University of Molise

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    311 research outputs found

    Meccanismi di controllo e regolazione dei fenomeni di dormienza e germinazione del seme di Medicago marina (L).

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    The general aim of this thesis is to understand the complex and unknown mechanisms underlying dormancy and germination of Medicago marina (L.), a Mediterranean species distributed along the whole coasts of Italian peninsula and adapted to living in a specialized life habitats, like the dunes. Seeds of this species show strong dormancy that prevents germination. Results obtained during the first period of PhD program are published in a paper by Scippa et al., (2011). An integrated approach of physiological analyses and proteomics was used to investigate the mechanisms that control M. marina dormancy/germination and that underlie stress tolerance. First, was evaluated the effects on dormancy breaking of the following treatments: mechanical scarification, freezing at -20 °C, storage for 4 months and heating at 100 °C for 1 h. Mechanical scarification and freezing were the most effective treatments in overcoming dormancy. The role of abscisic acid (ABA) in M. marina dormancy was studied by ELISA immuno-enzymatic assay, determining the ABA content of germinated and non germinated mature (control) and treated seeds. The level of ABA was higher in treated seeds than in control seeds; the most significant increase occurred in the heated seeds. A comparison of the ABA level in the germinated, control and treated seeds suggests that different mechanisms modulate ABA content in response to different stresses, and that a specific ABA-signaling pathway regulates germination. Proteomic analysis revealed 46 proteins differentially expressed between treated and untreated seeds; 14 of these proteins were subsequently identified by mass spectrometry. Several of the proteins identified are important factors in the stress response, and are involved in such diverse functions as lipid metabolism, protein folding and chromatin protection. Lastly, an analysis of the phosphoproteome maps showed that the function of many proteins in seeds subjected to temperature treatment is modulated through post-translational modifications. Taken together, the data obtained showed that M. marina seeds adopt a dormancy strategy based on a hard seed coats, known as hardseededness, which prevent water uptake and germination; also, dormancy it can be regulated by other complex mechanisms beside seed coats, such as thermoinhibition, a delaying mechanisms of germination adopted by different species during late summer or early autumn. Starting from these first results, the PhD project proceeded in further investigations of mechanisms involved in the control of germination timing and dormancy establishment, due to the mechanical constraints of the micropylar endosperm, besides the seed coat. In order to accomplish this aim, the weakening of the endosperm was analyzed trough the puncture force measurements in seeds subjected to mechanical scarification and ABA treatment, along a 22 hours time course of imbibition. In addition to that, the effect of ABA and gibberellic acid treatments on germination rate and speed, were analyzed by performing germination test. Results obtained from the puncture force and germination tests for scarified seeds treated or not with ABA, revealed that the endosperm weakening, occurring in M. marina seeds before the germination, is delayed by ABA, which deferred also the germination of treated seeds. Then, the using of 2D analysis coupled whit the multivariate statistical analysis allowed the individuation of 95 spots that represent specific markers of different physiological states and might be expressed in seeds when dormancy is overcome in order to complete germination. First results suggest that the micropylar endosperm can contribute to the establishment of M. marina physical dormancy, that once again, it can be removed by mechanical scarification. Moreover, abscisic acid seems to be strongly involved in regulation of germination timing, by its action on micropylar endosperm weakening.L’obiettivo generale di questo lavoro di tesi è studiare i complessi e poco conosciuti meccanismi che regolano la dormienza e la germinazione del seme di Medicago marina (L.), una specie mediterranea presente sulle coste dell’intera penisola italiana e che si è adattata a vivere in habitat specializzati come le dune. I semi di questa specie sono caratterizzati da una forte dormienza che ne impedisce la germinazione e i risultati ottenuti durante il primo periodo del corso di dottorato, sono stati recentemente pubblicati (Scippa et al., 2011). I meccanismi che regolano dormienza/germinazione e la risposta agli stress dei semi di questa specie, sono stati studiati attraverso analisi fisiologiche e di proteomica. Fra i pretrattamenti utilizzati (scarificazione meccanica, congelamento a -20°C e riscaldamento a 100°C per un’ora), la scarificazione e il congelamento sono stati più efficaci nella rimozione della condizione di dormienza. Il ruolo dell’acido abscissico (ABA) è stato studiato attraverso un dosaggio immunoenzimatico (ELISA) che ha permesso di determinarne la concentrazione nei semi trattati, germinati e non germinati (semi maturi utilizzati come controllo). Fra tutti, la maggiore concentrazione di ABA è stata riscontrata nei semi sottoposti a riscaldamento, mentre il confronto fra la concentrazione di ABA raggiunta nei campioni germinati, di controllo e trattati ha fatto supporre che, nel seme, si attivino diverse vie di segnalazione in grado di regolare da un lato l’omeostasi dell’ABA in risposta a diverse condizioni di stress e dall’altro la germinazione. L’analisi del proteoma ha rivelato la presenza di 46 proteine espresse in maniera differenziale fra i campioni trattati e il controllo, di cui 14 sono state sequenziale e identificate attraverso spettrometria di massa. Diverse, fra le proteine identificate, sono importanti fattori di risposta a situazioni di stress, essendo coinvolte nel metabolismo dei lipidi, nel folding proteico e nella protezione della cromatina. L’analisi del fosfoproteoma ha dimostrato che la funzione di molte proteine, soprattutto nei semi sottoposti a riscaldamento, è modulata attraverso modificazioni post-traduzionali. Questi risultati lasciano presupporre che i semi di M. marina adottano una strategia di dormienza basata sulla presenza di robusti tegumenti (hardseededness) in grado di prevenire l’assorbimento di acqua e la germinazione; inoltre la dormienza può essere regolata da altri complessi meccanismi fisiologici, quali la termoinibizione. Da questi primi risultati, si è portato avanti lo studio volto a definire il ruolo di controllo della dormienza e della germinazione da parte dell’endosperma micropilare. A questo scopo, utilizzando la tecnica del puncture force, è stato misurato il weakening dell’endosperma micropilare nei semi sottoposti a scarificazione meccanica e a trattamento con ABA durante un time course di circa 22 ore. L’effetto dell’ABA è stato valutato anche sulla velocità e sul tasso di germinabilità finale dei semi sottoposti a tale trattamento. I risultati ottenuti hanno dimostrato che l’ABA è in grado di provocare un ritardo sia del weakening dell’endosperma sia della velocità di germinazione, che si traduce a sua volta in una considerevole diminuzione della percentuale di germinazione finale. In seguito, attraverso l’analisi del proteoma e l’analisi statistica multivariata sono state individuate 95 proteine che potrebbero rappresentare markers specifici dei diversi stati fisiologici, quando, superata la fase di dormienza il seme si prepara per la germinazione. Risultati preliminari suggeriscono che l’endosperma micropilare può contribuire all’instaurarsi della condizione di dormienza fisica che, ancora una volta, può essere rimossa efficacemente attraverso la scarificazione meccanica; inoltre l’ABA può svolgere un ruolo predominante nella regolazione temporale della geminazione, agendo sul weakening dell’endosperma micropilare.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXIV ciclo

    Expression of superoxide dismutase in myocardial infarction: clinical-pathological correlations

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    L'infarto del miocardio è una patologia causata dalla morte di una zona di tessuto miocardico, dovuta all'improvvisa occlusione di uno o più rami delle arterie coronarie. Con l’acronimo inglese ROS (Reactive Oxygen Species) si indicano le specie reattive dell’ossigeno, piccole molecole altamente reattive, che derivano principalmente dalla respirazione aerobica. In condizioni fisiologiche, esiste un equilibrio tra i livelli di ROS, prodotti durante il normale metabolismo cellulare, e la loro degradazione ad opera di sistemi antiossidanti endogeni. La perturbazione di questo equilibrio produce una condizione chiamata stress ossidativo, che è causa di un’ampia varietà di patologie, tra cui danni cardiovascolari. Lo stress ossidativo rappresenta, inoltre, uno dei maggiori stimoli apoptotici, ed è noto che l’apoptosi dei miociti cardiaci gioca un ruolo significativo nello sviluppo dell’infarto del miocardio e di diverse patologie cardiovascolari. La famiglia delle superossido dismutasi (SOD) è tra gli antiossidanti enzimatici più diffusi ed importanti: se ne conoscono 3 isoforme. Questo studio si pone come obiettivo la valutazione dell’espressione delle SOD, attraverso tecniche di immunoistochimica applicata ai tissue microarray ed RT-PCR, in un campione di soggetti colpiti da infarto. È stata valutata, inoltre, l’espressione di marcatori apoptotici, al fine di verificare una corrispondenza tra le variazioni nell’espressione delle superossido dismutasi ed i fenomeni apoptotici. Dal punto di vista molecolare, lo studio ha fatto emergere alcuni aspetti inediti: la SOD1 e la SOD3 hanno una correlazione inversa con i gruppi normali e patologici, ciò significa che vi è una maggiore espressione di tali proteine nei soggetti normali. Tuttavia, per entrambe le proteine il fattore di correlazione con il tipo dell’infarto è positivo. Questa affermazione, sembra contraddittoria ma non lo è, infatti,. la SOD1 e la SOD3 aumentano dopo l’infarto e sono maggiormente espresse nei soggetti con infarto subacuto. Pur essendo un dato descritto per la prima volta nell’uomo, tale espressione è abbastanza prevedibile conoscendo gli eventi che seguono l’infarto del miocardio: le cellule quasi irreversibilmente danneggiate dall’ischemia possono in ultima analisi, prima di soccombere, tentare di opporsi al suddetto stress aumentando l’espressione delle SOD. L’individuazione delle cellule apoptotiche e la distinzione di queste dalle cellule che vanno incontro a necrosi è stato di fondamentale importanza nel nostro sistema sperimentale. Più controverso è l’aspetto legato all’apoptosi dei miociti cardiaci durante l’ischemia, rappresentata dall’espressione della Caspasi3. L’indice di correlazione negativo, indica che i processi apoptotici sono maggiormente presenti nelle prime fasi dopo l’occlusione dei vasi e vanno scemando con il passare del tempo.Il dato non è contraddittorio con quanto affermato sin’ora, anzi, la correlazione inversa con il fattore temporale è del tutto coerente con i processi di rimodellamento tissutale: infatti negli infarti sub acuti, i processi apoptotici vanno scemando a favore della rimozione dei tessuti necrotici ed alla deposizione della componente fibrotica che darà vita al tessuto cicatriziale.Inoltre, la Caspasi3 correla positivamente e significativamente con tutte e tre le SOD, indice che la maggiore espressione delle SOD, probabilmente indotta da un maggiore stress ossidativo in loco, è correlabile con l’aumento dei processi apoptotici. Gli studi su tessuto cardiaco post ischemico mediante microarray tissutali, non hanno ancora esaurito le informazioni che ci possono fornire e, soprattutto, le indicazioni su come procedere in futuro nello studio della patologia ischemica. Alcuni dati andranno sicuramente approfonditi: l’apoptosi delle cellule cardiache è da sempre un argomento di grande dibattito.The myocardial infarction is a disease caused by the death of an area of myocardial tissue, due to the sudden occlusion of one or more branches of the coronary arteries. The acronym ROS (Reactive Oxygen Species) indicates the reactive oxygen species, highly reactive small molecules, which are primarily derived from aerobic respiration. In some physiological conditions, there is a balance between the levels of ROS, produced during normal cellular metabolism, and their degradation by endogenous antioxidant systems. The disruption of this balance produces a condition called oxidative stress, which causes a wide variety of diseases, including cardiovascular damages. Oxidative stress also represents one of the major apoptotic stimuli, and it is known that apoptosis of cardiac myocytes plays a significant role in the development of myocardial infarction and of various cardiovascular diseases. The family of superoxide dismutase (SOD) is one of the most common and important enzymatic antioxidants with 3 isoforms. This study aimis the evaluation of the expression of SOD, using immunohistochemical techniques applied to tissue microarrays and RT-PCR, in a sample of stroke victims. Was evaluated, in addition, the expression of apoptotic markers, in order to verify a match between the changes in the expression of superoxide dismutase and the apoptotic phenomena. From the molecular point of view, the study has revealed some new aspects: the SOD1 and SOD3 have an inverse correlation with the groups normal and pathological, this means that there is increased expression of these proteins in normal subjects. However, for both proteins the correlation factor with the type of the infarct is positive. This statement, it seems contradictory but it is not so, in fact,. SOD1 and SOD3 increase after the heart attack and are more expressed in subjects with subacute stroke. Even if it is described for the first time in humans, this expression is fairly predictable knowing the events following myocardial infarction: the cells almost irreversibly damaged by ischemia, may ultimately before succumbing, try to resist stress by increasing the expression of SOD. The detection of apoptotic cells and the distinction of these cells that undergo necrosis was of fundamental importance in our experimental system. More controversial is the aspect of apoptosis of cardiac myocytes during ischemia, represented by the expression of Caspasi3. The index of negative correlation, indicating that apoptosis is more prevalent in the early stages after the occlusion of blood vessels and are diminishing in the course of time. The data is not inconsistent with what is said up now, actually, the inverse correlation with the time factor is entirely consistent with the processes of tissue remodeling: sub acute infarcts in fact, the apoptotic processes go on growing for the removal of necrotic tissue and deposition of fibrotic component that will create the scar tissue. Moreover the Caspasi3 correlates positively and significantly with all three SOD, indicating that the increased expression of SOD, probably induced by an increased oxidative stress on the site, can be correlated with the increase in apoptotic processes. Studies of post-ischemic cardiac tissue using tissue microarrays, have not yet exhausted the information that they can provide and, most importantly, directions on how to proceed in the future study of ischemic pathology. Some data will be definitely explored: apoptosis of cardiac cells has always been a topic of great debate.Dottorato di ricerca in Scienze per la salute (XXIII ciclo

    Effects of exercise on drug consumption in elderly patients with heart diseases

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    Razionale: Le malattie cardiovascolari (CVD) sono la principale causa di morbilità e mortalità negli anziani e sono spesso accompagnate da comorbilità. L'età, la stessa comorbilità, la disabilità e la depressione sono notoriamente associate ad un maggiore consumo di farmaci. Negli anziani, diversi tipi di interventi e strategie sono stati testati per ridurre il consumo di farmaci; tra questi, l'attività fisica (PA) migliora il controllo del diabete e dell'ipertensione, previene la fragilità, disabilità e riduce la mortalità. Obiettivo: Scopo dello studio è stato quello di valutare l'effetto dell'attività fisica del mese precedente evento cardiovascolare sul consumo di farmaci in pazienti anziani ricoverati in riabilitazione cardiologica dopo evento cardiovascolare. Metodi: Sono stati arruolati 313 anziani (> 65 anni) dei pazienti ospedalizzati per la riabilitazione cardiologica dal 01.01.2007 al 30.09.2009 a causa di un evento cardiovascolare maggiore (infarto miocardico acuto, PTCA, CABG decopensation e insufficienza cardiaca). In tutti i pazienti è stato indagato il consumo di farmaci e l'attività fisica con una scala per la valutazione dell’attività fisica per gli anziani (PASE), la disabilità per mezzo della valutazione dell’autonomia nello svolgimento delle attività della vita quotidiana (ADL), la comorbidità mediante indice cumulativo di comorbilità (CIRS ), la sintomatologia depressiva mediante la Geriatric Depression Scale (GDS) e funzione cognitiva mediante Mini Mental State Examination (MMSE). Risultati: L’età media era di 73,2 ± 5,6 anni, 38,6% era di 75 anni e oltre. 58,9% era di sesso maschile. Il 60,8% del campione è stato ricoverato in ospedale dopo BPAC, il 23,9% dopo la sostituzione della valvola, 23,2% per insufficienza cardiaca scompensata e del 10,7% dopo infarto miocardico acuto e/o PTCA. Il consumo medio di farmaci è stata di 8.4 ± 2.1 (range 4-14) e la media del PASE era 72,4 ± 45,0 (range 0-192). L'analisi univariata condotta su terzili del consumo di farmaci (0-7, 8-9, ≥ 9) ha dimostrato un aumento dell'età, GDS, CIRS e ADL perse con l’aumento del consumo di farmaci, mentre una relazione inversa è stata trovata per MMSE e punteggio PASE (72 ± 58, 64 ± 55, 60 ± 50; p per trend 0,023). L’analisi multivariata mostra come il punteggio PASE sia predittiva di un minore consumo di farmaci (B = -0,198, p = 0.023) indipendentemente dall'effetto dell'età, GDS, CIRS, ADL e MMSE. Conclusione: Questa è la prima osservazione condotto su pazienti anziani che dimostra che l'attività fisica di tipo ricreazionale è associato ad un minore consumo di farmaci indipendentemente dall'effetto di età, comorbidità, disabilità, GDS e MMSE.Background: Cardiovascular diseases (CVD) are the leading cause of morbidity and mortality in the elderly, frequently accompanied by comorbidity. Age, comorbidity, disability and depression are known to increase drug consumption. In the elderly, several types of interventions and strategies have been tested to reduce drug use; among these, physical activity (PA) improves diabetes and hypertension control, prevents frailty, disability and reduces mortality. Objective: Aim of the study was to evaluate the effect of physical activity the month prior to cardiovascular event on drugs consumption independently by the effect of age, comorbidity, disability, depression and cognitive impairment. Methods: We enrolled 313 elderly (>65 years) patients hospitalized for Cardiac Rehabilitation from 01.01.2007 to 30.09.2009 because of a major cardiovascular event (AMI, PTCA, CABG and heart failure decopensation). In all patients number of drugs used was collected and were also evaluated physical activity by means of Physical Activity Scale for the Elderly (PASE), disability by means of Activity of Daily Living (ADL), comorbidity by means of Cumulative Index of Comorbidity (CIRS), depressive symptomatology by means of Geriatric Depression Scale (GDS) and cognitive function by means of Mini Mental State Examination (MMSE). Results: Mean age was 73.2±5.6 years, 38.6% was 75 years and over. 58.9% were male. The 60.8 % of the sample was hospitalized after BPAC, 23.9 % after valve replacement, 23.2 % for heart failure decompensation and 10.7 % after acute myocardial infarction and/or PTCA. Mean drug consumption was 8.4±2.1 (range 4-14) and mean PASE score PASE was 72.4±45.0 (range 0-192). Univariate analysis conducted on tertiles of drug consumption (0-7; 8-9, ≥9) demonstrated an increase in age, GDS, CIRS and ADL lost within the tertiles of drug consumption, while an inverse relation was found for MMSE and PASE score (72±58, 64±55, 60±50; p for trend 0.023). In multivariate regression analysis PASE score predicts drug consumption (B = -0.198; p=0.023) independently by the effect of age, GDS, CIRS, ADL and MMSE. Conclusion: This is the first observation conducted on elderly patients demonstrating that recreational activity is associated with lower drug consumption independently by the effect of age, comorbidity, disability, GDS and MMSE.Dottorato di ricerca in Scienze per la salute (XXIV ciclo

    The Italian banking system: Facts and interpretations

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    The paper compares the essential features of the Italian banking system with those of the other large euro-area countries. The analysis focuses on banks’ size, ownership and competitiveness, their role in financing firms, the composition of their balance sheets and their degree of internationalization, profitability and terms for customers. Within this overall framework the paper examines the banking system’s response to the financial crisis of 2007-09 and subsequent developments. The progress made in decades past is recalled and further necessary steps set out.Autore: Pozzolo, Alberto Franco; email: [email protected]

    Children and daily time: which autonomy?

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    La presente Tesi di Dottorato presenta un’analisi della vita quotidiana dei bambini e dell’autonomia degli stessi nel tempo libero. Una indagine sull’Uso del Tempo condotta in maggio 2010 con bambini di quinta elementare delle scuole di Campobasso (Italia), ha permesso di raccogliere ed esaminare utili informazioni che descrivono sia l’allocazione del tempo sia le forme di autonomia nelle attività giornaliere. I risultati indicano che il tempo quotidiano feriale “libero”, svincolato cioè da obbligo, ammonta a 4 ore (ovvero al 17% delle 24 ore), mentre il tempo quotidiano feriale “liberato”, svincolato cioè sia da obbligo sia da controllo dell’adulto, è di appena 44 minuti (pari al 3% circa di una giornata). L’ammontare di questo tempo varia in relazione all’autonomia: a livelli più alti di autonomia corrisponde una maggiore disponibilità di tempo libero. Inoltre, i bambini più autonomi risultano essere figli di genitori (madri soprattutto) più indipendenti.This Ph.D Thesis presents an analysis of children's daily life and children’s autonomy in free time. A Time Use Survey carried out in May 2010 with children attending the last class of Primary schools in Campobasso (Italy), has allowed to collect and analyze relevant information describing both the allocation of time and the forms of autonomy in daily activities. The results indicate that the daily discretionary time of children free from obligation is 4 hours (17% of daily time), but the daily leasure time free from both obligation and adult supervision is just 44 minutes (3% of daily time). The amount of this time varies in relation to empowerment: the higher level of autonomy, the higher availability of free time. In addition, it can be argued that children more indipendent have parents (mothers in particular) more indipendent.Dottorato di ricerca in Promozione e tutela dei diritti dell'infanzia (XXI ciclo

    Articulating diversity. A sociological approach to the representation of differences in Italian television drama

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    Nel presente lavoro si prende in esame il concetto di diversità, fenomeno sociale di rilievo delle società contemporanee, osservandone le caratteristiche costitutive che lo rendono particolarmente ambivalente, nonché le differenze specifiche nelle quali questo «concetto sfuggente» viene declinato. La declinazione in differenze verrà desunta dalla ricerca empirica che ha ad oggetto le narrative televisive italiane. Il lavoro è suddiviso in due parti. Una prima parte di ricognizione teorica attorno ai temi della diversità e alla specificità del punto di vista sociologico su quest’ultima. Si tratta di un’indagine epistemologica attorno al significato (e al valore) della diversità, generalmente intesa, nel tentativo di individuare un apparato pratico teorico in grado di studiare il fenomeno della diversità (livello astratto e generale) prima della sua articolazione in differenze (livello concreto e particolare). In questa prima fase si attinge da più discipline quali l’antropologia culturale, la psicologia sociale e culturale, la filosofia politica oltre alla comunicazione interculturale, i cultural studies e le queer theories. Il tentativo è quello di collocare il problema della diversità all’interno di una prospettiva di sociologia della conoscenza che prende le mosse dal paradigma del costruttivismo sociale, rendendo così la diversità un’esperienza (potenzialmente) universale, indipendente dal possesso di attributi particolari legati alle differenze specifiche nelle quali questa si configura. Nella seconda parte verranno prese in esame le rappresentazioni mediatiche della diversità presenti nelle narrative televisive in modo tale da ricostruire il panorama delle differenze rappresentato nell’arco degli ultimi 15 anni di produzione televisiva italiana. Sulla base di questo campione verrà poi svolta un’indagine qualitativa relativa alla descrizione dei personaggi, delle vicende narrate, facendo attenzione ai modelli e ai paradigmi utilizzati nella rappresentazione. L’approfondimento qualitativo non intende tanto soffermarsi sulle modalità di rappresentazione delle singole differenze quanto piuttosto sui tratti comuni rintracciabili tra i vari casi in modo tale da individuare una mappa delle problematiche legate al tema della diversità. Oltre alla ricostruzione quanti-qualitativa si intende fare un parallelo tra rappresentazioni mediatiche da un parte e rappresentazioni sociali che informano il comportamento individuale dall’altra. Le rappresentazioni mediatiche si presentano infatti come un caso particolare di esperienza attraverso le quali sempre più pubblici si informano e familiarizzano con la diversità. Allo stesso tempo questo processo non è però privo di conseguenze poiché la normalizzazione della diversità finisce col compromettere il potenziale conoscitivo di questa fondamentale esperienza umana.The present research tries to discuss the concept of diversity, relevant social phenomenon of contemporary societies, taking into account both the particular characteristics of its ambivalence (resource and threat) and the specific differences in which this «shifty concept» is articulated. The articulation in differences will be inferred by the empirical research based on Italian television narratives. This work is divided in two parts. The first one is aimed at reconstructing the theoretical background dealing with diversity and with the specificity of the sociological point of view. This first part is about the epistemological inquiry on the meaning (and value) of diversity aimed at finding a practical as well as theoretical apparatus in order to study the phenomenon of diversity (general level) before its articulation in differences (specific level). In this first phase we will follow an interdisciplinary approach with regards to different disciplines like cultural anthropology, social and cultural psychology, political philosophy, intercultural communication, cultural studies and queer theories. We will consider the problem of diversity within a framework of sociology of knowledge moving from a social constructivist perspective. The objective is to conceptualize diversity as a (potentially) universal experience not connected to the possession of specific attributes that define a particular difference. In the second part of this work we will take into account mediated representation of diversity that are present in television narratives in order to design the landscape of those differences represented during the last 15 years of Italian television drama. On the basis of this sample we will develop a further qualitative inquiry investigating characters’ descriptions, plots, models and paradigms available in those representations. The qualitative analysis will not focus on the specific representation of each difference but on the common traits uniting all of the differences in order to find out a map of general issues connected to the experience of diversity. Beyond the quantitative and qualitative reconstruction offered by the sample, we intend to further discuss the link between mediated representations on the one side and social representations on the other. In fact, mediated representations are a particular kind of experiences used by audiences in order to be informed and to familiarize with diversity. At the same time this process is not without consequences because the normalization of diversity ends up compromising the cognitive potential of this fundamental human experience.Dottorato di ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale (XXIII ciclo

    Adolescents and media-values: a study of the representation of values in the television programs most popular among teenagers

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    Qual è la gerarchia dei valori che emerge dai programmi televisivi di maggiore successo fra gli adolescenti? Quali sono i valori reali in cui credono gli adolescenti italiani? Con la ricerca si vuole effettuare un confronto fra la rappresentazione dei principali valori offerta dal mezzo televisivo ai più giovani e il mondo valoriale degli adolescenti. L’obiettivo è quello di comprendere quali valori vengono “comunicati” oggi ai più giovani dal mezzo televisivo, attraverso un’ analisi dei “testi primari” di un campione di programmi, scelti fra quelli che, nel 2009, hanno ottenuto maggiore successo fra gli adolescenti. Per lo studio della rappresentazione dei valori nei programmi del campione, da un punto di vista teorico, si fa riferimento alla teoria e alla classificazione dei valori di S. H. Schwartz (1992) che costituisce uno dei più recenti ed innovativi contributi alla teorizzazione e all’indagine empirica in questo campo di studi. La ricerca prosegue con un confronto fra la gerarchia dei valori rappresentata dal mezzo televisivo e quella reale degli adolescenti italiani (mediante analisi secondaria dei risultati delle più importanti ricerche italiane condotte negli ultimi anni, al livello nazionale, sul tema valori e adolescenti mediante il modello di analisi di Schwartz). Lo studio sarà suddiviso in due parti: a) Ricerca teorica e bibliografica sui valori nel pensiero sociologico e sul rapporto fra valori, adolescenti e mass media. Questa prima parte della ricerca è strutturata in quattro aree tematiche che costituiscono i primi tre capitoli della tesi: - Valori, società ed individuo: in questo capitolo si ripercorre lo studio dei valori in sociologia e nelle altre scienze sociali, con particolare attenzione alla teoria dei valori di Schwartz (1992); - Adolescenti, società e valori: questo capitolo è dedicato a chiarire la definizione di “adolescenza” offerta dalla sociologia e dalle scienze sociali in genere e offre una breve rassegna sulle principali ricerche effettuate in Italia sui valori degli adolescenti (realizzate con il metodo di Schwartz). Si presenterà, inoltre, l’adolescenza come un periodo della vita di cruciale importanza per lo sviluppo morale dell’individuo. - Adolescenti e televisione: quale rapporto?: questo capitolo ripercorre le teorie e gli studi più recenti sul rapporto fra adolescenti e televisione, con una particolare attenzione ai processi di “videosocializzazione”. - Valori di genere: fra fiction, cartoon e reality In questo capitolo si offre una riflessione sul rapporto fra genere televisivo e valori, approfondendo le caratteristiche dei generi a cui appartengono i programmi tv del campione. b) Analisi testuale sulla rappresentazione dei valori nei programmi più popolari fra gli adolescenti. Questa parte è suddivisa in due capitoli. - Alla scoperta dei programmi più amati dagli adolescenti: in questo capitolo viene presentato il campione dei programmi analizzati e ciascuna trasmissione viene descritta nelle sue caratteristiche principali. - I programmi e le rappresentazioni valoriali: in questo capitolo si passano in rassegna per ogni programma i valori maggiormente rappresentati, con un’attenzione particolare alla rappresentazione dei valori dei personaggi televisivi adolescenti.What is the hierarchy of values that emerges from the Italian television programs most popular among teenagers? What are the real values of Italian adolescents? This research want to make a comparison between the representation of the values offered by television to children and real adolescent’s values. The goal is to understand what values are “communicated” to the adolescents, from television, through a analysis of “primary texts” of a sample of tv programs. They are selected among the tv programs that, in 2009, were the most popular among adolescents. To study the representation of values in the programs of the sample, from a theoretical point of view, we refer to the theory and classification of the values of S. H. Schwartz (1992) which is one of the most recent and innovative contributions to the theory and empirical investigation in this field of study. The search continues with a comparison between the hierarchy of values represented by television and the real italian adolescents‘s values (through secondary analysis of the results of the most important italian research conducted in recent years about values and adolescents, using the model analysis of Schwartz). The study is divided into two parts. a) Research and theoretical literature on values in sociology and the relationship between values, adolescents and the media. This first part of the research is structured in four thematic areas that constitute the first three chapters of the thesis: - Values, society and the individual - Teens, Society and Values -Adolescents and television -Values of fiction, reality and cartoons. b) Textual analysis of the representation of values in programs most popular among teenagers: This part is divided into two chapters. -Study of the most popular programs from teenagers: This chapter introduces the sample of the programs analyzed. -The programs and value-representations: in this chapter we study the program values most represented, with special attention to the representation of the values of adolescents television characters.Dottorato di ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale (XXIII ciclo

    LiDAR application for estimating of forest inventory parameters

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    Negli ultimi anni, l'acquisizione di dati tramite Airborne Laser Scanning (ALS) con la tecnologia LIDAR (Light Detection And Ranging), sta assumendo un interesse rilevante nel settore forestale, in particolare per la stima delle variabili dendrometriche e per la valutazione della struttura verticale e orizzontale della foresta. Le informazioni concernenti la topografia e quelle relative alla copertura forestale sono estremamente importanti nelle attività digestionedelle risorse naturali. Disporre di informazioni accurate in merito all’altezza degli alberi e alla densità del bosco, oltre ad essere di fondamentale importanza in fase di elaborazione di dati, sono oneorose e in alcuni casi molto difficili da reperire utilizzando le tecniche convenzionali. L'uso della modellizzazione integrata con i dati LiDAR permette di ottenere stime di diverse variabili forestali come: l’area basimetrica, il diametro, il volume, , il carbono e la quantità di materiale combustibile, in maniera semplificata rispetto alle tecniche convenzionali. Il sistema LiDAR presenta anche un grande potenziale nelle attività di pianificazione e di realizzazione Della rete viaria. Tuttavia, ci sono ancora molte sfide da superare per lo sviluppo di metodologie e di applicazioni informatiche più affidabili nell’l’elaborazione dei dati con questo sensore. L'obiettivo principale di questo studio è stato quello di valutare il potenziale dei dati LiDAR nella stima di variabili forestali, come: altezza totale, media, massima e il numero di alberi. Nel corso delle attività sono stati anche valutati diversi metodi di classificazione dei punti della scansione laser per l’elaborazione dei Modelli Digitali del Terreno (MDT). Tra le diverse procedure valutate per l’elaborazione dei MDTs, l'uso del software TerraScan (TS) ha mostrato i migliori risultati, sia in generale per tutta l’area di studio, ma anche nell'area con copertura forestale. Per il riconoscimento automatico del numero di singoli alberi nell'area di studio, l'analisi morfologica ha mostrato i migliori risultati se confrontata con l'utilizzo dell’algoritmo locale di massima, con un riconoscimento di 4848 alberi. La stima dell’altezza totale di alberi di Araucaria utilizzando i dati LiDAR, ha mostrato un coefficiente di correlazione pari a 0,95 e un errore standard di 0,91 m, correlata con le misure ottenute in campo con l’uso dell’ipsometro.Lately, data acquisition using Airborne Laser Scanning (ALS) with LiDAR technology (Light Detection and Ranging) is becoming promising in the forest field, especially for estimation of dendrometric variables and to evaluate vertical and horizontal structure of the forest. Topographic and forest coverage information are extremely important to forest and natural resources managers. Accurate information on trees height and density are fundamental for planning, but also hard to obtain by conventional methods. The use of modeling associated with LIDAR data allows the researcher to obtain estimates of several other forest variables, such as basal area, diameter, volume, biomass and combustible material. It also presents a great potential in planning forest harvesting activities, road construction and maintenance. However, there are still many challenges in developing stronger and more reliable technologies and computational applications for modeling the data acquired with this type of sensor. The objective of this study was to evaluate the potential application of the LiDAR data to estimate forest variables, such as total individual height, average height, canopy base height and number of trees. Different classification methods of airborne laser scan points for the development of Digital Elevation Model (DEM) were also analyzed. Among the procedures evaluated for the preparation of DEM, the use of the software application TerraScan (TS) showed the best results for the total area while for the forest area. For automatic recognition of number of individual trees in the study, the morphologic analysis showed better results when compared with the use of local maximum algorithm, resulting in the recognition of 4848 trees. The estimation of the total heights of Araucaria trees using LiDAR data, showed a correlation coefficient of 0.95 and a standard error of 0.91 m, when related to the measurements obtained at the field using a hypsometer.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXIII ciclo

    Rural buildings in northern Sardinia. A methodology for a typological classification. A hypothesis of recovery and reuse in the rural landscape

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    L’imponenza del patrimonio costituito dagli insediamenti agricoli ad habitat disperso e dei fabbricati rurali tradizionali edificati entro il XIX secolo rappresenta un segmento della storia della Sardegna. Lentamente un pezzo fondamentale della storia della Nurra, regione storica della Sardegna, si sta disperdendo nel suo segno architettonico più radicato e vistoso, quello dei cuili, semplici abitazioni dalla caratteristica forma allungata spesso posizionate in cima ad un’altura dalla quale la famiglia poteva vigilare sui terreni a pascolo. Abbattuti, abbandonati, spesso ruderi, fantasmi di un passato non più riproducibile, ma anche ristrutturati acriticamente in abitazioni e riconvertiti o meglio stravolti in strutture di dubbio gusto estetico adibite per agriturismo. Le leggi regionali intendono preservare queste forme tipiche del territorio, i materiali utilizzati in origine e certe proporzioni tra costruzioni e spazi esterni. L’obiettivo non è quello di recuperare una cultura dei cuili superata dalla storia piuttosto si vuole preservare un patrimonio edilizio di straordinario valore. La presente ricerca affronta lo studio dei cuili della Nurra ed il problema del rapporto tra il costruito e il territorio, focalizzando l’attenzione sulla stretta relazione che intercorre tra la dimensione dell’abitare e quella storico-culturale dei luoghi, studiando il complesso processo che ha prodotto il paesaggio-ambiente a seguito di una successione ininterrotta di fasi di stratificazione antropica. Si vuole offrire un contributo alla conoscenza dei luoghi, all’aggiornamento degli ambiti spaziali e dei fenomeni connessi con le agricolture del nord Sardegna e, più in generale, con la comunità che ruota attorno alle strutture insediative. In concreto, l’attività di ricerca ha fatto perno sui sopralluoghi svolti in campo, allo scopo di individuare i tipi edilizi più rappresentativi della regione storica della Nurra. Sono stati localizzati molti degli edifici rurali tradizionali “i cuili”, con l’obiettivo di documentarne il toponimo, la tipologia edilizia, lo stato di conservazione e l’ubicazione cartografica. Infine, e rimarcando il fatto che quest’area rurale ruota intorno a grandi città ed è soggetta a notevoli forze dinamiche quali le attività turistiche, lo studio disegna possibili linee guida per un recupero delle diverse forme di degrado in atto ed eventuali possibilità di riuso compatibile con le tradizioni dei luoghi e col paesaggio-ambiente.The large endowment constituted by the agricultural settlements and traditional rural buildings constructed in Sardinia, Italy, until the end of the nineteenth century represents a lively sign of the history of the Island. In the north-western Sardinian historical region known as Nurra, fundamental architectural elements such as the cuiles are slowly subjected to abandonment and decay. The cuiles is a traditional house whose simple layout is stretched in one dimension and whose location is often on the top of a hill for a better visual control on the surrounding environment. Ruined and abandoned, the cuiles are nowadays subjected to a-critic recovery and re-conversion or included in projects of modern agri-tourism buildings with a weak architectural value. The Autonomous Region of Sardinia has issued laws and regulations to valorise and preserve those architectural landmarks and their layout features, i.e. traditional building materials, and proportion between internal and external spaces. The objective of these regulations is not only the recovery of the culture of the cuiles, which dates back to past ages and can not be restored to their original productive functions; it is instead the preservation of an extraordinary building heritage. This research project tackles the analysis of the cuiles in Sardinia, historical region of Nurra and in general the relation between building and landscape, by focussing on the connection between human settlements and historical culture related to places. This is achieved by the inspection of the emergence of the actual landscape and the study of the sequence of human interventions. This thesis investigates also on the knowledge of the landscape, the redesign of its boundaries and the study of phenomena connected to rural settlements in northern Sardinia. This research project has involved many activities. Firstly field work has been developed in the historical regional of Nurra to individuate the most original buildings belonging to “the cuiles” type with respect to geographical location, building technologies, architectural layout, and quality of conservation. Secondly, a proposal of guideline has been drafted about the recovery and reuse of single buildings according to the level of decay, the sense of local identity and the patterns of landscape.Dottorato di ricerca in Analisi e valorizzazione del paesaggio (XXII ciclo

    Geological and geo-morphological characterization of coastal Sele Plain (Campania, Italy) and considerations about its vulnerability

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    Nel 1990 il Mediterraneo aveva una popolazione costiera pari a 146 milioni e alcuni studiosi, nel 1998, avevano stimato che la popolazione urbana costiera avrebbe potuto aumentare di almeno altri 30 milioni di abitanti entro il 2025 con ulteriori 350 milioni di turisti all'anno (Hinrichsen, 1998). Nel 2005 il dossier redatto dall’UEP/MAP (Plan Bleu, 2005) ha ridimensionato tali valori, dimostrando che entro la stessa data saranno 20 milioni le persone che andranno ad aggiungersi alla popolazione residente, così come ulteriori 137 milioni di turisti si uniranno ai 175 milioni già presenti, e particolarmente i litorali. L’analisi di questi dati mostra inoltre che il 75% degli abitanti dei paesi prospicienti il Mediterraneo vive in aree costiere (in Italia il valore è compreso tra il 60 e il 70%). La fascia costiera italiana, che si sviluppa per oltre 7500 km, oltre ad essere caratterizzata da paesaggi di eccezionale valore naturalistico, ospita quindi anche una consistente parte delle risorse economiche nazionali, con importanti centri urbani e industriali, infrastrutture e attività turistiche. Gli scenari descritti, specie dopo i recenti report inerenti ai cambiamenti climatici in atto sull’intero globo (IPCC, 2007), hanno posto serie problematiche nella gestione della risorsa costiera e nella valutazione dei possibili rischi associati. Comprendere come la costa è destinata ad evolvere ha assunto perciò un’importanza strategica. Le ricerche interdisciplinari sviluppatesi nell’ultimo ventennio hanno messo in evidenza come gran parte delle pianure costiere mondiali (e quindi anche italiane) sono soggette al rischio erosione e allagamento per ingressione marina dovuta a fattori naturali (globali e locali) e antropici. Tra questi studi si porta l’attenzione del lettore al progetto VECTOR (Vulnerabilità delle coste e degli ecosistemi marini italiani ai cambiamenti climatici e loro ruolo nei cicli del carbonio mediterraneo), dal quale è nato l’argomento di questa tesi di dottorato. In questo lavoro è stato analizzato in dettaglio il litorale della Piana del F. Sele (Campania, Italia), contesto estremamente interessante al fine di comprendere l’evoluzione di una costa bassa e sabbiosa con concentrazione di importanti centri abitati (Salerno), aree turistiche imponenti (sito archeologico di Paestum, litorale di Capaccio-Paestum, litorale di Eboli) e condizioni morfologiche tali da rendere l’area suscettibile ai cambiamenti del sistema costiero. La piana in questione, così come le altre piane campane, ha sperimentato negli ultimi 6 millenni un prevalente trend progradazionale ben documentato da più sistemi di cordoni dunali (ad esempio i cordoni di Laura e Sterpina descritti da Brancaccio et al., 1995 in Piana Sele). Le più interne datano circa 6000 anni e marcano la massima ingressione del mare durante l’Olocene. A partire dal XX secolo questo trend si è interrotto e molti tratti di costa risultano affetti da un’erosione anche molto marcata. Le cause vanno essenzialmente ricercate nel ridotto apporto sedimentario legato alle sistemazioni idraulico-forestali, ma soprattutto alla realizzazione di numerosi invasi artificiali lungo i principali fiumi alimentatori. La prova di ciò è ben evidenziata dalla trasformazione delle foci fluviali dei principali corsi d’acqua, le quali si sono rapidamente modificate da fluvial dominated a wave dominated. A questo va aggiunta la forte antropizzazione dei litorali che si è avuta in particolare dopo la seconda guerra mondiale a seguito sia dello sviluppo turistico che di quello urbanistico. Partendo da tali presupposti l’obiettivo principale del presente lavoro è la determinazione delle caratteristiche morfologiche, sedimentologiche e delle dinamiche evolutive del tratto di costa sabbioso compreso tra le foci dei fiumi Solofrone e Picentino al fine di valutarne lo stato di vulnerabilità costiera. Una prima fase dello studio è stata dedicata ad un’approfondita ricerca dei dati bibliografici, cartografici e aero-fotogrammetrici inerenti l’area. L’analisi bibliografica ha permesso di individuare i tratti salienti dell’evoluzione geomorfologica, che appare requisito essenziale per la comprensione degli eventi morfogenetici e delle dinamiche recenti della costa. L’analisi cartografica e aero-fotogrammetrica, basata essenzialmente sul reperimento di documenti inerenti l’ultimo secolo, ha consentito di delineare l’evoluzione storica della linea di riva. In particolare sono state adoperate carte storiche dell’IGMI (Istituto Geografico Militare Italiano) del 1870, 1908, e 1954, la cartografia CasMez (Cassa del Mezzogiorno) del 1975, la CTR (Carta Tecnica Regionale) della Regione Campania del 2004, le foto aeree del 1944, 1954, 1984, 1998 e 2004. I documenti raccolti sono stati organizzati, corretti e adattati mediante l’uso di un software GIS (ArcGis ver. 9.2). In particolare è stato indispensabile l’orto-rettifica mediante un programma preposto (Erdas ver. 9.1) precedentemente l’utilizzo delle foto aeree. La seconda fase è consistita nella raccolta di dati originali mediante un lavoro di campagna, durante il quale, con l’utilizzo di un sistema di posizionamento DGPS (GNSS R6), si è rilevata la linea di riva al 2009 e la topografia di vari profili longitudinali di spiaggia. E’ stato inoltre fatto uno studio con lo scopo di definire gli aspetti sedimentologici caratterizzanti i differenti contesti geomorfologici riconosciuti per i profili esaminati: sono stati prelevati 48 campioni lungo il litorale del Golfo di Salerno, su ognuno dei quali è stata eseguita un’analisi granulometrica, con relativa interpretazione statistica. I rilievi topografici sono stati successivamente correlati alle caratteristiche tessiturali dei sedimenti essendo questo passaggio fondamentale e propedeutico alla comprensione dei fenomeni morfo-evolutivi della costa: i sedimenti che costituiscono la spiaggia sono condizionati dalla dinamica litoranea in quanto, lungo gli assi di transito longitudinali e trasversali, le componenti granulometriche tendono a convergere verso il fondale in cui si trovano mediamente in equilibrio sotto l’azione del moto ondoso. Una fase fondamentale del lavoro è stata la valutazione del clima marittimo (wave climate) sia al largo che lungo costa, mediante l’applicazione di modelli fisici. Si è risaliti al tipo di ondazione incidente sulla Piana del Sele, così come si è giunti alla valutazione degli effetti di essa sulle spiagge con il calcolo di parametri specifici, quali il run-up e il set-up. Le informazioni raccolte hanno dato una chiara lettura e una dettagliata caratterizzazione dell’intera fascia rivierasca compresa tra Salerno e Agropoli (SA) e soprattutto sono state la base per l’implementazione di una nuova metodologia di analisi per la valutazione della vulnerabilità costiera. Il metodo ha permesso di realizzare una carta della vulnerabilità costiera potenziale, così come di effettuare valutazione e cartografie su range temporali più ampi: infatti, considerando gli scenari previsti dall’IPCC (2007) su 25 e 50 anni, è stato possibile introdurre tali parametri e costruire carte della vulnerabilità costiera proiettata su tali anni. Di seguito si da una panoramica sulle operazioni e i risultati ottenuti mediante l’esecuzione delle singole fasi di lavoro. L’analisi comparata delle linee di costa ricavate dall’indagine aereo fotogrammetrica e cartografica ha messo in chiara evidenza che, durante il XX secolo, è possibile individuare almeno 3 fasi evolutive. La prima, che va dal 1870 al 1908, mostra una costa in progradazione, in modo particolare alle foci dei fiumi Sele, Tusciano e Picentino, con trend che raggiungono i 5,50 m/a. Tale fase s’inverte completamente durante il lasso cronologico compreso tra il 1908 e il 1984, con valori di arretramento che tendono ad accentuarsi tra il 1975 e il 1985 (si nota che la foce del F. Sele arretrava con un tasso di 7,7 m/a). L’ultima fase va dal 1984 al 2009 (e con ogni probabilità continua ancora oggi), con la costa che tende all’equilibrio: infatti è possibile rilevare diverse aree in leggera progradazione e solo poche in arretramento (si tratta di quelle poste nelle vicinanze delle foce del F. Sele). Quest’analisi mostra in maniera decisiva che l’evoluzione della fascia costiera della Piana del F. Sele è strettamente legata agli apporti fluviali, basti notare che le aree fortemente influenzate dall’erosione sono proprio quelle prospicienti le aree di foce. Questo è certamente da mettere in correlazione alla drastica diminuzione degli apporti sedimentari causata dalla presa in alveo di materiale e alla costruzione di traverse e dighe. L’analisi effettuata sull’intero arco dei 140 anni ha mostrato che sulla zona costiera della Piana del F. Sele insiste una tendenza erosiva molto marcata, localizzata in modo particolare nei pressi delle foci del F. Picentino e del F. Sele, con valori di arretramento rispettivamente di 0,4 m/a e di 1,3 m/a. Per caratterizzare la morfologia e la morfometria della spiaggia emersa e sommersa, nonché gli aspetti sedimentologici sono stati effettuati 12 profili trasversali alla linea di costa in tratti rilevati del litorale. L’analisi morfo-sedimentaria della spiaggia ha messo in luce che l’intero settore è morfologicamente caratterizzato da spiagge ampie da un minimo di 20 m fino a un massimo di 80 m. Il settore sommerso della spiaggia è caratterizzato dall’esistenza di una grossa barra con relativo truogolo, mentre la pendenza della zona intertidale risulta marcata lungo la foce del F. Sele, attestandosi in media intorno al 13%, fino a digradare ad una pendenza vicina al 10% sul resto del litorale. Per le zone poste a S della foce del F. Sele, la pendenza della battigia è costante lungo l’intero tratto, attestandosi in media intorno all’11%. Nel settore di spiaggia indagato è presente un solco di battigia posizionato in media tra - 0,5 m e – 0,4 m. Lungo l’intero litorale la berma ordinaria è ben evidente, raggiungendo in alcuni tratti l’altezza di 0,6 m con stacchi di pendenza tra battigia e berma molto evidenti. Questo non vale per le berme di tempesta, che sono spesso cancellate dall’azione antropica e dove visibili, lo sono in maniera non sempre marcata. Il sistema dunale è in gran parte conservato, ma non sempre è in buone condizioni. Infatti in taluni casi (concentrati nella porzione meridionale del sistema e nella parte centrale) è possibile constatare che esistono almeno due a più ordini di dune, molto estesi a S e molto reincisi nei pressi della foce del F. Sele, mentre nella zona compresa tra la foce del F. Tusciano e Salerno la duna è quasi completamente scomparsa e/o estremamente antropizzata. Le analisi granulometriche effettuate sui campioni prelevati sulla spiaggia intertidale mostrano che le taglie dei granuli comprese tra 0,39 mm e 0,45 mm (sabbia media) sono prevalenti nei settori più vicini alla foce del F. Sele, mentre verso N si rivela la presenza di materiale ciottoloso: infatti si raggiungono valori compresi tra 0,69 mm e 0,97 mm (sabbia grossolana) nel tratto di costa centrale da Campolongo alla foce del torrente Asa. La parte più prossima a Salerno è invece caratterizzata da un tipo di sedimento estremamente ciottoloso. Nei settori meridionali e centrali arriva a valori di 0,55 mm (sabbia grossolana). Un dato anomalo, che mostra come questo litorale possa essere localmente condizionato dall’apporto di sedimento alloctono è il dato massimo del coefficiente di appuntimento che raggiunge il valore di 10,63 (valore molto alto se si tiene conto che Folk & Ward, 1957 propongono come limite massimo per questo indice il valore 3). Mediante gli studi effettuati sulla condizione del clima marittimo è stato possibile valutare l’ondazione prevalente con le relative altezze d’onda e periodo medio. Analizzando le serie ricavate alla boa di Ponza è stato possibile rilevare che l’altezza d’onda significativa media è pari a 4,34 m, con un periodo di 7,76 s. È stato valutato anche l’effetto della massima mareggiata della serie analizzata corrispondente a quella del 26\12\1999, con valori di altezza d’onda pari a 6,90 m e periodo di 11,94 s. La direzione prevalente è invece SSW-NNW. Tali valori hanno permesso di giungere al calcolo di parametri a loro strettamente legati, come la profondità di chiusura, pari a 7,714 m (11,191 m per la massima mareggiata registrata). Inoltre è stato valutato anche il set-up e il run-up d’onda incidenti per ogni profilo indagato con una media lungo tutta la costa della Piana del Sele pari a 0,05 m per il primo e 1,65 m per il secondo. C’è da dire che anche in questo caso possiamo notare settori con caratteristiche d’energia molto differenti: il run-up infatti varia da un massimo di 2,07 m a un minimo di 0,91 m, che vuol dire un’ondazione che può arrivare ad invadere la spiaggia emersa per valori compresi tra il 24% e il 101%. Sui profili di spiaggia analizzati è stato possibile realizzare anche opportune valutazioni previsionali sul trend evolutivo della costa in seguito al previsto innalzamento del livello marino (IPCC, 2007), applicando modelli matematici e morfologici capaci di valutare l’arretramento atteso. Per il caso preso in considerazione sono stati ricavati i diversi parametri utili a questo calcolo analizzando il regime meteo marino per il periodo compreso tra gli anni 1989 e il 2008 e i singoli profili topografici della spiaggia agganciati ai rilievi batimetrici eseguiti con rilievo single-beam. In particolare si è giunti a valutare l’arretramento da Sea Level Rise applicando due metodologie morfologiche e adottando il dato d’innalzamento del livello marino calcolato dal Antonioli & Leoni (2007) sulla base dei dati pubblicati dall’IPCC (2007). L’ arretramento medio atteso è stato stimato pari a 0,16 m/a (utilizzando Bruun, 1964) o a 0,23 m/a (Davidson-Arnott, 2005). L’insieme dei dati e delle informazioni ricavare sono state la base per la realizzazione di un modello in grado di valutare la vulnerabilità costiera lungo il settore di costa preso in esame. La vulnerabilità costiera, intesa come suscettibilità di un dato tratto litoraneo ad essere inondato o eroso, è legata a numerose variabili che possono essere riassunte in tre blocchi principali: erosione, inondazione permanente e inondazione episodica. Esistono vari modelli per la valutazione e il confronto della vulnerabilità costiera in diversi contesti, metodi che vanno dal quantitativo al qualitativo. La metodologia proposta da Gornitz et al., 1997, per esempio, suggerisce il calcolo di un indice di vulnerabilità (CVI – Coastal vulnerabilità index) attraverso la parametrizzazione di elementi caratterizzanti un dato tratto litoraneo relazionati tra loro attraverso una regressione lineare multipla. Questa metodica, nonostante sia largamente utilizzata, ha il difetto di essere valida e sensata solo per ambiti territoriali e geografici molto vasti. Nel nostro caso, dunque, si è cercato di adottare la “filosofia” di questo metodo, apportando però sostanziali modifiche che lo rendessero idoneo alla caratterizzazione di sistemi costieri di piccola estensione, incrementando e perfezionando sensibilmente le variabili da analizzare e avvalendoci dell’uso di un sistema GIS (ArcGis 9.2 della ESRI). Si è giunti alla proposta di un nuovo indice di vulnerabilità (IVC) basato sulla valutazione dell’Erosione Potenziale e dell’Inondazione Potenziale e di due indici di vulnerabilità costiera (IVC25 e IVC50) che tengono in considerazione l’effetto del Sea Level Rise (S.L.R.) su 25 e 50 anni. Come per la metodologia dell’USGS la correlazione finale dei singoli indici avviene utilizzando la regressione lineare multipla, e il valore finale dell’indice utilizzando la relazione , già identificata e sperimentalmente provata da Gornitz et al., 1994. Il tratto maggiormente vulnerabile alle forzanti costiere studiate sono le aree comprese tra l’ospedale di Campolongo fino all’area in cui sorge il Molo Sirena, comprendendo interamente la foce del F. Sele. Quasi il 44% delle spiagge appaiono contraddistinte da una vulnerabilità costiera da alta a molto alta. L’applicazione di un nuovo modello regionalizzato e studiato per aree ristrette ha dato la possibilità di identificare e parametrizzare le caratteristiche principali del tratto litoraneo dell’unità fisiografica delle Piana del Sele, in modo particolare in merito alla sua erodibilità potenziale, al suo grado di suscettibilità all’inondazione e quindi alla sua vulnerabilità costiera. Appare un metodo molto semplice e dettagliato, adatto all’applicazione preliminare su qualsiasi contesto costiero e per questo un utile strumento di pianificazione territoriale.In 1990 in the Mediterranean zone there was a coastal population of 146 million; some authors, in 1998, estimated the urban coastal population growth at least of further 30 million by 2025 with 350 million of tourists (Hinrichsen, 1998). In 2005 the dossier edited by UEP/MAP (Plan Bleu, 2005) rescaled these values: by 2025 population will increase of 20 million people, and the tourists will be 137 million more compared to the 176 million already present mainly on littorals. The analysis of data shows, moreover, that 75% of mediterranean population lives in coastal zones (in Italy the value varies from 60% to 70%). Italian coastal zone, more of 7500 km long, in addition to the several beauties of landscape, has a substantial part of the national economic resources, with important urban and industrial centers, infrastructures and touristic activities. These circumstances, especially after the recent reports about climate change (IPCC, 2007), cause heavy problems in coastal resource handling and in connected risk assessing. It’s therefore of primary importance to realize how the coast will develop. Interdisciplinary researches of the last 20 years highlight how many world coastal plains (Italian too) are subject to erosion and flooding risk by sea ingression due to natural (global and local) and anthropic elements. Among these studies we point out to the readers VECTOR project (Vulnerability of the Italian coastal area and marine ecosystems to climatic changes and their role in the Mediterranean carbon cycles) from which the subject of this PhD thesis originates. In this work has been analyzed in detail the littoral Sele river Plain (Campania, Italy) extremely interesting zone in order to realize the evolution of a low and sandy coast with concentration important built-up area (Salerno), great touristic places (archeological site of Paestum, Capaccio-Paestum littoral, Eboli beaches) and morphological conditions which make the area open to developments of coastal system. In the last six millennia this plain and all plains in the southern Italian region of Campania have experienced coastal progradation amply documented by several dune systems. Since the 20th century this trend has been interrupted and many stretches of the coastline are now affected by erosion, at times severe. This has serious implications both for public safety and of a socio-economic nature. The causes are essentially to be sought in the decrease in sedimentary discharge due to forest hydraulic engineering works but especially to the construction of many artificial lakes along the main water courses. Clear evidence of this is the transformation of the mouths of the main water courses from fluvial-dominated to wave-dominated. A further factor is intense urbanization, which took place especially after World War II in the wake of tourist development. Starting from these assumptions the aim of this work is the determination of the morphological and sedimentological characterizations and the evolution dynamics of sandy coastal sector between the Solofrone and Picentino mouths in order to estimate the state of coastal vulnerability. The first stage of the study provides an in-depth search of bibliographic, cartographic and photogrammetric data concerning the study area. Bibliographic analysis specifies the salient points of geomorphological evolution, that is essential requirement to realize the morphogenetic events and recent coast dynamics. Cartographic and photogrammetric analysis, essentially founded on finding documents about the last century, outlines the historical evolution of shoreline. In particular have been used historical maps by IGMI (Istituto Geografico Militare Italiano) on 1870, 1908 and 1954, the cartography CasMez (Cassa del Mezzogiorno) on 1975, the CTR (Carta Tecnica Regionale) by Campania Region on 2004, the aerial-photos on 1944, 1954, 1984, 1998 and 2004. The documents collected have been organized, rectified and adapted by a GIS software (ArcGis rel. 9.2). In particular, for the aerial-photos has been used a software (Erdas rel. 9.1) to orthorectify them before the employment. The second phase consisted in collecting original data through a campaign work, during which, with the use of a DGPS positioning system (GNSS R6) has identified the shoreline in 2009 and the topography of various longitudinal profiles of beach. It was also made a study in order to define the sedimentological aspects characterizing the different geomorphological contexts recognized for the profiles examined: 48 samples were collected along the coast of the Salerno Gulf, on each of whom is performed a particle size analysis, with relative statistical interpretation. The topographical surveys were then linked to the textural characteristics of sediments as this critical step and preparatory to the understanding of geo-morphological phenomena of the coast: sediments that form the beach are affected by coastal dynamics because, along the transit longitudinal and transversal axes, granulometric tend to converge towards the bottom where they are on average in equilibrium under the action of waves. An

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