Professioni Infermieristiche (Consociazione Nazionale Delle Associazioni Infermiere/i)
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    Verso il XXI Congresso CNAI

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    Cari Associati e lettori di Professioni infermieristiche,questo Editoriale vuole anticipare e invitare tutti voi a partecipare al XXI Congresso nazionale della Consociazione nazionale delle Associazioni Infermiere/i che si terrí  a Milano dal 10 al 12 dicembre 2018 e concludere con alcune personali riflessioni alla luce di quanto letto da siti di interesse sanitario e professionale in questi ultimi mesi.Nella parte culturale del Congresso abbiamo deciso di affrontare tre aspetti che riteniamo rilevanti per il futuro della nostra professione in Italia, e lo abbiamo fatto accreditando in modo separato tre momenti formativi e di confronto (provider ECM n. 1832). Dopo la parte prettamente associativa del 10 dicembre mattina al termine della quale i Delegati, eletti dalle varie Associazioni di CNAI, eleggeranno i nuovi Organi sociali, si affronteranno alcuni temi che intendono delineare I nuovi orizzonti per l'assistenza infermieristica nel terzo millennio. Saranno proposti spunti da parte di colleghi che operano in ambito formativo e associativo da diversi anni e che offriranno una Vision del futuro dell'assistenza e assistenza infermieristica.I relatori cercheranno di rispondere a domande fondamentali per gli infermieri che operano in tutti gli ambiti: dalla clinica alla formazione, dalla ricerca all'organizzazione, dall'emergenza alla salute mentale, in strutture residenziali o nell'area dell'acuzie, nella lungodegenza e nelle strutture per post-acuti, in ospedale e sul territorio, in team multi professionali o come liberi professionisti. Si tratta di domande quali: su cosa si fonda il mio lavoro d'infermiere oggi? Quali contenuti hanno le scienze infermieristiche e cosa mi preme trasmettere alle nuove generazioni?L'assistenza infermieristica è sempre la stessa ola tensione alle competenze avanzate in senso verticale o specialistico mi sta facendo perdere di vista le radici? Quali aspetti della mia impronta formativa serve mantenere? Quale sviluppo professionale perseguire dopo la laurea di primo livello? Il concetto di bisogno di assistenza infermieristica, fondamentale per generazioni di infermieri e per l'indirizzo dato al legislatore per individuare le funzioni dell'infermiere nel DM 739/1994, è ancora sufficiente?La giornata dell'11 dicembre sarí  tutta dedicata all'ICNP® (International Classification for Nursing Practice) dell'ICN e vedrí  la presenza del Project Leader, prof. Nick Hardiker, seguito dalle esperienze di Direttori di alcuni centri accreditati per la ricerca e lo sviluppo dell'ICNP® europei. La sessione mattutina sarí  quindi in inglese per proseguire con le esperienze italiane nel pomeriggio. Qualcuno si chiederí : "Con tutti i problemi che abbiamo nelle unití  operative e nei servizi, la scarsití  di personale, perché volete farci <<perdere altro tempo>> per utilizzare questo linguaggio?". Riteniamo necessaria una riflessione sull'impiego di una terminologia univoca da parte di tutti gli infermieri, e non solo, gli operatori con i quali collaboriamo ogni giorno. Vogliamo far scegliere cosa impiegare, quale documentazione utilizzare, come garantire una maggior sicurezza agli assistiti, quale software e strumentazione privilegiare ad ingegneri, informatici, economisti, amministrativi, direzioni generali, sociali o sanitarie? Il miglior modo per essere protagonisti e guidare i cambiamenti migliorando l'assistenza, avendo in mente i problemi reali di ogni giorno, è conoscere. Anche la recente pubblicazione della FNOPI a questo riguardo ci conforta nella scelta, operata in modo lungimirante da anni da ICN e CNAI di investire nella costruzione e traduzione di questa terminologia. Faremo un punto sulle nostre esperienze anche con i colleghi provenienti da Portogallo, Polonia, Norvegia e Irlanda.In questo momento di cambiamento e di tentativi di dare attuazione, nel quarantesimo anniversario d'istituzione del nostro Servizio sanitario nazionale, a principi e modelli organizzativi da lungo attesi, l'ultima mattina del Congresso (12 dicembre 2018) darí  spazio al tema Modelli organizzativi tra ospedale e territorio: a che punto siamo? Per generazioni d'infermieri che hanno ricercato, studiato, fatto pressioni in vari livelli dagli anni Settanta del secolo scorso per ottenere il Servizio infermieristico e i SITRA e che oggi, nonostante l'approvazione della legge n. 251 del 2000, si trovano a non avere spazi per esprimere le proprie potenzialití  nonostante titoli di studio universitari ed esperienza, può non sembrare una novití . Eppure vorremmo offrire in un evento nazionale esempi di buone pratiche organizzative che, anche se non sempre note, dimostrano che è possibile offrire servizi più attenti alla presa in carico delle persone che valorizzino quanto sappiamo e facciamo come infermieri.Speriamo in una partecipazione di tutte le generazioni professionali e di futuri professionisti

    Le interruzioni durante la Consegna Infermieristica: studio osservazionale in una Terapia Intensiva Italiana

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     SCOPO: obiettivo di questo studio è quello di indagare le interruzioni che si verificano durante il passaggio di consegna infermieristica in una Terapia Intensiva Italiana. METODO: studio osservazionale prospettico svolto all'interno del reparto di Anestesia e Rianimazione dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) di Lecco tra il 15 luglio 2016 e il 30 Dicembre 2016. Per catturare ed esplorare le interruzioni, i dati sono stati raccolti attraverso l'osservazione partecipante. RISULTATI: la durata media di ogni consegna è stata di 7.31 minuti (deviazione stan- dard [DS] ±3.27) con un range di 3-25 min. Sono state raccolte 422 consegne e 352 interruzioni con una media di interruzioni per consegna di 0.83 (deviazione standard [DS] =+0.66). Il principale autore di interruzioni è stato il personale infermieristico di reparto (p<.001). Le interruzioni sono state osservate indipendentemente dal luogo dove è stata svolta la consegna. CONCLUSIONI: gli infermieri interrompono e si lasciano interrompere da una vasta gamma di collaboratori, ma soprattutto dai loro stessi colleghi infermieri e la frequenza delle interruzioni è particolarmente preoccupante. Alla luce dei risultati, sono necessari ulteriori studi per raccogliere informazioni e dati in setting piuÌ€ etero- genei. PAROLE CHIAVE: consegna infermieristica, terapia intensiva, interruzioni, patient safety ABSTRACT AIM: the purpose of this study is to investigate interruptions as they occur during the nursing handover in an Italian Intensive Care Unit. METHOD: prospective observational study carried out in the Lecco hospital's Department of Anaesthesiology and Critical Care Service (formerly A. Manzoni Hospital) from 15th July 2016 to 30th December 2016. To capture and understand the causes and occurences of interruptions, data were collected through participating observation.RESULTS: the mean handover time was 7.31 (standard deviation [SD] ±3.27) min with a range of 3–25 min. A total of 422 nursing handovers and 352 interruptions were collected with a mean of interruptions for handover of 0.83 (standard deviation [SD] =+0.66). The first author of the interruptions was detected to be the nursing department staff (p<.001). The interruptions were observed indepentenly of the place of handover. CONCLUSION: Nurses interrupt and allow themselves to be interrupted by collabora- tors, primarily by their nurse collegues and the frequency of interruptions are particu- rarly worrying. After our results, further studies are needed to gather information and data in setting more heterogeneous. KEYWORDS: nursing handover, intensive care, interruptions, patient safet

    Gli indicatori di aderenza dei pazienti oncologici alla chemioterapia orale. Evidenze empiriche da una revisione sistematica della letteratura

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    Introduzione. L'indice di aderenza ha un ruolo fondamentale nel trattamento dei pazienti poichè influenza notevolmente l'efficacia di un trattamento terapeutico in termini di miglioramento della sopravvivenza globale, della speranza di vita, della qualití  della stessa e di riduzione dei costi sanitari. Esistono lacune nell'individuazione degli indicatori da utilizzare per valutare l'aderenza e le modalití  attraverso cui tali indicatori debbano essere adottati. L'obiettivo di questo lavoro è quello di individuare in letteratura gli indicatori di aderenza.Metodo. Revisione sistematica della letteratura di tipo quantitativo effettuata seguendo il metodo PRISMA. La ricerca è stata condotta su: Cinhal-EBSCO, Medline-PUBMED e Scopus. Sono stati ricercati studi che misurassero l'aderenza dei pazienti al trattamento in lingua inglese e pubblicati dal 2010 al 2016. La selezione è stata effettuate utilizzando criteri di inclusione ed esclusione. La qualití  degli articoli è stata valutata con la NewCastle Ottawa Scale per gli studi osservazionali e con la Cochrane Collaboration Risk of Bias per gli studi sperimentali.Risultati. Sono stati ritrovati in totale 7,368 articoli e di questi selezionati 15 (11 studi osservazionali, 4 RCT), per un totale di 1,396 pazienti. Gli indicatori individuati sono: strumenti self-report, conta pillola, tasso di ricarica del farmaco, misure continue, dosaggio dei metaboliti. Un paziente oncologico è considerato aderente al trattamento se assume una percentuale di farmaci ≥ 80% rispetto ai farmaci prescritti.Discussione. Si ottiene una valutazione migliore di aderenza mediante l'utilizzo di più strumenti contemporaneamente. Gli indicatori oggettivi derivano dall'utilizzo dei metodi di misurazione diretta dell'aderenza, quelli soggettivi da quella indiretta. Parole chiave: self-management support, oral chemioterapy, measure adherence, measure compliance.The Adherence's indicators of cancer patients to oral chemotherapy. A sistematic literature review.ABSTRACTIntroduction. Adherence has a key role in treating patients as influences the effectiveness of therapeutic treatment for improving overall survival, life expectancy, quality of life and reducing healthcare costs. There are gaps in identifying indicators to be used to evaluate adherence and ways in which these indicators should be adopted. The aim of this paper is to identify adherence's indicators in literature.Methods. Systematic review was carried out in, Cinhal-EBSCO, Medline-PUBMED and Scopus including studies of measure patient's adherence in English and published from 2010 to 2016. Inclusion and exclusion criteria were used. The quality of the articles was assessed with the NewCastle Ottawa Scale for observational studies and the Cochrane Collaboration Risk of Bias for experimental studies.Results. Of the 7,368 papers initially retrieved, 15 met the inclusion criteria (11 observational studies, 4 RCTs), for a total of 1,396 patients. The indicators found are: self-report tools, pill counts, drug recharge rate, continuous measures, metabolic dosage. A patient is considered adherent to the treatment if he or she assumes a percentage of drugs ≥ 80% of the prescribed medications. Discussion. A better adherence rating is obtained by using multiple instruments at the same time. The objective indicators derive from the direct measurement methods of adherence, the subjective ones from the indirect. Key words: self-management support, oral chemioterapy, measure adherence, measure compliance

    Vita Associativa

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    Vita Associativ

    Documentare la gestione del wound-care: quali ripercussioni sugli outcome assistenziali

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    Scopo: Valutare la gestione del wound-care all'interno di un Policlinico di Roma.Metodo: Studio osservazionale, diviso in due fasi, attraverso l'analisi di 301 cartelle infermieristiche di pazienti ricoverati presso il Policlinico con lesioni da pressione gií  in atto o sviluppate successivamente al ricovero. 151 sono state analizzate direttamente nei reparti di degenza nel biennio 2013-2014. 150 sono state reperite in versione digitale e si riferiscono al triennio 2010-2012. Risultati: La documentazione infermieristica relativa alle lesioni da pressione risulta completa, come da protocollo ospedaliero, mediamente nel 4%. Le schede Push Tool e Braden sono presenti nelle cartelle rispettivamente nel 6% e nell'86% di quelle esaminate. Le medicazioni sono svolte correttamente nell'80% dei casi. L'outcome clinico risulta nel 68% dei casi stabile e nel 13% si registra un miglioramento. Conclusioni: Lo studio ha evidenziato un incremento della documentazione, pur non risultando completa a causa dell'assenza della scheda Push Tool. Si registra un miglioramento dell'outcome clinico nei cinque anni e una maggiore appropriatezza nel trattamento delle lesioni. Tuttavia, si sottolinea la necessití  di incrementare corsi di formazione sulle lesioni da pressione. Parole chiave: Lesione da pressione, wound-care, Nursing care, documentazione, Patient Outcome Assessment Wound Care Management: impact on outcomes of nursing careAim: To evaluate wound care management in Rome's Hospital.Method: Observational study, divided into phases, through the analysis of 301 nursing records of patients either admitted to the hospital with ulcer pressure at the admission or grown later. Among the nursing records, 151 have been analyzed directly in the wards and 150 are referred to the triennium 2010-2012 and have been traced in a computerized version.Results: The nursing records concerning the ulcer pressure is completed in 4% average. The Push Tool and Braden scale are respectively present in 6% and 86% of the nursing records analyzed. The treatment are correct in the 80% of the cases. The clinic outcome is stable in 68% of the cases and in the 13% is registered an enhancement. Conclusions: The study underlined an increase of the nursing documentation, although not completed caused by the absence of the Push Tool scale. It has been registered an enhancement of the clinic outcome in the five years and a better pertinence in the treatment of the ulcers pressure. However is evident the necessity of increasing education courses on the ulcers pressure.Key words: Pressure Ulcer, wound-care, nursing care, documentation, Patient Outcome Assessmen

    Viraggio dalla dipendenza da eroina alla dipendenza da alcool: studio descrittivo pilota - Shifting from heroin to alcohol addiction: descriptive survey

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    INTRODUZIONE. La patologia da dipendenza da sostanza è una patologia della relazione tra soggetto e oggetto della sua dipendenza in un dato contesto socio-culturale. Uno dei rischi principali a cui sono esposte le persone dipendenti da eroina trattati con metadone, è quello di sviluppare una dipendenza da una sostanza diversa dall'eroina, in particolare dall'alcool ("viraggio" tra sostanze).OBIETTIVO. Descrivere il fenomeno del viraggio dalla dipendenza da eroina a quella da alcool all'interno della popolazione considerata. Materiali e metodi. Studio quali-quantitativo condotto presso l'ambulatorio di Pronta Assi- stenza (Pr. Assi.), Dipartimento Dipendenze 1, ASL TO2, attraverso un questionario costruito ad hoc con 38 domande chiuse a risposta multipla. Il questionario è stato sommi- nistrato previa acquisizione del Consenso Informato in forma scritta e dell'autorizzazione del Settore Formazione e Ricerca delle Professioni Sanitarie dell'Asl ai fini della tesi di laurea.RISULTATI: 51 persone dipendenti da eroina trattate con metadone hanno risposto al questio- nario. Il 46% di loro è a rischio di sviluppo di patologie alcool correlate (tra cui la patologia da dipendenza). Il 28% di questi, sembrerebbe usare alcool in modo inconsapevole.CONCLUSIONI: Tra tutti i fattori che influenzano la possibilití  di sviluppare una dipendenza da alcool durante il trattamento della dipendenza da eroina con terapia sostitutiva, la maggior tollerabilití  sociale dell'alcool rispetto all'eroina sembra essere quello che più di altri può incidere sul "viraggio" tra le due sostanze: consumi di alcool superiori alle 2 UA e alterazioni comportamentali a esso imputabili sono più tollerate da un punto di vista socio-culturale rispetto a usi, anche in quantití  più modeste, di oppiacei indipendentemente dalle altera- zioni comportamentali che ne derivano.PAROLE CHIAVE: dipendenza da eroina, dipendenza da alcool, metadone, viraggio tra sostanzeABSTRACTINTRODUCTION: : Addiction is a disease which affects the relation between the person and the object of his addiction. One of the major risks for people addicted to heroin treated with Methadone Maintenance Treatment (MMT) is to develop addiction from another substance, particularly alcohol, while treating heroin addiction, "shifting" this way from heroin addic- tion to alcoholism.OBJECTIVE: describing such "shifting" process within the population taken into considera- tion for this study.METHODS: dA questionnaire made up of 38 items with multiple choice answer was devised. This was administered to a sample of clients within the ambulatory Pronta Assistenza (Pr.Assi) of the Department for Addiction of a Turin hospital (ASL TO2).Written informed consensus before filling in the questionnaire was acquired and anonymity was assured.RESULTS: The sample is made up by 51 individuals who filled in the questionnaire. Among the sample 46% seem to be at risk of development of alcohol related disease such as, but not only, alcoholism. 28% of them seem to be unaware of using alcohol.CONCLUSIONS: Considering all factors which affect the possibility to develop alcoholism while treating heroin addiction with MMT, the fact that alcohol is socially more tolerated than heroin seem to be crucial for the genesis of such a "shifting process": use of huge quantity of alcohol (more than 2UA) is far more tolerated in our socio-cultural environ- ment than use of even lowest quantity of heroin apart from behavioural alteration substance- related.KEY WORDS: Heroin addiction, alcohol addiction, methadone, "Shifting" from heroin to alcohol addictio

    Complessita' assistenziale e l'appropriatezza organizzativa assistenziale: indagine conoscitiva nelle Unità di Medicina di nove ospedali di Regione Lombardia - Complexity of care and organizational effectiveness: a survey among medical care units in nine Lombardy region hospitals

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    SCOPO. Analizzare undici realtí  mediche-assistenziali di nove ospedali lombardi per Intensití  di Cura (IC) o per modello dipartimentale (MD) e verificare se la rilevazione sistematica della complessití  assistenziale (CA) rappresenti fattore indice di appropriatezza organizzativa dell'assistenza infermieri- stica.METODO. Indagine conoscitiva con intervista ai Dirigenti Infermieri, novembre 2013-gennaio 2014; sono stati descritti: contesto, modello assistenziale. Indagate: dotazione organica, rilevazione e gestione della CA, soddisfazione del paziente, benessere del personale. I dati raccolti sono stati registrati, inte- gralmente trascritti e tematizzati, infine elaborati in Microsoft Excel.RISULTATI. Le quattro UO per IC e una per MD rilevano sistematicamente la CA. La dotazione orga- nica è mediamente superiore nelle UO che misurano la CA (0,55 contro 0,49 infermieri e 0,38 contro 0,23 per gli OSS per posto letto). Le risposte organizzative al variare della CA sono: ridistribuzione delle risorse umane, rientri del personale con sistemi incentivanti, riduzione dei posti letto (casi estremi). Il grado di soddisfazione del paziente riguardo all'assistenza è rilevato prevalentemente tramite Customer Satisfaction, lettere di reclami ed encomi. I dati relativi al turnover di personale, il benessere e l'analisi dello stress cosí¬ come la rilevazione del tasso di assenteismo sono parzialmente disponibili.CONCLUSIONI. La rilevazione della CA viene effettuata in tutti gli ospedali per IC con personalizza- zione dell'assistenza, seppur con metodi diversi. Non si rilevano tuttavia differenze significative nella messa in atto di strategie per la gestione di problematiche assistenziali correlate. La rilevazione del grado di soddisfazione del paziente si dimostra una modalití  operativa consolidata. I dati utili all'ana- lisi del benessere organizzativo sono limitati. Si auspicano interventi sistematici a livello regionale per orientare le decisioni organizzative più appropriate.PAROLE CHIAVE: complessití  assistenziale, intensití  di cure, gestione delle risorse umane, appropria- tezza organizzativaABSTRACTAIM. Eleven medical care units of nine Lombardy Region hospitals organized by levels of care model or by the traditional departmental model have been analyzed, in order to evaluate if methods for complexity of patient-care evaluation represent an index factor of nursing organizational effectiveness. METHOD. Survey with nine Nurses in managerial position was conducted between Nov. 2013-Jan. 2014. The following factors have been described: context and nursing care model, staffing, complexity evaluation, patient satisfaction, staff well-being. Data were processed through Microsoft Excel. RESULTS. Among Units analysed ,all Units in levels of care and one organized by the departmental model systematically evaluate nursing complexity. Registered Nurses (RN) and Health Care Assistants (HCA) are on average numerically higher in Units that measure complexity (0.55/ 0.49 RN, 0.38/0.23 HCA - ratio per bed). Adopted measures in relation to changes in complexity are:rewarding systems, supporting interventions, such as moving personnel within different Units or additional required working hours; reduction in number of beds is adopted when no other solution is available. Patient satisfaction is evaluated through Customer Satisfaction questionnaires. Turnover, stress and rate of absenteeism data are not available in all Units.CONCLUSIONS. Complexity evaluation through appropriate methods is carried out in all hospitals orga- nized in levels of care with personalized nursing care models, though complexity is detected with diffe- rent methods. No significant differences in applied managerial strategies are present. Patient's satisfac- tion is evaluated everywhere. Data on staffing wellbeing is scarcely available. Coordinated regional actions are recommended in order to gather comparable data for research, improve decision making and effectiveness of Nursing care.KEYWORDS: complexity, levels of care, human resource management, nursing organizational effective- ness

    L'attivití  di gestione della salute in un campo di accoglienza richiedenti asilo e profughi. Un'indagine retrospettiva

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    Introduzione: La primavera araba ha portato a un primo incremento del flusso migratorio verso l'Italia; gli anni successivo hanno visto l'ulteriore crescita di un fenomeno che ha portato alla proclamazione dello stato di emergenza in molti stati europei. Nella gestione delle tante problematiche emerse, non sempre è stata garantita una piena tutela del diritto alla salute.Scopo: Valutare l'attivití  svolta, a tutela della salute, per un gruppo di richiedenti asili e profughi, ospitati in un Centro di Accoglienza.Metodo: L'indagine è di tipo retrospettivo di osservazione documentaria su cartelle clinico-infermieristiche, con valutazione numero di accessi, qualitativa e quantitativa dei dati raccolti, problemi di salute prevalenti, trattamento erogato, esito dell'accesso.Risultati: I dati complessivi sugli accessi evidenziano più di una visita al mese per ogni persona. I problemi principali dimostrano una popolazione prevalentemente sana, ma con una fragilití  elevata, legata alla complessití  del percorso migratorio.Conclusioni: La tutela del diritto alla salute del campione è andata ben oltre quanto previsto dalla normativa, con garanzia di una presa in carico globale, dal punto vista sanitario e sociale.Parole chiave: Richiedente asilo, Rifugiato, Diritto, Salute  Health management in an acceptance's camp for asylum seekers and refugees. A retrospective studyIntroduction: Arab spring has been created a first increase of the migration toward Italy. Following years saw a further growth of this phenomenal, till the declaration of an emergency status in several European countries. Not always, a full respect of the health right has been guarantee, during the management of the numerous related problems.Aim: To evaluate activity of health protection, for a group of asylum seekers and refugees, hosted in a reception centre.Method: Retrospective and observational study of clinical reports, regarding access' number, qualitative and quantitative registered data, prevalent health problems, treatments, outcomes.Results: Data regarding access' number show more then one control a month, per person. Principal health problems underline a population mainly healthy, but really fragile, connecting with complexity of migration trek.Conclusion: Regarding sample, defence of health right has been greater then what law asked for, with a really global care, in health and social terms.Key words: Asylum seeker, Refugee, Right, Health

    Tempistica del processo di triage: studio descrittivo prospettico in un DEA di 2° livello - Triage duration times: a prospective descriptive study in a level 1° emergency department

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    INTRODUZIONE: Il triage costituisce il più importante strumento di gestione del rischio clinico nei dipartimenti di emergenza (DEA). La misurazione degli intervalli delle sue fasi diventa basilare per l'istituzione di indicatori e standard per il funzionamento ottimale del sistema. Obiettivo: misurare la durata delle fasi del processo di triage infermieristico; valu- tare alcune variabili di influenza sulla performance.METODO: studio descrittivo prospettico nel DEA dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze. Campione: 14 infermieri reclutati su randomizzazione stratificata propor- zionale di 1/3 di tutto il gruppo, secondo classi di anzianití  di servizio.RISULTATI: sono stati osservati 150 casi di triage su pazienti adulti. L'etí  media degli infer- mieri era di 39.7 anni (DS± 5.2, range 29-50); l'anzianití  di servizio media era di 10.3 anni (DS± 4.4, range 3-18); gli anni di esperienza media al triage erano 8.6 (DS± 4.3, range 2- 13). La mediana del tempo arrivo del paziente – termine del processo di triage era di 04':04" (range 00':47" -18':08"). La mediana di durata del triage era 01':11" (range 00':07" - 11':27"). L'anzianití  di servizio e gli anni di esperienza al triage non influenzano le mediane degli intervalli studiati, ma ci sono limitazioni sulla numerosití  campionaria. 111 (74%) processi di triage sono stati caratterizzati dalla presenza di interruzioni.CONCLUSIONI: i tempi generali di percorso dei pazienti e di performance al triage registrati in questo studio sono in linea rispetto ai parametri presenti in letteratura internazionale Sono necessari interventi per ridurre l'impatto delle interruzioni sui tempi di processo.PAROLE CHIAVE: triage; tempistica; dipartimento di emergenza; interruzioni; infermieriABSTRACTINTRODUCTION: Triage is the most important tool for clinical risk management in emer- gency departments (ED). The timing measurement of its phases is fundamental to establish indicators and standards for the optimization of the system. Objective: to evaluate the dura- tion time of the phases of triage; to evaluate some variables exerting influence on nurses' performance.METHOD: prospective descriptive study performed in the ED of Careggi Teaching Hospital in Florence. Sample: 14 nurses enrolled by stratified randomization proportion (1/3 of the whole staff ), according to classes of length of service.RESULTS: Triage processes on 150 adult patients were recorded. The mean age of nurses was 39.7 years (SD ± 5.2, range 29-50); the average length of service was 10.3 years (SD ± 4.4, range 3-18); average of triage experience was 8.6 years (SD ± 4.3, range 2-13). The median time from patient's arrival to the end of the triage process was 04': 04" (range 00':47"- 18':08"); the median duration of triage was 01':11" (range 00':07" -11':27"). The length of service and triage experience did not influence the medians of recorded intervals of time, but there were some limitations due to the low sample size. Interruptions were observed 111 (74%) of triage cases.CONCLUSION: the recorded triage time intervals were similar to those reported in interna- tional literature. Actions are needed to reduce the impact of interruptions on triage process' times.KEYWORDS: triage; timing; emergency department; interruptions; nurse

    Relationship between peripheral insertion site and catheter-related phlebitis in adult hospitalized patients: a systematic review - Relazione tra sito anatomico di inserimento del catetere venoso periferico e flebite catetere correlata nei pazienti adulti ospedalizzati: una revisione sistematica

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    AIM. To explore the relationship between the anatomical site of peripheral venous catheteriza- tion and risk of catheter-related phlebitis.BACKGROUND. Peripheral venous catheterization is frequently associated with phlebitis. Recent guidelines, recommend the use of an upper-extremity site for catheter insertion but no univocal consensus exists on the anatomical site with lower risk of phlebitis.DESIGN. Systematic review.METHODS: We searched Medline (PubMed) and CINAHL (EBSCOhost) databases until the end of January 2017. We also reviewed the reference lists of retrieved articles and gray literature was excluded. Searches were limited to articles published in English with no restriction imposed to date of publication. The primary outcome was the incidence of phlebitis associated with anato- mical site of peripheral catheterization. We included randomized controlled trials and observa- tional studies on adult patients who required a peripheral catheter for the administration of medi- cation, intermittent or continuous fluid infusion.RESULTS. Antecubital fossa veins are associated with lower phlebitis rates, while hands veins are the most risky sites to develop phlebitis. There is no consensus regarding vein in forearm.CONCLUSION. Choosing the right anatomical site to insert a peripheral venous catheter is impor- tant to decrease phlebitis rate. Further studies should compare indwelling time in different anato- mical sites with phlebitis rate. A more standardized approach in defining and assessing phlebitis among studies is recommended.KEY WORDS: systematic review, phlebitis, peripheral venous catheterization, anatomical sites.RIASSUNTOOBIETTIVO. Esplorare la relazione tra il sito anatomico di inserimento del catetere venoso peri- ferico e il rischio di flebite correlata.INTRODUZIONE. Il cateterismo venoso periferico è spesso associato a flebiti. Linee Guida recenti raccomandano l'utilizzo delle vene degli arti superiori per l'inserimento del catetere ma non esiste univoco consenso circa il sito anatomico correlato al minor rischio di sviluppare flebite.METODI. Abbiamo effettuato una revisione sistematica della letteratura consultando i database Medline (PubMed) e CINAHL (EBSCOhost) fino al termine del mese di Gennaio 2017. Inoltre, abbiamo revisionato le citazioni bibliografiche degli articoli reperiti e la letteratura grigia è stata esclusa. Sono stati ricercati articoli pubblicati in lingua inglese, senza limiti posti per la data di pubblicazione. Abbiamo incluso: gli studi che riportavano dati sui tassi di flebite associati al sito anatomico di cateterismo periferico; gli studi clinici randomizzati controllati e gli studi osserva- zioni condotti su pazienti adulti che necessitavano dell'inserimento di un catetere venoso perife- rico per la somministrazione intermittente o continua di liquidi e farmaci.RISULTATI. L'inserimento del catetere venoso periferico nelle vene della fossa antecubitale è asso- ciato ad un minor tasso di flebiti, mentre le vene della mano sono il sito a maggior rischio di sviluppare flebite. Non esiste consenso circa le vene dell'avambraccio.CONCLUSIONI. La scelta del sito anatomico corretto per l'inserimento di un catetere venoso peri- ferico è importante per diminuire i tassi di flebite. Ulteriori studi dovrebbero comparare i tassi di flebite associati al tempo di permanenza dei cateteri venosi periferici inseriti in differenti siti anatomici. Si raccomanda, inoltre, un approccio maggiormente standardizzato nella definizione e valutazione del grado di flebite all'interno dei diversi studi.PAROLE CHIAVE: revisione sistematica, flebiti, cateterismo venoso periferico, siti anatomici

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