University of Molise

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    311 research outputs found

    The responsibility of multinational corporations for international crimes

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    L’attività di ricerca nell'ambito del Dottorato di ricerca “Persone, imprese e lavoro: dal diritto interno a quello internazionale” ha consentito di studiare ed approfondire una tematica nuova del diritto internazionale, ossia “La responsabilità delle imprese multinazionali per crimini internazionali”. Il progetto di ricerca è stato strutturato su tre parti dedicate rispettivamente alla soggettività giuridica delle imprese multinazionali, ai diversi profili di responsabilità che possono essere riferiti alle imprese multinazionali e, infine, alla responsabilità penale che può essere loro contestata. Per quanto riguarda il primo capitolo, “L’impresa multinazionale come realtà multiforme”, l’analisi si è concentrata principalmente sulla nozione di impresa multinazionale e sul relativo problema dell’ammissibilità della personalità giuridica di diritto internazionale delle imprese multinazionale. Il profilo definitorio è stato oggetto di un iter argomentativo che si è mosso lungo l’analisi delle fonti di diritto internazionale e il modus operandi delle imprese multinazionali. Alla luce di ciò, l’indagine definitoria si è conclusa propendendo per una nozione di impresa multinazionale che va specificata in concreto attraverso i suoi elementi costitutivi. In definitiva, l’impresa multinazionale è un’organizzazione che esercita la sua attività produttiva in Paesi diversi da quello di origine avvalendosi di aziende affiliate, che, seppure sono qualificate come satelliti delle imprese multinazionali, sono dotate di personalità giuridica e di autonomia giuridica. Risolto il problema definitorio, l’indagine si è concentrata su una problematica complessa, che ha sollecitato l’intervento della dottrina più autorevole. Al di là del dibattito dottrinario che ne è scaturito, attualmente si potrebbe propendere per la personalità giuridica delle imprese multinazionali. Il riconoscimento che ne è derivato è stato determinato da una serie di “criteri sintomatici”. Valga a titolo esemplificativo il riferimento alla loro partecipazione nei procedimenti giurisdizionali ed arbitrali al fine di garantire i diritti riconosciuti (esempio significativo si può indicare nell’istituzione dell’Iran-United States Claims Tribunal risalente al 1981, che è stato oggetto del Rapporto dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, ove è stato dichiarata in modo esplicito la colpevolezza dell’impresa multinazionale che si mostra tollerante ovvero ignora i fatti criminali riservati ai diritti umani.). Il primo capitolo è introduttivo del secondo capitolo dal titolo “La disciplina giuridica internazionale dell’attività delle imprese multinazionali”. La seconda parte della tesi ha avuto ad oggetto un ambito di indagine piuttosto esteso, che non è stato di difficile inquadramento in quanto le problematiche sottese hanno trovato adeguate risposte attraverso l’intervento dottrinario, ma soprattutto attraverso l’intervento della giurisprudenza e l’operato del legislatore. L’attività delle imprese multinazionali si lega inesorabilmente con la tematica della responsabilità sociale delle imprese multinazionali (indicato con l’acronimo inglese CSR, Corporate Social Responsability). Gli unici strumenti in grado di fornire un’adeguata risposta sanzionatoria alle condotte delle imprese multinazionali si possono rinvenire nei Codici di Condotta, anche detti codici etici. Gli esempi più rilevanti di Codici di Condotta, che sono stati oggetto di una puntuale analisi, sono da riscontrare nella Dichiarazione Tripartita dell'OIL sulle imprese multinazionali e la politica sociale (1977/2000/2006), nelle Guidelines dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali (2000/2011) e nel Global Compact delle Nazioni Unite (2000/2010). Per ragioni di completezza sistematica, il secondo capitolo ha tenuto conto anche dei c.d. Codici di Condotta privati, quali documenti volontariamente sottoscritti dalle imprese multinazionali raggruppanti norme e principi non vincolanti tesi a disciplinare la condotta sul mercato delle stesse imprese. Resta da prendere in esame la parte centrale della tesi che si incentra sulla responsabilità internazionale delle imprese multinazionali per i crimini internazionali. Il terzo, il quarto e il quinto capitolo sono il cuore della tesi di dottorato, che si riferiscono ad un ambito del diritto internazionale inesplorato e su cui si concentrano le numerose perplessità della dottrina nazionale ed internazionale. L’attività di ricerca ha seguito un determinato filo d’indagine tenendo anche conto che il progetto di ricerca si inserisce nel ciclo di dottorato dal Titolo “Persone, imprese e lavoro: dal diritto interno al diritto internazionale”. In altri termini, l’indagine ha tenuto conto della penale responsabilità delle imprese multinazionali partendo dalla normativa interna dell’ordinamento italiano, che com’è noto è segnata dal d.lgs. n. 231 del 2001. Al di là della scelta strutturale che segna il terzo, il quarto e il quinto capitolo, è bene precisare che la responsabilità penale delle imprese multinazionali è stata definita dal presunto ambito operativo. Difatti, l’indagine si è concentrata principalmente sull’ammissibilità della responsabilità penale delle imprese multinazionali per i crimini internazionali, sugli elementi tipizzanti il fatto illecito e sul relativo disvalore penale. E’ bene precisare che i crimini internazionali sono, generalmente, di esclusiva competenza della Corte penale internazionale, salva l’applicazione del noto principio della giurisdizione penale universale. In tal modo si garantisce l’intervento giurisdizionale anche dei Tribunali interni, che possono sindacare la illiceità della condotta offensiva. In astratto, non vi sarebbero ostacoli a riconoscere la responsabilità penale delle imprese multinazionali per i crimini internazionali. Ma, in concreto, le perplessità persistono. Il primo problema che è stato affrontato attiene alla copertura normativa. L’analisi ha consentito di comporre un adeguato sostrato normativo, partendo dalla bozza dello Statuto della Corte penale internazionale e da autorevole dottrina e completando con il rapporto del 2013 del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Quindi, il problema attinente alla copertura normativa è stato risolto, ma ciò che ha destato immediate difficoltà è stata l’individuazione degli elementi costitutivi della responsabilità penale delle imprese multinazionali e, di conseguenza, l’imputazione diretta della violazione dei diritti umani. La responsabilità delle imprese multinazionali per crimini internazionali, attualmente, si può risolvere in un duplice modo: 1. non intervenire con lo strumento sanzionatorio, ma ciò vorrebbe dire lasciare impunite le condotte delle imprese multinazionali; 2. riferire la condotta delle imprese multinazionali allo Stato ospite. In questo secondo caso, sono ben note le conseguenza che derivano, basti considerare che l’illecito internazionale materialmente lesivo dei diritti degli individui è subordinato alla giurisdizione dello Stato che ne è autore. Invece, per quanto concerne il primo profilo si corre il rischio di fare andare impunite le condotte delle imprese multinazionali violando indirettamente il principio di legalità e direttamente i principi sottesi alla comunità internazionale. In altri termini, se il sistema di diritto internazionale non aziona gli strumenti previsti dalla normativa sopra esaminata a tutela dei diritti umani si può determinare una doppia violazione a danno di quest’ultimi. Di conseguenza, l’esigenza di attivare strumenti idonei previsti dall’ordinamento internazionale ha fatto sì che si possa utilizzare uno strumento idoneo a riscontrare la diretta imputabilità delle imprese multinazionali, ossia l’interpretazione estensiva . E’ noto che il sistema penale ripudia l’analogia, ma allo stesso tempo consente l’interpretazione estensiva . Avvalendosi dell’interpretazione estensiva l’interprete può adoperare gli strumenti che sono contenuti nel Progetto 2001, ove si tiene conto della responsabilità dello Stato. Di conseguenza, anche per le imprese multinazionali sarà possibile riscontrare, a seguito dell’interpretazione estensiva, la sussistenza degli elementi costitutivi del fatto illecito. Pertanto, si configura anche in capo alle imprese multinazionali l’elemento oggettivo della violazione delle norme internazionali e l’elemento soggettivo attinente alla diretta imputazione del comportamento antigiuridico. In tal modo entrambi gli elementi sono riconducibili direttamente alla condotta delle imprese multinazionali, che, come più volte chiarito, può essere intesa come una condotta attiva ovvero una condotta omissiva. In altri termini, la condotta può essere attiva quando le imprese violano direttamente per un profitto proprio le disposizioni di legge a tutela dei diritti umani determinando effetti incidenti sugli individui, che sono collocati stabilmente nell’area ove operano le imprese multinazionali; invece, la condotta è omissiva, quando le imprese multinazionali omettono di adottare le misure di prevenzione (che potrebbero corrispondere ai c.d. compliance programs) finalizzate a ridurre o eliminare le conseguenze offensive derivanti dalla loro condotta a danno dei diritti umani. In definitiva, accertato che l’attività delle imprese multinazionali è coperta normativamente da atti delle organizzazioni internazionali e ritenuta ammissibile l’interpretazione estensiva degli elementi essenziali costitutivi del fatto illecito dello Stato, le imprese multinazionali possono essere responsabili per i crimini internazionali. In conclusione, la soluzione positiva offerta è stata frutto di una ricostruzione che ha preso le mosse principalmente dagli esempi degli ordinamenti nazionali e ha trovato la sua ratio nella bozza dello Statuto della Corte penale internazionale, ma nonostante ciò la scelta incriminatrice non vuole essere esaustiva di una tematica che dispone di un notevole ambito operativo e che è risultata essere connessa con diversi fattori (economici, politi e sociali) non sempre di facile comprensione.The research activities within the framework of the PhD "People, businesses or jobs: domestic law to the international" made it possible to study and discuss a new subject of international law, i.e. "the responsibility of transnational corporations for international crimes". The research project has been structured on three sections devoted respectively to legal subjectivity of various MNEs liability profiles that may be related to transnational corporations and, finally, the criminal liability that may be disputed. As regards the first chapter, "The multinational enterprise as a multiform reality", the analysis focused primarily on the notion of multinational enterprise and its problem of eligibility of legal personality under international law of multinational enterprises. The Definitory profile has been the subject of an argumentative process that moved along the analysis of sources of international law and the modus operandi of the multinational companies. In light of this, the survey definition ended inclinations for a notion of multinational enterprise must be specified in concrete terms through its constituent elements. Ultimately, the multinational firm is an organization that carries on his production activity in countries other than the country of origin through affiliated companies, which, although they are classified as satellites of multinational companies, have legal personality and legal autonomy. Fixed issue Definitory, the investigation has focused on a complex issue, which has prompted the intervention of the most authoritative doctrine. On the other side of the debate that has been doctrinaire, currently you might lean towards the legal personality of multinational enterprises. The recognition that resulted was determined by a series of "symptomatic criteria". It is not limited to the reference to their participation in court proceedings and arbitral tribunals to ensure that the statutory rights (example you can indicate in the establishment of the Iran-United States Claims Tribunal dating from 1981, which was the subject of the report of the High Commissioner for human rights of the United Nations, where it has been explicitly declared guilty of multinational enterprise that is tolerant or ignores the facts private human rights criminals.). The first chapter is an introduction to the second chapter entitled "international legal regulation of the activities of transnational corporations". The second part of the thesis had such a scope object of investigation rather extended, which was not difficult to monitor because the underlying problems have found adequate responses through a doctrinaire, but especially through the intervention of the law and the work of the legislature. The activity of multinational enterprises is bound inexorably with the issue of social responsibility of multinational companies (referred to by the acronym CSR, Corporate Social responsibility). The only instruments capable of providing an adequate response to the conduct of disciplinary multinational enterprises can be found in the codes of conduct, also called ethical codes. The most important examples of codes of conduct, which were the subject of a detailed analysis, are to be found in the ILO Tripartite Declaration on multinational enterprises and social policy (1977/2000/2006), in the OECD Guidelines for multinational enterprises (2000-2011) and the United Nations Global Compact (2000/2010). For the sake of completeness, the second chapter systematically took account also of the so-called private codes of conduct, which documents voluntarily undertaken by transnational corporations involving non-binding standards and principles designed to govern the conduct of business on the market. It remains to consider the central part of the thesis that focuses on international responsibility of transnational corporations for international crimes. The third, fourth and fifth chapter are at the heart of the doctoral thesis, which refer to an international law which is unexplored and concentrate the many concerns of national and international doctrine. The research activity has been following a certain thread of investigation taking into account also that the research project is part of the doctoral cycle entitled "People, businesses or jobs: domestic law with international law". In other words, the survey took account of the responsibility of the criminal multinationals from the internal legislation of the Italian law, which as you know is marked by d.lgs. No. 231 of 2001. Beyond the structural choice that marks the third, fourth and fifth chapter, it is good to point out that the criminal responsibility of transnational corporations was allegedly operating scope defined. Indeed, the investigation has focused primarily on the admissibility of criminal liability of multinational corporations to international crimes, on particular toxins the tort and criminal disvalue. It is good to point out that international crimes are, generally, the exclusive jurisdiction of the International Criminal Court, without prejudice to the application of the principle of universal criminal jurisdiction. This ensures the jurisdiction of domestic Courts, which can review the unlawfulness of conduct offensive. In principle, there would be obstacles to recognise the criminal liability of multinational corporations to international crimes. But, in practice, the concerns persist. The first problem that has been addressed as far as the regulatory coverage. The analysis made it possible to compose an appropriate regulatory milieu, starting with the draft statute of the International Criminal Court and by authoritative doctrine and completing with the 2013 report of the Secretary-General of the United Nations. Then, the problem pertaining to legislation coverage is resolved, but what aroused immediate fix was the identification of the constituent elements of criminal responsibility of transnational corporations and, consequently, on charges of human rights violations. The responsibility of transnational corporations for international crimes, currently, you can resolve in a twofold way: 1. do not use the instrument of sanctions, but that would mean leaving unpunished the conduct of multinational enterprises; 2. report the conduct of transnational corporations to the host State. In this second case, are well known the consequence arising, suffice it to note that the international offence materially detrimental to the rights of individuals shall be subject to the jurisdiction of the State which is the author. On the other hand, as regards the first profile you run the risk of making go unpunished the conduct of multinational companies indirectly violating the principle of legality and the principles governing the international community. In other words, if the international law system propels the tools foreseen by examined above legislation protecting human rights can determine a double violation to the detriment of the latter. As a result, the need to activate suitable instruments under international law meant that we could use a suitable tool to experience the direct eligibility of multinational enterprises, i.e. the interpretation. It is known that the penal system rejects the analogy, but at the same time allows for broad interpretation. Using the interpretation the interpreter can use tools that are contained in the 2001 Draft, which takes into account the responsibility of the State. As a result, even for multinational enterprises will encounter as a result of the interpretation, the existence of the constituent elements of the tort. Therefore, it also configures in Chief for multinational enterprises the objective element of the violation of international standards and the subjective element relating to objectionable material behavior directly attributable. Thus both elements can be traced back directly to the conduct of multinational enterprises, which, as repeatedly explained, can be understood as active behaviour or conduct of omission. In other words, the conduct can be activated when companies violate directly for a profit its legal provisions for the protection of human rights, causing accident effects on individuals, who are placed firmly in the area where multinational enterprises operate; Instead, the conduct is of omission, when multinational companies fail to adopt prevention measures (which might correspond to so-called compliance programs) designed to reduce or eliminate offensive consequences resulting from their conduct to the detriment of human rights. Ultimately, ensured that the activity of multinational enterprises is covered by law from international organizations and acts deemed eligible for the interpretation of the essential elements constituting the tort State, multinational companies may be responsible for international crimes. In conclusion, the positive outcome was the result of a reconstruction that took the moves primarily by examples of national laws and found its ratio in the draft statute of the International Criminal Court, but nevertheless the choice event is not intended to be exhaustive of a subject that has significant operational and scope that was found to be connected with various factors (economicpolitical and social), not always easy to understand.Dottorato di ricerca in Persona, impresa e lavoro: dal diritto interno a quello internazionale (XXVI ciclo

    Habitat preference and population dynamics of Testudo hermanni along coastal areas of Molise region (Italy)

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    Il progetto di ricerca è stato mirato all’individuazione dei parametri critici che influiscono sulla sopravvivenza delle rare popolazioni selvatiche di Testudo hermanni hermanni presenti sulle coste adriatiche. Si è focalizzato inoltre sulla messa a punto e l’ottimizzazione dei protocolli di monitoraggio a lungo termine di una specie bandiera degli ambienti costieri mediterranei. In particolare, la tesi ha inteso contribuire a: • Migliorare le conoscenze sulla dinamica e la densità delle popolazioni di Testudo hermanni; • Indagare sulla selezione del microhabitat di Testudo hermanni in ambiente dunale; • Descrivere la struttura della popolazione di Testudo hermanni del sito Sic “Foce Saccione- Bonifica Ramitelli” (IT222217), al fine di definire una strategia di conservazione a lungo termine della specie nel sito. • Mettere a punto un protocollo ottimale di monitoraggio dello stato di conservazione di Testudo hermanni nel sito di ricerca “Dune sabbiose costiere dell’Italia Centrale” della Rete Italiana di Ricerca Ecologica a Lungo Termine, denominata LTER Italia. Lo studio della dinamica di popolazione è stato condotto, per 5 anni consecutivi, eseguendo il metodo di Cattura Marcaggio e Ricattura su un transetto fisso di monitoraggio (lungo 1km e largo 50 m) che attraversa tutti gli habitat dunali di transizione. La popolazione studiata presenta una struttura in espansione con un’alta percentuale di giovani (39%), una sex ratio media pari a 0,37 e un densità media, stimata mediante l’indice Lincoln Petersen, di 11,18 esemplari/ettaro. Per l’analisi degli habitat preferenziali e per l’analisi degli home range è stato condotto, da ottobre 2012 a gennaio 2014, un intenso lavoro radiotelemetrico, su 9 esemplari, associato alla mappatura di dettaglio degli habitat dunali (a scala 1: 500), sulla base di rilevamenti floristico-vegetazionali. L’analisi delle variazioni mensili degli home range, in accordo con la maggior parte delle popolazioni studiate, ha confermato che la popolazione studiata ha un ciclo di attività stagionale bimodale con due picchi di attività, in primavera e in autunno, e con una riduzione dell’attività in estate. Dal confronto delle dimensioni degli spazi vitali con altre popolazioni mediterranee, anche queste studiate con il metodo MPC, è emerso che la popolazione è risultata tra quelle con gli home range più piccoli. Inoltre si è osservato che le femmine utilizzano un spazio vitale meno esteso di quello dei maschi. La nostra popolazione di testuggini ha rivelato una marcata fedeltà al territorio vitale, dato già noto in letteratura, e una selezione del microhabitat basata sulle esigenze di protezione e termoregolazione, con delle notevoli variazioni stagionali durante l’intero ciclo di attività stagionale.This research project was aimed at identifying critical parameters that could affect the survival of the endangered Testudo hermanni hermanni occurring along the Adriatic sandy coast of Italy. It was also focused on the development and optimization of protocols for long-term monitoring of a flagship species of Mediterranean coastal environments. In particular, the thesis intended to contribute to: • Improve the knowledge on the dynamics and the density of the populations of Testudo hermanni; • Investigate on microhabitat selection by Testudo hermanni in dune environment; • Describe the structure, rhythms, and spatial distribution of the population of Testudo hermanni living in the Natura 2000 site "Foce Saccione- Reclamation Ramitelli" (IT222217), useful for the definition of a strategy of long-term conservation of the species in the site. • Develop an optimal protocol for the monitoring of Testudo hermanni as a flagship and indicator species of "Coastal sandy dunes of central Italy" for the Italian Network of Long Term Ecological Research, called LTER Italy. The study of population dynamics was conducted, for 5 consecutive years, performing the method of Capture- Mark -Recapture along a fixed transect monitoring (far 1km and wide 50 m) that crosses through all coastal habitats of sand dunes. The five years study of the population of Herman tortoises showed an expansion phase with a high percentage of young individuals (39%), a sex ratio average of 0.37 and an average density, estimated by the index Lincoln Petersen, of 11.18 animals/hectare. To investigate on habitat preferences and home range of the target species, a radiotelemetric study of Hermann’s tortoise was performed between October 2012 and January 2014, on 9 specimens, combined with detailed mapping of dune habitats (scale 1: 500), based on surveys of flora and vegetation. The analysis of monthly home range changes confirmed that the target population has a bimodal cycle of seasonal activity with two peaks, in spring and in fall, and with a reduction of activity in summer. Both males and females have smaller home ranges compared with other Mediterranean populations. Moreover, females home ranges were less extensive than males ones. Our population of tortoises revealed a marked fidelity to the vital territory, and a selection of microhabitats based on the needs of protection and temperature control, with a pronounced seasonal effect during the whole cycle of activity.Dottorato di ricerca in Scienze agro-forestali, delle tecnologie agro-industriali e del territorio rurale. I sistemi forestali (XXVII ciclo

    The biodiversity of pink yeasts in the degradation of patulin

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    La patulina è una micotossina prodotta dal patogeno fungino Penicillium expansum responsabile del marciume verde-azzurro delle mele durante la conservazione postraccolta. La patulina è tossica per un’ampia gamma di organismi, uomo, animali, funghi e batteri. Gli agenti di lotta biologica (BCA) rappresentano un’alternativa o un’integrazione ai mezzi chimici per il controllo delle malattie. A tal riguardo numerose ricerche hanno dimostrato che l’uso di lieviti epifiti rappresenta un’interessante strategia per il controllo delle malattie. Le specie di lieviti sono un’enorme fonte di biodiversità genetica e biotecnologica. In questo lavoro sono stati studiati i lieviti rosa isolati dalla fillosfera e dalla carposfera di piante in sei differenti zone del centro-sud Italia. Sono stati purificati, catalogati e classificati utilizzando il metodo di analisi Restriction Fragment Length Polymorphism (RFLP) delle sequenze di rDNA delle regioni ITS (Internal Transcribed Spacer). I risultati hanno mostrato l’esistenza di almeno dieci diversi profili RFLP (dieci diversi cluster) tra gli isolati. Il confronto delle sequenze nucleotidiche ottenute dall’amplificazione delle regioni ITS con quelle presenti nei database hanno portato ad una prima probabile identificazione tassonomica dei lieviti rosa studiati in questo lavoro. I generi Rhodotorula, Cryptococcus, Sporobolomyces, Rhodosporidium spp., che in letteratura scientifica sono noti per le loro caratteristiche funzionali all’attività antagonistica e/o degradativa di metaboliti tossici, risultano maggiormente rappresentati tra gli isolati della collezione rispetto agli altri generi Erythrobasidium Sporidiobolus e Aureobasidium spp., meno rappresentati. Gli isolati sono stati esaminati per la loro crescita in vitro in presenza di patulina e per la loro capacità di ridurre la concentrazione della micotossina nel mezzo colturale in condizioni aerobiche. Tra questi, quarantotto sono sopravvissuti in presenza della tossina. Analisi Thin-layer chromatography (TLC) hanno mostrato la comparsa di due spot principali, con Rf di 0.46 e di 0.25, ciò suggerisce la possibile metabolizzazione della micotossina. I risultati di questo studio potranno essere utili per future ricerche nella prevenzione o nella detossificazione della contaminazione da patulina nei prodotti derivati da pomacee.The mycotoxin patulin is produced by the blue mould pathogen Penicillium expansum in rotting apples during postharvest storage. Patulin is toxic to a wide range of organisms, including humans, animals, fungi and bacteria. Biocontrol agents (BCAs) are an alternative or a supplement to chemical means of disease control. In this regard numerous studies have demonstrated that the use of epiphytic yeasts is an interesting strategy in disease control. Yeast species represent an enormous source of genetic and biotechnological biodiversity. Pink yeasts isolated from phyllosphere and carposphere of plants in six different locations in southern-central Italy were studied in this work. They were purified, cataloged and classified making use of the Restriction Fragment Length Polymorphism (RFLP) method on the rDNA sequence of the Internal Transcribed Spacer (ITS) regions. The results have shown at least ten different RFLP profiles (ten different clusters) among isolates. The comparison of the nucleotide sequences obtained by amplifying the ITS regions with those present in the databases have led to a first probable taxonomic identification of the pink yeasts studied in this work. Rhodotorula, Cryptococcus, Sporobolomyces, Rhodosporidium spp., that in the scientific literature are known for their functional characteristics in antagonistic activity and or in degrading toxic metabolites were the most represented genera among isolates of the collection compared to the genera Erythrobasidium, Sporidiobolus, e Aureobasidium spp. which were less represented. Isolates were examined for their in vitro growth in the presence of patulin and for their capacity to reduce the concentration of the mycotoxin in the medium in aerobic conditions. Forty-eight of them survived in the presence of the toxin. Thin-layer chromatography (TLC) analysis showed the appearance of two major spots, with Rf of 0.46 and 0.25, suggesting a possible metabolization of the mycotoxin. The results of this study may be useful for future research for the prevention or the detoxification of patulin contamination in pome fruit-based products.Dottorato di ricerca in Difesa e qualità delle produzioni agro-alimentari e forestali (XXV ciclo

    Legal instruments for the enhancement of food products: the case MCG "pane di Cerchiara a lievito madre"

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    L’oggetto della ricerca si fonda sul presupposto che un alimento se fregiato di origine, tipicità e qualità, assume per il consumatore un valore di mercato assai più elevato di un prodotto convenzionale, che tali segni non può trasmettere né direttamente né indirettamente attraverso il packaging o la pubblicità. Il lavoro si è sviluppato attraverso la consultazione di fonti normative internazionali, comunitarie e nazionali relative alla protezione dei prodotti agroalimentari, per individuare lo strumento giuridico di valorizzazione adatto al caso “pane di Cerchiara”, in considerazione delle contingenti condizioni di partenza del prodotto e del contesto di produzione. Una volta individuate le fonti di riferimento, la ricerca si è focalizzata sullo strumento ritenuto maggiormente idoneo alla valorizzazione del prodotto pane, ossia il “marchio collettivo geografico”, disciplinato in particolare dal Codice della Proprietà Industriale per il quale: “un marchio collettivo può consistere in segni o indicazioni che nel commercio possono servire per designare la provenienza geografica di prodotti o servizi”. Tale strumento è risultato, il più adatto per difendere nel tempo le caratteristiche del prodotto e salvaguardarne l’essenza da tentativi di volgarizzazione o di spendita del nome ad opera di operatori alimentari di altre zone geografiche, diverse dall’area “cerchiarese” e quindi sprovvisti di quel caratterizzante quid tecnico-culturale, ereditato da una radicata tradizione idonea a conferire al prodotto finito caratteristiche uniche. Con l’obiettivo di realizzare concretamente un segno distintivo di quel prodotto alimentare, il marchio “pane di Cerchiara a lievito madre”, l’attività è poi proseguita con la redazione e somministrazione a tutti i panificatori del comune interessato di “un questionario storico” e una “scheda tecnica” per la raccolta dei dati sulle materie prime impiegate, le ricette, le modalità di cottura e le tecniche di panificazione. A seguire, presso i panificatori aderenti, sono stati raccolti una serie di campioni di tutte le materie prime impiegate nella produzione, trasformazione e elaborazione, per attuare la fase di caratterizzazione tecnico-scientifica del prodotto attraverso un elaborato protocollo d’indagine analitica. I dati evinti nella fase di caratterizzazione, sono stati propedeutici e necessari alla redazione del Disciplinare di Produzione e del Regolamento d’Uso del marchio “pane di Cerchiara a lievito madre”, atti attraverso i quali, si predispone il sistema delle regole, dei controlli e delle relative sanzioni previsto dal Codice della proprietà industriale (ex art. 11 del d.lgs. n. 30/2005), quale condizione necessaria per la verifica di ammissibilità della domanda di registrazione compiuta dall’Ufficio Brevetti, non solo in riferimento alla legittimità della procedura, ma anche riguardo l’effettiva capacità degli strumenti predisposti di assolvere alla funzione perseguita dal marchio. Il titolare del marchio, è stato identificato nell’amministrazione Comunale di Cerchiara di Calabria quale unico soggetto istituzionale in grado, nel contesto locale, di rappresentare adeguatamente l’intera collettività legata al territorio di origine del prodotto alimentare e poter assolvere alla funzione di garanzia richiesta ex lege al titolare del marchio e che viene assicurata da un regime sanzionatorio, che punisce con la decadenza l’inerzia del titolare nell’eseguire i controlli circa la corretta utilizzazione del segno da parte degli utilizzatori. Al fine di ottimizzare l’intrinseco rapporto esistente tra il prodotto e il territorio e spendere la fama di un’area che già gode di una particolare rinomanza e reputazione, si è deciso di individuare il nome legale nella locuzione “pane di Cerchiara a lievito madre” e sono stati elaborati una serie di logotipi da abbinare al marchio, proposti al Comune titolare del marchio e ai panificatori aderenti, sino a giungere alla definitiva registrazione del marchio stesso (n° CB2014C0035 del 07.05.2014), elaborando in definitiva uno strumento che, anche sotto il profilo della sicurezza alimentare, si pone quale garanzia per il consumatore finale che scegliendo un prodotto marchiato, ha la certezza di consumare un alimento elaborato nel rispetto di un rigoroso Disciplinare di Produzione. La creazione di un marchio collettivo geografico “a forte carattere territoriale” ha in definitiva perseguito la scopo di realizzare un meccanismo virtuoso per un’intera collettività e per un intero territorio, puntando ad aumentarne l’appeal, sul mercato alimentare, ambientale e del turismo, con l’auspicio di fornire un incipit ad una valorizzazione dell’intera area geografica di riferimento, degna di un grande futuro.The object of the research is based on the assumption that if a food is endowed with origin, authenticity and quality, it assumes for the consumer a market value much higher than a conventional product, that such signs cannot be transmitted either directly or indirectly through the packaging or advertising. The work developed through the consultation of International, European, National standards sources for the protection of food products, to identify the legal instrument of valorization suitable to the case of the “pane di Cerchiara”, in consideration of the contingents starting conditions of the product and of the context of the production. Once identified the reference sources, the research has focused on the instrument considered most appropriate to the valorization of the product bread, namely the “ marchio collettivo geografico” regulated mainly by the Code of Industrial Property for which: “un marchio collettivo può consistere in segni o indicazioni nel commercio possono servire per designare la provenienza geografica di prodotti o servizi”. This instrument is the most suitable to defend in time the product characteristics and safeguard the essence of attempts to vulgarization or use of the name by operators of food from other geographical areas, other than the area of Cerchiara and therefore devoid of that characterizing technical-cultural “quid”, inherited from a deep tradition suitable to give to the finished product unique characteristics. With the goal of a concrete realization of a distinctive sign of the alimentary product the trademark “pane di Cerchiara a lievito madre”, the activity then continued with the drafting and administering to all the bakers of the municipality concerned of a “historical questionnaire” and a “technical sheet” for the collection of the data on raw materials used, the recipes, the cooking methods and the baking techniques. Afterwards from the bakers, were collected a series of samples of all the raw materials used in the production, processing and preparation, for implementing the phase of the technical-scientific characterization of the product through an elaborate protocol of analytic investigations. The data obtained in the characterization phase, has been propaedeutic and necessary for the drafting of the production disciplinary and the regulations governing use of the trademark “pane di Cerchiara a lievito madre”, acts through which they prepare a system of rules, controls and the relevant penalties provided for by the Code of Industrial Property (ex art.11 del d.l.g. n30/2005) as a necessary condition for the verification of the admissibility of the application for the registration made by the Patent Office, not only in reference to the legality of the procedure, but also regarding the actual ability of the instruments predisposed to fulfill the intended purpose of the trademark. The trademark owner, has been identified in the Municipal Adminstration of Cerchiara di Calabria as the only institutional subject, in the social context, able to adequately represent the entire community linked to the territory of origin of the food product and be able to fulfill the function of guarantee required “ex lege” by the trademark holder, and that is ensured by a system of penalties, that punishes with the decadence, the inertia of the holder that does not control the proper use of the trademark by the users. In order to optimize the intrinsic relationship between the product and the territory and make use of the reputation of an area that already has a particular renown, it was decided to identify the legal name in the expression “pane di Cerchiara a lievito madre”, and have been developed a series of logo to match the trademark proposed to the municipality trademark holder, and the adherents bakers, until reaching the final registration of the trademark (n°CB 2014 C0035 del 07.05.2014), ultimately elaborating a tool that, also in terms of food security, stands as a guarantee for the final consumer that choosing a branded product, has the safety of consuming a food elaborated under a strict production regulations. The creation of a geographic collective mark with a strong territorial character, has ultimately pursued the aim of achieve a virtuos mechanism for an entire community and for a whole territory, aiming at increase its appeal, on the food market, environmental and of the tourism market, with the hope of providing a beginning of an enhancement of the entire geographic area of reference, worthy of a great future.Dottorato di ricerca in Biotecnologia degli alimenti (XXVII ciclo

    Late Pleistocene-Holocene soils and paleosols in fluvial-lacustrine sequences in Molise region

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    I proxy ambientali ad alta risoluzione dell'Appennino centro-meridionale (Regione Molise) sono indispensabili per la comprensione dei cambiamenti climatici nel tardo Pleistocene-Olocene. Lo scopo di questa tesi di dottorato è quello di arricchire le conoscenze sulle successioni fluvio-lacustri in due bacini intermontani, situati nell'Appennino meridionale. Il primo bacino studiato si trova nella zona pedemontana del Matese ed è composto da una sequenza alluvionale di sedimenti fluvio-lacustri di circa 11 m di profondità. L'area studio è costituita da un suolo di superfice e da diversi livelli sedimentari alternati a quattro paleosuoli. I suoli attuali sono Andosuoli ben sviluppati. I suoli ed i paleosuoli sono stati analizzati mediante granulometria laser (GSD), geochimica e proprietà magnetiche, al fine di valutare i contributi pedogenetici e/o sedimentari. I risultati hanno mostrato che le particelle ferrimagnetiche pedogenetiche della frazione argillosa hanno seguito due trend diversi, indicando due livelli di pedogenesi. La sequenza dei paleosuoli è composta da Vertisuoli fortemente alterati (Solum I e IV) e da Entisuoli meno alterati (Solum II, III) intercalati da livelli clastici sedimentari. Un maggior grado di pedogenesi è rinvenuto nel Vertisuolo (Solum I), ad elevato contenuto argilloso, che potrebbe essersi formato in clima temperato al di sotto dello strato del Tufo Giallo Napoletano (12 ka BP). I Solum II e III, mostrano un basso grado magnetico dei sedimenti fluvio-lacustri che indica un minor grado di pedogenesi, coerente con delle condizioni climatiche più fredde che si verificate dopo l'ultima eruzione (Ignimbrite Campana 39 ka BP). Il Solum IV è caratterizzato da un maggiore intensità della pedogenesi associato ad elevati valori di suscettibilità magnetica. Il secondo bacino intermontano è situato nella parte nord-est della Regione Molise, nel comune di Montenero Valcocchiara. Fino ad oggi, non è stato condotto nessuno studio sistematico pedologico e paleoambientale sulla torbiera, che occupa tale bacino. Pertanto, è stato condotto uno studio sistematico combinando dati magnetici, palinologici, mineralogici e geochimici. Sulla base di tali dati, la sequenza sedimentaria rinvenuta può essere divisa in 3 unità. L’Unità 1 (0-199 cm, 2-3 ka BP) è dominata dalla presenza di sostanza organica, di pirite e da alcuni elementi in traccia di origina antropica. E’ stato osservato un basso grado di suscettibilità magnetica (χ), indicante che i segnali magnetici dei sedimenti sono condizionati dai processi di dissoluzione in ambiente anaerobico. Sono stati identificati pollini di piante acquatiche di ambienti lacustri (Potamogeton) e di cereali. Nell’unità 2 (200-300 cm, 3-5 ka BP) vi è un aumento della suscettività magnetica, corrispondente ad una più alta concentrazione di minerali ferrimagnetici, inoltre è caratterizzata da percentuale crescente di polline di cereali (graminacee). L’Unità 3 (300-400 cm, 5-7 ka BP) è dominata dalle proprietà magnetiche di litotipi sedimentari (carbonato di calcio) correlate con il contenuto di Fe e Ti. Si rinviene un cambiamento nel contenuto pollinico, da taxa arborei di caducifoglie verso la presenza di Abies alba. In conclusione, la combinazione delle proprietà magnetiche, degli elementi in traccia e altri proxy, fornisce un quadro comprensibile utile per ricostruire i cambiamenti paleoambientali di questa sequenza lacustre durante la seconda metà dell'Olocene (6 ka BP).High-resolution environmental proxies from the southern central Apennines (Molise Region) are essential to understand past climatic changes in the late Pleistocene-Holocene. The aim of this PhD thesis is to enrich our knowledge of the outcropping fluvial-lacustrine succession in two intermontane basin, located in the southern Apennines (Italy). The first basin studied is located in Matese pedemontane area and consists of alluvial and fluvial-lacustrine sequences of about 11 m in detpth. The study area consists of top soil and several clastic sedimentary levels alternated with four layers of paleosols and clastic sediment layers. Present-day soils consist of well-developed Andosols. Soil and paloesols were analyzed with laser grain size distribution (GSD), geochemical and magnetic properties in order to evaluate the relative contributions of pedogenic and/or detrital components. The results showed that the finest pedogenic ferrimagnetic grains in the clay fraction exhibit two trends with respect to the degree of pedogenesis. The paleosols sequence was composed of highly-weathered Vertisols (Solum I and IV) and of less weathered Entisols (Solum II and III ) intercalated in the clastic sedimentary levels. A greater pedogenetic degree occurs in Vertisols (Solum I), with high clay content, which developed under temperate climates and formed below the layer of Neapolitan Yellow Tuff (12 ky BP). Solum II and III show a low magnetic degree of fine fractions, consistent with a low rate of pedogenesis, could have developed under more cold humid climatic conditions after the last eruption (Campanian Ignimbrite, 39 ky BP). Solum IV is characterized by a greater pedogenetic intensity associated with high value of magnetic susceptibility. The second intermontane basin was located in the north-east part of the Molise Region, in Montenero Valcocchiara village. Up to now, no systematic pedologic and paleoenvironmental studies have been carried out in the peat bog, that is located in this basin. Therefore, high-resolution and systematic magnetic studies combined with geochemical, palynology and mineralogy data were carried. Based on these data, the peat bog sequence can be separated into 3 units. Unit 1 (0–199 cm, 2-3 ky BP) shows high organic matter content, pyrite and some anthropogenic trace elements. Low magnetic susceptibility (χ) degree suggests that detrital input signals was due to effects of anaerobic dissolution processes. This Unit contains pollen of aquatic plants of lacustrine environment (Potamogeton) and cereals. For Unit 2 (200–300 cm, 3-5 ky BP), magnetic measurements increase and the corresponding concentration of ferrimagnetic minerals is also improved, besides this unit was characterized by increasing percentages of cereals pollen (graminaceae). For Unit 3 (300–400 cm, 5-7 ky BP), the bulk magnetic properties are dominated by detrital (calcium carbonate) sediments, correlated with Fe and Ti content. There was a significant change in arboreal taxa of deciduous trees towards Abies alba presence. In conclusion, combination of magnetic properties, trace elements, and other proxies provide a viable framework for reconstructing the paleoenvironmental changes of this lacustrine sequence during the middle of the Holocene period (6 ky BP).Dottorato di ricerca in Difesa e qualità delle produzioni agro-alimentari e forestali (XXVII ciclo

    Study of the role of phosphodiesterase 5 in the contraction rate

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    La compartimentalizzazione dell’adenosina monofosfato ciclico (cAMP) e dell’attività della protein chinasi A (PKA) delle cellule muscolari cardiache gioca un ruolo chiave nel mantenimento e nell’aumento della contrattilità, causata da una stimolazione del sistema nervoso simpatico. Nei cardiomiociti, l’attivazione dei recettori adrenergici porta ad un aumento della produzione di cAMP, che viene a sua volta contenuto dall’attività d’idrolisi da parte delle fosfodiesterasi (PDEs). Negli ultimi dieci anni si sono susseguiti una serie di studi che hanno messo in evidenza come nei cardiomiociti vi sia un incremento dell’espressione della PDE5 in diverse condizioni patologiche (Nagendran J et al.2007;Takimoto E. et al.2005). L’inibizione farmacologica della PDE5 con il Sildenafil, si è dimostrata efficace nel contrastare l’ipertrofia cardiaca in diversi modelli sperimentali e dati incoraggianti stanno emergendo da sperimentazioni cliniche condotte su diverse forme di scompenso cardiaco (Guazzi M et al. 2011; Andersen A et al. 2013). Un recente studio, ha ad esempio evidenziato come la cardiomiopatia diabetica possa migliorare nei pazienti sottoposti ad un inibizione cronica della PDE5 attraverso un meccanismo di anti-rimodellamento indipendente da fattori vascolari, endoteliali o metabolici (Giannetta E. et al 2015).Tuttavia, i meccanismi molecolari con cui il sildenafil agisce sull’omeostasi del cuore sono ancora in fase di investigazione. É noto che gli inibitori della PDE5, agiscono occupando il sito catalitico come pseudo substrati, bloccando l’attività esterasica e determinando un aumento intracellulare dei livelli di cGMP, con conseguente attivazione della PKG (Francis SH et al 2011). L’effetto ionotropo negativo dell’inibizione della PDE5 dopo stimolazione Beta-adrenergica è stata riportata in diverse specie (Lee DI et al. 2010; Senzaki H et al 2001), incluso l’uomo (Borlaug BA et al 2005). Tuttavia, l’effetto sulla cronotropia non è stato ancora stato documentato a causa delle limitazioni intrinseche dei modelli sperimentali. Lo scopo di questa tesi di dottorato, è stato quello di esaminare il ruolo dell’inibizione della PDE5A sull’aumento della frequenza di contrazione indotta in seguito ad una stimolazione dei recettori beta adrenergici. Questo studio è stato possibile grazie a saggi in vitro, usando come modello sperimentale cardiomiociti neonatali di origine murina, in grado di contrarsi in maniera autonoma e sincrona, su cui è stato possibile misurare la frequenza di contrazione, sfruttando anche un approccio farmaco-genetico combinato, basato sull’ inibizione selettiva dell’attività e dei geni che codificano per i diversi recettori beta adrenergici e PDE.Compartmentalization of cAMP and PKA activity in cardiac muscle cells plays a key role in maintaining basal and enhanced contractility stimulated by sympathetic nerve activity. In cardiomyocytes, activation of adrenergic receptor increases cAMP synthesis, which is countered by the hydrolytic activity of selective phosphodiesterases (PDEs). Evidences have been accumulated that PDE5 protein is expressed in cardiomyocytes and up-regulated in several pathological conditions (Nagendran J et al.2007;Takimoto E. et al.2005). Pharmacological inhibition of PDE5 with sildenafil, a selective and potent inhibitor, has been shown effective in counteracting cardiac hypertrophy in animal models. Encouraging data are also emerging from clinical trials in heart failure (Guazzi M et al. 2011; Andersen A et al. 2013) and in diabetic cardiomyopathy exerting anti-remodelling effects (Giannetta E. et al 2015). However, the molecular mechanisms of sildenafil action on cardiac homeostasis are still under investigation. It is known that sildenafil, occupying the catalytic site as pseudo substrates, blocks the esterase activity and leads to increased cGMP levels. Rise of intra-myocyte cGMP subsequently modulates the activation of PKG. (Francis SH et al 2011). The negative inotropic effect of PDE5 inhibitors after -adrenergic-stimulation has been also reported in several species (Lee DI et al. 2010; Senzaki H et al 2001; Borlaug BA et al. 2005) including humans. However, the effects on the frequency of contraction have not been previously addressed because of the intrinsic limitation of the investigated models. To examine the contribution of PDE5A inhibition to 1AR-, 2AR- and 3AR-stimulated contraction rate, we used in vitro beating assay performed on cultured neonatal cardiomyocytes and we measured the cardiac rate under different conditions. Contrary to adult, the neonatal ventriculocytes maintain their plasticity allowing them to form spontaneous beating syncytia and to respond to -adrenergic stimuli. Using a combined pharmacological and genetic approach based on selective disruption of the activities and genes encoding different ARs and PDEs.Dottorato di ricerca in Scienze per la salute (XXVII ciclo

    The Private Enforcement of Competition Law: developments and persisiting problems

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    In the past ten years, thanks to some important and innovative rulings by the European Court of Justice (“ECJ”) the right to damages for infringements of competition law has been recognized to private parties. The European Union (”EU”) case law has thus introduced along with the public enforcement of the European Commission and the National Competition Authorities (“NCAs”), the possibility for private parties to bring actions for infringements of Articles 101 and 102 of the Treaty on the Functioning of the European Union (“TFEU”) or of the relevant corresponding provisions of national law (i.e., private enforcement). However, to date, most victims of cartels and collusions have not received compensation for their losses. Although established by the TFEU, the practical exercise of the right to full compensation has been hampered by the lack of homogeneity between legal systems and operational uncertainties as to the applicable procedure. Indeed, there are regulatory differences between Member States that make some jurisdictions (such as Germany, England and the Netherlands) more attractive than others when it comes to initiating an antitrust litigation, such differences often entail forum shopping. In Italy, although the number of civil actions initiated as a result of NCA decisions has gradually increased, the number of private enforcement actions is still far from the expected and desired enforcement levels. In light of the context described in the first part of the thesis, after a detailed analysis of some preliminary issues, namely what private enforcement of competition law is, why it is necessary, and what is its systematic and normative foundation, I will analyze the legal provisions and the remedies implemented in recent years and currently available to consumers in Europe for the purposes of ensuring the compensation of the damage suffered as a result of infringements of competition law. I will then move to the developments at the national and European level, focusing on one hand, on the very recently approved Directive of the European Commission and, on the other hand, on the evolution of private enforcement in the main EU Jurisdictions. At the European level, there were many efforts made by the institutions to increase the use of private enforcement to protect and raise the level of effectiveness of the rules in place to safeguard the market. Against this background, an essential role must be undoubtedly recognized to the European Commission and its initiatives in the field to remove barriers that make it difficult for businesses and consumers to sue for compensation for damages suffered. After the formal recognition of the right to compensation for victims of antitrust behaviors, several studies and legislative proposals were published in order to overcome the significant differences between the various remedies across Member States and eliminate unequal treatment between EU undertakings, ensuring this way the proper functioning of the internal market. First, the Green Paper on “Damages actions for breach of EC antitrust rules” in 2005 was published with the intent to facilitate private enforcement and lay down the foundations for a common EU approach, and then the White Paper was published in 2008 with the primary objective, unfortunately not reached, to clarify the conditions for the exercise of the right to compensation by individuals. In November 2014, the Commission finally approved a Directive and established new rules to facilitate claims by the victims of violations of antitrust infringements, thereby managing to overcome the different positions among Member States, which in the past had prevented to reach the consensus on the matter. A first attempt by the Commission to present a legislative proposal in the field of private enforcement was, in fact, aborted for lack of consensus on certain aspects of the discipline that were considered particularly crucial, such as the introduction of an American-type collective redress mechanism, that is to say a mechanism based on an opt-out system, the pre-trial disclosure, and the cumulative compensation for damages. The thesis delineates the most recent legislative developments across Member States and briefly analyzes the remedies available in the main European jurisdictions. In particular, it focuses on the English legislative proposal (i.e., Consumer Rights Bill), which introduces a new opt-out system with respect to collective actions (as opposed to the opt-in recommended by the Commission) and that broadens the jurisdiction of the Competition Appeal Tribunal (“CAT”), making it the main venue for private actions in the field of competition law, as well as the new French law (known as Loi Hamon), which came into force in March 2014, thereby introducing for the first time class action rules with peculiar characteristics compared to those found in other states Members). The new French law established an “expressed opt-in system” and a specific remedy for infringements of competition law (the so-called “actione de groupe en réparation des Causes Prejudices par une pratique anticoncurrentielle”). However, such remedy is available only for follow-on actions, i.e., after a decision by the NCA. The Loi Hamon also introduced a simplified class action in cases where the victims have been or would easily be identified. Finally, the analysis focuses on the Directive adopted in November 2014 and enacted with the aim to harmonize and ensure the effective application, throughout the EU, of rules on damages actions caused by infringements of competition law. The Directive is an important milestone, which improves and updates the European competition law in light of the current challenges. It is still hard to predict what will be the impact that the Directive will have within the single Member States. Certainly the Directive, together with the recent national legislative developments in relation to class actions (such as the French and English ones) is evidence of the efforts to overcome the poor results achieved so far by Member States with respect to private actions by indirect victims and to the various causes that have for a long time prevented consumers from bringing such actions. Nevertheless, we can rest assure there are still several problematic aspects that the Directive decided not to address. The paper concludes, therefore, with a reflection on the unsolved problems and proposes new solutions in this respect. Among the unresolved issues that seem to undermine the system of private enforcement, of particular interest are those related to the funding of collective actions. Unfortunately, a class action can entail really high costs. In particular, class action claimants in an opt-in system must bear, besides the traditional legal fees, the costs required in order to give publicity to the class and to collect the signatures of those consumers interested in joining the action. Following the analysis of several proposals and initiatives taken in the most advanced systems of private enforcement, amongst all possible funding solutions to ensure effective access to justice for consumers, the thesis favors (the most discussed and controversial, but also the most effective) solution of third parties funding of class actions.Negli ultimi dieci anni, per effetto di alcune fondamentali ed innovative pronunce giurisprudenziali della Corte di Giustizia europea, è stato riconosciuto il diritto dei soggetti privati, danneggiati da illeciti concorrenziali, di ottenere il ristoro dei danni subiti. La giurisprudenza comunitaria ha introdotto, così, accanto al c.d. public enforcement inerente l’attività svolta da parte della Commissione Europea e delle Autorità di Concorrenza nazionali, la possibilità per i privati di promuovere azioni basate sulla violazione degli articoli 101 e 102 del Trattato dell’Unione Europea (“TFUE”) o delle corrispondenti norme nazionali (c.d. private enforcement). In verità, ad oggi, la maggior parte delle vittime di cartelli e di collusioni non ha, comunque, ottenuto indennizzi per il danno subito. Pur garantito dal TFUE, l’esercizio pratico del diritto al pieno risarcimento è stato in concreto ostacolato dalla disomogeneità fra gli ordinamenti interni ed dalle incertezze operative in ordine al procedimento applicabile. Infatti, tra i diversi Stati membri sussistono differenze normative che rendono alcune giurisdizioni (come ad esempio la Germania, l’Inghilterra e l’Olanda) più attraenti per instaurare un contenzioso antitrust rispetto ad altri, con la creazione di fenomeni di forum shopping. In Italia, sebbene il numero delle azioni civili avviate a seguito dei provvedimenti sanzionatori dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (“AGCM”), sia progressivamente aumentato, il numero di casi di private enforcement è, comunque, ancora ben lontano dai livelli attesi ed auspicati. In considerazione del descritto contesto nella prima parte dell’elaborato, previa disamina di alcune questioni preliminari, cioè cos’è il private enforcement delle regole della concorrenza, perché è necessario e qual è il suo fondamento sistematico e normativo, si analizzano gli strumenti giuridici e le tutele, funzionalizzate ad assicurare il risarcimento del danno subito a seguito dell’illecito concorrenziale, apprestate negli ultimi anni ed attualmente a disposizione dei consumatori in Europa. Si ripercorrono, poi, gli sviluppi in materia, al livello nazionale ed europeo, soffermandosi, da un lato, sulla proposta (poi approvata) di direttiva della Commissione europea e, dall’altro, sull’evoluzione del private enforcement nei principali Stati Membri. Al livello europeo, difatti, molteplici sono stati, infatti, gli sforzi compiuti dalle istituzioni per accrescere il ricorso dei privati a tale strumento di tutela ed incrementare il livello di effettività delle norme preposte alla salvaguardia del mercato. Al riguardo un ruolo essenziale va indubbiamente riconosciuto alla Commissione europea ed alle iniziative da questa messe in campo per rimuovere gli ostacoli che rendono difficile per imprese e consumatori agire in giudizio per il risarcimento dei danni patiti. Dopo il formale riconoscimento, del diritto al risarcimento dei danni delle vittime delle condotte antitrust, si sono susseguiti studi e proposte legislative tese a superare le significative divergenze relative ai diversi rimedi risarcitori offerti dagli Stati Membri, in vista di eliminare qualsiasi disparità di trattamento tra le imprese comunitarie e garantire il corretto funzionamento del mercato interno. Ciò è avvenuto, dapprima, attraverso la pubblicazione del Libro Verde sulle “Azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie” (2005), con l’intento di agevolare il private enforcement e porre le basi per una strategia condivisa, e poi con la pubblicazione nel 2008 del Libro Bianco con l’obiettivo primario, purtroppo non raggiunto, di chiarire i presupposti per l’esercizio del diritto al risarcimento del danno da parte dei privati. A novembre 2014, la Commissione ha finalmente approvato una direttiva e stabilito nuove norme per facilitare le richieste di indennizzo da parte di chi è vittima di violazioni delle regole antitrust, riuscendo a superare le diverse posizioni fra stati membri, che in passato, avevano impedito di pervenire ad una disciplina al riguardo. Un primo tentativo della Commissione di presentare una proposta legislativa in tema di private enforcement era, infatti, abortito per la mancanza di condivisione su alcuni aspetti della disciplina ritenuti particolarmente delicati, quali la prospettata introduzione dello strumento delle class actions di impronta nordamericana, ovvero di quelle azioni basate su un sistema c.d. di opt-out, della divulgazione predibattimentale (c.d. disclosure) e del risarcimento cumulativo dei danni. L’elaborato ripercorre, quindi, le evoluzioni legislative più recenti degli Stati Membri e analizza brevemente le tutele apprestate nelle principali giurisdizioni europee. In particolare esamina la proposta di legge inglese (c.d. Consumer Rights Bill), che introduce la procedura opt-out per le azioni collettive (in contrasto con il regime di opt-in raccomandato dalla Commissione) e con cui si ampliano i poteri del Competition Appeal Tribunal (“CAT”), rendendolo così la sede principale per le azioni private in tema di concorrenza, nonché la nuova legge francese (c.d. Loi Hamon), entrata in vigore nel marzo 2014, che introduce per la prima volta una disciplina per le azioni di classe con caratteristiche proprie rispetto a quelle presenti negli altri stati Membri. Nella nuova legge francese, in specie, si prevede una azione con opt-in espresso ed una tutela specifica per gli illeciti anticoncorrenziali (c.d.“actione de groupe en réparation des préjudices causés par une pratique anticoncurrentielle”) esperibile, però, solo in seguito ad una decisione di condanna da parte dell’Autorità nazionale per la Concorrenza. La Loi Hamon prevede, altresì, una azione di classe semplificata per tutti quei casi in cui il procedimento è più semplice poiché l’identità dei consumatori lesi è già conosciuta o lo sarebbe facilmente. Da ultimo, l’analisi si sofferma sulla direttiva approvata a Novembre 2014, emanata, proprio, per armonizzare e garantire l’effettiva applicazione delle regole di risarcimento del danno proveniente da violazioni delle norme antitrust all’interno dell’Unione Europea. Trattasi di un importante traguardo, che migliora la legge europea sulla concorrenza e la adatta alle ultime necessità. L’impatto che avrà la direttiva all’interno dei singoli Stati membri è ad oggi solamente ipotizzabile, certamente tale direttiva insieme con i recenti sforzi legislativi quali quello francese ed inglese in tema di class action, mostrano la volontà di superare i risultati modesti ottenuti sinora all’interno degli Stati Membri nell’utilizzo delle azioni private da parte dei danneggiati indiretti e di superare le varie cause che hanno per lungo tempo scoraggiato i consumatori a proporre tali azioni. Ciò nonostante, ci sono ancora diversi profili problematici che la Direttiva non affronta. L’elaborato si conclude, quindi, con una riflessione sulle problematiche irrisolte e sui possibili rimedi. Tra le questioni irrisolte che sembrano indebolire il sistema del private enforcement, significative e di particolare interesse risultano quelle legate al finanziamento delle azioni di classe. Le azioni di classe hanno, purtroppo, costi molto elevati. In particolare, chi propone un’azione di classe nei sistemi opt-in, oltre le tradizionali spese legali, deve sostenere i costi per dare pubblicità alla classe e per raccogliere le adesioni dei consumatori interessati a partecipare all’azione. E fra tutti i possibili rimedi, anche alla luce delle proposte ed iniziative adottate nei sistemi di private enforcement più evoluti per garantire l’accesso alla giustizia dei consumatori, nell’elaborato si privilegia proprio la soluzione (più discussa e controversa, ma che appare anche la più efficace) del finanziamento delle azioni di classe da parte di terzi.Dottorato di ricerca in Diritto ed Economia: interessi rilevanti e tutele (XXVI.Ciclo

    ACVR1 gene mutation and stomatognatic system disfunctions

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    Le disfunzioni muscolo-scheletriche del sistema stomatognatico, riconducibili ad alterazioni dell’articolazione temporo-mandibolare, spesso presentano combinazioni di sintomi disfunzionali, come limitazione dei movimenti mandibolari, o anchilosi della mandibola e di sintomi dolorosi, come il mal di testa. Lo scopo di questo lavoro è quello di presentare un caso clinico di anchilosi mandibolare in un paziente affetto da Fibrodisplasia Ossificante Progressiva (FOP). La (FOP), è una malattia genetica rara causata dalla mutazione del gene di ACVR1, un recettore delle BMP, che porta alla iper-attivazione della via delle BMP con formazione di tessuto osseo eterotopico in seguito a fenomeni infiammatori o traumi. Il caso presentato sotto il profilo clinico, radiologico e genetico tratta di un paziente di 36 anni che dopo cure odontoiatriche non riesce più ad aprire la bocca e vive da 10 anni con un blocco mandibolare chiuso. Questo caso è di estremo interesse e rarità in quanto evidenzia come l’anchilosi mandibolare sia insorta in modo devastante, in un paziente affetto da Fibrodisplasia Ossificante Progressiva (FOP), dopo le normali e rutinarie cure odontoiatriche. Ad oggi non esiste nessuna terapia per la cura della FOP e la formazione del tessuto osseo ectopico non può essere né bloccata né evitata, le proposte terapeutiche per l’eventuale risoluzione del blocco suggerite sono approcci sperimentali e senza alcuna evidenza scientifica a supporto, e meritano di essere maggiormente approfondite per evitare ulteriori zone di trauma, infiammazione e nuove ossificazioni. Per cui la gestione di questo complesso ed emblematico caso non è semplice e richiederà sicuramente ulteriori approfondimenti e confronti con altre branche specialistiche, al fine di riuscire a valutare e proporre una adeguata terapia.Skeletal muscle dysfunctions of the stomatognatic system, having reference to disorder of temporo-mandibular joint, often have a combination of dysfunctional symptoms as a limitation of mandibular momevents or mandible ankylosis and painful symptoms like headache. The aim of this work is to present both a clinical case of mandibular ankylosis in a patient with Fybrodisplasia Ossificans Progressiva (FOP). FOP is a rare genetic disorder caused by ACVR1 gene mutation, a BPM receptor, witch leads to hyperactivation of the BMP with the heterotopic bone formation as a consequence of inflammatory events or traumas. From a point of clinical, radiological and genetic view the following case is about a patient of 36 years old who after some dental tratments, can't open the mouth and lives since 10 years with a closed mandibular block. This case is very interesting and extremely rare because it shows how mandibular ankylosis is present in a devasting way in a patient with Fybrodisplasia Ossificans Progressiva (FOP) after the normal and methodical dental treatments. Today there's not a therapy to treat FOP and the heterotopic bone formation can't be neither blocked nor avoided. The suggested therapeutic proposals for the block tratment are sperimental approachs with no scientific proof and deserve to be more examined in depth to avoid further traumas, inflammation and new ossifications. For this reason the management of this complicated and emblematic case is not simple and need a further analysis and comparisons with other specialized branchs to evaluate and propose a correct therapy.Dottorato di ricerca in Scienze per la salute (XXVII ciclo

    Violation of conjugal duties and type of liability

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    La tesi analizza il tema della natura della responsabilità endofamiliare, che rappresenta una tra le maggiori novità che, negli ultimi anni, ha interessato l’evoluzione del diritto di famiglia. Se per lungo tempo la famiglia è stata considerata immune alle regole di responsabilità, oggi, il panorama scientifico italiano è pressoché concorde nell’ammettere l’applicazione delle regole di responsabilità civile nelle ipotesi di violazione dei doveri coniugali e genitoriali. Tale acquisizione si pone quale corollario non solo al superamento dell’idea di specialità dei rapporti familiari, ma anche alla progressiva affermazione dei diritti della persona all’interno delle formazioni sociali in cui si esplica la personalità dell’individuo. Gli interventi della giurisprudenza di merito e di legittimità hanno oltrepassato i tradizionali confini del diritto di famiglia, aprendo tale settore alle regole aquiliane, facendo leva, per questa via, non soltanto sull’insufficienza dei rimedi giusfamiliari, ma soprattutto sulla necessità di assicurare all’individuo adeguata tutela, anche risarcitoria, e ciò indipendentemente dal fatto che l’individuo appartenga ad una comunità familiare. Nonostante la giurisprudenza ormai maggioritaria sia orientata nel senso di veicolare la responsabilità derivante dalla violazione del dovere familiare secondo le regole aquiliane, non mancano, tuttavia, voci contrarie che mettono in discussione la natura stessa di tale responsabilità. Si valuta, dunque, la possibilità di interpretare i doveri matrimoniali quali obblighi di protezione, ponendo attenzione alla natura del rapporto e agli obblighi che ne discendono, con l’obiettivo di valutare se sia possibile offrire una lettura alternativa alle ipotesi risarcitorie riguardanti la violazione dei doveri coniugali. In questo senso non si potrà certamente trascurare la presenza di obblighi giuridici specificamente individuati dal legislatore e la dimensione di relazionalità in cui vengono a trovarsi i familiari conviventi, che non possono essere considerati alla stregua di un «chiunque» generico, in quanto legati da un rapporto preesistente che nasce e si instaura quale rapporto particolarmente qualificato. L’indagine in esame si estende anche a valutazioni che riguardano l’opportunità e la convenienza a ravvisare in taluni istituti finalità punitive. Lo spunto è offerto dall’art. 709 ter cod. proc. civ., in tema di soluzione delle controversie nelle ipotesi di gravi inadempienze e violazioni nell’affidamento dei figli. L’espressa previsione di una formula risarcitoria, che attribuisce al giudice il potere di disporre il risarcimento del danno a carico di uno dei genitori, nei confronti del figlio, o anche dell’altro genitore, ha fatto emergere orientamenti contrastanti in ordine alla possibilità di configurare, attraverso tale disposizione, un’ipotesi di danno punitivo.This dissertation analyzes the theme of liability remedies between spouses, which represents one of the most important acquisitions, in recent years, that has interested the evolution of Family Law. If in the past the family was considered immune to the compensatory remedies, nowadays, the panorama of Italian legal science is almost unanimous to admit the application of civil liability rules in cases related to the violation of conjugal and parental duties. This opening to general remedies not only involves the overcoming of the specialty of Family Law, but also progressively affirms the expected growth of personal rights within all social formations, in which the personality of the individual is expressed. The interventions of the case law of merit and legitimacy have transcended the traditional boundaries of Family Law, opening the sector to non-contractual rules, levering, in this way, not only the inadequacy of the existing remedies, but above all the necessity to ensure adequate protection to the individual, also for damages, regardless of whether he belongs to a family community or not. While the majority of jurisprudence is oriented to acknowledge that the violation of duty of a spouse should be regulated by non-contractual liability, as if it were a tort, there are doctrines that contest the nature of that type of responsibility and prefer to define it as contractual liability. Therefore, it is necessary to evaluate the possibility to interpret marital obligations as «obligations of protection», by considering the nature of the relationship and the obligations that descend, with the purpose to evaluate if it is possible to offer an alternative interpretation of the hypothesis of compensation regarding the violation of conjugal duties. In this sense, the presence of legal obligations identified by the legislator and the relatedness of family members, who can not be considered as a generic person, because they are in a particularly qualified relationship, certainly can not be overlooked. This research extends across evaluations that regard the opportunity and convenience to recognize punitive damages, in certain institutes. A starting point is offered by analyzing art. 709 ter cod. proc. civ., in theme with solutions of the controversies in settling disputes in the hypothesis of serious defaults and violations involving child custody. The expressed prevision of a formula for compensation, that confers a judge the authority to order that compensation for damages against one of the parents, in favor of a child or even for the other parent, has caused conflicting orientations to emerge in the order of the possibility to configure a hypothesis of punitive damages.Dottorato di ricerca in Persona, impresa e lavoro: dal diritto interno a quello internazionale (XXVII ciclo

    The Fiat factory of Termoli 1970-1992. Industrial production and territorial transformation in the contemporary Molise region

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    Questo lavoro di ricerca ha per oggetto la storia della Fiat a Termoli e dell’impatto alla scala socio-economica e territoriale derivato dal suo insediamento nell’area basso-molisana. La strategia, elaborata negli anni Settanta, dall’azienda torinese considerava la possibilità di investire a Sud ricorrendo agli incentivi resi disponibili dallo stato per favorire l’industrializzazione nel Mezzogiorno: il piano d’investimenti includeva impianti a Bari, Cassino, Vasto-San Salvo, Nardò, Termini Imerese, Lecce, Sulmona e Termoli. Il caso termolese rappresenta un esempio concreto della “contrattazione programmata”, che prevedeva la compartecipazione di capitali pubblici e privati, e un caso-studio da cui partire per analizzare le principali fasi degli investimenti Fiat a Sud. L’area basso-molisana scelta per l’insediamento Fiat fu invasa dalla presenza dell’industria che, superando i confini dello spazio della produzione e del suo contorno ambientale, si rivolse all’intero ambito urbano. In Molise, l’attività di progettazione di gruppi specializzati nell’engineering al servizio dell’industria si estese a una scala territoriale più ampia con la progettazione di quartieri operai, anche nei comuni prossimi alla zona industriale. L’interesse della Fiat Engineering si rivolse sia all’edilizia residenziale destinata ai lavoratori della fabbrica, sia alla progettazione di strutture ricettive. La realizzazione di alberghi costruiti ex novo, unitamente alla riconversione in strutture per l’ospitalità di preesistenze edilizie, avrebbe inizialmente attenuato il problema alloggiativo degli operai, e successivamente rappresentato un vantaggio per lo sviluppo turistico. Sempre più l’attuale crisi economica porta a intendere il lavoro come una pratica ormai a rischio di estinzione; se è vero che l’occupazione in fabbrica sta scomparendo è altresì giusto affermare che essa rappresenta un aspetto importante della storia del mondo occidentale, dai paesi first comers ai territori più periferici -quali Termoli- dove l’industria ricopre un ruolo importante. Il riconoscimento del ruolo che lo stabilimento Fiat ha svolto (e svolge) per Termoli e per l’area basso-molisana, ha determinato il desiderio di approfondirne la storia: a Termoli il valore del territorio inteso quale sistema culturale complesso, può essere indagato anche attraverso lo studio di un impianto industriale relativamente recente e tutt’ora attivo. Il riconoscimento, da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, del valore storico dell’insediamento Fiat Case Sud di Termoli testimonia il processo di storicizzazione in atto, direttamente legato alla fabbrica. Le Case Fiat, realizzate dalla Fiat Engineering, sono infatti state iscritte nella lista delle architetture italiane del secondo Novecento da salvaguardare e tutelare per il ruolo significativo nell’evoluzione tipologica e nelle costruzioni sperimentali. Riflettere sullo stabilimento Fiat di Termoli significa riflettere sulla dimensione urbano-territoriale, economica, sociale (e culturale) e sui dualismi derivanti dalla grande industria presente in un ambito territoriale circoscritto (globale/locale), con vocazioni plurime di sviluppo (agricoltura/industria/turismo), profondamente modificato (conservazione/partecipazione), inizialmente interessato da uno sviluppo accelerato (partecipazione/imposizione).This research study has as its objective the history of the Fiat Factory in Termoli and its impact on the social, economic and territorial scale in the lower Molise area. The strategy, elaborated in the seventies by Fiat, intended investing in the South, thanks to State incentives supporting industrialization in the South of Italy: the investment plan included factories in Bari, Cassino, Vasto San Salvo, Nardò, Termini Imerese, Lecce, Sulmona and Termoli. Termoli represents a concrete example of “programmed contracting”, which included public and private capital, and a case study to analyse the principle phases of Fiat investments in the South. The lower Molise area, chosen as the location for the Fiat Factory, was invaded by the presence of industry, which overstepped the limits of production space and its immediate environment and expanded into the entire urban space. Specialised engineers developed projects on a larger territorial scale to include workers’ quarters even in the municipalities near the industrial area. Fiat Engineering turned its interest to both residential buildings for the factory workers as well as to the design of accommodations. The construction of new hotels, together with the reconversion of pre-existing buildings into accommodation structures initially alleviated the problem of accommodating workers, and later became an advantage for the development of tourism. The present economic crisis has brought on the belief that work is risking extinction and even if factory jobs are disappearing, they represent an important aspect in the history of the Western world, from the new comers to those more peripheral like Termoli, where industry has acquired an important role. The recognition of the Fiat factory’s role, in Termoli and in the lower Molise area, has determined a desire to further study its history. In Termoli the value of the territory, understood as a complex cultural system, can be investigated by studying this recently established industry, which continues to strive. The Ministry of Culture and Tourism has acknowledged Fiat Case Sud, in Termoli, as an added value to the historic testimony of the factory. The Case Fiat, designed by Fiat Engineering, have been recognised as Italian architectural patrimony of the twentieth century, to be safeguarded and protected, for their significant role in the evolution of technology in experimental construction. The study of the Fiat factory in Termoli is a means to analyse the urban, territorial, economic, social (and generic cultural) dimensions and the duality deriving from the presence of a large industry on a small territory (global/local), with a plurality of vocations (agriculture/industry/tourism) profoundly modified (conservation/participation), and initially overtaken by rapid development (participation/imposition).Dottorato di ricerca in Storia dell'Europa XIV-XX secolo (XXVII ciclo

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