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    Editoriale – P. Calamandrei “La relatività del concetto d’azione”

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    The editorial, authored by Professor Marco Magri, offers a preview of the theme of the upcoming issue of Rivista ADP. It focuses in particular on an analysis of the reflections developed by Piero Calamandrei in La relatività del concetto d’azione, in Riv. dir. proc. civ., 1939, ora anche in Id., Studi sul processo civile. Volume quinto - Teoria generale e metodo. Questioni di dottrina e di giurisprudenza. Legislazione comparata (1938-1943), Padova, Cedam, 1947, pp. 1-26.L\u27editoriale, a cura del Prof. Marco Magri, anticipa il tema del prossimo numero della Rivista ADP. In particolare, il contributo si propone di analizzare le riflessioni svolte in P. Calamandrei, La relatività del concetto d’azione, in Riv. dir. proc. civ., 1939, ora anche in Id., Studi sul processo civile. Volume quinto - Teoria generale e metodo. Questioni di dottrina e di giurisprudenza. Legislazione comparata (1938-1943), Padova, Cedam, 1947, pp. 1-26

    Viaggiare, un Cammino fra le curve

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    Riflettendo sul tema, la prima immagine creatasi nella mente è quella del viaggio; mai semplice spostamento fra due punti, quei proverbiali A e B senza anima, ma percorso da un luogo ad un altro, una storia le cui tappe hanno nomi vivi e non sono perfettamente allineate: ogni viaggio ha deviazioni, curvature e sorprese. Tanto più si devia da quell’asettico e lineare “spostamento da A a B” seguendo percorsi inattesi, “curvi” e quindi più lunghi, tanto più avremo compiuto un vero viaggio e arricchito la nostra vita delle storie raccolte qua e là. Nel contributo si intende analizzare proprio questo valore del viaggio inteso come spostamento lento e pieno di deviazioni, mostrando come siano le sue curve a dargli significato. Avendo percorso il Cammino di Santiago nel 2021, momento in cui ho maturato molte di queste riflessioni, la mia esperienza unita ai vivi ricordi sarà un utile filo rosso per calare nella realtà queste immagini astratte: inserite all’interno dell’elaborato alcune delle “curve” (bivi, deviazioni e cambi di programma) che hanno caratterizzato il mio cammino saranno le guide per mostrare il valore ed i colori del viaggio; nascosto fra i suoi meandri ogni strada ha tanto da raccontare.

    Tra linee diritte e linee curve: Uno studio sulla prospettiva

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    Un tratto peculiare caratterizza la natura degli esseri umani: essi non si sono mai limitati a osservare la realtà circostante, ma si sono da sempre anche interrogati sul modo in cui la osservano e ne fanno esperienza. Con l’intento preciso di comprendere, dunque, i meccanismi sottesi alla percezione visiva, fin da subito è stato notato che l’occhio tende a deformare la realtà e a restituirne un’immagine non fedele: oggetti più lontani appaiono di dimensioni minori rispetto a quelli vicini, linee parallele sembrano congiungersi in lontananza. Fin dall’antichità, tali caratteristiche della percezione destarono curiosità e furono studiate fino a divenire oggetto di discipline specifiche: dapprima l’ottica, inaugurata da Euclide, e, in seguito, l’invenzione della prospettiva lineare nel Rinascimento, il cui padre è universalmente considerato Brunelleschi. In tal modo, la prospettiva brunelleschiana si configura come una tecnica di rappresentazione grafica dello spazio regolata da precise norme geometriche, a partire dalle quali è possibile istituire un sistema di linee diritte convergenti in un unico punto di fuga. Con l’articolo si intende, dunque, delineare un percorso in grado di rintracciare le fasi di sviluppo della prospettiva rinascimentale, fino ad accennare a nuovi modelli di prospettiva che, poggiando su linee curve e non diritte, tentano di restituire modi nuovi e diversi attraverso cui si può percepire la realtà

    Linea retta e linea curva: Forme archetipiche del linguaggio grafico

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    La linea retta e la linea curva sono strutture grafiche di movimento alle quali sono riconducibili le prime tracce del linguaggio grafico infantile, ma sono anche le stesse alla base delle più antiche testimonianze artistiche e di storia della civiltà. Keplero vede in questi due movimenti gli archetipi della scrittura divina, i principi alla base del disegno creativo del mondo, della sua forma. Dal segno vibrante tracciato sul foglio a quello inciso che riverbera nella pietra alla ricerca dell’impulso al movimento della retta e della curva; l’ars lineandi dall’arte megalitica a quella greca, dall’arte medievale all’arte contemporanea

    Lo scat: Una lingua senza parole

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    Il presente studio analizza lo scat come forma di linguaggio musicale improvvisato in cui l’identità e l’espressività dell’interprete si costruiscono attraverso la relazione con gli altri musicisti e con il proprio background culturale e musicale, sviluppandosi in un dialogo con l’ensemble, con il pubblico e con la tradizione, assumendo così funzione comunicativa e sociale.  Lontano dall’essere un mero esercizio tecnico, lo scat permette alla voce di diventare strumento narrativo tra regole condivise e affermazione individuale. Partendo da una prospettiva musicologica, il paper esplora in che modo l’improvvisazione vocale – priva di semantica linguistica convenzionale – si configuri come mezzo comunicativo dotato di codici interni, stilemi personali e tratti espressivi capaci di articolare un discorso musicale autentico e riconoscibile. Si rivela quindi una lingua senza parole, ma carica di senso, dove ogni suono è gesto, relazione e memoria

    Quando la lingua è visiva

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    Le lingue dei segni sono lingue storico-naturali utilizzate dalle comunità sorde in tutto il mondo. Sono numerose e tra loro molto diverse; molte di esse, tuttavia, non hanno ancora ottenuto un pieno riconoscimento. Ma come funziona una lingua dei segni? E in cosa si distingue da una lingua vocale? Questo articolo propone una riflessione su tali questioni – dibattute e tuttora aperte – soffermandosi in particolare sul cambio di prospettiva che negli ultimi anni sta interessando l’approccio accademico allo studio delle lingue segnate

    Linee dritte e linee curve nella pratica dell’apprendimento: Sottolineatura, evidenziatura e cerchiatura

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    Sin dalla scuola primaria, gli studenti vengono educati all’uso di tecniche quali la sottolineatura, l’evidenziatura e la cerchiatura con l’obiettivo di facilitare l’apprendimento della lingua italiana o straniera e supportare la comprensione di testi, sia scolastici sia quotidiani. L’insegnamento di queste pratiche grafiche, sebbene variabile in base al tipo di apprendimento fruito dagli studenti e soggettivo nell’impiego e nelle modalità di utilizzo da parte dei singoli prevede l’uso di linee rette o curve in corrispondenza di paragrafi, frasi o parole che possono essere continue, ondulate o spezzate, con intensità e dimensioni variabili secondo disposizioni singole, doppie o triple tanto orizzontalmente quanto verticalmente

    Linea dritta e linea curva: Metafore dell’esistenza umana

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    Il concetto di linea si manifesta in molteplici forme nella nostra esperienza: confine e separazione, ma anche percorso e possibilità. Nella sua rigidità, la linea dritta è simbolo di ordine e prevedibilità, mentre la linea curva, imprevedibile, racconta la flessibilità e il caso. Il film Match Point di Woody Allen rende visibile questa tensione: la rete da tennis è la linea di confine tra il successo e il fallimento, dove il destino si gioca su un rimbalzo incontrollabile. Attraverso riferimenti culturali, dalla linea della fortuna sulla mano di Corto Maltese, che incisa con un rasoio diviene un gesto di autodeterminazione contro il fato, fino alla poesia misteriosa presente ne I detective selvaggi di Roberto Bolaño, questo contributo manoscritto esplora la linea come struttura simbolica della vita: tra stabilità e mutamento, tra volontà e fatalità. Ricordando l’iconica figura animata de La Linea di Cavandoli, anche il disegno stesso testimonia questa dicotomia: nel tentativo di tracciare una linea perfetta, la mano umana spesso produce curve involontarie, segno di una traiettoria mai del tutto prevedibile. Questa riflessione visiva e letteraria ci invita a interrogarci sulla nostra relazione con il destino: siamo noi a disegnare la nostra linea o è il caso a curvarla

    Asylum Amidst Crisis: The Evolution of Poland’s Refugee Legislation in the Wake of the Ukrainian Exodus

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    The article examines Poland’s legislative response to the sudden influx of Ukrainian refugees, caused by the Russian invasion of the country, with a focus on the Special Act as an implementative tool of the Temporary Protection Directive. Through a longitudinal analysis, it analyzes the way in which the Polish legal framework adapted to said sudden arrival of refugees, with particular attention to mechanisms such as access to employment, social support, and broader integration. The overall aim of the work, by using a doctrinal legal analysis of both national legislation and EU directives, is to evaluate the effectiveness and limitations of the dual protection established by the Polish Special Act. While this latter provided rapid solutions to the crisis, it also revealed both structural gaps in long-term integration and a systematic deservingness-based approach in the acceptance and inclusion of migrants coming into the State territory.The article examines Poland’s legislative response to the sudden influx of Ukrainian refugees, caused by the Russian invasion of the country, with a focus on the Special Act as an implementative tool of the Temporary Protection Directive. Through a longitudinal analysis, it analyzes the way in which the Polish legal framework adapted to said sudden arrival of refugees, with particular attention to mechanisms such as access to employment, social support, and broader integration. The overall aim of the work, by using a doctrinal legal analysis of both national legislation and EU directives, is to evaluate the effectiveness and limitations of the dual protection established by the Polish Special Act. While this latter provided rapid solutions to the crisis, it also revealed both structural gaps in long-term integration and a systematic deservingness-based approach in the acceptance and inclusion of migrants coming into the State territory

    Photography between Desire and Disillusionment. West African Studio Portraiture, Diaspora, and Italy in the Work of Silvia Rosi

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    The article examines Silvia Rosi’s artistic practice, by exploring some of its topics such as family trans-generational memories, diasporic and trans-national life, the racialization of gaze and visual representation. Especially Rosi’s photography – through which the artist visualizes a representation of Black subjects in Italy – is an act of wish fulfillment. It homes in on the importance of visual representation and its cultural politics in relation to constructions of (and potentially, changes to) national identity and belonging.L’articolo esamina la produzione artistica di Silvia Rosi prendendo in considerazione alcune delle sue tematiche, come i ricordi famigliari trans-generazionali, la vita diasporica e trans-nazionale, la razzializzazione dello sguardo e della rappresentazione visiva. In particolare, è la fotografia di Rosi – tramite la quale l’artista rende visibile una rappresentazione dei soggetti neri in Italia – a costituire il suo atto di realizzazione dei desideri. Essa si concentra sull’importanza della rappresentazione visiva e della sua politica culturale in relazione alla costruzione (e, potenzialmente, al cambiamento) dell’identità e dell’appartenenza nazionale

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