University of Molise

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    311 research outputs found

    Modelling the cumulative impact of wind farms on bats on a regional scale

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    Wind farms are steadily growing across Europe, with potentially detrimental effects on wildlife. When planning wind farm development on a regional scale, cumulative impacts besides local effects should be taken into account. Mapping the potential risk to bats on this scale would help large-scale planning of wind turbines and focus field surveys on more vulnerable areas. Although modelling offers a powerful approach to tackle this goal, its application has been so far neglected. To address this issue we developed a regional scale analysis based on Species Distribution Models (SDM) built on presence data in an area in central Italy that is currently undergoing a large-scale development of wind farms. We deliberately selected a regional rather than a national scale, since this is the geographical (and administrative) dimension at which wind farms development is planned and mitigation or compensation actions are done. Wind farms impacts were evaluated in terms of habitat alteration and barrier effect. In the first phase of the project we decided to test the functionality of our idea developing SDMs for two bat species particularly affected by wind turbines impact N. leisleri and P. pipistrellus and to investigate the landscape pattern alteration produced by wind farms. In a second phase encouraged by the results obtained for the two species we decided to investigate all the bat species present in the region particularly affected by wind turbinesN. Leisleri, P. Pipistrellus, P. Kuhlii, H. Savii, E. Serotinus, T. teniotisand to refine the SDMs considering environmental variables proxies for wind exposure and commuting ad migration routes. We were interested in highlighting the best areas for all the species potentially highly impacted by wind farms and to develop a species richness map useful to point out the hot spot of bat species in the region to identify the most risky area. With the SDMs developed in this second phase we also developed the first attempt to study the barrier effect through connectivity procedures. The specific objectives of our analysis were:a) to produce risk maps by overlaying the foraging habitat maps with existing and planned wind farms locations;b) to assess changes in the spatial pattern of foraging habitat determined by existing and planned wind turbines; c) to combine SDMs to identify highly vulnerable areas where wind farm construction would be especially harmful to bats and should be avoided. d) to investigate species specific connectivity and hot spot of migration routes e) to overlap corridors routes and wind farms. . SDMs were statistically robust (AUC≥ 0.8 for all species).Changes in landscape patterns consisted of a 7.7% increase in the number of patches and a 10.7% shape index increase and of a 8.1% decrease in the mean area of foraging habitat patches. Moreover, 21% of turbines were located within 150m from forest edges, increasing fatality risk. The region’s western part, the hot spot of bat species in the region, needs careful consideration in future wind farm planning. We observed four main corridors routes for N. leisleri from the western part to the south-eastern part of the region. 14 existing and 6 planned wind farms impact both in term of landscape pattern alteration and barrier effect.At wind speed lower than 7 km/h existing turbines have to be shut down, and the construction of the 6 planned wind farms that fall in suitable areas and encounters high connectivity routes has to be avoided.L’industria eolica è in continua espansione in Europa con potenziali effetti negativi sulla fauna selvatica. Nella pianificazione dello sviluppo delle centrali eoliche a scala regionale è necessario tener conto degli impatti cumulativi di più centrali piuttosto che degli effetti a scala locale dovuti a singoli impianti. La creazione di mappe di rischio potenziale a scala regionale può essere di aiuto nella pianificazione a larga scala e utile alla programmazione dei sopralluoghi di campo nelle aree più vulnerabili. Sebbene le recenti tecniche di modellizzazione permettano di raggiungere questo scopo, la loro applicazione è stata a lungo trascurata. Al fine di affrontare questa problematica abbiamo implementato un’analisi a scala regionale basata sullo sviluppo di modelli di distribuzione costruiti a partire da dati di presenza in un’area del centro Italia che attualmente è interessata da una forte espansione del fenomeno eolico. Abbiamo scelto deliberatamente la scala regionale piuttosto che la scala nazionale, in quanto è a questa dimensione geografica e amministrativa che vengono prese le decisioni relative allo sviluppo degli impianti eolici e vengono attuate le misure di compensazione. Gli impatti delle centrali eoliche sono stati valutati sia in termini di alterazione dell’habitat che in termini di effetto barriera. Nella prima fase del progetto abbiamo deciso di testare la funzionalità della nostra idea sviluppando modelli di distribuzione per due specie di chirotteri particolarmente sensibili agli impatti da eolico,N. leisleri eP. pipistrellus, analizzando le alterazioni dei pattern di paesaggio prodotte dalle centrali eoliche. In una seconda fase incoraggiati dai risultati ottenuti per le due specie abbiamo esteso le analisi a tutte le specie presenti in regione maggiormente sensibili agli impatti da eolico: N. Leisleri, P. Pipistrellus, P. Kuhlii, H. Savii, E. Serotinus, T. teniotis. Abbiamo anche raffinato le procedure per l’implementazione dei modelli di distribuzione considerando variabili ambientali “proxy” per l’esposizione al vento e le rotte di migrazione giornaliera e a lungo raggio. Il nostro scopo è stato quello di individuare le aree migliori per la presenza delle specie potenzialmente impattate dalle turbine eoliche e sviluppare una mappa di ricchezza di specie utile a individuare gli “hot spot” in regione per la presenza dei chirotteri in modo da identificare le aree più a rischio. Attraverso i modelli sviluppati nella seconda fase abbiamo anche implementato il primo tentativo per studiare l’effetto barriera attraverso un’analisi basata su modelli di connettività. Gli obiettivi specifici del nostro progetto sono stati: a) produzione di mappe di rischio sovrapponendo le mappe degli habitat di foraggiamento con la mappa delle centrali eoliche regionali; b) valutazione dell’alterazione dei pattern di paesaggio degli habitat di foraggiamento causata della presenza delle turbine eoliche costruite e pianificate; c) a seguito della combinazione delle mappe di foraggiamento, identificazione delle aree più vulnerabili dove la costruzione degli impianti eolici può avere gli impatti più severi e quindi dove la costruzione di nuovi impianti può essere più dannosa e deve essere evitata; d) investigazione specie specifica delle rotte di connettività e identificazione degli hot spot di rotte migratorie; e) sovrapposizione dei corridoi di spostamento con gli impianti eolici. Tutti i modelli di distribuzione sono supportati da valori di AUC significativi (per tutte le specie AUC > 0.80). I cambiamenti in termini di pattern di paesaggio in presenza delle turbine hanno interessato un incremento nel numero di patch pari al 7% e un incremento del 10,7% dell’indice di forma, mentre l’area media delle patch di foraggiamento è diminuita dell’8,1%. Inoltre, il 21% delle turbine ricade nei margini forestali aumentando il rischio di collisione. La parte occidentale della regione Molise, area “hot spot” delle specie in regione, necessita una considerazione attenta nei futuri programmi di sviluppo dell’energia eolica in regione. A seguito delle analisi di connettività abbiamo individuato 4 principali corridoi di spostamento per N. leisleri che si estendono dall’area occidentale all’area sud-est della regione. 14 impianti eolici esistenti e 6 impianti pianificati provocano impatti sia in termini di alterazione di habitat che in termini di effetto barriera.A velocità del vento inferiori ai 7 km/h il funzionamento delle turbine eoliche esistenti deve essere arrestato.La costruzione dei 6 impianti pianificati che ricadono in habitat idonei e incontrano i principali corridoi di spostamento deve essere evitata.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXV ciclo

    Influenza dei cambiamenti climatici e di uso del suolo sulle dinamiche dell'ecotono a pino mugo (Pinus mugo spp. mugo) al limite meridionale del suo areale sul massiccio della Majella, Appennino centrale

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    Mountain pine krummholz within the Majella National Park forms an isolated patch and is a relictual species, thought representing the potential natural vegetation of the subalpine belt in Central Apennines, Italy. Mountain pine grows above the timberline and has in the Majella massif its southernmost limit of the distributional range. This vegetation dominates the treeline ecotone, between the dense beech forest and the alpine prairies, and is highly sensitive even to minor environmental changes. For this reason, it is a major proxy for monitoring the effects of climate and land-use changes occurring in the Mediterranean Basin. Mediterranean climatic trend includes projected increasing temperature and a different distribution of total precipitation, which are increasing during winter and decreasing during summer and autumn, respectively. Moreover, in Central Apennines, subalpine shrublands have been deeply reduced from the past anthropic practices. The recent abandonment of marginal areas and grazing cessation are allowing a re-colonization of areas previously grazed. The main objective of this study was to assess the effects of land-use and climatic changes on mountain pine population dynamics in the Majella massif, using three different methodological approaches. Temporal and spatial distribution of mountain pine since 1954 was reconstructed and a multitemporal map was created by historical aerial ortophotos. Results documented an upward and downward expansion of mountain pine and an ingrowth into the formerly tree-free grassland in early 1900s, together with a decline of the local human population and livestock. The relative role of climatic variables on mountain pine growth was assessed by dendroclimatological analysis. Climate-growth relationship were assessed by correlation function (CF) analysis and moving CF (MCF), investigating the possible deviations in the response of mountain pine to recent climate change. Results demonstrated that climate variables affected mountain pine growth at the treeline ecotone in the Majella massif. Significant correlations were found with the spring maximum temperatures and summer precipitation. MCF showed that mountain pine is a sensitive species, in terms of tree ring growth, particularly at the beginning and at the end of the growing season. For better understand dendroclimatological results, wood anatomical analyses were conducted. Timings of mountain pine xylogenesis were assessed and the principal phenological phases (cambial division; enlargement; wall thickening; mature) were monitored during the entire growing season. At the same time timings of compression wood (CW) formation and possible differences with the opposite wood (OW) formation were investigated. Results indicated that CW is characterized by higher number of cells and thicker secondary wall, as well as longer xylogenesis compared with the OW. The growing season started simultaneously in both types of wood (on 20 May), and ended two week earlier in OW (on 22 September) than in CW (on 6 October). Increasing temperature of spring month would be favourable for the elongation of mountain pine growing season, which would probably start early, though decreasing precipitation could compromise wood formation during summer, mountain pine being highly sensitive to this climatic parameter. Growing above the limit of tree vegetation, mountain pine proved to be a promising species for monitoring climate- and land use-driven influences over tree-ring growth at high elevation. An excessive expansion of mountain pine krummholz, mainly at higher altitudes, may represent a threat for rare and endemic species growing in the alpine grasslands of the Majella National Park. However, conservation and preservation of mountain pine are required, in order to avoid a severe reduction of its distribution and then the risk of extinction of the last “island” present in the Apennine.La mugheta del Parco Nazionale della Majella è una formazione isolata e relittuale, testimonianza vivente della possibile serie vegetazionale climacica della fascia subalpina in Appennino centrale. Il pino mugo cresce solitamente sopra il limite altitudinale degli alberi (timberline) e trova nel massiccio della Majella il limite meridionale del suo areale di distribuzione. Questa vegetazione ecotonale, di transizione tra il bosco denso di faggio e le praterie alpine, sensibile anche alle minime variazioni ambientali, rappresenta un ottimo indicatore degli effetti dei recenti cambiamenti climatici e di uso del suolo in atto nel Bacino del Mediterraneo. Le tendenze climatiche previste per quest’area includono un aumento delle temperature ed una diversa stagionalità delle precipitazioni, con aumento nei mesi invernali e diminuzione nei mesi estivi e autunnali. In Appennino, inoltre, la vegetazione arbustiva del piano subalpino è stata drasticamente ridotta in passato dall’azione diretta dell’uomo, per far spazio al pascolo d’alta quota. L’attuale e progressivo abbandono dei pascoli d’alta quota, però, sta permettendo una ricolonizzazione del piano alpino con la libera evoluzione delle serie vegetazionali. Questo lavoro ha l’obiettivo di valutare, mediante tre diversi approcci metodologici, gli effetti delle variazioni d'uso del suolo e dei cambiamenti climatici sulle dinamiche evolutive dei popolamenti di pino mugo nel massiccio della Majella. Un confronto diacronico svolto a scala di paesaggio, su fotogrammi aerei opportunamente ortorettificati e ortofoto digitali, ha mostrato una progressiva espansione della mugheta. Il contributo di indagini condotte in archivi di Stato e sedi ISTAT ha dimostrato una concomitante drastica riduzione della pratica del pascolo. Il ruolo delle variabili climatiche nella crescita del pino mugo è stato indagato mediante analisi dendroclimatologiche su carote legnose di pino mugo. Le relazioni clima-accrescimento sono state definite mediante funzioni di correlazione (CF), la cui variabilità nel tempo in risposta ai cambiamenti climatici è stata valutata con funzioni di correlazione a finestra mobile (MCF). I risultati hanno dimostrato che le variabili climatiche influenzano la crescita del pino mugo nell’ecotono della treeline sul massiccio della Majella. Significative CF sono state ottenute con le temperature massime primaverili e le precipitazioni estive. Le MCF hanno dimostrato che il pino mugo è una specie sensibile alle variazioni climatiche , in termini di crescita radiale, in particolare all'inizio e alla fine della stagione vegetativa. Il significato delle correlazioni ottenute è stato indagato con analisi anatomiche svolte a livello di singolo individuo che hanno permesso di definire le tempistiche della xilogenesi nel pino mugo. Le diverse fasi fenologiche (divisione e crescita cellulare, ispessimento della parete secondaria e completa lignificazione delle tracheidi) sono state monitorate durante un’intera stagione vegetativa, indagando contemporaneamente sulle tempistiche di formazione del legno di compressione (CW) e sulle differenze con il legno opposto (OW). Un maggior numero di cellule con parete secondaria più spessa è stato osservato nel CW, con tempi di formazione più lunghi rispetto al OW. Maggio rappresenta l’inizio della stagione vegetativa del pino mugo sul massiccio della Majella, settembre e ottobre la fine. Un incremento delle temperature primaverili permetterebbe un’anticipazione della riattivazione vegetativa e di conseguenza un allungamento della stagione di crescita del pino mugo. È quindi possibile confermare un’evoluzione della mugheta dovuta soprattutto all’abbandono dei pascoli, ma anche influenzata dagli andamenti climatici. Una eccessiva espansione della mugheta, principalmente verso quote maggiori, rappresenterebbe una minaccia per le specie rare ed endemiche presenti nei pascoli alpini del Parco Nazionale della Majella. Tuttavia, politiche di conservazione e salvaguardia dovranno allo stesso tempo evitare una eccessiva riduzione della mugheta e quindi la scomparsa dell’ultimo nucleo presente in Appennino.Dottorato di ricerca in Difesa e qualità delle produzioni agro-alimentari e forestali (XXV ciclo

    Effectiveness evaluation and governance of natural protected areas. Ecosystem Services as management indicators

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    La presente ricerca ha approfondito l’applicazione della metodologia della valutazione di efficacia ed efficienza della gestione delle aree protette (Proteced Areas Management Effectiveness, PAME) sviluppata dallo staff del Professor Davide Marino e denominata MEVAP (Metodologia per la Valutazione delle Aree Protette). Tale strumento, fondamentale per valutare la gestione di un’Area Naturale Protetta (e dei sistemi di AANNPP), è stato testato in alcuni Parchi Nazionali e con la presente ricerca, nel PN del Circeo. Dalla sua applicazione, e conseguente valutazione dei risultati, anche in chiave di efficacia della metodologia, è iniziato un percorso di revisione della stessa e di predisposizione di un manuale. Valutare l’efficacia del Parco come volano dello sviluppo rurale sostenibile è alla base di qualsiasi idea progettuale. Sono state inoltre espletate diverse attività per ladeterminazione degli Ecosystem Services (ES) presenti all’interno delle AANNPP, la quantificazione dei flussi e delle risorse da questi definiti e le loro possibili forme di valorizzazione (anche economica). Fondamentale in questo processo è stato definire come gli enti gestori valorizzano i prodotti, le risorse e i flussi dei servizi ecosistemici presenti nelle AANNPP in un contesto sociale ed economico spesso caratterizzato da ruralità e marginalità. La tematica degli Ecosystem Services è oggi molto sentita a livello internazionale, infatti dopo secoli di utilizzo delle risorse, funzioni e processi naturali quali esternalità positive, si è cominciato a valutare questo contributo come qualcosa a cui assegnare un valore monetario; ciò non tanto per ripagare le comunità che mantengono quei flussi quelle funzioni,e quei servizi, che in alcuni casi è indiscutibile e necessario, ma soprattutto per garantire la loro presenza ed un loro uso sostenibile nel tempo e la consapevolezza da parte della comunità locale del ruolo che svolgono La tesi ha preso in considerazione gli ES come indicatori di efficacia di gestione delle aree protette e ha consentito di adattare la metodologia per un utilizzo a scala regionale . La valutazione di efficacia della gestione della Riserva Naturale Regionale Monterano (Canale Monterano – Roma) ha permesso di verificare la funzionalità degli ES quali indicatori e la connessione e sinergia esistente tra le due tematiche L’analisi della R N. Monterano è stata approfondita attraverso lo studio e la valutazione di quattro potenziali pagamenti per servizi ecosistemici (PES) quali: la purificazione e regimazione delle acque nel sottobacino idrografico della Riserva, l’assorbimento dell’anidride carbonica da parte dei boschi, l’uso culturale del paesaggio e l’uso ricreativo culturale dei percorsi interni all’area protetta. L’indagine, realizzata grazie alla conoscenza diretta del dottorando, si è avvalsa di questionari ai fruitori della Riserva ed interviste a stakeholder privilegiati. Il lavoro ha permesso il raggiungimento di importanti risultati quali: - realizzazione del manuale della metodologia MEVAP; - inclusione nella metodologia di indicatori basati sugli ES; - riconoscimento della presenza ante litteram nella metodologia di indicatiori basati su ES; - realizzazione di una modulistica per la valutazione delle AAPP regionali; - valutazione economica di 4 PES. Va evidenziato che l’utilizzo degli ES come indicatori per la pianificazione territoriale non può comunque prescindere dalla valutazione di efficacia ed efficienza della governance locale.This research has studied the application of the methodology of Protected Areas Management Effectiveness (PAME) developed by Professor Davide Marino and his staff and called MEVAP (Methodology for the Evaluation of the Protected Areas). MEVAP is a very important tool for the management of protected areas and protected areas systems. It was already tested in several National Parks (NP) and now with this research also in the Circeo NP. From the use of MEVAP and the evaluation of its results, especially from the efficiency of the methodology point of view, has started a reviewing process and the implementation of an Handbook. Evaluate the efficiency of the Park as fulcrum for the reliable rural development is the key for any idea of project. Several activities were done to determine the Ecosystem Services (ES) present in the natural areas and calculate the amount of flows and their linked resources in order to understand all the potential ways to strength them, even in an economical one. It has been very important in this process to delineate how the local managers have exploited products, resources and flows of the ecosystem services presents in the natural areas taking in consideration the social and economic environment which is often rural. The discussion on Ecosystem Services is nowadays a very sensitive matter in the international environment. Only after centuries of the use of resources, functions and natural processes as positive externalities it has been taken into consideration this factor as something with an economic value. This change of attention is not only a way to pay back those communities which keep those necessary functions, services and flows but mainly to guarantee their reliable use and presence in a long-term period together with the knowledge from the local communities of the important role they play. This study took in consideration the ES as effect indicators for the management of protected areas and gave the possibility to adapt the methodology in order to be used in a regional level. The effect evaluation for the management of the Regional Natural Reserve of Monterano (Canale Monterano – Rome) gave the chance to verify the function of the ES as indicators. The analysis of the RN Monterano put the focus of the study and the evaluation on the following four potential Ecosystem Services Payments (PES): the cultural use of the countryside; the recreational cultural use of the internal path of the protected area; the capability of absorbing carbon dioxide from the woods and the water regulation and purification. This analysis has been developed through the questionnaire system presented to the NR users, interviews to specific stakeholders and thanks to the direct and deep knowledge of the NR by the researcher. The study has reached very important goals such as: - the implementation of the manual on MEVAP methodology; - the inclusion of the ES indicators in the methodology; - the development of standard forms for the evaluation of the regional parks; - the economic evaluation of the 4 PES. It has to be highlighted that the use of the ES as indicators for the ground planning cannot put aside the efficient and efficiency evaluation of the local governance.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXIV ciclo

    Democracy and secularism. Religious pluralism in multicultural societies

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    Riconoscere che i concetti di laicità e secolarismo possiedono un’origine e uno sviluppo condizionato dalla cultura occidentale e dal cristianesimo significa prendere in considerazione l’eventualità di un ripensamento della distinzione tra ordine politico, religione e diritto nelle democrazie multiculturali e multireligiose. L’obiettivo di questo lavoro è mettere in discussione una concezione neutralista del secolarismo, alla cui base vi è il convincimento per cui l’esclusione dell’elemento religioso dalla sfera pubblica e normativa sono garanzia di eguaglianza in un contesto caratterizzato dal ‘fatto del pluralismo’. Pertanto abbiamo analizzato il pensiero di due fra i più influenti filosofi politici, John Rawls e Jürgen Habermas, portavoci di una visione neutralista del secolarismo, e le critiche a essi rivolte da alcuni teorici del multiculturalismo – Bikhu Parekh e Tariq Modood –, che propongono, invece, l’abbandono della retorica della neutralità nella costruzione della sfera politica e normativa. Di conseguenza questi ultimi si rivolgono con maggiore apertura rispetto alle richieste provenienti dagli individui appartenenti a minoranze religiose e culturali, senza respingerle sulla base della loro natura culturale o religiosa. Al contrario, in particolare quando tali richieste di riconoscimento riguardano aree rilevanti della vita degli individui, come possono essere la famiglia, il matrimonio, le questioni ereditarie ecc., ossia aree in cui la natura culturalmente condizionata di alcune istituzioni è maggiormente visibile, viene presa qui in considerazione la possibilità che esse possano essere regolate e gestite in maniera differente. A tal proposito si è approfondita la proposta di far fronte a queste richieste attraverso l’adozione di sistemi di pluralismo normativo, con una particolare attenzione a un esperimento avviato in Gran Bretagna, che prevede per le comunità religiose la possibilità del risolvere le proprie controversie in materia di diritto di famiglia in tribunali arbitrali religiosi, che tuttavia operano sotto il controllo indiretto delle corti inglesi. La descrizione di questo caso è stata finalizzata a mettere in luce la necessità di ricercare nuovi strumenti coerenti con la visione del secolarismo che abbiamo cercato di proporre, ossia di una laicità che di fronte alle nuove istanze presenti nei contesti culturalmente e religiosamente plurali, piuttosto che arroccarsi dietro la convinzione che si possa garantire uguaglianza solo se si dà una sfera pubblica e normativa neutrale e che vi sia una soluzione razionale ai conflitti tra valori, tenta di accogliere la diversità nei suoi propri termini, andando alla ricerca di nuovi strumenti teorico-politici. Infatti, i canali di partecipazione attraverso i quali i sistemi democratici hanno cercato d’integrare la diversità non sembrano riuscire a far fronte alle richieste provenienti da individui che non si riconoscono a pieno titolo nella cultura della maggioranza. Ciò significa pensare a nuove strategie d’inclusione – di cui il pluralismo normativo può essere un esempio –, se si vogliono garantire proprio quei presupposti di valore che la democrazia promuove, ossia il pluralismo e l’eguale libertà di tutti i cittadini.If we recognize that the concept of secularism originates and develops from the influence of Western culture and Christianity, we must take into account the possibility to rethink the distinction between politics, religion and law in multicultural and multireligious democracies. The aim of this work is to question the neutralist conception of secularism, which is characterized by the belief that the exclusion of religious elements from public sphere and legislation to guarantee of equality in a context characterized by religious pluralism. At this aim, I analyze the thought of two of the most influential political philosophers, John Rawls and Jürgen Habermas, who represent the neutralist view of secularism, as well as the criticism addressed to them by multiculturalist theorists – Bhikhu Parekh and Tariq Modood –, who suggest giving up the abandon of the rhetoric of neutrality in the construction of the political sphere and regulations, to pay more attention to the demands coming from individuals belonging to religious and cultural minorities. Indeed, particularly when these issues involve significant areas where the culturally conditioned nature of some institutions is more visible – family, marriage, hereditary issues – the possibility that they can be regulated in a different way is also taken into account. Therefore, a detailed analysis of the proposal is given to adopt a system of legal pluralism, with a special attention to an experiment started in the UK, which provides religious communities the possibility to go to religious arbitration tribunals, operating under the indirect control of the English courts, related to family law. The description of this case aims at emphasizing the need to seek for new consistent means with the idea of secularism I have tried to suggest. Such a secularism is based upon the belief that only a neutral public sphere and legislation can guarantee equality, but tries to embrace diversity and to suggest new political theories. As matter of fact, the channels of participation through which democratic systems have tried to integrate diversity do not seem to be able to face the requests from individuals who do not fully identify into the majority culture, which means thinking about new strategies of inclusion – for example legal pluralism – so to ensure the very value assumptions promoted by democracy, that is to say pluralism and equal liberty.Dottorato di ricerca in Relazioni e processi interculturali (XXV ciclo

    Groundwater flow in heterogeneous media containing aquitards

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    The rocks of the subsurface, because of the geological processes which they undergo have undergone since the beginning of their formation , mainly represent heterogeneous groundwater basins, from a hydrogeologic point of view. The field activities carried out in such kind of system in Longano (Isernia, Southern Italy) allowed to refine their hydrogeologic functioning. In the case of systems consisting principally formations with low permeability, even when, at the basin scale, they significantly impede groundwater flow, due to their heterogeneity the dynamics observed within them appear heavily controlled by the functioning of the adjacent hydrostructure. In greater detail, because of the heterogeneity of the system (highly permeable horizons and the network of structural discontinuities like faults and fractures), the groundwater flow dynamics are strictly controlled by the behavior of the nearby highly permeable carbonate systems. With respect to highly receptive hydrogeologic systems, due to the heterogeneity of the rock masses, during recharge and discharge, non-uniform rebalancing of the hydraulic heads can occur. This leads to the activation of further modifications of the field potential, which could transmit downgradient, due to the lesser permeable portions of the media, also with a delay. However, because of the high receptivity of the entire aquifer system with respect to the rainfall, the overlapping of the effects yielded by the variations of the groundwater flow pattern are able to significantly regulate the dynamic functioning of the system, counteracting or enhancing the general raising (or lowering) of the water table. On the whole, the results of these studies highlight the important role played on the groundwater basins by the distribution of permeability, which can make the flow dynamics more complex than usually believed. the need to refine their knowledge through experimental activities arises from the important implications of such dynamics on both the usage and the protection of groundwater resources.A causa dei processi geologici che continuamente subiscono fin dalla loro formazione, le rocce costituenti il sottosuolo individuano sistemi idrogeologici eterogenei. Grazie ad attività di campo effettuate in siffatti sistemi, nella fattispecie a Longano (Isernia, Italia meridionale), è stato possibile affinare lo spettro delle conoscenze inerenti al loro funzionamento idrogeologico. Nel caso di un sistema formato prevalentemente da formazioni a bassa permeabilità, anche quando a scala di bacino esso è in grado di tamponare significativamente il deflusso delle acque sotterranee, comportandosi di fatto come un aquitard, a causa della eterogeneità interna al sistema stesso le dinamiche inerenti alla circolazione idrica sotterranea possono rivelarsi particolarmente complesse. In altre parole, a causa dell'eterogeneità interna alla sequenza sedimentaria, principalmente dovuta alla presenza di orizzonti più permeabili e al reticolo di discontinuità strutturali, come faglie e fratture, le dinamiche idrogeologiche appaiono strettamente controllate dal comportamento dell'idrostruttura carbonatica adiacente, altamente ricettiva. Con riferimento, invece, ai sistemi idrogeologici ad alta ricettività, l'eterogeneità del mezzo acquifero, durante gli eventi di ricarica e di recessione, può comportare un non uniforme riequilibrio dei carichi idraulici. Ciò porta all'attivazione di ulteriori modificazioni del campo potenziale. Dette modificazioni potrebbero a loro volta propagarsi a valle, sia pure con un certo ritardo a causa delle porzioni del mezzo a minore permeabilità. Tuttavia, a causa della elevata ricettività dell'acquifero rispetto alle precipitazioni, le variazioni della configurazione del sistema di flusso possono essere in grado di regolare in modo significativo il funzionamento dinamico del sistema, contrastando o amplificando l'innalzamento o l'abbassamento generale del livello di falda. Nel complesso, i risultati di questi studi evidenziano l'importante ruolo giocato dalla distribuzione di permeabilità sul deflusso idrico sotterraneo. Infatti, le variazioni di permeabilità nel sottosuolo, anche nel caso di acquiferi ad alta permeabilità, possono rendere i circuiti di filtrazione più complessi di quanto finora ritenuto, con importanti implicazioni sulla gestione delle risorse idriche sotterranee. Donde la necessità di perfezionare ulteriormente le conoscenze sul loro funzionamento, soprattutto mediante attività sperimentali.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXV ciclo

    Web TV and web university radio: a communication way between the public, the institution and the students' creativity

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    Il mio progetto di ricerca vuole mettere in luce il mondo delle web tv e radio universitarie: mondo tanto affascinante quanto sconosciuto. Ogni web tv/radio universitaria è un universo a sé con caratteristiche specifiche e con esigenze particolari da soddisfare ma tutte rappresentano un esempio di passione, dedizione e creatività, di innovazione ed entusiasmante novità. L’ipotesi del mio lavoro di ricerca si basa sul concetto di media universitario inteso come strumento di comunicazione pubblico-istituzionale: partendo da questa supposizione si vuole studiare il fenomeno cercando di individuare delle tipologie di web tv/radio riconducibili al contesto della comunità universitaria. Un primo obiettivo fondamentale della mia ricerca è stato quello di dissipare la nebbia e la confusione che si manifesta intorno a questa tematica, in secondo luogo quello di far conoscere e apprezzare questi ‛nuovi media digitali’ e il contesto in cui vengono sviluppati, in un terzo momento capire lo scopo e la mission con cui questi nuovi strumenti prendono vita e come queste realtà risultano importanti per la comunicazione universitaria-istituzionale. Infine cercare di delineare le diverse tipologie di web tv/radio che scaturiscono dall’analisi e dalla ricerca è risultato indispensabile per stabilire l’incidenza che esse hanno nel panorama della comunicazione pubblica e la rilevanza che esse possono assumere sul piano teorico della ricerca sociale. I casi di studio trattati sono stati:  Extracampus tv [la web tv dell’Università di Torino];  LUISS tv [la web tv dell’Università LUISS];  Bocconi tv [la web tv dell’Università Bocconi];  Youcampus [la web tv/radio dell’Università di Pavia];  Radio Sapienza [la web radio dell’Università La Sapienza di Roma];  Radio Bocconi [la web dell’Università Bocconi];  Unis@und [la web radio dell’Università di Fisciano - Salerno];  URCa [la web radio dell’Università di Urbino];  UPV TV [la web tv/radio dell’Università Politecnica di Valencia];  UTV [la web tv dell’Università di Strasburgo];  CU TV [la web tv dell’Università di Cambridge]. La metodologia di ricerca utilizzata è stata quella qualitativa e precisamente l’osservazione partecipante, le interviste ai testimoni privilegiati e i Focus Group con gli studenti. In primo luogo, essendo la tematica tanto innovativa si è manifestata, fin da subito, la necessità di entrare a ‛far parte’ del contesto sociale in cui il fenomeno prendeva vita; per far ciò sono stata accolta in diverse realtà di web tv e radio in cui ho potuto osservare ma anche partecipare alle attività che giorno per giorno venivano programmate. In secondo luogo risultava indispensabile ‛farmi un’idea’ dal punto di vista ideativo e organizzativo di cosa fosse una web tv e una web radio universitaria, per questo motivo di grande auto sono state le interviste fatte ai responsabili delle web tv e radio sia per capire l’organizzazione che veniva adottata ma anche per comprendere l’idea di fondo che queste strutture comunicative si sono prefissate fin dalla loro nascita. Il terzo passaggio è stato il poter conoscere il punto di vista dei partecipanti che ‛creano’ giorno dopo giorno il fenomeno su cui intervenire attraverso format e rubriche; la maggior parte di essi sono gli studenti che con dedizione e passione lavorano incessantemente alla produzione e alla realizzazione di nuovi prodotti sempre più innovativi e competitivi. Per far questo ho utilizzato la tecnica del Focus Group in modo da far venir fuori dalle discussioni il clima collaborativo e la spontaneità indispensabile per la perfetta riuscita di un medium universitario. Dopo aver visitato le realtà considerate e aver raccolto dati e testimonianze, il mio obiettivo scientifico è stato quello di estrapolare e delineare delle tipologie di web tv/radio di riferimento che possano fungere da punto di partenza e da incentivo per ulteriori ricerche nell’ambito dei media universitari.The aim of this research is to highlight the fascinating and unknown world of web tv and university radio. Each web tv/university radio represents a microcosm with its own special features, quality and needs but all these realities are an example of passion, dedication, creativity, innovation and exciting news. My research is based on the concept of university media as means of public- institutional communication. Starting from this assumption I have studied this phenomenon trying to identify different types of web tv and university radio traceable back to the context of the university community. The first purpose of this work is to dissipate the confusion surrounding this topic in order to know and appreciate these ‛new digital media’ and the context in which they developed. The second step of this project wants to explain the purpose, the mission and the big importance of these instruments in the university-institutional communication. The last part of my research aims to introduce different types of web tv/university radio risen from the landscape of public communication and to underline the importance that they can take on a theoretical level of social research. The case studied were:  Extracampus TV (web TV, University of Turin);  Luiss TV (web TV Luiss);  Bocconi TV (web TV Bocconi University);  You Campus (web TV / radio, University of Pavia);  Radio wisdom (web radio, La Sapienza University of Rome);  Radio Bocconi (Bocconi University web radio);  Unis @ und (web radio from the University of Salerno-Fisciano);  Urca (web radio from the University of Urbino);  UPV TV (web TV / radio Polytechnic University of Valencia);  UTV ((web TV of the University of Strasbourg);  CU TV (web TV, University of Cambridge). The methodology used included qualitative approach, namely participant observation, interviews with selected witnesses and focus groups with students. Since from the beginning of my work. It was very important for me to become a ‛part’ of the social context in which the phenomenon took life; for this reason I was greeted in different web tv and university radio where I could observe and share the daily planned activities. That was essential to ‛get an idea’ of the conceptual and organizational establishment of this mean and first of all to met the vision and the work of all the people that ‛makes real’, day after day, this phenomenon. Most of them are students working tirelessly with dedication and passion to the production and development of new products more and more innovative and competitive. In order to reach this end I used the technique of focus groups as for to bring out the discussion on cooperative and natural atmosphere, essential to the success of a university medium. After visiting the realities studied and collecting data and evidence, my scientific goal was to outline the different and most important types of web tv/radio university as a starting point and an incentive for further researches in the field of media education.Dottorato di ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale (XXIV ciclo

    Interaction between lactobacillus plantarum and food related microorganisms by proteomics and bioinformatics

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    Lactobacillus plantarum is a versatile and widespread microorganism found in materials and environments ranging from vegetable, dairy products and meat fermentations to the human gastrointestinal (GI) tract. Some strains are marketed as probiotics that are claimed to provide a health benefit for the consumer. Furthermore, certain strains of Lb. plantarum are known for their ability to produce several natural antimicrobial substances. The production of these metabolites could represent stress conditions that strongly affects the development of undesirable microbial species. There are many scientific reports that highlight antimicrobial effects of Lb.plantarum strains on undesirable bacteria. Several strains of Lb. plantarum showed a broad spectrum of antibacterial activity (including Bacillus cereus, S. aureus, Listeriamonocytogenes, Salmonella enterica, E. coli, and Enterobacteraerogenes) and carries several plantaricin genes of the pln locus. Moreover various other bacteriocins produced by Lb. plantarum species isolated from fermented food are well known. Nevertheless, the effectiveness of bacteriocin-producing strains in foods can be limited by several factors including narrow activity spectrum, limited, diffusion in solid matrices, inactivation through proteolytic enzymes or binding to food ingredients such as lipids, low production level and the emergence of bacteriocin-resistant bacteria. Although, the use of class IIa bacteriocins or bacteriocins-producing strains represent a promising alternative for the control of spoilage or pathogenic microorganisms in foods, their efficacy could be compromised by onset of bacteriocins resistant strains and cross-resistance between bacteriocins. However, the use of bacteriocins in combination with other hurdles (e.g. salt, acid, other natural substances etc.) may result extremely effective for inhibit L. monocytogenes and reduce its resistance. A number of experiments have been showing the anti-listeria effect due to production of acid organics, including lactic acid by Lb. plantarum and 3-Phenyllactic acid (2-hydroxy-3-phenylpropanoic acid, PLA). The genomic architecture and the induced metabolic consequencesare central to the success of Lb. plantarum in industrial applications. Moreover, the most of Lb. plantarum selected for their antimicrobial activity has been isolated from fresh or fermented food. Therefore, the characterization and selection of food-borne Lb. plantarum strains remains a topic of great interest for applied research. On the basis of this last finding, the first part of this PhD study (Chapter II) was devoted to isolate and identify food borne Lb. plantarum as well as to evaluate their antimicrobial range. Thirty-two samples from three type of traditional fermented food were subjected to microbiological analyses in order to isolate and select Lb. plantarum strains to be used as antagonistic strains (producers) against undesirable food-stuff microorganisms. To identify LAB isolates, several approaches were used, consisting of the DGGE analysis and 16S rRNA gene sequencing. While the antimicrobial activity, exerted by cells or cell-free supernatants of Lb. plantarum strains, were evaluated by spot on the lawn test and by agar well diffusion assay test. The results evidenced that Lb. plantarum represents the prevailing lactobacilli species in sourdough andred wine, while this species were detected only in few sample of fermented sausages. In detail 60 Lb. plantarum strains were isolated from red wines, 36 strains from sourdoughs, and 10 from fermented sausages. Out 106 Lb. plantarum strains, seven strains evidenced the ability to inhibit Gram negative and Gram positive bacteria as well as moulds strains. These inhibitory effect was not attributable to pH decrease, sincein the presence of neutralized CFS of producer strains were also detected with a strong antimicrobial activity. Noticeablewas the data that evidenced a strong antimicrobial activity produced by Lb. plantarum RTB strain against L. innocua ATCC 33090. Since L. innocua has been deemed a suitable biological indicator for L. monocytogenes and it revealed a similar sensitivity to different stress condition. In the last years, great attention was focused on the inhibitory action against Listeria monocytogenes exerted by Lb. plantarum strains. The interest towards this topic is due to diseases caused by L. monocytogenes and which are known as “listeriosis” (causative agent of abortions, gastrointestinal diseases or septicaemia, thatoften lead to the death of infected individuals). This pathogen bacterium, growing at low pH, at refrigeration temperature, and at very high salt concentrations, is isolable from several food products, albeit in low numbers. Several studies reported the characterization of antimicrobial substances produced by certain Lb. plantarum strains. However it is well known that the knowledge of the undesirable strains response to these antimicrobial substances (stress conditions) represents a crucial step for the definition of an effective bio-control tool. Several mechanisms, can be developed by Listeria spp. in order to resist the injuries caused by stress conditions (temperature, acidity, NaCl). In detail, the stress seems to induce variations in the synthesis of certain cell components, especially proteins. Nevertheless the literature is very poor in studies focusing on the mechanisms of response, in terms of susceptibility or resistance, expressed by L. monocytogenes against antimicrobial substances produced by Lb. plantarum. Therefore, the second part of the present PhD activity focused the attention on the stress response of Listeria to the presence of Lb. plantarum (Chapter III e Chapter IV). In detail, a commercial L. innocua strain was used as a pathogen surrogate throughout this study. For this purpose a multiple technique approach was adopted in the study, consisting of microbiological (dynamic model to predict the growth, cell counts) and proteomics (SDS-PAGE and 2D-E) approaches Results showed that both cell and cell free supernatant of Lb. plantarum strain RTB represent a strong stress factor for L. innocua ATCC 33090, expressed through its growth inhibition. In detail, the inhibition was not attributable to organic acids produced by Lb. plantarum, since L. innocua ATCC 33090 expressed a series of new protein including Universal Stress Protein (USP) in the presence of lactic acid alone, that allowed to react to the acidic environment. On the other hand, the presence of Lb. plantarum RTB produced on L. innocua not only the expression of USP, but also the degradation or non-expression of other proteins. This phenomenon could be due to several antimicrobial substances and mechanisms carried out by the producer strain, and they could be responsible for the inhibition exerted by Lb. plantarum RTB against L. innocua ATCC 33090. Particular attention was focused on the neo-expressed USP, a group of proteins induced by different stress conditions and which are found in numerous prokaryotic as well as eukaryotic organisms. The majority of UPS genes are monocistronically expressed, and different transcription factors, promote transcription of USPs. The significance of USPs in the resistance or susceptibility model of L. monocytogenes is presently unknown. Moreover few information are available in literature about the biochemical function and 3D-structures of USPs in bacteria and there are no 3D-structures for USP ofListeria. available. Bioinformatics approach can help to get more information about the structure of USPs and the function of these proteins. Therefore in the 3rd phase of this PhD study (Chapter V), the three-dimensional (3D) structure of a USP (EHN60729.1) belonging to L. innocua was predicted on the basis of the available template (PDB code:3S3T ; structure deposited by Osipiuk et al., 2011) homologues from Protein Data Bank. The Comparative Homology Modeling procedure uses the structure of proteins experimentally determined (template) to predict the 3D structure of a protein that has a similar amino acid sequence (target). The Comparative Homology Modeling approach can be used when the template and target possess at least 30% identity. In the present study the hypothetical USP of L. innocua shares 31% amino acid with the template 3S3T which corresponds to about 85% of the C-α with 3.5 Å from the correct position. The accuracy of the model is confirmed by the values of the torsion angles phi and psi showed in the Ramachandran plot as well as the QMEAN Z-score. The RMSD (0.3 Å) of the final refined model confirms the evolutionary relationship between the model and the template. Of interest are the results regarding the analyses of the interfaces carried out with both PISA WebServer and with the multiple structural alignment (MUSTANG). The surface of the interfaces (ΔG <0, see Figure 5.6) is amongst the average values of expected forhomologous proteins, but even more interesting is the presence of highly conserved residues in the region involved in the formation of the dimer and of residues that represent the ATP-binding motif, which is fundamental in the formation of the tetramer. This work suggests that L. innocua possesses a UspFG-Type and that this protein can assemble in a tetrameric structure. These results, although to be confirmed experimentally, provide important information about a poorly studied protein and may stimulate experimental investigations. Overall, the results obtained in this study improved the knowledge both in stress response of L. innocuaand in develop of bio-control (anti-listeria adjunct starter or protective cultures) useful in food bio-preservation.Lactobacillusplantarum è un microrganismo versatile, presente in differenti habitat, spesso riscontrato nei prodotti vegetali, lattiero-caseari, nelle carni fermentatenonchénel tratto gastrointestinale (GI). Alcuni ceppi sono commercializzati come probiotici in quanto sono noti per il loro effetto benefico per i consumatori. Inoltre, alcuni ceppi di Lb.plantarum sono conosciuti per la loro capacità di produrre sostanze naturali ad attività antimicrobica. La produzione di questesostanze potrebbe rappresentare una condizione di stress con importanti ripercussioni sullo sviluppo di specie microbiche indesiderate. Inoltre diversi studi scientifici evidenziano l’effetto antimicrobico di ceppi appartenenti a Lb.plantarum nei confronti di specie indesiderate. Molti ceppi di Lb.plantarum hanno mostrato un’attività antimicrobica ad ampio spettro (comprendendo Bacilluscereus, Staphilococcusaureus, Listeria monocytogenes, Salmonella enterica, Escherichia coli e Enterobacteraerogenes) e sono in possesso di differenti geni (plnlocus) alla base dell’espressione di alcune batteriocine note come plantaricine. Inoltre, sono ben note anche altre batteriocine prodotte dalla specie diLb.plantarum isolato da diversi alimenti fermentati. Tuttavia, l’efficacia dellebatteriocine all’interno degli alimenti può essere limitata da diversi fattori, quali il ristretto spettro d’azione, la limitata diffusione all’interno delle matrici solide, l’inattivazione da parte degli enzimi proteolitici, il legame con ingredienti come lipidi, la produzione in quantità ridotte e l’insorgenza di batteri resistenti alle batteriocine. Sebbene l’impiego di batteriocine di classe IIa o di ceppi produttori di batteriocinerappresentino un’alternativa promettente per il controllo di microorganismi alteranti o patogeni negli alimenti, la loro efficacia potrebbe essere compromessa dall’insorgenza di ceppi resistenti alle batteriocine nonché da resistenza crociata alle stesse. Comunque, l’utilizzo di batteriocine in combinazione con altri ostacoli (sale, acido, altre sostanze naturali ecc.) può risultare estremamente efficace nell’inibizione di L. monocytogenese nella riduzione della sua resistenza. Alcuni esperimenti hanno mostrato l’effetto anti-listeria dovuto alla produzione di acidi organici, compreso l’acido lattico e l’acido 3-fenillattico (acido 2-idrossi-3-fenilpropanoico, PLA), da parte di Lb.plantarum. L’architettura genomica e l’attività metabolica che ne deriva hanno un ruolo centrale nel successo di Lb.plantarum nelle applicazioni industriali. Inoltre, la maggior parte dei ceppi di Lb.plantarum selezionati per la loro attività antimicrobica, sono stati isolati da alimenti freschi o fermentati. Pertanto, la caratterizzazione e la selezione di ceppi di Lb.plantarum di origine alimentare rimane un argomento di grande attenzione per la ricerca applicata. Sulla base di quanto riportato, la prima parte del presente studio di dottorato (CAPITOLO II) è stata indirizzata all’isolamento e all’identificazione di Lb. plantarum di origine alimentare oltre che a valutare il loro spettro relativo all’attività antimicrobica. Trentadue campioni derivanti da tre tipi di alimenti tradizionali fermentati sono stati sottoposti ad analisi microbiologiche allo scopo di isolare e selezionare ceppi di Lb.plantarum per essere usati come antagonisti (produttori) contro microorganismi indesiderati di interesse alimentare. Sono stati utilizzati diversi approcci per identificare gli isolati di batteri lattici (LAB), quali la DGGE e il sequenziamento dopo amplificazione con primers specifici per la regione V1-V3 del gene del 16S rRNA. Mentre, l’attività antimicrobica, esercitata dalle cellule o dal supernatante dei ceppi di Lb.plantarum, è stata valutata tramite le tecniche “spot-on-the-lawn” e “l’agar-well-diffusion”. I risultati hanno evidenziato che Lb.plantarum rappresenta la specie prevalente tra i lattobacilli sia negli impasti acidi sia nel vino rosso, mentre questa specie è stata rilevata solo in pochi campioni di salsicce fermentate. In dettaglio 60 ceppi di Lb. plantarumsono stati isolati da vino rosso, 36 ceppi da impasti acidi e 10 da salsicce fermentate. Tra i 106 ceppi di Lb.plantarum, sette ceppi mostravano capacità di inibire sia i batteri Gram negativi sia i Gram positivi oltre che alcuni ceppi di muffe. L’osservazione di una elevata attività antimicrobica prodotta anche dal surnatante libero di cellule e neutralizzato (CFS neutralizzato) evidenzia che l'effetto inibitorio prodotto dai lattobacilli non è da attribuire alla mera acidificazione. Degno di nota è stato il dato che ha evidenziato la forte attività antimicrobica prodotta da Lb.plantarumRTB nei confronti di L. innocua ATCC 33090. AttualmenteL. innocua è ritenuto l'indicatore biologico di L. monocytogenes in quanto possiede una sensibilità simile alle differenti condizioni di stress. Negli ultimi anni, c'è stata una forte attenzione riguardante l'azione inibitoria nei confronti di L. monocytogenes esercitata da ceppi di Lb.plantarum. L'interesse verso questo argomento è dovuto ai disagi causati da L. monocytogenes i quali sono conosciuti come "listeriosi" (agente responsabile di aborti, disturbi gastrointestinali, setticemia e spesso provoca morte degli individui infetti). Questo batterio patogeno, cresce a basso pH, a temperature di refrigerazione e in condizioni saline molto elevate, è isolabile da diversi prodotti, sebbene in cariche basse. Molti studi hanno riportato la caratterizzazione di sostanze antimicrobiche prodotte. Tuttavia è ben noto che la conoscenza della risposta a queste sostanze antimicrobiche (condizioni di stress) da parte di ceppi indesiderati rappresenta uno step cruciale per la definizione di una efficace applicazione di bio-controllo. Diversi meccanismi, possono essere sviluppati da Listeriaspp. al fine di resistere alle ingiurie causate dalle condizioni di stress (temperatura, acidità, NaCl). In dettaglio, lo stress sembra indurre variazioni nella sintesi di alcuni componenti cellulari, soprattutto proteine. Tuttavia la letteratura è povera di studi riguardanti i meccanismi di risposta, in termini di suscettibilità o resistenza, espressa da L. monocytogenes contro le sostanze antimicrobiche prodotte da Lb.plantarum. Pertanto, la seconda parte della presente attività di dottorato ha focalizzato l’attenzione sulla risposta allo stress di Listeriain presenza di Lb. plantarum (Capitolo 3 e Capitolo 4). In dettaglio, un ceppo commerciale di L. innocua è stato utilizzato come surrogato del patogeno per l’intero studio. A tale scopo, nel presente studio, è stato utilizzato un approccio multiplo di tipo microbiologico (modello dinamico per predire la crescita, conteggio cellulare) e di tipo proteomico (SDS-PAGE e 2D-E). I risultati hanno mostrato che sia le cellule sia il supernatante privo di cellule di Lb.plantarumRTB rappresentano un forte fattore di stress nei confronti diL. innocua ATCC 33090, espresso attraverso la sua inibizione di crescita. In dettaglio, l’inibizione non era attribuibile agli acidi organici prodotti da Lb.plantarum, in quanto L. innocua ATCC 33090 produceva una serie di nuove proteine incluso una Universal Stress Protein (USP) in presenza di solo acido lattico, che ha permesso di reagire all’ambiente acido. D’altro canto, la presenza di Lb.plantarumRTB produceva in L. innocua non solo l’espressione di USP, ma anche la degradazione o la non espressione di altre proteine. Questo fenomeno potrebbe essere dovuto a diverse sostanze antimicrobiche e a meccanismi attuati dai ceppi produttori, essi potrebbero essere responsabili dell’inibizione esercitata da Lb.plantarum RTB nei confronti di L. innocua ATCC 33090. Particolare attenzione è stata focalizzata sulla neo-espressione di una USP, un gruppo di proteine indotte da differenti condizioni di stress le quali sono trovate in numerosi procarioti oltre che in organismi eucarioti. La maggior parte dei geni di USP sono espressi monocistronicamente e diversi fattori di trascrizione promuovono la trascrizione delle USPs. Il ruolo delle USPs nella resistenza o suscettibilità di L. monocytogenes è sconosciuto. Poche informazioni sono disponibili in letteratura per quanto concerne la struttura 3D e la funzione biochimica delle USPs nei batteri, inoltre non ci sono strutture tridimensionali di Usp di Listeria. Approcci di bioinformatica possono aiutare ad ottenere maggiori informazioni in merito alla struttura delle Usps e alla funzione di queste proteine. Pertanto nella terza fase del presente studio di dottorato (Capitolo 5), è stata predetta la struttura tridimensionale (3D) di una USP (EHN60729.1) appartenente a L. innocua sulla base di un templato omologo (codice PDB:3S3T; struttura depositata da Osipiuk et al., 2011) disponibile nella banca dati PDB. La procedura comparativa di HomologyModeling utilizza la struttura di proteine determinate sperimentalmente (templato) per predire la strutttura 3D di una proteina che possiede una sequenza di aminoacidi simile (target). L’approccio di modeling per omologia può essere usato quando il templato e il target possiedono almeno il 30% di identità. Nel presente studio l’ipotetica Usp di L. innocua condivide il 31% di aminoacidi con il templato 3S3T il quale corrisponde a circa l’85% dei C-α con 3,5 Å dalla posizione corretta. L’accuratezza del modello è confermata dai valori degli angoli di torsione phi e psi mostrati nel plot di Ramachandran oltre che al QMEAN Z-score. Il RMSD (0,3 Å) del modello rifinito conferma il rapporto evoluzionario tra il modello e il templato. Di interesse sono i risultati riguardanti le analisi delle interfacce ottenuti sia con PISA WebServer sia con l’allineamento multiplo di struttura (MUSTANG). La superficie delle interfacce (ΔG <0, vedi Figura 5.6) è tra i valori medi previsto per le proteine, ma ancora più interessante è la presenza di residui altamente conservati nella regione coinvolta nella formazione del dimero e dei residui che rappresentano il motivo ATP-binding, il quale è fondamentale nella formazione del tetramero. Questo lavoro suggerisce che L. innocua possiede una UspFG-Type e che questa proteina può assemblare in una struttura tetramerica. Questi risultati, seppure da confermare sperimentalmente, forniscono importanti informazioni in merito alla proteina scarsamente studiata e possono stimolare studi sperimentali. Nel complesso, i risultati ottenuti nel presente studio hanno migliorato la conoscenza sia della risposta allo stress di L. innocua sia nello sviluppo del bio-controllo (colture protettive o starter anti-listeria) utili nella bio-conservazione degli alimenti.Dottorato di ricerca in Biotecnologia degli Alimenti (XXV ciclo

    Effect of agronomic technique and pedoclimatic environment on growth and quali-quantitative yield of durum wheat cultivars

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    Scopo di questo lavoro di tesi di Dottorato di Ricerca è valutare l’effetto della tecnica agronomica e dell’ambiente pedo-climatico su sviluppo e resa quali-quantitativa finale di varietà di frumento duro nazionale, testando nel contempo la loro adattabilità alla coltivazione biologica. Prove di confronto fra biologico e convenzionale sono state condotte a Roma e Campobasso, mentre a Tarquinia (VT) sono state condotte solo prove in biologico. Sono state studiate 8 varietà (Claudio, Creso, Dylan, Iride, Meridiano, Normanno, Saragolla, Svevo), utilizzando due diverse densità di semina, 350 e 500 semi germinabili/m2. Inoltre, a Roma è stata condotta una prova con un unico, limitato apporto di fertilizzanti in pre-semina. Sono stati determinati alcuni parametri quali-quantitativi (peso di 1000 semi, data di spigatura, densità di spighe per m2, altezza delle piante, resa in granella, contenuto proteico della granella, peso ettolitrico). I risultati sono stati sottoposti ad analisi della varianza (ANOVA). Inoltre, è stata eseguita una prova di confronto varietale a Ridgetown - Ontario, Canada, per valutare l’adattabilità di varietà italiane a tale ambiente pedoclimatico. Sono state testate 15 varietà di frumento duro. Risultati produttivi di notevole livello, con medie campo nettamente superiori a 5 t/ha, sono stati raggiunti a Campobasso ed a Roma, sia in biologico che in convenzionale; a Tarquinia, per contro, sono state registrate rese in granella distanti dai valori conseguiti nelle altre due località (media inferiore a 3 t/ha). Particolarmente buone le prestazioni di Meridiano e Iride, che hanno raggiunto produzioni intorno a 7 t/ha, mentre da sottolineare i risultati ottenuti da Claudio, interessanti per intensità e stabilità in tutti gli ambienti. Il contenuto proteico della granella è risultato molto elevato a Roma, tanto in biologico che in convenzionale, con medie superiori al 13 % e valori particolarmente elevati fatti registrare da Svevo, Claudio e Dylan. A Campobasso, valori molto elevati sono stati individuati in convenzionale (media superiore al 15 %); anche in questo caso le varietà migliori sono risultate Svevo, Claudio e Dylan. Per contro, nella località molisana, la conduzione in biologico ha comportato una netta penalizzazione del tenore proteico, con valori anche inferiori a 10 %. A Tarquinia, il contenuto proteico delle cariossidi si è attestato su valori compresi tra 10 e 12 %, ed anche in questo caso Svevo è risultata la cultivar migliore. La prova di concimazione condotta a Roma ha mostrato una penalizzazione marcata per quanto riguarda rese e tenori proteici nelle tesi a ridotto apporto azotato. L’interazione Varietà x Concimazione non è risultata significativa per quanto riguarda la resa, mentre lo è stata per il contenuto proteico. L’influenza della densità di semina è stata scarsa, se si esclude una significatività statistica su data di spigatura e peso di 1000 cariossidi (fanno eccezione Tarquinia e Roma in biologico). In conclusione, in tutte le località, l’analisi delle prove condotte a termine ha evidenziato come le caratteristiche dell’ambiente di coltivazione non consentano un aumento delle prestazioni produttive a seguito di un aumento della quantità di semente impiegata. Roma si è rivelato un ambiente particolarmente fertile, tanto in biologico che in convenzionale, sia per rese che per livelli proteici; a Campobasso, le rese in biologico non sono risultate differenti da quelle in convenzionale, mentre il tenore proteico è risultato particolarmente penalizzato. Tarquinia si è dimostrato un ambiente non adatto al raggiungimento di livelli produttivi e tenori proteici soddisfacenti in biologico. Per quanto riguarda i risultati ottenuti in Canada, 4 varietà (Claudio, Arnacoris, Dylan e Duilio) hanno fatto registrare valori di resa non diversi statisticamente da quella ottenuta da OAC Amber, unica varietà di frumento duro autunnale attualmente registrata in Canada.Aim of this PhD project was to evaluate the effect of both management practice and cropping environment on development and quali-quantitative yield of Italian durum wheat cultivars, testing in the same time their adaptability to organic farming. Organic and conventional varietal trials were performed at Rome and Campobasso, whereas in another location, namely Tarquinia, only organic trials were carried out. Eight cultivars were used (Claudio, Creso, Dylan, Iride, Meridiano, Normanno, Saragolla, Svevo) with two different seeding rates, 350 e 500 germinating seeds/m2. Moreover, in Rome a fertilization trial was performed, with a reduced nitrogen fertilizer supply, prior to sowing. Some quail-quantitative traits were determined (thousand kernel weight, heading date, number of spikes/ m2, plant height, grain yield, grain protein content, test weight). The results were submitted to analysis of variance (ANOVA). Moreover, a variety trial was carried out in Ridgetown – Ontario, Canada, aiming at evaluate the suitability of Italian durum wheat genotypes to such a pedoclimatic environment. Fifteen cultivars were tested. Grain yield regularly exceeding 5 t/ha were achieved at Rome and Campobasso, both in organic and conventional, whereas grain yields at Tarquinia where quite far from those obtained in the other locations (average grain production lower than 3 t/ha). It is worth to highlight the yields of Meridiano and Iride, not far from the value of 7 t/ha, while Claudio showed an interesting to be high yielding and well adaptable to any environment. Grain protein content revealed to be high both in organic and conventional trial in Rome, where mean values exceeded 13%; Svevo, Claudio and Dylan achieved the highest values. At Campobasso, protein contents were particularly high in conventional trial (mean value over 15%), and even in this case Svevo, Dylan and Claudio resulted to be the best cultivars. Conversely, in this location all the cultivars were clearly penalized by organic management, seen as values lower than 10% were detected. At Tarquinia, kernel protein content ranged from 10% to 12%, and even in this case Svevo revealed to be the best cultivar. Fertilization trial carried out in Rome showed an overall reduction of grain yield and protein content in less fertilized plots. Genotype x Management interaction was not significant for yield, while it was for protein content. Influence of seeding rate was poor, but a statistically significant effect emerged in 3 out to 5 fields on heading date and thousand kernel weight. In conclusion, data analysis revealed how an increase in the seeding rate didn’t allow to improve the performance of all the cultivars. Rome resulted to be a suitable environment for both organic and conventional management, regarding grain yield and protein content; at Campobasso, grain yields in organic farming were comparable to those obtained in conventional trial, while protein contents were clearly lower in the field managed organically. The environment of Tarquinia didn’t allow to reach satisfactory values of grain yield and protein content in organic management. Regarding the trial carried out in Canada, 4 cultivars (Claudio, Arnacoris, Dylan, Duilio) reached yield values not statistically different fro that achieved by OAC Amber, the only winter durum wheat cultivar currently registered in Canada.Dottorato di ricerca in Difesa e qualità delle produzioni agro-alimentari e forestali (XXV ciclo

    A statistical analysis of the tourism competitiveness

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    Nell’attuale contesto competitivo è di fondamentale importanza avere una conoscenza approfondita dei fattori che influenzano la competitività delle destinazioni turistiche, in modo da poter agire, rafforzando i punti di forza e riducendo i punti di debolezza migliorando, così, l’attrattività del territorio. In letteratura il dibattito sulla competitività in tema di tourism management, si è focalizzato sia sull’analisi dei fattori strategici in grado di influenzare le performance della destinazione turistica, sia sullo studio di modelli e strumenti che ne misurino il livello competitivo. Tali modelli mostrano la complessità del concetto di competitività e quanto siano numerosi i fattori da osservare per valutare, misurare e gestire la competitività di una destinazione. L’obiettivo della tesi è quello di valutare la competitività delle Regioni Italiane attraverso un’analisi statistica esplorativa che combini metodi fattoriali e metodi di classificazione. Le peculiarità della ricerca si identificano nel vasto dataset di partenza sintetizzato, attraverso l’analisi in componenti principali, in un numero abbastanza ristretto di indicatori rappresentativi dei driver di competitività e nella successiva applicazione, a tali indicatori, di una tecnica di classificazione di tipo sfocato (fuzzy clustering). L’applicazione della tecnica di classificazione di tipo fuzzy, consente di trattare con efficacia l’incertezza interna ai dati. Attraverso la fuzzy cluster ciascuna regione viene attribuita ad gruppo con un determinato grado di appartenenza in modo che la classificazione che ne risulta non solo mostri come si aggregano le unità, ma riesca a quantificare l’appartenenza della regione ad un cluster. Da Paese leader nel ranking del turismo, l’Italia oggi fatica a preservare il proprio livello competitivo sia verso i suoi concorrenti storici che rispetto alla competizione sempre più aggressiva di nuove destinazioni. Analizzare i fattori che determinano la capacità competitiva diventa quindi un esercizio fondamentale per il ricercatore ma anche per il policy-maker. Infatti, in questo modo esso dispone di un set di indicatori su cui poter sviluppare una strategia più coerente ed efficace. L’evidente ‘ritardo’ dell’Italia rispetto ai suoi concorrenti, tradizionali ed emergenti, ha motivato un’attenta analisi di come la minore competitività a livello nazionale si sia realmente manifestata a livello regionale. Ne esce un panorama regionale eterogeneo, caratterizzato da alcune eccellenze e da diversi elementi di criticità ma, al tempo stesso, da potenziali di crescita quantitativa e soprattutto qualitativa.In the current competitive environment, the knowledge of the factors that affect the destination competitiveness has become essential. This helps to enhance the strengths and to reduce the weaknesses and, more in general, to improve the entire destination attractiveness. In tourism literature the debate about competitiveness has focused on the strategic factors that can influence the destination performance and the study of models and tools that are able to "measure" the competitiveness level. All models highlight the complexity incorporated in the concept of competitiveness, and the presence of numerous factors that must be analyzed to assess, measure and manage the competitiveness of a destination. The main goal of this thesis is an assessment of the competitiveness of Italian regions using a statistical approach that combines factorial methods, for reducing of the large dataset into a limited number of representative indicators, and classification methods, for grouping the regions on the basis of the obtained indicators. The application of fuzzy clustering further enriches the research. Given the complexity of the data analyzed, this method can effectively treat the uncertainty internal to the data. Through the fuzzy cluster a single region is attributed to each group with a given degree of membership. The resulting classification permits not only to show how they aggregate units, but is able to quantify the membership of a region to a cluster. From leading country in the ranking of tourism, today Italy suffers so that it is losing competitiveness to the older competitors as well to new entrants. Analyzing the factors that determine the competitive ability of a destination becomes a fundamental exercise for the researcher but also for policy-makers. In fact, it provides a set of indicators that permits to develop a more coherent and effective strategy. Because of the strong 'delay' of Italy compared to its other traditional and emerging competitors, it’s necessary to analyze how the low level of competitiveness at national level manifest itself at regional level. The results of the research highlight an heterogeneous regional scenario showing some critical elements but, at the same time, some quantitative and especially qualitative prospects.Dottorato di ricerca in Teoria e metodi Quantitativi per l'Analisi dello Sviluppo (XXII ciclo

    The response of the Catholic Church to the problem of child sexual abuse: a sociological perspective

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    L’oggetto della nostra ricerca riguarda le dinamiche sociologiche in materia di gestione del discredito a seguito dello scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica dal 2002 al 2010, prendendo in considerazione alcuni degli eventi mediaticamente più significativi che hanno caratterizzato l’intera vicenda. Il punto di partenza della ricerca è il 9 gennaio 2002, quando il quotidiano americano The Boston Globe ha pubblicato un’inchiesta relativa a un caso di abuso nell’arcidiocesi di Boston. In seguito abbiamo assistito a una propagazione del fenomeno non solo in altre diocesi del territorio, ma anche in alcuni Paesi europei; tra questi abbiamo incentrato la nostra analisi sulla situazione in Irlanda. Le ragioni di questa scelta sono state dettate dal fatto che dagli Stati Uniti è esploso mediaticamente il caso e per tutto il decorso della vicenda essi si sono posti nello scenario internazionale come opinion leaders, non solo a livello di politiche adottate per contrastare il fenomeno (tra tutte, la zero tolerance), ma anche per quanto riguarda l’adozione di prime specifiche norme in materia di tutela dei diritti dei minori. Il focus sull’Irlanda è invece dettato dalla forte tradizione cattolica presente nel Paese . La scelta degli Stati Uniti e dell’Irlanda, poi, è motivata da alcune ragioni di fondo che sembrano accumunare entrambi i Paesi; innanzitutto, la dimensione del fenomeno (ovvero, negli Stati Uniti dal 1950 al 2002 sono stati segnalati circa 4392 preti accusati di abuso sessuale sui minori ; in Irlanda, invece, tra il 1965 e il 2005 sono state registrate più di 100 denunce di abusi su ventuno preti che operavano nella sola diocesi di Ferns ). Un successivo aspetto fa riferimento, invece, all’interesse dei mass media americani (e irlandesi) circa le modalità di rappresentazione della vicenda, spesso presentata in “termini scandalistici”, i cui fatti accaduti circa trent’anni fa sono riproposti all’opinione pubblica come se fossero fatti attuali. Infine, dall’America sono partiti anche i primi processi, che hanno portato in molti casi a gravi crisi finanziarie delle diocesi locali che hanno dovuto risarcire le vittime; inoltre, da qui sono scattate le denuncie contro il Vaticano e il Papa (nel settembre del 2011, infatti, lo SNAP , una delle maggiori associazioni delle vittime, ha presentato un’istanza al tribunale dell’Aja conto Benedetto XVI il cardinale Tarcisio Bertone, il cardinale Angelo Sodano e l’ex Prefetto della Congregazione, William Levada). In Irlanda si presenta uno scenario più o meno simile; i dati del Rapporto Ferns, infatti, hanno evidenziato lo stesso modus operandi delle diocesi locali che, in molti casi, hanno offerto alle vittime grossi risarcimenti monetari per evitare che i casi diventassero uno scandalo per la diocesi stessa o per la Chiesa in generale. Il lavoro è stato diviso in tre sezioni: una prima parte, di taglio sociologico, espone le matrici alla base del concetto di credibilità, prestando particolare attenzione alla credibilità delle istituzioni (con la Chiesa Cattolica) e dell’individuo (nello specifico, abbiamo parlato della relazione tra il sacerdote e il minore-vittima dell’abuso). Successivamente abbiamo analizzato le modalità di costruzione della notizia tenendo presenti gli aspetti caratterizzanti il processo del newsmaking e i valori notizia impiegati per la rappresentazione dei fatti da parte dei quotidiani stranieri ed italiani. Infine, abbiamo affrontato il problema del panico morale, sulla scorta dello studio di Griswold sulla costruzione di un problema sociale in relazione al ruolo e all’influenza mediatica in questo processo (Griswold 1997). Nella seconda parte del lavoro, abbiamo applicato le categorie dei valori notizia, delle strategie di tematizzazione dei quotidiani e del panico morale nella ricostruzione dei casi di abuso in America e in Irlanda. Al fine di offrire un quadro quanto più ampio dei singoli fatti, abbiamo elaborato una breve ricostruzione storica sulla base della documentazione prodotta da alcune fonti ufficiali, quali: il sito ufficiale della Santa Sede, referti medici, indagini governative e inchieste condotte dalle diocesi locali o da autorità giudiziarie. Nell’impossibilità di esaminare tutta l’enorme mole di materiale prodotto dagli organi di stampa durante questi anni, abbiamo selezionato due tipologie di articoli giornalistici: - Per i quotidiani stranieri abbiamo scelto l’editoriale, quale forma giornalistica capace di esprimere il punto di vista della direzione del giornale. Le testate impiegate come fonti sono così suddivise: a. Per gli Stati Uniti, ricordiamo: The Boston Globe e The New York Times; b. Per l’Irlanda, invece, abbiamo: The Irish Times; Per quanto riguarda l’analisi degli articoli italiani, invece, abbiamo selezionato i tre quotidiani più letti in Italia: Il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa. In questa circostanza abbiamo optato per l’articolo di cronaca, come forma di esposizione di una notizia per eccellenza. Alla ricostruzione storica e mediatica dei principali casi di abusi sessuali abbiamo esaminato la risposta proveniente dalla Chiesa Cattolica nei suoi vari livelli, considerando gli interventi pubblici, le decisioni e i gesti significativi valutando le eventuali analogie e differenze di azione compiute nel corso degli anni da Papa Giovanni Paolo II e da Papa Benedetto XVI. In tal senso, abbiamo fatto riferimento a una fitta documentazione disponibile sul sito ufficiale del Vaticano. I risultati dell’analisi fanno riferimento a due precisi ambiti. In primo luogo, abbiamo preso in esame gli effetti prodotti dai media analizzandoli su due fronti: innanzitutto secondo un’ottica autoreferenziale, ovvero valutando eventuali cambiamenti di posizione rispetto all’avvicendarsi dei fatti e, infine, in relazione alla risposta dell’opinione pubblica prendendo come parametri di riferimento i sondaggi di popolarità e gli indici di fiducia e consenso rivolte alla Chiesa Cattolica. In secondo luogo, poi, abbiamo considerato sulla base delle statistiche e dei sondaggi elaborati, qual è stato il feedback dell’opinione pubblica estera in relazione alla risposta della Chiesa (locale e del Vaticano) e a quel preciso periodo temporale in cui la vicenda si stava evolvendo. Questa modalità riflette una questione fondamentale dell’intera vicenda, ovvero, non essendo ancora conclusa la questione degli abusi (sia da parte della Chiesa Cattolica sia in termini di risoluzione dei casi) al momento non si dispongono di cifre esatte per poter fare una stima circa l’efficacia (o meno) delle strategie di gestione del discredito applicate dalla Chiesa Cattolica. La metodologia impiegata per lo studio sugli articoli è di tipo qualitativo, ovvero, ricorrendo a un’analisi semantica e lessicale con cui abbiamo individuato le parole-chiave, le espressioni maggiormente ricorrenti e i temi (come il dibattito sull’istruzione della Crimen Sollicitationis) collegati alla vicenda; in tal senso, abbiamo applicato lo studio condotto da Dardano (1973) per l’analisi del linguaggio dei giornali. Tra le fonti impiegate per la nostra ricerca abbiamo tenuto conto, come già detto, della documentazione pubblicata on line (dai singoli quotidiani come approfondimenti agli articoli), di quella consultabile negli archivi digitali delle diocesi straniere e di quella reperibile nel sito del Vaticano. Inoltre per quanto concerne il materiale estrapolato dalla “rete” disponiamo: 1. Delle perizie psichiatriche, dei referti medici e delle lettere di corrispondenza tra i vari livelli delle gerarchie ecclesiastiche americane. 2. Dei rapporti delle varie commissioni di inchiesta, come ad esempio: il Rapporto Ryan (maggio 2009), il Rapporto Murphy (novembre 2009) e il Cloyne Report (luglio 2011) diffusi in Irlanda a seguito delle indagini condotte negli istituti religiosi, nelle diocesi del territorio sui casi di abusi sessuali contro i minori e impiegati come strumenti di repressione e prevenzione del fenomeno. Altro esempio è il John Jay Report, uno studio condotto dal John Jay College of Criminal Justice dell’Università di New York, commissionato dalla Conferenza Episcopale dei Vescovi d’America Abbiamo estrapolato i regolamenti, le normative promulgate dalle diocesi locali in materia di gestione dei casi di abuso e nell’ambito della tutela dei diritti dei minori. Alcuni esempi sono: il Framework Document del 1996 (dall’Irlanda), oppure, le Essential Norms promulgate nel 2002 dalla Conferenza Episcopale Americana. 3. Dei discorsi ufficiali, dei comunicati stampa e degli interventi pubblici di Papa Giovanni Paolo II, di Papa Benedetto XVI e di alcuni esponenti del Vaticano. Abbiamo, inoltre, le trascrizioni degli interventi del Papa durante gli incontri con le vittime e durante i viaggi compiuti nei Paesi in cui si sono verificati gli episodi di abusi. 4. Delle normative e dei regolamenti canonici in materia di tutela dei minori dal 1962 ad oggi. Come approfondimento per valutare gli effetti che i casi hanno prodotto in Italia abbiamo raccolto anche una prima serie di interviste, realizzate in Italia e a New York e in Irlanda a giornalisti e vaticanisti che si sono interessati alla vicenda. Ricordiamo qualche nome dall’Italia: Marco Tosatti (La Stampa), Marco Politi (Il Fatto Quotidiano), Stefano Maria Paci (Skytg24) e Andrea Tornielli (La Stampa). Dagli Stati Uniti abbiamo invece: Luciano Clerico, Emanuele Riccardi e Alessandra Baldini (inviati dell’agenzia di stampa Ansa) e Monsignor Lorenzo Albacete (Teologo e giornalista del New Yorker ed editorialista del New York Times). Come testimonianza della situazione irlandese, abbiamo invece un’intervista a Gerard O’Connell (giornalista e collaboratore dell’Irish Times).The main theme of our project research is about the sociological dynamics of the discredit as a result of the sexual abuse scandal in the Catholic Church; in particular we consider the mass media coverage on the topic from January 2002 to March 2010. Our start point is January 9th, 2002 when the american newspaper, The Boston Globe published an investigation about a sexual abuse case in the Boston Archdiocese. Then, we considered the development of the issue in the american dioceses and in the other European countries too; from all the cases that happened, we decided to consider the Irish situation. The reasons that moved our decision depends on whether the case began in the United States by the newspaper and throughout the development of all the case, the american mass media played the part as opinion leader within international scenario, not only not only for the politics which have been adopted to contrast the phenomenon (among the many, the “zero tolerance” one), either for the adoption of first specific rules concerning the defense of child’s rights. The focus in Ireland has been, whereas, set out by the strong Catholic tradition across the nation . The choice of both the USA and Ireland, is motivated by some major reasons seeming to pool the two countries together: first of all, the phenomenon size (namely in the USA from 1950 to 2002, 4392 cases of sexual abuse onto minors have been reported ; while in Ireland between 1965 and 1005, more than 100 sexual abuses complaints have been registered on 21 priests operating in the Ferns diocese itself ). Another following aspect, whereas, refers to the US mass media interest (and the Irish ones as well) about the representation of the occurrence, often presented in “tabloid terms” whose facts occurred over thirty years ago, are now presented as still topical Eventually, the first lawsuits started out in the US, which in several cases have brought the local dioceses to serious financial problems, as these were supposed to refund the victims; in addition there are allegations to the Vatican and the Pope (in fact, in September 2011 the “SNAP” one of the major victims’ association submitted a petition to the Aia court against Benedict XVI, cardinals Tarcisio Bertone and Angelo Sodano and the former congregation chief officer, William Levada ). In Ireland the scenario is quite similar to the above mentioned one, the data from the Ferns Report highlighted the same modus operandi in the local dioceses, which, in most cases offered the victims generous monetary refunds to keep the cases from becoming a scandal for the diocese’s sake or the entire Catholic church. The work is divided into three sections: in the first one we treated the theory of the credibility, in particular focusing the Catholic Church credibility and the relationship between the priest and the abused minors. Afterwards we analyzed the news’ construction modes, considering the news making process and the news values either, employed for the representation of facts on the Italian and also foreign newspapers’ behalf. At last, we talked about the construction of the moral panics and the relationship with the Griswold theory on the construction of the social problems by the mass media influence. Finally, we confronted the “moral panic” issue being spotted from Griswold’s study about the construction of a social issue in relation to the media role and influence within this process (Griswold 1997). In the second part of this work we have applied the news values categories, newspapers thematization strategies and the moral panic in the reconstruction of the abuses in Ireland and in the USA. In order to offer a wider pattern of the single facts, we have elaborated a short historical reconstruction based on the documents produced and issued by some official sources such as: the Holy See official website, medical reports, governmental investigations and enquiries carried out by local dioceses and judiciary authorities. Due to the enormous amount of material produced by the press organs during all of these years, we have picked out two typologies of journalism articles: - For the foreign newspapers we have chosen the editorial, as the journalistic form able to express the newspaper’s editorial management. The newspapers employed as sources are under this division: a. For the United States, we recall: The Boston Globe and The New York Times; b. For Ireland, we have : The Irish Times; As far as the analysis of the Italian articles, we have, whereas, selected the three Italian most read newspapers: Il Corriere della Sera, La Repubblica and La Stampa. Besides the historical and media reconstruction of the major abuse cases, we examined the response moving from the Roman Catholic church within its various levels, considering the public interventions, the decisions and the significant gestures by evaluating any analogy and difference in the action brought on over the years by the Popes John Paul II and Benedict XVI. In this acceptation we have referred to a voluminous documentation available on the Vatican official website. The outcomes of this analysis refer to two sharp fields. Firstly, we have examined the effects produced by the media, analyzing them onto two different hands: first of all through a self-referring perspective, either evaluating any change of position with respect to the occurrences following one another, and at the end, with respect to the public opinion, taking as standards the popularity surveys and the ratings of trust and consensus towards the Catholic church. Second to this, based on the statistics and the elaborated surveys we considered what was the feedback from the foreign public opinion related to the church’s response (locally and from the Vatican either) and to that precise time lap where the deeds were taking turns. This modality reflects one fundamental question of the whole matter, that is, since the question of the abuses has not been resolved yet (both from the church behalf and in terms of resolution of the facts) at the moment there is no reliable numbers to estimate the efficiency or not of the discredit management strategies applied by the Catholic church. The methodology employed in this study is qualitative, namely a semantic and lexical analysis through we have found out the key words, the most redundant expressions and the themes (like the debate about the constitution of the “Crimen Sollicitationis”) related to the occurrence; in this acceptation we have applied the study carried out by Dardano for the analysis of newspapers’ language. Among the sources employed for our research we held in consideration, as previously said, the online edited documentation (by single newspapers as deeper examination on the articles) those available in the digital archives of the foreign dioceses as well the one at disposal on the Vatican website. In addition, as far as the material excerpted from the “web” we have: 1. psychiatric examinations, medical reports and mail letters exchanged among the various levels of the American clergy hierarchy. 2. Several reports from the enquiry boards, for instance: Ryan Report (May 2009), Murphy Report (November 2009), Cloyne Report (July 2011) released in Ireland after the investigations carried out in religious institutes and facilities, in the local diocese on sexual abuses cases onto minors and employed as repression and prevention means of the phenomenon. Another example is the John Jay Report, a study performed by the John Jay College of Criminal Justice, within the New York University, commissioned by the American Episcopal Conference. We have excepted regulations, rules enacted by local dioceses concerning the management of abuse cases and the safeguard of minors’ rights. Some of the examples are the Framework Document, 1996, (from Ireland) and the Essential Norms promulgated in 2002 by the American Episcopal Conference. 3. Public speeches, press communications and public appearances by the Popes John Paul II and Benedict XVI, as well as by other Vatican exponents. Also we have the transcriptions from the Pope’s statements during the meetings with the victims and the journeys in the countries where the abuses had occurred. 4. Canonical regulations and norms regarding the minors’ rights safeguard from to 1962 up to our days. As a deeper examinations in order to evaluate the effects that these cases produced in Italy, we collected a series of interviews too, carried out in Italy, in New York and in Ireland to journalists and vaticanists getting interested in this occurrence. We recall some name from Italy: Marco Tosatti (La Stampa), Marco Politi (Il Fatto Quotidiano), Stefano Maria Paci (Skytg24) and Andrea Tornielli (La Stampa). From the United States we have: Luciano Clerico, Emanuele Riccardi and Alessandra Baldini (reporters from the press agency Ansa) and Monsignor Lorenzo Albacete (Teologist and journalist for New Yorker and editorialist for New York Times). As a testimony for the Irish situation we have an interview to Gerard O’Connell (journalist and collaborator for the Irish Times).Dottorato di ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale (XXIV ciclo

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