Archivi delle emozioni (E-Journal)
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The shame of the language: authors of exile between XXth and XXIth centuries
L’intervento indaga i brani saggistici o letterari di autori translingue ove sia tematizzato il sentimento della vergogna verso una lingua, nelle sue diverse accezioni: pudore, imbarazzo, soggezione, colpa, peccato, oppressione, gelosia (Adrian Bravi), circoscrivendo l’analisi dal dopoguerra ad oggi: un tempo nel quale il retaggio dei totalitarismi, l’ancora concreta realtà del colonialismo e la nascita di nuovi nazionalismi si riverbera nel sentimento ancipite, misto di nostalgia e vergogna, verso una lingua e le sue implicazioni metaforiche e culturali. Per Luigi Meneghello, ad esempio, la riacquisizione dell’italiano attraverso l’inglese significa liberarsi dalla vergogna dell’avere introiettato, in parte inconsapevolmente, un’educazione e una retorica fasciste, cattoliche, crociane; simile sentimento permea la scelta dell’italiano da parte di Julio Monteiro Martins, che espatria dal Brasile quando comprende che la fine della dittatura non aveva comportato un reale cambiamento, che la retorica continuava ad essere la stessa; nella tedesca Helga Schneider, invece, l’italiano è la possibilità di liberarsi dalla colpa storica del tedesco del nazismo, dopo aver scoperto che la madre era stata SS nei campi di concentramento.The study focuses on the feeling of the shame of the language in the translingual authors, investigating its different meanings (modesty, embarrassment, awe, guilt, sin, oppression, jealousy) and circumscribing the analysis from the post-war period to today: a time in which the legacy of totalitarianisms, the colonialism and the birth of new nationalisms reverberates in the ancipite feeling - a mixture of nostalgia and shame - towards a language and its metaphorical and cultural implications. For Luigi Meneghello, for example, the reacquisition of Italian through English means freeing himself from the shame of having introjected, partly unconsciously, a fascist, Catholic and Crocian education and rhetoric; similar sentiment permeates the choice of Italian by Julio Monteiro Martins, who expatriates from Brazil when he realizes that the end of the dictatorship had not led to a real change; in the German Helga Schneider, however, the Italian is the possibility of getting free from the historical fault of the Nazism, after discovering that his mother had been SS in concentration camps
Feeling again the Emotions of Art, between ‘Motions of the Soul’ and Embodied Simulation
L’espressione delle emozioni è un tema che attraversa diversi ambiti di studio, fra cui le arti visive e le neuroscienze. Considerando la trattatistica sull’arte del XVI e XVII secolo e le sue connessioni con la Fisiognomica e la Recitazione, si possono riscontrare delle stringenti assonanze con quanto le neuroscienze, soprattutto in seguito alla scoperta dei neuroni specchio, stanno chiarendo sui meccanismi cognitivi del corpo-cervello.
La convinzione che la pittura avesse un profondo impatto sull’osservatore, facendolo dunque “movere” - ossia emozionare - era un punto nevralgico dell’Ut pictura poësis, cioè l’equiparazione dell’arte visiva a quella della parola così importante nella trattatistica di Cinque e Seicento. La rappresentazione dei “moti dell’animo” si otteneva studiando dal vero, per far sì che il riguardante si sentisse mosso da ciò che vedeva.
Il ruolo centrale attribuito al corpo in movimento lo si riscontra anche nel ricorso alla recitazione quale pratica creativa in molti artisti del tempo.
La centralità del corpo sia dell’artista nel creare, sia dell’osservatore nel fruire, vengono qui messi in relazione con il ‘paradigma motorio’ delle neuroscienze, da cui emerge che «è col corpo (non solo con il cervello) e le sue capacità di movimento e di azione che noi pensiamo e conosciamo».The brain mechanisms underlying the kinesthetic and empathic involvement aroused by works of art have been experimentally demonstrated in recent times by neuroscience. However, since the classical age, artists were aware of the empathic power of art and, especially since the fifteenth century, they have made it a focal point of treatises and artistic practice. The central role attributed to the body in motion is also found in the recourse to acting as a creative practice in many artists of the time. The centrality of the body both of the artist in creating and of the observer, is here related to the ‘motor paradigm’ of neuroscience, from which it emerges that «it is with the body (not only with the brain) and its capacity for movement and action that we think and know». The experimentation of Embodied simulation is placed in this context, that is an even more ‘embodied’ way of looking at and ‘feeling’ art with the body
"Le invereconde": some Reflections about Shame in Renaissance Poetry
Il saggio esplora le opere in prosa e in versi delle poetesse rinascimentali denominate ‘cortigiane oneste’, alla ricerca della loro interpretazione della ‘vergogna’ tra vita e letteratura: si prende le mosse dalla presenza della parola ‘vergogna’, sorprendentemente scarsissima, e della sua esperienza, nella loro scrittura. Questo dato di fatto impone di guardare a ritroso alla tradizione antica e medievale della vergogna femminile, e di chiedersi in che misura queste donne trovarono una via personale di pensare questa emozione e di viverla liberamente pur all’interno di numerosi principi cogenti e di norme oppressive della vita morale , loro imposte, lungo i secoli, dagli uomini. L’assunto del saggio è che la risposta data da queste donne si collegata al progetto di realizzarsi come donne e come esseri umani, ed è profondamente connessa con il loro desiderio di trovare completezza nella loro vita intellettuale. Un progetto, e un desiderio, forti abbastanza per irrompere nelle questioni etiche, sociali e letterarie del XVI secolo.The essay explores the work in prose and verse of the Renaissance women poets named “honest courtisans”, in search of their own interpretation of shame between life and literature, starting from the surprising, very humble presence of this word and experience in their pages. This is a data wich imposed to look into the ancient and medieval tradition of female shame, asking in wich way theese women could find a personal way of thinking this emotion, and to live it freely, among a number of heavy and oppressive principles and norms of moral living coined for them by men during the course of centuries. While the essay assumes that the answer is related to the project of their human and female achievement, and deeply connected with their wish to find fulfillment in their intellectual life. A project, and a wish, strong enough to upset ethical, social and literary issues of the XVI century
Empathy and dépaysement: a cognitive reading of "La signora Frola e il signor Ponza, suo genero"
Il contributo propone una breve introduzione all’empatia come processo cognitivo che coinvolge la capacità del lettore di immaginarsi nei panni dell’altro e, più precisamente, di assumere il punto di vista dei personaggi letterari. Facendo riferimento alle teorie più recentemente proposte dagli studi cognitivi, il saggio mira a illustrare come attraverso il linguaggio sia possibile condurre i lettori a modificare il proprio centro deittico; a tale scopo si propone quindi un’analisi poetico-cognitiva della novella di Pirandello "La signora Frola e il signor Ponza, suo genero”. Infine, obiettivo del contributo è dimostrare che Pirandello ricorre a un continuo spostamento deittico per trasmettere al lettore la sensazione di confusione a cui sono soggetti gli stessi protagonisti del racconto.This essay proposes a brief overview of empathy as a cognitive process involving our ability to imagine ourselves in someone else's place. When we read, we can feel and see what a character feels and sees. This happens thanks to our ability to adopt the point of view of others. Using the most recent cognitive theories as a starting point, this essay shows how writers "push" their readers to displace their deictic centers. It then illustrates some of the devices that writers use to reach this aim through the analysis of Luigi Pirandello's short story "La signora Frola e il signor Ponza, suo genero". Finally, it explains how Pirandello leads the reader to partake in the characters' confusion through continuous deictic shifts.
 
Blushes and humiliations in post-revolutionary France. A survey
Dopo Rousseau, nella letteratura francese si assiste al passaggio da una concezione impersonale della vergogna in quanto disonore a una concezione più individuale e interiorizzata. Questo contributo propone una rassegna della narrativa francese ottocentesca, sulla base delle condizioni e dei fattori che generano la vergogna di sé nei personaggi fittizi di alcuni autori, tra cui Claire de Duras, Stendhal, Sand e Barbey. La vergogna può essere legata al corpo, alla sessualità e al genere (impotenza, omosessualità, bisessualità) e/o ai pregiudizi razziali e sociali, che investono sia i dominanti che i dominati, in un contesto postrivoluzionario in continua trasformazione. In questa prospettiva, la narrativa del primo Ottocento contiene già elementi che saranno sviluppati nell’autosociobiografia contemporanea.After Rousseau, French literature shows the transition from an impersonal conception of shame as dishonor to a more individual conception, focused on self-awareness. This contribution proposes a survey of nineteenth-century French fiction, based on the conditions and factors that generate self- shame in the fictional characters of some authors, including Claire de Duras, Stendhal, Sand and Barbey. Shame can be related to the body, sexuality and gender (impotence, homo- and bisexuality) and / or racial and social prejudices, which affect both the dominant and the dominated, according to the continuous changes of the post-revolutionary context. From this point of view, the fiction of the early nineteenth century already contains elements that will be developed in contemporary autosociobiography
«It is a most miserable thing to feel ashamed of home»: The shame of the origins and the failed Bildung in Charles Dickens’ Great Expectations
Il presente contributo esamina il ruolo rivestito dalla vergogna nel tentativo di Pip, protagonista di Great Expectations (1861), di elevarsi allo statuto di gentleman. Giacché nella cultura vittoriana questo termine investe non solo la sfera economica ma anche quella comportamentale e morale, le due diverse accezioni di vergogna – come emozione sociale e morale – si presentano in questo romanzo interdipendenti. Nella prima accezione ha come oggetto le azioni compiute dal protagonista, nella seconda porta alla luce il significato che queste azioni assumono per la definizione della sua identità e il mantenimento del rispetto di sé. I tentativi di Pip di liberarsi della propria commonness per divenire degno di Estella sfociano nella vergogna per le due figure paterne, modelli di quella gentility che lui non sarà in grado di raggiungere. L’esame del percorso di formazione di Pip, fino alla caduta finale, ultima espressione della vergogna del protagonista, metterà in evidenza come filo conduttore nelle varie sfumature assunte da questa emozione sia il legame tra vergogna e necessità di coprire, di nascondere, di sottrarsi all’esposizione e al giudizio proprio e altrui intrinsecamente presenti nel sentimento stesso. Dalla negazione della vergogna stessa alla creazione di di possibilia e di identità alternative per il protagonista, la vergogna in questo romanzo si esprime non solo attraverso le maschere sociali da lui indossate, ma, sul piano strutturale, nel romanzo familiare che informa l’intero plot.This contribution examines the role of shame in Pip’s attempt to rise to the status of gentleman. Since in Victorian culture the term “gentleman” applies not only to the moral sphere, but also to the economic one and that of manners, the two different meanings of shame – as social and moral emotion – in this novel are interdependent. In the social sense, shame allows the reader to evaluate the protagonist’s actions, while in the moral one it explains his unsuccessful Bildung in terms of the loss of dignity and self-respect. Pip’s attempts to get rid of his commonness to become worthy of Estella, indeed, result in his feeling ashamed of his two paternal figures, models of that gentility that he will not be able to achieve. On the structural level, the protagonist’s need to create alternative possible plots and identities for himself and to deny his shame affects the family romance on which the whole plot of the novel is based
Heracles’ tears: language and emotion in Bacchylide's Ode 5
Dans l’ode V de Bacchylide, poète lyrique de la première moitié du Ve siècle av. J.-C., le puissant Héraclès, héros réputé impassible à l’époque classique, s’émeut en écoutant le récit que l’ombre du défunt Méléagre lui fait de son propre destin, au point de se mettre à pleurer. Cette rencontre aux enfers reprend de nombreux motifs homériques pour exprimer une émotion apparemment originale : la compassion d’un héros devant le triste sort d’un inconnu, qui semble remplacer l’apitoiement sur soi-même des héros d’Homère. Cette émotion naît d’une parole puissante, riche d’implications, et se communique à l’auditoire de l’ode grâce à un dispositif d’enchâssement et d’échos.Nell’ode V di Bacchilide, poeta lirico della prima metà del V secolo a.C., l’eroe ritenuto impassibile all’epoca classica, il potente Eracle, si commuove ascoltando il racconto sul suo destino da parte dell’ombra di Meleagro a tal punto che l’eroe si mette a piangere. Quest’incontro negli Inferi riprende numerosi motivi omerici per esprimere un’emozione in apparenza originale: la compassione di un eroe davanti alla triste sorte di uno sconosciuto, che sembra sostituire l’autocommiserazione degli eroi omerici. Quest’emozione nasce da una parola potente, ricca di implicazioni, e si comunica al pubblico dell’ode tramite un dispositivo d’enchâssement e di echi. In lyrical poet Bacchylides’s Ode 5 (first half of 5th c. BC), the mighty Heracles, a hero the classical age remembered as impassive, gets emotional and even starts weeping while listening to Meleager’s shade telling him about his own destiny. The depiction of this encounter in the Underworld uses many Homeric motifs to express an original emotion, a hero’s compassion for a stranger’s tragic fate that seems to replace self-pity, one of Homer’s heroes’ characteristics. The former emotion arises in a powerful discourse that is fraught with implications and communicates the sentiment by framing a mythological tale within a victor’s panegyric
«As though his accomplishment were rooted in nothing but shame»: Shame and Tragic in Philip Roth
Inserendosi nell’alveo dei più recenti studi sulle rappresentazioni artistiche delle emozioni e muovendo in particolare dall’analisi del rapporto tra vergogna ed espressione letteraria proposta recentemente da Timothy Bewes, il contributo intende analizzare la rappresentazione e la funzione della vergogna nella cosiddetta “trilogia americana” di Philip Roth. Attraverso un close reading dei tre romanzi – American Pastoral (1997), I Married a Communist (1998), The Human Stain (2000) – si mostrerà come il sentimento della vergogna sia alla base della dialettica tra accadere storico e vita individuale problematizzata dai testi in esame. Verrà inoltre dimostrato come un’idea di identità fluida e sempre condizionata dal rapporto con l’altro sia il territorio simbolico dove la costruzione romanzesca porta a collidere i destini generali e quelli privati, causando così quella caduta dei protagonisti che sarà possibile interpretare tramite la categoria del tragico.Moving from the most recent studies on emotion, their artistic representations and, especially, from the analysis of the relationship between shame and literary texts as recently proposed by Timothy Bewes, this essay aims at studying the representation and the function of shame in Philip Roth’s so-called “American trilogy”. Through a close reading of the three novels – American Pastoral (1997), I Married a Communist (1998), The Human Stain (2000) – it will be shown how shame is behind the contrast between private life and history as it is problematized in the texts. Moreover, it will be argued that is precisely in the symbolic field of identity and in the one of its relation to the others that the individual and the general dimensions collide. In this way, eventually, it will be possible to interpret protagonists ‘downfalls through the idea of tragic
Jugglers, magicians and orators: the role of emotions in the art of improvisation
La capacità oratoria di persuadere ricorrendo ai mezzi patetici propri del teatro è, nel mondo antico, motivo di discussione. Il diverbio riguarda la tensione fra verità e finzione, per cui l’attore recita una parte, mentre l’oratore deve raccontare fatti reali. La credibilità di un discorso dipende, dunque, dal grado di coinvolgimento emotivo, ovvero dalla capacità dell’oratore di apparire realmente convinto delle proprie tesi. In questo senso riveste un importante ruolo la tecnica immedesimativa tipica della recitazione che, grazie alla circolarità delle emozioni, permette di attivare un rapporto empatico con il pubblico. In particolare, nei manuali di retorica, laddove si intende chiarire con quali espedienti ottenere questo risultato, si ricorre all’exemplum di attori talmente commossi dalla propria parte da rimanerne scossi. L’influsso del teatro sull’oratoria, però, non si limita all’ambito propriamente performativo, ma si allarga anche ad altri settori, arrivando addirittura a condizionare l’inventio e le tecniche di composizione di un’orazione. In questo senso è emblematico il caso di Galba, raccontato nel Brutus ciceroniano (§§ 87-88): questi si immedesimava a tal punto nelle vicende da farle proprie, un procedimento analogo a quello degli attori, che “si calano” nella parte prima di andare in scena, ma soprattutto dello scrittore, che si immedesima nei protagonisti delle storie da lui create. Il contributo intende, quindi, indagare le reciproche interazioni fra passione estemporanea e acquisizione di una tecnica nell’arte dell’improvvisazione: se, infatti, recenti studi hanno messo in luce la pianificazione di una strategia comunicativa già nel momento compositivo, resta ancora da chiarire quanto la tecnica recitativa abbia influito su tali acquisizioni.
Jugglers, magicians and orators: the role of emotions in the art of improvisation One of the aspects that the art of rhetoric and acting share is the acquisition of a technique based on identification. In rhetoric manuals, whenever the modes in which the speaker can start using the technique need to be addressed and clarified, examples of actors deeply moved and shaken by their own roles are pointed out: it is a recurring topos, which highlights the reciprocity between the two artes. Through mental projections of narrated events, also known as visiones, the speaker filters the events through the eye of imagination and emotionally identifies with them: thanks to the intentional control of emotions, the speaker appears to be truly involved in the matter and gains credibility. However, the planning of emotions concerns not only the performance itself but also the inventio, the initial conception of a speech. From the analysis of the sources it is evident that improvisation and the instrumental use of the various adfectus result from a long learning process too and that in oratory nothing is left to extemporaneity. While performing, the speaker unconsciously implements a whole series of techniques that have been previously assimilated through memorization and exercise and that concern both the contents and the ways to successfully communicate them