8 (2019).Introduction to the issue 8 (2019)

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