University of Molise

Repository of Open Access Documents
Not a member yet
    311 research outputs found

    Legally relevant solicitations for the early and timely disclosure of company crisis: a systematic analysis

    No full text
    Quello della emersione anticipata e tempestiva della crisi di impresa è tema di centrale attualità, in ragione della ‘defaillance’ economico-finanziaria che sta investendo i mercati mondiali, prima, e nazionali, poi. Ma la spinta verso l’uscita dalla crisi rappresenta soltanto la sublime giustificazione alla concessione, da parte del legislatore nazionale, di strumenti di favore per l’imprenditore che voglia, grazie ad una scelta autoindotta, regolare con i creditori il proprio dissesto manifestando all’esterno una situazione economico-finanziaria che, se lasciata al caso o all’inerzia della dirigenza, potrebbe trascinarsi nella c.d. insolvenza irreversibile, da trattare soltanto con il circuito liquidatorio della procedura fallimentare, sebbene l’esprit de loi riformista, che ha più volte inciso sul Regio Decreto n. 267 del 1942, sia stato caratterizzato da una più intensa sensibilità verso la conservazione dei valori aziendali. Il viatico di questo lavoro è rappresentato dall’interesse verso quelle sollecitazioni, non già autoindotte, bensì etero-indotte, di matrice giudiziale, che siano tali da ‘influenzare’ l’imprenditore ad uscire allo scoperto e sedersi ad un tavolo di trattative con i propri creditori. Da questa prospettiva, dunque, la crisi d’impresa non assume valore soltanto perché attuale e globalizzata, bensì si conferma come una situazione patologica che, se non trattata tempestivamente, pregiudica gli interessi di quanti gravitano intorno all’asse imprenditoriale. «Sollecitazioni giuridicamente rilevanti all’emersione anticipata e tempestiva della crisi di impresa: una rielaborazione sistematica», ad un tempo titolo e chiave di lettura dell’indagine: per ‘sollecitazione’ si intende quella attività diretta ad indurre qualcuno verso una certa scelta od una certa decisione; con la locuzione ‘giuridicamente rilevanti’ si intende la necessità che le sollecitazioni medesime promanino autoritativamente ed autorevolmente da un giudice, e si rilevino quali induzioni qualificate; il termine ‘anticipazione’, invece, introduce un dato temporale che permetta di collocare siffatte ‘induzioni qualificate’ in un momento precedente rispetto all’ordinaria emersione di un dissesto imprenditoriale; in ultimo, l’aggettivo “tempestiva” denuncia la necessità a che l’emersione della crisi intervenga quando sia possibile la sua regolazione senza che si sacrifichino tutti gli interessi che gravitano intorno all’impresa, prassi, peraltro, dalla quale la mentalità imprenditoriale nazionale non pare volersi affrancare. Allo stato attuale delle cose, quindi, il legislatore consegna agli operatori economici, suggellandoli espressamente come strumenti di emersione anticipata e tempestiva della crisi di impresa, i rimedi negoziali del piano attestato di risanamento, dell’accordo di ristrutturazione dei debiti e del concordato preventivo, rispettivamente incasellati negli artt. 67 lettera d), 182 bis e 160 e ss. della Legge Fallimentare, la cui analisi impegna il primo capitolo. L’indagine, in successione, nel secondo capitolo, muove dalla analisi di altre norme, contenute nella legge fallimentare e nel codice civile, non espressamente votate alla emersione della crisi di impresa, ma che (ed in una situazione di netto paradosso rispetto alle scelte legislative), grazie ad una interpretazione teleologicamente orientata verso siffatto fine, si ritengono idonee a motivare quelle sonorità di cui la mancata normazione delle misure di allerta e prevenzione rappresenta la eco. Infine, una ricognizione sistematica degli strumenti italiani mai si sarebbe potuta svolgere, se non in relazione all’analisi degli istituti concessi da un ordinamento nel quale la cultura della prevenzione delle difficoltà dell’impresa sembra essere più matura e sensibile: il terzo ed ultimo capitolo è votato alla disanima del sistema delle allerte francesi, tanto endogene quanto esogene all’impresa.The early and timely disclosure of company crisis is a topic of paramount relevance in light of the economic-financial ‘defaillance’ affecting first the world markets and then the national ones. However, the drive towards getting out of the crisis only represents the sublime justification for the national legislation to grant tools that favour the entrepreneur who’s willing, thanks to a self-induced choice, to adjust his economic instability manifesting to the outer world an economic-financial situation that, if left to chance or to the passiveness of management, could lead to the - so called - irreversible insolvency, that could only be dealt with the liquidation circuit of the bankruptcy proceedings, although the reformist esprit de loi, which has repeatedly affected the Royal Decree n. 267/1942 was characterized by a more intense sensitivity towards the preservation of corporate values. The viaticum of this work is s represented by the interest towards the instances, not self-induced, but hetero-induced, by the courts, which are able to 'influence' the entrepreneur in order to step up and sit at a negotiating table with his creditors. From this perspective, therefore, the enterprises crisis not only is important because it’s current and globalized but it proves to be a pathological situation which, if not treated promptly, could prejudice the interests of those who gravitate around the entrepreneurship axis. “Legally relevant solicitations for the early and timely disclosure of company crisis: a systematic analysis”, at the same time title and key to the interpretation of the study: “solicitation” is defined as the activity intended to induce someone to a certain choice or a certain decision; the expression 'legally relevant' encompasses the need for the solicitations to emanate powerfully and authoritatively from a judge, and can be categorized as qualified solicitations; whereas the term 'anticipation' introduces a temporal element that allows to place such “qualified solicitations” in an earlier time than the ordinary emergence of a financial and economic difficulties and, lastly, the word "timely" reports the need for the disclosure of the crisis to happen when its control it’s possible without scarifying all interests revolving around the enterprise, from which practice, however, the national entrepreneurial mindset does not seem to want to abandon. At present, therefore, the legislator delivers to economic operators, expressly qualifying them as tools for the early and timely disclosure of company crisis, the negocial remedies of the piano attestato di risanamento, accordo di ristrutturazione dei debiti and concordato preventivo, respectively in articles 67 d), 182a and 160 et seq. of l.f., the analysis of which is engaged in the first chapter. The study follows with the second chapter, which moves from the analysis of other provisions in the Bankruptcy Law and in the Civil Code, not expressly devoted to the early and timely disclosure of company crisis but that (and in a situation of net paradox with the legislative choices), thanks to a teleological oriented interpretation, shall be deemed eligible to give voice to those sounds of which the lack of standardization of the warning and prevention systems is the echo. Finally, a systematic analysis of the Italian instruments would have never been possible, if not in relation to the analysis of the remedies offered by a jurisdiction in which the culture of prevention of a company's difficulties seem to be more mature and sensitive: the third and final chapter is dedicated to a close examination of the French system of alerts, both endogenous and exogenous to the firm.Dottorato di ricerca in Diritto ed economia: interessi rilevanti e tutele (XXV ciclo

    Between normalization and individualization. Subject, bodies, anarchy

    No full text
    Questo lavoro si occupa di rintracciare i presupposti sulla natura umana a fondamento delle diverse definizioni elaborate dalla teoria sociale contemporanea relativamente ai concetti di normalizzazione e individualizzazione. Benché la rilevanza attuale di tali concetti appaia largamente connessa con l'emergere di esiti teorici molto contestati quali quelli cui perviene il post-strutturalismo in relazione alla critica del soggetto, le scienze sociali sembrano in qualche modo non comprendere appieno l'enfasi che questa corrente di pensiero pone sulla 'diversità' come punto di partenza di una riflessione che intende mettere in discussione la distinzione tra teoria e prassi, tra conoscenza e azione e, in definitiva, tra soggettività e oggettività. L'ipotesi di fondo del lavoro consiste nell'idea che la critica post-strutturalista del soggetto, in particolare nelle modalità in cui è intesa e sviluppata da un autore fondamentale quale Michel Foucault, costituisca un utile approdo del pensiero occidentale relativo al modo in cui concepire la natura umana. Tale utilità può essere formulata come possibilità di impostare in maniera alternativa alcune delle problematiche che attraversano l'intero campo delle scienze sociali. Un esempio può essere costituito dalla tendenza a costruire una teoria della 'crisi' della società occidentale contemporanea basata sull'esaurimento della portata emancipatrice dell'individualismo che risulta evidente nell'inaspettata coincidenza dei processi di normalizzazione e individualizzazione. Tale approccio conduce a teorizzare come possibile superamento della crisi l'adeguamento delle istituzioni tradizionali a istanze di cambiamento che vengono 'dal basso', alludendo con questa formula alla portata innovatrice di una dimensione fondamentale che coincide, dal punto di vista della società, con la necessaria esistenza di un nucleo originario di valori comuni, e dal punto di vista dell'individuo con un'innata tendenza alla socialità che trova la sua ultima legittimazione nel corpo. La critica del soggetto sollevata dal post-strutturalismo mette in discussione questa interpretazione, individuando al contrario i corpi come portatori di una diversità irriducibile e 'indicibile' nei suoi propri termini. Ciò conduce a un approccio epistemologico in cui le distinzioni concettuali tradizionali tra 'alto' e 'basso' perdono di significato e vengono intese come effetto, piuttosto che causa, delle instabili e variabili relazioni di potere di cui si compone la società. In tal senso, la critica post-strutturalista del soggetto apre la riflessione sul potere, principalmente oggetto della filosofia politica, al contributo del più ampio insieme delle scienze sociali.In this work I try to define the implicit assumptions about the human nature moving from which contemporary social theory develops the notions of normalization and individualization. Though the current relevance of such concepts seems to be inevitably connected with the emergence of the largely contested theoretical formulations by post-structuralist philosophy about the infamous 'death of the subject', social theory seems not fully understand the implications of this idea for the study of diversity, for traditional distinctions between theory and practice, and, above all, between subjectivity and objectivity. My main point is that the post-structuralist critique of the subject, in particular as offered by Michel Foucault, constitutes a useful resource for Western thought in relation to the ways it formulates theoretical model of human nature. In this sense, to develop alternative formulations of human nature implies the possibility to re-formulate in an alternative way problems which are the corner-stone of the whole field of social sciences. An example is constituted by the possibility to critically revise a theory of Western society's contemporary crisis emerging from the exhaustion of the emancipatory potential of individualism, which results in the unexpected coincidence between social processes of normalization and individualization. This theoretical trend culminates in the identification of a possible solution to such a crisis through the adjustment of traditional political institutions to instances of change coming 'from the bottom', alluding with this expression to the existence of an original and fundamental innovative nucleus of the human sphere in general. It coincides, when related to society at large, with a nucleus of shared values, and, when related to the single individual, with its innate instinct to sociality, based, at the end of the day, on the physiological and objective structure of the human body. On the contrary, the post-structuralist critique to the subject describes the bodies as carriers of an irreducible diversity, which remains inexpressible in its own terms. Such critique leads to an epistemological approach according to which traditional conceptual distinctions between a 'top' and a 'bottom' lose their meaning, and become an effect, rather than a cause, of the unstable and variable relations of power of which social reality is composed. In this sense, post-structuralist philosophy of the subject opens up the issue of power, a traditionally exclusive domain of political philosophy, to the contribution of the whole of social sciences.Dottorato di ricerca in Relazioni e processi interculturali (XXV ciclo

    Evaluation of genes involved in oncocytic cardiomyopathy by next generation sequencing

    No full text
    La cardiomiopatia oncocitica (HC) è una patologia rara, aritmogena caratterizzata da cardiomegalia, aritmie cardiache gravi, morte improvvisa e presenza di cellule simili agli istiociti nella compagine del miocardio. Colpisce bambini al di sotto dei 2 anni di età, con un rapporto femmine-maschi di 3:1. La prevalenza non è nota ma, ad oggi, sono stati descritti nel mondo meno di 100 pazienti. Clinicamente la malattia può manifestarsi con diversi tipi di aritmia cronica (tachicardia ventricolare e sopraventricolare, fibrillazione atriale e ventricolare e sindrome di Wolff-Parkinson-White) e spesso la morte improvvisa, dovuta ad arresto cardiaco, è un evento comune al momento della prima diagnosi. In questo lavoro è stato studiato un caso di cardiomiopatia oncocitica in una bambina di 16 mesi, affetta da aritmie e disfunzioni progressive del miocardio che hanno richiesto un trapianto cardiaco. L’analisi, mediante sequenziamento genico di nuova generazione (metodo SOLEXA), di 126 geni coinvolti in differenti cardiomiopatie/canalopatie cardiache, ha permesso l’identificazione di due nuove mutazioni potenzialmente patogeniche in due differenti canali ionici: canale del calcio L-type e canale del sodio Na(V)1.5. In particolare, una inserzione nel gene CACNA2D1 (NC_000007.13:g.81603880_81603881insAA), e un polimorfismo a singolo nucleotide nel gene RANGFR (MOG-1) (NP_057576.2:p.Pro155Ser/NC_000017.10:g.8193156C>T); entrambe le varianti non sono mai state descritte prima in letteratura, ma i canali coinvolti sono responsabili della normale contrattilità del miocardio e della velocità di trasferimento del potenziale d'azione. I risultati presentati (clinici, genetici e immunoistopatologici), consentono di comprendere più approfonditamente l’eziopatologia dell’HC e forniscono nuove ipotesi e metodiche innovative per lo studio di geni candidati in questa patologia fatale.Oncocytic cardiomyopathy (HC) is a rare, arrhythmogenic disorder characterized by cardiomegaly, severe cardiac arrhythmias,sudden death and by the presence of characteristic histiocyte-like cells within the myocardium. It affect infants younger than 2 years of age with a female:male ratio of 3:1. Theprevalence is unknownbut, to date, less than 100 patients in the world have been described. Clinically, the disease may manifest as various types of incessant arrhythmia (supraventricular and ventricular tachycardia, atrial and ventricular fibrillation, and Wolff-Parkinson-White syndrome), and frequently sudden death due to cardiac arrest is a common occurrenceat the time ofinitial diagnosis.This work report a case of oncocytic cardiomyopathy in a 16 months-old girl, with dysrhythmia and progressive myocardial dysfunction requiring cardiac transplantation.The analysis, by next generation sequencing (Solexamethod), of 126genesinvolved in differentcardiomyopathies/channelopathies, has allowedthe identification of twonewpotentiallypathogenicmutationsin twodifferention channels: calcium L-type channelandsodium channelNa(V)1.5. In particular, an insertionin the geneCACNA2D1(NC_000007.13: g.81603880_81603881insAA), andasingle nucleotide polymorphismin the geneRANGFR(MOG-1) (NP_057576.2: p.Pro155Ser/NC_000017.10: g.8193156C>T) were identified; both variantshave neverbeen described beforein the literature, butthe channels involvedare responsible fornormalmyocardial contractilityandaction potential propagation. The results reported here(clinical, genetic and immunohistopathologic), lead to a more understanding about the etiopathology ofHCand providenew approachesandinnovative methodsfor the studyof candidate genes inthisfatal disease.Dottorato di ricerca in Scienze per la salute (XXV ciclo

    About War and Church, weapons and prayers: how Molise experienced the Second World War

    No full text
    Una Guerra, si sa, non è mai fine a sé stessa. Nemmeno secondo il parere della Chiesa. Fu proprio la Chiesa, infatti, ad attribuire alla Seconda Guerra Mondiale un significato di purificazione e di espiazione delle colpe commesse dal genere umano attraverso la preghiera. O almeno era quello che fece intendere al popolo, povero ed ignorante. In realtà, le intenzioni della Chiesa erano espansionistiche e di potere, sia sociale che politico. Potere che la Chiesa riuscì ad acquisire e ad incrementare grazie al soccorso prestato ai popoli in guerra. In questo lavoro ho analizzato la situazione economico-sociale del Molise durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale fino alla ricostruzione, partendo proprio dai documenti appartenenti alla Chiesa: archivi diocesani, parrocchiali, privati, Vaticano per poi sconfinare anche in altri archivi come quello di Stato di Campobasso e il Centrale dello Stato di Roma. Una ricerca a tutto tondo, basata soprattutto su documenti inediti, per ricostruire, analizzando il punto di vista del Clero molisano, la situazione di una piccola regione contadina che, a proprie spese, rappresentò un punto cruciale della Seconda Guerra Mondiale soprattutto dopo la firma dell’armistizio del 8 settembre 1943. Il Molise, dopo quella data, fu bombardato, ci furono morti e feriti, gli alleati presero possesso di gran parte del territorio contribuendo al cambiamento della fisionomia regionale. Papi, Vescovi, sacerdoti e tutto il Clero, nelle sue tante sfaccettature, in vario modo, fu presente su questo campo di battaglia. La Chiesa, se da un lato, aiutò, sia moralmente che fisicamente, i molisani a sopravvivere in quel periodo di ristrettezze e di difficoltà, dall’altro, con la propria presenza sociale sul territorio, riuscì a ritagliarsi un importante ruolo di leadership, ruolo che in Molise diventò anche politico con la costituzione di partiti di chiara impronta cattolica come fu con il Partito Popolare Italiano, prima, e la Democrazia Cristina, poi. Anche le stesse associazioni cattoliche, come l’Azione Cattolica o la Fuci o le Acli, avevano assunto un segno chiaramente politico. E in Molise come anche in altre regioni del Regno Italiano, la Chiesa si schierò apertamente contro il Comunismo, nemico dichiarato della fede cristiana nonché “rinnegatore di Dio”, come lo definì anche sua Santità Pio XII. I documenti utili per la stesura del lavoro sono stati consultati presso i seguenti Archivi nazionali e regionali: Archivio Segreto Vaticano Archivio Centrale di Roma Archivio della Diocesi di Campobasso – Bojano Archivio della Diocesi di Trivento Archivio della Diocesi di Termoli – Larino Archivio della Diocesi di Isernia – Venafro Archivio di Stato di Campobasso Libri Cronistorici di: Convento Sacro Cuore dei Cappuccini di Campobasso Convento San Giovanni ai Gelsi di Campobasso Parrocchia di Sant’Antonio di Padova di Campobasso Archivio privato della famiglia Gargano Archivio comunale di CapracottaA war is always made with a purpose. This sentence will surely be shared by The Church, that meant the Second World War as a spiritual purifying process due to the mankind to get absolution of the sin. Or at least using this interpretation, they largely influenced miserable and ignorant common people. What was the Church really aiming for? The real intention of the Church was to keep on conquering new territories and properties in order to enhance social and political supremacy, by supporting the miserable people oppressed by the war. The present work analyses socio-economical situation of a rural land as Molise Region from the Second World War up to the Reconstruction Period. The main sourced I considered, were: • Papers belonging to the Church: diocesan archives, • parish archives, • private archives, • Vatican archive, • State Archive of Campobasso, • Central State Archive of Rome. The main goal of this essay is to make a focus on the situation of a rural land that was able to represent a crucial point in the SWW, especially after the Armistice Day. The region was under the bomb, many citizens died, the allies took possession of it and changed radically the social-political environment. The rule of the Church was very important. On one hand they spiritually and economically supported this wasted land, on the other hand achieved a relevant leadership. This influence gradually led to the creation of political parties, clearly influenced by the Church. Such as Partito Popolare Italiano, at first, and the Democrazia Cristina, later. Even the same Catholic associations, such as theAzione Cattolica or the Fuci or the Acli, taken a sign clearly political. Moreover in Molise region, such as in the rest of Italy, the Church never hided, but explicitly opposed the Communism, considered as declared enemy of the religion and the Church. The documents used in the preparation of this work were consulted at the following National Archives and regional: Vatican Secret Archives Central Archive of Rome Archive of the Diocese of Campobasso – Bojano Archive of the Diocese of Trivento Archive of the Diocese of Termoli – Larino Archive of the Diocese of Isernia – Venafro State’s Archive of Campobasso Historical books of: Convent of the Sacro Cuore of the Cappuccini in Campobasso Convent of San Giovanni dei Gelsi in Campobasso Parish of St. Anthony of Padua in Campobasso Private archive of the family Gargano Municipal Archive of Capracotta.Dottorato di ricerca in Storia della società italiana XIV-XX secolo (XXV ciclo

    Biodiversity and nutrition: a dynamic model for qualitative and quantitative analysis of agri-food systems

    No full text
    Il presente lavoro di dottorato si propone di indagare le complesse relazioni tra biodiversità e nutrizione, con particolare riguardo a due fenomeni: da un lato la crescente e inarrestabile perdita di biodiversità a tutti i livelli (specifico, ecosistemico, agrario) e dall’altro il paradosso alimentare per il quale crescono in tutto il mondo sottonutrizione ed obesità che rappresentano i due principali problemi legati al cibo. L’agricoltura moderna ha reso la produzione di cibo indipendente dai limiti degli ecosistemi locali attraverso l’uso di input prelevati altrove. L’uso di fertilizzanti di sintesi ha favorito l’introduzione di specie e varietà non autoctone, ad alta resa ma altamente dipendenti da questi input, come pure l’introduzione di razze ibride per le quali non si ricorre più al foraggio prodotto localmente ma a fonti nutrizionali completamente estranee, non solo ai luoghi di allevamento ma anche alla stessa fisiologia animale. La grande disponibilità di combustibile fossile che ha caratterizzato l’economia del secolo scorso ha anche comportato l’intensificarsi dei processi di trasformazione e di manipolazione degli alimenti, come anche dei trasporti a lunga distanza delle merci prodotte. I sistemi di produzione e distribuzione alimentare hanno reso disponibili quantità crescenti di cibo a prezzi sempre più bassi, soprattutto nei paesi sviluppati e indipendentemente dalla disponibilità locale di risorse naturali. L’urbanizzazione ha poi reso il consumatore sempre meno consapevole dei legami tra risorsa naturale e cibo; infine, la globalizzazione ha reso sempre più omogeneo il modello alimentare nei paesi di tutto il mondo, senza risparmiare nessun contesto socio-culturale. La complessità e la molteplicità di aspetti coinvolti suggeriscono di avere un approccio olistico nell’analisi del sistema agroalimentare, cercando in tal modo di costruire un percorso logico ed operativo in grado di evidenziare le connessioni (se ve ne sono) tra la biodiversità e la nutrizione umana; in particolare si vuole capire se una perdita di biodiversità e di agrodiversità può influire negativamente sulla disponibilità alimentare, sia in termini quantitativi (sottonutrizione) e sia in termini qualitativi (carenze nutrizionali ed obesità). Pertanto, nel presente studio si descrive il percorso metodologico che, partendo da un’attenta analisi della letteratura, passa attraverso la costruzione di una banca dati e la strutturazione di un modello dinamico, con il duplice obiettivo di individuare le relazioni più significative tra le numerose variabili in gioco e di restituire una valutazione quali-quantitativa dei flussi che tra di esse si realizzano.This thesis aims to investigate the complex relationships between biodiversity and nutrition, with a focus on to two phenomena: on the one hand, the growing and unstoppable loss of biodiversity at the level of species, ecosystems, and agriculture, and on the other one paradox food for which undernutrition and obesity grow all over the world, representing the two main problems related to food. By using input taken elsewhere, modern agriculture has made food production independent of the limits of local ecosystems. The use of chemical fertilizers has led to the introduction of non-native species and varieties characterized by high yield but highly dependent on these inputs, as well as the introduction of hybrid strains for which feed is not produced locally, but far from breeding site. The feed is also increasingly foreign to animal physiology. The wide availability of fossil fuel that characterized the economy of the last century has also resulted in the intensification of processing and handling of food, as well as in the long-distance transport of goods produced. Systems of food production and distribution have made available increasing amounts of food at lower prices, especially in developed countries, and regardless of the availability of local natural resources. Urbanization has also made consumers increasingly aware of the links between natural resource and food, and finally, globalization has made consumption habits increasingly homogeneous in countries around the world, sparing no socio-cultural context. Complexity and multiplicity of issues involved suggest to take a holistic approach in the analysis of the food system, in an effort to build a logical and operational path that is able to highlight the connections (if any) between biodiversity and human nutrition. In particular, we want to understand if a loss of biodiversity and agricultural diversity can adversely affect food availability, both in terms of quantity (undernutrition) and in terms of quality (nutritional deficiencies and obesity). Therefore, we describe the methodological approach that, starting from a careful analysis of the literature, through the construction of a database and the structuring of a dynamic model, with the dual aim of identifying the most meaningful relationships among the many variables involved and returns a quantitative evaluation of the flows are realized between them.Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio (XXV ciclo

    Corporate social responsibility

    No full text
    Il lavoro è volto a mettere in luce le problematiche connesse all’attività delle imprese multinazionali e alla sussistenza in capo alle stesse di una responsabilità sociale internazionale (RSI). Nell’attuale panorama economico e politico mondiale, caratterizzato dalla globalizzazione e dalla stretta interdipendenza dei mercati, dalla sempre più frequente internazionalizzazione dei processi produttivi e aziendali e dalla contestuale operatività delle società in più Paesi, dalla accresciuta consapevolezza del consumatore circa il rispetto, nei processi produttivi, di istanze ritenuti fondamentali dalla società civile, come i diritti fondamentali dell’uomo e dei lavoratori o la protezione dell’ambiente, l’impresa multinazionale assume un ruolo fondamentale sia nell’indirizzare i trends economici globali (si pensi al fatto che alcune società hanno profitti superiori al PIL di buona parte degli Stati della comunità internazionale); la configurazione di una responsabilità sociale in capo a tali società vuol dire mescolare la libertà di impresa e il libero mercato con l’etica. La necessità di inserire la questione dell’etica negli affari nasce, dunque, dalla convinzione - sempre più diffusa in ambito internazionale e nazionale - che l’attenzione dell’impresa verso le istanze sociali, ambientali ed etiche delle comunità umane costituisca una condizione imprescindibile per uno sviluppo durevole e sostenibile. In tale prospettiva, dunque, il concetto di responsabilità sociale d’impresa richiama le imprese a considerare attentamente - nella definizione della propria strategia, nell’articolazione delle politiche e nelle procedure gestionali quotidiane - gli interessi diffusi della collettività, nonché l’impatto delle proprie attività, non solo in termini economici, ma anche sociali, ambientali ed etici. La responsabilità sociale rappresenta, quindi, per l’impresa uno strumento utile ed efficace per rispondere alle istanze e alle esigenze della società civile. Con la RSI nasce quindi una teoria di impresa che vede la produzione di beni non solo come strumento di profitto ma anche come occasione di realizzazione del benessere sociale; lo stesso operato dell'impresa inizia ad essere valutato globalmente non solo in rapporto ai risultati economici della stessa ma anche in base alla qualità del prodotto, alla qualità dell'ambiente lavorativo e alle istanze ambientali, seconda i dettami di quella scuola di pensiero del cd. business ethics per cui le imprese sono chiamate a compiere azioni che contribuiscano ad eliminare e prevenire le iniquità sociali e a promuovere lo sviluppo della collettività. Tale necessità è stata anche consequenziale a comportamenti ed abusi messi in atto dalle società transnazionali che hanno arrecato gravi danni alle comunità umane degli Stati ospiti delle attività produttive. Gli abusi commessi dalle imprese, non sempre riconducibili a precise violazioni degli ordinamenti nazionali, sono stati progressivamente interpretati e costruiti come violazioni o mancanze nei confronti di un complesso di principi definiti come appartenenti ad una ampia sfera di responsabilità sociale internazionale dell’impresa, che implica la perdita di reputazione e, quindi, la possibile riduzione delle sue quote sul mercato qualora gli stakeholders più interessati riescano a mobilitare l’opinione pubblica su larga scala. Fin dagli anni ’70, diverse organizzazioni internazionali hanno iniziato ad occuparsi della regolamentazione dell’attività delle imprese transnazionali, evidenziando il ruolo che le imprese multinazionali sono chiamate a rivestire nei processi di tutela dei diritti umani e dell'ambiente che emergono nello svolgimento delle loro attività economiche; appare evidente come sia basilare, nel piano dell’opera, definire l’impresa multinazionale, analizzando i diversi strumenti adottati dalle organizzazioni internazionali e i contributi dottrinali in materia, alla luce dei quali sembra potersi dire che il carattere di “multinazionalità” o “transnazionalità” è dato dalla presenza di diverse unità operative, dislocate in più Paesi, che si trovano sotto il controllo (azionario o di gestione) di un’unica società holding; tale distinzione tra unità operative si estende fino al profilo giuridico, in quanto le singole consociate sono autonomi soggetti di diritto sottoposti, relativamente ai profili della regolamentazione e della costituzione, all'ordinamento giuridico dello Stato di nazionalità. Ciò spesso comporta che le società scelgano come sede un Paese sulla base della convenienza che ciascuno di essi offre in relazione al trattamento fiscale, al costo della manodopera e delle materie prime, alla regolamentazione in materia di protezione dell'ambiente. Sembra quindi necessario un tentativo di regolamentazione da parte di organismi sovranazionali, a fronte del numero sempre maggiore di imprese operanti in più mercati (più di 80.000 società con circa 900.000 società sussidiarie), al loro peso economico e occupazionale (si stimano circa 80.000.000 di posti di lavoro) e a seguito di numerosi episodi che hanno coinvolto tali imprese dagli anni ’70 ad oggi, come nei casi della Drummond o della Del Monte, accusate di gravi repressioni dei diritti sindacali e sociali dei lavoratori, o della Chevron/Texaco e della Union Carbride, responsabili di disastri ambientali tra cui quello di Bophal, in India, fino al caso, recentissimo, del disastro ambientale causato dalla piattaforma Deepwater Horizon al largo delle coste della Florida e della Louisiana tra il 2010 e il 2011, o i casi di violazioni dei diritti umani e commissione di crimini internazionali (arresti arbitrari, torture, violenze sessuali, trattamenti inumani e degradanti), commesse da società transnazionali operanti nel settore estrattivo e minerario in Africa e nel Sud Est Asiatico, commessi direttamente o a mezzo di milizie assoldate per la protezione degli impianti. L’attività delle Organizzazioni internazionali, a partire dagli anni ’70, si è focalizzata sul tema; l’OCSE, l’Organizzazione internazionale del lavoro, la Camera di Commercio internazionale hanno adottato in quegli anni raccomandazioni e dichiarazioni rivolte agli Stati membri e alle imprese per l’adesione a certi principi e diritti già sanciti da altri strumenti convenzionali; le Nazioni Unite, prima attraverso l’attività della Commissione sulle imprese multinazionali e poi della Sottocommissione per la protezione e promozione dei diritti umani, si sono occupate della materia, giungendo alla elaborazione di un Codice di condotta per le imprese multinazionali (mai adottato) e di Norme sulla responsabilità delle imprese multinazionali e altre imprese in relazione ai diritti umani, che si affiancano alla partnership pubblico-privata del Global Compact. Ancora, anche altre organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione mondiale della sanità, l’OMC, la Banca mondiale, l’International Standard Organisation, hanno adottato atti che invitano le imprese a svolgere la propria attività produttiva nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona, delle comunità locali e dell’ambiente, e quindi prendendo in considerazione non solo interessi e diritti dei soci ma di tutti i soggetti a vario titolo coinvolti o toccati dall'attività aziendale. In ultimo, è il lavoro del Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU John Ruggie ad elaborare un quadro normativo (denominato Protect, Respect, Remedy) generale relativo al rapporto tra business e diritti umani. La caratteristica degli strumenti analizzati è la loro natura non vincolante, quindi meramente esortativa e ad applicazione volontaria. Tale situazione si ricollega sostanzialmente a due ragioni: la discussa soggettività internazionale delle imprese multinazionali e le opposte visioni dei Governi in materia (con evidenti difformità di vedute tra Paesi in via di sviluppo e Paesi industrializzati). Riguardo alla soggettività delle imprese multinazionali, ovvero lo status di essere titolari di diritti e obblighi nascenti dal diritto internazionale, la dottrina internazionalistica è fortemente divisa. Secondo un primo orientamento, le IMN non sarebbero soggetti di diritto internazionali in quanto sono solo destinatarie di norme, e quindi “oggetto” del diritto internazionale; sarebbero soggette solo alla giurisdizione dello Stato, e vincolate dal diritto internazionale solamente in virtù del richiamo da parte dell’ordinamento giuridico interno. Dagli anni ’60, inizia a farsi largo un diverso filone dottrinale che, partendo dal noto parere della Corte internazionale di giustizia Reparations for Injuries, considera l’impresa quale soggetto di diritto internazionale, in virtù di una serie di diritti e obblighi che le vengono attribuiti dal diritto internazionale, soprattutto in materia di investimenti e di contratti internazionali (tra tutti, il diritto di adire un’istanza arbitrale o giurisdizionale a carattere arbitrale). Inoltre, la costante attenzione per l’attività delle IMN da parte delle Organizzazioni internazionali, potrebbe testimoniare la nascente opinio juris di conferire una, seppur limitata, soggettività internazionale alle imprese. Dall’analisi della prassi internazionale si sono tratte conclusioni provvisorie, in particolare che l’impresa, soprattutto nel settore del diritto economico e degli investimenti, possegga una personalità giuridica internazionale limitata e soprattutto derivata dalla volontà degli Stati, ma soprattutto funzionale, poiché contenuta nei limiti stabiliti dal trattato internazionale (BITs) o del contratto internazionale che stabilisce diritti e obblighi per la stessa. Negli ultimi anni anche l’Unione Europea ha iniziato a promuovere una adesione delle imprese ai valori fondamentali dei diritti dell’uomo, dei lavoratori e dello sviluppo sostenibile. A partire dal Libro Verde del 2001, l’UE ha elaborato progressivamente una strategia europea per la responsabilità sociale di impresa, qualificata come adozione spontanea di prassi volte a contribuire al miglioramento della società e alla qualità dell’ambiente. La strategia dell’UE si caratterizza per avere una dimensione sia interna all’impresa, stabilendo una serie di programmi d’azione e l’adozione di sistemi di gestione dei processi produttivi, sia esterna alla stessa, prevedendo il coinvolgimento di comunità locali, partner commerciali, clienti, fornitori, ONG, autorità statali. A tali fini, l’UE lanciò una serie di iniziative, quali i sistemi EMAS e ECOLABEL di certificazione ecologica e di audit ambientale, il Multistakeholders’ forum, per formare un quadro giuridico regolamentare in materia di appalti pubblici e sostenibilità ambientale, di tutela del consumatore, di pubblicità ingannevole, nonché l’adozione di codici di condotta settoriali, ispirato ai principi della RSI. L’attività di regolamentazione della RSI ha ricevuto un contributo dalle stesse imprese multinazionali, nel senso di una autoregolamentazione delle proprie attività, attraverso dei codici di condotta autonomamente adottati dalla singola impresa in funzione delle proprie strategie e valori. Tali codici si distinguono nettamente dalle linee guida adottate dalle Organizzazioni internazionali perché in essi l’impresa si fa creatrice e destinataria di norme, create non perché la necessità provenga dal diritto, ma dall’interesse dell’impresa (che, in molti casi, si caratterizza per essere meramente reputazionale). Tali codici, di chiara natura volontaristica, garantiscono il rispetto degli standard di tutela e di promozione dei principi in esso contenuti, stabilendo il più delle volte un meccanismo di monitoraggio e controllo del rispetto delle norme in esso contenute, meccanismo che può essere a carattere interno (gestito quindi da un ufficio interno all’impresa) o a carattere esterno (gestito, il più delle volte, da una ONG o da un sindacato). Infine, la ricerca si conclude con l’analisi dei principali temi che riguardano la RSI negli ultimi anni, ovvero quelli relativi ai profili di responsabilità delle imprese per violazione dei diritti fondamentali e per danni ambientali (con particolare riguardo alla disciplina statunitense contenuta nell’Alien Torts Statute), con particolare riferimento agli obblighi internazionali che incombono sugli Stati attraverso la ricostruzione della prassi internazionale. Inoltre, ulteriore profilo di studio è quello che si concentra sulla possibile estensione della giurisdizione dei tribunali internazionali per crimini internazionali alle persone giuridiche, con particolare riguardo ai lavori preparatori della Conferenza di Roma che ha portato all’istituzione della Corte Penale Internazionale. In conclusione, oggetto della ricerca è stato la ricostruzione del concetto di RSI, il quale è un prodotto degli ordinamenti nazionali ed in particolare degli ordinamenti giuridici degli Stati industrializzati, identificando un framework giuridico che include strumenti normativi di varia natura e in svariati settori, come quelli che disciplinano le società commerciali; le normative nazionali di prevenzione e repressione della corruzione; le normative del settore finanziario ed in particolare quelle sulle borse valori; le discipline a tutela del lavoro, dell’ambiente e del consumatore. Negli Stati più avanzati dal punto di vista economico e istituzionale la RSI, dunque, non è codificata in uno specifico settore regolamentare ma rappresenta un sistema complesso di normative che regolano i diversi aspetti di quelle attività di impresa; nei PVS, invece, tali normative sono spesso frammentarie o addirittura assenti: questa situazione ha permesso alle IMN di avvantaggiarsi dei vuoti legislativi o delle regole stringenti presenti in questi Paesi. Appare evidente come la comunità internazionale abbia constatato la necessità di regolare l’attività delle imprese multinazionali, per la promozione e la protezione dei propri valori fondamentali e di uno sviluppo in un’ottica di sostenibilità ambientale, nell’intenzione di creare un quadro giuridico internazionale che permetta alle imprese di perseguire le proprie finalità aziendali senza perdere di vista le esigenze collettive (in particolare dei Paesi in cui operano). Per raggiungere tale obiettivo, appare inevitabile un’evoluzione del diritto internazionale vigente, i cui processi di formazione, gestiti sostanzialmente dai Governi, non possono non tenere conto dell’accresciuto ruolo e peso delle IMN e della società civile.In today's economic and political world characterized by globalization and interdependence of markets, by an increasingly internationalization of production processes and by business operations of the company conducted simultaneously in several countries, by an increased consumer awareness regarding compliance of production processes to values that are considered essential by civil society, as fundamental human rights and labour and environmental protection, MNEs have a fundamental role in addressing the global economic trends. In this perspective, then, the concept of corporate social responsibility attracts companies to consider carefully - in the definition of its strategy and in the articulation of policies and procedures daily management - the various interests of the community, as well as the impact of its activities, not only in economic terms but also in social, environmental and ethical issues. Social responsibility is, therefore, a useful tool for the enterprise and effective way to respond to the needs and demands of civil society.With the CSR arises, therefore, a theory of business that sees the production of goods not only as a means of profit, but also as an opportunity for the realization of social welfare, as dictated bythe school of thought of thebusiness ethics, which invite companies to take action in orderto eliminate and prevent social inequities and promote community development. This need was also consequential to the abusescommitted by transnational corporations that have caused serious damage to human communities of their host countries. Abuses committed by companies, not always related to specific violations of national laws, have been gradually interpreted and constructed as a violation or misconduct against a set of principles defined as belonging to a broad spectrum of social responsibility international, which implies loss of reputation and, therefore, the possible reduction of its share on the market where the key stakeholders concerned can mobilize public opinion on a large scale. Since the 70s, several international organizations have begun to deal with the regulation of transnational corporations, highlighting the role that multinational corporations are called to play in the process of protection of human rights and of the environment that emerge in the course of their economic activity. Is fundamental for the work plan, define the multinational enterprise, by analysing the various instruments adopted by international organizations and doctrinal contributions on the subject, the light of which it seems possible to say that the character of "multinationality" or "transnationality" is the presence of various operating units, located in different countries, which are under the control (equity or management) of a single holding company; the distinction between operational units extends to the legal point of view, as the individual subsidiaries are independent legal entities subject, relatively to the profiles of the regulation and constitution, subjected to the legal system of the State of nationality. It often means that companies choose the host country on the basis of convenience that this country provides in relation to the tax treatment, labour costs and raw materials, to the rules on environmental protection. It therefore seems necessary to attempt to regulate multinational enterprises by supranational bodies, in relation to the increasing number of companies operating in multiple markets (more than 80,000 companies with about 900,000 subsidiaries), to their economic and employment (an estimated 80 million job opportunities) and following several incidents involving such companies from the '70s to today, as in the case of Drummond or Del Monte, accused of severe repression of trade union rights and social rights of workers, or Chevron/ Texaco and Union Carbide, responsible for environmental disasters including that of Bhopal, India, to the case of the environmental disaster caused by the Deepwater Horizon rig off the coast of Florida and Louisiana between 2010 and 2011, or cases of human rights violations and commission of international crimes (arbitrary detention, torture, rape, inhumane and degrading treatment) by transnational corporations operating in the mining industry in Africa and South East Asia, made directly or through the militias hired to the protection of plants. The activities of international organizations, from the 70s, focused on the theme, the OECD, the International Labour Organization, the International Chamber of Commerce adopted in those years, recommendations and declarations addressed to the Member States and the companies for adherence to certain principles and rights already provided by other conventional instruments; also the United Nations, first through the work of the Committee on Multinational Enterprises and then through the subcommittee for the protection and promotion of human rights, have dealt with the matter, coming to the elaboration of a Code of Conduct for Multinational Enterprises (never adopted) and rules on the responsibilities of transnational corporations and other business enterprises with regard to human rights, alongside to the public-private partnership of the Global Compact. Still, other international organizations such as the World Health Organization, the WTO, the World Bank, the International Standards Organization (which as a private nature), have taken actions that invite businesses to carry out its production activities in full respect of fundamental human rights, of local communities needs and of the environment, and then taking into account not only the interests and rights of the shareholders but to all those involved in various ways affected the activity or business. Finally, it is the work of the Special Representative of the UN Secretary-General John Ruggie to develop a framework (called Protect, Respect, Remedy) concerning the relationship between business and human rights. The characteristic of the analysed tools is their non-binding nature, then merely hortatory and voluntary application. This situation is linked mainly to two reasons: the disputed international subjectivity of multinational enterprises and the opposing views of Governments on the subject (with obvious differences of views between developing countries and industrialized countries). Regard to the subjectivity of transnational corporations, or the status of being holders of rights and obligations arising from international law, international legal theory is strongly divided. According to one view, MNEs would not be subject to international law as they are only recipients of rules, and then the "object" of international law would be subject only to the jurisdiction of the state, and bound by international law only by virtue of the reference made by the domestic legal system. Since the '60s, a different doctrinal trend began to make his way starting from the known opinion Reparations for Injuries of the International Court of Justice, and then considering the company as a subject of international law, by virtue of a series of rights and duties which are assigned to it by international law, especially in the field of investment and international contracts (among them, the right to appeal an arbitration tribunal or judicial character arbitration). In addition, the

    Assessment of verbascoside-based dietary supplement on some blood and physio-productive parameters in intensively-reared Lepus Corsicanus hares

    No full text
    Over the past decade, researchers and food manufacturers have significantly focused attention on polyphenols. The key reason for this interest is the recognition of the antioxidant properties of these substances, their great abundance in our diet and the probable role in preventing diseases associated with oxidative stress. The great class of polyphenols consists the phenylpropanoidsglucosides, distributed in many medicinal plants, which are responsible for cytostatic, cardiac and hepatic effects. One of the major representatives of the phenylpropanoidsglucosides is verbascoside, retrieved from different plants belonging to the Verbenaceae family and featured a rhamnose units linked to glucose, which serves as a bridge.The literature on the biological activity of verbascoside is very wide: it possesses an anti-inflammatory, anti-spasmodic, immunomodulatory, antioxidant,cholesterol-lowering, cardiotonic, epato-protective effect, photoprotective, analgesic and neuroprotectiveactivity. The study focused on the evaluation of the dietary verbascoside supplement administration effect on reproductive parameters, on some blood parameters and plasma oxidative status of Lepuscorsicanus hares intensively-reared. In addition, during two-years trial, some productive performance on growing hares were evaluated. The test wasperformed on 75couples of Italianhare (Lepuscorsicanus) and tookplace in 2 years, of whichitwas210 days for the first yearand260 daysfor the secondyear. At the same time the performance of 300 growinghareswerealsoevaluated, of which 150 the first year and 150 the secondyear. All animals, couples of hares and growing hares, into 3 homogeneous groups were divided. One was a control group (CON) and the other two experimental which were administered ad libitum during the whole trial period, a feed containing a dietary supplement of verbascoside at 5 mg/kg feed in the LVB group and 10 mg/kg feed in HVB group. The food was specially prepared by adding to the amount of feed natural extract, standardized to 0.5% verbascoside, equal to 1 kg/tonne of feed supplement for the experimental LVB group and 2 kg/tonne of feed supplement for the experimental HVB group. The daily diet was completed by the addition alfalfa hay that was administered ad libitum. The couples of hares were subjected, during the 2-year-trial period, to the following experimental controls: body weight of hares at the beginning and at the end of each reproductive cycle, feed intake, number of leverets born alive or died at birth, number of leverets weaned/birth, kindling interval, percentage of superfetation and pseudo-gestation for each trial-year, blood samplings for each reproductive cycle. During the two years of experimentation, animals were tested at the beginning of each reproductive cycle (4 ± 2 days from partum) by blood samplings, for a total of 4 in the first year (0d, 70d, 140d, 210d) and 3 withdrawals during the second year (0d, 130d, 260d) for the determination oftriglycerides, total cholesterol, HDL cholesterol, bilirubin,ROMs, TBARS, vitamin A and vitamin E. The growing hares were subjected, during the 2-year-trial period, the following experimental controls: born body weight, weaning body weight (28d), half-trial (60d) and final (90d) body weight of growing hares for the determination of growth rate;daily feed intake for the determination of conversion index. The experimentaltreatment,on blood and in both years of experimentation, a significant (P<0,05) reduction of triglycerides, total cholesterol and bilirubin and an increase in HDL cholesterol in couples of hareshas produced. The verbascoside also improved the oxidative status and plasma homeostatic stability through an important decrease in concentrations of ROMs (P<0,05) and TBARS (P<0,01)and increase concentrations of vitamin A (P<0,05) and vitamin E (P<0,01); these results were found in both test periods. Dietary verbascoside supplementation on growing treated hares a higher (P<0,05)average daily gain resulted, in 60-90 d period of the first year. This trend also was found in the 2nd test-year without reaching, however, the statistical significance. Treatment with verbascoside has also resulted, in the second experimental year, an improvement of food conversion index in HVB growing hares. Therefore,the results of the present research have shown an important role of dietary supplements with antioxidant activity on some blood parameters and plasma oxidative status in couples of hares and on productive performance in growing hares.Negli ultimi dieci anni, i ricercatori e le industrie alimentari hanno notevolmente focalizzato l’attenzione sui polifenoli. La ragione chiave di questo interesse è il riconoscimento delle proprietà antiossidanti di queste sostanze, della loro grande abbondanza nella nostra dieta e del probabile ruolo nella prevenzione di malattie associate allo stress ossidativo. Alla grande classe dei polifenoli appartengono i fenilpropanoidi glucosidi responsabili di avere effetti citostatici, cardioattivi ed epatocitari. Uno dei maggiori rappresentanti dei fenilpropanoidi glucosidi è il verbascoside, estratto da diverse piante appartenenti alle famiglie delle Verbenaceae e caratterizzato da una unità di ramnosio legata al glucosio, che funge da ponte. Le attività biologiche che caratterizzano la molecola di verbascoside sono molteplici: possiede, infatti, attività anti-infiammatoria e anti-spasmodica, immunomodulatrice, antiossidante, ipocolesterolemizzante, antitumorale, cardiotonica, epatoprotettiva, fotoprotettiva, analgesica e neuroprotettiva. Si è inteso, quindi, valutare l’effetto dell’aggiunta, nel mangime di allevamento, di un integratore alimentare a base di verbascoside sui parametri riproduttivi, su alcuni parametri ematici e sullo stato ossidativo plasmatico di coppie di Lepus corsicanus allevate intensivamente. Inoltre, nei due anni di sperimentazione, sono state valutate le performance produttive di leprotti in accrescimento. La prova è stata eseguita su 75 coppie di lepre italica (Lepus corsicanus) e si è svolta in 2 anni la cui durata è stata, per il primo anno, di 210 giorni e, per il secondo anno, di 260 giorni. Nello stesso arco di tempo sono state valutate anche le performance produttive di 300 leprotti in accrescimento, di cui 150 il primo anno e 150 il secondo anno. Tutti gli animali, coppie di riproduttore e leprotti in accrescimento, sono stati suddivisi in tre gruppi, omogenei tra loro, di cui uno di controllo (CON) e gli altri due sperimentali ai quali è stato somministrato, ad libitum, durante l’intero periodo di prova, un mangime di allevamento contenente un integratore alimentare a base di verbascoside nella misura di 5 mg/kg di mangime nel gruppo LVB e di 10 mg/kg di mangime nel gruppo HVB. L’alimento è stato preparato appositamente aggiungendo al mangime una quantità di estratto naturale, titolato in verbascoside allo 0,5%, pari a 1kg di integratore/t di mangime per il gruppo sperimentale LVB e a 2kg di integratore/t di mangime per il gruppo sperimentale HVB. La razione alimentare è stata completata dall’aggiunta, a tutti i soggetti, di fieno di erba medica che veniva somministrata ad libitum. Le coppie di lepri sono state sottoposte, durante i periodi di prova, ai seguenti controllo sperimentali: -peso vivo dei riproduttori all’inizio e alla fine di ogni ciclo riproduttivo; -consumo alimentare giornaliero delle coppie; -numero dei figli nati vivi e/o morti al parto; -numero dei figli portati vivi e vitali allo svezzamento/parto; -durata interparto; -percentuale di superfetazione e pseudo-gestazione per ciascun periodo di prova; -prelievi ematici per ogni ciclo riproduttivo. Nel corso dei due anni di sperimentazione gli animali sono stati sottoposti all’inizio di ogni ciclo riproduttivo (4±2 giorni dal parto), a prelievi ematici, per un numero complessivo di 4 prelievi, per il primo anno (0d, 70d, 140d, 210d) e 3 prelievi durante il secondo anno (0d, 130d, 260d) per valutare le variazioni di alcuni parametrici ematici e dello stato ossidativo plasmatico: colesterolo totale, colesterolo HDL, trigliceridi, bilirubina, ROMs, TBARS, vitamina A, vitamina E. Controllo sperimentale sui leprotti in accrescimento. Gli animali in accrescimento sono stati sottoposti, durante il periodo di 2 anni di prova, ai seguenti controlli sperimentali: - peso vivo alla nascita; - peso vivo allo svezzamento (28d), a metà (60d) e a fine sperimentazione (90d) e determinazione dei relativi accrescimenti; - rilievo del consumo alimentare giornaliero e dei relativi indici di conversione. Il trattamento sperimentale ha prodotto, a livello ematico e in entrambi gli anni di sperimentazione, nelle coppie di riproduttori, una riduzione significativa (P<0,05) dei trigliceridi, del colesterolo totale e della bilirubina ed un aumento del colesterolo HDL. Il verbascoside ha fatto evidenziare anche un miglioramento dello stato ossidativo e della stabilità omeostatica plasmatica attraverso un significativo decremento delle concentrazioni dei ROMs (P<0,05) e dei TBARS (P<0,01) ed un incremento delle concentrazioni di vitamina A (P<0,05) e vitamina E (P<0,01); tali risultati sono stati riscontrati in tutti e due i periodi di prova. L’integrazione alimentare a base di verbascoside ha determinato, nel I anno di prova, sui leprotti in accrescimento, un più elevato incremento giornaliero (P<0,05) nei soggetti dei gruppi trattati nel periodo 60-90d. Tale andamento si è riscontrato anche nel II anno di prova senza raggiungere, però, la significanza statistica. Il trattamento con verbascoside ha, altresì, determinato un miglioramento, solo nel II anno di sperimentazione, dell’indice di conversione alimentare nei leprotti del gruppo HVB. Dai risultati della presente ricerca, emerge, pertanto, un importante ruolo degli integratori alimentari, ad attività antiossidante, su alcuni parametri ematici, sul controllo dello stato ossidativo plasmatico nelle coppie di lepri e sulle performance produttive dei leprotti in accrescimento.Dottorato di ricerca internazionale in Welfare, biotechnology and quality of animal production (XXIV ciclo

    The Real and the Social. Alfred Schütz and the constitution of inter-subjective reality

    No full text
    Il nostro lavoro si propone come uno sguardo-attraverso il pensiero di Alfred Schütz, al fine di evidenziare il leit motiv del lavoro del sociologo-filosofo austriaco, ovvero quello della costruzione e condivisione della realtà da parte degli attori sociali. Il punto di partenza è costituito dall’analisi del saggio del 1945 di Schütz Sulle realtà multiple, in cui l’autore si prefigge lo scopo di affrontare la questione della realtà riprendendo le analisi compiute da William James sul tale questione, e esposte in un celebre capitolo de I Principii di psicologia. Schütz assume la definizione jamesiana del reale affermando che tutto quello che assorbe e riesce a trattenere la nostra attenzione, orientando il nostro sentire ed agire, è in qualche modo reale, e riprende l’idea di James delle molteplici realtà in cui vive il soggetto umano, ma anziché parlare di “sotto-universi”, utilizza l’espressione “province finite di significato” per sottolineare che la realtà sia costituita dall’insieme delle nostre esperienze, e non dalla struttura ontologica della realtà. Inoltre egli, nel saggio Don Chisciotte e il problema della realtà, finisce per ancorare la questione della realtà al tema della costruzione intersoggettiva di essa: ciò che intendiamo per reale e come reale è ciò che crediamo reale. Ma tale credenza è possibile solo se convalidata intersoggettivamente, ovvero se è il risultato di un accordo intersoggettivo che si basa in parte sulla tradizione di ogni gruppo sociale e in parte è costantemente riprodotto e confermato dall’attiva prestazione di fede da parte degli attori sociali. Pertanto si è cercato di dimostrare come la questione dell’intersoggettività si dimostri fondamentale ai fini del rapporto tra fenomenologia e scienze umane, e in particolar modo per la fondazione di una sociologia di stampo fenomenologico quale quella di Alfred Schütz, che riprendendo la lezione di Max Weber, riconosce, che tutte le scienze sociali si occupano del problema della comprensione dell’azione umana, e inverte l’impostazione husserliana che collocava la radice dell’alterità e quindi dell’intersoggettività nella struttura del singolo soggetto. Schütz colloca la questione dell’intersoggettività non nell’ambito della fenomenologia trascendentale, ma in quella dell’atteggiamento naturale, ovvero nel mondo della vita quotidiana, che, per lui, è fin dall’inizio un mondo intersoggettivo. In tal modo l’ego non è più una monade solitaria, senza possibilità di contatto con altri ego, e quindi può, sempre insieme ad altri ego, costituire un mondo specificatamente umano, ovvero una dimensione, una “comunità sociale”. Questo punto ci ha permesso di soffermarci sulla fenomenologia del mondo sociale proposta da Schütz, e sull’analisi delle caratteristiche del mondo della vita quotidiana che lo rendono la “realtà preminente”, e di far notare, in limine, come la riflessione di Schütz non si limiti solo alla mera constatazione che il mondo della vita quotidiana sia la realtà fondamentale, ma come egli vada oltre proponendo una “serie di principi metodologici” che siano adeguati alle scienze sociali e ad una sociologia fenomenologica, e che non si rivelino fallimentari nel campo dell’intersoggettività.Our work sets out as an overview regarding the thoughts of Alfred Schütz in order to highlight the Austrian sociologist and philosopher ‘s leitmotif , in other words a look at the construction and sharing of reality by the actors socially involved. Our starting point is the analysis of Schultz’s 1945 essay on multiple realities, where the author seeks to address the issue of reality and takes into consideration the analyses carried out by William James regarding this topic and depicted in his famous chapter found in Principles of Psychology. Schütz takes on the Jamesian definition of reality affirming that everything that absorbs and manages to hold our attention, directing our feelings and our our reactions, is in some way real. He picks up on the idea of James’s multiple realities within which human beings live, however instead of talking about “sub universes or alternative universes,” he utilizes the term, “significant finite provinces” in order to underline the fact that reality is the set of our experiences and does not involve the ontological structure of reality. Furthermore, in his essay on Don Quixote and the issue of reality, he ends up anchoring the question of reality regarding the theme of its inter -subjective construction. In other words, what do we mean as real and what is real as we perceive as real. This type of thinking is possible only if it is validated by inter -subjectively, in other words, it is the result of an inter- subjective agreement that is based, in part on the tradition of each social group and that is constantly reproduced and confirmed by the active performance of faith on behalf of the actors involved. Therefore, we have tried to demonstrate how the question of inter -subjectivity proves crucial in regards to the relationship between phenomenology and human sciences. In particular, we find the establishment of a type of sociology based on phenomenology as in the case of Alfred Schütz, who follows the lesson of Max Weber and acknowledges that all the social sciences deal with the problem of the understanding of human actions and reverses the Husserl impostition that placed the foundation of the “other” and hence the idea of inter-subjectivity on the individual’s structure. Schütz does not place the question of inter subjectivity in the realm of transcendental phenomenology, but in the natural sphere, which involves everyday life. For Schütz, this has always been an inter -subjective world. In this manner, one’s ego is no longer a solitary monad, with the possibility of meeting any other alter egos. Therefore, one can, together with other egos, make up a world which is specifically human, in other words a a dimension or a “social community.” This point has allowed us to concentrate on the phenomenology of the social world as proposed by Schütz and dwell on the analysis of the characteristics of the world’s everyday life which makes us note that, from the onset, as we can see in Schütz ‘s reflections. He does not limit his considerations to the mere fact that the world of everyday life is the fundamental reality. He goes beyond by considering a series of methodological principles which are relevant to the Social Sciences and to the field of phenomenological sociology which does not turn out to be unsuccessful in the area of inter-subjectivity.Dottorato di ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale (XXIV ciclo

    Internationalization choices: an ordered probit analysis at industry-level

    No full text
    Trade theory traces back different patterns of internationalization to heterogeneity between firms, measured both through differences in productivity levels and size. In this paper we analyze the link between heterogeneity within sectors and internationalization choices, namely trade and foreign direct investments (FDI) for a large sample of countries and industries between 1994 and 2004. The focus of our paper is on the role played by average productivity level and the distribution of firms by size in explaining differences across sectors and countries in the extensive margin of internationalization (i.e., the number of foreign nations where firms from a given sector and country have expanded abroad). By performing an ordered probit analysis, and controlling for other factors affecting the patterns of internationalization, we confirm that industries with higher productivity levels and with a distribution of firms shifted toward large firms are more prone to internationalize in foreign markets through both trade and FDI. Moreover, the relative impact of average productivity and firm size on FDI is larger than that on trade. These results are robust to different measures of productivity and the distribution of firms.Autore: Pietrovito, Filomena; email: [email protected]: Pozzolo, Alberto, Franco; email: [email protected]: Salvatici, Luca; email: [email protected]

    Refugee status. Remedies and procedures for reception into national, international and European Union law

    No full text
    CAPITOLO I – Il regime giuridico internazionale in materia di trattamento degli stranieri. Il capitolo si pone l'obiettivo di analizzare la disciplina internazionale di carattere generale in materia di trattamento degli stranieri, ponendo l'attenzione sulla nozione di straniero sullo standard di trattamento nazionale ed internazionale garantito e sulle norme internazionali vigenti. Inoltre, particolare attenzione viene rivolta agli istituti dell'ammissione e dell'espulsione dello straniero, intesi come strumento di controllo e di tutela da parte dello Stato. CAPITOLO II – Status di rifugiato e asilo nel diritto internazionale. Il secondo capitolo concentra la sua attenzione, e ne avvia l'analisi nel dettaglio, su una particolare figura di straniero: il rifugiato. Pertanto, viene analizzato lo status di rifugiato sia su un piano definitorio e nozionistico, sia sul piano degli istituti ad esso sotteso concentrando comunque l'analisi sul diritto di asilo e sul principio del non refoulement. CAPITOLO III – Strumenti di tutela nel diritto internazionale. Il capitolo III è la diretta conseguenza del precedente, in quanto, dopo aver fornito il quadro nozionistico relativo allo status di rifugiato, l'elaborato si pone l'obiettivo di studiare nel dettaglio tutti gli strumenti messi a disposizione dalla comunità internazionale per fronteggiare la problematica legata all'argomento. Infatti, si pone l'attenzione non solo sulle principali convenzioni in materia di rifugiati (prima fra tutte la Convenzione di Ginevra del 1951), ma anche sulle attività delle organizzazioni internazionali governative e non che operano specificatamente a tutela ed assistenza dei rifugiato. Infine, vengono trattate altre due forme di tutela quali la protezione temporanea ed il rimpatrio volontario.CHAPTER I - The international legal regime for the treatment of foreigners. The chapter aims to analyze the international framework of a general nature concerning the treatment of aliens, focusing on the notion of the foreign national and international standards of treatment guaranteed and international standards. In addition, special attention is paid to the institutions of the admission and expulsion of foreigners, intended as a means of control and protection by the State. CHAPTER II - Status of refugee and asylum in international law. The second chapter focuses his attention, and starts the analysis in detail, of a particular kind of stranger, the refugee. Therefore, it is analyzed the status of refugee is on a definitional and factual knowledge, both in terms of its underlying institutions, however, the analysis focused on the right to asylum and the principle of non-refoulement. CHAPTER III - Instruments of protection in international law. Chapter III is a direct consequence of the previous one, because, after having provided the framework notional Relating to the Status of Refugees, the elaborate aims to study in detail all the tools made available by the international community to tackle the problem related to the topic. In fact, it focuses not only on the main conventions on refugees (most notably the Geneva Convention of 1951), but also on the activities of international organizations, governmental and non-operating specifically for the protection and assistance of refugees. Finally, on discusses two other forms of protection such as temporary protection and voluntary repatriation.Dottorato di ricerca in Persona, impresa e lavoro: dal diritto interno al diritto internazional

    102

    full texts

    311

    metadata records
    Updated in last 30 days.
    Repository of Open Access Documents
    Access Repository Dashboard
    Do you manage Open Research Online? Become a CORE Member to access insider analytics, issue reports and manage access to outputs from your repository in the CORE Repository Dashboard! 👇