Professioni Infermieristiche (Consociazione Nazionale Delle Associazioni Infermiere/i)
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    Le aggressioni nei confronti degli infermieri dei dipartimenti di emergenza: revisione della letteratura internazionale

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    RIASSUNTOIl fenomeno delle violenze sul luogo di lavoro è presente in tutti i contesti lavorativi. Tra questi figurano i dipartimenti di emergenza (DEA), caratterizzati da un ampio numero di accessi quotidiani, da situazioni ad alto contenuto emotivo, e da stress legato alla gestione delle priorití  diagnostico-terapeutico-assistenziali. Allo scopo di quantificare il fenomeno delle aggressioni verso gli infermieri dei pronto soccorso, discriminarne tipologie ed perpetratori, ed identificare le conseguenze a livello individuale e organizzativo, è stata condotta una revisione di letteratura sui database Medline, CINHAL, e Medscape. 35 articoli originali inclusi, tra cui è stato possibile reperirne 29. La frequenza degli abusi verbali riportati dagli infermieri operanti nei DEA oscilla tra il 50% ed il 100% degli intervistati nei vari studi, mentre la violenza fisica viene riportata in quote tra il 16.7% ed il 72%. Pazienti e familiari sono ritenuti i principali autori di aggressioni, seguiti in minor parte dai medici, e, solo in basse percentuali, da colleghi di pari grado. L'abuso di alcool, sostanze stupefacenti e l'overcrowding in DEA sono fattori scatenanti degli eventi di violenza. L'under-reporting degli episodi di aggressione è frequente fino all'80% delle vittime, e da alcuni lavori emerge che le aggressioni sono vissute come parte del normale lavoro. E' stata dimostrata una correlazione diretta tra aggressioni e sintomi di disturbo da stress post-traumatico. Inoltre è riportato anche il possibile abbandono del lavoro. Eventi formativi mirati sembrano efficaci per la diminuzione del numero di violenze, e per l'adozione di comportamenti adattivi. Parole Chiave: aggresione, emergenza, violenza, luogo di lavoro.Aggressions towards nurses in emergency departments: an international literature reviewABSTRACT Workplace violence is a widespread phenomenon in every kind of settings. Among these ones there are emergency departments (ED), that have distinctive features as like the large daily number of patients' presentations, and high emotional content or stressing situations related to the management of diagnostic-therapeutic priorities. We reviewed the medical and nursing literature to quantify the international widespread of aggressions towards nurses working in EDs, distinguish the typologies and the perpetrators, and identify the consequences on victims and healthcare organizations. Original papers were searched using Medline, CINHAL, and Medscape databases. 35 research articles met the inclusion criteria, but 6 were not retrieved. The rate of verbal abuses reported by ED nurses varies from 50% to 100% of those who were surveyed, while physical violence ranges between 16.7% and 72%. Patients and relatives are the main perpetrators, followed by doctors, and, only in lower percentages, by nurses colleagues. Alcohol, drugs abuse, and overcrowding in EDs are acknowledged as motivating factors for violent events. Under-reporting of aggressions is frequent up to the 80% of victims, and some papers report that nurses consider assaults as a normal part of their work. There is a direct relation between aggressions and symptoms of post-traumatic stress disturb syndrome. Moreover there is a sense of continuous fear in nurses, causing the likelihood of workplace leaving. Special educational courses seem to be effective in diminishing the number of aggressions and to adopt adequate adaptive behaviors.Key words: aggression emergency nursing, violence, workplac

    Conoscere per cambiare: gli infermieri dell'Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI) e il loro rapporto con l'Evidence Based Practice e la ricerca infermieristica

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    Per favorire lo sviluppo di una cultura e di una prassi professionale basata sulle "prove di efficacia", la Direzione Infermieristica IOSI ha istituito uno specifico Ufficio, che ha deciso di definire le proprie linee d'azione in base ai risultati di una indagine interna condotta fra gli infermieri dell'Istituto, avendo come riferimento il modello dell'action research. Agli infermieri, luglio 2010, è stato inviato un questionario semi-strutturato (self-made) per conoscere le loro opinioni ed esperienze su questi temi e per rilevare le loro proposte e la loro disponibilití  a far parte di una rete di collaboratori interni. Sono tornati 63 questionari su 98 inviati (70,8 %). Molti infermieri hanno conoscenze e/o esperienze in questi campi, ma modificano il loro comportamento professionale soprattutto su pressione del contesto esterno, più che per scelta autonoma. Considerano l'EBP sostanzialmente utile, ma di difficile applicazione soprattutto senza un loro coinvolgimento diretto. Due su tre ne hanno sentito la necessití  nel corso della loro attivití  professionale e vi è disponibilití  a sviluppare ricerche infermieristiche (56 %) e/o a svolgere un ruolo attivo di referente su questi temi nella propria sede di lavoro (35 %). L'indagine ha evidenziato che allo IOSI esiste un substrato favorevole per l'EBP e la ricerca infermieristica (per conoscenze di base e disponibilití ). I dati raccolti sono serviti a definire linee d'azione interne in uno stretto rapporto di collaborazione con le aree cliniche, secondo il modello dell'action research. E' un processo che richiede visione, interventi coordinati, costanza e tempo. Parole Chiave: pratica basata su evidenze, ricerca infermieristica, infermiere, diffusione delle innovazioni, indagine conoscitiva, ricerca-azione ABSTRACT To promote the development of a culture and a professional practice based on "evidence of effectiveness", the IOSI Nursing Officer instituted a specific Unit which decided to establish its own lines of action based on the results of an internal investigation conducted among nurses employed within IOSI, with reference to the model of action research. In July 2010, a semi-structured questionnaire self compiled was sent to all nurses to find out their opinions and experiences on EBP and nursing research, to recognize their proposals, and willingness to be part of an internal network. 63 out of 98 questionnaire were filled in. Several nurses have knowledge and experience in these fields, but change their professional behavior especially under pressure from the external environment, rather than by autonomous choice. They consider EBP substantially useful, but difficult to implement especially without their direct involvement. Two third of the sample have felt the need of EBP during their professional activity and there is a general willingness to develop nursing research (56%) and/or play an active role of "referent" on these issues within own Unit (35%). The survey showed that at IOSI there is a favorable substrate for EBP and nursing research (for basic knowledge and availability). The data collected have served to define internal lines of action in a narrow relationship with the clinical areas, according to the model of action research. It is a process that requires vision, coordinated efforts, perseverance and time.Key words: Evidence-Based Practise, Nursing Research, Nurses, Diffusion of Innovations, Survey, Action Researc

    Costruzione e sperimentazione di uno strumento per la valutazione e monitoraggio del dolore oncologico in ospedale, e rilievo del suo impatto sulla relazione con il paziente

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    La valutazione regolare del dolore cronico oncologico è presupposto necessario per un'adeguata gestione del sintomo e costituisce un indicatore di qualitÄ… dell'assistenza. La mancanza di metodi condivisi nel monitoraggio risulta evidente nella pratica clinica, in particolare nel setting ospedaliero, e puÄ— costituire un ostacolo al corretto trattamento del sintomo.L'obiettivo del presente lavoro era costruire e valutare la fattibilitÄ… dell'utilizzo nella pratica quotidiana in ospedale di uno strumento di valutazione e monitoraggio del dolore oncologico; obiettivo correlato era valutare l'impatto dello strumento sulla relazione infermiere-paziente e sulla gestione del dolore attraverso la percezione riferita del paziente.Viene presentato lo strumento di valutazione, costruito partendo degli strumenti validati presenti in letteratura, adattati attraverso un percorso di focus group e condivisione tra professionisti. La "scheda dolore" è stata utilizzata nel terzo trimestre 2010 su 97 pazienti con neoplasia polmonare ricoverati presso Pneumoncologia2 dell'AziendaOspedaliera S. Camillo di Roma. Il grado di comprensibilitÄ… dello strumento e di efficacia percepita dal paziente èstato valutato attraverso un questionario anonimo somministrato alla dimissione.Dall'analisi descrittiva dei risultati lo strumento si Ź rivelato affidabile e facilmente utilizzabile da parte degli operatori; i tempi iniziali piÄš lunghi, necessari al trasferimento delle informazioni, sono stati restituiti in termini di miglioramento della relazione infermiere-paziente e di supporto nella gestione quotidiana.E' in atto un percorso di implementazione dell'utilizzo dello strumento in altre unitÄ… operative dell'ospedale; saranno necessari ulteriori studi per confermare la validitÄ… di questo strumento per la pratica infermieristica, a garanzia di un elevato standard assistenziale.Parole chiave: scala, strumento di valutazione, dolore oncologico, pratica infermieristica

    Il modello "Need-driven-Dementia-compromised-Behavior" e la teoria "Gentle Care" come risposta assistenziale alla malattia di Alzheimer

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    RIASSUNTOIl morbo di Alzheimer è la forma di demenza più diffusa, caratterizzata dalla perdita graduale e inarrestabile delle funzioni cerebrali determina la progressiva scomparsa delle capacití  di svolgere le attivití  quotidiane. Con il graduale invecchiamento della popolazione, è diventata uno dei principali problemi sanitari e sociali che non coinvolge solo la persona malata ma tutta la sua famiglia. L'obiettivo dello studio è quello di individuare i principali bisogni della persona assistita e proporre degli interventi assistenziali da mettere in atto nella gestione domiciliare della persona affetta da malattia di Alzheimer secondo il modello Gentle Care. Attraverso l'utilizzo di un'intervista semi-strutturata ai caregiver che si occupano del proprio congiunto a domicilio, sono stati indagati i bisogni assistenziali delle persone affette da malattia di Alzheimer. L'indagine qualitativa è avvenuta tramite l'uso di uno strumento di raccolta dati proposto nel modello concettuale infermieristico "Need-driven Dementia-compromised Behavior Model", validato e sperimentato negli Stati Uniti. Le interviste effettuate hanno messo in evidenza l'alto grado di dipendenza del malato dal proprio caregiver per molte delle attivití  di vita quotidiana. Dai colloqui si evince lo scarso livello di informazione sulla patologia e l'assenza di una figura di supporto che possa aiutare il caregiver nell'assistenza al proprio congiunto. Sulla base dei dati emersi attraverso l'indagine qualitativa sono stati individuati gli interventi assistenziali più consoni da mettere in atto nella gestione della persona a domicilio. Inoltre, sono state identificati i principali bisogni dei familiari-caregiver che richiedono maggiore informazione e supporto negli aspetti socio-assistenziali.Parole chiave: Malattia di Alzheimer, modelli assistenziali infermieristici, nursing al paziente affetto da Alzheimer. "Need-driven-Dementia-compromised-Behavior" model and "Gentle Care" as answer to Alzheimer's DiseaseABSTRACT Alzheimer's disease is characterized by a progressive cognitive, behavioural and functional decline which determines ability loss. With the gradual aging of the population, Alzheimer's disease is becoming a major health and social problem which involves not only the individuals but also their whole family. The aim of this study is to identify the most important needs of patients and to suggest interventions to manage it at home, according to the pattern of Gentle Care. Care needs of Alzheimer's disease patients have been investigated, through the use of semi-structured interview of caregivers who take care of loved ones at home. The survey has been carried out through the use of a data collection tool proposed in the conceptual model of nursing "Need-driven Dementia-compromised Behaviour Model", validated and tested in the United States. Data highlights an high degree of patient dependence from their caregiver for numerous activities of daily living. Interviews show a poor level of information and lack of support from professionals who can help caregivers in their everyday life. On the basis of the data gathered, a number of care interventions, which seams as the most appropriate in order to best take care of patients, were identified. Moreover, main needs of family caregivers were also identified, they need more information and support with respect to caregiving responsibilities.Keywords: Alzheimer Disease, Need-driven-Dementia-compromised-Behavior, Gentle Care theory, nursing conceptual models

    Editoriale

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    Editoriale 2-2013

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    "See and Treat" in Pronto Soccorso: aspetti legali e responsabilití  professionale infermieristica

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    RIASSUNTO L'articolo si propone di analizzare gli aspetti legali inerenti la responsabilití  professionale infermieristica nella presa in carico autonoma del paziente con un problema di salute minore che accede ad un percorso di "See and Treat" all'interno del Pronto Soccorso, attraverso una revisione della letteratura e un'analisi della normativa italiana in tema di esercizio professionale. Recenti studi hanno dimostrato che la gestione dei pazienti che accedono al Pronto Soccorso con problemi di salute minori in un'area dedicata, gestita da infermieri specificamente formati, ha consentito di ridurre i tempi di attesa per la visita medica ed il tempo di permanenza nel Dipartimento di Emergenza. Diversi studi hanno dimostrato i benefici dell'utilizzo del Emergency Nurse Practitioner (ENP) in termini di riduzione del tempo di attesa per la visita medica, con un considerevole aumento del grado di soddisfazione del paziente, mantenendo adeguati standard di qualití  nella risposta ai problemi clinici minori. Il "See and Treat" rappresenta una possibile strategia di risposta al sovraffollamento, insieme all'adozione di protocolli avanzati di post-triage, ponendosi come principale obiettivo la riduzione del tempo di attesa in Pronto Soccorso per i pazienti classificati come codici minori, evitando cosí¬ un improprio utilizzo delle risorse materiali e professionali. L'infermiere di "See and Treat" si configura come un infermiere esperto, adeguatamente formato, che opera nel rispetto di protocolli clinico-assistenziali condivisi tra medici ed infermieri. La normativa in tema di esercizio professionale non è in contrasto con l'introduzione di questa figura, anzi offre elementi per un ulteriore sviluppo professionale.Parole chiave: See and Treat, Emergency Nurse Practitioner, traumi minori, infermieristica in emergenza ABSTRACTThe article aim to analyze the legal aspects of professional responsibility in the autonomous nursing care of a patient with a minor health problem treated in a "See and Treat" area of the Emergency Department through a literature review and an analyses of the Italian legislation about professional exercise. Recent studies have shown that the treatment of the emergency patients affected by minor health problems in separated areas of the A&E by skilled nurses proved to be effective in reducing time to medical examination and the overall time spent in the Emergency Department. Several studies have shown the positive effects of the Emergency Nurse Practitioner (ENP) in terms of reduction of time to medical examination with an increase in patient satisfaction, maintaining an adequate level of quality in the care of patients with minor health problems. The introduction of a "See and Treat" area, together with the institution of advanced post-triage protocols, represents a possible answer to the overcrowding of the Emergency Department. The aim is the reduction of waiting times and proper allocation of both material and professional resources. The "See and Treat" nurse represents an expert nurse, with an adequate level of competence, who acts in respect to the clinical protocols shared between physicians and nurses. The Italian legislation is not in contrast with the introduction of the "See and Treat" nurse, on the contrary it offers opportunities for further professional development. Keywords: See and Treat, Emergency Nurse Practitioner, Minor Injuries Units, Emergency Nursin

    Anatomy and physiology for nursing students: is problem-based learning effective?

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    This study investigated whether problem-based learning (PBL) was an effective strategy for nursing students learning anatomy and physiology. Anatomy and physiology are subject areas that have posed long standing difficulty for nursing students. Since anatomy and physiology underpin clinical decision making it is important that nursing students are able to understand and retain this knowledge and apply it to practice. Problem-based learning offers potential advantages for teaching anatomy and physiology as clinical cases can provide the impetus for student problem solving. This project trialled a simple PBL scenario and investigated students' response to the task of problem solving in a laboratory setting adapted to simulate a hospital ward. The study found students learn better, retain the knowledge and merge theory with simulated practice when a PBL teaching mode is used. While PBL was effective, blended, web based and hybrid PBL models warrant investigation.Key words: problem-based learning, student motivation, deep learning, anatomy and physiology, nursingQuesto studio vuole investigare se il metodo del problem-based learning (PBL) può essere utilizzato nell'insegnamento della anatomia e fisiologia agli studenti Infermieri visto che spesso hanno difficoltí  in queste discipline. E' importante che gli studenti comprendano e imparino bene i contenuti di queste materie poiché queste sono la base per prendere decisioni cliniche. Il metodo del PBL offre possibili vantaggi nell'insegnamento dell'anatomia e della fisiologia e fornisce agli studenti l' impulso di come portare alla soluzione dei problemi clinici. Questo studio ha usato uno scenario semplice utilizzando il metodo del PBL per valutare le risposte degli studenti e analizzare come risolvevano i problemi clinici in situazioni simulate di laboratorio, simili alla realtí  della corsia. I risultati di questo studio evidenziano che quando viene usato il metodo del PBL nella docenza. Gli studenti imparano meglio, ritengono più informazioni e possono meglio comprendere la teoria per svilupparla nella simulazione della pratica. Il metodo del PBL è stato efficace ma devono essere studiati ed applicati anche altri modelli come il metodo blended, il metodo basato sullo web e i metodi ibridi.Parole chiave: problem-based learning, motivazione di studenti, deep learning, anatomia e fisiologia, infermieristic

    Curriculum formativo del laureato specialista e mondo del lavoro: Indagine su infermieri e ostetriche dell'Universití  Cattolica

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    La societí  oggi richiede ed esige professionisti della salute di sempre più ampia ed elevata taratura tali da riuscire a modulare le proprie competenze in base ai bisogni e alle necessití  del contesto.L'indagine di tipo trasversale (cross sectional) ha come obiettivo primario rilevare informazioni sullo stato occupazionale dei laureati specialisti, e come obiettivo secondario descrivere se e in che modo il percorso di studi ha influito, secondo le autovalutazioni degli intervistati, sulla qualití  e sui risultati del loro lavoro. Lo strumento adottato per la raccolta dei dati è un questionario costruito ad hoc.L'indagine è stata condotta da maggio ad agosto 2011 su tutti coloro che hanno conseguito la Laurea specialistica in Scienze infermieristiche e ostetriche presso l'UCSC (dall'a.a. 2004-05 al 2009-10). I risultati evidenziano che in 44 casi sui 111 considerati (40%) è avvenuto un cambiamento di posizione lavorativa dopo il conseguimento della Laurea specialistica e di questi il 68% (30/44) dichiara che il cambiamento è sicuramente legato al conseguimento del titolo accademico. Tutti gli intervistati dichiarano che il percorso di studi ha sicuramente contribuito a modificare alcuni comportamenti professionali: utilizzo di studi di ricerca (93%); risoluzione di problematiche lavorative (68%); maggiore facilití  a comunicare le ragioni che stanno alla base delle proprie scelte organizzative/assistenziali (70%); attenzione all'autoformazione (63%).Tuttavia, da un punto di vista di spendibilití  del titolo accademico, questi professionisti vengono quasi esclusivamente chiamati a esplicare ruoli dirigenziali, nonostante la forte connotazione disciplinare del percorso formativo attualmente posto in essere e che permetterebbe una crescita professionale anche nella Pratica Infermieristica Avanzata (APN).Parole chiave: laurea specialistica, realizzazione, successo lavorativo, valutazione competenze. Educational curriculum and occupational status of nurses and midwives after second level degree (MNsc) at Catholic University of RomeABSTRACTOur society requires health professionals of increasingly competence, able to modulate their skills according to the needs and the requirements of the context.   This survey (cross - sectional) has as primary aim to collect information on employment status of individuals who have a Master degree in Nursing and Midwifery, and as secondary objective to describe if and how the post graduation education has affected the quality and the outcomes of nursing work. A questionnaire devised for the purpose has been used.The survey was conducted from May to August 2011 on all individuals who have a Master in Nursing and Midwifery at the UCSC (from 2004-2005 to 2009-2010).Results show that in 44 cases out of 111 (= 40%) there was a change of employment status after obtaining the Master's Degree and of these 68% (30 out of 44) state that the change is definitely linked to the Post graduation education.All respondents state that the University curriculum has certainly helped to modify some professional behaviors: research utilization (93%), skills in problem solving at work (68%); greater ease to communicate the reasons underlying their organizational choices or decision making (70%); self-training abilities (63%). Within the Italian context, however it seems that those individuals are involved in a managerial progression of their career rather than in the core nursing activities despite the fact that educational programs have important subjects for Advanced Nursing Practice and Nursing Science.Key words: nursing education, master degree, working success, skill developmen

    Editoriale - Laurea Honoris Causa in Scienze infermieristiche e ostetriche a Marisa Cantarelli

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    Il 10 maggio scorso l'Universití  degli Studi di Milano ha conferito la Laurea Honoris Causa in Scienze infermieristiche e ostetriche a Marisa Cantarelli. Nella motivazione del conferimento del titolo di Laurea Magistrale è condensato un lungo percorso personale e professionale estremamente significativo per la professione infermieristica italiana: "Marisa Cantarelli. Teorica dell'assistenza infermieristica. Per aver fondato la prima scuola di pensiero italiana della disciplina infermieristica elaborando e diffondendo la teoria sul soddisfacimento dei bisogni di assistenza infermieristica della persona e per aver sviluppato innovative ricerche ottenendo importanti risultati scientifici, nella pratica clinica, nell'insegnamento e nell'organizzazione. Con dedizione completa allo studio, alla didattica e alla ricerca ha perseguito il riconoscimento del settore scientifico disciplinare delle scienze infermieristiche aprendo nuove frontiere per il futuro della professione". La formazione professionale di Marisa Cantarelli si svolse a Roma presso la Scuola della Croce rossa italiana "Edoardo e Virginia Agnelli" dove conseguí¬ il diploma di infermiera professionale nel 1950 e di assistente sanitaria nel 1953. Dopo il diploma, esercitò la professione per due anni gestendo un reparto e, contemporaneamente, insegnando presso la stessa Scuola Agnelli. Successivamente, fino al 1969 svolgerí  l'attivití  professionale di assistente sanitaria ritornando a Milano. Cantarelli completò il proprio curriculum formativo frequentando con successo la prestigiosa, e unica in quegli anni, Scuola a fini speciali per Dirigenti dell'Assistenza Infermieristica presso l'Universití  degli Studi La Sapienza di Roma dove si diplomò come Dirigente dell'Assistenza Infermieristica (DAI) nell'anno accademico 1967/68. Negli anni successivi furono aperte altre scuole: nel 1969 la Scuola per Dirigenti dell'Assistenza Infermieristica dell'Universití  Cattolica del Sacro Cuore e nel 1974 la Scuola Universitaria di Discipline infermieristiche (SUDI) presso la Facoltí  di Medicina e Chirurgia dell'Universití  degli Studi di Milano. Cantarelli venne chiamata all'importante ruolo di Vicedirettrice in collaborazione con la direzione dei professori Giovanardi e Fara e, successivamente, con il Preside prof Scala. Nel 1999 lascerí  la Scuola assicurando la continuití  della vice direzione a un'infermiera in collaborazione con la nuova Presidenza assunta dal Prof. Coggi. La formazione presso una Scuola di Croce Rossa nella cittí  di Roma e la prosecuzione degli studi a livello universitario, le permisero di venire a contatto con organismi internazionali e soprattutto con l'International Council of Nurses attraverso l'associazione che in esso rappresentava e ancor oggi rappresenta l'Italia, ora denominata CNAI. Marisa Cantarelli partecipò da subito alla vita associativa e alle numerose iniziative partecipando da protagonista al ruolo chiave che la CNAI esprimerí  per l'evoluzione culturale infermieristica e la nascita e lo sviluppo di numerose e ambiziose iniziative professionali, tra cui va segnalato senz'altro un forte sostegno all'entrata della formazione infermieristica in Universití . Cantarelli sarí  Consigliera nazionale CNAI fino al 1980 e Vice Presidente per il quadriennio 1972-1976. Rappresenterí  l'Italia portando il proprio contributo scientifico in occasione dei congressi dell'International Council of Nurses a Francoforte nel 1964 e a Cittí  del Messico nel 1973. Grazie alla presenza di Cantarelli in questo Congresso l'Italia portò un importante contributo alla redazione del Codice deontologico internazionale dell'infermiere. In quegli anni i contesti, generalmente ospedalieri, in cui ci si trovava ad esercitare concepivano le figure assistenziali esclusivamente come figure tecniche, puntando sul contenuto tecnico dell'attivití  e su una veloce ripetitivití  degli interventi. Poco spazio veniva lasciato all'appropriato utilizzo delle conoscenze acquisite e ancor meno alla riflessione sulle effettive necessití  assistenziali dei pazienti e sulle modalití  più adeguate per garantire un'assistenza infermieristica calibrata sulle loro richieste. Tale situazione si rifletteva sia sulle scelte organizzative, sia sulla modalití  di prendere decisioni riguardanti il contesto lavorativo in senso più ampio. Tutto ciò agí¬ in Cantarelli come uno stimolo a proseguire nell'attivití  professionale e negli studi di approfondimento, utilizzando immediatamente le conoscenze acquisite per modellare e innovare l'attivití  professionale sia che questa fosse rivolta a pazienti assistiti in ospedale o sul territorio, all'equipe infermieristica che governò come coordinatore infermieristico o ancora in un contesto formativo di livello elevato che produrrí , a sua volta, un sistema teorico e concettuale destinato a incidere profondamente sulla realtí  infermieristica e sanitaria del nostro Paese. Non è possibile elencare le numerose attivití  di Cantarelli (si rimanda, per approfondimenti, al sito internet: http://www.cantarellimarisa.it/), ma fu negli anni di presenza presso la SUDI (dal 1978 al 1999) che si sviluppò un nuovo approccio per la pratica dell'assistenza infermieristica. Il Modello delle Prestazioni infermieristiche si diffuse diventando ben presto un riferimento per l'esercizio della professione, per l'insegnamento e per la ricerca ponendosi all'avanguardia insieme ai paesi dove la professione infermieristica gií  da molto tempo conosce e utilizza elaborazioni teoriche. Oltre all'attivití  didattica e di ricerca nell'ambito della SUDI, altri punti verso i quali ha rivolto il suo impegno sono stati l'inserimento di tutta la formazione infermieristica in Universití , che dal 1991 iniziò a svolgersi secondo gli ordinamenti didattici universitari di primo e secondo livello, e l'acquisizione di un settore scientifico disciplinare per le Scienze infermieristiche. Il percorso finora descritto si diffonde negli anni successivi attraverso i diplomati della Scuola universitaria di Discipline infermieristiche che, assumendo posizioni di rilievo nella formazione e nell'esercizio professionale, sviluppano le conoscenze acquisite. La scuola di pensiero che Cantarelli fonda, porterí  a una produzione editoriale intensa attraverso i Quaderni della Scuola universitaria e di testi pubblicati presso prestigiose case editrici. Il valore della sua produzione scientifica nell'ambito delle scienze infermieristiche e i risultati ottenuti hanno aperto nuove prospettive per la scienza infermieristica tracciando la direzione entro cui continuarne lo sviluppo e l'avanzamento. Crediamo, come persone, come sue studentesse e come ruoli accademici di Scienze infermieristiche, che il percorso di Marisa Cantarelli, in cui l'infermiera, la docente, la ricercatrice e la fondatrice di una scuola di pensiero delineano una figura completa e innovativa di infermiera a tutto tondo, possa e debba rappresentare un riferimento per tutti, ma soprattutto per chi oggi ha la responsabilití  e l'onore di esercitare la professione infermieristica nei diversi ambiti della sua espressione

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