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The double evaluation system of the anti-competitive agreements
Il presente lavoro si prefigge come obiettivo quello di esaminare la problematica dei rapporti intercorrenti tra Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e Autorità Giudiziaria Ordinaria, nell’esercizio delle loro competenze, in relazione al sindacato sulle intese restrittive della concorrenza.
In particolare, oggetto di studio è il doppio binario dei sistemi di valutazione e di apprezzamento delle intese, affidati – in sede amministrativa – all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ed – in sede giurisdizionale – alla competenza esclusiva ed in unico grado della Corte d’Appello. La tesi analizza la scelta operata dal legislatore nazionale evidenziando gli aspetti problematici della soluzione adottata in sede legislativa ed indagando sui problemi applicativi che essa origina, soprattutto nella prospettiva del potenziale conflitto tra valutazioni amministrative e pronunciamenti giurisdizionali.
L’indagine involge anche la coerenza sistematica del predetto doppio binario di valutazioni e di tutela e la possibilità teorica di risolvere i potenziali conflitti ritraendo dalle norme vigenti un principio, non scritto ma ricavabile in via interpretativa, di pregiudizialità amministrativa.
Inoltre, in una prospettiva comparatistica delle soluzioni adottate nell’ordinamento italiano e nello spirito della progressiva uniformazione del diritto dei Paesi appartenenti all’Unione Europea, si è reso opportuno lo studio e l’analisi della disciplina data nella medesima materia in un altro Stato europeo, in particolare in quello spagnolo, vicino al nostro per tradizione giuridica e per omogeneità dei principi generali.
Da ultimo, occorre avvertire che il Governo ha attribuito nuove competenze all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nell’ambito dello Statuto delle Imprese e del c.d. Decreto Salva Italia. In particolare, e per quel che interessa in questa sede, il Decreto Liberalizzazioni, convertito in Legge n. 27 del 24 Marzo 2012, amplia ulteriormente l’area di intervento dell’AGCM, oltre ad introdurre un sistema interamente nuovo di finanziamento di tale istituzione.
Preme fin da ora sottolineare che l’articolo 2 del citato Decreto, prevede la sostituzione di tutte le esistenti sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale attualmente presenti presso alcuni Tribunali e Corti di Appello, con nuove sezioni specializzate in materia di impresa. Peraltro, tali nuove sezioni specializzate saranno istituite anche presso tutti i rimanenti Tribunali e Corti di Appello aventi sede nel capoluogo di ciascuna regione, ad eccezione della Valle d’Aosta, nonché presso il Tribunale e la Corte di Appello di Brescia. Le predette nuove sezioni, saranno competenti a conoscere delle controversie relative alla violazione della normativa antitrust italiana e dell’Unione Europea. Conseguentemente, l’articolo 2, comma secondo, del Decreto Crescitalia, modifica il testo dell’articolo 33 della legge n. 287/90 (legge antitrust), che attribuiva alle Corti di Appello territorialmente competenti le controversie tra privati inerenti la violazione della (sola) normativa italiana antitrust.
La nuova norma, inoltre, risolve finalmente la disparità di trattamento tra la disciplina comunitaria e quella nazionale poste a tutela della concorrenza. Ai sensi del citato articolo 33, della legge n. 287/90, infatti, le Corti di Appello erano competenti, quali giudici di primo - e unico grado - se si assumeva violata la disciplina nazionale a tutela della concorrenza, mentre le violazioni della disciplina antitrust comunitaria restavano nella normale competenza dei Tribunali, con possibilità di successivo appello. Proprio perché entrambe le normative sono di contenuto pressoché identico, tale disparità di trattamento, ora eliminata dalla legge n. 27 del 2012, risultava difficilmente giustificabile ed oltretutto fonte di evidente incertezza circa il foro competente.This paper aims to examine the issue of the relationship between Italian Competition Authority and the ordinary courts, relating the exercise of their powers referring to the judgement on anti-competitive agreements.
In particular, the object of this study is the two-track system of evaluation and appreciation of the agreements, committed – on the administrative side – to the Italian Competition Authority, and - in the courts - to the exclusive jurisdiction of the Court of Appeal. The paper analyzes the choice made by the Italian legislator, by highlighting the problematic aspects of the solution adopted by the legislator and by investigating the practical problems which it originates, especially in the view of the potential conflict between administrative assessments and judicial pronouncements.
The study involves also the systematic coherence of the predicted double-track assessments and the theoretical possibility to solve the potential conflicts, by deducting from the rules, a not written principle obtainable through the interpretation of the administrative prejudicial.
Furthermore, in a comparative perspective of the solutions adopted in Italy and in the spirit of the progressive unification of the law of the countries belonging to the European Union, it has become appropriate the study and the analysis of the rules given in the same subject in another European country: the Spain, a country that is very close to our legal tradition and homogeneity of the general principles.
Finally, it should be noted that the Italian Government has given new powers to the Italian Competition Authority in the section called “Statuto delle Imprese” and in the “Salva Italia” decree. In particular, the “Decreto Liberalizzazioni” decree, converted into Law 24 March 2012, no. 27, further expanding the area of intervention of the Italian Competition Authority, in addition to the introduction of a new system of financing of the institution.
It is important to underline that Article 2 of the Decree provides the replacement of all existing sections in the field of industrial and intellectual property, currently present in some Courts and Courts of Appeal, with new sections on business matter. Moreover, these new sections will be established also in all remaining Courts and Courts of Appeal established in the capital of each region, except in Valle d'Aosta, and in the Court and the Court of Appeal of Brescia. The aforementioned new sections, will have jurisdiction to hear and determine disputes relating to antitrust Italian and European Union. Consequently, Article 2, second paragraph, of “Decreto Crescitalia” decree, edits the text of Article 33 of Law no. 287/90 (antitrust law), which assigned to the Courts of Appeal territorial jurisdiction disputes between individuals concerning the violation of the Italian antitrust legislation.
The new discipline, finally also addresses the difference in treatment between the Community and national rules for the protection of competition. Within the meaning of Article 33 of Law no. 287/90, in fact, the Court of Appeal had jurisdiction, such as courts of first instance only with the violation of the national antitrust legislation, whereas the violations of the European Union antitrust legislation remained in the normal jurisdiction of the courts, with the possibility of subsequent appeal. Just because the two laws are almost identical in content, this difference in treatment, now removed from the Law. 27 of 2012, was difficult to justify and moreover obvious source of uncertainty about the jurisdiction.Dottorato di ricerca in Persona, impresa e lavoro: dal diritto interno a quello internazionale (XXV ciclo
The articulation of the entrepreneurial family assets
La forte connessione tra impresa e famiglia, elemento costante nello sviluppo del capitalismo italiano, è alla base di numerosi studi condotti, anche in ambito internazionale, al fine di enucleare le caratteristiche peculiari del diffuso fenomeno rappresentato dalle imprese a base familiare.
La linea di fondo del lavoro consiste, pertanto, nella individuazione di una tendenza evolutiva del nostro sistema che, nel regolare fenomeni di articolazione dei patrimoni familiari destinati ad attività di impresa, appare muovere da un’iniziale prospettiva in cui le istanze direttamente riconducibili al nucleo familiare tradizionalmente inteso apparivano prevalenti sulle ragioni dell’impresa, verso un’ottica in cui esse sono filtrate dalle esigenze di carattere imprenditoriale, al fine di evitare dispersioni di ricchezza che causano, troppo spesso, la fuoriuscita dal mercato delle imprese a base familiare.
Tale tendenza emerge dalla diversificazione delle prospettive di indagine, condotta allo scopo di mettere in evidenza gli istituti giuridici maggiormente in grado di bilanciare, nell’articolazione del patrimonio familiare, le esigenze economiche con le aspettative della famiglia.
In tale prospettiva, pertanto, vengono distinti, dopo un primo inquadramento del fenomeno condotto anche in chiave storico-economica (primo capitolo) i diversi profili emergenti nella tessitura dei rapporti familiari: quelli strettamente inerenti al legame coniugale, nell’ottica della gestione del patrimonio familiare (oggetto della trattazione svolta nel secondo capitolo), da quelli intercorrenti tra i coniugi ed i figli, nella prospettiva del trasferimento intergenerazionale dell’impresa (terzo capitolo).
Nell’ambito dei primi, vengono, di conseguenza, isolate le tematiche attinenti, anzitutto, al rapporto tra regime patrimoniale legale e partecipazioni sociali e, conseguentemente, alla controversa ammissibilità di una società tra coniugi; tematiche che vengono affrontate in chiave critica mettendo in rilievo, anche mediante riferimenti ad altre esperienze europee, l’evoluzione del nostro sistema normativo e del dibattito.
Nell’ambito dei secondi, invece, assumono importanza le tecniche attraverso cui tale trasferimento può avvenire, in vista della maggiore efficienza delle stesse rispetto alla riallocazione della proprietà delle imprese nel sistema economico, con particolare riguardo ai tre istituti della scissione societaria, operazione elettivamente destinata ad essere utilizzata in ottica transgenerazionale, del patto di famiglia, specie dall’angolo visuale che ne mette in evidenza la ridotta applicazione pratica e che tradisce la sua funzione di istituto preferenziale nell’assetto del patrimonio imprenditoriale in vista della successione, e del trust, quale strumento connotato da quella duttilità tale da renderlo utile mezzo di pianificazione della successione ma che, al contempo, si mostra ancora privo di una solida base normativa interna in grado di determinarne una più sicura applicazione pratica.The strong relationship between enterprise and family, which is a stable component of the Italian capitalism, is the starting point of several studies, not only in Italian literature, dedicated to the common phenomenon of the “family based firm”.
The main purpose of the dissertation is to describe the trend of Italian law system in regulating different schemes of articulation of family assets destined for enterprise. In particular, the Italian legal system seems to move from an initial perspective that considers, almost exclusively, the needs of protection linked to the family, to another perspective that considers also the needs of protection linked to the business, in order to avoid useless loss of wealth.
Such a trend appears from the different points of view analyzed in this research; they are directed to identify the legal institutes which can balance the two different needs of legal protection previously indicated.
Coherently, after an introduction about the way the matter develops both historically and economically (first chapter), the research goes on with the analysis of the different profiles of the familiar relationships: some of them regard the couple’s life, under the point of view of the management of family assets (second chapter); the others involve the relation between parents and children, in the perspective of the generational transmission of these assets (third chapter).
In the first case, the focus is on the legal treatment of the company’s shares in conjugal property, as well as on the questioned matter of the company between spouses. Both the questions are examined not only under the perspective of the Italian law, but also in comparison with the most interesting European experiences, with particular attention to the praxis of the courts.
In the second case, three different analysis are considered that, under Italian law, might allow a fast and sure transmission of parental assets to the children: the family plan, the trust and the spin off of a company. The analysis shows the clear advantages of this last institute in comparison with the others two, particularly in terms of certain rule, efficiency and ductility.Dottorato di ricerca in Persona, impresa e lavoro: principi e tutele di diritto interno, internazionale, comunitario e comparato (XXV ciclo
Spondyloarthritis: new management approaches and the role of aging
Introduzione. L’artrite psoriasica (AP) è una malattia infiammatoria cronica caratterizzata da un ampio spettro clinico ed un decorso variabile. È classificata nell’ambito del gruppo delle spondiloartriti (SpA) al quale appartengono anche la spondilite anchilosante primitiva (SA), le artriti associate alle malattie infiammatorie intestinali o artriti enteropatiche (AE), l’artrite reattiva (ARe) e le forme che non rientrano in nessuna delle suddette categorie e sono etichettate come SpA indifferenziate.
L’AP esordisce di solito nei pazienti dell’età intermedia ma può anche insorgere nell’età senile. Con l’allungamento dell’aspettativa di vita è molto probabile che nel prossimo futuro il numero di pazienti con un’AP ad esordio tardivo incrementerà.
Lo scopo principale del lavoro è quello di identificare, in una casistica di pazienti con recente esordio della malattia, gli aspetti clinici e laboratoristici caratterizzanti l’AP ad esordio tardivo rispetto alle forme del giovane adulto. Contestualmente, è stata valutata la performance dei criteri classificativi CASPAR nei 2 gruppi di pazienti.
Metodi. Sono stati arruolati tutti i pazienti consecutivi con una diagnosi di AP in fase precoce (durata dei sintomi < 52 settimane) fatta da un reumatologo con una lunga esperienza clinica nel campo dell’AP.
I soggetti reclutati sono stati divisi in 2 gruppi a seconda dell’età di esordio delle manifestazioni cliniche: AP tardiva (APT) (età d’esordio ≥ 60 anni) e AP giovane adulto (APGA) (età d’esordio < 60 anni).
Le diverse manifestazioni cliniche e la sensibilità dei criteri CASPAR sono stati valutati sulla base di questa stratificazione dell’età.
Risultati. Durante il periodo di reclutamento di 3 anni, sono stati valutati 76 pazienti con AP (34 M, 42 F; età 49±16, range 16-90 anni) con una durata di malattia di 20±15 settimane (range 1-52). Confrontandoli con i 60 pazienti con APGA, i 16 pazienti con APT avevano una durata di malattia significativamente più breve (15±17 vs. 21±15 settimane, p < 0.05) e presentavano più frequentemente incrementi di VES (75% vs. 43%, p < 0.05) e PCR (87% vs. 52%, p < 0.01). Inoltre, i pazienti con APT manifestavano più frequentemente una tumefazione flogistica con edema improntabile (IESPE) del dorso di mani e piedi (56% vs. 13%, p < 0.01). Non sono state rilevate altre differenze statisticamente significative tra i 2 gruppi anche se la percentuale di maschi era superiore nel gruppo APT (56% vs. 42%, p > 0.05).
Per quanto concerne la performance dei criteri CASPAR, la sensibilità è risultata sovrapponibile (78% per APGA, 75% per APT).
Conclusioni. Nell’ambito dei pazienti con AP di recente insorgenza, alcuni aspetti clinici e laboratoristici possono differire sulla base dell’età di esordio della malattia.
Comunque, a differenza di precedenti studi condotti su pazienti con AP di maggiore durata di malattia, le forme all’esordio di APT non sembrano più severe delle forme all’esordio di APGA. Infine, i criteri CASPAR sembrano funzionare allo stesso modo nei 2 gruppi di pazienti.Background. Psoriatic arthritis (PsA) is a heterogeneous chronic inflammatory disease characterized by a wide clinical spectrum and a variable course. It is classified in the spondyloarthritis (SpA) complex together with primary ankylosing spondylitis (AS), arthritis associated with inflammatory bowel disease (IBD), reactive arthritis (ReA) and forms that fail to meet criteria for definite categories, which are labelled as undifferentiated SpA (uSpA)
PsA is generally observed in middle-aged patients but can also begin in the elderly. With the increasing life expectancy, it is highly likely that the number of patients with late-onset PsA will increase. The aim of the study was to establish in a cohort of patients with early PsA whether the age at the disease onset may influence the clinical and laboratory characteristics and the performance of CASPAR criteria.
Methods. Consecutive patients with a diagnosis of early (symptom duration < 52 weeks) PsA, made by rheumatologists with long-standing expertise in PsA, were recruited in a prospective study. According to the age at the onset of musculoskeletal manifestations, patients were divided into younger-onset (YOPsA) (age < 60 years) and late-onset (LOPsA) (onset age ≥ 60 years) PsA. Clinical features and sensitivity of the CASPAR criteria were studied in accordance to this age stratification.
Results. During a 3-year recruitment period, 76 PsA patients (34 M, 42 F; age 49±16, range 16-90 years) with a disease duration of 20±15 weeks (range 1-52) were enrolled. Compared to the 60 patients with YOPsA, the 16 patients with LOPsA had a significant shorter disease duration (15±17 vs. 21±15 weeks, p < 0.05) and showed more frequently increased levels of ESR (75% vs. 43%, p < 0.05) and CRP (87% vs. 52%, p < 0.01). In addition, patients with LOPsA developed more frequently inflammatory extremity swelling with pitting edema (IESPE) over the dorsum of hands and/or of the feet (56% vs. 13%, p < 0.01). There were no other significant differences between the 2 groups even though more males were observed in the LOPsA group (56% vs. 42%, p > 0.05). The sensitivity of the CASPAR criteria was similar in YOPsA (78%) and LOPsA (75%).
Conclusions. Among patients with early PsA, some clinical and laboratory features may differ depending on the age at disease onset. However, in contrast with previous studies on patients with PsA of longer disease duration, early LOPsA is not more severe than early YOPsA. Finally, the CASPAR criteria seem to work similarly well in early LOPsA and YOPsA.Dottorato di ricerca in Scienze per la salute (XXV ciclo
Effect of prebiotic and synbiotic injected in ovo on performance, meat quality and hystopathological changes in muscle of broiler chickens
In poultry farming, the intestinal microbiota and the “gut health” are topical subjects, especially since the EU has banned the use of auxinic antibiotics to avoid the onset of antibiotic resistance and safeguard the consumer health. As a consequence of their prohibition, a higher incidence of enteric diseases is observed in poultry farming with loss of productivity and increased mortality. In the post-antibiotics era, probiotics and prebiotics are proposed as a solution to the intestinal problems of poultry. Studies carried on these bioactives, administered in feed or water, show conflicting results due to the different environmental conditions (experimental and field conditions) and the way of use. The “in ovo” injection of pre-/pro-biotics and their combination (synbiotic), an emergent and original technique, shows promising results similar to those of auxinic antibiotics. The work aimed to evaluate the effects of these substances, “in ovo” administered, on growth performance, meat quality traits (cholesterol content, intramuscular collagen properties, fiber measurements), and the presence of histopathological changes in the pectoral muscle (PS) of Ross 308 broiler chickens. On d 12 of incubation, 480 eggs were randomly divided into five experimental groups treated with different bioactives, in ovo injected: C, control with physiological saline solution; T1 with 1.9 mg of Raffinose Family Oligosaccharides (RFOs); T2 and T3 with 1.9 mg of RFOs enriched with two different homemade probiotic bacteria (from Microbiological Bank of Institute of Biochemistry and Biophysics, Warsaw, Poland), specifically 1,000 cfu of Lactococcus lactis ssp. lactis SL1 and Lactococcus lactis ssp. cremoris IBB SC1, respectively; T4 with commercially available synbiotic Duolac, containing 500 cfu of both Lactobacillus acidophilus and Streptococcus faecium with the addition of lactose (0.001 mg/embryo). Among the hatched chickens, sixty males were randomly chosen (12 birds for each group) andreared according to the animal welfare recommendations of European Union directive 86/609/EEC in an experimental poultry house that provided good husbandry conditions. Birds were grown up to 42 d in collective cages (n = 3 birds in each 4 cages: replications for experimental groups). Broilers were fed ad libitum commercial diets according to their age and water was provided ad libitum. Amounts of feed offered to each cage were recorded, and uneaten feed in each cage was weighed daily (from 1 to 42 d). Cumulative feed intake and feed conversion ratio (FCR) were calculated on a cage basis. At 42 d of age, broilers were weighed individually (after a fasting period of 12 h) and then were electrically stunned and slaughtered at a commercial poultry slaughterhouse. At slaughter, hot carcass weight was recorded, and carcass yield percentage was calculated. Abdominal fat was removed, measured and its percentage was calculated based on hot carcass weight. The pectoral muscle was removed from all carcasses (n = 60) and its percentage was calculated based on hot carcass weight. In addition, pectoral muscle pH was recorded at 45 min (pH45), 12 h (pH12), and 24 h (pH24) postmortem. Samples of the right pectoral muscle of 40 animals, 8 birds from each experimental group, were taken and frozen in liquid nitrogen (-196ºC) for histological and histopathological analyses. The left pectoral muscle was vacuum packaged and stored frozen (-40°C) until intramuscular collagen (IMC) and cholesterol analyses. To verify significant differences in relation to the treatments, the data were evaluated by using 1-way ANOVA and means were separated by Scheffe’s battery of pairwise tests (SPSS Inc., 2010). In ovo prebiotic and synbiotics administration had a low effect on investigated traits, but depend on the kind of bioactives administered. Commercial synbiotic treatment (T4) reduced carcass yield percentage, and the feed conversion ratio was higher in T3 and T4 groups compared with other groups. The abdominal fat, the ultimate pH, and cholesterol of the PS were not affected by treatment. Broiler chickens of treated groups with both slightly greater PS and fiber diameter had a significantly lower amount of collagen. The greater thickness of muscle fibers (not significant) and the lower fiber density (statistically significant), observed in treated birds in comparison with those of C group, are not associated with histopathological changes in the PS of broilers. The incidence of histopathological changes in broiler chickens from examined groups was low, which did not affect the deterioration of meat quality obtained from these birds.
Overall, the results obtained at the end of this work have asserted how the in ovo administration, in showing greater effectiveness in terms of uniformity of application, dose used and duration of treatment, as well as homogeneity of the study population (age, weight), may represent a valid alternative to the traditional and well-established methods of post-hatching administration (feed and water) in order to minimize all those variables that could affect the effectiveness of bioactive. Moreover, the study has provided information for an effective application of these natural agents to be used in the future in breeding industry, with significant and positive impact on animal welfare and public health.Nel pollame, il microbiota intestinale e la “gut health” sono temi di attualità, soprattutto da quando l'UE ha vietato l'uso di antibiotici auxinici per evitare l’insorgenza dell’antibiotico-resistenza e salvaguardare, così, la salute del consumatore. Come conseguenza della loro proibizione, in avicoltura si è osservata una maggiore incidenza di malattie enteriche che hanno determinato sia perdite in termini di produttività che un aumento della mortalità. Nell’era post-antibiotici, i probiotici ed i prebiotici sono proposti come soluzione dei problemi intestinali dei polli. Gli studi condotti su questi composti bioattivi, somministrati direttamente nel cibo o nell’acqua, mostrano risultati contrastanti a causa delle diverse condizioni ambientali (condizioni sperimentali e di campo) e del modo di utilizzo. L’iniezione in ovo di pre-/pro-biotici e loro combinazione (simbiotici), tecnica emergente ed innovativa, mostra risultati promettenti simili a quelli degli antibiotici auxinici. Il presente lavoro ha avuto come scopo quello di valutare gli effetti di prebiotici, utilizzati da soli od in combinazione con batteri probiotici rigorosamente selezionati e caratterizzati (simbiotici; Bardowski e Kozak, 1981;. Boguslawska et al, 2009), somministrati “in ovo”, sulle performance di crescita, sulla qualità della carne (contenuto di colesterolo, proprietà del collagene intramuscolare, misure delle fibre muscolari), nonché sull’incidenza di alterazioni istopatologiche a carico del muscolo pettorale di polli da carne linea Ross 308. Al 12° giorno di incubazione, 480 uova sono state divise a random in cinque gruppi sperimentali, cui sono stati somministrati, mediante tecnica di iniezione in ovo, differenti bioattivi: C, gruppo controllo iniettato con soluzione fisiologica; gruppo T1 iniettato con 1,9 mg di prebiotico (oligosaccaride della famiglia del raffinosio, RFO’s); gruppi T2 e T3 iniettati condue formulazioni simbiotiche contenenti 1,9 mg di RFO’s arricchiti con due diversi batteri probiotici appartenenti alla banca microbiologica dell’Istituto di Ricerca “Biochemistry and Biophysics” (IBB) di Varsavia (Polonia), nello specifico 1,000 ufc di Lactococcus lactis ssp. lactis SL1 e Lactococcus lactis ssp. cremoris IBB SC1, rispettivamente; gruppo T4 iniettato con un probiotico disponibile in commercio quale Duolac, contenente 500 ufc di Lactobacillus acidophilus e 500 ufc di Streptococcus faecium con aggiunta di lattosio (0.001 mg/embrione). Dopo la schiusa, sessanta pulcini maschi sono stati scelti a random (12 pulcini per ogni gruppo) e allevati in azienda sperimentale in buone condizioni di allevamento secondo le raccomandazioni previste dall’Unione europea in materia di benessere animale (direttiva 86/609/CEE). I polli sono stati allevati fino a 42 giorni di età in gabbie collettive (n = 3 uccelli per gabbia: 4 repliche per ciascun gruppo sperimentale), sono stati alimentati ad libitum con diete commerciali formulate in funzione della loro età e hanno potuto usufruire di acqua ad libitum. E’ stata registrata la quantità di mangime offerto per gabbia, ed il cibo non consumato è stato pesato giornalmente per ciascuna gabbia (1-42 giorni). L’assunzione di cibo e l’indice di conversione alimentare (FCR) sono stati calcolati per gabbia. A 42 giorni di età, i polli da carne sono stati pesati individualmente (dopo un periodo di digiuno di 12 ore) e sono stati, successivamente, storditi elettricamente e macellati presso un macello commerciale. Al momento della macellazione, è stato registrato il peso della carcassa e calcolata la resa. Il grasso addominale ed il muscolo pettorale sono stati rimossi da tutte le carcasse (n = 60), pesati e le rispettive percentuali sono state calcolate in funzione del peso della carcassa. Inoltre, è stato registrato il pH del muscolo pettorale a 45 min (pH45), 12 ore (pH12), e 24 h (pH24) post-mortem. I campioni di muscolo pettorale destro di 40 animali, 8 volatili per ciascun gruppo sperimentale, sono stati prelevati e congelati in azoto liquido (-196°C) per le analisi istologiche ed istopatologiche. Il muscolo pettorale sinistro è stato imballato sottovuoto e congelato (-40°C) fino al momento delle analisi del collagene intramuscolare (IMC) e del contenuto di colesterolo. Al fine di verificare le differenze significative rispetto al trattamento applicato, i dati sono stati valutati utilizzando 1’ANOVA ad una via. Le differenze tra le medie sono state valutate mediante il test di Scheffé (SPSS Inc., 2010). La somministrazione in ovo di prebiotico e simbiotico ha avuto un impatto limitato sulle caratteristiche prese in esame, ciò in dipendenza del tipo di bioattivo impiegato. Il trattamento con simbiotico commerciale (T4) ha determinato una riduzione della resa alla macellazione, e l’indice di conversione alimentare è risultato maggiore nei gruppi T3 e T4 rispetto agli altri gruppi. Il grasso addominale, il pH24, ed il contenuto di colesterolo del muscolo pettorale non sono stati influenzati dal trattamento. I polli da carne dei gruppi trattati, con un’incidenza lievemente maggiore del muscolo pettorale ed un diametro delle fibre leggermente più grande, presentavano una quantità di collagene intramuscolare significativamente inferiore. Il maggiore spessore delle fibre muscolari (non significativa) e la minore densità delle fibre (statisticamente significativa), osservata nei polli trattati rispetto a quelli del gruppo controllo, non sono stati associati alle alterazioni istopatologiche del muscolo pettorale. L’incidenza delle istopatologie nei polli da carne dei gruppi esaminati è risultata bassa e non ha influenzato il deterioramento, in termini di qualità, della carne ottenuta da questi polli. Nel complesso, i risultati ottenuti da questo lavoro hanno consentito di affermare come la somministrazione in ovo, presentando maggiore efficacia in termini di uniformità di applicazione, di dose impiegata e di durata del trattamento nonché di omogeneità della popolazione di studio (età, peso), può rappresentare una valida alternativa ai tradizionali e già consolidati metodi di somministrazione post-schiusa (mangime e acqua) per ridurre tutte quelle variabili che possono inficiare l’efficacia dei bioattivi. Inoltre, hanno fornito informazioni per un uso efficace di questi agenti naturali da impiegare, in futuro, in allevamento industriale, con importanti e positive ricadute sulla salute animale e pubblica.Dottorato di ricerca internazionale in Welfare, biotechnology and quality of animal production (XXIV ciclo
Multifunctional approach to forest planning at landscape level: in-depth multifactor empirical study of the protective function of forest
In Italia la situazione attuale degli strumenti di gestione e pianificazione forestale è caratterizzata da diversi livelli di scala. In questo studio è trattato il livello di pianificazione intermedio che corrispondente alla scala sub-regionale (territoriale) attraverso l’elaborazione del Piano Forestale d’Indirizzo Territoriale della Comunità Montana Cadore Longarone Zoldo. La prima parte del lavoro illustra la proposta metodologica multicriteriale per l’attribuzione di una funzione preminente ai singoli popolamenti forestali dell’area di studio e l'integrazione del processo partecipativo durante le fasi di elaborazione del Piano. In considerazione del ruolo svolto dai boschi nel sistema articolato di fattori regolatori dei processi idrogeomorfologici i popolamenti forestali sono oggetto di valutazione per beni e servizi legati al ruolo di protezione svolto nei confronti dei pericoli naturali quali frane, erosione superficiale del suolo deflussi idrici, colate detritiche e valanghe. Nella seconda parte del lavoro è presentato un metodo empirico multifattoriale per quantificazione la valenza protettiva dei popolamenti forestali rispetto agli eventi di frana. La metodologia consiste nella possibilità di valutare la funzione protettiva dei boschi confrontando diversi scenari di suscettibilità agli eventi di frana ottenuti dall'analisi della correlazione tra i fattori predisponenti l'evento, la presenza della copertura forestale e la distribuzione dei fenomeni franosi limitata alle nicchie di distacco. Due approcci statistici sono stati applicati per valutare la probabilità di distacco frana: Weight of Evidence e la tecnica di Regressione Logistica. Per ciascun approccio sono stati considerati due modelli distinti in base all’insieme di fattori predisponenti l’evento e prodotte altrettante mappe rappresentative della suscettività alle frane del territorio: mappe derivate del modello di tipo 1 costituite esclusivamente dai fattori geo-ambientali e mappe derivate del modello di tipo 2 costituite dallo stesso insieme di fattori geo-ambientali a cui è stata aggiunta la copertura forestale come ulteriore variabile predittiva. La definizione di due differenti modelli permette di quantificare in modo empirico come la suscettività alle frane del territorio stimata a partire esclusivamente dalle condizioni geo-ambientali (modello di tipo 1) possa cambiare in presenza dalla copertura forestale (modelli di tipo 2). Il risultato di questo confronto è un indice del grado di protezione associato alla copertura forestale definito nell’intervallo tra 0 e 1 rappresentativo della differenza tra la mappe di probabilità di accadimento degli eventi franosi derivate dal modello di tipo 1 vs. modello di tipo 2.In Italy the current situation of forest management tools and their application is characterized by different levels scale. This work deals with the subregional (territorial) forest planning, highlighting main importance of a multifunctionl approach on sustainable forest management. A case study from the Mountain Community Cadore Longarone Zoldo is considered. This first part of this work illustrates a methodological proposal for ranking forest function at stand level and for integrating public participation in forest planning on a territorial scale. Forests are increasingly valued for services beyond timber and non-timber products including land protection with respect to phenomena such as landslides, soil erosion, floods and avalanches. The most important properties of a protective forest are its ecological and mechanical stability. Planning and implementing multifunctional forest management in protective forests is challenging because of the trade-offs and synergies among the many functions of the forest. In this study, a multifactor empirical method is presented for assessing the protective role of forests on a stand scale with respect to landslide detachment. Multifactor methodologies typically estimate landslide hazards exploiting the relationship between past landslide patterns and site characteristics. Two statistical approaches have been applied to assess the probability of landslide detachment: the weight-of-evidence technique and the logistic regression technique. The question of how to estimate protective forest function is answered through the comparison of models established with different sets of predicting factors. This study ultimately aims to provide a decision-support tool focused on mapping the potential role of forests in controlling the occurrence of landslide detachment. Both the experimental and statistical approaches exhibited a significant increase in their ability to accurately predict landslide occurrence when the forest cover was considered. The density of landslide detachment outside forest areas is more than twice than that within forest areas.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXV ciclo
Monitoring Natura 2000 habitats in molise: from indicators selection to conservation status assessment
Obiettivo specifico del progetto di dottorato è stato quello di proporre e testare su dati reali una metodologia adatta e valutare lo stato di conservazione di alcuni degli habitat più comuni nei siti della Rete Natura 2000 della regione Molise: (i) 92A0 ‘Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba’; (ii) 9210 ‘Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex’; (iii) 6210(*) ‘Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee)’.
Sono stati presi in esame alcuni dei SIC/ZPS della Rete Natura 2000 del Molise scelti in base alla loro distribuzione sul territorio e alla presenza e rappresentatività dei tre habitat, selezionati in quanto particolarmente significativi per la regione in termini di copertura e valenza biogeografica. Sono stati realizzati ex novo 130 rilievi floristici e fitosociologici nell’area di studio, 64 dei quali utilizzati per l’identificazione delle comunità vegetali. Sono stati inoltre aggiunti 179 rilievi tratti da bibliografia (in particolare aggiunti 55 per l’habitat 6210(*), 97 per l’habitat 92A0 relativi al versante adriatico dell’Italia centro-meridionale e 173 per l’habitat 9210* relativi all’Italia peninsulare) e 27 rilievi inediti per il fiume Biferno, forniti gentilmente da Paura e collaboratori (dati inediti), per il confronto con la composizione floristica per l’habitat a livello locale. Tali rilievi sono stati la base per la creazione di una banca dati vegetazionale in Turboveg 2.0 (Hennekens & Schaminee, 2001) i cui rilievi sono stati classificati per mezzo di tecniche di analisi multivariata, con il software Past versione 2.17 (Hammer et al., 2001), per ottenere gruppi omogenei da confrontare con le associazioni vegetali già definite.
La valutazione dello stato di conservazione è stata effettuata rilievo per rilievo attraverso la stima della coerenza dell’habitat a livello floristico-vegetazionale e strutturale, per 63 rilievi dei 130 effettuati durante il corso del dottorato, per i quali erano misurabili tutti i parametri scelti per la valutazione.
Tra gli indicatori di struttura, sono stati analizzati la struttura orizzontale e verticale della vegetazione e la presenza di legno morto, per i boschi; la struttura della vegetazione e l’invasione degli arbusti, per le praterie. Relativamente agli aspetti floristico-vegetazionali abbiamo selezionato i seguenti indicatori: la coerenza dei popolamenti rilevati con la vegetazione di riferimento espressa per mezzo del confronto tra ogni singolo rilievo e la combinazione specifica caratteristica (Braun-Blanquet, 1931), la presenza delle specie alloctone che diminuiscono il grado di naturalità, la ricchezza di specie arboree e la presenza di specie di interesse conservazionistico o biogeografico, che sottolineano la peculiarità del sito.
Per i boschi in generale sono risultati fondamentali gli indicatori che evidenziassero una dinamica naturale in atto o una gestione attenta alla conservazione dell’habitat, in particolare, per i boschi ripariali dell’habitat 92A0 il mantenimento della struttura verticale, che si oppone all’ingresso di specie alloctone, per le faggete del 9210*, la ricchezza di specie arboree. Per valutare lo stato di conservazione dell’habitat 6210(*), la ricchezza di specie di interesse può dare un’indicazione speditiva sulle priorità di conservazione.The aim of this project was to propose and test a methodology designed at assessing the conservation status of three habitats in 13 SCI / SPA of Molise, selected due to their biogeographic importance and the area covered in the region: (i) 6210(*) - Semi-natural dry grasslands and scrubland facies on calcareous substrates (Festuco-Brometalia) (*important orchid sites); (ii) 9210* - Apennine beech forests with Taxus and Ilex; (iii) 92A0 - Salix alba and Populus alba galleries.
The study area comprises SCIs and SPAs of Natura 2000 network of Molise, selected because of the presence and representativeness of the three habitats.
Between 2010 and 2012 130 phytosociologic and floristic relevés have been carried out in the study area, 64 of them used for the identification of plants communities. Three hundred thirty-one bibliographic relevés (in particular 55 concerning the habitat 6210(*), 179 relevés on the habitat 9210* and 97 relevés on the habitat 92A0) and 27 unpublished relevés (Paura et al., 2010a) were added in order to produce a Turboveg Vegetation database (Hennekens & Schaminée, 2001). The relevés carried out in the study area were compared with the bibliography to identify plants communities. Relevés have been analysed by using Past version 2.17 (Hammer et al., 2001).
Associations for the three habitats were identified and used as control for the floristic coherence. We also suggested some considerations on the evolution of riparian vegetation and in particular the relationship between the poplar groves and forests of ash ascribed to the Carici remotae-Fraxinetum oxycarpae Pedrotti 1970 corr. Pedrotti 1992.
The assessment of the conservation status has been carried out for each relevé by estimating the characteristics of the habitat and the threats posed by human activities. We used floristic and vegetation indicators, that we obtained from 63 of the 130 phytosociological relevés carried out during the PhD project (19 relevés on the habitat 6210(*), 32 on the habitat 9210*, 22 on the habitat 92A0). Among the indicators (= parameters) suggested in literature we operate a selection and we adapted them at the local situation. With regard to the evaluation of the structure of the vegetation we identified different indicators depending on the plant community investigated. Through the forests indicators, we chosen parameters focused on the woody structure and richness of tree species; regarding to the grasslands i) the ratio of non-graminoids cover vs graminoids per relevé and ii) the shrub invasion. We selected the following floristic indicators: i) the floristic and vegetation coherence, expressed by the control of the “characteristic species composition” (Braun-Blanquet, 1931; Poldini & Sburlino, 2005); ii) the presence and cover of species of biogeographical interest or conservation, emphasizing the peculiarity of each site, and ii) the presence of alien species, which decreases the degree of naturalness. The resulting assessment is determined by the worst parameter.
As regards the forests, structure indicators, aimed at showing the dynamics of the natural forest or the semi-natural management, resulted as the main parameters for the assessment. In particular concerning the habitat 92A0, the vertical structure opposing the spread of alien plant species; as regards to the 9210* richness of tree species has been identified as a key indicator for a favourable conservation status assessment. About the grasslands, the indicator which has been the most important in order to evaluate the conservation status and define prioritization has been the richness of species of interest.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXV ciclo
Financial assistance to private companies
Il d.Lgs 4 agosto 2008 n. 142, pubblicato nella G.U. n. 216 del 15 settembre 2008 ed entrato in vigore, a seguito dell’ordinaria VacatioLegis, in data 30 novembre 2008, ha modificato in maniera profonda e significativa tutto il quadro normativo in materia di conferimenti di beni in natura o crediti nelle società per azioni, sia in fase di costituzione che in fase di aumento di capitale, ed inoltre ha ridisegnato la disciplina dell’assistenza finanziaria all’uopo disciplinata dall’art. 2358 c.c.
La novella legislativa per la prima volta, consente alle società italiane di accordare prestiti o fornire garanzie per la sottoscrizione o l’acquisto delle proprie azioni da parte di un terzo o da parte degli stessi soci, purché vengano rispettate alcune condizioni e sia eseguita una speciale procedura (ispirata al modello anglosassone del c.d. “Whitewash”).
Radicali, per non dire innovative sono state le novità introdotte in materia di assistenza finanziaria, oggetto della presente ricerca, infatti per effetto dell’entrata in vigore del nuovo art. 2358 c.c. in materia di s.p.a. (e parimenti con le modifiche dell’art. 2474 per le s.r.l.) non esiste più nel nostro Ordinamento giuridico un divieto di financialassistance, bensì una regolamentazione articolata, sia da un punto di vista sostanziale che procedimentale, delle operazioni descritte in tale norma.
La direttiva comunitaria ridisegnando la disciplina in materia di assistenza finanziaria ha quindi previsto in luogo del divieto assoluto la facoltà per i singoli stati membri di autorizzare le società per azioni a concedere un’assistenza finanziaria per l’acquisizione di proprie azioni da parte di un terzo nei limiti (ed al ricorrere di determinati presupposti) delle riserve distribuibili, in modo da rafforzarne la flessibilità con riguardo ai cambiamenti nella struttura proprietaria.
Infatti, il finanziamento reca un preciso scopo(predeterminato in sede di delibera), in cui le azioni possono essere acquistate, e dunque finanziate, solo per un importo corrispondente al loro valore equo di mercato mentre, nel caso in cui le azioni siano acquistate dalla società che le detiene, il valore del finanziamento si determina secondo i principi previsti per il recesso.
L’assistenza finanziaria in materia di acquisto di azioni proprie non deve essere necessariamente prevista dallo statuto. La stessa deve essere tuttavia autorizzata, in ogni caso, dall’assemblea straordinaria (Cfr. art. 2358, 2° comma).
A tal proposito è opportuno precisare, che la competenza assembleare non va letta ed interpretata nel senso che si tratti di una materia gestionale attribuita all’assemblea, né può essere spiegata con il fatto che (anche) l’assistenza finanziaria si risolva nell’impiego di utili distribuibili e di riserve disponibili.
L’assistenza finanziaria pertantodeve risultare funzionale alla realizzazione dell’oggetto sociale, ma la stessa deve essere, altresì, giustificata da uno specifico, dichiarato interesse della società. In altre parole, la prescrizione legislativa va interpretata, nel senso che, a differenza degli altri prestiti ai soci, se l’interesse sociale non è espresso nella relazione o se si rivela insussistente, la delibera di autorizzazione risulta viziata e può essere impugnata.Financial assistance in law refers to assistance given by a company for the purchase of its own shares or the shares of its holding companies.
The Italian Legislative Decree (d.Lgsn. 142, august6th, 2008) implementing the European Directive 2006/68/CE, has modified some articles of Italian code (Artt.2358 and 2474 c.c.), in wich was prohibited or restricted the financial assistance.
In many jurisdictions such assistance is prohibited or restricted by law. For example all European member states are required to restrict financial assistance by public companies up to the limit of the company's distributable reserves, although some members go further, for example, Belgium, Bulgaria, France, and The Netherlands restrict financial assistance by all companies. Where such assistance is given in breach of applicable law it will render the relevant transaction void and may constitute a criminal offence.
The assistance can be of a variety of different types. The most common type of assistance is a financial guaranteed for a loan and/or third party security to allow a borrower to borrow money to buy shares which is routinely given (to the extent legally possible) after a leveraged buyout in support of the new owner's acquisition debt. It would also normally include a gift or loan from the company or any other act which reduces the net assets of the company to a material extent where this is done for the purpose of the acquisition of shares in itself or its parent.
The rationale for such laws is purely economic; it is based upon the premise that if a company supports the purchase of its own shares, it causes a de facto diminution in the company's value. Concerns have also been expressed that such financial assistance artificially inflates a share's price above its market level.
Although the authorities are unclear, it seems that financial assistance may also have been a crime under the English common law prior to its codification by statute. If that is correct, then laws against financial assistance may be much more prevalent than is normally assumed, and would also apply in many of the English speaking Commonwealth Countries.
Laws against financial assistance are sometimes controversial because of the difficulties they can cause in the context of a leveraged buyout, and some jurisdictions which have enacted them have later repealed them. Some jurisdictions provide for so-called "whitewash" procedures, whereby the shareholders can authorise transactions that would otherwise be void for financial assistance. Most jurisdictions which prohibit financial assistance permit the company to purchase its own shares and hold them in treasury and the company can then issue them again on terms that would have been prohibited if they had sought to provide financial assistance in an equivalent manner for a third party purchase.Dottorato di ricerca in Diritto ed economia: interessi rilevanti e tutele (XXIV ciclo
Public law and private law in legal companies
L’indagine è dedicata all’esame della disciplina delle società a partecipazione pubblica ed, in particolare, delle società c.d. “legali”, muovendo in prima battuta dall’interrogativo relativo alla rilevanza, a fini “qualificatori”, dell’interesse pubblico quale profilo ordinante dell’azionariato pubblico da un punto di vista “politico-economico” – e dunque quale dato di rilevanza meta-postiva – ovvero quale elemento di qualificazione della fattispecie, in senso proprio, delle società medesime. Le riflessioni che ne seguono si sviluppano, in primo luogo, tenendo conto del progressivo affievolimento, nel nostro ordinamento, della distinzione tra “pubblico” e “privato” quali “insiemi regole” il cui presupposto di applicazione è da ravvisare nella “qualità” e nella natura del soggetto agente nei rapporti di diritto privato.
Previa analisi diacronica della traiettoria seguita dal legislatore in materia di società pubbliche e previa illustrazione del panorama normativo odierno delle società a statuto singolare, l’indagine si sofferma (i) dapprima, sulla esposizione, in chiave critica, dell’orientamento caratteristico della giurisprudenza e della dottrina amministrativa, nelle quali è invalsa – ai fini dell’individuazione della disciplina applicabile – la tendenza a riqualificare le società di che trattasi, con assimilazione di esse agli enti pubblici; e (ii) in un secondo momento, ferma la ritenuta non omologabilità delle richiamate tesi “riqualificatorie”, si è ritenuto di poter individuare il proprium delle c.d. società legali, a fattispecie esclusiva, negli effetti determinati dalla costituzione legale, da intendere quale sottrazione alla disponibilità delle parti della libera attuazione del programma associativo, nella quale sottrazione è dato ravvisare - anche per effetto dell'interpretazione analogica dell'art. 2451 cod. civ. - l’interesse pubblico sotteso alla costituzione della società medesima. Interesse, questo, al quale deve conformarsi, in termini di coerenza e congruità, in concreto, l'attività sociale e, dunque, l’interpretazione della disciplina di diritto comune societario.This PhD thesis deals with the examination of rules regarding State-owned companies, especially the so-called “società legali”, i.e. companies which specific statute is entirely (or in part) codified and regulated (for that company) by the Legislator or the Government. The starting point of the enquire is the question about the legal nature of these companies, since their qualification from a politic and economic point of view is important to understand if they have to follow or not special laws. In this framework, the identification of public interest for public shareholders is a decisive element.
Reflections follow on the gradual fading of the distinction between “public law” and “private law” as rules whose application does depends on the “quality” and legal nature of the agent.
After a diachronic analysis both of the historical evolution of State-owned companies which statute has been regulated by laws, and of legislative and regulatory framework of nowadays State-owned companies, the enquire focuses on jurisprudence and doctrine, underlining the difference between the thought of public and commercial law scholars. In particular, while public law scholars developed the tendency to re-qualify companies assimilating them to public authorities/public bodies, from the private law point of view there is the awareness that this assimilation is not approvable, since the core of the problem lies in the effects produced by the legal set of norms regulating the statute of the State-owned companies, to be understood as a subtraction to shareholders (both public and private ones) of free implementation of the company “programmed activity” as the result of the predominance of public interest, with which the company has to comply.Dottorato di ricerca in Diritto ed economia: interessi rilevanti e tutele (XXIV ciclo
Ver Sacrum of Southern Italy to New York. The identity of young Italian-Americans and the case study of Molise
Nell’ambito del dottorato si è sviluppata una ricerca etnografica sui temi dell’identità in un contesto di diversità culturale, quale quello dell’immigrazione italiana a New York. La ricerca, in particolare, indaga l'identità tra le generazioni, focalizzandosi, sul caso molisano come rappresentativo dell'emigrazione meridionale. L’interesse conoscitivo è stato quello di comprendere come i caratteri socioculturali e etnici, storicamente connotativi i primi emigrati, abbiano inciso sul processo di costruzione dell’identità italo-americana, a partire dall'accoglienza fino all'assimilazione nella società ospitante. Durante il suo svolgimento sul campo, il lavoro si è orientato anche verso l'origine degli stereotipi culturali associati all'identità italo-americana contemporanea, al fine di capire come tali fattori si siano sviluppati attraverso le generazioni di ascendenza meridionale/molisana.
Una volta illustrato il contesto storico culturale generale, si presenta il caso di studio del Molise analizzato anche in chiave letteraria attraverso, cioè, le opere di scrittori molisani di spicco emigrati negli Stati Uniti:
Dopo l'analisi sul caso di studio specifico, questa prima parte del lavoro si conclude con l'esame delle caratteristiche della società di arrivo.
Nella seconda parte del lavoro si traccia il percorso metodologico che ha guidato l'intero progetto, quindi, si elaborano i dati raccolti e si presentano i risultati finali. L'indagine si basa su una metodologia qualitativa di taglio etnografico, che rispetta le caratteristiche tecniche proprie della ricerca sul campo, con finalità di tipo esplorativo e descrittivo. Le motivazioni scientifiche poste alla base della ricerca risiedono prioritariamente nell'analizzare l'identità, e le sue trasformazioni, nel corso delle generazioni anche da un punto di vista interculturale.
A questo scopo, si è scelto di focalizzare l’attenzione sui giovani per capire cosa significa essere un italo-americano e quali sono le principali differenze rispetto ai predecessori. Si è, dunque, esaminata la natura dei legami con la terra d’origine e come essi emergono, si manifestano e si trasformano tra i giovani e tra le generazioni. Per meglio indagare questo ultimo aspetto, si è scelto il caso di studio specifico, quello del Molise, cercando di interpretare in che modo l'esperienza migratoria e la conseguente identità di origine è cambiata rispetto alla prima, alla seconda e alla terza generazione.
Dall'analisi dei dati si rilevano differenze importanti riguardo l'identità e le generazioni. Sembra emergere l'esigenza di riscoprire le proprie radici culturali sotto una nuova prospettiva, più moderna e scevra dai pregiudizi, ma, che assicuri, allo stesso tempo, una certa continuità culturale. In questo senso, sembra che l'identità italiana sia in grado di aumentare la stima e il prestigio del gruppo di appartenenza, quindi, l'identità culturale all'interno di una società multietnica come quella newyorkese.The Ph.D research aims at analyzing the cultural identity in a context of change and diversity, such as the immigration experience.
From this prospective, the research will be part of a community's study, focusing on the lingering effects of Italian Cultural Heritage (or its signs and traces) after almost two centuries of immigration in the New York City area. For these reasons, the attention will be focused on the new generations, which are interested in having links with their cultural origins. Some goals are:to analyze how the cultural identity has changed in the younger generations in order to reveal the awareness of their origins; to identify the key elements of Italian-American identity, in particular Southern-Italian origins, in order to highlight the formation and evolution of stereotypes through the years linked to Italian cultural; to track the paths of Italian-Americans, in particular of Molise origin, which still have a link (virtual, symbolic or direct) with their origins in order to analyze needs, conflicts, attitudes and values; to identify the crucial factors of the Italian-American immigration experience that can be usefull to deal with the recent immigration phenomenon in Italy; to analyze what is the cultural demand in the youngest generations and to understand how the Italian-American community provide a support for this demand.The research aims analyzed analyze Italian-American cultural identity in New York City and in particular how it has been changing among younger generations. Moreover, the research identified the key elements which describe Italian-American identity in order to understand what being an Italian-American means today despite advanced generations and mixed ancestry.
In conclusion, the research provides an interpretative analysis on the cultural identity linked to the immigration process. The Italian culture plays an important role because certain goods (such as food, fashion, art, and creativity) exchanged during the relationships, seem to be more linked to the Italian life style then American. Summing this new form of expression/identification puts Italian-Americans in a historical and social continuum related to Italian immigration's experiences in New York, while at the same time, changes the perception about Italian-American identity linked to these experiences. Italian culture improves interactions without adopting an ethnocentric approach and it seems to have a positive effect on the identity development and psychological well-being of new generations of Italian descendants, especially in New York City where intercultural skills are increasingly required to handle cultural diversity in order to interact successfully within a multiethnic environment.Dottorato di ricerca in Relazioni e processi interculturali (XXV ciclo
Identification, characterization and industrialization of strains of Streptococcus thermophilus for yoghurt production
Il contesto globale del comparto agro-alimentare richiede ad oggi una ricerca continua per assicurare qualità e sicurezza degli alimenti.
La produzione moderna di alimenti richiede elevato grado di standardizzazione, particolarmente la produzione gli alimenti fermentati che include un processo biotecnologico in cui la componente biotica gioca un ruolo fondamentale
Di qui la necessità disporre di un’ampia gamma di microrganismi atti alla conduzione del processo fermentativo in modo da imprimere caratteristiche specifiche all’alimento fermentato; aspetto fondamentale nella conduzione delle fermentazione in campo lattiero-caseario, particolarmente per la produzione dello yogurt.
Il presente progetto di dottorato ha volto la sua attenzione alla selezione da matrici alimentati di ceppi di batteri lattici (LAB); in particolare le matrici oggetto di studio sono stati campioni di yogurt artigianale e latte fermentato.
Gli isolati ottenuti sono stati sottoposti sia ad indagini per l’identificazione genotipica di specie e di ceppo sia ad indagini per la caratterizzazione pro-tecnologica, al fine di individuare i microrganismi più idonei alla conduzione di fermentazioni controllate per la produzione di yogurt.
L’identificazione è stata realizzata mediante l’impiego di tecniche molecolari innovative (PCR-DGGE, RAPD-PCR, etc.) per la determinazione della specie e la tipizzazione dei ceppi microbici. Tutti gli isolati oggetto di studio sono stati identificati come Streptococcus thermophilus.
La caratterizzazione pro-tecnologica dei ceppi di streptococchi è stata incentrata sullo studio di caratteri peculiari in funzione della loro potenziale applicazione per la produzione di yogurt. In particolare sono state studiate caratteristiche di interesse tecnologico quali: capacità e velocità di acidificazione, produzione di EPS, produzione di composti aromatici, attività proteolitica, resistenza fagica.
Infine lo studio è stato incentrato su prove di industrializzazione in scala pilota dei ceppi di Streptococcus thermophilus che presentavano caratteri tecnologici interessanti.
L’ottenimento di una coltura liofilizzata industriale su scala pilota ha permesso di valutare la possibile applicazione degli streptococchi come starter microbico selezionato per la produzione di yogurt.
In particolare i ceppi utili sono stati impiegati in formulazioni complesse di starter microbici per la fermentazione di yogurt per valutarne le performance tecnologiche.
Lo studio ha confermato che alcuni ceppi di streptococchi presentavano caratteristiche determinati sia per la conduzione delle fermentazione sia per le proprietà finali dello yogurt ottenuto; questo rende i ceppi selezionati dei buoni candidati nell’applicazione in colture starter per la produzione di yogurt.The global food-stuff market is looking for continuous assurance of food quality and food safety. The modern processes of food production require high level of standardization, especially for the fermented food production that includes biotechnological processes in which biotic components present an essential role.
Food Industries need a wide range of microorganisms to employ in different technological process, for their important impact on characteristics of fermented food, principally in dairy industries for yoghurt production.
The main aims PHD project regarded the selection end the evaluation of Lactic Acid Bacteria (LAB) obtained from traditional food, in particular from samples of yogurt and fermented milk.
The obtained strains were subjected both to analysis for genotypic identification of species/strain and to analysis for investigation of technological characteristics, in order to identify the microorganisms suitable for yoghurt fermentation process.
The identification was carried out through the use of innovative molecular techniques (PCR-DGGE, RAPD-PCR) to confirm the species and to bio-typing the microbial strains. All the identified strain were classified as Streptococcus thermophilus.
The technological characterization of streptococci included the study of particular characteristics in terms of their potential application for yogurt fermentation. The main characteristics analysed are reported: capability and speed of acidification, EPS production, production of aromatic compounds, proteolytic activity, phage resistance.
Moreover, the study was focused on trials for industrialization on pilot scale of the streptococci with interesting technological properties.
The single cultures, obtained on pilot scale, were combined with other microorganisms to obtain selected starter cultures for yoghurt production process
The fermentations carried out with different selected starter cultures confirmed that some strains of streptococci have technological characteristics for the application in yoghurt production.Dottorato di ricerca in Biotecnologia degli Alimenti (XXV ciclo