University of Molise

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    311 research outputs found

    Annali 16/2014-2015

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    Towards the "resilience thinking": the effects of forest management on ecosystem services provision

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    Over the last decades, human-induced effects on Earth systems increasingly undermined the availability of natural capital stocks and flows. Climate change effects, land use and cover transformations, and unsustainable management practices strongly reduced the resilience, resistance, and stability of ecosystems, through compromising biodiversity conservation and services provision. In particular, forest resources faced increasing external disturbances, stresses and impacts, thus reducing their capacity to continuously provide benefits to local communities. In order to face these substantial changes, forest management is now called to improve ecosystem resilience, mainly through implementing adaptive strategies and more sustainable practices. The aim of research is twofold: (i) to assess the effects of management strategies and practices on forest ecosystem resilience, particularly by analyzing and describing the impact of alternative management approaches on biodiversity conservation and services provision; and (ii) to provide insights on how to improve forest ecosystem resilience through implementing the “resilience thinking” in practical forest management. By providing the results from specific case studies, the research develops throughout the following steps: (i) describing how forest management approached the concepts of sustainability and resilience over the last decades, from global to local scale; (ii) reviewing the main economic and ecological foundations in assessing forest ecosystem services; (iii) giving a picture of some recent approaches for mapping and quantifying forest ecosystem services, including the use of different indicators; (iv) reporting the main effects of forest management on ecosystem services provision both at landscape and stand scale; and (v) delineating useful guidelines to implement the “resilience thinking” in forest management. Although the effects from other disturbances (i.e. climate and land use changes) are not treated here, the main research findings may give a substantial contribution to deeper understand the role of forest management in improving forest ecosystem resilience, as well as to better orient adaptive strategies from stand to landscape scale towards ensuring both forest health and vitality and benefits to local communities in the future.Negli ultimi decenni, gli effetti dell’uomo sui sistemi terrestri hanno crescentemente minacciato la disponibilità dello stock e dei flussi di capitale naturale. Gli effetti dei cambiamenti climatici, le trasformazioni nell’uso e copertura del suolo, e le pratiche di gestione non sostenibile hanno fortemente ridotto la resilienza, la resistenza e la stabilità degli ecosistemi, compromettendo così la conservazione della biodiversità e l’approvvigionamento dei servizi ecosistemici. In particolare, le risorse forestali si sono confrontate con disturbi esterni, stress e impatti, riducendo così la loro capacità di fornitura di benefici alle comunità locali. Al fine di confrontarsi con questi cambiamenti sostanziali, la gestione forestale è chiamata a migliorare la resilienza ecosistemica, prevalentemente attraverso l’adozione di strategie adattative e pratiche più sostenibili. L’obiettivo di questa ricerca è duplice: (i) valutare gli effetti delle pratiche e strategie gestionali sulla resilienza degli ecosistemi forestali, in particolare mediante l’analisi e la descrizione degli impatti di approcci alternativi di gestione sulla conservazione della biodiversità e l’approvvigionamento dei servizi; e (ii) fornire approfondimenti su come migliorare la resilienza degli ecosistemi forestali mediante l’adozione del “pensiero resiliente” nella gestione forestale pratica. Attraverso la presentazione dei risultati di casi-studio specifici, la ricerca si sviluppa sui passaggi seguenti: (i) descrivere come la gestione forestale ha approcciato i concetti di sostenibilità e resilienza negli ultimi decenni, dalla scala globale a quella locale; (ii) rivedere i principali fondamenti economici ed ecologici nella valutazione dei servizi ecosistemici forestali; (iii) fornire un’immagine di alcuni approcci recenti alla mappatura e quantificazione dei servizi ecosistemici forestali, includendo l’uso di diversi indicatori; (iv) riportare gli effetti principali della gestione forestale sull’approvvigionamento dei servizi ecosistemici sia a scala di paesaggio che di popolamento; (v) tracciare delle linee-guida utili all’adozione del “pensiero resiliente” nella gestione forestale. Sebbene gli effetti di altri disturbi (come, per esempio, i cambiamenti climatici o nell’uso del suolo) non sono trattati, i principali risultati di ricerca possono dare un contributo sostanziale a una più approfondita comprensione del ruolo della gestione forestale nel miglioramento della resilienza degli ecosistemi forestali, così come a un miglior orientamento della gestione adattativa dalla scala di popolamento a quella di paesaggio, volta ad assicurare sia la vitalità e la salute degli ecosistemi forestali, sia i benefici alle comunità locali.Dottorato di ricerca in Management and conservation issues in changing landscapes (XXVI ciclo

    Intercultural education. Practices, conditions, values: possible coordinates

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    Nella scuola della società globalizzata, se si considera ciascun individuo come portatore di una ‘cultura’, un percorso educativo-didattico non può che essere inter-culturale, si è scelto così di centrare il focus del lavoro sulla classe e, soprattutto, su chi ne ha in carico la gestione. Nello specifico, a motivare l’attività di ricerca sono stati i seguenti interrogativi: quali riferimenti pratici, gnoseologici e assiologici possono rivelarsi funzionali per gli insegnanti in servizio (e in formazione) impegnati nelle odierne classi ‘globali’? Provando a delineare alcune possibili risposte agli interrogativi sovraesposti, il progetto di ricerca è stato articolato in quattro parti. Nella prima parte, attraverso tre esemplificazioni, si sono evidenziate le principali caratteristiche che permettono di qualificare, in senso deweyano, come democratica una pratica formativa. Offrendo agli studenti opportunità per riflettere e condizioni per esperienze in grado di prepararli, come futuri adulti, a vivere e ad agire in modo responsabile in un mondo che diventerà, prima o poi, il loro mondo, si è scelta l’educazione democratica per il valore aggiunto che può apportare a un percorso scolastico di qualsiasi ordine e grado. Nella seconda parte, utilizzando il paradigma costruttivista, in particolare il costruttivismo socio-culturale, attraverso i lavori di Gardner e Bruner si è proposto per i docenti impegnati in classi multiculturali un modus operandi dinamico, pluri-centrato sul gruppo classe e centripeto rispetto a ogni singolo allievo, rifuggendo al contempo da qualunque senso di reificata identità. L’inter-cultura presuppone il considerare ogni studente soprattutto come espressione di un’unicità, al di là di quelle che possono essere le appartenenze categoriali attribuite. Nel terzo capitolo, presentando tre diverse tipologie di spazi di apprendimento (closed space, why space, further space) caratterizzati da un diverso grado di democraticità inter-culturale, si è introdotto il concetto di libertà-per. Se l’inter-cultura presuppone la democrazia, ai discenti dovrebbe essere data la possibilità di muoversi, all’interno di setting educativo-didattici diversi, per imparare – apprendendo – a confrontarsi con l’‘autorità’. Nell’ultima parte, riguardante la ricerca di una prospettiva assiologica, indagando il concetto di umanità in ambito formativo, attraverso il lavoro di Maslow su quelli che l’autore considera i bisogni fondamentali per un essere umano, l’argomentazione ha avuto per oggetto l’idea di umanità come un a-priori situazionale possibile, un orizzonte di senso (morale/etico) attraverso il quale l’insegnante può relazionarsi a ogni discente come a un dato (di vita) vissuto bisognoso, per comprendersi, di essere compreso.In the school of globalized society, considering each and every student as a ‘culture’, education and teaching cannot be but inter-cultural, so the focus of this work will be on the class and above all on those in charge of its management: the teachers. Specifically, the research was motivated by the following questions: what practical, gnoseological and axiological references can be useful for teachers (and future teachers) involved in today's 'global' classes? In order to answer these questions, the research project was divided into four parts. In the first part, through three experiences as examples, we highlighted the main features that make an inter-cultural scholastic training actually democratic. Offering to the students the opportunity to think about the sociopolitical issues and the conditions for civil and civic experiences that will be able to help them, as adults, to live and act responsibly in a world that will become sooner or later their own world, democratic education, according to Dewey’s meaning of democracy, adds value to the educational process of all levels. In the second part, following the constructivist paradigm, especially the socio-cultural constructivism, through Gardner and Bruner’s works, we proposed the need to develop a multi-centered and centripetal mind for teachers involved in multicultural classrooms, considering each and every student first of all as a unique human being and not as representative of a specific religion or affiliation. Furthermore, we supported the idea of identity as a process. Presenting three different types of learning spaces (closed space, why space, further space), characterized by a different degree of inter-cultural democracy, in the third chapter we introduced the concept of liberty-for. In educational terms, democracy needs responsibility but responsibility presupposes liberty-for learning, so the students should be given the chance to move within different educational settings in order to learn confronting themselves with the 'authority'. The last part is about the values. Considering Maslow’s hierarchy of human needs, for multicultural educational contexts, we discussed about the idea of humanity as a situated possible a-priori: a moral/ethic horizon of meaning through which a teacher can express his/her professional humanity considering each learner as a given of lived life in need of being understood to understand him/herself.Dottorato di ricerca in Relazioni e processi interculturali (XXVI ciclo

    Alberico Gentili beyond ius belli: between just war and republicanism. Proposals for Europe between XVI and XVII century

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    Il lavoro analizza le principali vicende biografiche di Alberico Gentili, dalle convinzioni religiose all’esilio religionis causa in Inghilterra, dove divenne professore regio di diritto civile ad Oxford, intrattenendo stretti rapporti politici e culturali con Philip Sidney, Walsingham e l’Essex. Il focus si sposta, nell’ambito dello scambio culturale tra Italia ed Inghilterra durante l’età rinascimentale, sui legami tra Alberico Gentili, stampatori inglesi e esuli italiani, tra i quali rilievo particolare spetta a Giacomo Castelvetro. Il lavoro si focalizza poi sul contributo gentiliano al superamento della guerra giusta e all’affermazione del principio della guerra legittima, priva di un carattere discriminatorio, così come teorizzato nel De iure belli. Elemento centrale del lavoro è l’ elogio gentiliano dei Discorsi di Machiavelli, che ha dato vita ad un dibattito storiografico sull’adesione o meno di Gentili al paradigma del repubblicanesimo classico. Il lavoro indaga in questo senso, valutando l’opera gentiliana su un continuum, sospeso tra simpatie repubblicane e necessità di un potere assoluto per la difesa della comunità politica. La fortuna di Alberico Gentili viene riletta secondo una triangolazione culturale tra la patria natale italiana, la patria elettiva inglese e la Germania, dove visse il fratello Scipione e vennero stampati numerose opere di Alberico. Si approfondisce in questo senso la recezione del suo lavoro giuridico nella coeva Inghilterra attraverso l’analisi dell’influenza gentiliana in Sutcliffe, Fulbecke e Shakespeare. Nella Germania del Seicento, in particolare in Christ e Conring, il profilo di Gentili che prevale è invece quello dell’interprete repubblicano del Machiavelli, del quale per primo legge l’opera come monito ai popoli affinché preservino la propria libertà dai tiranni. In Italia, un rilievo particolare al Gentili interprete obliquo del Machiavelli viene dai lavori di Lampredi e Giuseppe Galanti, sino al caso del futuro cardinale Antonelli che, durante la guerra di Successione austriaca, userà il De iure belli dell’eretico Gentili, la cui opera rimase all’Indice per secoli, come fonte d’autorità per legittimare la rivendicazione pontificia del Ducato di Parma e Piacenza.The PhD thesis analyses the most important biographical events of Alberico Gentili, starting from his religious etherodoxal beliefs until his flee – religionis causa – in England, where, through his relations with Philip Sidney, Walsingham and, later, the Earl of Essex, he was granted a seat as regius professor of Civil Law at Oxford. The work takes a look a the broader contest of anglo-italian cultural transition in the late Rinascimental age, focusing on the connections between Alberico Gentili, english printers and italian refugees among which Giacomo Castelvetro had a key role. In his masterpiece, De iure belli, Gentili makes obsolete the bellum iustum and replaces it with a legitimation of war which lays its foundations on the sovereignity of State. Another pivotal issue is the eulogy of Machiavelli’s Discorsi that appears on De legationibus, in which Alberico draws an innovative interpretation of Machiavelli as a republicanist and a fierce enemy of tiranny. This passionate eulogy started a vivid debate about Gentili’s republicanism. The thesis analize the debate putting Gentili’s works on a continuum, suspended on the one hand, between simpathy for republicanism, and on the other hand, the urging necessity of an absolute power for the sake of the State. Gentili’s fortune is another issue of the work, that points out to a cultural triangolation between England, Italy and Germany, where Alberico’s younger brother Scipione edited several works of his eldest brother. The thesis focuses then on the reception of Gentili’s juridical works on Sutcliffe, Fulbecke and Shakespeare, showing a clear influence of the italian jurist on the late Elizabethan age. The thesis shows that in Germany the reception of Gentili is much more focused, in the XVII century, about his republican reading of Machiavelli, notably this occurred in the works of Christ and Conring. In Italy a special place for the republican interpretation of Machiavelli made by Alberico, can be found in Lampredi and Galanti. A very important, and quite puzzling, case is that of the future cardinal Antonelli that uses authority of De iure belli, despite the fact that Gentili’s opera omnia was at the Index of librorum prohibitorum, to legitimate Papal assertions over Parma and Piacenza during the war of Austrian Succession.Dottorato di ricerca in Storia dell'Europa XIV-XX secolo (XXVII ciclo

    Clinical applications of B-flow twinkling sign in the study of papillary thyroid cancer (PTC)

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    INTRODUZIONE. Il nodulo tiroideo rappresenta una delle più comuni evenienze in corso di esame ecografico del collo, costituendo spesso reperto occasionale. In realtà si tratta di una patologia particolarmente frequente, con una prevalenza nella popolazione generale compresa tra il 20 ed il 50% (prevalenza di malignità riportata in letteratura tra il 5 ed il 20%). Le neoplasie maligne a carico della tiroide rappresentano circa l’1% di tutti i tumori e risultano in costante aumento con circa 20000 nuovi casi/anno negli Stati Uniti. Il carcinoma capillifero (PTC) rappresenta la forma largamente più comune (oltre l’80% dei tumori tiroidei). Il PTC è caratterizzato da un decorso indolente e da una bassa mortalità ed è quindi associato, nella maggior parte dei casi, ad una lenta progressione e ad una bassa mortalità. Le cellule del PTC, inoltre, possiedono una particolare attitudine alla concentrazione dello Iodio e, di conseguenza, sono altamente suscettibili ad un efficace trattamento con Iodio radioattivo (131-I). Tuttavia, la capacità di captare lo 131-I viene persa da circa 1/3 dei pazienti nel corso della malattia, il che implica un sensibile peggioramento della prognosi. Fondamentale il ruolo della diagnostica per immagini, che può consentire d’identificare precocemente la neoplasia primitiva nonché le eventuali sedi di metastasi a distanza sia nella stadiazione che nel follow-up, in particolare dell’ecografia, che si colloca come metodica diagnostica di scelta per lo studio della patologia nodulare tiroidea. L“Ultrasound Consensus Conference Statement” del 2005 ha indicato i seguenti parametri da esaminare: microcalcificazioni, margini irregolari, assenza di alone ipoecogeno periferico, struttura solida, vascolarizzazione intranodulare, ipoecogenicità. Particolarmente importante è la ricerca di microcalcificazioni la cui presenza determina un aumento di circa tre volte del rischio di malignità. Le microcalficazioni rappresentano, quindi, il più specifico segno di PTC ma con bassa sensibilità (35%). Il B-flow Imaging (BFI) è un nuova di tecnica d’imaging, che non si basa sul principio Doppler e che permette la diretta visualizzazione del flusso ematico in scala di grigi. In fase di valutazione e caratterizzazione delle anomalie del microcircolo dei noduli sospetti è di recente emerso un nuovo segno ecografico, che abbiamo denominato B-flow twinkling sign (BFI-TS), con caratteristiche simili al color-Doppler TS, apprezzabile nella litiasi renale ed ureterale. Il segno è caratterizzato da un piccolo e rapido scintillio generato da un oggetto solido non omogeneo e stazionario come le microcalcificazioni tiroidee che si formano dall’aggregazione dei corpi psammomatosi primari (PBS), aventi elevato potere riflettente. Obiettivo del nostro studio è stato di valutare mediante l’esame ecografico B-mode, integrato da analisi color-Doppler e B-flow, i pazienti affetti da PTC per la stadiazione pre-operatoria, ricercando tale segno anche nei linfonodi laterocervicali omolaterali e controlaterali alla lesione ghiandolare. MATERIALI E METODI. 37 pazienti (età: da 21 a 74 anni, età media: 42,2 ± 9,3 anni; 11 maschi e 26 femmine) con positività per PTC sono stati sottoposti ad una valutazione ecografica preoperatoria del parenchima tiroideo e dei linfonodi laterocervicali. Gli esami US e US-BFI sono stati effettuati con apparecchiature Philips IU22 e GE Logiq 9 (trasduttori lineari da 9-14MHz e da 6-8MHz.) Esami eseguiti separatamente da due radiologi. Per ogni nodulo sono state analizzate le seguenti caratteristiche ecografiche: dimensione; ecogenicità; composizione del parenchima; margini; presenza o assenza di alone ipoecogeno periferico; presenza o assenza di microcalcificazioni. Per ogni linfonodo sono stati valutati all’esame tradizionale i seguenti parametri: dimensioni; presenza di: iperecogenicità ilare, componenti cistiche; microcalcificazioni e vascolarizzazione periferica. All’esame con tecnica BFI è stata valutata la presenza dei BFI-TSs presenti all’interno del linfonodo in esame. La localizzazione dei linfonodi è stata effettuata secondo la segmentazione delle stazioni laterocervicali presente in letteratura. I pazienti positivi alla metodica tradizionale e/o ad il BFI-TS sono stati sottoposti a linfoadenectomia laterocervicale omolaterale, gli altri a follow-up post-operatorio con dosaggio della tireoglobulina basale e dopo stimolo con TSH-ricombinante e valutazione ecografica delle stazioni laterocervicali. RISULTATI. La specificità e la sensibilità del BFI-TS per il PTC con ≥ 4 BFI-TS sono rispettivamente 97% e 89%, valori significativamente superiori a quelli ottenuti dai segni ecografici convenzionali e rispetto ai valori riportati in letteratura. Relativamente alla valutazione dei linfonodi latero-cervicali il BFI-TS presenta i valori di sensibilità (83%) e specificità (100%), più elevati rispetto agli altri parametri dell’esame ecografico tradizionale (presenza di componente cistica e di microcalcificazioni, segni di metastatizzazione in pazienti affetti da PTC con valori di sensibilità molto bassi: 23 ed 8%). DISCUSSIONE. Tra le caratteristiche ecografiche B-mode idei noduli tiroidei è ormai oggi consolidato che le microcalcificazioni rappresentino gli indicatori più affidabili per la valutazione di malignità. Esse corrispondono infatti ai corpi psammomatosi, strutture proteiche a strati concentrici, calcificate o meno, più comunemente ritrovate in neoplasie come meningiomi, carcinoma papillare dell’ovaio e PTC. La metodica BFI sembra essere capace di individuare le microcalcificazioni generate dall’aggregazione dei corpi psammomatosi localizzati nei noduli solidi tiroidei e nei linfonodi metastatici attraverso l’individuazione dei BFI-TSs. Il BFI-TS ha permesso l’identificazione nel nostro studio di un numero di microcalcificazioni significativamente maggiore rispetto all’esame in B-mode (36 noduli tiroidei positivi al BFI-TS (4 o più segni/scansione), rispetto ai 24 individuati all’esame B-mode. Inoltre, per le 36 lesioni positive al BFI-TS, la citologia ha mostrato che 34 erano maligne (94%) e 2 erano benigne (6%). 18 microcalcificazioni associate al PTC sono state rilevate soltanto dal BFI-TS e non all’esame B-mode (Fig. 2); per cui il BFI-TS è più sensibile del B-mode nell’individuazione dei PBS (sensibilità: 89% vs 42%), indicando che i noduli con almeno 4 segni per scansione sono altamente sospetti per malignità. Il BFI-TS permette di identificare la presenza di microcalcificazioni generate dall’aggregazione di corpi psammomatosi ed aggregati di cristalli di colloide nelle metastasi linfonodali di PTC con maggiore sensibilità rispetto all’ecografia tradizionale. Solo la presenza di microcalcificazioni e componente cistica tra le caratteristiche B-mode mostrano una specificità paragonabile a quella del BFI-TS, ma con una sensibilità notevolmente inferiore (rispettivamente 8 e 23% vs 83% del BFI-TS). La tecnica BFI, finora utilizzata solo per lo studio delle patologie vascolari, può essere applicata alla patologia nodulare della tiroide sia nella diagnosi che nella stadiazione, permettendo la valutazione anche dei linfonodi laterocervicali, prima sede di metastatizzazione del PTC con una sensibilità e specificità più elevata rispetto a quella dell’ecografia B-mode tradizionale.INTRODUCTION. The thyroid nodule represents one of the most common situations in ultrasound (US) examination of the neck and often occasional finding. Infact is a particularly frequent disease, with a prevalence in the general population between 20 and 50% (prevalence of malignancy reported in literature between 5 and 20%). The malignancy of thyroid represents about 1% of all cancers and are steadily increasing with approximately 20000 new cases per year in the United States. Papillary thyroid carcinoma (PTC) is the most common form (over 80% of thyroid carcinomas). The PTC is characterized by indolent course and by a low mortality rate and is therefore associated, in most cases, with a slow progression and a low mortality. PTC cells also have a particular attitude for iodine concentration and, therefore, are highly susceptible to an effective treatment with radioactive iodine (I-131). However, the ability to uptake the 131-I is lost by about 1/3 of the patients in the disease course, which implies a considerable worsening of the prognosis. Fundamental is the role of diagnostic imaging, which can help identify early primitive carcinoma as well as any distant metastases sites both in staging and in follow-up. In particular US stands as a diagnostic method of choice for the study of thyroid nodular pathology. The "Ultrasound Consensus Conference Statement” of 2005 showed the following parameters to be tested: microcalcifications, irregular margins, absence of halo, predominantly solid composition, intranodular vascularity, hypoechogenicity. Particularly important is the microcalcifications search whose presence leads to an increase of about three times the risk of malignancy. The microcalfications represent the most specific sign of PTC but with low sensitivity (35 percent). B-flow Imaging (BFI) is a new imaging technique, which is not based on the Doppler principle and allows the direct visualization of blood flow in grey scale. During evaluation and characterization of microvascular abnormalities of suspicious nodules, recently it is identified a new sign that we called ultrasound B-flow twinkling sign (BFI-TS), with similar characteristics to the color-Doppler TS observed in renal and ureteral lithiasis. The sign is characterized by a small and quick sparkle produced by a solid, not homogeneous and stationary object as the thyroid microcalcifications that are formed from the aggregation of primary psammoma bodies (PBS), having high reflecting power. Aim of our study was to assess patients afflicted with PTC for pre-surgical staging by B-mode ultrasound examination integrated by color-Doppler analysis and B-flow imaging, researching this sign also in ipsilateral and contralateral laterocervical lymph nodes towards the thyroid lesions. MATERIALS AND METHODS. 37 patients (age: from 21 to 74 years, average age: 42.2 ± 9.3 years; 11 males and 26 females) with known PTC were undergone to a preoperative US evaluation of the thyroid parenchyma and latero-cervical lymph nodes. US and BFI examinations were performed with Philips IU22 and GE Logiq 9 systems with a 9-14 and 6-8 Mhz linear erray transducer. Examinations performed separately by two radiologist. The following US features were recorded for each nodule: size, parenchymal composition, echogenicity, presence or absence of halo, margin appearance and presence of absence of microcalcifications. The following US features were recorded for each lymph node: round shape (ratio of short to long axis > 0.5), absence of echogenic hilum, microcalcifications, cystic changes and peripheral vascularization. BFI imaging has evaluated the presence of the BFI-TSs present within the lymph node under consideration. Lymph node localization was carried out according to the segmentation of laterocervical stations as reported in the literature. Positive patients to traditional US B-mode method and/or the BFI-TS were undergone to ipsilateral laterocervical lymphadenectomy, the others to follow-up with postoperative baseline thyroglobulin dosage and after stimulation with recombinant TSH and US evaluation of laterocervical LN stations. RESULTS. The specificity and sensitivity of the BFI-TS for the PTC with ≥ 4 BFI-TS are respectively 97% and 89%, significantly higher than the values obtained by US conventional findings and also respect to reported values in literature. Respect to the evaluation of latero-cervical lymph nodes the BFI-TS presents values of sensitivity (83%) and specificity (100%) higher than the other parameters of the traditional US examination (presence of cystic component and microcalcifications, evidence of metastasis in patients suffering PTC with very low sensitivity values: 23 % and 8 %). DISCUSSION. The punctuate calcifications on US represent the most reliable indicators for the assessment of malignancy because they correspond to PBS (psammoma bodies), laminated calcified structures, most commonly found in neoplasms such as meningioma, papillary carcinoma of the ovary and PTC. The BFI appears to be able to detect the microcalcifications generated by PBS in solid thyroid nodules and in thyroid metastatic lymph nodes through finding BFI-TSs. The BFI-TS has allowed in our study to identify a number of microcalcifications significantly higher than US B-mode examination: 36 BFI-TS positive thyroid nodules (4 or more signs/scan), compared to 24 identified by US B-mode. Cytology showed that 34 of 36 BFI-TS positive thyroid nodules were malignant (94%) and 2 were benign (6%). 18 PTC-associated microcalcifications were detected only by the BFI-TS and not by US B-mode, so the BFI-TS is more sensitive than US-B mode in detection of PBS (sensitivity: 89% vs 42%) indicating that the nodules with at least 4 signs/scan are highly suspicious for malignancy. The BFI-TS allows to identify the presence of microcalcifications generated by aggregation of PBS and aggregates of colloid crystals in lymph node metastasis of PTC with higher sensitivity compared to conventional US. Only the presence of microcalcifications and cystic component (US B-mode features) shows a specificity comparable to that of the BFI-TS, but with a significatively lower sensitivity (respectively 8 and 23% vs 83% of the BFI-TS). The BFI imaging, often chosen only for the study of vascular pathologies, can be applied to nodular thyroid disease both in diagnosis and staging, allowing the evaluation also of the laterocervical lymph nodes, first site of PTC metastasization with higher sensitivity and specificity than traditional US B-mode.Dottorato di ricerca in Scienze per la salute (XXVII ciclo

    Fundamental right and confiscation of interpretative methodologies of the law and the law of the States

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    Il modo possibile di affrontare la questione dell’integrazione europea è fare riferimento alla cultura, alla civiltà, ai diritti e ai valori oggetto di integrazione. Alla base dell’integrazione vi deve essere dialogo tra gli organi internazionali che, pur operando in maniera diversa, pur non avendo un uguale disciplina giuridica per uno stesso diritto e soprattutto un’identica interpretazione e applicazione del diritto, insieme possono apprestare la più ampia tutela possibile ai diritti dell’individuo in un’ottica di eterointegrazione ordinamentale. L’argomento comparativo diviene possibilità di prendere atto delle diversità normative e rielaborarle per renderle compatibili con i diversi testi normativi, valutando la ricaduta degli effetti che una certa decisione può avere in un determinato contesto, e può servire per individuare principi e regole di giudizio ai fini di un equilibrio tra pretese individuali e interesse pubblico. Oltre la comparazione l’attività del giurista deve spostarsi verso un’ermeneutica più complessa e verso uno studio delle argomentazioni che sorreggono il riconoscimento di alcuni principi giuridici. In questo contesto si inserisce lo studio dell’istituto della confisca dei beni, che nell’ordinamento italiano si è imposto come questione di diritto inerente al possibile rapporto tra tutela dei diritti fondamentali dell’uomo e dialogo tra le Corti e le legislazioni italiane e europee. Ripercorrendo in ambito interno, europeo e internazionale le tappe fondamentali dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale emerge il ruolo sempre più penetrante che la Corte Edu ha nei singoli ordinamenti. Nello scenario giuridico italiano si è molto discusso, e ancora si discute, sulla natura giuridica della confisca come misura di prevenzione patrimoniale o come sanzione penale, o ancora come sanzione amministrativa soprattutto dopo la spinta che si è avuta sia dall’Unione Europea sia dalla giurisprudenza Cedu. La Corte Edu, in numerose sentenze, ha fissato regole e canoni applicativi stabilendo i principi minimi di garanzie che il provvedimento ablativo deve rispettare. Ciò ha spinto le Corti a dover garantire un equilibrio tra il potere ablatorio di natura pubblicistica della confisca e le esigenze di tutela dei diritti fondamentali tra i quali il diritto di proprietà. Quest’ultimo viene inserito in un discorso che supera il singolo ordinamento per collocarsi in un quadro di tradizioni costituzionali comuni, diventate nel diritto comunitario principi generali e fonti di diritto. La Costituzione italiana la disciplina all’articolo 42, tra i principi economici; in ambito europeo nasce dall’evoluzione giurisprudenziale delle Corti fino a trovare riconoscimento normativo nell’articolo 1 Protocollo I Cedu e negli articoli 16 e 17 della Carta dei diritti U.E. Il concetto di tutela del diritto di proprietà viene letto e studiato in una prospettiva diacronica, secondo il ruolo svolto dalla proprietà come concetto nei sistemi giuridici nel corso del tempo. La tutela dei diritti deve essere garantita al di là del fatto di essere racchiusi in norme dell’ordinamento giuridico: per questo motivo fondamentale risulta il ruolo dell’interprete e degli organi giurisdizionali interni e internazionali deputati alla loro tutela. Rilevante è l’attività ermeneutica di riconoscimento e di creazione normativa dell’interprete che si sostanzia nel ricavare, spesso deduttivamente, dai bisogni nuovi e mutevoli della società norme anche da principi non scritti.The possible way to deal with the european integration issue is to refer to the culture, to the civilization, to the rights and the values object of the integration. > The foundation of the integration should be the dialogue between international bodies which, even if operating in different ways, even if they don’t follow the same legal discipline for an equal right and, above all, an identical interpretation and application of the law,together they can provide the widest possible defense to the individual rights in a perspective of "eterointegrazione ordinamentale”. > The comparative topic becomes a possibility to take cognizance of the diversity of regulations and the possibility to re-elaborate (them) to make them compatible with the different legislation text, evaluating the consequences that a decision can cause in a specific context. Furthermore the comparative topic can help to identify the values and the rules of judgement for the purposes of balance between individual claims and public interest. > Beyond the comparison the activity of the jurist should shift towards a more complex hermeneutics and towards the study of the argumentation that support the acknowledgment of several legal principles. In this context the institute of the confiscation of properties takes place, institute which in the Italian regulations has an important role in the possible relation between fundamental human rights and the dialogue between the Courts and Italian and european legislations. In the Italian, the european and the international sphere, regarding the evolution law, the Court Edu has an incisive role on the individual regulations. In the Italian legal scenario it has been discussed in the past, and it’s still being discussed today, about the legal nature of requisition as a measure of asset prevention or as penalty or, more, administrative especially after the incentive of the European Union and the jurisprudence Cedu. > The Edu court imposed rules and application fee in several sentences, establishing the minimum principles of guarantees that the ablative procedure has to respect. That pushes the Courts to guarantee a balance between the disclaimer power of nature publicist of the confiscation and the needs of tutelage of the fundemental rights one of which is the property right. > The property right goes beyond the individual regulation to be collocated in a frame of traditional and common constitution, which have developed in general principles and sources of law in the Eu law. > The Italian constitution regulates it, art. 42, in the economic relations; in the european sphere starts from the evolution law of the courts to find legal recognition in the article 1 protocol 1 Cedu and in the articles 16 and 17 of the UE Charter of Rights. The concept of the protection of the property right is read and it is studied in diachronic prospective, in accordance with the role performed by the property as a concept in the juridic system over time. The tutelage of such rights must be guaranteed other than be contained in rules of the legal system: for this reason fundamental is the role of the interpreter and of the internal and international courts designated to their tutelage. The hermeneutics activity is considerable about the recognition and the creation of laws of the interpreter. Such activity consists in extracting, often deductively, from new and changing needs of the society, rules from non-written principles.Dottorato di ricerca in Persona, impresa e lavoro: dal diritto interno a quello internazionale (XXVII ciclo

    Influence of multiple injections of vitamin E on quality traits and oxydative stability of lamb meat

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    Transporting animals to the slaughterhouse can increase the susceptibility of meat quality and, therefore, influence the value of pH, TBARS and the oxidation of fatty acids and pigments. Lipid oxidation cause negative changes on structure and nutrition value such as meat flavour, odour and colour: it is well know that colour is the characteristic that more affects the decision of the consumer to purchase. For this reason a supply of antioxidants is recommended to preserve the health of animals and the oxidative stability of their products. One of the most widely used antioxidants in animal diet is vitamin E. It is a lipid soluble and chain breaking antioxidant that protect cellular membranes against oxidative damages. The most active and natural form of vitamin E is -tocopherol. It is now accepted that dietary supplementation with -tocopheryl acetate controls lipid oxidation and colour deterioration in red meat like lambs and beef. In literature has been reported that intramuscular injections of tocopherols had a quite similar effect to the supplementation of vitamin E in diet. However, controversial information regarding the productive performances are also showed in some works on lambs. No information exists in literature on performance and meat quality traits of Laticauda lambs injected with Vitamin E. Laticauda is an autochthonous breed of Campania Region in Italy, that is usually reared by small family farms under semi-extensive systems. It derives from crossbreeding local sheep from the Appennines breed with fat-tailed North African sheep, imported in the XVIII century. Laticauda breed has a prevailing attitude toward meat production, associated to a good prolificacy. In the light of the above mentioned, the aim of the study was to determine the effect of DL-α-tocopheryl acetate injections on carcass and meat quality traits in growing lambs. Twenty-four 15-d-old Laticauda male lambs were randomly allotted to two groups: control (C, n =12) or vitamin E-treated (V, n=12). From the beginning of the study (15 days of age) until day 57 of age, each lamb of the V group received, weekely, i.m. injections of DL-α-tocopheryl acetate (right gluteus) in aqueous solution (Vitalene® E, Fatro, Bologna) for seven weeks for a total dose of 1,500 IU. The first injection consisted of 150 UI (3ml of Vitalene), while the other 6 injections consisted of 225 IU (4.5 ml of Vitalene). C group lambs received injections of physiological saline. The animals were slaughtered at 64d of age. Hot and cold carcass weights were recorded and dressing percentages were calculated after dressing and chilling (2–4 °C for 24 h). After chilling, pH, colour, area, water holding capacity of M. longissimus dorsi (LD) were measured and shrink losses were calculated. After the refrigeration period (24 h at 2-4 °C), from the left side of the carcass the pelvic limb, loin and shoulder were removed and theirs percentage was calculated based on cold carcass weight. Vastus lateralis (VL) and longissimus dorsi (LD) muscles were removed for laboratory analyses (LD: fatty acids, cholesterol, intramuscular collagen, crosslinks; LD and VL: α-tocopherol content). For the same muscles TBARS (µg MDA/g tissue) at 24, 48, 96 and 192 h post mortem were measured during aerobic display at 5°C. Sensory analysis was performed on the pelvic limb from the left side of each lamb carcass, having two panels: one for the students, and the other one for customary consumers of lamb meat. Each panellist was required to evaluate the sample considering the intrinsic characteristics of the meat – tenderness, juiciness, flavour and overall acceptability (general pleasantness) – according to an unstructured line scale ranging from 1 (“very unpleasant”) to 9 (“very pleasant”). Vitamin E administration did not influence significantly live weight, carcass traits, except the incidence of pelvic limb, significantly higher in V group lambs; LD quality traits did not differ between the experimental groups, except for the red colour value (a*) that was higher (P<0.05) in lambs of vitamin E group. Treatment with vitamin E did not significantly affect the total SFA content and the proportion of single SFA, except for a slightly higher (P < 0.08) content of lauric acid (C 12:0) and lower (P < 0.01) content of eptadecanoic acid (C 17:0) in V group. Likewise, vitamin E treatment did not affect the total MUFA amount, except for a lower (P < 0.01) content of C 17:1 and higher C 18:1 n-9 trans (P < 0.05) and C 22:1 (P < 0.01) in V group. The oleic acid (C18:1 n-9 cis) was the most concentrated fatty acids (40-41%), followed by palmitic (20-21%) and stearic acids (14-15%). Vitamin E treatment positively affected the total PUFA content being higher (P < 0.01) in the V group compared with the control group. The vitamin E treated group had a significant higher amount of n-3 long chain PUFA: eicosapentaenoic fatty acid (EPA, C20:5n-3, P < 0.05), docosapentaenoic fatty acid (DPA, C22:5n-3, P < 0.01) and docosahexaenoic fatty acid (DHA, C22:6n-3, P < 0.06). Also vitamin E group had higher (P < 0.01) content of C 22:2. In light of this, the total n-3 FA content was higher (P < 0.01) in treated lambs compared with the control group; while, no significant differences were found for the total n-6 FA amount. The n-6/n-3 ratio was lower in treated lambs (P < 0.01). The P/S ratio was higher (P < 0.01) in treated lambs. Trombogenic index was affected by the treatment being lower (P < 0.01) in vitamin E group. Cholesterol content was found to be not significant (P > 0.05) between groups (78.78 versus 79.01 mg/100g in C and V, respectively). Collagen characteristics were not significantly (P > 0.05) influenced by the treatment. The treatment with vitamin E markedly increase (P < 0.001) the content of DL-α-tocopherol in both muscles (longissimus dorsi: 0.92 versus 6.41 µg/g in C and V, respectively; vastus lateralis: 0.99 versus 7.31 µg/g in C and V, respectively) and increases the meat shelf life. This was evident since muscle tissue lipoperoxidation levels (TBARS) were significantly lower (P<0.01) in vitamin E injected lamb meat (longissimus dorsi and vastus lateralis muscles) at 24, 48, 96 and 192 h post mortem, during all the aerobic display at 5°C. The panel test showed that both the adult and the student judges, enjoyed both types of meat, giving a slightly higher point for the lamb that was injected with vitamin E if compared to the other type of meat (7.24 versus 6.97 respectively; P > 0.05). Therefore, both expressed a greater pleasure with the meat produced from lamb injected with vitamin E if compared to the meat of control group, as regard the descriptor of tenderness (6.66 versus 5.70, respectively; P< 0.05) and juiciness (6.39 versus 5.00; P < 0.05). At the light of the above, the conclusion of this study is that the intramuscular administration of vitamin E can be recommended to obtain meat with a higher nutritional and commercial value.Il trasporto degli animali prima della macellazione, ed altri fattori di stress, possono influenzare le caratteristiche chimico-fisiche delle carni, e di conseguenza i valori di pH, TBARS e l’ossidazione di acidi grassi e pigmenti. Questo processo causa peggioramenti qualitativi sia dal punto di vista nutrizionale che commerciale, soprattutto per quanto concerne l’aroma e il colore delle carni, fattori che influenzano enormemente le scelte di acquisto del consumatore. Per questo motivo viene spesso raccomandata una integrazione di antiossidanti tramite la dieta per mantenere gli animali in buona salute e stabilizzare i prodotti dal punto di vista ossidativo. L’antiossidante più utilizzato nelle produzioni animali è senz’altro la Vitamina E. E’ un composto liposolubile che ha la funzione principale di proteggere le membrane cellulari dai danni dell’ossidazione. La forma biologicamente più attiva e più presente in natura è l’-tocoferolo. È ad oggi universalente riconosciuto che una integrazione delle razioni alimentari con -tocoferil acetato stabilizza e controlla l’ossidazione dei lipidi e il decadimento del colore, nelle carni rosse di specie ovine e bovine. Esiste anche una altra modalità di somministrazione della Vitamina E, ossia attraverso iniezioni intramuscolari di DL--tocoferil acetato. Questa modalità ha dimostrato di produrre effetti simili alla somministrazione attraverso la dieta, con risultati però spesso contraddittori, soprattutto per quanto riguarda le performance in vivo. Ad oggi non esistono studi di letteratura che descrivono l’effetto di iniezioni intramuscolari di Vitamina E, sulle performance produttive e sulla qualità della carne di agnelli di razza Laticauda. Questa è una razza autoctona della regione Campania, spesso allevata in piccoli gruppi e con sistema di allevamento semi-estensivo. Deriva da incroci di ovini locali degli Appennini con pecore nord africane dalla coda grassa, importate in Italia nel XVIII secolo. E’ una razza da carne, che presenta una buona prolificità. Lo scopo del presente lavoro di tesi è stato quello di determinare l’effetto di iniezioni multiple di Vitamina E (DL-α-tocoferil acetato) sulle performance produttive, sulla qualità e sulla stabilità ossidativa della carne di agnello. Per la sperimentazione sono stati utilizzati 24 agnelli maschi, di razza Laticauda, di 15 giorni di età. Sono stati suddivisi in due gruppi, somministrando ad ogni animale, settimanalmente, una soluzione fisiologica (Controllo: n=12) oppure DL-α-tocoferil acetato (Vitamina E: n=12; 1500 UI) fino all’età di 57 giorni. Gli animali sono stati macellati a 64 giorni. Il peso a caldo e a freddo è stato registrato e sono state calcolate le rispettive rese, dopo 24 ore di refrigerazione (2–4 °C). E’ stato misurato il pH, il colore, l’area e la capacità di ritenzione idrica (water holding capacity, WHC) del muscolo longissimus dorsi, e le perdite per gocciolamento delle carcasse. Dalla mezzena sinistra, sono stati rimosi i tagli della spalla, della coscia e del lombo e calcolate le relative incidenze sul peso a freddo. Successivamente, sono stati rimossi i muscoli vastus lateralis (VL) e longissimus dorsi (LD) dalla mezzena destra per le analisi di laboratorio. Sul LD è stata misurato il profilo degli acidi grassi, il contenuto di colesterolo, il contenuto di collagene intramuscolare e legami crociati (Idrossilisilpiridinolina, HLP); su LD e VL è stato quantificato il contenuto di α-tocoferolo (µg/g). Sugli gli stessi muscoli, sono stati determinati i TBARS (specie reattive all’acido tiobarbiturico, µg MDA/g tessuto muscolare) a 24, 48, 96 e 192 ore post mortem in conservazione aerobica a 5°C. L’analisi sensoriale è stata effettuata sul coscio sinistro di ogni animale, utilizzando due panel: uno composto da studenti, l’altro da consumatori abituali di carne di agnello. A ciascun panel è stato chiesto di valutare le caratteristiche intriseche della carne – tenerezza, succosità, sapore e accettabilità generale. I risultati sono stati espressi dai giudici tramite schede di valutazione con scala da 1 (molto sgradevole) a 9 (molto gradevole). La somministrazione di Vitamina E non ha avuto effetti significativamente rilevanti sulle performance in vivo e post mortem, ad eccezione dell’incidenza del coscio che è risultata maggiore (P>0.05) negli agnelli del gruppo di trattamento. Il pH, la WHC, l’area del muscolo longissimus dorsi e il colore non sono risultati significativamente diversi tra i gruppi, ad eccezione dell’indice del rosso (a*) che ha fatto registrare valori più elevati (P<0.05) negli agnelli trattamenti. Il trattamento con vitamina non ha avuto effetti significativamente rilevanti sul contenuto totale degli acidi grassi saturi (SFA), fatta eccezione per una quantità lievemente più elevata di acido laurico (C 12:0) ed inferiore (P < 0.01) di acido eptadecanoico (C 17:0) nel gruppo vitamina. Lo stesso risultato è stato riscontrato per gli acidi grassi monoinstraturi (MUFA), fatta eccezione per il contenuto più basso (P < 0.01) di C 17:1 e più alto di C 18:1 n-9 trans (P < 0.05) e C 22:1 (P < 0.01) nel gruppo della vitamina E. L’acido oleico (C18:1 n-9 cis) è risultato quello con la concentrazione più elevata (40-41%), seguito dal palmitico (20-21%) e dallo stearico (14-15%). Un effetto significativamente positivo (P < 0.01) è stato riscontrato sul contenuto totale di acidi grassi polinstaturi (PUFA), più elevati nel gruppo della vitamina E. Il più abbondante PUFA è risultato essere l’acido linoleico (C 18:2 n-6), con valori simili trai gruppi (7.95 e 8.07%, in C e V rispettivamente). Il secondo più rappresentativo è l’acido linolenico (C 18:3 n-3), che è contenuto principalmente nelle essenze verdi. Significativamente maggiore è risultato essere il contenuto di PUFA a lunga catena n-3 nel gruppo vitamina E: acido eicosapentanoico (EPA, C20:5 n-3, P < 0.05), docosapentaenoico (DPA, C22:5 n-3, P < 0.01) e docosaesaenoico (DHA, C22:6 n-3, P < 0.06). Anche il C 22:2 è risultato significativamente più alto (P < 0.01). Alla luce di ciò, il contenuto totale di n-3 è risultato maggiore (P < 0.01) negli agnelli trattati rispetto al controllo; mentre non sono state riscontrate differenze significativamente rilevanti per quanto concerne il contenuto totale di n-6. Il rapporto n-6/n-3 è risultato inferiore negli agnelli trattati (2.33 versus 3.62 in V e C, rispettivamente; P < 0.01). Il rapporto P/S invece è superiore (P < 0.01) negli agnelli trattati, anche se il valore ottenuto risulta inferiore a quello raccomandato (0.4-0.7). Anche l’indice trombogenico (TI) è stato influenzato dal trattamento, ed è risultato inferiore (P < 0.01) nel gruppo vitamina. Il contenuto di colesterolo non è risultato diverso (P > 0.05) tra i gruppi (78.78 versus 79.01 mg/100g in C e V, rspettivamente), ma leggermente più elevato se paragonato con altri studi su altre razze. La concentrazione di collagene (22.59 e 22.57 μg/mg in C e V, rispettivamente) e di HLP (4.37 e 4.59 μg HLP/mg in C e V, rispettivamente), come anche la stabilità delle fibre di collagene (0.135 e 0.142 mol HLP/mol di collagene in C e V, rispettivamente) non sono state influenzate (P > 0.05). Al contrario il trattamento con la vitamina E ha notevolmente incrementato (P < 0.001) il contenuto di DL-α-tocoferolo in entrambi i muscoli (longissimus dorsi: 0.92 versus 6.41 µg/g in C e V, rispettivamente; vastus lateralis: 0.99 versus 7.31 µg/g in C e V, rispettivamente) e ha incrementato la conservabilità della carne. Questo è risultato evidente dal momento che i livelli di TBARS sono stati significativamente più bassi (P < 0.01) negli agnelli trattati con vitamina E (longissimus dorsi and vastus lateralis muscles) a 24, 48, 96 e 192 h di conservazione aerobica a 5°C. Il panel test ha mostrato che sia gli adulti che gli studenti hanno gradito entrambi i tipi di carne, pur preferendo leggermente di più la carne degli agnelli trattati con vitamina E (piacevolezza generale: 7.24 e 6.97 rispettivamente; P > 0.05). Sia gli studenti che gli adulti hanno espresso un maggior gradimento per la carne del gruppo sperimentale per quanto riguarda i descrittori della tenerezza (6.66 versus 5.70, rispettivamente; P < 0.05) e succulenza (6.39 versus 5.00; P <0.05). Alla luce dei risultati ottenuti, possiamo concludere che l’utilizzo di Vitamina E per via intramuscolare, in agnelli di razza Laticauda, è consigliabile per ottenere carni con un più elevato valore nutrizionale e commerciale.Dottorato di ricerca internazionale in Benessere, biotecnologia e qualità delle produzioni animali - Welfare, biotechnology and quality of animal productions (XXVI ciclo - XXVI cycle

    Effetti delle condizioni di luce nel piano dominato e della competizione intraspecifica sullo sviluppo della rinnovazione naturale affermata in una foresta mista e disetanea delle Alpi orientali

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    The current trend of silviculture aiming to manage forest as complex forest ecosystems, justified the attention researchers have devoted over the years to the characterization of light below canopy cover. Explicit measurements of light gradients allowed to study the interactions between different canopy structures (e.g. heterogeneous vs homogeneous) and light transmittance providing managers with crucial information on how to control understory light availability by manipulating overstory and predict successional dynamics, such as natural regeneration processes. On the other hand, the presence of natural regeneration represents one of the main conditions for promoting natural evolutionary process, providing continuity, enhancing resilience and resistance of forest ecosystems and maintaining heterogeneous conditions in terms of structure and light availability. The objective of this P.h.D thesis is to improve the current knowledge on how the light affects two major processes involved in the natural regeneration of mixed multi-age forests (competition among recruited trees and their growth) as a function of structural attributes of the stands. A mixed silver fir (Abies alba Mill.) and Norway spruce (Picea abies L.) forest located in the mountain belt of eastern Italian Alps was used as a study case. Both species were considered and their behavior compared. Relationships between overstory canopy structure and radiance transmitted in the understory were also analyzed. The following questions were addressed: i) which structural attributes mainly affect the light availability in the understory of a multi-aged mixed forest? ii) which understory light levels allow the coexistence of natural regeneration of Norway spruce and silver fir? iii) do the two species use the same growth strategies to access to the available light resource or do silver fir and Norway spruce seedlings differ in morphological responses to low light availability? Results suggested that: i) radiation below canopy in heterogeneous stands with continuous canopy cover depends more on the varying dendrometric attributes within the stands than their mean values. Vertical structure exerts a clear effect on transmission of radiance. In particular, crown size characteristics, such as crown length (CL), crown base (CB) and height, and in particular their standard deviations are good proxy for light transmission, even more in mixed species forest stands. iii) and iv) significant differences in terms of light availability characterize the site where the seedlings of the two species grow. Levels of radiance ranging from 20 to 30% of total transmittance allow the coexistence of fir and spruce seedlings. At those light conditions competition stimulate species to develop different growth strategies. While silver fir take advantage in terms of apical growth, increasing in light availability promote more effects in terms of radial growth in spruce. Neither light availability nor the competition indexes applyed significantly affected the apical dominance ratio (ADR) and the live crown ratio (LCR) of the seedlings. A careful overstory trees selection or a fine adjustement of light permeability of overstory is of particular importance for silver fir and Norway spruce regenerating in the understory of heterogeneous mixed forest. Both species apparently add to shade tolerance a rather good reactivity to light condition change.L’attuale tendenza della selvicoltura rivolta alla creazione di ecosistemi forestali complessi, giustifica l’attenzione che nel corso degli anni i ricercatori hanno dedicato alla determinazione della luce sotto copertura nei popolamenti forestali. La caratterizzazione della luce nello strato dominato ha permesso di studiare le interazioni tra differenti tipologie di strutture forestali (ad esempio strutture eterogenee vs strutture omogenee) e la trasmittanza fornendo informazioni cruciali ai selvicoltori sul controllo della disponibilità di luce nel piano dominato attraverso la regolazione della struttura del piano dominante e consentendo di fare previsioni sulle dinamiche forestali di successione come il processo di rinnovazione naturale. Dall’altra parte, la presenza di rinnovazione naturale rappresenta una condizione fondamentale per promuovere processi di evoluzione naturale, garantire la continuità del soprassuolo, aumentare la resistenza e resilienza dell’intero ecosistema forestale e mantenere un carattere eterogeneo sia in termini di struttura che di disponibilità di luce. L’obiettivo della tesi è stato quello di incrementare le attuali conoscenze degli effetti della luce sui due principali processi coinvolti nella fase di rinnovazione naturale di un popolamento misto e disetaneo (competizione tra semenzali e crescita) in funzione degli attributi strutturali del popolamento. Come caso di studio è stato analizzato un bosco misto e disetaneo di abete bianco (Abies alba Mill.) e abete rosso (Picea abies L.) delle Alpi italiane orientali. In dettaglio è stato studiato e confrontato il comportamento di entrambe le specie. Inoltre sono state analizzate le relazioni tra gli attributi strutturali delle piante del piano dominante e luce trasmessa nello strato dominato. Alla base dello studio sono state poste le seguenti domande: i) quali sono gli attributi strutturali che influenzano maggiormente la disponibilità di luce nel piano dominato di un popolamento forestale misto e eterogeneo come quello analizzato? ii) quali livello di luce consente alla rinnovazione di abete bianco e abete rosso di coesistere? iii) le due specie utilizzano le stesse strategie di crescita per accedere alla luce disponibile o hanno differenti comportamenti tradotti in una diversa risposta morfologica dei semenzali? I risultati hanno suggerito che: i) in popolamenti eterogenei con copertura continua la radiazione nel piano dominato dipende più dalla variazione degli attributi dendrometrici nel popolamento piuttosto che dai loro valori medi. La struttura verticale esercita un chiaro effetto sulla trasmissione della luce. In particolare, le caratteristiche e le dimensioni delle chiome (profondità e inserzione) e delle altezze e la loro variazione (espressa nel nostro caso come deviazione standard) rappresentano dei buoni predittori della luce trasmessa nel piano dominato, soprattutto in popolamenti di specie miste. ii), iii) le condizioni di luce in cui cresce la rinnovazione di abete bianco e abete rosso sono risultate significativamente diverse. Il livello di trasmittanza totale che permette la loro coesistenza è compresa tra il 20 e il 30%. E’ probabile che a queste condizioni di luce, la competizione, mediamente più elevata, stimola un diverso comportamento nella crescita delle due specie. Infatti ad un aumento della luce disponibile mentre l’abete bianco si avvantaggia in termini di crescita apicale, l’abete rosso risponde positivamente con incrementi più evidenti nella crescita radiale. L’aumento di luce disponibile e del livello di competizione non produce invece nessuna risposta significativa sui parametri morfologici delle specie. Comunque è evidente che entrambe le specie, nonostante la spiccata tolleranza all’ombra, hanno una buona reattività alla variazione delle condizioni di luce. Complessivamente si può affermare che un’attenta selezione degli alberi e quindi una oculata regolazione della permeabilità della luce sul piano dominato risulta fondamentale per la rinnovazione naturale di abete bianco e abete rosso in popolamenti misti eterogenei.Dottorato di ricerca in Management and conservation issues in changing landscapes (XXVI ciclo

    'Mappa di comunità' as preparatory tool of local development for Molise small municipalities. The pilot case of San Polo Matese

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    La tesi ha lo scopo principale di mostrare come, nel contesto regionale molisano, l’approccio di ricerca delineato dal processo di costruzione di una mappa di comunità, possa essere molto efficace per fornire utili elementi di sviluppo locale. Il tentativo di ricerca è stato quello di esplorare il piccolo comune molisano di San Polo Matese attraverso chi lo abita, lo amministra o lo gestisce, cercando di rilevare, grazie al processo di costruzione della ‘mappa di comunità’, dati qualitativi utili a comprendere il rapporto che localmente si crea tra abitanti e proprio patrimonio locale. Le ‘parish maps’ inglesi nacquero a metà degli anni Ottanta proprio per riportare lo sguardo e l’interesse di operatori, ricercatori e agenti vari di sviluppo verso quei posti poco considerati, marginali rispetto ai grandi centri di produzione economica, dove però si conservavano interessanti risorse per un altro tipo di sviluppo. Da quella tradizione inglese si arriva fino alla diffusione in Italia delle prime ‘mappe di comunità’ ad inizio degli anni Duemila. La tesi è suddivisa in due parti: nella prima vengono presentati i termini e concetti chiave del lavoro nella loro evoluzione storica e si delinea il quadro interpretativo che servirà per svolgere lo studio di caso. Nella seconda parte si entra nel dettaglio di quanto sperimentato a San polo Matese dalla primavera 2012 fino all’estate 2014 attraverso il processo di costruzione della prima ‘mappa di comunità’ in Molise. Una ricerca pilota regionale condotta secondo una strategia esplorativa di raccolta ed interpretazione di dati ‘in-profondità’ tra gli abitanti. L’approccio di fondo del lavoro è quello che guarda alla dimensione del ‘luogo’ come spazio dotato di un carattere specifico la cui riscoperta è conditio sine qua non per eventuali iniziative di sviluppo locale o almeno di sopravvivenza. Una riflessione critica e una revisione sul tema del “patrimonio locale” possono fornire un orientamento teorico sia operativo che pratico per riempire quella crepa tra passato e futuro che caratterizza fortemente i piccoli comuni molisani. Il lavoro si conclude definendo la replicabilità dell’approccio ‘mappa di comunità’ su scala regionale. La possibilità di creare un modello territoriale molisano sulla base di ricerche come quella che costituisce l’argomento centrale di questa tesi, poggia su una peculiarità regionale così come su alcune caratteristiche endogene che potrebbero significare quasi un ‘vantaggio’ per il Molise.The principal aim of this thesis is to show how, in the regional context of Molise, the research approach outlined by the ‘mappa di comunità’ building process, can be very effective to provide useful elements of local development. The core of research was to explore a small municipality of San Polo Matese in Molise region through its inhabitants, administrators and local operators, trying to detect, thanks to ‘mappa di comunità’ building process, qualitative data to understand that relationship locally created between inhabitants and their local heritage. The English parish maps were born in the mid-‘80s in order to move the look and interest of operators, researchers and various agents of development to places considered marginal compared with major centers of economic production, but where interesting resources for another type of development were kept. From that English tradition you get the spread of first ‘mappe di comunità’ in Italy in the early ‘2000s. The thesis content is divided in two parts: the first presents the key terms and concepts of work in their historical evolution and outlining the interpretative framework that will support the case study. The second part goes into detail of what was experienced in San Polo Matese from spring 2012 until summer 2014 through the process of construction of the first ‘mappa di comunità’ in Molise. A regional pilot research conducted according to an explorative strategy of 'in-depth' data collection and interpretation among the inhabitants. Background approach of this work leads to that concept of 'place' as a space with a specific character whose reevaluation is a condition sine qua non for any local development actions or at least of survival in particular territories. A critically review on the topic of ‘local heritage’ can provide a theoretical orientation, both operational and practical, to bridge a gap between past and future that strongly characterizes the small municipalities of Molise. The work concludes by defining the replicability of the ‘mappa di comunità’ approach on a regional scale. The opportunity to create a Molise territory-based model, based on research such as that which constitute the central topic of this thesis, rests on a regional peculiarity as well as on some endogenous features that could mean almost a 'benefit' for Molise.Dottorato di ricerca in Relazioni e processi interculturali (XXVI ciclo

    Linking community engagement and ecosystem services assessment as a tool for the rural landscape management. An applicative case for the Collemeluccio-Montedimezzo Alto Molise Biosphere Reserve

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    The landscape issues are becoming actual always more, because we live in world that we are transforming so fast that sometimes we cannot recognize what we are surrounded by. The landscape has a dynamic character so its continuous transformation cannot be stopped, neither ignored, but it is a civic duty to manage the landscape, unless to destroy or degrade the matters and functions that can allow the natural and semi-natural ecosystems to work in balance. With this premise, the present thesis work aims at exploring the link between the community engagement and the ecosystem services (ES) assessment as a potential tool for improving the decision-making process aimed at the landscape management, especially focused on the rural landscape. The research starts by analyzing the Italian and European regulatory and address frameworks for the landscape management for setting the features of rural landscape and about which its fragilities and potentialities are shown. These aspects need to be balanced by an aware and integrated planning where all the diverse beneficiaries are called to take care about the rural landscape, for managing their own future well-being. The community engagement is a priority to consider in the landscape management, because people who live and enjoy the landscape have the duty to understand how it is transforming and, in consequence of their needs and future perspectives, they have the possibility to decide in what direction orient the management actions. Hence, more attention needs to be given to the participation practices in the decision-making processes. Many examples from Europe, Italy and Vermont are shown that include the community engagement as a fundamental tool to reach, first, a common vision, and then to plan the actions for improving the conservation and/or the transformation of the landscape according to a shared intervention line. These case studies present a high variety of participative modalities and the reasons at the basis of the involvement. Involving stakeholders in the landscape management is important but it is not enough. Indeed, people’s actions for performing the landscape management have relevant responsibility for driving changes in terms of ecosystems functions, and, consequently, related services. Thus, a basic step for improving the landscape management is to increase and deepen the knowledge by assessing the ES. A broad overview of the ES approach is given, from global to local scale, by focusing the attention mostly on the important role played by the social perception of the landscape ES by stakeholders and how this knowledge can be integrated into decision-making processes for improving the landscape management. For this purpose, a methodological “twofold approach” to include a framework of objective and subjective data aimed at an integrated and multidisciplinary landscape management is presented. Finally, an application of this proposed approach is shown in the area of Collemeluccio-Montedimezzo Alto Molise Biosphere Reserve, in Central-Southern Italy. The research is mostly oriented to investigate the subjective data correlated to this landscape, in particular by analyzing the ES perception of different stakeholders, while the objective data are considered already available thanks to several researches that have been carried on during the years. The application presented in the thesis represents a first attempt that wants to put in practice a general and theoretical approach, which derives from the analysis of inputs and good examples reported in this work.Il tema del paesaggio è sempre molto attuale, soprattutto in relazione alle trasformazioni repentine che talvolta non ci permettono di riconoscerne taluni caratteri. La sua dinamicità non può essere arrestata né ignorata, tuttavia gestire il paesaggio è un dovere civile, a meno di distruggere o degradare la funzionalità degli ecosistemi naturali e semi-naturali che ne costituiscono la base. In tale ambito, la presente tesi ha lo scopo di indagare la relazione tra il coinvolgimento delle comunità locali e la valutazione dei servizi ecosistemici (SE) come potenziale strumento per migliorare il processo decisorio finalizzato alla gestione del paesaggio, soprattutto focalizzandosi sul paesaggio rurale. La ricerca parte dall’analisi dei sistemi normativi e di indirizzo italiani ed europei in materia di paesaggio nei quali collocare le caratteristiche del paesaggio rurale, del quale sono descritte le fragilità e le potenzialità. Questi ultimi aspetti devono essere bilanciati da una pianificazione accorta ed integrata, dove tutti i diversi beneficiari sono chiamati a prendersi cura del paesaggio rurale per poter gestire il loro benessere futuro. Il coinvolgimento delle comunità locali è una priorità nella gestione del paesaggio, in quanto le persone che lo vivono e ne fruiscono hanno il dovere di comprendere come esso si stia trasformando e, in seguito ai loro bisogni e prospettive future, hanno la possibilità di decidere verso quale direzione orientare le azioni di gestione. Dunque, maggiore attenzione deve essere data alle pratiche di partecipazione nei processi decisori. Sono mostrati numerosi esempi dall’Europa, dall’Italia e dal Vermont che inquadrano il coinvolgimento delle comunità locali, attraverso svariate modalità, quale strumento fondamentale per raggiungere, innanzitutto, una visione comune, e successivamente per pianificare le azioni volte a migliorare la conservazione e/o la trasformazione del paesaggio secondo una linea di intervento condivisa. Includere gli stakeholder nella gestione del paesaggio è importante ma non sufficiente. Infatti, le persone che incidono sul paesaggio con le proprie azioni hanno una rilevante responsabilità nel guidare i cambiamenti delle funzioni degli ecosistemi e, di conseguenza, dei relativi servizi. Dunque, un passo fondamentale per migliorare la gestione del paesaggio è di accrescere e approfondire le conoscenze attraverso la valutazione dei SE. Viene data una visione generale dell’approccio dei SE, dalla scala globale a quella locale, concentrando l’attenzione soprattutto sull’importante ruolo giocato dalla percezione sociale dei SE del paesaggio espressa dagli stakeholders e come queste conoscenze possano essere integrate nei processi decisori. Per questo scopo si propone una metodologia definita “approccio duplice”, che include appunto due componenti, una costituita da dati oggettivi l’altra da dati soggettivi, finalizzato ad una gestione integrata e multidisciplinare del paesaggio. Infine, si mostra l’applicazione del “duplice approccio” nell’area della Riserva della Biosfera Collemeluccio-Montedimezzo Alto Molise, nel centro-sud Italia. Tale ricerca è orientata soprattutto a conoscere i dati soggettivi correlati a questo paesaggio, in particolare mediante l’analisi della percezione dei SE espressa da diversi stakeholders, invece i dati oggettivi sono considerati già disponibili grazie a numerose ricerche condotte nell’area nel corso degli anni. Questa applicazione rappresenta un primo tentativo per mettere in pratica un approccio generale e teorico, risultato dall’analisi di buoni e stimolanti esempi, riportati nel presente lavoro di tesi.Dottorato di ricerca in Management and conservation issues in changing landscapes (XXVI ciclo

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