Professioni Infermieristiche (Consociazione Nazionale Delle Associazioni Infermiere/i)
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Il monitoraggio in remoto nei pazienti con scompenso cardiaco impiantati di device cardiaco: uno studio qualitativo esplorativo descrittivo sulle esperienze e competenze degli infermieri in Italia
INTRODUCTION: Heart failure has an enormous impact in terms of mortality, morbidity, and costs for healthcare organizations. Indications for implanted heart devices, such as pacemakers or implantable cardioverter defibrillators (ICDs) are constantly increasing. With the arrival of the telemedicine, nurses play an important role in the remote management of chronic heart diseases. The purpose of this study was to describe the experiences of nurses who remotely monitor patients with an implanted heart device in Italy.
METHOD: A qualitative study with a phenomenological approach was conducted. The sample consisted of 7 nurses dedicated to remote monitoring (RM), from three cardiology clinics in Northern Italy. We conducted semi-structured interviews to understand the experience and training nurses received to conduct RM.
RESULTS: From the analysis of the interviews, six themes were identified: ‘Specialized knowledge and skills’, ‘Learn through practice’, ‘Organization of work’, ‘Decision making’, ‘Trust’, and ‘Need for information’. The majority of our sample developed their competencies directly on the field, in absence of a certified recognized pathway, on RM in patients with heart failure implanted with cardiac devices. Therefore, nurses performing RM activities do not receive the same type of education and training.
CONCLUSIONS : Currently, in Italy, there is no standardised training for nurses who perform RM activities for heart failure patients with implanted heart device, and yet it is instrumental to have appropriate knowledge and training to effectively perform this type of activity and care.
KEYWORDS: Cardiac device, Cardiac nurse competencies, e-Health nursing, Qualitative study, Remote Monitoring.INTRODUZIONE: L’insufficienza cardiaca, ha un enorme impatto in termini di mortalità, morbilità e costi per le organizzazioni sanitarie. Le indicazioni per l'impianto di dispositivi cardiaci, come pacemaker o defibrillatore cardiaco impiantabile (ICD) sono in costante aumento. Con l’arrivo della telemedicina, gli infermieri giocano un ruolo importante nella gestione a distanza delle malattie cardiache croniche. Lo scopo di questo studio è descrivere le esperienze degli infermieri, che monitorano a distanza i pazienti con un dispositivo cardiaco impiantato, in Italia. METODO: È stato condotto uno studio qualitativo con un approccio fenomenologico. Il campione era composto da 7 infermieri dedicati al monitoraggio in remoto (RM), provenienti da tre Ospedali del Nord Italia. Abbiamo condotto interviste semi-strutturate per comprendere l'esperienza e la formazione che gli infermieri hanno ricevuto per condurre il RM. RISULTATI: Dall'analisi delle interviste, sono stati identificati sei temi: 'Conoscenze e competenze specialistiche', 'Apprendimento attraverso la pratica', 'Organizzazione del lavoro', 'Processo decisionale', 'Fiducia', e 'Bisogno di informazioni'. La maggior parte del nostro campione ha sviluppato le proprie competenze direttamente sul campo, in assenza di un percorso certificato e riconosciuto, sul RM nei pazienti con scompenso cardiaco impiantati di device cardiaco. Pertanto, gli infermieri che svolgono attività di RM non ricevono lo stesso tipo di istruzione e formazione. CONCLUSIONI: Attualmente, in Italia, non esiste una formazione standardizzata per gli infermieri che svolgono attività di RM, eppure è fondamentale avere conoscenze e formazione adeguate a poter svolgere efficacemente questo tipo di attività e assistenza. PAROLE CHIAVE: Dispositivo cardiaco, Competenze infermieristiche cardiache, Infermieristica e-Health, Studio qualitativo, Monitoraggio remoto
Le competenze infermieristiche avanzate e l’onda del futuro
Riflettendo sulla serie di allarmi di tante organizzazioni di area medica in questo ultimo periodo, con continui riferimenti a carenze e richieste di investimenti solo per il personale medico, spesso non suffragati da dati, se non in aree ben delimitate, questi appaiono ancorati ad una visione ormai superata del sistema sanitario - che si vuole mantenere a trazione medico-centrica - e connessi ad una palese azione di arroccamento, che va solo a discapito dei cittadini, per garantire il mantenimento delle rendite di posizione e di potere medico. Tutto questo è di palese evidenza e non può essere sottovalutato o taciuto ulteriormente. Quel che brilla nel nostro Paese, infatti, è il non utilizzare la vera soluzione: gli infermieri al massimo del loro potenziale. Seppur in totale assenza di prove scientifiche contrarie a livello globale, è evidente l’opposizione o l’inerzia di coloro che a livello decisionale non considerano adeguatamente di migliorare la salute attraverso la professione infermieristica. Gli infermieri specialisti e gli infermieri con competenze avanzate, con capacità di trattare in forma autonoma a livelli crescenti i pazienti nei diversi setting a partire dall’area di emergenza, dall’area intensiva, e in particolare nell’area delle cure primarie, al domicilio, nei luoghi di lavoro, in ambito scolastico e nelle future case di comunità/ospedali di comunità, consentirebbe tra l’altro di utilizzare al meglio anche il personale medico specialista e di medicina generale. L’inserimento di ulteriori figure come l’infermiere anestesista, già presente in oltre 100 paesi al mondo, come in Francia o negli Stati Uniti, dove sono responsabili fino all’80% delle anestesie effettuate nei diversi interventi chirurgici, consentirebbe di risolvere numerosi aspetti connessi a questa area. Con percorsi formativi ottimizzati, gli infermieri garantirebbero in tempi decisamente più rapidi, la totale adesione ai desiderata di salute dei cittadini (accesso alle cure, sicurezza e protezione, vivere in ambienti sani). Su questo vorrei però usare ancora più concretezza ed eliminare alla radice la prima obiezione che viene fatta, trincerandosi dietro la qualità e la sicurezza delle cure, quella della durata del percorso formativo. Come noto, la Direttiva 2013/55/EU, fissa per la Laurea in Medicina e Chirurgia un percorso pari a 5500 ore, diluita in Italia in 6 anni, rispetto ai 5 anni di molti altri Paesi, mentre per la Laurea in Infermieristica è stabilito un percorso pari a 4.600 ore, contratte in solo 3 anni, a differenza di molti paesi che la estendono in 4 anni. La distanza, tra il percorso medico e quello infermieristico, è pari quindi a 900 ore. Integrando il percorso di formazione infermieristico con un Master di primo livello o con la Laurea Magistrale, come ben noto, si arriva a valori orari di formazione totalmente sovrapponibili o superiori al Corso di Laurea in Medicina, in termini di apprendimento clinico
La frontiera delle cure a distanza. Assetto normativo ed il caso Doctor@Home
Introduction: In recent years, and even more following the need for social distancing generated by the global COVID-19 pandemic, e-health has become an increasingly widespread reality in clinical practice, especially for those clinicians operating in the front-line, like nurses. Its growing importance has been followed by increasing attention both by the literature as well as in the generation of specific rules aimed at regulating the phenomenon.
Methods: A regulatory review of the literature aims to outline the current regulatory framework relating to telemedicine. Telemedicine, especially in a pandemic context, calls for regulation that runs parallel to the rapid evolution of the phenomenon itself. The paper traces the European, Italian, and Regional legislation, focusing then on a practical experience of telemedicine, called Doctor @ Home, active at the IRCCS National Cancer Center in Aviano (Italy).
Discussion: First, the need for regulatory harmonization emerges. Secondly, the potential of co-production and co-learning processes for healthcare professionals and patients arises to adapt to the outpatient needs of patients in a post-pandemic "new normal," exploiting the new technological tools made available by the National Health Service.
Key words: Telemedicine, e-health, regulation, Doctor@Home, National Health ServiceIntroduzione: Negli ultimi anni, ed ancor più, a seguito delle necessità di distanziamento sociale generatesi a causa della pandemia mondiale COVID-19, l’e-health si è trasformata in una realtà sempre più concreta e diffusa nella pratica clinica anche per il personale infermieristico, che lavora in prima linea a contatto diretto con i pazienti. A tale rilevanza è seguita un’attenzione sempre maggiore sia in ambito di letteratura, che di generazione di norme specifiche finalizzate a disciplinare il fenomeno. Metodi: Questa revisione normativa della letteratura punta a disegnare l’attuale assetto normativo relativo alla telemedicina, tema, soprattutto in un contesto pandemico come quello attuale, in forte crescita e con necessità di regolamentazione che corra pari passo con la rapida evoluzione del fenomeno stesso. L’articolo ripercorre la normativa europea, nazionale e regionale, focalizzandosi poi su un’esperienza pratica di telemedicina, denominata Doctor@Home, attiva presso l’IRCCS CRO di Aviano (Pordenone).
Discussione: L’analisi fa emergere innanzitutto una necessaria armonizzazione normativa per la regolamentazione ed attivazione di piani condivisi, che possano essere comuni ai diversi territori e realtà. In secondo luogo, si sottolinea la potenzialità di processi co-produttivi e di apprendimento al fine di adattare le esigenze ambulatoriali dei pazienti nella “nuova normalità”, sfruttando i nuovi strumenti tecnologici a disposizione del Servizio Sanitario.
Parole chiave: Telemedicina, e-health, normativa, Doctor@Home, servizio sanitario nazional
Storytelling del Covid-19: infermieri, pazienti e la forza del fine vita
Introduction: Personal stories accompanying the COVID-19 pandemic are of utmost relevance when considering policy adjustments and future improvements in the field of nursing.
Methods: To gather data and offer a more detailed overview of the complexity of nurses’ responsibilities in times of a global health crisis, the method used is ethnographic research.
Results: The paper demonstrates that the nature of the COVID-19 pandemic, characterized by major uncertainties, has altered nurses’ daily routines to the extent that they have been exposed to additional sets of duties, as well as to higher levels of exhaustion and risks with potentially fatal consequences.
Conclusion: Nurses’ narratives provide a valuable input to the debate on their own status, as well as on the state of healthcare. The paper extends the current knowledge and contributes to wider discussions about nursing and our society’s ability to handle outbreaks of large-scale health crises.
Keywords: Covid-19, Death, Healthcare, Loneliness, Nurse–patient relationshipIntroduzione: Le storie personali che accompagnano la pandemia COVID-19 sono di estrema rilevanza quando si considerano gli aggiustamenti delle politiche e i miglioramenti futuri nel campo dell’assistenza.
Metodo: Al fine di raccogliere dati e offrire una panoramica più dettagliata della complessità delle responsabilità degli infermieri in tempi di crisi sanitaria globale, abbiamo optato per una ricerca etnografica.
Risultati: In tal senso, l’articolo dimostra che la natura della pandemia COVID-19, caratterizzata da grandi incertezze, ha alterato la routine quotidiana degli infermieri nella misura in cui sono stati esposti a ulteriori serie di doveri, così come a livelli più elevati di esaurimento e rischi con conseguenze potenzialmente fatali.
Conclusioni: Le narrazioni forniscono un prezioso contributo al dibattito sulla condizione degli operatori stessi, così come sullo stato dell’assistenza sanitaria. L’articolo estende le conoscenze attuali e contribuisce a discussioni più ampie sul nursing e sulla capacità della nostra società di gestire crisi sanitarie su larga scala.
Parole Chiave: Covid-19, Morte, Assistenza sanitaria, Solitudine, Rapporto infermiere–pazient
Sanitari e Scena del Crimine: analisi delle strategie operative ed elaborazione di uno strumento di raccolta dati
The Emergency Medical Service team are often the first to arrive in situations that later turned out to be crime scenes. Therefore, multiple responsibilities derive from their actions, as there is the burden of assisting the parties involved by maintaining the integrity of forensic evidence while, at the same time, mitigating further harm or risks. The aforementioned, however, often lack any forensic training with the consequent risk of alteration of the area and loss of fundamental information for the purpose of further investigation. The purpose of this study, born from the interdisciplinary collaboration between nursing and forensic sciences, is aimed to guarantee the correct approach by emergency professionals at the Crime Scene; in the light of the data currently available regarding intervention strategies, a Data Collection Sheet was drawn up, whose non-immediate compilation would inevitably lead to the loss of important informations. This is a tool not intended for medical examiners, already trained in this field and equipped with elaborate survey cards, but rather an easy-to-use tool that is the prerogative of "laymen" that can prevent emergency healthcare professionals from losing crucial elements that will then be provided to the investigative bodies and consequently to the consultants or experts. The working method involved the research in Literature of already existing operational tools and a bibliographic review of texts, articles and protocols relating to the topic, as well as surveys carried out at national level via email with EMS Operations Centres about the use of a Crime Scene Report Card.I sanitari del Servizio 118 sono spesso i primi a giungere in situazioni poi rivelatesi delle scene del crimine. Ne derivano dunque molteplici responsabilità, sussistendo l’onere di soccorrere eventuali soggetti coinvolti conservando il più possibile lo stato dei luoghi, salvaguardando al contempo se stessi. I predetti sono tuttavia, di sovente, scevri da una qualsivoglia formazione forense con conseguente rischio di alterazione dell’area e/o di perdita di informazioni fondamentali ai fini della prosecuzione delle indagini. Lo scopo del presente studio, nato dalla collaborazione interdisciplinare tra le Scienze Infermieristiche e Forensi, è proprio quello di garantire il corretto approccio da parte dei professionisti dell'emergenza alla Scena del Crimine; alla luce dei dati disponibili sulle strategie d'intervento, si fornisce quindi una scheda di rilevazione dati il cui non immediato reporting ne comporterebbe inevitabilmente la perdita. Trattasi di uno strumento dunque non destinato ai medici legali, già ampiamente formati in tale ambito e già dotati di raffinate schede di rilevazione, bensì di uno strumento di facile utilizzo e di appannaggio dei “non addetti ai lavori” che possa consentire ai sanitari dell’emergenza di non disperdere elementi cruciali che saranno poi forniti agli organi investigativi e di conseguenza ai professionisti nominati consulenti o periti. Il metodo di lavoro ha previsto la ricerca in Letteratura di strumenti operativi già esistenti ed una revisione bibliografica di testi, articoli e protocolli inerenti l'argomento, oltre ad una ricerca a livello nazionale con interrogazione delle Centrali Operative 118 sull’utilizzo della Scheda Report Scena del Crimine
La percezione degli infermieri della morte del paziente oncologico: uno studio qualitativo
Background: Il tema della morte è uno dei fondamentali problemi con cui gli infermieri si possono confrontare nell’agire professionale ed al quale difficilmente si è profondamente e sinceramente preparati. Le difficoltà nel gestire il carico emotivo possono indurlo a sviluppare sentimenti negativi nei confronti della vita e, nella pratica clinica tali da influenzare le capacità di caregiving e la qualità delle cure fornite.
OBIETTIVO: esplorare le percezioni dell’infermiere di fronte alla morte del paziente degente nei reparti di oncologia.
METODO: Studio qualitativo fenomenologico. Il campione di infermieri è stato reclutato presso un I.R.C.C.S. di Roma, un Hospice di Latina ed uno di Rieti. I dati sono stati raccolti mediante mediante focus group. Le interviste semi-strutturate caratterizzate da tre domande costruite ad hoc, audio-registrate, sono state poi trascritte ed analizzate utilizzando il framework analysis approach.
RISULTATI: sono stati condotti in totale 7 focus group con una partecipazione in totale di 39 infemieri. Dall’analisi qualitativa sono emersi quattro temi: “I diversi significati della morte”, “Lo strappo della morte”, “Le variabili percettive della morte”, “Le richieste di aiuto”.
CONCLUSIONI: Lo studio ha evidenziato la necessità di fornire al personale infermieristico un importante supporto psicologico ed emotivo, e di porre attenzione agli elementi organizzativi-ambientali per una migliore gestione dell’evento morte in oncologia.
PAROLE CHIAVE: Infermiere, fine vita, morte,paziente oncologico, studio qualitativo, cure palliative, psiconcologia BACKGROUND: Death is one of the basic theme with which nurses are faced, and for which it is hard for them to prepare deeply and sincerely.
The difficulties in handling the emotional burden can cause them to develop negative feelings towards life and clinical practice, so that it affects their caregiving capacity and the quality of care provided.
AIM: To explore nurses’ perceptions facing the death of a hospitalized oncology patient.
METHODS: Qualitative phenomenological study. The sample of nurses was recruited at IRCCS (Scientific Institute for Research and Healthcare) in Rome, a hospice in Latina and a hospice in Rieti. The data were collected by means of focus groups. The semi-structured interviews featuring three guiding questions constructed for this purpose, were audio-recorded, transcribed, and then analyzed using the analysis framework approach.
RESULTS: In total 7 focus groups were conducted with a total participation of 39 nurses. Four themes emerged from the qualitative analysis: “The different meanings of death”, “The rupture of death”, “The perceptual variables of death”, and “Requests for help”.
CONCLUSION: The study highlighted the need to provide nurses with substantial psychological and emotional support, and give consideration to organizational and environmental factors for better management of the event of death in oncology.
KEY WORDS: Nurse, end of life, nurses perception, death, oncology patient, qualitative study, palliative care, psycho-oncology 
La qualità della vita, stress e burnout negli infermieri durante il periodo della Pandemia da Covid-19 in Italia: uno studio trasversale
Introduction: The COVID-19 pandemic was a whispered problem for nurses, causing feelings of anxiety, stress, and burnout. Many studies investigated the pandemic’s negative effects on nurses, but the relationship between burnout and the quality of life (QoL) in Italian nurses was lacking.
Aim: To describe Italian nurses quality of life and stress during the Covid-19 outbreak.
Methods: We conducted a cross-sectional study between March 25, 2020, to May 15, 2020. The MBI scale was used to detect burnout, while the SVQI was for nurses’ quality of life (QoL). We used descriptive and correlational statistical tests between the scales and risk factors. The significance level was set at P. 0.05.
Results: A total of 384 nurses were assessed, 58.1% (223) were female, 41.9% (161) were male. Depersonalization appeared in 85% of cases, emotional exhaustion in 52.3%, and personal accomplishment in 17.4%. Overall, nurses report a dissatisfaction with the physical, emotional and social QoL. The factors that contribute to onset of the syndrome was: gender (p = 0.003), ward (p = 0.03), care to COVID-19 patients (p = 0.02). Women are dissatisfied with physical (p = 0.001), emotional (p = 0.001) and social (p =0.002) QoL. Statistically significant differences by department (p = 0.01) and geographical area of Northern Italy (p = 0.02).
Conclusion: During the COVID-19 outbreak, some factors studied are associated with high-stress levels and low physical and social QoL. Women were the gender most affected by the effects of the pandemic.Introduzione: La pandemia COVID-19 ha messo a dura prova gli infermieri, provocando sentimenti di ansia stress e burnout. Molti studi indagano gli effetti negativi della pandemia sugli infermieri, ma la relazione tra il burnout e la qualità della vita su di essi è ancora da indagare.
Obiettivo: Valutare e descrivere la qualità della vita e i livelli di stress degli infermieri italiani.
Metodi: È stato condotto un sondaggio online su 384 infermieri italiani, utilizzando la metodologia di campionamento snowball, nel periodo compreso tra il 25 Marzo 2020 al 15 maggio 2020. La scala MBI è stata utilizzata per rilevare i livelli di burnout, mentre, la SVQI per la qualità della vita degli infermieri. Abbiamo utilizzato tecniche di statistica descrittive e correlazionali tra le scale e i fattori di rischio. Il livello di significatività è stato posto per p<0.05.
Risultati: Dei 384 questionari completati il campione è cosi composto: 58,1% (223) è di sesso femminile, rispetto al 41,9% (161) maschile. La depersonalizzazione è comparsa nell’85% dei casi, l’esaurimento emotivo nel 52.3%, e la ridotta realizzazione personale nel 17.4%. Complessivamente gli infermieri riferiscono un’insoddisfazione della Qdv fisica, emotiva e sociale. I fattori che contribuiscono all’insorgenza della sindrome sono: genere (p=0.003), reparto (p=0.03), assistenza a pazienti COVID-19 (p=0.02). Le donne sono insoddisfatte della Qdv fisica (p=0.001), emotiva (p=0.001) e sociale (p=0.002). Differenze statisticamente significative per reparto (p=0.01) e area geografica del Nord Italia (p=0.02).
Conclusioni: Alcuni dei fattori studiati sono associati ad alti livelli di stress ed a una Qdv fisica, sociale bassa
Conoscenze e atteggiamenti nell’igiene delle mani del personale sanitario durante la pandemia Covid-19: uno studio osservazionale
INTRODUCTION: the infections correlated to the assistance represent the most common adverse events and sets up a world public sanity problem. Preventative behaviour, such as proper hand hygiene, are based on the knowledge and attitudes of care staff. Valuing health workers' knowledge and attitudes becomes fundamental for the individuation of any cognitive gaps.
METHODS: a cross sectional study has been conducted in a healthcare authority, during the first lockdown of Covid-19 pandemic. The knowledge’s' data have been collected using the World Health Organization's Hand Hygiene Knowledge Questionnaire in its italian version and, for exploring attitudes, questions have been created on the basis of scientific literature.
RESULTS: a sample of 363 healthcare workers was enrolled in this study. The 60% of respondent showed a sufficient level and 26.3% were at a good level of knowledge and all the personnel present good attitudes. There has been found an association between knowledge, gender and work area and between attitude, work area and presence of the alcoholic product in the structure.
KEYWORDS: hands hygiene, healthcare workers, knowledge, attitudes, WHO questionnaire. INTRODUZIONE: le infezioni correlate all’assistenza rappresentano gli eventi avversi più comuni e costituiscono un problema di sanità pubblica mondiale. Alla base dei comportamenti atti a prevenirle, come la corretta igiene delle mani, vi sono le conoscenze acquisite e gli atteggiamenti del personale di assistenza. Valutare conoscenze e atteggiamenti degli operatori sanitari diventa fondamentale per individuare eventuali gap conoscitivi.
METODI: uno studio trasversale è stato condotto in un’Azienda Sanitaria di Roma, durante il primo lockdown della pandemia Covid-19. I dati sulle conoscenze sono stati raccolti usando la versione italiana dell’Hand Hygiene Knowledge Questionnaire della World Health Organization e, per esplorare gli atteggiamenti, sono state create delle domande ad hoc sulla base della letteratura.
RISULTATI: 363 operatori sanitari sono stati arruolati per questo studio. Il 60% del campione mostrava un sufficiente livello di conoscenze e il 26,3% un buon livello, mentre in tutto il personale erano presenti atteggiamenti positivi motivanti all’igiene delle mani. È stata trovata un’associazione tra le conoscenze, genere ed area lavorativa e tra atteggiamenti nell’igiene delle mani, area lavorativa e presenza del prodotto alcolico in struttura.
CONCLUSIONI: i professionisti sanitari hanno dimostrato un livello di conoscenze da sufficiente a buono, e atteggiamenti positivi verso l’igiene delle mani. Permangono alcuni gap conoscitivi che andrebbero colmati con percorsi formativi aziendali al fine di prevenire le infezioni secondo i principi del programma di sicurezza dei pazienti “Clinic Care in Safer Care” della World Health Organization.
PAROLE CHIAVE: igiene delle mani, personale sanitario, conoscenze, atteggiamenti, WHO questionario 
Impatto della job satisfaction sul turnover infermieristico: uno studio mixed-method
AIM. To describe job satisfaction and to explore the rationale for the nurse turnover request.
METHOD. A mix-method was carried out. The study was conducted in Hub Hospital in Rome, using a convenience sampling to all nursing staff on duty in the following areas: medical area, surgical and urgency/emergency areas.
RESULTS. The sample of 133 nurses was found to have good job satisfaction (60.9%). 21% feel dissatisfied and 18% are uncertain about the degree of satisfaction. Nurses belonging to the urgent-emergency area showed the highest satisfaction (43.7%), while the most dissatisfied were nurses of the surgical area (53.3%). The age group between 45-50 years is useful for immediate turnover, compared to the over 50 who prefer to remain in the reality where it operates. The qualitative analysis revealed 7 macro-areas.
CONCLUSIONS. Nurses have good job satisfaction, but many of them believe a turnover is necessary. The findings have important implications for nurses by helping to improve work environments, thus reducing turnover intention OBIETTIVO: Descrivere la soddisfazione lavorativa (job satisfaction) ed esplorare le motivazioni della richiesta di turnover da parte degli infermieri clinici.
METODO: Studio mixed-method condotto presso un’Azienda Ospedaliera di Roma Hub di II livello, su un campionamento di convenienza al personale infermieristico in servizio nelle seguenti tre aree cliniche: medica, chirurgica e d’urgenza/emergenza.
RISULTATI: Il campione di 133 infermieri risulta avere una buona job satisfaction (60,9%). Il 21% si ritiene insoddisfatto e il 18% è incerto sul grado di soddisfazione. Gli infermieri appartenenti all’aerea urgenza-emergenza sono quelli che mostrano una più alta soddisfazione (43,7%), mentre i più insoddisfatti sono gli appartenenti all’area chirurgica (53,3%). La fascia di età tra 45-50 anni è disposta al turnover immediato, rispetto agli over 50 che preferisce rimanere nella realtà ove opera. L’analisi qualitativa ha fatto emergere 7 macroaree.
CONCLUSIONI: Gli infermieri riferiscono una ottimale soddisfazione lavorativa, ma molti di loro ritengono necessario un turnover. I risultati possono avere importanti implicazioni per gli infermieri per contribuire a migliorare gli ambienti di lavoro, al fine di limitare l’intenzione di turnover 
Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) e gli Infection Contro Link Nurse (ICLN) come strategia per combatterle: una revisione della letteratura
Introduction: Healthcare-associated infections (HAIs) are the most common adverse event in hospitals and a major public health problem with a negative impact on morbidity, mortality and quality of life. Governmental and non-governmental organizations are developing and strengthening plans to improve Infection and Prevention Control (IPC) programmes. Adopting reliable, effective and integrated IPC programmes can prevent 50% of HAIs. Implementation of a Infection Control Link Nurse (ICLN) system at the health care facility level is one of these.
Objective: To obtain from a literature review evidence-based recommendations and practical instruments for developing and implementing a training course for ICLN.
Method: A literature review was conducted by searching the Cochrane Library, PubMed, Cinahl without time limits, until July 2019. PICO methodology was adopted to build the research question and the Prisma Flow Diagram chosen for the selection of studies.
Results: The final review included 4 studies which dealt with the following main topics: selection of the personnel, profile, educational pathway, activities and factors that affects ICLN.
Discussion: Even though there is no accordance on duration and contents of ICLN training courses, its usefulness is well accepted. Using expert clinical nurses on prevention, control and management of HAIs for LN programmes is useful when they are capable of being opinion leaders and trainers among their teams, as well as a formal connection to management areas and administrators.Introduzione: Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) rappresentano l’evento sanitario avverso più comune e il problema di salute pubblica con maggior impatto negativo su morbilità, mortalità e qualità della vita. Le istituzioni si stanno mobilitando nello stilare linee di indirizzo per arginare e governare le ICA. Si è quantificato che una quota superiore al 50% delle ICA risulta essere prevenibile attraverso l’adozione di efficaci misure di controllo e prevenzione, una tra queste risulta essere l’implementazione di un sistema di Infection Control Link Nurse (ICLN) all’interno delle strutture sanitarie.
Obiettivo: Eseguire un’analisi della letteratura al fine di ricavare conoscenze teoriche e strumenti pratici che permettano la progettazione di un corso dedicato agli infermieri per formarli quali Infection Control Link Nurse.
Metodo: È stata condotta una revisione della letteratura senza limiti temporali fino a luglio 2019 attraverso le banche dati Cochrane Library, PubMed, Cinahl. È stata impiegata la metodologia PICO per comporre il quesito di ricerca e il Prisma Flow Diagram per il processo di selezione.
Risultati: Sono stati selezionati 4 studi che affrontano i seguenti principali argomenti: selezione del personale adatto al ruolo, profilo personale, percorso di formazione, le attività proprie e i fattori che influenzano gli ICLN.
Conclusioni: Nonostante non vi sia accordo circa durata e temi del percorso formativo per ICLN, vi è consenso che questa possa essere una strategia utile caratterizzata dall’impiego di infermieri esperti sulle tematiche di gestione, controllo e prevenzione delle ICA, capaci di essere degli opinion leader e dei formatori all’interno del loro gruppo di lavoro, nonché un collegamento formale con l’area gestionale