Professioni Infermieristiche (Consociazione Nazionale Delle Associazioni Infermiere/i)
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    Sommari Professioni Infermieristiche Vol. 70 - 2017

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    Sommari Professioni infermieristiche 201

    Patients and caregivers' knowledge of chronic obstructive pulmonary disease

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     BACKGROUND: Knowledge of chronic obstructive pulmonary disease (COPD) is important for the disease self-management. Aim: This study aimed to assess the level of knowledge in Italian patients with COPD and their caregivers and to determine factors influencing their knowledge. METHODS: We used a descriptive-correlational design. Knowledge was assessed with the Bristol COPD knowledge questionnaire (BCKQ) that was translated in Italian through the forward-backward translation method. BCKQ was administered to a convenience sample of 142 patients with COPD and 51 caregivers. RESULTS: The mean age for patients and caregivers was respectively 77 years (range 45–93) and 62 years (range 28–85). Patients were mostly men, had a low education level and 30% had severe or very severe COPD, while caregivers were mostly female and with higher education level. The patients answered correctly to 48% of the BCKQ whereas caregivers to 59%. In patient-caregiver dyads, a good level of agreement on the knowledge was found in 35 items out of 65. In patients, the knowledge was not correlated with age, gender, education, years or seve- rity of disease whereas in caregivers it was fairly correlated with the education level. CONCLUSIONS: Our study showed that patients and caregivers possess limited knowledge of COPD, especially on chest infections, and exacerbations. Factors that limit or promote the acquisition of knowledge in people with COPD and their caregivers should be investigated. KEYWORDS: COPD; knowledge; questionnaire; education; caregiver; patient. Conoscenze sulla bronchite cronica ostruttiva nei pazienti e nei loro caregiver RIASSUNTOINTRODUZIONE: Le conoscenze sulla bronchite cronica ostruttiva (BPCO) sono importanti per la gestione della malattia. OBIETTIVO: Lo studio ha avuto l'obiettivo di misurare il livello delle conoscenze sulla BPCO tra i pazienti e i loro famigliari e individuare i fattori che hanno influenzato tali conoscenze. METODI: E' stato effettuato uno studio descrittivo-correlazionale. Le conoscenze sono state misurate attraverso il Bristol COPD knowledge questionnaire (BCKQ) che è stato tradotto e validato in lingua italiana seguendo il metodo forward-backward translation. Il questionario, che indaga 13 aree di conoscenze, è stato somministrato ad un campione di convenienza di 142 pazienti e 51 caregiver reclutati presso una struttura sanitaria italiana. RISULTATI: L'etaÌ€ media dei pazienti e dei caregiver era rispettivamente di 77 anni (range 45– 93) e 62 anni (range 28–85). La maggior parte dei pazienti era di sesso maschile, con un basso livello di scolaritaÌ€ e il 30% soffriva di stadio severo o molto severo di BPCO. I caregiver, invece, erano per la maggior parte donne con un livello di istruzione piuÌ€ alto dei pazienti. I pazienti hanno risposto correttamente al 48% delle domande del BCKQ, mentre i caregiver hanno risposto al 59%. Nelle 51 diadi patiente-caregiver, è stato individuato un buon livello di concordanza per 35 domande su 65 del questionario. Nella popolazione dei pazienti, il livello di conoscenze non è risultato correlato a etaÌ€, scolaritaÌ€, genere, severitaÌ€ e durata della malattia, mentre nei caregiver si è riscontrata una correlazione tra il livello di conoscenze e la scolaritaÌ€. CONCLUSIONI: Lo studio ha dimostrato che il livello di conoscenze sulla BPCO dei pazienti e dei loro caregiver è scarso, soprattutto per quanto riguarda le infezioni e le riacutizzazioni. Non sono ancora chiari quali siano i fattori che limitano o promuovono l'acquisizione delle conoscenze tra i pazienti con BPCO e i loro caregiver, per cui ulteriori studi in questo campo sono necessari. PAROLE CHIAVE: BPCO, conoscenze, questionario, educazione, caregiver, paziente

    Pain Education in Schools of Nursing: a Survey of the Italian Academic Situation

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    Introduction: Proper assessment of pain is imperative for the development of an effective pain management plan and is a core responsibility of nurses and healthcare professionals. This article describes the contents of Italian on-line bachelor's in nursing degree programs, with particular focus on pain management.Method: A descriptive study was made on curricula published and available on-line in Italian Nursing Schools, and the concordance with the standards set by the Consensus Curriculum on Pain for Nursing ofthe International Association for the Study of Pain (IASP, 2015) was analyzed.Results: Of all the bachelor programs published on-line, 42.6% offered programs and courses specifically centred on pain education, while in general pain teaching seemed to be delivered as part of other topics.Results showed that the contents of the programs were partially in line with those suggested by the IASP. True is that on-line results may underestimate the actualdiffusion of pain education programs and topics in Italian Universities. Conclusion: The Italian academic system does not seem to comply with any specific international standard. Only by interviewing the university administrative staff we may investigate the amount and type of pain education received by Italian healthcare undergraduates and the existing educational curricula and plans, as on-line information may be only partially complete.Key Words: Bachelor in Nursing, Pain Management, Education, Nursing, Core-curriculum______________Formazione al dolore nei corsi di laurea in Infermieristica: una indagine sulla situazione accademica italianaRIASSUNTOIntroduzione: Una corretta valutazione del dolore è fondamentale per lo sviluppo di un suo efficace programma di gestione. Tale responsabilití  ricade su tutti gli operatori sanitari, ed in particolare sugli infermieri. Questo articolo descrive i contenuti dedicati alla gestione del dolore nei piani di studio dei corsi di laurea in infermieristica italiani.Metodo: è stato realizzato uno studio descrittivo sui curricula e sui contenuti inerenti alla gestione del dolore, disponibili on-line in tutti i siti dei corsi di laurea in Infermieristica di tutti gli atenei italiani, e la concordanza degli stessi con gli standard stabiliti dal Consensus Curriculum dell'Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP, 2015).Risultati: Tra tutti i programmi pubblicati online, il 42,6% ha offerto contenuti e corsi specificamente incentrati sul dolore, mentre in generale l'insegnamento sul dolore sembrava essere distribuito su differenti settori scientifico disciplinari, come le scienze infermieristiche, l'anestesiologia e la farmacologia. I risultati hanno altresí¬ mostrato che i contenuti dei programmi sono parzialmente in linea con quelli suggeriti dalla IASP. È vero però che i risultati on-line potrebbero essere sottostimati rispetto all'effettiva diffusione dei programmi e dei contenuti relativi al dolore nelle universití  italiane.Conclusioni: Il sistema accademico italiano non sembra rispettare alcun standard in merito agli standard internazionali. L'uniformití  dei curricula accademici può essere utile a garantire competenze uniformi ai nuovi professionisti della salute. Attraverso le interviste dirette ai presidenti e ai direttori dei corsi di laurea potremo essere in grado di descrivere in maniera più chiara l' offerta formativa. Parole Chiave: Laurea in Infermieristica, Gestione del Dolore, Educazione, Scienze Infermieristiche, Core-curriculu

    L'impatto del Reiki sugli effetti collaterali nei pazienti con neoplasia testa-collo in trattamento radioterapico: uno studio pilota

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    Introduzione: I pazienti oncologici spesso riportano sintomi correlati al trattamento terapeutico, la cui gestione è affidata alla medicina tradizionale. Negli ultimi anni, però, si è osservato un crescente interesse verso forme di medicina complementare, e fra queste, per il Reiki. L'obiettivo di questo studio è infatti, quello di valutare come tale disciplina possa contribuire alla gestione dei sintomi correlati alla radioterapia nei pazienti con neoplasia testa-collo.Metodo: Lo studio è stato svolto presso la UOC (Unití  Operativa Complessa) di Radioterapia dell'IRCCS Regina Elena di Roma. Per la valutazione della QoL è stato utilizzato il questionario FACT-H&N, mentre per la mucosite, la tossicití  cutanea e la salivazione, è stata utilizzata la Scala CTCAE.Risultati: Alla quinta settimana, è emerso che il 10.5% dei pazienti ha riferito di provare dolore "forte", rispetto al 21.1% della settimana precedente; è stato riscontrato inoltre un grado di mucosite pari a G3 nel 15.5% dei casi secondo la valutazione clinica, e nel 10.5% secondo quella funzionale. La tossicití  cutanea è stata registrata, con grado 3, solo in un caso (5.3%).Conclusioni: Dallo studio emerge come il trattamento Reiki produca beneficio nella maggior parte dei casi, sia sull'aiuto psicologico nell'affrontare l'iter terapeu- tico, sia come supporto integrativo alla terapia del dolore.Parole chiave: Tumore testa collo, radioterapia, reiki, medicina complementare.The impact of Reiki on side effects in patients with head-neck neoplasia undergoing radiotherapy: a pilot studyBackground: Cancer patients often report symptoms related to therapeutic treatment, whose management is based on traditional medicine. In recent years, however, there has been growing interest towards adopting some form of complementary medicine, among these, Reiki. The aim of this study is to evaluate how this type of discipline can contribute to managing radiotherapy-related symptoms in patients with head and neck cancer.Methods: The study was performed in the Radiotherapy Department at the Regina Elena National Cancer Institute in Rome. To assess QoL, the FACT-H & N questionnaire was used, while the CTCAE Scale was adopted to evaluate mucositis, cutaneous toxicity and salivation.Results: 10.5% of patients were reported to experience "strong" pain in the fifth week, compared to 21.1% of patients in the previous week; a degree of mucositis equal to G3 was also found in 15.5% of cases according to the clinical evaluation, as well as in 10.5% of patients according to the functional one. Only one case (5.3%) of grade 3 cutaneous toxicity was registered.Conclusion: The study shows how the Reiki treatment benefits patients in most cases, with both psychological support to help deal with the therapeutic process together with integrated support towards pain therapy. keywords: Head and neck cancer, radiotherapy, reiki, complementary medicine

    Come il tempo di allettamento e la postura assunta dal paziente dopo rachicentesi possono condizionare l'insorgenza di complicanze: un'analisi delle evidenze

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    Scopo: Individuare come il tempo di allettamento e la postura assunta dal paziente dopo rachicentesi possono condizionare l'insorgenza di complicanze e quali interventi infermieristici mettere in atto per attenuarle. Metodo: è stata condotta una revisione rapida della letteratura consultando le seguenti banche dati: Pubmed, CINAHL e Cochrane Central Register of Controlled Trials, nell'intervallo di tempo compreso tra il 2001 e il 2015Risultati: su un totale di 407 studi, 5 sono stati individuati come pertinenti al quesito di ricerca, di questi 4 confrontano i diversi periodi di allettamento e 1 la posizione. Cefalea, nausea, vomito e altri sintomi non sembrano diminuire con allettamenti prolungati anche di 24 ore. Mancano evidenze sull'efficacia della mobilizzazione precoce, cosí¬ come sugli effetti di diverse posture assunte dopo la procedura per ridurre l'incidenza delle complicanze. Unico dato statisticamente significativo la differenza di genere nell'insorgenza di cefalea: le donne sembrano essere più a rischio. Gli studi selezionati hanno dimostrato una qualití  metodologica medio-bassa e una elevata eterogeneití , sia nei sistemi di rilevazione adottati per misurare i sintomi, sia nelle caratteristiche e dimensioni delle popolazioni indagate.Conclusioni: i dati al momento disponibili non permettono di individuare interventi assistenziali relativi ai tempi di allettamento efficaci e basati su solide prove di efficacia per prevenire le complicanze post rachicentesi. Si ritiene pertanto necessario condurre ulteriori studi sperimentali e osservazionali, con elevato rigore metodologico al fine di massimizzare l'efficacia dell'assistenza infermieristica.Parole chiave: puntura lombare, allettamento, mobilizzazione precoce, posizione, effetti indesiderati, complicanze. How the bed rest period and the posture assumed by the patient post lumbar puncture caninfluence the onset of complications:a rapid evidence assessmentAim: To identify how the bed rest period and the posture assumed by the patient after lumbar puncture can influence the onset of complications, and which nursing interventions to adopt in order to reduce the complications.Method: A rapid assessment review was performed and the electronic databases PubMed, CINAHL, and the Cochrane Central Register of Controlled Trials were searched between 2001 and 2015. Results: Initially, 407 studies were retrieved, and 5 of these publications were considered to be eligible for the purpose of the study,4 comparing different periods of bed rest and 1 comparing patients position. Headache, nausea, vomiting and other symptoms, do not seem to reduce with a 24 hours longer bed rest. There is a lack of evidence on the effectiveness of early mobilization, as well as on the effects of different postures after the procedure performed to reduce the incidence of complications. Only a statistically significant gender difference in the onset of the headache was found: women seem to be more at risk. The selected studies showed a medium-low methodological quality and a high heterogeneity in the systems used to measure the symptoms, in the features and dimensions of the investigated populations.Conclusions: Currently available data do not permit to identify care interventions related to effective bed rest period based on scientific evidences in order to prevent post rachicentesis complications. It is therefore considered necessary to conduct further experimental and observational studies, with a high methodological rigor in order to maximize the effectiveness of nursing care. Keywords: post dural puncture, bed rest, early mobilization, patient position, adverse effects, complication

    Vita Associativa

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    European Biosafety Summit, 5 ottobre 2017, Ministero della SaluteCongresso Nazionale CNAI"ˆ2017 L'infermiere e la gestione dei problemi delle persone con patologie croniche,  Ravenna, 19-20-21 ottobre 201

    "Sul campo dell'Onore". Ricerca storica in memoria degli infermieri italiani caduti nella Prima Guerra Mondiale

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    OBIETTIVO: Il presente lavoro ha l'obiettivo di esplorare se e come sono ricordati gli infermieri italiani dipendenti dell'Ospedale Maggiore di Milano caduti nella Grande Guerra. Inoltre, si vuole contribuire a tratteggiare l'identití  professionale nei primi anni del Novecento in Italia.METODO: Si è esaminata la documentazione amministrativa di 127 infermieri in servizio nell'Ospedale Maggiore di Milano e chiamati alle armi tra il 1915 e il 1918. I documenti sono stati rinvenuti nell'Archivio storico dell'ospedale milanese dal luglio 2015 al marzo 2016 e analizzati attraverso l'impiego della metodologia della ricerca storica secondo Chabod (2012).RISULTATI: Si è scoperta la testimonianza di 5 infermieri caduti durante la Prima Guerra Mondiale. Onorati come soldati coraggiosi, sono ricordati per la diligenza, la sollecitudine e il riguardo nella cura dei malati. Per non dimenticarli, la comunití  ospedaliera esprime riconoscenza alle famiglie con contributi economici e li commemora incidendone i nomi in un'epigrafe marmorea.CONCLUSIONI: Dai risultati dell'indagine sono emersi numerosi ricordi d'infermieri civili periti negli anni 1915-1918, dai quali è stato possibile scorgere l'identití  professionale negli anni 20 del Novecento. La partecipazione degli infermieri nella Prima Guerra Mondiale, in concomitanza con la ricorrenza del suo centenario, può essere ulteriormente approfondita.PAROLE CHIAVE: Infermieri italiani, Prima Guerra Mondiale, Storia.ABSTRACTAIM: Several Italian male nurses employed at the Ospedale Maggiore in Milan were among the dead during First World War. This paper investigates whether and in which way these people are remembered. In addition the authors draw a picture of the nursing profession as it were in the early Twentieth Century in Italy.METHOD: The administrative documentation of 127 male nurses on duty at the Ospedale Maggiore in Milan and called to arms between 1915 and 1918 was examined. The documents were found in the historical archive of the Ospedale Maggiore from July 2015 to March 2016 and analyzed using the method of historical research according to Chabod (2012).RESULTS: Documents that witnessed the death of 5 male nurses during the war were found. These people were praised for their courage, self-sacrifice and commitment in attending the sick and the wounded. The hospital community arranged to devolve a sumof money to their families in sign of gratitude and commemorated them by engraving their names in a marble monument.CONCLUSIONS: Many memories of civilian male nurses in the years 1915-1918 emerged from this investigation, and the professional identity of nurses in the 1920s emerged quiteclearly. The participation of male nurses in the First World War, in conjunction with the recurrence of its centenary, could be further deepened.KEYWORDS: Italian Male Nurses, First World War, History

    Inquinamento acustico nelle terapie intensive neonatali e pediatriche: una revisione della letteratura

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    SCOPO: L'obiettivo di questa revisione è descrivere l'inquinamento acustico nelle terapie intensivepediatriche e neonatali, le fonti e gli effetti del rumore sui pazienti e sui professionisti sanitari e gli interventi per diminuirlo.METODO: La revisione della letteratura è stata condotta attraverso quattro banche dati da novembre 2016 a dicembre 2016, utilizzando parole chiave variamente combinate e Mesh.Complessivamente sono stati rilevati 237 articoli. I criteri di selezione sono stati presenza di full text e pertinenza.RISULTATI: Sono stati selezionati 43 articoli e 2 linee guida. Il problema dell'inquinamento acustico viene studiato maggiormente a partire dagli anni 2008-2009 nelle terapie intensive neonatali ed è presente in moltissimi paesi, anche se la maggior parte degli studi vengono condotti negli Stati Uniti. Molti studi rilevano livelli sonori superiori alle raccomandazioni,cercano di identificare le fonti di rumore (monitor, incubatrici, circuiti ventilatori, conversazioni delle persone) e gli effetti del rumore elevato come stress, perdita di udito, alterazione dei parametri vitali. Gli interventi per risolvere il problema includono modifiche dei comportamenti dello staff e dei caregivers, modifiche ambientali e utilizzo di apparecchiature per limitare il rumore.CONCLUSIONI: L'esposizione prolungata al rumore può causare gravi danni a breve e a lungotermine ai pazienti ed è quindi importante il contributo del personale infermieristico percontrollarlo e ridurlo.PAROLE CHIAVE: rumore, terapia intensiva pediatrica, perdita udito, incubatriceABSTRACTAIM: The purpose of this review is to describe acoustic pollution in neonatal and paediatric intensive care units, sources and effects of noise on patients and health care professions andinterventions to reduce it.METHOD: The literature review was carried out using four main databanks from November 2016 to December 2016 through variously combined keywords and Mesh. 237 papers were detected. Presence of full text and pertinence were selection criteria.OUTCOME: 43 papers and 2 guidelines were selected. The issue of acoustic pollution was more intensely investigated in neonatal intensive care settings since 2008-2009; research was present in quite numerous countries, although the majority of the studies were carried out in the USA. Most studies show acoustic levels above recommended levels. Many researches attempt to identify the source of noise (monitor, incubators, ventilatory circuits, conversations) and theeffects of intense noise like stress, loss of hearing, alterations of vital signs. Interventions to address the issue involve some changes in the staff behaviour through education, drawing the attention of the caregivers to the problem, through modifications of the settings and the use of specific materials to limit noise.CONCLUSIONS: A prolonged exposure to noise can cause serious damage to the patients in the short and long term; the contribution of the nursing staff to limit and control acoustic pollution is thus important.PAROLE CHIAVE: Noise, Pediatric intensive care unit, Neonatal intensive care unit, Hearing loss, Infant incubato

    Riflettere sul passato per proiettarci nel futuro

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    Cari Associati e lettori di Professioni infermieristiche, siamo alla fine di un anno che ha visto tanti fra noi impegnati su diversi fronti professionali ed è tempo di qualche bilancio. Per CNAI e la sua presenza in seno a ICN è stato un anno di cambiamenti: abbiamo assistito al rinnovo delle cariche del Consiglio internazionale degli infermieri con l'elezione della collega irlandese Annette Kennedy e la numerosa partecipazione di infermieri italiani al Congresso di Barcellona; abbiamo cercato di sostenere il rinnovamento all'interno della nostra Rivista; abbiamo proseguito tenacemente le nostre attivití  a livello locale e nazionale dopo i burrascosi cambiamenti avvenuti nella regione Puglia; abbiamo espresso il nostro contributo sul dibattito aperto per la revisione del Codice deontologico; abbiamo diffuso un Manifesto CNAI con gli obiettivi per noi importanti da perseguire nei prossimi anni da parte degli enti che tutelano la nostra professione (Collegi provinciali IPASVI e Federazione nazionale); abbiamo avuto il nostro Convegno annuale a Ravenna e fissato le date e la sede del prossimo Congresso, anticipando leggermente la chiusura del mandato quadriennale che mi vede come Presidente uscente; abbiamo anche cercato di toccare argomenti di utilití  per tutta la professione sia negli Editoriali che negli articoli proposti in Professioni infermieristiche. Guardandoci indietro la sintesi è: davvero tanto lavoro! È quindi opportuno un caloroso GRAZIE a tutti gli associati che hanno contribuito in modi differenti al raggiungimento di questi risultati! Ora, prima di concludere il 2017, pare opportuna qualche breve considerazione che faccia tesoro delle esperienze passate e ci proietti verso il futuro del nuovo anno. Un primo spunto parte da un commento apparso sulla rubrica On The Pulse della rivista inglese Nursing Times a firma di Jenni Middleton lo scorso 18 agosto. Mi colpí¬ perché lo sentii in sintonia con la preoccupazione che vivo da anni nei confronti del futuro della nostra professione (Sironi, 2016). Questa preoccupazione è, forse, anche alimentata dalle ormai numerose generazioni di studenti incontrati, ora colleghi, che ho contribuito a formare dal 1984 ad oggi. Nel Regno Unito, come in modo differente in tutti i Paesi, chi ha il potere di prendere decisioni in ambito sanitario ritiene che la prima strategia per risparmiare sia quella di tagliare le risorse di personale infermieristico e di sostituire personale più preparato (professional nurses, registered nurses) con personale meno qualificato (nurses' aides, licensed practical nurses, nursing associate e, per l'Italia, operatori socio sanitari e altre tipologie di personale tecnico)

    Editoriale

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    Cari Associati e lettori di Professioni infermieristiche, iniziamo, come anticipato, con un breve commento sull'approvazione della legge 11 gennaio 2018 (legge "Lorenzin") avvenuta sul filo di lana in chiusura di legislatura lo scorso dicembre. Da piuÌ€ parti ho sentito e letto commenti negativi, sfiduciati, accorati, insoddisfatti, delusi, percheÌ senz'altro si sarebbe potuto produrre un testo migliore. Come sempre, si tratta di cogliere il momento e di influenzare il piuÌ€ possibile la definizione dei decreti attuativi all'insegna della semplicitaÌ€ e trasparenza.EÌ€ davvero il momento di passare all'azione. Non si ritiene cosiÌ€ impossibile distinguere i ruoli di un ordine profes- sionale da quelli di un sindacato e, ancora, da quelli di un'associazione. CioÌ€ che conta è lavorare per l'unitaÌ€ della profes- sione, operare per raggiungere obiettivi comuni percheÌ c'è bisogno davvero dell'impegno e delle specifiche competenze di tutti. L'ICN e il suo modus operandi hanno molto da insegnare. Dalla piuÌ€ antica associazione infermieristica mondiale possiamo conoscere come opera per incidere nei diversi livelli di influenza. Nell'ICN sono presenti ordini professionali e associazioni che, in alcuni Paesi con una storia diversa dalla nostra, sono anche sindacati infermieristici. Infatti, i tre ambiti fondamentali di intervento o "pilastri" (pillars) di ICN sono la pratica infermieristica professionale, la regolamen- tazione infermieristica e il benessere socio-economico degli infermieri. Nella pratica infermieristica professionale si trovano, per esempio, la eHealth (salute digitale, in cui c'è il programma per lo sviluppo e la diffusione dell'ICNP®), lo sviluppo della leadership, l'assistenza sanitaria di base e programmi specifici per affrontare le patologie infettive, quelle non trasmissibili, la salute mentale, l'immunizzazione e i vaccini. Nella regolamentazione infermieristica sono invece incluse le attivitaÌ€ di tutela della professione, dell'abilitazione all'esercizio professionale, la formazione e la formazione continua che include le modalitaÌ€ che consentono di mantenere l'abilitazione (credentialing). Infine, nell'am- bito del benessere socio-economico degli infermieri sono presi in considerazione la sicurezza e la salute sul lavoro, la pianificazione e le politiche a riguardo delle risorse umane, la retribuzione, lo sviluppo della carriera

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