Archivi delle emozioni (E-Journal)
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    64 research outputs found

    Scorci contemporanei sul dolore: sconfinamenti tra letteratura e cura

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    Il dolore si configura come esperienza multidimensionale, in quanto oltre a coinvolgere il corpo e la mente dell’individuo, ha implicazioni culturali e sociali e in più resiste ai tentativi di definizione. È concepibile, infatti, tramite diverse accezioni, che vanno dall’emozione alla sensazione, fino alla malattia. Nella nostra epoca, l’individuazione e il trattamento del dolore sono principalmente affidati alla medicina. Eppure, quest’ultima corrisponde solo a una delle tante prospettive sulla sofferenza, laddove una visione più ampia, arricchita da altri presupposti e finalità, consente di comprendere il fenomeno in maniera più completa e profonda. È quello che mette in pratica la letteratura attingendo a innumerevoli possibilità di rappresentazione ed espressione, tra cui, frequentemente, trova posto anche un confronto proprio con la parola scientifica. Considereremo, dunque, alcune opere letterarie contemporanee nelle quali diversi aspetti del dolore vengono sottoposti allo sguardo medico. In particolare, tracceremo un itinerario volto a portare alla luce le funzioni, i limiti e gli apporti di ciascuna prospettiva impegnata nell’interpretazione della sofferenza.There are many reasons to conceive pain as a multidimensional experience: it involvesbody and mind, depends on cultural and social structures, and is hard to define. Indeed,it belongs to the emotional realm, but can also operate as a sensation and be connected to adisease. In our time, the identification and the treatment of pain are mainly under the responsibilityof medicine. However, in order to fully understand suffering, adopting only the scientificperspective is not enough, whereas a broader and eclectic vision may provide a more completeunderstanding of the phenomenon. This is exactly what literature has to offer, by relying oncountless representative and expressive tools, and often staging productive encounters withthe scientific language. Therefore, we will focus on some contemporary literary works whichshow a particular interest in pain and question its role within a medical frame too. In particular,we will outline an itinerary which aims to shed light on the functions, limits and contributionsof each approach to suffering

    Archive Feelings. Una teoria della tragedia greca

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    Proviamo piacere nel leggere la tragedia greca antica, nonostante il  suo contenuto inquietante o proprio perché il suo contenuto è inquietante? Una sicura distanza estetica ci protegge dalla sofferenza tragica, oppure la  vicinanza alla morte tocca qualcosa di  primordiale? Aristotele propose la catarsi, una purificazione emozionale - oppure, in più tarde interpretazioni, un senso di equilibrio - come effetto della tragedia, e Sigmund Freud e Jacques Lacan, grandi teorici della forza dell'anti-miseria nell'esistenza umana e non umana, sorprendentemente, concordarono con lui. Nonostante questo riferimento ad Aristotele, le loro teorie sull'impulso di morte - insieme alla nozione di Jacques Derrida di archivio come un luogo di  conservazione destinato inevitabilmente alla distruzione - possono costituire la base per una maniera radicalmente nuova di intendere l'estetica tragica. Do we take pleasure in reading ancient Greek tragedy despite the unsettling content or because of it? Does a safe aesthetic distance protect us from tragic suffering, or does the proximity to death tap into something more primal? Aristotle proposed catharsis, an emotional cleansing – or, in later interpretations, a sense of equilibrium – as tragedy’s outcome, and Sigmund Freud and Jacques Lacan, grand theorists of the forces of anti-misery in human and non-human existence, surprisingly agreed. Notwithstanding this deferral to Aristotle, their theorizations of the death drive – together with Jacques Derrida’s notion of the archive as a place of conservation that inevitably fails – can provide the groundwork for a radically new way of understanding tragic aesthetics

    Annie Ernaux: per una poetica autosociobiografica della vergogna

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      In merito a La honte (1977) e a Mémoire de fille (2016), ma prendendo in considerazione anche saggi e interviste in cui Annie Ernaux sottolinea l'importanza della vergogna nella propria opera, si intende mostrare come la scrittura autobiografica di Ernaux si distingua da pratiche analoghe, in particolare quelle del sociologo Pierre Bourdieu (Esquisse d’auto-analyse, 2004) e di Didier Eribon (Retour à Reims, 2009). Mettendo in atto varie strategie narrative e metatestuali, la poetica della vergogna di Ernaux problematizza i rapporti tra esperienza e memoria ed esplora la possibilità di liberarsi da un’emozione ‘tossica’ chiarendone retrospettivamente, in un’ottica sociologica, le cause e le ricadute, senza tuttavia occultare l'impossibilità di ritrovare appieno la sensazione originaria.  Mainly concerning La honte (1997) and Mémoire de fille (2016), but dealing also with essays and interviews where Annie Ernaux comments upon the importance of shame in her own work, this article aims at showing how her autobiographical writing distinguishes itself from somehow similar attempts by sociologists Pierre Bourdieu (Esquisse d’auto-analyse, 2004) and Didier Eribon (Retour à Reims, 2009). By displaying a variety of narrative and metatextual devices, her poetics of shame effectively questions the relation between memory and experience as well as it explores the emancipatory capacity of retrospectively illuminating, in a sociological perspective, the causes and the repercussions of a toxic emotion, without denying the impossibility of fully recapturing the originary shameful sensation.&nbsp

    Marguerite Duras o la vergogna sospesa

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    Secondo Jean-Pierre Martin (La honte, 2017), la vergogna un'emozione dominante nell' autofiction di Marguerite Duras. Nonostante una tendenza opposta alla spudoratezza, la vergogna persiste in sottofondo e non è mai eliminata. Questo articolo sviluppa e approfondisce le osservazioni di Martin, concentrandosi sulla vergogna sociale nel ciclo indocinese e sulla vergogna politica in La douleur. Si propone anche un confronto con alcune concezioni distinte di questa emozione, quella esistenzialista (Sartre) e quella autosociobiografica (Ernaux). Il trattamento durassiano della vergogna è coerente con la sua poetica della sospensione e del non detto.   According to Jean-Pierre Martin (La honte, 2017), shame is a prevalent emotion in Marguerite Duras's autofictional work. Despite Duras’s opposite tendency to shamelessness, shame resists in the background and is never eliminated. This article develops and prolongs Martin’s remarks, focusing on social shame in the Indochinese cycle and political shame in La douleur. It also proposes a comparison with some divergent positions on this issue, namely existentialism (Sartre) and autosociobiography (Ernaux). Duras's treatment of shame is consistent with her poetics of suspension and the unspoken

    Le emozioni dei robot, l’arte, la letteratura. Qualche considerazione

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    I sistemi di intelligenza artificiale possono esprimere emozioni e in che modo? Quali emozioni suscitano o possono suscitare negli esseri umani? Gli usi dell' intelligenza artificiale ci inducono a cambiare i nostri concetti di 'arte', 'creatività', 'letteratura', 'autore'? Queste domande preludono a un fascicolo composito, in cui si attraversa la storia delle emozioni e si sconfina dalla letteratura antica a quella contemporanea, dalla psicanalisi alla medicina.  Le considerazioni di questo saggio prendono le mosse dal recente romanzo di Kazuo  Ishiguro, Clara e il sole  (2021) e dal diario dello scrittore tedesco Daniel Kehlmann, Mein Algorithmus und ich (2021)

    Filottete in scena: risonanze emotive e partitura ritmica. Note al Filottete di Sofocle

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    Nel Filottete Sofocle elabora con grande maestria il linguaggio emozionale del protagonista e ne disegna la partitura ritmica dei diversi stati d’animo, valorizzando le potenzialità espressive dell’interazione fra parola e metro. In questo lavoro si analizzano le forme della versificazione – extra metrum, antilabé, metri non lirici e lirici – di alcuni passi significativi che aiutano a ricostruire e a comprendere il tortuoso percorso emotivo e drammaturgico assegnato da Sofocle a Filottete.In Philoctetes Sophocles composes with mastery the emotional language of the protagonist and designes a rhythmical structure for the different moods, enhancing the expressive potential of the interaction between word and meter. In this work we analyze the forms of versification – extra metrum, antilabé, non-lyrical and lyrical meters – of some significant sections that are useful to better reconstruct and understand the winding and dramatic path assigned by Sophocles to Philoctetes

    La pitié dans les Argonautiques de Valerius Flaccus. Étude et remarques méthodologiques

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    In this article, I will try to show how the research tools offered by digital humanities could be useful for studying the literary representation of an emotion in a given text (Valerius Flaccus's Argonautica).In questo articolo, cercherò di mostrare come gli strumenti di ricerca offerti dalle digital humanities possano essere utili per studiare la rappresentazione letteraria di un'emozione in un dato testo (le Argonautiche di Valerio Flacco). In this article, I will try to show how the research tools offered by digital humanities could be useful for studying the literary representation of an emotion in a given text (Valerius Flaccus's Argonautica)

    Feeling lonely within a community: The representation of loneliness in Ovid’s Heroides

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    di In Ovid’s Heroides, the coupling of elegiac poetry with the epistolary form favours the deeper exploration of female emotions through the first-person narrative of the heroines’ emotional experiences. The present paper views Fulkerson’s literary community of Ovid’s Heroides also as an emotional community, in the model of Barbara Rosenwein. According to Rosenwein’s theory, members of an emotional community formulate their own emotional code, with emotional attachments and expressions of feeling recognizable to all members. Taking into account that Ovid’s Heroides function as a textual community that uses a literary genre to describe and shape the emotional behavior of its members within the collection, the present paper attempts to capture the discourse of loneliness through the vocabulary of the letter-writers in the ovidian epistolary collection. Based on the assumption that loneliness is a complex emotion with erotic rejection and sadness as key components, the present paper explores loneliness in the context of the hero’s absence and the passing of time.Il genere elegiaco e la forma epistolare delle Eroidi inducono a un'analisi approfondita delle emozioni femminili, grazie alla narrazione in prima persona delle esperienze emotive delle eroine. Questo contributo intende la 'comunità letteraria' di Fulkerson 2017 come 'comunità emotiva', secondo il modello di Barbara Rosenwein. Secondo la teoria di Rosenwein, i membri di una comunità emotiva esprimono un loro specifico codice emozionale, con espressioni e atteggiamenti emotivi che sono riconoscibili a tutti i membri della stessa comunità. Se dunque le Eroidi hanno la funzione di 'comunità testuale', in cui l'uso di un genere letterario serve a descrivere e a dare forma agli atteggiamenti emotivi di coloro che di tale comunità fanno parte, questo contributo cerca di delineare quale sia il discorso sulla solitudine attraverso lo studio del lessico dell' epistolario ovidiano. Basandosi sull'idea che la solitudine è una emozione complessa che ha come componenti il rifiuto erotico e la tristezza, questo contributo esplora la solitudine nel contesto dell'assenza dell'eroe e del trascorrere del tempo.&nbsp

    «Alles mein Wasser!»: The Role of Shame in Elfriede Jelinek’s Work

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    Partendo da alcuni studi preliminari sul ruolo della vergogna nella letteratura di Elfriede Jelinek e sostenendosi su alcune teorie di Luce Irigaray ed Hélène Cixous sul pensiero della differenza sessuale, il contributo indaga il binomio “Scham/Schamlosigkeit” in alcuni scritti dell’autrice austriaca, premio Nobel per la letteratura nel 2004. I romanzi Die Klavierspielerin e Lust, qui analizzati insieme ai due saggi Schamgrenzen? Die gewöhnliche Gewalt der weiblichen Hygiene e Schamlos: Die Zeit, mostrano come la violenza nella dimensione privata e apparentemente calma della famiglia austriaca sia profondamente legata alla vergogna e alla spudoratezza. In Jelinek, Scham e Schamlosigkeit assumono una dimensione sempre politica e sessuata con delle conseguenze devastanti sul corpo e sul linguaggio. I rapporti tra i personaggi che l’autrice analizza, non senza toni ironici, fanno emergere delle dinamiche sadomasochistiche e di profonda dipendenza in cui si oppongono due elementi figli del patriarcato, che si nutrono l’un l’altro: il disgusto del maschile da una parte e la vergogna del femminile dall’altra. Solo attraverso alcune, flebili parole di resistenza, voce della vulnerabilità umana, Erika e Gerti, le due protagoniste dei romanzi presi in esame, tentano, senza riuscirci, di superare “la porta della vergogna”.Moving from specific studies on the role of shame in Elfriede Jelinek’s work and referring to feminist theories by Luce Irigaray and Hélène Cixous, my paper investigates the conceptual pair Scham/Schamlosigkeit (shame/shamelessness) in selected works by the Austrian writer and 2004 Nobel Prize for Literature Elfriede Jelinek. Two novels (Die Klavierspielerin and Lust) and two essays (Schamgrenzen? Die gewöhnliche Gewalt der weiblichen Hygiene and Schamlos: Die Zeit) will be examined to show that the private violence committed in some apparently perfect Austrian families from the middle-class - depicted in Jelinek’s novels - is deeply rooted in shame and shamelessness. To Jelinek shame always has a political and gendered connotation and has terrific consequences on body and language. The relationships described in Jelinek’s novels reveal sadomasochistic and typically patriarchal dynamics in which masculine disgust and feminine shame stand opposite. Through weak “resistance words” the vulnerability of Erika and Gerti, the two main female characters of both the novels involved in the study, arises, and they try in vain to find a way to overcome the “shame’s door” and go beyond it

    Editorial

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    La forza di ogni linguaggio (non solo del linguaggio letterario) è riattivare emozioni.The power of any language (not just of literary language) is to reactivate emotions

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