Professioni Infermieristiche (Consociazione Nazionale Delle Associazioni Infermiere/i)
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Urgent investment in nursing: if not now, when?
pandemia ha messo a nudo la necessità di investire nella salute ed in particolare nell’infermieristica per la salute globale e la sicurezza economica. L'efficacia dell'assistenza sanitaria è infatti indissolubilmente legata allo stato di avanzamento della professione infermieristica. Chiaramente, gli infermieri dovrebbero essere in prima linea nelle iniziative di salute pubblica e dovrebbero essere coinvolti in tutte le fasi di sviluppo e implementazione delle policy, così come nella formazione, nella ricerca e in specie nell'assistenza clinica ai diversi livelli. In Italia, per converso, si tende a mantenere pervicacemente lo status quo. Una visione della salute che tenda adrendere davvero operative sulla salute di comunità quanto indicato nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza, non può prescindere da una nuove - ma vera - centralità della professione infermieristica, tale da stimolare gli investimenti per i servizi sanitari radicalmente necessari nei decenni successivi alla pandemia. Rafforzare la formazione e la leadership infermieristica e includere una voce infermieristica in tutte le decisioni sul futuro dei sistemi e delle politiche sanitarie, sarà essenziale se vogliamo creare servizi più equi e risultati migliori per i pazienti e le loro comunità. Per questo è necessario, passare da un atteggiamento adattivo-reattivo tipico di molte istituzioni in particolare che tendono ad adattarsi alla realtà solo successivamente, un approccio chiaramente proattivo che faccia uscire dalla zona di “confort”, dalle camere di eco, in cui ancora diversi decisori pubblici a livello ministeriale, regionale e delle organizzazioni di livello di supporto e sussidiario sono rinchiuse da tempo, confrontandosi con tutti i portatori di interesse professionale per co-disegnare il futuro del sistema salute, come ad esempio le Associazioni e le Società Scientifiche che insieme ad altre organizzazioni, debbono essere ascoltate e poter offrire il loro contributo al processo decisionale. Nelle situazioni di crisi, cogliere le opportunità per riflettere, imparare e crescere è fondamentale. I paesi come l’Italia hanno l'opportunità di affrontare le debolezze che sono state rivelate nei loro sistemi decisionali e sanitari e di assicurare che l'assistenza sanitaria sia davvero disponibile per tutti. La professione infermieristica deve poter discutere e pianificare attentamente i suoi prossimi passi per rispondere alle sfide che il mondo si trova ora ad affrontare. La maggiore comprensione dello stato dell'assistenza infermieristica nel mondo e dell’assenza di confini come ben evidenziato dalla pandemia da COVID-19 forniscono lezioni che spingono a considerare il ruolo dell'assistenza infermieristica e la forma che la professione dovrebbe assumere in futuro. In questo i documenti di ICN, di cui CNAI è componente italiana dal 1949 e del WHO forniscono indicazioni da attuare con immediatezza a livello nazionale. L'anno passato ci ha insegnato che gli applausi non sono sufficienti. È essenziale e urgente investire e proteggere tutti coloro che salvaguardano la nostra salute e sicurezza. L'anno 2021 è opportunamente designato come l'anno degli operatori sanitari e di assistenza con lo slogan della campagna: "Investire. Proteggere. Insieme.” La pandemia ha esposto il pubblico alle realtà dell'assistenza infermieristica: le competenze cliniche degli infermieri, la complessità del loro lavoro e il loro impegno nella cura dei pazienti. Il pubblico ha anche visto le fragilità dell'infermieristica: troppo pochi infermieri con le giuste competenze e al posto giusto, difficoltà di relazione con i medici e le altre professioni sanitari, piani inadeguati per affrontare una pandemia, e in molti paesi una mancanza di leadership infermieristica a livello governativo per fornire la direzione necessaria. In Italia, come ben noto, non esiste nessuna struttura organizzativa di natura infermieristica al Ministero della Salute e lo stesso vale per le Regioni. Nessuno presenza infermieristica a livello strategico in Italia. Queste considerazioni quindi devono essere contestualizzate nella nostra realtà ma devono essere viste all'interno di un contesto globale più ampio che include vada ad includere, la riduzione delle disuguaglianze sociale, l'equità di genere, il cambiamento climatico e le tecnologie digitali come motori di un nuovo dibattito politico sulla salute pubblica. In Italia, il Piano Nazionale di ripresa e resilienza ha sottolineare l’esigenza di garantire importanti investimenti nell’assistenza a livello di Comunità, con una serie di “strutture” fisiche, parlando in cui appaiono al momento centrali la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità e quella del Medico di Medicina generale. Ecco al di là delle strutture fisiche da costruire, c’è molto di più da costruire: mancano gli infermieri di famiglia e di comunità, non è stata stabilità la loro formazione, mancano modalità, i flussi, le competenze, i trasferimenti, e soprattutto vanno ridefiniti radicalmente le funzioni di interazione con i medici di medicina generale, con cui condivideranno buona parte delle nuove strutture e della presenza sul territorio. Tra l’altro l’approccio che sembra delinearsi è molto più sul versante comunità ed individui, che su quello di famiglia.pandemia ha messo a nudo la necessità di investire nella salute ed in particolare nell’infermieristica per la salute globale e la sicurezza economica. L'efficacia dell'assistenza sanitaria è infatti indissolubilmente legata allo stato di avanzamento della professione infermieristica. Chiaramente, gli infermieri dovrebbero essere in prima linea nelle iniziative di salute pubblica e dovrebbero essere coinvolti in tutte le fasi di sviluppo e implementazione delle policy, così come nella formazione, nella ricerca e in specie nell'assistenza clinica ai diversi livelli. In Italia, per converso, si tende a mantenere pervicacemente lo status quo. Una visione della salute che tenda adrendere davvero operative sulla salute di comunità quanto indicato nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza, non può prescindere da una nuove - ma vera - centralità della professione infermieristica, tale da stimolare gli investimenti per i servizi sanitari radicalmente necessari nei decenni successivi alla pandemia. Rafforzare la formazione e la leadership infermieristica e includere una voce infermieristica in tutte le decisioni sul futuro dei sistemi e delle politiche sanitarie, sarà essenziale se vogliamo creare servizi più equi e risultati migliori per i pazienti e le loro comunità. Per questo è necessario, passare da un atteggiamento adattivo-reattivo tipico di molte istituzioni in particolare che tendono ad adattarsi alla realtà solo successivamente, un approccio chiaramente proattivo che faccia uscire dalla zona di “confort”, dalle camere di eco, in cui ancora diversi decisori pubblici a livello ministeriale, regionale e delle organizzazioni di livello di supporto e sussidiario sono rinchiuse da tempo, confrontandosi con tutti i portatori di interesse professionale per co-disegnare il futuro del sistema salute, come ad esempio le Associazioni e le Società Scientifiche che insieme ad altre organizzazioni, debbono essere ascoltate e poter offrire il loro contributo al processo decisionale. Nelle situazioni di crisi, cogliere le opportunità per riflettere, imparare e crescere è fondamentale. I paesi come l’Italia hanno l'opportunità di affrontare le debolezze che sono state rivelate nei loro sistemi decisionali e sanitari e di assicurare che l'assistenza sanitaria sia davvero disponibile per tutti. La professione infermieristica deve poter discutere e pianificare attentamente i suoi prossimi passi per rispondere alle sfide che il mondo si trova ora ad affrontare. La maggiore comprensione dello stato dell'assistenza infermieristica nel mondo e dell’assenza di confini come ben evidenziato dalla pandemia da COVID-19 forniscono lezioni che spingono a considerare il ruolo dell'assistenza infermieristica e la forma che la professione dovrebbe assumere in futuro. In questo i documenti di ICN, di cui CNAI è componente italiana dal 1949 e del WHO forniscono indicazioni da attuare con immediatezza a livello nazionale. L'anno passato ci ha insegnato che gli applausi non sono sufficienti. È essenziale e urgente investire e proteggere tutti coloro che salvaguardano la nostra salute e sicurezza. L'anno 2021 è opportunamente designato come l'anno degli operatori sanitari e di assistenza con lo slogan della campagna: "Investire. Proteggere. Insieme.” La pandemia ha esposto il pubblico alle realtà dell'assistenza infermieristica: le competenze cliniche degli infermieri, la complessità del loro lavoro e il loro impegno nella cura dei pazienti. Il pubblico ha anche visto le fragilità dell'infermieristica: troppo pochi infermieri con le giuste competenze e al posto giusto, difficoltà di relazione con i medici e le altre professioni sanitari, piani inadeguati per affrontare una pandemia, e in molti paesi una mancanza di leadership infermieristica a livello governativo per fornire la direzione necessaria. In Italia, come ben noto, non esiste nessuna struttura organizzativa di natura infermieristica al Ministero della Salute e lo stesso vale per le Regioni. Nessuno presenza infermieristica a livello strategico in Italia. Queste considerazioni quindi devono essere contestualizzate nella nostra realtà ma devono essere viste all'interno di un contesto globale più ampio che include vada ad includere, la riduzione delle disuguaglianze sociale, l'equità di genere, il cambiamento climatico e le tecnologie digitali come motori di un nuovo dibattito politico sulla salute pubblica. In Italia, il Piano Nazionale di ripresa e resilienza ha sottolineare l’esigenza di garantire importanti investimenti nell’assistenza a livello di Comunità, con una serie di “strutture” fisiche, parlando in cui appaiono al momento centrali la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità e quella del Medico di Medicina generale. Ecco al di là delle strutture fisiche da costruire, c’è molto di più da costruire: mancano gli infermieri di famiglia e di comunità, non è stata stabilità la loro formazione, mancano modalità, i flussi, le competenze, i trasferimenti, e soprattutto vanno ridefiniti radicalmente le funzioni di interazione con i medici di medicina generale, con cui condivideranno buona parte delle nuove strutture e della presenza sul territorio. Tra l’altro l’approccio che sembra delinearsi è molto più sul versante comunità ed individui, che su quello di famiglia
Le attitudini dello studente del Corso di Laurea in infermieristica nella gestione del rischio suicidario: validazione della Suicide Behavior Attitude Questionnaire (SBAQ)
Background: Suicidal acts are a public health problem worldwide and require nurses to have appropriate skills to deal with it. It is important to study the level of knowledge, as well as the perception of nursing students towards suicidal ideation; a tool created for this purpose, the Suicide Behavior Attitude Questionnaire (SBAQ) has proven its validity and reliability in English.
Aim: To assess the psychometric properties of the Italian version of the SBAQ (SBAQ-ita). Methods: Multicentric study. The SBAQ-ita was administered to students of two Nursing schools in two universities in Italy. The CVI-I was calculated to evaluate the validity of the content of the SBAQ-ita. Construct validity was investigated through exploratory factor analysis. Cronbach's alpha coefficient (α) was used to examine the internal consistency of each scale factor. Spearman's rho coefficient was used to test stability.
Results: The SBAQ-ita was administered to 205 students from October to November 2019. The analysis showed a four-factor structure with Cronbach's α always ≥0.70. The CVI-I was 0.97. 25 students filled in the scale again after 7 days (test-retest rho=0.92, p<0.001).
Conclusions: The SBAQ-ita is a valid and reliable tool for the study of the students’ attitude in the Bachelor of Science in Nursing towards caring for the person with suicidal ideation.Introduzione: Gli atti suicidari costituiscono un problema di sanità pubblica a livello mondiale che richiede il possesso nell’infermiere di adeguate competenze per farvi fronte. È dunque fondamentale studiare il livello di conoscenza e ancor prima la percezione degli studenti di infermieristica nei confronti dell’assistenza alla persona con ideazione suicidaria; uno strumento creato a questo scopo, la Suicide Behavior Attitude Questionnaire (SBAQ) ha dimostrato doti di validità ed affidabilità.
Obiettivo: Valutare le proprietà psicometriche della versione italiana della SBAQ (SBAQ-ita). Metodi: Studio multicentrico con somministrazione della SBAQ-ita agli studenti di due sedi italiane del Corso di Laurea in Infermieristica. Il CVI-I è stato calcolato per valutare la validità di contenuto della SBAQ-ita. La validità di costrutto è stata indagata attraverso l’analisi fattoriale esplorativa. Il coefficiente alfa (α) di Cronbach è stato utilizzato per esaminare la consistenza interna di ogni fattore della scala, il coefficiente rho di Spearman per testarne la stabilità.
Risultati: La SBAQ-ita è stata somministrata a 205 studenti da ottobre a novembre 2019. L’analisi ha evidenziato una struttura a quattro fattori con α di Cronbach sempre ≥0.70. Il CVI-I è risultato pari a 0.97. 25 studenti hanno compilato nuovamente la scala dopo 7 giorni (test-retest rho=0.92, p<0.001).
Conclusioni: La SBAQ-ita è valida ed affidabile per lo studio dell’attitudine dello studente del Corso di Laurea in Infermieristica rispetto all’assistenza alla persona con ideazione suicidaria. Parole chiave: Suicidio, Attitudine, Infermieri, Studenti
Il 2020, Anno Internazionale dell’Infermiere e del COVID-19
Oltre venti milioni di infermieri e ostetriche in tutto il mondo, l'equivalente di oltre il 50% della forza lavoro sanitaria, è da quasi un anno in prima linea ad affrontare la vita ed a salvare le vite.
In Italia il personale infermieristico è di sole 350 mila unità realmente impiegabili, rispetto ai 450 mila che risultano iscritti agli Ordini provinciali.
Un numero di infermiere/i decisamente non sufficiente per le esigenze del sistema, come avvalorato dai dati dell’OMS e dell’OECD e che abbiamo potuto purtroppo apprezzare durante questa pandemia.
Le infermiere e gli infermieri sono stati davvero messi alla prova proprio nell’anno internazionale degli infermieri, come designato l'Organizzazione mondiale della sanità, volto a dare rinnovata visibilità alla professione.
Quanto si è rivelato in qualche modo profetico, ma decisamente molto drammatico quell'obiettivo. Quando l'impatto del COVID19 sui pazienti e sui sistemi sanitari ha cominciato a manifestarsi, infermiere e infermieri si sono trovati in situazioni mai viste prima, spesso lavorando per lunghe ore con accesso limitato ai dispositivi di protezione individuale e sviluppando autonomamente linee guida su come prendersi cura dei pazienti con il virus.
Il bilancio emotivo poi è dall’inizio particolarmente toccante. Con i pazienti COVID19 isolati e senza accesso ai visitatori, infermiere e infermieri hanno dovuto fornire supporto emotivo ai pazienti e alle loro famiglie, pur in presenza di DPI che hanno mutato radicalmente le possibilità di comunicazione. In molti casi, gli infermieri hanno avuto il difficile compito di aiutare le famiglie a dire addio ai propri cari tramite telefono e videoconferenza.
Condizioni difficili, nuovi modi di lavorare, una pandemia globale inesorabile: tutto questo ha creato una tempesta perfetta con il potenziale di avere un serio impatto sul benessere emotivo e psicologico degli infermieri. Infatti, nell'attuale contesto pandemico, le ricerche in corso stanno dimostrando che il personale infermieristico è influenzati in misura maggiore rispetto ai loro colleghi medici da stress, ansia e depressione.
Ciò è dovuto, in parte, al fatto che gli infermieri sono i membri dell’equipe assistenziale che trascorrono la maggior parte del tempo con i pazienti. Di conseguenza, potrebbero subire cambiamenti sproporzionati nelle procedure e nei protocolli operativi, DPI, carichi di lavoro pesanti, turni prolungati e timore di esposizione al virus. E purtroppo, con i casi di COVID19 che continuano ad aumentare in molti angoli del mondo a novembre e dicembre, la fine non è ancora in vista, anche se l’arrivo dei vaccini ci dà rinnovata speranza per un 2021 di somministrazioni di massa.Oltre venti milioni di infermieri e ostetriche in tutto il mondo, l'equivalente di oltre il 50% della forza lavoro sanitaria, è da quasi un anno in prima linea ad affrontare la vita ed a salvare le vite.
In Italia il personale infermieristico è di sole 350 mila unità realmente impiegabili, rispetto ai 450 mila che risultano iscritti agli Ordini provinciali.
Un numero di infermiere/i decisamente non sufficiente per le esigenze del sistema, come avvalorato dai dati dell’OMS e dell’OECD e che abbiamo potuto purtroppo apprezzare durante questa pandemia.
Le infermiere e gli infermieri sono stati davvero messi alla prova proprio nell’anno internazionale degli infermieri, come designato l'Organizzazione mondiale della sanità, volto a dare rinnovata visibilità alla professione.
Quanto si è rivelato in qualche modo profetico, ma decisamente molto drammatico quell'obiettivo. Quando l'impatto del COVID19 sui pazienti e sui sistemi sanitari ha cominciato a manifestarsi, infermiere e infermieri si sono trovati in situazioni mai viste prima, spesso lavorando per lunghe ore con accesso limitato ai dispositivi di protezione individuale e sviluppando autonomamente linee guida su come prendersi cura dei pazienti con il virus.
Il bilancio emotivo poi è dall’inizio particolarmente toccante. Con i pazienti COVID19 isolati e senza accesso ai visitatori, infermiere e infermieri hanno dovuto fornire supporto emotivo ai pazienti e alle loro famiglie, pur in presenza di DPI che hanno mutato radicalmente le possibilità di comunicazione. In molti casi, gli infermieri hanno avuto il difficile compito di aiutare le famiglie a dire addio ai propri cari tramite telefono e videoconferenza.
Condizioni difficili, nuovi modi di lavorare, una pandemia globale inesorabile: tutto questo ha creato una tempesta perfetta con il potenziale di avere un serio impatto sul benessere emotivo e psicologico degli infermieri. Infatti, nell'attuale contesto pandemico, le ricerche in corso stanno dimostrando che il personale infermieristico è influenzati in misura maggiore rispetto ai loro colleghi medici da stress, ansia e depressione.
Ciò è dovuto, in parte, al fatto che gli infermieri sono i membri dell’equipe assistenziale che trascorrono la maggior parte del tempo con i pazienti. Di conseguenza, potrebbero subire cambiamenti sproporzionati nelle procedure e nei protocolli operativi, DPI, carichi di lavoro pesanti, turni prolungati e timore di esposizione al virus. E purtroppo, con i casi di COVID19 che continuano ad aumentare in molti angoli del mondo a novembre e dicembre, la fine non è ancora in vista, anche se l’arrivo dei vaccini ci dà rinnovata speranza per un 2021 di somministrazioni di massa
Covid-19 e salute mentale del personale infermieristico in prima linea: una revisione della letteratura
Objective. The Coronavirus (Covid-19) pandemic caused a severe health crisis that has affected millions of people and quarantined half of the world's population. The health emergency from Covid-19 has seen health workers on the front line face all the difficulties related to the burden of care and the reorganization of procedures, roles, and tools at the hospital level. One of the most significant and probably underestimated aspects is the psychological stress of frontline nurses. The article aims to analyze the literature relating to the impact on the mental health of nurses engaged in the management and care of Covid-19 patients.
Methods. A systematic review of the published articles on the subject was conducted from January 2020 to November 2020. The search for papers was conducted on scientific databases like PubMed, Scopus and Embase.
Results. The results show the onset of anxiety, depression and stress and insomnia in healthcare workers. These aspects are closely related to numerous factors, including the fear of contracting the disease and infecting family members, stressful shifts and little rest, leading to a state of psychological and physical tension capable of activating pathological behaviours. The literature highlights the importance of support interventions for frontline personnel to avoid the onset of psycho-pathophysical severe problems.
Conclusion: The review suggests that frontline nurses during the emergency phase of Covid-19 may be prone to psychological disorders that can compromise mental health. Therefore, the surveillance and monitoring of symptoms, together with targeted support interventions, should be guaranteed daily to all professionals involved to prevent the onset of psychological disorders.Obiettivo. La pandemia da Coronavirus (Covid-19) ha causato una grave crisi sanitaria che ha coinvolto milioni di persone e messo in quarantena metà della popolazione mondiale. L'emergenza sanitaria da Covid-19 ha visto gli operatori sanitari in prima linea affrontare tutte le difficoltà legate all'onere della cura e alla riorganizzazione delle procedure, ruoli, e strumenti a livello ospedaliero. Uno degli aspetti più significativi e probabilmente sottovalutati è lo stress psicologico del personale infermieristico in prima linea. L'obiettivo dell’articolo è quello di analizzare la letteratura relativa all’impatto sulla salute mentale del personale infermieristico impegnato nella gestione e cura di pazienti affetti da Covid-19.
Metodi. È stata condotta una revisione sistematica degli articoli pubblicati sull'argomento da gennaio 2020 a novembre 2020. La ricerca degli articoli è stata condotta sui database scientifici Pub Med, Scopus e Embase.
Risultati. I risultati mostrano l’insorgenza nel personale sanitario di ansia, depressione e stress e insonnia. Tali aspetti risultano strettamente correlati a numerosi fattori, tra cui la paura di contrarre la malattia e di trasmetterla alle famiglie, turni stressanti e poco riposo, portando ad uno stato di tensione psicologica e fisica in grado di attivare comportamenti patologici. La letteratura evidenzia l’importanza di interventi di sostegno al personale in prima linea al fine di evitare l'insorgere di gravi problemi di natura psico-patofisica.
Conclusione. La revisione condotta suggerisce come gli infermieri in prima linea durante la fase di emergenza di Covid-19 possano essere soggetti a disturbi psicologici in grado di compromettere la salute mentale. Pertanto, la sorveglianza e il monitoraggio dei sintomi, congiuntamente a mirati interventi di sostegno, dovrebbero essere garantiti quotidianamente a tutti i professionisti coinvolti ai fine di prevenire l'insorgenza di disturbi psicologici
Livelli di presenteismo fra gli infermieri italiani. Uno studio multicentrico
BACKGROUND: Presenteeism represents the need to "get to work although we feel sick"; thus, affecting the quality of work, leading to errors or omissions, reducing productivity and increasing costs. Nurses are among the job categories with the highest degree of Presenteeism, which may negatively affect work quality. Aims and objectives: To assess the prevalence of Presenteeism among Italian nurses.
METHODS: A cross-sectional, multicentric study was carried out from January to December 2015 in a sample of Italian nurses. A total of 652 nurses completed the questionnaire. The mean Stanford Presenteeism Scale (SPS-6) total score was 21.6 (±4.0). Nurses showed high Presenteeism levels when considering the “Avoiding distractions” and “Completing work” sections of the Scale.
RESULTS: Male nurses showed a lower degree of Presenteeism than women, which also tended to be less severe with increasing age (both p<0.05). The presence of ≥1 self-reported health problem was associated with an increase in the score (p<0.05).
CONCLUSIONS: In line with previous studies performed outside Italy, Presenteeism appear to be a widespread condition also among Italian nurses, requiring appropriate treatment and recognition by healthcare providers. The results of this survey might be used as a minimum, most likely underestimated basis for targeted public health policies.INTRODUZIONE: Il presenteismo rappresenta la necessità di "mettersi al lavoro anche se ci si sente male"; influenzando così la qualità del lavoro, portando a errori o omissioni, riducendo la produttività e aumentando i costi. Gli infermieri sono annoverati tra i professionisti con il più alto grado di presenteismo, con potenziali effetti negativi sulla qualità del lavoro.
OBIETTIVI: Accertare la prevalenza del Presenteismo tra gli infermieri italiani.
METODI: E’ stato condotto uno studio trasversale, multicentrico da gennaio a dicembre 2015 su un campione di infermieri italiani. 652 infermieri hanno completato il questionario. Il punteggio totale medio alla Stanford Presenteeism Scale (SPS-6) era 21.6 (± 4.0). Gli infermieri hanno mostrato elevati livelli di Presenteismo nelle sezioni: "Evitare distrazioni" e "Completare il lavoro" della Scala.
RISULTATI: Gli infermieri maschi hanno mostrato livell inferiori di Presenteismo rispetto alle donne, che tendevano anche ad essere minori con l'aumentare dell'età (entrambi p <0,05). La presenza di ≥1 problema di salute auto-riferito è stata associata ad un aumento del punteggio (p <0,05).
CONCLUSIONI: In linea con studi precedenti effettuati nel contesto internazionale, il Presenteismo sembra essere una condizione diffusa anche tra gli infermieri italiani, che dovrebbe essere adeguatamente riconosciuta da parte dei manager sanitari. I risultati di questa indagine potrebbero essere utilizzati come spunto di riflessione, per implementare mirate strategie di politica sanitaria
Valutazione e Gestione del Rischio di esposizione al COVID-19 degli Operatori sanitari che operano nei penitenziari italiani: uno studio osservazionale
BACKGROUND: The COVID-19 pandemic had a relevant health impact in a large part of the planet and there are several studies aimed at understanding its diffusion; however, to date, the problem has not been explored in the correctional setting, with particular concern for the Italian context. Aim: To assess and investigate the risk of exposure to COVID-19 in nurses working in the Italian prison system.
METHODS: A multicenter observational descriptive study was conducted, enrolling a convenience sample composed of nurses registered with SIMSPE onlus (Italian Society of Penitentiary Medicine and Health), working in any Italian prison facility at the time of the survey.
RESULTS: 204 nurses participating in the survey (response rate 49.27%). Most nurses working in prisons (92.65%) were exposed to the risk of Covid-19 virus infection, since they came directly into contact with positive patients (90.69%) and in situations where they were exposed during care procedures in which aerosol was produced by the patient (56.21%). The number of nurses who "always" complied with safety rules for prevention of infection did not differ significantly (p >0.05 for each comparison) in situations involving or not involving aerosol exposure.
CONCLUSIONS: The results highlight the relevance of these issues in the Italian prison context and the need for further investigation. The knowledge of the dimension of this phenomenon, unexplored before this study in this context, represents the first step to be able to identify organizational strategies to manage it effectively or, if possible, to prevent it.INTRODUZIONE: La pandemia da Covid 19 ha avuto un impatto sanitario rilevante in gran parte del pianeta e numerosi sono gli studi orientati a comprenderne la diffusione; tuttavia ad oggi il fenomeno non risulta esplorato nell’ambito penitenziario, in particolar modo nel panorama italiano.
OBIETTIVO: Valutare e analizzare il rischio di esposizione al COVID-19 negli infermieri operanti nel contesto carcerario italiano. Metodi: E’ stato condotto uno studio multicentrico osservazionale descrittivo, arruolando un campione di convenienza composto da infermieri iscritti alla SIMSPE onlus (Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziara), operanti in qualsiasi struttura carceraria italiana al momento dell’indagine. RISULTATI: Hanno partecipato all’indagine 204 infermieri (tasso di risposta 49.27%). La maggior parte degli operatori che lavorano in ambito carcerario (92,65%) sono risultati esposti al rischio di contagio da virus Covid-19 essendo venuti a contatto direttamente con pazienti positivi (90.69%) ed in situazioni in cui sono rimasti esposti durante procedure assistenziali in cui veniva prodotto aerosol da parte dell’assistito (56.21%). Il numero di infermieri che ha rispettato “sempre” le norme di sicurezza per la prevenzione del contagio non differiva significativamente (p >0.05 per ogni confronto) nelle situazioni che prevedevano o meno il contatto con aerosol.
CONCLUSIONI: I risultati evidenziano la rilevanza del problema nel panorama carcerario italiano e la necessità di ulteriori approfondimenti. La conoscenza della dimensione di questo fenomeno, prima di questo studio inesplorato in questo contesto, rappresenta il primo passo per poter individuare strategie organizzative in grado di gestirlo efficacemente o, se possibile, prevenirl
Effetti dell'ascolto della musica in pazienti ortopedici: uno studio randomizzato controllato
Background. Music listening represents a gold standard in the evidence-based holistic nursing practice. However, music listening is seldom involved in orthopedic postoperative settings, and only a few related studies can be retrieved in literature. Purpose. The aim was to assess the effects of music during the orthopedic postoperative period, when patients frequently report pain and anxiety. Methods. A randomized controlled trial on 56 patients, equally divided in an experimental group treated with music and a control group in standard care, was conducted during their first-day of recovery from orthopedic surgery. The primary outcome was the pain level assessed with the VAS scale and the Short Form-McGill Pain Questionnaire. Secondary outcomes assessed were anxiety level, blood pressure, heart and respiratory rates and oxygen saturation. Following surgery, when clinically stabilized and soon after their return to their ward room, patients listened to music from a personal programmed playlist using their smartphones for 30 minutes. Results . In music group, the Short Form-McGill Pain Questionnaire score significantly improved in the sensorial dimension (p=0.006) and in the affective dimension (p=0.02). Patients showed a pleasant experience in listening to music (90%), found it useful in coping with pain (64%) and improving mood (86%). Conclusions. Music in the orthopedic post-surgical period induced significant improvement in pain relief, representing a useful complementary intervention to drug treatment. Music listening could be a safe treatment, inexpensive and simple to manage by nurses in orthopedic postoperative settings. Introduzione. L'ascolto della musica rappresenta un punto di riferimento nella pratica infermieristica olistica basata sull'evidenza. Tuttavia l'ascolto di musica a scopi terapeutici è raramente utilizzato nei settings assistenziali postoperatori ortopedici. Scopo. Valutare gli effetti della musica durante il periodo post-operatorio ortopedico, fase in cui i pazienti manifestano frequentemente dolore e ansia. Metodi. Studio randomizzato controllato, su 56 pazienti durante il il primo giorno post operatorio, allocati in maniera bilanciata in un gruppo sperimentale trattato con la musica e un gruppo di controllo in assistenza standard. L'outcome primario era il livello di dolore valutato con la scala VAS e il Short Form-McGill Pain Questionnaire. Gli outcomes secondari sono stati il livello di ansia, pressione arteriosa, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e la saturazione dell'ossigeno. Al rientro nella camera di degenza dopo l'intervento chirurgico in condizioni cliniche stabilizzate, i pazienti hanno ascoltato musica da una playlist personalizzata usando il proprio smartphone per 30 minuti. Risultati. Nel gruppo musica, il punteggio dello Short Form-McGill Pain Questionnaire è significativamente migliorato nella dimensione sensoriale (p = 0,006) e nella dimensione affettiva (p = 0,02). I pazienti hanno riportato una piacevole esperienza nell'ascolto della musica (90%), trovandola utile per la gestione del dolore (64%) e nel migliorare l'umore (86%). Conclusioni. La musica nel periodo post-chirurgico ortopedico ha mostrato un significativo miglioramento nel livello del dolore, rappresentando un'utile intervento complementare al trattamento farmacologico. L'ascolto della musica potrebbe essere un trattamento sicuro, economico e semplice da gestire da parte degli infermieri in ambito postoperatorio ortopedico
La tuta di simulazione dell’invecchiamento aiuta gli studenti infermieri a fornire cure migliori? - Uno studio fenomenologico
BACKGROUND: The use of simulation in the training of nurses has increased in the last decades, allowing the acquisition and development of several competencies.
OBJECTIVE: Understand the experiences of nursing students who used the aged simulation suit.
METHODOLOGY: Qualitative study of a phenomenological nature. The participants were nursing students, who used the aged simulation suit. Data collection was made through the interview, and the data analysis was performed following the Giorgi phenomenological method.
RESULTS: Three themes reflect the essence of the experience: Wear the skin of the elderly; Confrontation with their own ageing process; Skills development.
CONCLUSION: If, on the one hand, the students who used the aged simulation suit experienced sensory and motor impairment and consequent confrontation with their own ageing process, on the other hand, they experienced the development of scientific, relational and citizenship skills. It is expected that the results of this work will foster the use of the aged simulation suit as a complementary methodology, with potential impact on the quality of care and health gains.INTRODUZIONE: L'uso della simulazione nella formazione degli infermieri è aumentato negli ultimi decenni, consentendo l'acquisizione e lo sviluppo di diverse competenze.
OBIETTIVO: Comprendi le esperienze degli studenti infermieri che hanno utilizzato la tuta di simulazione di invecchamento
METODO: Studio qualitativo di natura fenomenologica. I partecipanti erano studenti in allattamento, che hanno usato la tuta di simulazione per anziani. La raccolta dei dati è stata effettuata attraverso l'intervista e l'analisi dei dati è stata eseguita secondo il metodo fenomenologico Giorgi. RISULTATI: Tre temi riflettono l'essenza dell'esperienza: percepire l’essere anziani; Confronto con il proprio processo di invecchiamento; Sviluppo delle competenze.
CONCLUSIONE: Se, da un lato, gli studenti che hanno utilizzato la tuta di simulazione per anziani hanno sperimentato una compromissione sensoriale e motoria e un conseguente confronto con il proprio processo di invecchiamento, dall'altro hanno sperimentato lo sviluppo di abilità scientifiche, relazionali e di cittadinanza. Si prevede che i risultati di questo lavoro promuoveranno l'uso della tuta di simulazione invecchiata come metodologia complementare, con un potenziale impatto sulla qualità dell'assistenza e sui benefici per la salute.
 
COVID 19: Nursing Leadership and innovations on the field to face the pandemic
Introduction: In the Italian and European literature there are still few studies describing the impact of the COVID-19 pandemic on the organization of nursing care in hospitals, on the actions taken by nursing leaders to contain it, and on the outcomes of these interventions. Aim: To describe nursing leaders’ experiences with reorganizing healthcare pathways, through management data and personal accounts. Methods: A retrospective quali-quantitative observational study was conducted at the Mauriziano Hospital in Turin, with 484 beds and over 1,700 workers. Quantitative data were analyzed through descriptive statistical indices and integrated with qualitative data collected through semi-structured telephone interviews. The analysis of the quantitative and qualitative data provided an objective and experiential representation of the implemented interventions. Results: We described the impact of interventions introduced by the nursing leadership during the pandemic on hospital services. In particular, the reorganization of the emergency department and of the prevention and psychological support services for the hospital’s health workers. In addition, specific initiatives to support the discharge of COVID-19 positive patients, and to support and manage contacts with family members both during the hospitalization of their loved ones and following death are described. Discussion and Conclusion: This study contributes to the discussion on some crucial issues: the increasingly clear relationship between adequate staffing and safety of patients and professionals, the importance of a good working environment and a solid leadership, the importance of continuing education for professionals and adequate skill mixes; all highlighted by the pandemic.Introduzione: Nella letteratura italiana ed europea sono ancora pochi gli studi che descrivono l'impatto della pandemia COVID-19 sull'organizzazione dell'assistenza infermieristica negli ospedali, sulle azioni attuate dai leader infermieristici per contenerla e sui risultati di tali interventi. Obiettivo: Descrivere le esperienze di riorganizzazione dei percorsi assistenziali da parte dei leader infermieristici, attraverso i dati di gestione e le testimonianze. Metodi: Studio osservazionale retrospettivo quali-quantitativo, svolto presso l’Ospedale Mauriziano di Torino, 484 posti letto e oltre 1700 operatori. I dati quantitativi sono stati analizzati con indici di statistica descrittiva e sono stati integrati con i dati qualitativi raccolti mediante interviste telefoniche semi strutturate. L’analisi dei dati quanti-qualitativi ha fornito una rappresentazione oggettiva ed esperienziale degli interventi implementati. Risultati: I dati raccolti descrivono la ricaduta sui servizi degli interventi introdotti dalla leadership infermieristica durante la pandemia; in particolare la riorganizzazione del pronto soccorso e dei servizi di prevenzione e supporto psicologico per sostenere i dipendenti dell’Azienda. Inoltre, sono state descritte alcune iniziative particolari a sostegno delle dimissioni dei pazienti COVID-19 positivi e del sostegno e contatto con i familiari durante la degenza dei propri cari e in seguito al decesso. Discussione e Conclusione: I risultati di questo studio sono un contributo alla discussione su alcuni temi cruciali: il rapporto sempre pi˘ chiaro tra staffing adeguato e sicurezza dei pazienti e dei professionisti, l’importanza delle caratteristiche dell’ambiente di lavoro e di una leadership consolidata, l’importanza della formazione dei professionisti e di skill mix adeguati. Resi più evidenti dal contesto di emergenza pandemica
L’immagine dell’infermiere in Italia durante la prima fase dell’emergenza sanitaria da Covid-19: Content Analysis su quotidiani nazionali e locali
Background: Media play a key part in shaping nurses’ social perception. Newspapers were chosen as the subject of this content analysis, as they are the main resource that Italians use to inform themselves. For this reason, newspapers are an appropriate resource to analyse the image of the nurse that, as found in literature, is seen as a dynamic phenomenon that changes according to different scenarios. Given the media focus on nurses during COVID-19 it seems reasonable to analyse what nurse image was emerged. Method: A Content Analysis with an inductive process was conducted. The analysis’ objective was to evaluate the image of the nurse in national and local newspapers, published between the 30th of January and the 18th of May 2020. A triangulation methodology was used between the two researchers to ensure data quality. Results: Five themes were identified. The risks for the nurse’s psycho-physic wellbeing. Taking responsibility and human relations despite barriers. The acknowledgment of professional attributes. Uncertainty on the continuity of the nurses’ social role emerged from the media. Nurses only wish to be appreciated for what they do. The agreement between the researchers on the themes has a Krippendorff’s alpha between α=0.713 and α=0.985. Conclusions: The media’s interest highlighted the nurses’ competence in assisting patients with COVID-19. However, there isn’t in-depth analysis, of the contemporary image of the nurse, specifically in relation to leadership. Positive and negative tropes are recalled. The superficiality and fragility of the mediatic phenomena emerged, as opposed to a real positive strengthening of the nurse’s social perception.Introduzione: La strutturazione dell’immagine sociale dell’infermiere è soggetta ad articolati processi di influenza in cui i media sono fondamentali. Poiché gli italiani per informarsi utilizzano i quotidiani, questi rappresentano una fonte appropriata per analizzare l’immagine dell’infermiere che la letteratura delinea come un fenomeno dinamico che può cambiare in situazioni diverse. L’attenzione mediatica verso l’infermiere durante l’emergenza COVID 19 rappresenta, quindi, una situazione significativa in cui analizzare quale immagine dell’infermiere sia emersa. Metodo: Content Analysis con approccio induttivo, con l’obiettivo di analizzare l’immagine dell’infermiere negli articoli di quotidiani nazionali e locali pubblicati dal 30 gennaio al 18 maggio 2020. Una triangolazione tra i due ricercatori ha garantito la qualità dell’analisi dei dati. Risultati: Sono stati individuati cinque temi. Rischio per il benessere psico-fisico dell’infermiere. Il farsi carico e la relazione umana nonostante le barriere. Riconoscimento degli attributi di professionalità. Incertezza sulla continuità dell’importanza del ruolo sociale emerso. Lodi agli infermieri che vogliono essere solo sé stessi. L’accordo tra i ricercatori nei temi presenta un’alpha di Krippendorff tra α=0.713 α=0.985. Conclusioni: L’interesse mediatico ha fatto emergere la competenza dell’infermiere nell’assistere le persone con COVID 19, ma ha delineato solo tracce e non un’analisi approfondita di un’immagine contemporanea dell’infermiere, particolarmente in relazione a ruoli di leadership. L’apprezzamento manifestato ha richiamato stereotipi positivi e non, questi fanno emergere la superficialità e fragilità del fenomeno mediatico rispetto ad un consolidamento positivo della percezione sociale dell’infermiere