Professioni Infermieristiche (Consociazione Nazionale Delle Associazioni Infermiere/i)
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    421 research outputs found

    Studio analitico descrittivo sulla mobilizzazione dei pazienti del Dipartimento Internistico dell’Azienda USL – IRCCS di Reggio Emilia (MOBINT)

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    INTRODUCTION: Hospitalisation represents a significant risk factor for the decline in the general conditions of the elderly. Loss of autonomy in elderly inpatients, together with immobilisation, has been defined as ‘Hospital-Acquired Disability’ and affects 65% of this class of patients. Less than half of them will regain independent mobilisation. Included among the negative effects are: falls, increased percentage of admission to nursing homes, longer hospital admissions, increased mortality and morbitity. Despite these facts, elderly patients remain in bed for 83-95% of their hospital stay; they rarely walk or are mobilised. Only on an international level has this issue been analysed OBJECTIVES: To analyse active mobilisation in inpatients. METHODS: Prospective analytical and descriptive study performed from December 2018 - May 2019 in the Clinical Medicine department of the AUSL of Reggio Emilia. Descriptive analysis of the data has been performed. RESULTS: A total of 1725 patients were screened for the study. After applying the inclusion criteria, 295 patients were enrolled in the study, 9 of which were then excluded for failure to be mobilised. 66.4% of these patients were mobilized the morning during hygiene-rounds. According to the nurse, they appeared in a stable state, alert and oriented (88.1%) and used a variety of aids (from 1 to 3) (57.3%). The frequency of mobilisations were: 44.4% once a day, 31.2% twice, 24.4% three times or more. DISCUSSION: This study highlighted that mobilisation is strictly correlated to first assistance, frequently relying on health care assistants, and is mostly applied to oriented patients who only need one assistant. Further studies are required to investigate connections between patient’s features and mobilisation.INTRODUZIONE: L’ospedalizzazione rappresenta un fattore di rischio per il declino delle condizioni generali dell’anziano. La perdita di autonomia dei pazienti anziani ricoverati, associata alla mancata mobilizzazione, è stata definita come una Disabilità Acquisita in Ospedale e colpisce fino al 65% di essi. Meno della metà degli anziani recuperano la mobilizzazione indipendente. Tra gli esiti negativi associati abbiamo: cadute, aumento delle istituzionalizzazioni e dei tempi di degenza, aumentata mortalità, sviluppo di complicanze. Nonostante ciò, gli anziani rimangono allettati per il 83-95% della degenza, solo raramente deambulano o vengono mobilizzati. Solo a livello internazionale è stata indagata questa problematica. OBIETTIVO: Descrivere la mobilizzazione attiva dei pazienti internistici. METODI: Studio analitico descrittivo prospettico. Dicembre 2018 - Maggio 2019. Sono stati inclusi i reparti internistici dell’AUSL di Reggio Emilia. È stata eseguita un’analisi descrittiva dei dati. RISULTATI: Sono stati screenati 1725 pazienti, applicando i criteri d’inclusione reclutati 295, di cui 9 esclusi perché non mobilizzabili. Il 66,4% dei pazienti viene mobilizzato al mattino durante l’igiene. Essi sono in condizioni stabili secondo l’infermiere, lucidi ed orientati (88,1%) e portatori di vari presidi (da 1 a 3) (57,3%). La frequenza di mobilizzazione è di: una volta al giorno per il 44,4% dei pazienti, due volte al giorno per il 31,2% e più di due volte al giorno per il 24,4%. DISCUSSIONE: Lo studio ha evidenziato che la mobilizzazione è strettamente associata all’assistenza di base, nella quale ha un ruolo rilevante l’OSS. Essa riguarda prevalentemente pazienti lucidi orientati e che richiedono un solo operatore. Sarebbero auspicabili studi successivi per indagare correlazioni fra caratteristiche dei pazienti e mobilizzazione

    Mappatura delle competenze Infermieristiche per lo sviluppo organizzativo: analisi nazionale degli Infermieri coinvolti nel Processo di Donazione e Trapianto

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    The constant evolution of the health care system has led to a thorough reorganization of the system itself and an improvement in terms of the quality of treatment provided. Many articles in the literature confirm that the answer to increased quality of standards and efficient levels of organization are undoubtedly due to true and efficient team work, without any of the professionals involved having to change their area of expertise. This rapid evolution of the treatment process has required the improvement and definement of technical-specialist skills on the part of the nursing staff; personnel who have proved to be the real link in the technical-communicative processes. In relation to this important aspect, it has become essential to design, at present based on more than ten-years of experience, a profile of "job description" skills for the nursing staff engaged in the world of donations and transplants, in order to give companies objective and measurable elements on the skills profile that can be identified for this specific area and a clear recognition of the profession itself.La costante evoluzione del sistema sanitario ha portato, negli ultimi anni, ad una vera e propria riorganizzazione del sistema stesso e un miglioramento in termini di qualità dell’assistenza erogata. Molti lavori presenti in letteratura confermano che la risposta ad elevati standard di qualità e a livelli efficienti di organizzazione sono inevitabilmente dovuti ad un vero e proprio lavoro d’équipe, senza che nessuno dei professionisti convolti debba modificare il proprio ambito di competenze. Questa rapida evoluzione del processo di cura, ha richiesto l’aumento e la definizione di competenze tecnico-specialistiche da parte del personale infermieristico; personale che ha dimostrato di essere il vero link nei processi tecnico-comunicativi. In relazione a questo importante aspetto, è diventato indispensabile disegnare, sulla base della presente esperienza più che decennale, un profilo di competenze “job description” del personale infermieristico impegnato nel mondo delle donazioni e dei trapianti, al fine di dare alle Aziende elementi oggettivi e misurabili sul profilo di competenze da individuare per questo ambito specifico e un giusto riconoscimento della professionalità stessa

    Il coraggio degli infermieri ai tempi del COVID-19

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    La diffusione del SARS-COV-2 è stata annunciata a partire dal 9 gennaio 2020, quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che le autorità sanitarie cinesi avevano individuato un nuovo ceppo di coronavirus mai prima identificato nel genere umano. Il virus è stato chiamato dapprima 2019-nCoV, per poi essere ufficialmente e definitivamente classificato con il nome di SARS-CoV-2. La sua diffusione è stata associata a un focolaio di polmoniti segnalato il 31 dicembre 2019 in Cina, nella sua parte centrale, nella città di Wuhan. La malattia respiratoria causata dal nuovo coronavirus ha preso il nome di COVID-19 con dichiarazione dell'OMS del seguente 11 febbraio. I primi due casi presenti in Italia sono stati confermati dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) in data 30 gennaio, successivamente il 21 febbraio è stato individuato un nuovo caso, identificato come il primo caso autoctono su territorio nazionale1. In seguito alla velocità e alla dimensione del contagio da parte del nuovo virus, l’OMS, in data 11 marzo 2020 ha dichiarato che l’infezione internazionale poteva essere considerata una pandemia. Dall’inizio della diffusione del virus, la pandemia ha creato danni enormi in tutti i Paesi del globo, con milioni di persone che hanno perso la vita. Gli infermieri e gli operatori dei sistemi sanitari nazionali di tutti i Paesi colpiti hanno visto stravolgere le proprie vite e i propri setting lavorativi in maniera repentina per far fronte con coraggio a questa pandemia, spesso non senza conseguenze. Infatti, basti considerare che in Italia il 72,2% dei contagi sul lavoro avvengono nel settore sanitario e di questi l’83% è rappresentato dagli infermieri, e in totale si contano una percentuale che ha superato, in alcune fasi della pandemia, anche il 15% di tutti i casi di COVID19 su territorio nazionale.La diffusione del SARS-COV-2 è stata annunciata a partire dal 9 gennaio 2020, quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che le autorità sanitarie cinesi avevano individuato un nuovo ceppo di coronavirus mai prima identificato nel genere umano. Il virus è stato chiamato dapprima 2019-nCoV, per poi essere ufficialmente e definitivamente classificato con il nome di SARS-CoV-2. La sua diffusione è stata associata a un focolaio di polmoniti segnalato il 31 dicembre 2019 in Cina, nella sua parte centrale, nella città di Wuhan. La malattia respiratoria causata dal nuovo coronavirus ha preso il nome di COVID-19 con dichiarazione dell'OMS del seguente 11 febbraio. I primi due casi presenti in Italia sono stati confermati dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) in data 30 gennaio, successivamente il 21 febbraio è stato individuato un nuovo caso, identificato come il primo caso autoctono su territorio nazionale1. In seguito alla velocità e alla dimensione del contagio da parte del nuovo virus, l’OMS, in data 11 marzo 2020 ha dichiarato che l’infezione internazionale poteva essere considerata una pandemia. Dall’inizio della diffusione del virus, la pandemia ha creato danni enormi in tutti i Paesi del globo, con milioni di persone che hanno perso la vita. Gli infermieri e gli operatori dei sistemi sanitari nazionali di tutti i Paesi colpiti hanno visto stravolgere le proprie vite e i propri setting lavorativi in maniera repentina per far fronte con coraggio a questa pandemia, spesso non senza conseguenze. Infatti, basti considerare che in Italia il 72,2% dei contagi sul lavoro avvengono nel settore sanitario e di questi l’83% è rappresentato dagli infermieri, e in totale si contano una percentuale che ha superato, in alcune fasi della pandemia, anche il 15% di tutti i casi di COVID19 su territorio nazionale

    La concettualizzazione dell'assistenza infermieristica nella letteratura italiana: un'analisi integrativa a supporto dello sviluppo di una teoria

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    Introduction: Nursing theories are essential for orienting nursing practice. To date, three models for nursing practice have been developed in Italy. In addition, significant epistemological reflections have been published, sparking a rich professional debate regarding the theoretical foundations of nursing in Italy. However, conceptual models from other countries are often still used, despite many difficulties associated with applying them in practice. In order to investigate and redress this ‘theoretical gap’ and related implications for intervention, three scoping reviews of the Italian nursing literature were conducted to examine three categories of nursing knowledge: (a) nursing practice in Italy; (b) the basic nursing concepts of person, health, environment and nursing; and (c) regulatory/normative statements regarding what nursing practice should be in Italy. Objective: The purpose of this investigation was to identify how nursing is conceptualized in the Italian literature through an integrative narrative analysis of three scoping reviews. Methods: The Scoping Review according to the recommendations published by Arksey and O'Malley and subsequently implemented by Levac et al. has been selected as the optimal methodology for mapping nursing knowledge. At the end of the reviews carried out to answer the three research questions, the researchers integrated the results by conducting a coding of the results. Results: The narrative synthesis highlighted a systemic conception of persons in their social context, ‘incorporated’ within relational systems. Persons are imagined as active agents with self-determination toward promoting their own health. Health, derived from levels of equilibrium between multiple systemic components and based on the person's holistic view, is a fundamental right and a collective social interest. Maintaining or promoting a person’s health requires careful consideration of all these constitutive and integral elements. The nursing process is implemented through technical acts as well as relational and caring skills. Professional autonomy, influenced by clinical and organizational contexts, is expressed in collaboration with other professionals who contribute to the healthcare process. The results of this integrative narrative analysis suggest the need for a holistic vision of persons, with an active role in their health management, indissociable from the system of relationships in which this is contextualized, within which nurses are embedded. Conclusion: In light of the results of our investigation, the promotion of a conceptualization of nursing based on the centrality of the person-social relational system and on the active role of persons that nurses work with, this could guide approaches used in nursing education and administration. This could help enhance care provided by nurses and persons' participation in decisions regarding their own health. Keywords: nursing theory, nursing discipline, review, metaparadigm Introduzione: Le teorie infermieristiche costituiscono un riferimento imprescindibile per la prassi infermieristica. In Italia sono stati elaborati e proposti tre modelli professionali italiani. Oltre ad essi, il dibattito professionale si è arricchito anche di significative riflessioni di tipo epistemologico. Tuttavia, ancora oggi risultano essere spesso adottati modelli concettuali provenienti da altri Paesi con la difficoltà del loro utilizzo nella prassi infermieristica. Allo scopo di studiare e approfondire “questo divario teorico” e le possibili linee di intervento sono state realizzate tre revisioni della produzione scientifica infermieristica italiana su tre categorie di conoscenze infermieristiche: la pratica infermieristica in Italia, i concetti fondanti di persona, salute, ambiente e assistenza e tutte le dichiarazioni normative riguardo a cosa dovrebbe essere in Italia la pratica infermieristica. Obiettivo: Lo scopo di questo studio è la produzione di una sintesi narrativa che identifica la concezione di infermieristica nella letteratura italiana attraverso un’analisi integrativa di scoping reviews. Metodi: La Scoping Review secondo le raccomandazioni pubblicate da Arksey and O’Malley e successivamente implementate da Levac et al. è stata selezionata come la metodologia ottimale per eseguire la mappatura delle conoscenze infermieristiche. Al termine delle revisioni realizzate per rispondere alle tre domande di ricerca, i ricercatori hanno integrato i risultati conducendo una codifica dei risultati. Risultati: La sintesi narrativa ha evidenziato una concezione sistemica di base riguardante le persone nel loro contesto sociale, “incorporate” nei sistemi di relazioni. La persona è identificata come agente attivo nell'autoderminazione della salute. La salute derivante da livelli di equilibrio tra più componenti sistemiche e basata sulla visione olistica della persona è un bene fondamentale e un interesse sociale collettivo. Mantenere o promuovere la salute della persona richiede un'attenta considerazione di tutti quelli elementi che ne sono parte costituiva e integrante. La processualità dell'assistenza è messa in atto attraverso atti di natura tecnica e attraverso competenze relazionali e di caring. L'autonomia professionale, influenzata dai contesti clinici e organizzativi si esprime anche nella collaborazione con gli altri professionisti che contribuiscono alla realizzazione del processo di cura. I risultati di questa analisi integrativa suggeriscono la necessità di una visione olistica della persona, del suo ruolo attivo nella gestione della salute e della sua inscindibilità dal sistema di relazioni in cui questa è contestualizzata e del quale l’infermiere entra a far parte. Conclusione: Alla luce dei risultati del nostro studio, la promozione di una concezione di assistenza infermieristica basata sulla centralità dell’intero sistema persona-relazioni sociali e sul ruolo attivo della persona assistita potrebbero orientare sia i processi formativi sia le amministrazioni infermieristiche così da consentire e valorizzare la presa in carico globale da parte dei professionisti infermieri e la partecipazione della persona alla presa di decisioni riguardanti la propria salute

    Interventi di riabilitazione palliativa in cure palliative: una scoping review

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     BACKGROUND: Palliative rehabilitation is defined as the process of helping a person with a progressive, commonly advanced, and/or incurable disease reach their physical, psychological, and social potential consistent with physiological and environmental limitations and life preferences. However, the evidence on this subject is dispersed in the literature. OBJECTIVE: To examine and map interventions of palliative rehabilitation, implemented and evaluated in palliative care. METHODOLOGY: A scoping review, using the Joanna Briggs Institute’s guideline, was conducted. Multiple databases were searched: CINAHL Complete; PubMed; Scopus; SciELO; Cochrane Central Register of Controlled Trials; PEDro, as well as grey literature for studies that focus on qualified healthcare professionals caring for patients 18 years of age or older, working in palliative care, that focus on the concepts of palliative rehabilitation interventions. RESULTS: Of the 314 studies retrieved, two were included in this review. Both were conducted with physiotherapists, and none mentioned nursing rehabilitation. One of the studies implemented and evaluated an intervention of exclusively physical domain and another of physical and emotional domain. The interventions still differ in the number of treatments which ranged from 4 to 7 sessions. Both studies were implemented in oncological and non-oncological patients. CONCLUSION: Further research is needed to explore the rehabilitation strategies used by healthcare professionals working in palliative care that help patients. Moreover, since nurses are often the healthcare professionals who are in closest proximity to, and who spend the most time with, the patient, which rehabilitation interventions do these professionals should be focus of intervention. KEYWORDS: End of life care; Palliative care; Rehabilitation; Rehabilitation nursing; Scoping reviewINTRODUZIONE: La riabilitazione palliativa è definita come il processo di aiutare una persona con una malattia progressiva, comunemente avanzata e / o incurabile a raggiungere il proprio potenziale fisico, psicologico e sociale coerente con i limiti fisiologici e ambientali e le preferenze di vita. Tuttavia, le prove su questo argomento sono disperse in letteratura OBIETTIVO: Esaminare e mappare gli interventi di riabilitazione palliativa, implementati e valutati nelle cure palliative. METODOLOGIA: È stata condotta una scoping review, usando le linee guida del Joanna Briggs Institute. Sono stati cercati più database: CINAHL completo; PubMed; Scopus; SciELO; Cochrane Central Register of Controlled Trials; PEDro e letteratura grigia per studi incentrati su professionisti sanitari qualificati che si occupano di pazienti di età pari o superiore a 18 anni, che lavorano in cure palliative, che si concentrano sui concetti di interventi di riabilitazione palliativa. RISULTATI: Dei 314 studi recuperati, due sono stati inclusi in questa revisione. Entrambi sono stati condotti con fisioterapisti e nessuno ha menzionato la riabilitazione infermieristica. Uno degli studi ha implementato e valutato un intervento dal punto di vista esclusivamente fisico e un altro dal punto di vista fisico ed emotivo. Gli interventi differiscono ancora nel numero di trattamenti che variavano da 4 a 7 sessioni. Entrambi gli studi sono stati condotti su pazienti oncologici e non oncologici. CONCLUSIONI: Sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare le strategie di riabilitazione adottate dai professionisti sanitari che ricorrono a cure palliative per aiutare i pazienti. Inoltre, poiché gli infermieri sono spesso i professionisti sanitari che si trovano a più stretto contatto e trascorrono più tempo con il paziente, quali attività riabilitative facciano questi professionisti dovrebbe essere al centro dell'intervento. PAROLE CHIAVE: Assistenza di fine vita; Cure palliative; Riabilitazione; Infermieristica riabilitativa; Scoping revie

    A proposito del Codice deontologico delle professioni infermieristiche del 2019

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    Da più parti mi sono giunte per mesi sollecitazioni a esprimere un parere sul nostro nuovo codice deontologico (FNOPI, 2019). Non possedendo le competenze necessarie, ma ritenendo utile un costante confronto su temi cosí¬ rilevanti per tutti gli infermieri italiani, provo a condividere alcune considerazioni strettamente personali. Il taglio non può che essere storico, perché frutto dei miei 40 anni di intensa vita professionale: il 2020 vede questo mio anniversario che festeggerò anche con la Conferenza internazionale Florence2020 di Firenze ormai prossima (13-15 febbraio 2020).Ho cercato di documentarmi nelle varie fasi del lungo iter che ha portato all'approvazione del testo il 13 aprile scorso e, dopo l'approvazione, ho partecipato a tre eventi che illustravano e spiegavano le scelte attuate (organizzati dall'OPI di MI-LO-MB, dall'OPI di Varese e presso la ASST dove lavoro). CNAI ha portato, anche questa volta, il suo contributo con l'intervento della dott.ssa Giliola Baccin all'audizione del 9 marzo 2019 a Milano e aveva espresso le sue considerazioni sia sul codice del 2009 (Baccin, Sironi, 2009) sia sulla prima proposta del 2016 (http://www.cnai.info/index.php/progetti-e-iniziative/codice-deontologico-dell-infermiere). Alla quale avevano aderito le Associazioni del GPAIN (Gruppo permanente delle Associazioni infermieristiche nazionali).Ritengo che la titolazione dei capi e degli articoli sia un elemento utile per i professionisti che sono tenuti a conoscere e consultare un documento cosí¬ importante per la pratica professionale. Una prima lettura del nuovo codice non mi fa ritenere però i titoli immediati e congruenti con il loro contenuto. Inoltre, la mancanza di un preambolo o premessa che dichiari in modo inequivocabile chi è l'infermiere e di che cosa si occupa (ovvero che cos'è l'assistenza infermieristica) mi pare degna di nota. Nonostante le spiegazioni ricevute sul codice 2019 sento la mancanza di valori espressi in modo chiaro: cosa riteniamo necessario trasmettere, come gruppo professionale, alle future generazioni? Quali sono gli elementi centrali dell'assistenza infermieristica? È chiaro a tutti cosa significa cura, relazione di cura e patto di cura? Il nesso di questi aspetti con il potere e la responsabilití  del professionista meritano più ampie riflessioni, specie alla luce di un futuro in cui sarí  dato un valore sempre maggiore all'auto-cura e al coinvolgimento delle famiglie e dei caregiver (Acquaro, Tousijn, 2019).La rassicurazione ricevuta da alcuni componenti del Comitato centrale della FNOPI sul fatto che non serva più una premessa esplicativa al codice perché "I contenuti delle scienze infermieristiche sono trasmesse dai nostri professori che insegnano in universití  (....) Ormai è chiaro cosa sia la disciplina infermieristica" non mi pare sufficiente. L'esperienza di docenza in diversi Atenei dall'anno accademico 1986/87 ad oggi mi consente di esprimere un parere sulle difficoltí  nel garantire una omogeneití  sui concetti disciplinari trasmessi ai futuri colleghi. Una premessa permetterebbe di dichiarare in modo esplicito non solo i concetti, ma anche i valori fondanti l'identití  professionale, dove per "fondante" s'intende ciò che la comunití  scientifica professionale ritiene di fondamentale riferimento per il comportamento condiviso dagli appartenenti alla professione. Certo, non ci si può attendere da un codice deontologico che definisca o racchiuda totalmente l'identití  professionale, ma può la relazione con l'assistito essere "l'unico nostro strumento che rinforza e rinsalda la nostra identití " (Mangiacavalli, 2019, p. 1)? Se ci fosse chiarezza sui contenuti disciplinari ci sarebbero certi commenti d'infermieri rispetto al "demansionamento"? E perché sarebbe nato il movimento dei Fundamentals of care? Ma cura e assistenza sono la stessa cosa? Anche su questi concetti sarebbe utile qualche approfondimento teorico che CNAI si è limitata a indicare e che mi vede, dopo 40 anni, ancora tesa a comprendere e studiare (Sitzman, Watson, 2019; Sironi, Santambrogio, 2019; Ausili et al., 2018; Watson, 2013). ....segu

    L'Anno Internazionale dell'Infermiere e dell'Ostetrica ed il COVID-19.

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    Il 2020, Anno Internazionale dell'Infermiere e dell'Ostetrica e del duecentesimo anniversario della nascita di Florence Nightingale, è iniziato e prosegue in una modalití  del tutto inattesa con la pandemia da COVID-19. Questa situazione ha evidenziato l'attualití  e la visione interdisciplinare, quando mai moderna oggi, del pensiero di Florence Nightingale, cosí¬ come la sua ampia gamma di interessi: dalla statistica all'analisi dei dati, all'igiene, dalla sanití  pubblica alla sanití  militare,"ˆdall'attenzione verso l'ambiente fisico e psicologico alla capacití  di adattamento ai diversi contesti. Tutte componenti quanto mai essenziali in una visione dell'assistenza infermieristica moderna ed ad ampio spettro. Ci siamo trovati difronte ad una «guerra» globale da combattere senza disporre delle armi idonee e con sistemi di pianificazione e risposta inadeguati. Una enorme sfida per la comunití  scientifica, per gli infermieri e i professionisti sanitari e in generale per la societí  nella sua interezza. L'enorme impatto in termini di vittime, il sovraccarico talora non gestibile dei servizi sanitari, il profondo disagio sociale dovuti a mesi di chiusura e lock-down, come unica misura di sanití  pubblica di riferimento, la grave crisi economica collegata al virus stanno anche generano nell'opinione pubblica, e talvolta nella stessa comunití  scientifica il desiderio di provare a trovare soluzioni con tempistiche non sempre conciliabili con il normale progredire del metodo scientifico. La natura "nuova" del virus e il tempo relativamente breve sinora intercorso non consentono di formulare giudizi definitivi in merito a molti aspetti, ma portano a dover riflettere obbligatoriamente sulle scelte di sistema fin qui effettuate. In Italia, con dati ancora da consolidare, circa 30.000 professionisti sanitari sono stati infettati (oltre il 12 percento del totale dei positivi al virus SARS-COV2) e si stima che almeno il 60% di questi sia infermiere, molti sono stati ricoverati, alcuni di questi in terapia intensiva, alcuni hanno perso la vita. Oltre duecentocinquanta sanitari hanno data la vita per salvare le vite, di cui oltre quaranta infermiere e infermieri e quattro si sono suicidate."ˆUn sacrificio che merita di non essere mai dimenticato. Non tutto è andato bene in Italia, specie in alcune aree, come non tutto sta andando bene in altri paesi del mondo. Ci sono stati tanti innumerevoli problemi legati alla gestione iniziale della diffusione e alla importante carenza dei dispositivi di protezione individuale, tanto da farci affermare, come professionisti sanitari, di dover andare in guerra con le pistole giocattolo. La carenza strutturale dell'assistenza sanitaria in ambito territoriale, l'impossibilití  di alcune strutture di affrontare con mezzi adeguati la diffusione del virus, come le residenze assistenziali per anziani in senso ampio, hanno di certo aumentato il numero dei contagiati e delle vittime e hanno reso evidenti i risultati di questi anni di tagli economici nei sistemi sanitari. Gravi le carenze di personale infermieristico, gravi le carenze di posti letto, in particolare di terapia intensiva, gravi le carenza di pianificazione e di risposta integrata, gravi le carenza di materiali e carenze di formazione specifica in alcuni settori, gravi le carenze nella filiera di gestione degli approvvigionamenti e dell'emergenza. Le organizzazioni sono state meno resilienti del personale, che chiamato a dare il contributo al massimo delle possibilití  lo ha fatto. Alcuni tornando in servizio dalla pensione, altri tornando nell'area clinica, altri laureandosi prima per entrare immediatamente in servizio, altri dando il proprio aiuto volontario. Tutti al massimo

    Prevalenza e incidenza delle ulcere da pressione in Italia: studio trasversale in un'Azienda Ospedaliera-Universitaria dell'Umbria

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    OBIETTIVO: Il presente studio ha l'obiettivo di determinare la prevalenza e l'incidenza delle ulcere da pressione (PUs) in una struttura ospedaliera universitaria del centro Italia. METODI: E'stato effettuato uno studio di prevalenza e di incidenza sulle ulcere da pressione al momento del ricovero e dopo 10 giorni. I dati sono stati elaborati per statistica descrittiva, attraverso il test del Chi quadrato e un' analisi multivariata. RISULTATI. I due dati di prevalenza ottenuti delle PUs erano rispettivamente del 6,5% e di 9,9% dieci giorni dopo (follow-up). La prevalenza delle PUs differisce all'aumentare dell'etí  (p=0,004) e rispetto all'area di degenza di ricovero dei pazienti (p= 0,002). L'incidenza delle PUs dopo dieci giorni dal ricovero è stata del 3,6%. L'area medica si caratterizza per un numero maggiore di lesioni rispetto all'area chirurgica e intensiva. Dai risultati, è stato evidenziato un rapporto significativo tra aumentato rischio (Braden <16) e la presenza di PUs con un OR di 1,40 (95% CI 1,03-1,62) in soggetti ad alto rischio (Braden <12) e un OR di 1,61 (95% CI 1,06-2,42) in soggetti ad altissimo rischio (Braden 13-16). Le sedi maggiormente rappresentate sono sacro, tallone e malleoli. Limitata la documentazione dei piani di prevenzione, in particolare per quanto concerne la mobilizzazione. CONCLUSIONI. Tali dati non permettono di comprendere l'utilizzo e l'aderenza ai piani di prevenzione gií  da tempo diffusi in tutte le UU.OO. Risulta ancora carente l'atteggiamento a utilizzare strumenti utili sia a identificare il rischio di ulcera, sia a documentare i piani di mobilizzazione. Sarebbe auspicabile un monitoraggio in tempi successivi per comprendere eventuali tassi di prevalenza e incidenza . PAROLE CHIAVE: Ulcere da pressione, Prevalenza, Incidenza, Infermieristica A cross-sectional study on the prevalence and incidence of pressure ulcers in an Italian University Hospital–Umbria RegionOBJECTIVE: The aim of the present study was to assess the prevalence and incidence of pressure ulcers (PUs) in patients hospitalized in a University Hospital in central Italy. METHODS: We carried out a prevalence and incidence study on PUs and an additional prevalence estimate of PUs was also produced ten days after the first assessment. All data were explored by descriptive statistics, the Chi-square test and a multivariate analysis. RESULTS: The prevalence of pressure ulcers was of 6,5%, while it increased to 9,9% at the second assessment ten days after the first measurement. Prevalence was statistically significant and increased with the age of inpatients (p=0,004) and was correlated to the origin of the patients (p=0,002). The incidence of PUs ten days after hospital admittance was of 3,6%. Ulcers are more frequently observed in the general medicine rather than in the surgery and intensive care units. Results showed that there exists a meaningful relationship between increased risk (Braden <16) and the presence of PUs, with an OR of 1,40 (95% CI 1,03-1,62) in high risk patients (Braden <12) and with an OR of 1,61 (95% CI 1,06-2,42) in very high or prohibitive risk patients (Braden 13-16). The most affected areas are the sacrum, the heels and the ankles. Mobilization plans were scarcely available, or do not described. CONCLUSIONS: The obtained data confirmed the difficulty to measure whether PU prevention practices are being carried out in compliance with the set guidelines presently in use in all the University Hospital Units. There is still a very limited use of available risk assessment tools for predicting PU risk and mobilization plans are still poorly documented. A monitoring and follow-up strategy should be implemented to better understand prevalence and incidence rates. KEY WORDS: Pressure Ulcer, Prevalence, Incidence, Nursing

    Negotiating the Post Covid-19 Period: Making the Case for Communities of Practice - Negoziare il periodo successivo al Covid-19: sostenere le comunití  di pratica

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    ITALIANOVivere la crisi legata al Covid-19 può essere estenuante per le persone che si concentrano costantemente sulla sopravvivenza. Nella catarsi destinata a seguire la pandemia, diventerí  essenziale riconoscere l'esperienza vissuta di vulnerabilití , turbolenza e disgregazione quando la "nuova normalití " emergerí  e sarí  compresa. Una raccolta di questi impatti è quanto mai necessaria per comprendere i livelli sociali, emotivi, mentali e spirituali che costituiscono la sopravvivenza (Holla et al., 2018). Come si ricalibra la gente dopo una crisi? Esistono meccanismi utilizzabili da parte degli individui? Cosa succede a livello di gruppo o di comunití ? È previsto un intervento professionale organizzato?Leggi l'Editoriale cliccando o facendo il download sotto. INGLESELiving through the Covid-19 crisis can be exhausting for persons who are focused on survival consistently (Holla et al., 2018). In the catharsis set to follow the pandemic, it is essential to recognize the lived experience of vulnerability, turbulence, and disruption as the "˜new normal' emerges and is comprehended. An inventory of these impacts is necessary to understand the social, emotional, mental, and spiritual levels that constitute surviving (Holla et al., 2018). How do people recalibrate after a crisis? Are there mechanisms for use by individuals? What happens at a group or community level? Is organized professional outreach stipulated?Read Editorial - click or download the fil

    Vissuti, percezioni ed emozioni degli studenti nel Corso di Laurea in Infermieristica durante il tirocinio: uno studio con metodi misti

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    Introduction: The internship is fundamental for the training of future professionals during the degree course in Nursing. Therefore, it is useful to investigate stress and difficulties experienced by students during this activity. Objective: to explore the students’ experiences during their internships and identify the possible sources of related stress. Method: a mixed methods study with concurrent triangulation was designed. An ad hoc structured questionnaire was disseminated on the main social networks and conducted via in-depth, audiotaped, face-to-face interviews. Results: 177 people responded to the questionnaire. The main sources of stress during training were: “not having adequate feedback from the clinical tutors” (75%) and “not receiving support to meet patients' needs” (65%). The prevalent negative emotions were a “loneliness” (46%) and “impotence” (54%). 11 students were interviewed in depth. 5 fundamental themes and 13 related concepts emerged. The internship is considered fundamental, but there is the worry of not being able to learn what is necessary to carry out the profession in the future. The presence of competent and motivated clinical tutors and a greater involvement of university tutors in internship contexts are both considered important. Discussion and conclusions: the results suggest the need to identify methods of involvement and support for internship students, such as the creation of direct links between the university and clinical tutors, and the organization of internship experiences in care settings that could be suitable for the course year. Key words: Internship, nursing students, experiences.Introduzione: nell’ambito del Corso di Laurea in Infermieristica il tirocinio formativo è fondamentale per la genesi del professionista futuro, per questo risulta utile indagare lo stress e le difficoltà degli studenti esperiti durante questa attività. Obiettivo: esplorare i vissuti esperienziali maturati dagli studenti durante i tirocini formativi e individuare le possibili fonti di stress correlate. Metodo: studio con disegno di triangolazione convergente. È stato diffuso sui principali social networks un questionario strutturato ad hoc e sono state condotte interviste in profondità, audio registrate, faccia a faccia. Risultati: i rispondenti al questionario sono stati 177 ed hanno indicato come principali fonti di stress in tirocinio: “non avere adeguato feedback da parte dei tutor clinici” (75%) e “non ricevere supporto per far fronte alle esigenze dei pazienti” (65%). Le emozioni negative prevalenti sono il “senso di solitudine” (46%) e quello di “impotenza” (54%). Dalle interviste in profondità ad 11 studenti sono emerse 5 tematiche fondamentali e 13 concetti correlati. Il tirocinio è ritenuto fondamentale, ma emerge il timore di non poter apprendere quanto necessario per svolgere la professione in futuro. Sono ritenute importanti la presenza di tutor clinici (infermieri esperti nei setting di tirocinio) competenti e motivati e un maggior coinvolgimento dei tutor universitari (responsabili della gestione del Corso) nei contesti di tirocinio. Discussione e conclusioni: i risultati suggeriscono la necessità di individuare modalità di coinvolgimento e supporto per gli studenti in tirocinio, come la realizzazione di collegamenti diretti tra tutor universitari e clinici. Indispensabile l’organizzazione di esperienze di tirocinio in setting assistenziali appropriati all’anno di corso.&nbsp

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