Professioni Infermieristiche (Consociazione Nazionale Delle Associazioni Infermiere/i)
Not a member yet
421 research outputs found
Sort by
"Ospedale a Domicilio": competenze e conoscenze dell'infermiere (Esperienza dell'AOU Cittí della Salute e Scienza di Torino)
INTRODUZIONE: Nella sanitaÌ€ del futuro la "casa" diventa il nuovo setting di cura, al fine di consentire un miglioramento della qualitaÌ€ della vita, una diminuzione dello stress per il caregiver, una riduzione dei ricoveri in ospedale. Tra i vari modelli organiz- zativi , l'Ospedale a Domicilio (OAD) dell' Ospedale Le Molinette di Torino con i suoi trent'anni d' esperienza, è oggi l'unico modello di riferimento.OBIETTIVO: Conoscere le competenze e conoscenze del personale infermieristico e se le stesse possono rappresentare requisiti per una trasferibilitaÌ€ del modello in altre regioni. METODO: Studio di tipo quantitativo. Condotto in due momenti: il primo con la somministrazione di un questionario sull'au- tovalutazione delle competenze di P. Benner, la Nurse Competence Scale (NCS) al gruppo infermieristico dell'OAD; il secondo con una intervista strutturata al coordinatore di tale UnitaÌ€ Operativa. I dati sono stati elaborati utilizzando il programma excel, mettendo in relazione i dati Likert con quelli della NCS. DISCUSSIONE: I risultati evidenziano una realtaÌ€ costituita da professionisti competenti nel fronteggiare situazioni di instabilitaÌ€ clinica, sanno agire in autonomia. Sono attenti alla personalizzazione dell'assistenza, all'educazione terapeutica del paziente e del caregiver. Le criticitaÌ€: identificare le aree di cura del paziente che necessitano di ulteriore ricerca e sviluppo. CONCLUSIONI: Questo modello assistenziale puoÌ€ essere replicato e puoÌ€ essere apripista di una presa in carico del paziente unitaria e non dicotomica: paziente acuto o cronico. Parole Chiave: Competenze, conoscenze, ospedale a domicilio
La versione italiana della Nurse Cultural Competence Scale: validazione sugli studenti di Infermieristica
INTRODUZIONE: L'attuale fenomeno migratorio sta determinando una crescente complessití sociale, che richiede alla figura infermieristica lo sviluppo e il consolidamento di un'adeguata competenza culturale per fornire un' assistenza il più possibile adeguata alla persona straniera. A livello internazionale esistono numerosi strumenti per misurare la competenza culturale, ma nel contesto italiano non sono presenti né modelli teorici, né scale di valutazione a cui la figura infermieristica possa affidarsi. L'obiettivo di questo studio è validare in italiano la Nurse Cultural Competence Scale (NCCS), uno strumento di valutazione atto a misurare il livello di competenza culturale del personale infermieristico. METODI: è stata effettuata la back-translation della NCCS; tramite studio trasversale la scala è stata somministrata ad un campione di studenti del Corso di Laurea; sono state valutate l'affidabilití e la validití . RISULTATI: La scala mostra soddisfacente consistenza interna (alfa=0.91), validití di contenuto (CVI-S=95.8%) e di struttura (confirmatory factor Index =0.976, Tucker-Lewis Index=0.987, RMSEA= 0.040, SRMR=0.029. Il coefficiente alfa di Cronbach sulla soluzione fattoriale confermativa è risultato pari a 0.90 CONCLUSIONI: La NCCS è valida ed affidabile; il suo utilizzo può rappresentare uno dei primi passi di un percorso teso a valutare e incrementare la competenza culturale infermieristica nel nostro paese. PAROLE CHIAVE: Assistenza infermieristica, competenza culturale, scala The Italian version of the Nurse Cultural Competence Scale: validation on a sample of Nursing students INTRODUCTION: Social complexity is growing, due to the current phenomenon of migration. Nurses are called to face this situation through development and consolidation of adequate cultural competence, to provide appropriate assistance to foreigner patients. Many tools and scales are routinely used worldwide to measure nurses' cultural competence, but in the Italian context neither theoretical models nor scales currently exist. The aim of this study is to validate in Italian the "Nurse Cultural Competence Scale" (NCCS), an assessment tool which measures the cultural competence level of nursing staff. METHODS:The NCCS scale has been back translated and applied to a sample of nursing students of the San Paolo Hospital in Milan; the scale has been assessed for validity and reliability. RESULTS: The tool shows satisfactory consistency (alfa=0.91), content validity (CVI=95.8) and factor structure (confirmatory factor Index =0.976, Tucker-Lewis Index=0.987, RMSEA= 0.040, SRMR=0.029). The alpha coefficient of the confirmatory factor solution was .90. CONCLUSION: The NCCS is valid and reliable; its use represents therefore the first steps in order to identify and increase nurse cultural competence in Italy. KEY WORDS: Nursing, cultural competence scale, tool
Valutazione del rischio nutrizionale in persone affette da disturbo mentale ricoverate in un contesto psichiatrico acuto: uno studio italiano
Background: Mental disorders can impact on several aspects of the person and therefore also on nutritional models; the literature shows that psychiatric persons are at risk of malnutrition, but the available studies are limited, particularly in Italy. Aims: To investigate the prevalence of malnutrition by defect and metabolic syndrome in inpatients in an acute Psychiatric unit. To evaluate the characteristics and food habits of the sample. Methods: Assessment of the risk of malnutrition (Mini Nutritional Assessment Scale) and Metabolic Syndrome (APTIII criteria) by administering a new scale to all persons aged 18+ at admission in two inpatient units of a major teaching hospital in Milan, Italy. Findings: One Hundred one people were enrolled; 29.70% were malnourished or at risk of malnutrition by defect; Major Depressive Disorder, serum levels of albumin below range and low levels of appetite were significantly associated with malnutrition (p<0.05). 11.88% was suffering from Metabolic Syndrome, which was significantly associated (p<0.05) with Psychotic Disorder, high levels of appetite and junk food consumption (>4/week). Conclusions: The results highlighted the relevance of malnutrition in the psychiatric population and suggest the need for a systematic evaluation, in every clinical context as well as the key role of nursesBackground: Il disturbo mentale può impattare su diversi aspetti di vita della persona e dunque anche sui suoi modelli nutrizionali; la letteratura evidenzia come i soggetti affetti dal disturbo siano ad alto rischio di malnutrizione, tuttavia gli studi a disposizione sono limitati, in particolare nel contesto italiano. Scopo: Indagare la prevalenza del fenomeno della malnutrizione in difetto e della sindrome metabolica nelle persone ricoverate all’interno del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura. Valutare caratteristiche ed abitudini alimentari del campione. Metodi: Valutazione del rischio di malnutrizione in difetto (scala Mini Nutritional Assessment) e di Sindrome Metabolica (criteri ATPIII) in tutti i soggetti maggiorenni ricoverati al momento del ricovero presso i due SPDC di un grande ospedale universitario milanese. Risultati: Centouno soggetti sono stati valutati; il 29.70% è risultato a rischio o già in condizione di malnutrizione in difetto; sono emerse associazioni significative (p<0.05) con diagnosi di Disturbo Depressivo Maggiore, livelli sierici di albumina sotto range e bassi livelli di appetito; l’11,88% ha soddisfatto i criteri definenti la Sindrome Metabolica con associazioni significative (p<0.05) con diagnosi di Disturbo Psicotico, alti livelli di appetito e assunzione di cibo spazzatura oltre 4 volte alla settimana. Conclusioni: Lo studio ha evidenziato la rilevanza della problematica all’interno della popolazione studiata; i risultati suggeriscono la necessità di una sistematica valutazione, in ogni contesto clinico e della centralità del ruolo infermieristico nella creazione di un piano alimentare personalizzato e condiviso. 
Da portaferiti a soccorritore, l'ideale mancato di infermiere militare sul finir del Risorgimento italiano
INTRODUZIONE: Da sempre le armate militari si sono avvalse di un supporto sanitario, ma la figura dell'infermiere militare ha tradizionalmente goduto di scarsa visibilitaÌ€, trovandosi ancora oggi alla ricerca di una sua identitaÌ€.SCOPO: Descrivere l'evoluzione del ruolo dell'infermiere militare negli anni che vanno dalla Seconda guerra d'indipendenza italiana (1859) alla conquista della cittaÌ€ di Roma (1870). MATERIALI E METODI: Indagine storica. Sono state consultate fonti secondarie per effettuare una contestualizzazione geopolitica e storica del periodo di riferimento, e fonti primarie per tracciare l'evoluzione dell'infermiere militare. L'analisi delle fonti è stata effettuata secondo la metodologia di Chabod (2012). RISULTATI: L'infermiere militare nasce come portaferiti. Gli eventi bellici del Risorgimento contribuirono ad evidenziare il fondamentale contributo che l'infermiere poteva fornire alla sanitaÌ€ militare. Il Ministero della Guerra ne elaboroÌ€ nel 1863, un profilo del tutto rinnovato, che ne prevedeva particolari requisiti fisici e morali, noncheÌ specifiche competenze. Il nuovo ideale di infermiere non fu seguito da alcuna riorganizzazione del Corpo degli infermieri militari, le cui attivitaÌ€ rimasero di trasporto feriti e assistenza ai medici. CONCLUSIONI: L'analisi di fonti primarie ha evidenziato l'importante interesse sorto per il ruolo e per la formazione dell'infermiere militare dopo l'unitaÌ€ nazionale. Le lacune mostrate dal servizio sanitario militare negli eventi bellici, avvenuti negli ultimi anni del Risorgimento, rimasero peroÌ€ evidenti. CioÌ€ favoriÌ€ lo sviluppo dei primi comitati di soccorso, che divennero poi Croce Rossa Internazionale, i cui volontari ottennero una fama e un prestigio sociale maggiori rispetto all'infermiere militare. PAROLE CHIAVE: Infermiere militare, Storia dell'assistenza infermieristica, Indagine storica, Risorgimento italiano ABSTRACT INTRODUCTION: Military corps have always been supported by healthcare providers who took care of the injured and sick soldiers. Traditionally the military nurse's figure has never been fully appreciated to the point that, even nowadays, it is still searching for its own identity.AIM: The aim of the study is to describe the military nurse's role from the Second War for Italian Independence (1859) to the conquest of Rome (1870). METHODS: Historical investigation. Secondary sources were consulted to carry out a geopolitical and historical contextualization of the reference period, while to trace the military nurse's evolution the team referred to primary sources. All the mentioned sources were analyzed according to Chabod's methodology (2012). RESULTS: The military nurse was born as a corpsman. The Risorgimento wars contributed to highlight the major contribution that nurses could give to military healthcare. In 1863 the Ministry of War elaborated a new and innovative profile for military nurses which foresaw particular physical and moral requirements, but also specific competences. Even though a new ideal of nurse was created, the Military Nurses Corp did not experience any changes: the nurses' activities remained transporting the injured and assisting doctors. CONCLUSIONS: Primary sources analysis highlighted an important attention towards the military nurse's role and education after national unity, although the gap shown by the military healthcare service during the Risorgimento battles was evident. Such condition facilitated the development of the first rescue committees which became, at a later time, the International Red Cross. The committees popularity allowed the volunteers to gain higher fame and social prestige than military nurses. KEY WORDS: Military nurse, History of nursing, Historical survey, Italian Risorgimento
Vita al Policlinico di Milano durante l'influenza Spagnola. Una storia di corsi e ricorsi
In questo periodo di pandemia da Covid19, per gli storici creare parallelismi con le precedenti esperienze in contesti simili diventa quasi istantaneo. L'Influenza Spagnola, che ancora i nostri nonni ricordano, fu un morbo che nel corso della storia arrivò a mietere milioni di persone: si pensa che almeno 25-30 milioni siano decedute a causa di essa. In Italia le stime mostrano circa 600.000 decessi per Spagnola. La cittí di Milano, in particolare il Policlinico Ca' Granda, fu travolta da questo morbo. Dal settembre 1918 all'aprile 1919 le persone affette da Influenza e relative complicanze ricoverate presso l'Ospedale furono complessivamente 5.684, di cui 4.198 guarirono mentre 1.486 decedettero. Tra il 1918 e il 1919 furono emanate delibere con provvedimenti di tipo amministrativo e organizzativo messi in atto per far fronte alla situazione. Si intrapresero iniziative sull'igiene degli ambienti ospedalieri e sulla disinfezione della biancheria dei malati; vennero acquistati numerosi strumenti medicali, vennero aperti nuovi spazi dedicati ai malati di Spagnola e si introdussero regole e modalití riguardanti le visite ai malati da parte del pubblico. Come oggi, diversi furono i colleghi colpiti e i decessi per tale causa, ma vennero riconosciuti loro premi, gratificazioni ed elogi per l'opera faticosa e pericolosa che essi svolgevano quotidianamente.Parole Chiave:"ˆAssistenza, Influenza Spagnola, Policlinico Milano, Storia dell'assistenza infermieristicaABSTRACTIn this period of Covid19 pandemic, for historians to create parallels with previous experiences in similar contexts becomes almost instantaneous. The Spanish Flu, which our grandparents still remember, was a disease that in the course of history killed millions of people: it is thought that at least 25-30 million people died from it, in Italy estimates show about 600,000 deaths for Spanish flu. The city of Milan, in particular the Policlinico Ca' Granda, was overwhelmed by this disease. From September 1918 to April 1919, a total of 5,684 people suffering from Influenza were admitted to the hospital, of whom 4,198 recovered and 1,486 died. Between 1918 and 1919, administrative and organizational measures were implemented to deal with the situation. Initiatives were taken on the hygiene of the hospital environment and on the disinfection of the patients' linen; numerous instruments were purchased; new spaces were opened for the Spanish patients and rules and procedures were introduced regarding visits to the sick by the public. We should not forget the central role that nurses played during 1918 and 1919. As today, several colleagues were affected and died for this cause, but they were awarded prizes, gratifications and praise for the hard and dangerous work they did on a daily basis.Keywords:"ˆHealth care, Spanish flu, Policlinico of Milan, Nursing histor
The effects of a clinical therapeutic intervention in pain assessment and management in surgical ICU patients: a before-and-after intervention study on pain intensity and use of analgesia
AIM: the aims of this study were to test the efficacy of a training program in order to reduce pain intensity in surgical ICU patients and improving postoperative pain assessment and management. METHODS: longitudinal, before and after experimental study. A total of 261 patients, 126 in Group A (before intervention) and 135 in Group B (after intervention) were included. Data were collected prospectively before and after a training intervention and the implementation of a pain management protocol. RESULTS: a significant reduction was observed in pain intensity scores collected at 6 hours (p=.016) 12 hours (p<.001) and 48 hours (p=.005) postoperatively. Intense pain was most observed in Group A than Group B (RR=1.98; 95% CI= 1.05-3.71, p=.0302). A significantly smaller proportion of patients treated after intervention received morphine (p=.036) and propofol (p=.045). Although there has been no increase in pain assessments, the interval (hours/minutes) between drugs administrations was reduced (Group A 6.35 +1.19 vs Group B 6.21 +0.5) (p=.006). Mechanical ventilation lasted longer in Group A (3.67 days + 6.6 vs 2.44 days + 4.45) (MD = 1.23; 95% CI= -0.1541- 2.6141) (p=.0415). CONCLUSION: the implementation of the organizational changes on pain prevention in this ICU, using standardized education, led to less pain in surgical ICU patients. However further randomized studies and with larger patient samples are needed. KEYWORDS: Analgesia, Education, Intensive care, Pain. Gli effetti di un intervento clinico organizzativo sulla valutazione e gestione del dolore postoperatorio in terapia intensiva: studio before-after sull'intensití di dolore e uso dell'analgesia OBIETTIVI: gli obiettivi di questo studio erano di testare l'efficacia di un programma formativo sulla riduzione del dolore in terapia intensiva e sul miglioramento nella valutazione e gestione del dolore postoperatorio. METODI: studio longitudinale before and after. Sono stati inclusi 261 pazienti, 126 nel gruppo A (prima dell'intervento) e 135 nel gruppo B (dopo l'intervento). I dati sono stati raccolti in modo prospettico prima e dopo l'intervento di formazione e l'implementazione di un protocollo di gestione del dolore. RISULTATI: è stata osservata una riduzione significativa nei punteggi di intensití del dolore raccolti a 6 ore (p=.016) 12 ore (p<.001) e 48 ore (p=.005) dopo l'intervento. Il dolore intenso è stato osservato maggiormente nel gruppo A rispetto al gruppo B (RR=1.98; 95% CI= 1.05-3.71, p=.0302). E'stata osservata una significativa riduzione nell'uso di morfina (p=.036) e propofol (p=.045) dopo l'intervento. Nonostante non ci sia stato un incremento nelle valutazioni del dolore, l'intervallo (ore/minuti) tra le somministrazioni dei farmaci è stato ridotto (Gruppo A 6.35 +1.19 vs Gruppo B 6,21 +0.5 (p=.006). La ventilazione meccanica è durata più a lungo nel gruppo A (3.67 giorni + 6.6 contro 2.44 giorni + 4,45) (MD = 1.23; IC 95% = -0.1541- 2.6141) (p=.00415). CONCLUSIONI: l'implementazione dei cambiamenti organizzativi sulla prevenzione del dolore in questa terapia intensiva, unita ad un'istruzione standardizzata, ha portato a una riduzione del dolore in terapia intensiva. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi randomizzati e con campioni di pazienti più grandi. PAROLE CHIAVE: Analgesia, Dolore, Formazione, Terapia Intensiva
La violenza nel settore sanitario: il contributo della ricerca infermieristica italiana
Introduzione: La violenza nel settore sanitario è un fenomeno severo e diffuso in tutto il mondo, che richiama sempre più l'attenzione degli studiosi internazionali. Scopo del presente lavoro è quello di analizzare il contributo della ricerca infermieristica italiana sul tema della violenza in sanití .Metodo: Partendo da una ricerca nei database internazionali PubMed, CINAHL e Scopus, e italiani ILISI e archivio SISI, sono stati trovati 49 lavori di ricercatori e studiosi infermieri italiani. La produzione scientifica italiana sí¬ è focalizzata soprattutto sul tema della violenza di Tipo 2 (client on worker) e di Tipo 3 (worker on worker), con studi prevalentemente descrittivi e osservazionali, ma anche di tipo qualitativo/fenomenologico.Risultati: Le pubblicazioni sono aumentate negli anni, internazionalizzandosi sempre più, come evidenziato dal numero di citazioni degli articoli e dal crescente fattore di impatto delle riviste. Il contributo delle scuole di dottorato si sta rivelando fondamentale per favorire la ricerca in questo campo.Conclusioni: È auspicabile la sempre maggiore diffusione e condivisione dei risultati della ricerca su questo fenomeno con tutta la comunití scientifica e professionale cosí¬ che si possa fornire un utile e forte contributo nel contrasto alla violenza in sanití . Parole chiave: violenza sul lavoro, settore sanitario, ricerca infermieristicaViolence in health sector:"ˆthe contribution of Italian nursing researchABSTRACT Introduction: Violence in the health sector is a severe and widespread phenomenon worldwide, which increasingly attracts the attention of international scholars. The purpose of this paper is to analyze the contribution of Italian nursing research on the issue of violence in health care.Methods: Starting from a search in the international databases PubMed, CINAHL and Scopus, and Italian ILISI and the SISI archive, we found 49 works by Italian nursing researchers and scholars.Results: The Italian scientific production is focused above all on the issue of Type 2 violence (client on worker) and Type 3 (worker on worker), with predominantly descriptive and observational studies, but also qualitative/phenomenological. The publications have increased over the years, becoming increasingly internationalized, as evidenced by the number of citations in the articles and the growing impact factor of the journals. The contribution of the doctoral schools is proving to be fundamental to favor research in this field.Conclusions: The increasing dissemination and sharing of research results on this phenomenon with the entire scientific and professional community are desirable so that a useful and robust contribution can be made in combating violence in health care. Keyword: workplace violence, health sector, nursing research, Ital
Rilevanza delle diagnosi NANDA-I nei pazienti sottoposti a Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche (TCSE)
INTRODUZIONE: Il Trapianto di Cellule Staminali Ematopoietiche (TCSE) è diventato lo standard di cura per molte malattie ematologiche che non rispondono ai trattamenti tradizionali; la terapia pre-trapianto causa ancora oggi una elevata mortalití e morbilití . Per l'elevato rischio, l'assistenza ai pazienti necessita di attenta valutazione e di interventi spesso complessi, intensivi e non privi di rischi; la classificazione NANDA-I fornisce un modo per classificare e standardizzare le aree di interesse infermieristico. Nel 2011 Speksnijder, con tecnica Delphi, ha identificato 68 diagnosi rilevanti nell'identificare i problemi di salute in ambito onco-ematologico. OBIETTIVO: Partendo dal contributo di Speksnijder, lo studio ha cercato di identificare quali di queste diagnosi fossero rilevanti nell'identificare i problemi di salute nei pazienti sottoposti a TCSE. METODO: E' stato condotto uno studio quantitativo-descrittivo; per la costruzione del consenso è stato utilizzato un questionario strutturato su scala Likert a 4 punti coinvolgendo 57 infermieri esperti arruolati nei Centri GITMO italiani. RISULTATI: Delle 68 diagnosi NANDA-I definite rilevanti da Speksnijder in ambito onco-ematologico, il presente studio ne ha identificate 37 rilevanti nell'individuare i problemi di salute nei pazienti sottoposti a TCSE (34 nel 1° round, 3 nel 2° Round); inoltre ha definito importanti 12 diagnosi avendo ottenuto un consenso assoluto. DISCUSSIONE: Utilizzare le diagnosi NANDA-I per conoscere, da un panel di esperti, i problemi di salute più importanti e rilevanti associati alla tossicití del trattamento pre-TCSE, consente di concentrare l'attenzione sugli esiti attesi e noti, cosí¬ da poter intervenire con prestazioni finalizzate a ridurne i rischi e le complicanze specifiche. PAROLE CHIAVE: Trapianto cellule emopoietiche, Tecnica Delphi, terminologie infermieristiche strandardizzate, diagnosi infermieristiche Relevance of NANDA-I Diagnosis in Hematopoietic stem cell transplantation patients INTRODUCTION: Haematopoietic stem cell transplantation (HSCT) has become the standard of care for many haematological diseases unresponsive to traditional treatments; pretransplant therapy still causes high mortality and morbidity today. Due to the high risk, patient care requires careful assessment and often complex, intensive and non-risk free interventions; the NANDA-I classification provides a way to classify and standardise areas of nursing interest. In 2011, Speksnijder, using the Delphi technique, identified 68 diagnoses relevant to identify health problems in the field of oncohaematology. OBJECTIVE: Based on Speksnijder's contribution, the study tries to identify which of these diagnoses were relevant in identifying health problems in HSCT patients. METHOD: A quantitative-descriptive study was carried out; a structured questionnaire on a 4-point Likert scale was used to build consensus, involving 57 expert nurses enrolled in the Italian GITMO Centres. RESULTS: Of the 68 NANDA-I diagnoses defined as relevant by Speksnijder in the oncohaematological field, this study identified 37 as relevant in detecting health problems in patients undergoing HSCT (34 in Round 1, 3 in Round 2) and also defined 12 as important diagnoses having obtained an absolute consensus. DISCUSSION: Using the NANDA-I diagnoses to identify, from a panel of experts, the most important and relevant health problems associated with the toxicity of pre-TCSE treatment, allows to focus attention on expected and known outcomes in order to be able to intervene with performances aimed at reducing specific risks and complications. ParOLE CHIAVE: Hematopoietic Stem Cell Transplantation, Delphi Technique, Standardized Nursing Terminology, Nursing Diagnosis.
Un Sistema Integrato per il corretto posizionamento della punta di un Catetere venoso Centrale ad Inserzione Periferica nei pazienti oncologici ed ematologici
Introduction: Although there are many methods to confirm vascular device tip, chest x-ray represents the recommended procedure to verify the correct positioning of a central device, but it exposes patients to x-rays, delays treatment, and permits device length to be checked post-procedure.
Aim: To evaluate the efficacy of Peripherally Inserted Central Catheter positioning through an Integrated System (ultrasound-guided and electrocardiogram confirmation).
Methods: A case-control study was conducted on a randomized sample of 165 patients, requiring Peripherally Inserted Central Catheter placement for chemotherapy treatment. The case group was composed of patients with vascular device placed through the Integrated System and the control group devices’ length was anthropometrically estimated. Chest radiography was performed on both groups to verify tip location.
Results: No cases of primary malposition related to the Integrated System were registered. The vascular devices positioned with the Integrated System were all correctly placed and in 91.8% (n = 101) the intra-procedural tip location was comparable to the one identified in the x-ray.
Conclusion: The Integrated System represented a simple and efficient method to correctly place vascular device, allowing intra-procedural tip confirmation and avoiding primary malposition. It would eliminate the need for performing chest radiography, reduce costs and time for healthcare professionals and patients.Introduzione: Sebbene ci siano differenti metodi per confermare il posizionamento della punta di un catetere venoso centrale, la radiografia del torace rappresenta la procedura più raccomandata, ma espone i pazienti a radiazioni, comporta ritardi nei trattamenti e permette di controllare la posizione della punta solo dopo la procedura di posizionamento del device vascolare. Scopo: Valutare l’efficacia del posizionamento dei cateteri venosi centrali ad inserzione periferica utilizzando un sistema integrato (ecoguidato – elettrocardiogramma intracavitario). Metodi: È stato condotto uno studio caso-controllo su un campione di 165 pazienti, a cui doveva essere posizionato un catetere venoso centrale ad inserzione periferica per l’esecuzione della chemioterapia. Il gruppo dei casi è composto da pazienti il cui dispositivo vascolare viene posizionato con il sistema integrato mentre nel gruppo di controllo la lunghezza viene stimata antropometricamente, prima del posizionamento. La radiografia del torace è stata eseguita in entrambi i gruppi di soggetti arruolati. Risultati: Nessun caso di malposizionamento primario è stato registrato utilizzando il sistema integrato per il posizionamento degli accessi venosi centrali ad inserzione periferica. Le punte dei dispositivi erano tutte ben posizionate e nel 92% (n = 101) la localizzazione intra-procedurale della punta è risultata sovrapponibile a quella identificata nella radiografia del torace. Conclusione: Utilizzare un sistema integrato per il posizionamento dei dispositivi venosi centrali ad inserzione periferica permette di verificare e confermare la localizzazione della punta durante la procedura di posizionamento, evitando malposizionamenti primari. Elimina anche la necessità di eseguire la radiografia del torace, riducendo i costi e il tempo per i professionisti sanitari e gli assistiti
Soddisfazione materna ed evento nascita: una web-based survey
Introduction: Maternal satisfaction regarding care during delivery is an indicator of maternity service's quality. Methods: We conducted an observational study between May and August 2018, using an online questionnaire for women who have delivered in the last 3 years. Data was processed using descriptive and bivariate analysis, considering satisfaction as outcome (p<0.05). Results: Sample includes 1229 women. About 73% had a spontaneous vaginal delivery, of which 29.3% received a Kristeller manoeuvre and 34,4% episiotomy. Three women out of 10 complaint about lack of involving in the decision-making process, 13.9% of women believe that their delivery's experience can negatively influence their decision to have another child, and 19.8% would like not to give birth again in the same hospital. Four women out of 10 are only partially satisfied with the care received and 6.4% is not satisfied at all. Satisfaction is significantly associated to the following variables: age ≥ 25 years old, positive environment during labour, gentle attitude of healthcare provider, respect of needs, respect of dignity, woman's inclusion in the decision making process, presence of a trustworthy person during the labour/delivery, vaginal delivery, positive delivery's experience, episiotomy, Kristeller manoeuvre, skin-to-skin contact, support during breastfeeding and postpartum period, choice to come back in the hospital for another delivery. Conclusion: We should implement strategies to promote the mother-partner-child triad as a central focus during delivery and allocate human resources in more efficient ways.
Key words: Satisfaction; Birth; Quality of care; Midwifery careIntroduzione: La soddisfazione materna rispetto all’assistenza ricevuta nel punto nascita è un indicatore della qualità dei servizi sanitari. Obiettivo: Valutare la soddisfazione materna in merito all’evento nascita, prendendo in esame alcune pratiche assistenziali e come sono state percepite dalle donne. Metodo: È stato condotto uno studio osservazionale tra maggio e agosto 2018 tramite questionario online proposto a donne che avessero partorito negli ultimi 3 anni. I dati sono stati sottoposti ad analisi descrittiva e bivariata, considerando la soddisfazione come outcome (p<0,05). Risultati: Il campione è costituito da 1229 donne. Circa il 73% ha partorito spontaneamente e rispettivamente nel 29,3% e 34,4% dei casi sono state praticate manovra di Kristeller ed episiotomia. Tre donne su 10 lamentano un mancato coinvolgimento nelle decisioni assistenziali, il 13,9% afferma che il parto abbia influito negativamente sulla volontà di avere altri figli e il 19,8% non tornerebbe a partorire nella stessa struttura. Quattro donne su 10 sono soddisfatte solo in parte e il 6,4% non lo è affatto. La soddisfazione è associata in modo statisticamente significativo alle variabili: età≥25 anni, ambiente di travaglio sereno, atteggiamento cordiale del personale, personale rispettoso dei bisogni, rispetto della dignità, coinvolgimento nelle decisioni assistenziali, persona di fiducia durante travaglio e parto, parto vaginale, esperienza positiva del parto, episiotomia, manovra di Kristeller, contatto pelle-a-pelle, supporto per l’allattamento nel post partum, scelta di tornare al prossimo parto. Conclusioni: È necessario attuare strategie finalizzate a garantire la centralità della triade madre-partner-bambino nell’evento nascita e rendere più efficiente l’allocazione delle risorse umane.
Parole chiave: Soddisfazione; Nascita; Qualità dell’assistenza; Assistenza ostetric