University of Molise

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    311 research outputs found

    "Minor" archaeological sites: proposals to conserve and enhance the landscape of Molise

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    L’obiettivo della tesi, è quello di fornire uno strumento di conoscenza per nuovi studi sulle possibilità di valorizzazione e gestione dei beni culturali archeologici. Gli strumenti principali utilizzati per lo svolgimento del lavoro sono stati: ricerca bibliografica, ricerca diretta sul campo, confronto con realtà straniere. La ricerca bibliografica ha consentito di fare il punto sullo stato dell’arte e analizzare i vari aspetti e le componenti delle diverse discipline che afferiscono al tema generale, oltre alla definizione ampia dell’oggetto della ricerca, ovvero il rudere archeologico come testimonianza di civiltà, come icona identitaria, come elemento caratterizzante il paesaggio. La ricerca sul campo ha consentito di conoscere attraverso il censimento, i siti archeologici suscettibili di interventi di conservazione e valorizzazione, indipendentemente dall’epoca storica di appartenenza. Il censimento è stato effettuato attraverso la compilazione di una scheda appositamente realizzata, ma basata su quella realizzata dall’ICCD; la realizzazione di un GIS necessario alla catalogazione dei dati raccolti. Vari sopralluoghi sono stati necessari sia per conoscere direttamente i siti, sia per analizzare le caratteristiche antropiche e naturali dell’intorno. In Europa hanno realizzato progetti straordinari di tutela e di valorizzazione, che riescono a conciliare le esigenze della conservazione con quelle del turismo, innescando processi di sviluppo sostenibile a tutto vantaggio delle comunità locali. Negli stati europei analizzati, hanno abbandonato (se mai ne avessero sofferto) quella visione snobistica della cultura che allontana le persone a vantaggio di una ristretta cerchia di accademici. I beni culturali sono anche lo spunto per attività ludiche e ricreative, oltre che didattiche, consentendo così ai vari operatori, di gestire con maggiore elasticità i progetti di valorizzazione. Il metodo che la ricerca ha seguito è lo stesso di quello della ricerca sui beni culturali, prendendo come campione un sito archeologico “minore” il tempio italico di San Giovanni in Galdo. La ricchezza di un territorio risiede in maggior parte nelle peculiarità intrinseche, fatte di stratificazioni storiche inserite in un contesto naturale dalle qualità ancora integre. L’isolamento della regione Molise ed in particolare di alcune zone, tra cui il centro (in cui si trova quella analizzata), ha portato come effetto positivo la conservazione del territorio. Oggi, quella che è stata considerata per decenni, la causa dell’arretratezza, può rivelarsi un’occasione di sviluppo. Progetti culturali di conservazione e studio possono essere considerati dei veri programmi di sviluppo locale sostenibile, che rispettano il territorio e le sue caratteristiche, ne esaltano i caratteri identitari, producono ricchezza e posti di lavoro. La proposta di valorizzazione si è concentrata su un’area del Molise nel comprensorio di Campobasso, che ingloba siti di diverse dimensioni e con caratteristiche tipologiche, morfologiche e territoriali affini. Il progetto di valorizzazione proposto, coinvolge gli enti locali amministrativi e l’Università in una struttura che gestisce il territorio come un museo. Le attività museali sono distribuite e coordinate a livello territoriale, con l’obiettivo principale della tutela e della conservazione di siti archeologici, che nel loro isolamento rischiano di essere distrutti.The dissertation aims to provide a useful tool for studies concerning both the enhancement and the management of archaeological and cultural resources. A bibliographic research, an ongoing field survey and a comparison with other international experiences are the mainstay of this work. A bibliographic research allowed us to take the stock of the archaeological and cultural heritage situation, analyzing the different aspects concerning this broad subject. Furthermore, it concerns an archaelogical ruin as a mark of civilization, as an icon and as a landscape distinguishing element. A field survey helped us to take a census of the archaeological sites which should undergo a conservation treatment and enhancement, regardless of their actual age. We took the census creating special forms to be filled in, from an ICCD form model. Furthermore, we carried out a GIS data collection software. The on-the-spot assessment helped us to analyse both the anthropic and natural resources of the area. The target of many European successful conservation and enhancement plans is the sustainable development of the local areas through the growth of tourism and the cultural and archaeological heritage protection. The concerned European countries have abandoned the academicians snobbish vision of a culture detached from common people. Cultural heritage is even the starting point for leisure and classroom activities, which help operators to manage heritage enhancement projects, effectively. The research, in compliance with the same standards concerning the cultural heritage research, focused upon the “less important” Italic Temple of San Giovanni in Galdo, a village next to Campobasso, the capital of Molise District. In spite of their different size, the archaeological sites of this area have similar morphological and territorial features. The wealth of an area is closely related both to its historical development and to the protection of its natural environment. The isolation of Molise District, once regarded as a cause of backwardness, has protected its environment from degradation. Environmental protection plans must be regarded as programs for the development of local areas, boosting both economic activities and employment. Local Authorities, in partnership with the University of Molise District, manage the whole area as a museum. Museum activities are locally organized. Their purpose is to protect isolated archaeological sites from degradation.Dottorato di ricerca in Analisi e valorizzazione del paesaggio (XXIV ciclo

    Molecular epidemiology of Listeria monocytogenes: genotyping, molecular serotyping and expression profiles analysis of genes involved in pathogenesis and virulence mechanisms

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    Listeria monocytogenes è un patogeno intracellulare responsabile di severe infezioni caratterizzate da un elevato tasso di letalità, soprattutto in soggetti con deficit del sistema immunitario. Data la diffusa presenza e l’estrema variabilità nella virulenza dei ceppi, molteplici tecniche molecolari sono utilizzate per individuare le differenze esistenti all’interno della specie. In questo studio, 250 ceppi di L. monocytogenes di differente origine sono stati caratterizzati mediante single Enzyme Amplified Fragment Length Polymorphism (sAFLP). Un sottogruppo rappresentativo di 50 ceppi è stato selezionato per confrontare l’elettroforesi su gel di agarosio, prevista dalla metodica, con la separazione microfluidica automatizzata (sistema ExperionTM) su chip. Inoltre, altri 109 ceppi di Listeria spp. sono stati analizzati per standardizzare un nuovo saggio in Real-time, basato su due Triplex-PCR con sonde TaqMan, per l’individuazione dei sierogruppi i cui risultati sono stati confrontati con il metodo molecolare di riferimento. Infine, è stata valutata, mediante qRT-PCR, l’espressione di geni di resistenza a stress e dei principali fattori di virulenza in 20 isolati da alimenti e casi clinici. In particolare, è stato valutato l’effetto di concentrazioni sub-letali (10 ppm) di cloruro di benzalconio sull’espressione di sigB (fattore sigma alternativo di risposta a stress), mdrL e lde (pompe di efflusso) e orfA (ipotetico repressore di mdrL). In parallelo, è stata valutata l’attività antibatterica del disinfettante secondo la UNI EN 1276/2000. Per gli stessi isolati sono stati anche determinati i livelli di espressione dei geni codificanti le internaline A e B (inlA, inlB), la listeriolisina O (hly), il regolatore trascrizionale (prfA) di LIPI-1 e l’idrolasi dei sali biliari (bsh). La genotipizzazione mediante sAFLP ha permesso di identificare 13 clusters, rappresentativi di due gruppi principali distinti e concordanti con la classificazione in Lineage e con i dati epidemiologici di prevalenza dei sierotipi responsabili di infezioni umane e della contaminazione di alimenti. La sAFLP si è rivelata una metodica accurata e altamente discriminante per la genotipizzazione del patogeno, anche in combinazione con l’elettroforesi microfluidica, la quale ha fornito risultati analoghi al metodo tradizionale con una migliore risoluzione nella visualizzazione delle bande. Il sistema ExperionTM richiede quantità inferiori di campione, evita l’impiego di reagenti tossici e riduce sensibilmente i tempi di analisi, rappresentando un valido supporto per la caratterizzazione del patogeno mediante sAFLP. La sierotipizzazione molecolare in Real-time PCR ha confermato la precedente classificazione in sierogruppi, permettendo la separazione dei sierotipi 1/2a, 1/2b, 1/2c e 4b, implicati in oltre il 90% di casi umani e di contaminazione di alimenti, in quattro gruppi distinti. Il metodo proposto risulta accurato e riproducibile e può contribuire all’implementazione delle misure di sorveglianza epidemiologica per il controllo della listeriosi. Il cloruro di benzalconio è risultato efficace nel 70% dei ceppi analizzati, soprattutto negli isolati umani e ha influenzato l’espressione dei geni target. Differenze significative (p<0,05) sono state osservate nei livelli di trascrizione di mdrL e sigB in seguito al trattamento con disinfettante. In tutti gli isolati da alimenti risultati resistenti, sono emersi livelli di espressione più elevati di sigB, mdrL e lde. L’attivazione di sistemi di efflusso può portare ad un aumento della resistenza dei ceppi non solo verso il cloruro di benzalconio, ma anche contribuire allo sviluppo di fenomeni di resistenza crociata con antibiotici. Maggiori livelli di espressione di inlB, hly, prfA e bsh sono stati osservati nei ceppi umani, al contrario di quelli di inlA più elevati negli isolati da alimenti. Tuttavia, i valori massimi di inlA hanno riguardato due ceppi clinici, in cui sono emersi livelli di espressione elevati per tutti i geni target, facendone ipotizzare un maggiore potenziale di virulenza. Una correlazione molto significativa è stata osservata tra i livelli di espressione di inlA e inlB e in misura minore tra prfA e bsh, in accordo con i dati di letteratura. Dall’analisi delle curve di melting sono emerse differenze significative (≤0,001) tra gli isolati della Lineage I (1/2b, 4b) rispetto alla II (1/2a, 3a, 1/2c) per i geni mdrL, lde, inlA, prfA, bsh, suggerendo una probabile diversità di sequenza. La comprensione dei meccanismi molecolari e la caratterizzazione dei ceppi potenzialmente più virulenti sono aspetti fondamentali per il controllo della listeriosi, in quanto consentono di migliorare la sorveglianza e la prevenzione del rischio associato a L. monocytogenes per la salute umana.Listeria monocytogenes is a intracellular bacterium widely distributed in the environment that causes severe diseases with a high fatality rate especially in immunocompromised individuals. Several molecular techniques have been developed for strains characterization because significant differences in the virulence profile of isolates have been demonstrated. In this study, L. monocytogenes strains (n=250) from different sources were analysed by single Enzyme Amplified Fragment Length Polymorphism (sAFLP). A representative subgroup was selected to compare the traditional gel electrophoresis with a chip-based microfluidic system (ExperionTM). Moreover, additional Listeria spp. isolates (n=109) were selected to standardize a new assay for serogroup identification in Real-time by using two different TaqMan-based Triplex-PCR and the results were compared with molecular reference method. Furthermore, by qRT-PCR, the expression levels of stress response and virulence genes were evaluated in isolates (n=20) from foods and human listeriosis. Particularly, the effects of sub-lethal concentration of benzalkonium chloride (10 ppm) on the expression profiles of sigB (stress-response sigma factor), mdrL and lde (efflux pumps), and orfA (putative mdrL repressor) were assessed. The antimicrobial activity of benzalkonium chloride (BC) was also investigated according to UNI EN 1276/2000. Finally, the expression levels of genes encoding the internalins A and B (inlA, inlB), Listeriolysin O (hly), the LIPI-1 transcriptional regulator (prfA), and bile salt hydrolase (bsh) were determined. Genotyping by sAFLP allowed to identify 13 clusters, included in two well defined groups and in agreement to the Lineage classification and epidemiological data on the prevalence of most common serotypes involved in human illness and foodstuffs contamination. The sAFLP has proved to be an accurate method with high discriminatory power for L. monocytogenes typing and its epidemiological usefulness was further confirmed in combination with automated microfluidic electrophoresis system, requiring lower samples volume and time analysis. Molecular serogrouping by Real-time PCR confirmed previous classification into four groups and allowed a rapid discrimination of 1/2a, 1/2b, 1/2c, and 4b serotypes, recognized in more than 90% of food and patients isolates. Therefore, the new approach can improve routine surveillance of listeriosis and epidemiological investigations. The benzalkonium chloride showed the antimicrobial activity in 70% of strains, particularly in human isolates and affected the target genes expression. Adaptation to BC determined a significant (p<0,05) overexpression of mdrl and sigB. All less sensitive food isolates showed the highest sigB, mdrL, and lde transcription levels. The efflux pumps could play a role in BC-resistance and the sub-lethal exposure to antimicrobial agent can lead cross-resistance between antibiotics and disinfectants. The expression levels of inlB, hly, prfA and bsh were higher in clinical than in food strains, except for inlA. However, the maximum levels of inlA were found in two human strains which also showed high levels of all virulence genes. A significant correlation between inlA and inlB expression was observed as between prfA and bsh, according to other studies. Furthermore, relevant differences (≤0,001) between Lineage I (1/2b, 4b) and II (1/2a, 3a, 1/2c) strains were found in mdrL, lde, inlA, prfA, and bsh melting temperature, suggesting the presence of mutations in genomic sequence. The characterization of more virulent strains and the comprehension of molecular mechanisms are essential for the epidemiological surveillance and the risk assessment of human listeriosis.Dottorato di ricerca in Scienze per la salute (XXIV ciclo

    Study on interspecific semiochemicals of Dryocosmus Kuriphilus (Yasumatsu) and intraspecific of Grapholita Molesta (Busck)

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    (Capitolo I) Dryocosmus kuriphilus è uno dei principali fitofagi per Castanea spp. Indagini comportamentali, chimiche ed elettrofisiologiche sono state eseguite al fine di determinare il ruolo dei volatili della pianta nella localizzazione dell’ospite da parte del cinipide telitoco. Biosaggi in olfattometro ad Y hanno mostrato che gli adulti sono significativamente attratti da materiale vegetale di C. sativa dopo un’ora dal loro lesionamento. Gli odori emessi da piantine, rametti intatti e rametti con un danno meccanico recente non sono risultate attrattivi. Il materiale vegetale della pianta non ospite Prunus laurocerasus ha un’azione repellente sul cinipide. Sono stati identificati quattordici componenti, principalmente green leaf volatiles, nello spazio di testa della pianta ospite tramite gas cromatografia abbinata a spettrometria di massa. Tutte le sostanze stimolano risposte EAG dose-dipendenti negli adulti. Una miscela sintetica comprendente tutti i composti identificati negli stessi rapporti che si ritrovano nella pianta ospite induce risposte significativamente positive nei biosaggi in olfattometro ad Y. Il presente studio fornisce informazioni preliminari per l’identificazione degli attrattivi della pianta ospite di D. kuriphilus che potrebbe contribuire a sviluppare un sistema di controllo e di monitoraggio basati sull’utilizzo di semiochimici. (Capitolo II) L’adattamento sensoriale misurato come una riduzione nella risposta elettroantennografica (EAG) delle antenne dei maschi è stato proposto come uno dei meccanismi di confusione sessuale mediata da feromoni in Grapholita molesta (Busck) (Lepidoptera: Tortricidae). E’ stata rilevata una riduzione nella risposta EAG nella specie dopo una prolungata esposizione al componente principale del feromone (Z)-8-dodecen-1-il acetato (Z8-12:OAc) ad una concentrazione aerea di 1 ng/m3 pari a quella misurata in frutteti trattati con il feromone per generare confusione. Comunque l’effetto sulla loro abilità di orientamento verso femmine vergini in fase di richiamo poste in un tunnel di volo è molto limitato. Gli esperimenti sono stati intrapresi per determinare se l’esposizione al componente principale del feromone in combinazione con i due componenti secondari biologicamente attivi, (E)-8-dodecen-1-il acetato (E8-12:OAc) e (Z)-8-dodecen-1-olo (Z8-12:OH) induce livelli maggiori di adattamento sensoriale ed ha un’influenza maggiore sul comportamento sessuale dei maschi. L’esposizione delle antenne ad un componente della miscela feromonica induce adattamento sensoriale non solo verso lo stesso ma anche verso le altre due sostanze (adattamento incrociato). La media percentuale di adattamento sensoriale ad un componente del feromone risulta essere simile dopo 15 min di esposizione a 1 ng/m3 aria di Z8-12:OAc od a 1 ng/m3 aria di una miscela 1:1:1 o 93:6:1 di Z8-12:OAc, E8-12:OAc e Z8-12:OH. L’esposizione di maschi ad 1 ng/m3aria di Z8-12:OAc od alle due miscele di Z8-12:OAc, E8-12:OAc e Z8-12:OH per 15 min non ha prodotto effetti sull’abilità dei maschi di orientarsi verso una femmina vergine in fase di richiamo in un tunnel di volo. Nel presente studio sono stati studiati i meccanismi operativi di confusione sessuale tramite l’impiego di feromoni di G.molesta.(Chapter I) Dryocosmus kuriphilus is one of the most damaging pests of Castanea spp. Behavioral, chemical, and electrophysiological investigations were employed to examine the role of plant volatiles for host location by this thelytokuos cynipid. Y-tube olfactometer bioassays showed that adult wasps are significantly attracted by C. sativa twigs with at least 1-hr-old mechanical damage. Odors of undamaged host seedlings, intact twigs, and twigs with a fresh mechanical damage were not attractive. Wasps were repelled by plant materials of the non-host Prunus laurocerasus. Fourteen compounds, mainly general green leaf volatiles, were identified in the head-space of attractive host plant twigs by gas chromatography coupled to mass spectrometry. All compounds elicited dose-dependent antennal responses in adult wasps. A synthetic blend comprising all identified compounds in the same ratio as in the attractive host source induced significant positive responses in Y-tube olfactometer bioassays. The study gives a basis for future identification of host plant attractants that could contribute to semiochemical-based monitoring and management practices of this pest. (Chapter II) Sensory adaptation measured as a reduction in electroantennogram (EAG) response of male antennae has been proposed as one of several mechanisms of sex pheromone-mediated mating disruption in the oriental fruit moth, Grapholita molesta (Busck) (Lepidoptera: Tortricidae). A reduction in EAG response occurred in this species after prolonged exposure to its main pheromone compound (Z)-8-dodecen-1-yl acetate (Z8-12:OAc) at the aerial concentration of 1 ng/m3 measured in orchards treated with pheromone for disruption. The prolonged exposure of males to this aerial concentration of Z8-12:OAc, however, had only a small effect on their ability to orientate by flight to virgin calling females in a flight tunnel. Experiments were undertaken to determine if exposure to the main pheromone compound in combination with the two biologically active minor compounds of this species, (E)-8-dodecen-1-yl acetate (E8-12:OAc) and (Z)-8-dodecen-1-ol (Z8-12:OH) would induce greater levels of sensory adaptation and have a greater effect on male sexual behaviour. The exposure of male antennae to one of the three pheromone compounds induced sensory adaptation to this compound and to the other two pheromone compounds demonstrating cross adaptation. Average percentage sensory adaptation to a pheromone compound was similar after 15 min of exposure to 1 ng/m3 air of Z8-12:OAc, or to 1 ng/m3 air of a 1:1:1 or 93:6:1 blend of Z8-12:OAc, E8-12:OAc and Z8-12:OH. The exposure of male G. molesta to 1 ng m3/air of Z8-12:OAc or the two ratios of Z8-12:OAc, E8-12:OAc and Z8-12:OH for 15 min had no effect on the ability of males to orientate by flight to a virgin calling female in a flight tunnel. The implications of the results for the operative mechanisms of sex pheromone-mediated mating disruption of this species are discussed.Dottorato di ricerca in Difesa e qualità delle produzioni agro-alimentari e forestali (XXIV ciclo

    Assessment of river ecosystems by a multitemporal and multilayered landscape approach. The semiaquatic otter (Lutra Lutra L) as a paradigmatic species

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    Fluvial habitats represent key ecosystems for landscapes equilibrium: to preserve such a crucial role scientifically based strategies taking into account their multilayered structure are mandatory. The research aimed to identify and test a kit of sound indicators of fluvial basin criticalities able to synthesize the river multi-layered structure. As an indicator of the entire basin status we used the distribution of suitable habitats for a key species, the Eurasian otter (Lutra lutra L.). Suitable habitat distribution was provided by inferential Habitat Suitability (HS) models that are considered fundamental for providing a geographic perspective on supporting conservation strategies both for the chosen species and for its habitat. The study was carried out in Southern Italy (Basilicata Region), in a consistent part of the current Otter’s Italian core area. We used two different HS modelling: the ENFA model and the multi-modelling BIOMOD platform. ENFA model was applied at a single period (2006) and was first selected since it produces reliable results by using only-presence data. The links between the river and its upland areas were described by measuring a fine scale index of Fluvial Functionality (FF): the Italian standard protocol for FF. Results from both HS ENFA model and FF analyses were integrated in order to identify the main critical river sectors, showing different vulnerability levels. Each level synthesizes information coming both from the broad and the fine scale of the river system and provides a prioritization of the tracts needing restoration. The integration was tested in two sub-basins, by analysing the land-cover fragmentation inside each original and derived map, through the calculation of specific Landscape Metrics. Considering that river systems are highly dynamic, we implemented a multi-temporal HS model for two different periods (1985 - 2006) and we compared them in order to identify the environmental factors accompanying the natural key species expansion. Such an analysis was performed by using the BIOMOD ensemble approach to test previous modelling findings and to improve the final product. The results demonstrated that distribution models for a key aquatic species can be considered robust indicators of the river health status and correctly captured the system complexity, which is crucial for defining indicators aiming at monitoring purposes. The HS and FF integration effectively synthesized the relation between the water courses functions, the landscape structure and the key species distribution, representing a helpful tool for understanding the effect of anthropogenic pressures on river functionality. Furthermore, the approach resulted very effective for the identification of most vulnerable fluvial tracts, allowing for a correct prioritization of restoration interventions, which represents a crucial challenge. The multi-temporal analysis evidenced that the improvement of Otter population is coherent with the recovering of natural land covers confirming the essential role of riparian vegetation. Finally, considering that the correct management of endangered species is the most effective way for preserving a satisfactory biodiversity level, the approach represents a concrete answer for dealing with the conservation of river’s biodiversity and functionality.Gli habitat fluviali sono ecosistemi chiave per l’equilibrio dei paesaggi: per preservare questo ruolo sono indispensabili strategie scientifiche che tengano contro della loro struttura multilivello. Il presente studio ha avuto lo scopo di identificare e testare un set di indicatori delle criticità fluviali, capaci di sintetizzare proprio tale struttura multilivello. L’analisi dell’idoneità ambientale per una specie fluviale chiave, la Lontra eurasiatica (Lutra lutra L.), ha rappresentato l’indicatore a scala di bacino; sono stati, per questo, utilizzati modelli inferenziali di idoneità ambientale, fondamentali per fornire una prospettiva geografica alle strategie di gestione sia della specie scelta sia del suo habitat. Lo studio, condotto in Italia meridionale (Regione Basilicata), in una consistente porzione dell’area core italiana della Lontra, ha impiegato due tipologie di modellazione: il modello ENFA e la piattaforma multi modello BIOMOD. Il primo, applicato in una fase iniziale ad un singolo periodo (2006), si è scelto per la sua capacità di fornire risultati affidabili con dati di sola presenza. La misurazione, a scala locale, dei legami fiume-territorio, si è basata sull’applicazione del protocollo italiano standard per la Funzionalità Fluviale (FF) e sull’integrazione fra le informazioni derivanti da tale protocollo e quelle provenienti dal modello ENFA. L’integrazione, realizzata su due aree campione, ha permesso di identificare settori fluviali critici e di fornire, per essi, differenti livelli di vulnerabilità. Per testare i risultativi di tale integrazione è stata analizzata la frammentazione delle land cover in ciascuna mappa, originale e derivata, mediante applicazione di specifiche Metriche di Paesaggio. Considerando il dinamismo dei sistemi fiume, si è implementato un modello di HS multi temporale, per due differenti periodi, poi comparati per identificare i fattori ambientali che hanno guidato la naturale espansione della specie. L’analisi ha utilizzato l’ensemble modeling della piattaforma BIOMOD, sia per testare i risultati della precedente modellazione sia per migliorare il prodotto finale. I risultati hanno dimostrato che i modelli di distribuzione per una specie chiave acquatica possono essere considerati indicatori robusti dello stato di salute di un fiume e ne descrivono correttamente la complessità, aspetto cruciale nel definire indicatori con scopi di monitoraggio. L’integrazione fra dati di HS e di FF sintetizza efficacemente le relazioni tra funzioni dei corsi d’acqua, struttura di paesaggio e distribuzione della specie chiave, rappresentando un utile strumento per comprendere gli effetti delle pressioni antropiche sulla funzionalità fluviale. Inoltre, l’approccio è risultato efficace per l’identificazione di tratti fluviali vulnerabili, consentendo una corretta prioritizzazione di interventi di recupero ambientale. L’analisi multi temporale evidenzia una espansione della Lontra coerente con il recupero della vegetazione naturale e conferma il ruolo cruciale della vegetazione riparia. Infine, considerando che una corretta gestione delle specie in pericolo è la strada più efficace per conservare un soddisfacente livello di biodiversità, l’approccio rappresenta una risposta concreta per la conservazione sia della biodiversità sia della funzionalità fluviale.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXIV ciclo

    The management of the trade-union conflict in the industrial relations in the European Union

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    Oggetto della ricerca è l’analisi della gestione del conflitto sindacale nelle relazioni industriali nell’Unione europea, e in particolare l’assenza del riconoscimento dello sciopero tra le materie legislative di competenza della Comunità europea. Lo studio è strutturato in tre capitoli. Il primo è dedicato all’esame degli aspetti fondamentali del sistema di relazioni industriali in Europa; in particolare vengono ripercorse le tappe dell’evoluzione del dialogo sociale, i principali attori e regole, le differenti modalità di organizzazione delle parti sociali, le forme di partecipazione dei lavoratori nonché il sistema delle relazioni industriali nell’Unione Europea. Il secondo capitolo è incentrato sul tema del riconoscimento all’interno dei diritti sociali fondamentali “comunitari”, del diritto di sciopero. In particolare, nei paragrafi centrali l’attenzione si incentra, sul diritto dei lavoratori a ricorrere ad azioni collettive per la difesa di propri interessi, così come sancito nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, (proclamata a Nizza il 18 dicembre 2000). Nonostante tale importante riconoscimento, la regolamentazione del diritto di sciopero non rientra tra le materie legislative di competenza della Comunità europea (art. 137.5, del TUE, ora art. 153.5 TFUE). L’esclusione può essere letta come espressione della volontà politica degli Stati membri di rispettare gli standard nazionali, rinunciando a qualsiasi interferenza del diritto comunitario su un terreno nel quale è difficile prospettare armonizzazioni normative, in ragione della eccessiva difformità delle discipline nazionali. Tale scelta ha, tuttavia, determinato una grande differenziazione tra le discipline nazionali, con particolare riferimento alla regolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali. Il tema dell’esclusione si è riproposto e acutizzato negli ultimi anni a seguito di una serie di pronunce della Corte di Giustizia, relative ai casi Viking, Laval e recentemente Commissione vs Germania. In particolare, nel secondo paragrafo sono analizzate le sentenze Viking e Laval, abbinate non solo dal contenuto, ma anche dalla prossimità temporale, la prima dell’11 dicembre, la seconda del 18 dicembre 2007 che registrano un cambiamento rispetto alla precedente fase di indifferenza, in quanto per la prima volta, il diritto di sciopero è riconosciuto come diritto fondamentale dell’Unione europea. L’attenzione è posta anche sulla recentemente pronuncia della Corte di Strasburgo sul diritto di sciopero che con la sentenza Enerij del 21 aprile 2009 marcherebbe una netta evoluzione giurisprudenziale, in quanto si potrebbe sostenere che la Corte abbia ritenuto che il diritto di sciopero, fintantoché è esercitato per sostenere la contrattazione collettiva, è ugualmente essenziale alla libertà sindacale e pertanto direttamente riconosciuto e tutelato dall’art. 11 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo. Il terzo capitolo, infine, si propone, pertanto, di analizzare comparativamente le soluzioni legislative adottate dall’ordinamento italiano, francese, inglese e tedesco, riguardo la disciplina dell’azione di autotutela collettiva e del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali nei principali Paesi dell’Unione Europea dove, i differenti ordinamenti nazionali rendono difficile un confronto teso al raggiungimento di una disciplina comune. In particolare, la legislazione italiana con la previsione di una apposita Commissione di garanzia, quale autorità pubblica indipendente, cui sono affidati compiti di verifica e anche di statuizione in relazione alle prestazioni indispensabili da effettuare per garantire ai cittadini la possibilità di continuare a fruire, seppure con delle limitazioni, dei propri diritti costituzionalmente tutelati, rappresenta un caso unico in Europa che pone l’Italia sotto questo profilo in una posizione più avanzata rispetto all’Europa.Object of the search is the analysis of the management of the trade-union conflict in the industrial relations in the European Union, and in particular the absence of the acknowledgment of strike between the legislative matters of competence of the European Community. The study is structured in three chapters. The first one is dedicated to the examination of the fundamental aspects of the system of industrial relations in Europe; in particular they go over again the stages of the evolution of the social dialogue, the main actors and rules, the different kind of organization of the social parts, the forms of participation of the workers let alone the system of the industrial relations in the European Union. The second chapter focuses on the topic of the acknowledgment inside of “communitarian” fundamental of the social rights and of the strike right. In particular, in the middle paragraphs the attention is focused on the right of the workers to resort to collective actions for the defense of own interests, thus like sanctioned in the Paper of the Fundamental Rights of European Community, (proclaimed in Nizza 18 December 2000). Although such important acknowledgment, the regulation of the strike right is not included between the legislative matters of competence of European Community (art. 137.5, del TUE, ora art. 153.5 TFUE). The exclusion can be read like expression of the political will of the Member States to respect the national standards, renouncing to any interference of the communitarian right in a branch in which it is difficult to show normative agreements in reason of the excessive difference of the national disciplines. Such chosen it has, however, determined a great differentiation between the national disciplines, with detail reference to the regulation of strike in the essential public services. The topic of the exclusion has been reproposed and intensified during the last few years as a result of a series of judgment of the Law court, relative to the cases Viking, Laval and, recently, Commission vs Germany. In particular, in the second paragraph are analyzed the Viking and Laval sentences, matched not only by content but also by the temporal proximity, the first of 11 December, the second of December 18 2007. They records a change regarding the precedence phase of indifference, as for the first time, the strike right is recognized like fundamental right of the European Union. The focus is also on the recent ruling by the Strasbourg Court on right to strike, in its judgment of 21 April 2009 Enerij would mark a clear development of the case, as it could be argued that the Court has held that the right to strike, as long as it is exercised to support collective negotiation, it is equally essential to freedom of association and therefore directly recognized and protected by art. 11 of the European Convention on Human Rights. The third chapter, at last, proposes, therefore, to analyze comparatively the legal approaches adopted by the Italian, French, English and German rules, about the discipline of the collective self-defense and the right to strike in essential public services in main countries of European Union, where the different national rules make difficult a compare aimed to the reach of a common framework. In particular, the Italian legislation with a provision for a special Commission of guarantee, represents a unique case in Europe and place Italy in a more advanced position than the member States. Indeed, to this authority, are entrusted assessment tasks and regulatory in relation to essential services, that must guarantee to the citizens the possibility of continuing to enjoy, albeit with some limitations, of their constitutionally protected rights.Dottorato di ricerca in Persona, impresa e lavoro: principi e tutele di diritto interno, internazionale, comunitario e comparato (XXIII ciclo

    Autochton landraces characterization: proteomic and genomic approach

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    The results reported in the thesis are related with the study of characterization of two autochthonous lentil (Lens culinaris M.) landraces of Molise region and of a new approach for genotyping of local varieties. In particular the work has been focused on three major issues: 1)use of proteomics to investigate natural variation within and between lentil populations, 2) response of lentil to salt stress and 3) use of the loop-mediated isothermal DNA amplification (LAMP) method to amplify SSR. To accomplish the first objective investigations have been focused on the proteomic analysis of mature seed of lentil. The use of 2DE couple to the MS/MS allowed the identification of 135 well resolved spots which represent the first lentil seed proteome reference map. In addition the multivariate statistical analyses carried out on spots, resulted differentially expressed between different lentil populations, led to detection of the proteins which were essential for population discrimination, as shown in the paper Scippa et al., 2010. The diversity of two lentil landraces (Capracotta and Conca Casale) from Molise was studied using a combination of morphological, genetic and proteomic analyses, as shown by results published in the paper by Viscosi et al., 2010.Moreover, a further study has been carried out to deepen the knowledge about proteomic characterization of Capracotta and Conca Casale. The data obtained were elaborated by uni-and multivariate statistical analysis to identify the proteins that characterize the lentil ecotypes, mainly involved in abiotic and biotic stress responses. On the base of aforementioned results, the PhD project proceeded in analyzing the physiological and proteomic response of two lentil landraces from Molise and five commercial varieties to salt stress. In particular it has been investigated how salt stress affected seed germination and caused changes in expression of proteins. Furthermore, the multivariate statistical analysis was performed using quantitative data of spots in order to identify important proteins involved in saline stress response. The third aim of the PhD thesis was the detection of a new molecular approach for genotyping of local varieties. Work has been carried out by incorporation rice simple sequence repeat (SSR) motif within a LAMP assay. It has been demonstrated that results were consistent with analysis performed by PCR. In addition, LAMP assay was characterized by high sensitive being able to amplify from near single copy of target. The work reported in the PhD thesis represents a novelty in the field of proteome of lentil seed and it surely shows that proteomics is a powerful tool for analysis of biodiversity in ecotypes of a single plant species. Furthermore, the work confirms that proteomics studies can significantly contribute to understand the complex mechanisms involved in the plant response to salt stress. The originality of the PhD thesis is also represented by novel use of the loop-mediated isothermal DNA amplification method to amplify SSR.I risultati riportati nella tesi riguardano lo studio di caratterizzazione di due ecotipi autoctoni molisani di lenticchia (Lens culinaris M.) e l'utilizzo di un nuovo approccio per la genotipizzazione delle varietà locali. In particolare il lavoro si è concentrato su tre argomenti principali: 1) l'uso della proteomica per studiare la variabilità genetica esistente tra diverse popolazioni di lenticchia, 2) la risposta di varietà autoctone di lenticchia allo stress salino e 3) l'uso del loop-mediated isothermal DNA amplification (LAMP) per l'amplificazione dei microsatelliti (SSR). Per raggiungere il primo obiettivo, lo studio si è concentrato sull'analisi proteomica del seme maturo di lenticchia. L'utilizzo dell'elettroforesi bidimensionale ha permesso l'individuazione di 135 spot ben risolti, che rappresentano la prima mappa del proteoma del seme maturo di lenticchia. Inoltre l'analisi statistica multivariata, effettuata utilizzando i dati quantitativi degli spot risultati differenzialmente espressi, ha portato all'individuazione delle proteine che risultano indispensabili per la differenziazione delle diverse popolazioni di lenticchia analizzate, come riportato in Scippa et al., 2010. La diversità delle due varietà locali di lenticchia (Capracotta e Conca Casale) del Molise è stata studiata utilizzando un approccio integrato costituito da analisi a livello morfologico, genetico e proteomico, come dimostrano i risultati pubblicati in Viscosi et al., 2010. Inoltre, un ulteriore studio è stato eseguito al fine di approfondire le informazioni sulla caratterizzazione proteomica delle lenticchie di Capracotta e Conca Casale. I dati ottenuti sono stati elaborati mediante un'analisi statistica uni- e multivariata mediante cui sono state individuate le proteine, risultanti principalmente coinvolte nella risposta agli stress abiotici e biotici, che caratterizzano i due ecotipi autoctoni. Successivamente, il lavoro ha studiato a livello fisiologico e biochimico, la risposta delle due varietà molisane di lenticchia e di cinque varietà commerciali allo stress salino. In particolare è stato analizzato come lo stress salino influenza la germinazione e causa modificazioni nell'espressione di alcune proteine. Inoltre, l'analisi statistica multivariata è stata effettuata per identificare le proteine importanti coinvolte nella risposta a questo tipo di stress. Infine la tesi di dottorato si è focalizzata sull'individuazione di un nuovo approccio molecolare da utilizzare ai fini della genotipizzazione delle varietà locali. Il lavoro è stato svolto incorporando un microsatellite (SSR) del riso all'interno di un LAMP assay e ha dimostrato che i risultati sono coerenti con l'analisi eseguita mediate amplificazione del microsatellite attraverso la tradizionale PCR. Inoltre, il LAMP assay è caratterizzato da un' elevata sensibilità, dato che risulta in grado di amplificare il DNA target anche quando questo è presente in poche copie. Il lavoro riportato nella tesi di dottorato rappresenta una novità nel campo del proteoma del seme di lenticchia e dimostra che la proteomica è un potente strumento per l'analisi della biodiversità in ecotipi appartenenti ad una stessa specie. Inoltre, il lavoro conferma che gli studi di proteomica possono notevolmente contribuire a comprendere i complessi meccanismi coinvolti nella risposta della pianta allo stress salino. L'originalità della tesi di dottorato è rappresentata anche dal nuovo uso del metodo LAMP per amplificare SSR.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXIV ciclo

    The Italian non governmental development cooperation and the right of children

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    I bambini sono esseri umani che - proprio per la giovane età e la conseguente vulnerabilità - hanno bisogno di una specifica protezione. E’ nella fase dell’infanzia che si pongono le basi per la realizzazione della vita da adulto: garantire un’infanzia felice e libera da preoccupazioni e problemi significa assicurare al bambino la possibilità di diventare un adulto felice, realizzato e responsabile. Quindi qualsiasi situazione economica o sociale che possa mettere in pericolo la corretta crescita e lo sviluppo del minore costituisce una violazione dei suoi diritti. La cooperazione allo sviluppo si pone come obiettivo principale quello di contribuire all’innalzamento del livello di protezione dei diritti dei bambini su scala mondiale. Nonostante in materia di diritti dell’infanzia si disponga, ormai, a livello internazionale, di una normativa esauriente e universalmente condivisa, milioni di bambine e bambini e di adolescenti nel mondo continuano a subire soprusi di ogni tipo: basta leggere le cronache quotidiane, i rapporti delle Ong, della Commissione ONU per i diritti umani o del Comitato per i diritti del fanciullo delle Nazioni Unite. La cooperazione alo sviluppo si orienta verso la risoluzione di questi problemi affrontando le problematiche più gravi che colpiscono i minori in situazioni di vulnerabilità e rischio in tante parti del mondo. In questo lavoro si è esaminata la cooperazione allo sviluppo italiana e l’approccio ai diritti dell’infanzia; dapprima, si è analizzata la cooperazione governativa attuata dal Ministero degli Esteri; successivamente la cooperazione non governativa e decentrata posta in essere dalle ong e dagli enti locali; è stata realizzata quindi una ricerca di campo su alcune tra le maggiori ong italiane che si occupano di infanzia e di adolescenza ed è stato analizzato un progetto di cooperazione realizzato da una ong italiana in Marocco, Algeria, Francia, Spagna e Italia sulla tutela dei minori migranti. Nel lavoro si cerca di rispondere a un quesito fondamentale: in tempi di crisi, finanziaria, economica e, a volte, anche di valori, può la cooperazione allo sviluppo non governativa, e in particolare quella decentrata, salvare la cooperazione italiana e ridarle quello slancio di cui ha bisogno per riacquistare efficacia e fiducia da parte degli Italiani, e ridare all’Italia un posto importante nello scacchiere internazionale che si occupa di sviluppo?Children are human beings - just for the young and the resulting vulnerability – that need special protection. And, in the phase of childhood there is the foundations were laid for the realization of the adult life: ensure a happy and free from worries or problems about making sure to child the chance to become a happy adult, and made responsible. Therefore, any economic or social situation that might impair the proper growth and development of the child shall be a violation of his rights. Development cooperation aims primarily to contribute to raising the level of protection of the rights of children worldwide. Although on the rights of children we have, now, internationally, a comprehensive legislation and universally shared, millions of girls and children and adolescents in the world continue to suffer abuses of all kinds, just read the daily news, the reports of NGOs, the UN Commission on Human Rights or the Committee on the Rights of the Child United Nations. The development cooperation is directed towards solving these problems by addressing the most serious problems affecting children in situation of vulnerability and risk in many parts of the world. In this work we examined the Italian development cooperation and its approach to children's rights, at first, we analyzed the governmental cooperation implemented by the Ministry of Foreign Affairs, after which the non-governmental cooperation and decentralized into being by the NGOs and institutions local, then a research was made of field on some of the major Italian NGOs that deal with childhood and adolescence and we analyzed a cooperation project carried out by an Italian NGO in Morocco, Algeria, France, Spain and Italy on the protection of migrant children. In the work We try to answer a fundamental question: in times of crisis, financial, economic and, sometimes, also of values, can the non-governmental development cooperation, and particularly the decentralized one, save the Italian cooperation and bring it back the momentum they need to regain confidence and effectiveness of the Italians, and give Italy an important place in the international arena that deals with development?Dottorato di ricerca in Promozione e tutela dei diritti dell'infanzia (XXII ciclo

    Landscapes of infrastructure. evolutionary dynamics, hypothesis of enhancement of molise and comparison with other international contexts

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    Il concetto di paesaggio come manifestazione della natura, ovvero assenza di azione antropica, appare superato, in quanto nella contemporanea accezione vengono considerati paesaggi anche quei contesti fortemente antropizzati. E' il caso della maggior parte dei paesaggi presenti sul territorio nazionale, dove gli elementi antropici hanno contributo all’evoluzione di un dato paesaggio diventando parte del patrimonio culturale e costituendo veri e propri caratteri identitari di una popolazione e di un dato contesto. Le infrastrutture sono probabilmente il segno più tangibile dell'azione antropica su un territorio avendo da sempre rappresentato il punto di partenza per il suo assetto. Basti pensare alle strade, elementi lineari capaci al contempo di adattarsi al contesto e di modificarlo, che già a partire da epoche remote hanno rappresentato ciò che di più importante c'era nell'organizzazione del territorio. La strada, ma più in generale l'infrastruttura deputata al trasporto di persone o merci, rappresenta anche un punto di vista sul paesaggio una finestra da cui osservare il territorio e la sua evoluzione. Obiettivo della ricerca è quello della messa a punto di adeguati strumenti di lettura capaci di interpretare il rapporto che intercorre tra infrastruttura viaria, nel caso specifico la nuova autostrada che taglia trasversalmente il contesto molisano, e paesaggio. Il secondo obiettivo è quello di cercare un metodo di approccio progettuale per pensare ad una infrastruttura sostenibile. La finalità è invece quella di realizzare uno strumento di ricerca metodologicamente comparabile con altre realtà nazionali (prime fra tutte le esperienze della Lombardia e del Veneto) e, laddove possibile, con altre realtà europee in cui il rapporto tra infrastruttura e paesaggio è stato oggetto di dibattito scientifico ma anche tramutato in esperienza progettuale (Spagna, Francia, Germania)The concept of landscape as a manifestation of nature, or lack of action man, appears outdated because in the contemporary sense are considered as landscape also the highly humanized contexts. It’s the case of the major part of Italian’s landscape, where humanized elements contributed to evolution of a given landscape becoming part of the cultural heritage and identity characters of a population and of a given context. Infrastructures are the most tangible sign of the man in a territory having always been the starting point for his arrangement. Just think of roads, linear elements at the same time capable of adapting to the context and change it, that represented what is most important was for the organization of the territory. The road, but more generally the infrastructure for people and goods transportation, is also a point of view of the landscape, a window from which is possible to observe the territory and its evolution. But the space associated with infrastructure networks is not only the route, but includes the relevant portion of space that is not affected by vehicular flow. These spaces are configured as a remnant of planning, generated by the combination or from the matching of heterogeneous elements, appear as no man's land, as limbo territories waiting for a new role. The research’s subject is the new highway that cuts across the context of Molise. Research’s objectives are the development of appropriate reading tools able of interpreting the relationship between road infrastructure and landscape, but also the creation of a design approach to build a sustainable infrastructure. The aim is to undertake a research tool methodologically comparable with other national and European cases, in which the relationship between infrastructure and landscape is contemporary subject of scientific debate and design experience.Dottorato di ricerca in Analisi e valorizzazione del paesaggio (XXIV ciclo

    Landscape planning in Sardinia in the era of European Landscape Convention: recovering the endowment of rural buildings

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    La perdita del senso di appartenenza e la scarsa considerazione delle potenzialità e dell’identità storico culturale dei paesaggi rurali, ha consolidato negli anni un senso di indifferenza sempre più marcato da parte delle popolazioni locali ma anche delle istituzioni nei confronti di questi paesaggi, spesso lasciati ai margini delle attività pianificatorie. La firma della Convenzione Europea del Paesaggio e la sua successiva ratifica da parte degli Stati europei ha invertito questa tendenza portando un’attenzione crescente ai paesaggi marginali. Emerge di conseguenza un quadro complesso, caratterizzato da una parte dalla difficoltà di superare i vecchi strumenti pianificatori e dall’altra da una maggiore sensibilità delle istituzioni locali nei confronti della tutela paesaggistica. Sulla base di queste considerazioni, il presente elaborato propone una metodologia qualitativa al fine di effettuare un’analisi a livello europeo della pianificazione paesaggistica nell’era della Convenzione Europea, con particolare riferimento alla Regione Sardegna, distintasi a livello nazionale per l’approvazione del primo Piano Paesaggistico conforme al Codice Urbani. L’attenzione marcata per le aree marginali, promossa dal trattato, conduce la ricerca ad analizzare lo sviluppo delle metodologie di recupero del patrimonio edilizio rurale nelle aree del Mediterraneo, con particolare riferimento alla regione Sardegna, ricca di insediamenti rurali in grave stato di abbandono o snaturamento. La privilegiata condizione geografica dell’isola ha permesso fino a poco più di cinquanta anni fa il mantenimento di un elevato grado di naturalità diffuso in tutto il territorio, purtroppo in parte compromesso per effetto di fenomeni legati allo sviluppo economico. L’attività edilizia speculativa ha interrotto la continuità ecologica soprattutto nelle aree costiere, in virtù del loro particolare interesse turistico, mentre nelle aree interne si è verificata una forte perdita del radicamento delle popolazioni nei confronti del loro territorio, con il fenomeno dello spopolamento e l’abbandono del patrimonio edilizio rurale. Sulla base di queste considerazioni, l’ultima parte della tesi è dedicata allo sviluppo di un’iniziativa promossa dalla Regione Sardegna, finalizzata al recupero e al riutilizzo del patrimonio edilizio rurale delle aree interne dell’isola al fine della creazione di una rete di strutture ricettive di ospitalità diffusa che si propone, attraverso l’applicazione di idonee metodologie di recupero del patrimonio edilizio, come strumento di forte integrazione territoriale.The loss of territorial belonging and the poor attention paid to historical cultural identity and to the potentiality of rural areas have consolidated, over years, a strong feeling of indifference to these lands, often neglected by planning policies. The European Landscape Convention (ELC) signature and ratification by European member states inverted this trend, directing a growing attention to marginal landscapes. Consequently, a complex frame emerged, characterized, on the one hand, by the difficulty of overcoming the old planning instruments, and, on the other, by a greater awareness of local institutions to landscape preservation. The aim of this Ph.D. dissertation is the assessment of the system of landscape planning developed in Sardinia, Italy with the approval in 2006 of the Regional Landscape Plan, the first one being drafted according to the principles of the ELC. The ELC promotes a strong attention for marginal areas, thus leading the research to the development of recovery methodologies for the endowment of Mediterranean rural buildings, specifically in Sardinia, where many historical rural settlements are deserted and denaturalized. The island’s privileged geographic condition has allowed, up to fifty years ago, a high degree of naturalness throughout the territory, unfortunately partly compromised by economic development. Building speculation has interrupted the ecological continuity, especially in coastal areas characterized by a strong tourism pressure, unlike internal areas, where the loss of territorial attachment has caused phenomena of depopulation and abandonment of rural settlements. The final part of this dissertation focuses on a project of the administration of the Region of Sardinia, which plans to recover and reuse the historical rural buildings in the internal areas of the island. The project aims at the creation of a tourist network through the application of suitable recovery methodologies, as a means for a stronger integration with the territory.Dottorato di ricerca in Analisi e valorizzazione del paesaggio (XXIV ciclo

    Intraspecific variation in common dolphin, Delphinus delphis (Linnaeus, 1758). 2D and 3D geometric morphometrics as diagnostic and exploratory tool

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    Il Delfino comune (Delphinus delphis) era una volta considerato la sola specie di delfino esistente e ampiamente diffusa in tutti i mari e oceani del mondo, con alcune sottospecie che presentavano differenti caratteristiche fenotipiche e genetiche. Oggi sono state definite due specie, sulla base di caratteri morfometrici (Heyning & Perrin,1994) confermati da risultati genetici (Rosel et al.,1994); il Delfino comune dal rostro corto, Delphinus delphis (L., 1758), più frequentemente ritrovato nell’Oceano Atlantico, Mar Mediterraneo, Mar Rosso e Mar Nero, ove pure vive la sottospecie D.d.ponticus, e il Delfino comune dal rostro lungo, Delphinus capensis, Gray, 1828, di maggiori dimensioni, che popola aree costiere tropicali e temperate calde dell’emisfero meridionale, con due sottospecie, D.c. capensis e D.c. tropicalis (Jefferson & Van Waerebeek, 2002; Best, 2008). Il presente studio utilizza un approccio di morfometria geometrica come strumento diagnostico, per valutare la variabilità di dimensioni e di forma di crani di delfino comune. Sono stati raccolti più di 200 esemplari da 9 musei europei, per eseguire analisi bidimensionali e tridimensionali. Oltre 1000 foto sono state esaminate utilizzando la tecnica dell’analisi della forma basata sui landmark (shape analysis), per le differenti proiezioni craniche, cioè dorsali, ventrali, occipitali e per le mandibole. Inoltre, in 6 dei suddetti musei sono stati eseguiti rilievi tridimensionali, utilizzando uno scanner Microscribe, su un totale di 97 crani. I metodi della morfometria geometrica sono stati applicati allo studio del dimorfismo sessuale, dell’allometria, delle classi d’età e della variabilità geografica in 8 popolazioni, rappresentative dell’intero areale distributivo della specie. I risultati mostrano che non è rilevabile una differenza di forma in relazione al sesso, sebbene sia riconosciuto un certo grado di dimorfismo sessuale, relativamente alle dimensioni dei crani, negli esemplari appartenenti allo stock del Pacifico occidentale (PW). Nella stessa popolazione è stata effettuata un’indagine di allometria ontogenetica (shape vs size) confermando le variazioni di forma dovute all’accrescimento, oltre alla maggiore dimensione raggiunta dagli esemplari maschi. Lo studio della variabilità geografica ha consentito di caratterizzare le popolazioni di diversa provenienza, soprattutto tra oceani, permettendo inoltre di individuare all’interno dei campioni museali reperti appartenenti alla specie D. capensis e alla sottospecie D. c. tropicalis. Le variazioni di forma rilevate dalle analisi dei dati tridimensionali sono state confermate dagli approfondimenti sulle proiezioni bidimensionali: in generale si rileva una lunghezza maggiore del rostro negli stock Indo-Pacifici occidentali e dell’Oceano Atlantico meridionale (coste occidentali dell’Africa), oltre ad un restringimento del neurocranio. Un’analisi circoscritta sulla variabilità intraspecifica in Delphinus delphis ha infine evidenziato un ampio gradiente di variazione all’interno del gruppo del Mediterraneo che si differenzia in modo particolare sulla base della forma posteriore del cranio (proiezione occipitale) che risulta più bassa e più larga rispetto agli individui dei mari del Nord (AN). In generale si può concludere che i metodi della morfometria geometrica si sono rivelati uno strumento diagnostico molto accurato per un’analisi sulle differenze di forma e dimensione del Delfino comune, una specie di notevole interesse conservazionistico. Tale approccio potrebbe quindi rivelarsi di grande utilità per identificare possibili ESU che richiedono specifica protezione.The Common dolphin (Delphinus delphis) was once considered the only species of dolphin existing and thoroughly diffused in all seas and oceans of the world, with a few sub-species with different phenotypic and genetic characteristics. Today two species have been defined on morphometric characters (Heyning & Perrin, 1994) confirmed by genetic results (Rosel et al.,1994): the short-beaked Common dolphin, Delphinus delphis (L., 1758) most frequently found in Atlantic Ocean, Mediterranean Sea, Red Sea and Black Sea, where also lives the sub-species D. d. ponticus, and the long-beaked Common dolphin, Delphinus capensis, Gray, 1828, of larger size, which inhabits tropical and warm temperate coastal areas of Southern emisphere, with two subspecies, D. c. capensis and D. c. tropicalis (Jefferson & Van Waerebeek, 2002; Best, 2008). This study is based on a geometric morphometrics approach as a diagnostic tool to evaluate size and shape variation on dolphins skulls more about. About 200 samples from 9 Europeans museums were collected for bi- and three-dimensional analysis. More than 1000 photos have been investigated with the landmark based shape analysis for the different skull projections: dorsal, ventral, posterior, and for mandibles. In 6 museums were also collected 3D data with a Microscribe scanner on a total of 97 skulls. The geometric morphometrics methods were used to investigate on sexual dimorphism, allometry, age and geographical variability in 8 stocks representative of the whole world oceanic areal of the species. Results show no difference in shape between sex and found only dimorphism in size between male and female from the Western Pacific Ocean (PW), but not significant differences in all the other stocks. In the same population, an ontogenetic allometry investigation (shape vs.size) was run, supporting variations of shape in relation to growth and higher dimensions reached by male specimens. The study of geographical variability permitted the characterization of populations of different origin, especially among oceans, as well as to identify, within museal samples, skulls belonging to D.capensis species and D.c.tropicalis sub-species . Shape variations detected with tridimensional data analysis have been supported by further reviews on bidimensional projections: in general, a higher length of rostrum is detected in western Indo-Pacific and southern Atlantic (western coasts of Africa) stocks, together with a shrink of neurocranium. Finally, an analysis of intraspecific variability on the sample of Delphinus delphis has evidentiated a wide gradient of variation within Mediterranean group, which shows differentiation mostly on occipital region, being in this case flattened and widened in respect of north Atlantic (AN) specimens. As a conclusion, methods of geometric morphometrics confirm to be a very accurate diagnostic tool to perform an analysis of shape and size differences of Common dolphin, a species of remarkable conservation interest. This approach could consequently display itself of true usefulness to identify possible ESU requesting specific protection.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXIV ciclo

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