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Vittimizzazione e relazioni sentimentali durante la pandemia da COVID-19
Covid-19 pandemic has been hard for all of us. Isolation and social distancing, particularly, have damage the quality of interpersonal relationships. Starting from these considerations the authors questioned what is the impact of the sanitary emergency on the sentimental relationships. Considering that this aspect was already present in the scientific literatures, the authors have narrowed it down to victimization which had not yet appeared in these terms.So, the aim of this study is to evaluate, inside the adult population, if the couples sentimental relationships are different between victimized and not. At last was evaluated if the anxiety, depression and stress moderate the relationship with the victimization.La pandemia da Covid-19 ha messo ognuno di noi a dura prova. L’isolamento e il distanziamento sociale, in particolar modo, hanno minato la qualità delle relazioni interpersonali. Partendo da queste considerazioni gli autori si sono interrogati rispetto a quale potesse essere stato l’impatto dell’emergenza sanitaria sulla qualità delle relazioni sentimentali. Dato che questo aspetto era già presente a vari livelli della letteratura scientifica gli autori hanno ristretto il loro campo di considerazione al fenomeno della vittimizzazione che ancora non era comparsa in questi termini. Quindi l’obiettivo principale dello studio risulta essere quello di valutare, all’interno della popolazione adulta, se le relazioni sentimentali di coppia sono diverse fra soggetti vittimizzati e non vittimizzati. Infine è stato valutato se i sintomi di ansia, depressione e stress fungono da moderatori fra relazione e vittimizzazione
L’approccio enattivo a supporto dei modelli teoretici della pedagogia delle attività motorie e sportive
The work is characterized as theoretical research aimed at analyzing the contribution that the enactive approach can make to the field of sport pedagogy, in particular in relation to the re-interpretation of the existing theoretical models in this area, advancing a renewed comprehension of the embodied high-profile motor practices. In fact, we believed that the enactive paradigm can explain some cognitive typologies such as those at the base of best sports performances. Starting from a radically enactive approach to cognition we de-emphasize the role of representations to characterize the environmental dimension of motor skill acquisition.Il lavoro si connota come ricerca teoretica volta ad analizzare il contributo che l’approccio enattivo può apportare al settore della pedagogia dello sport, in particolare in relazione alla reinterpretazione dei modelli teorici in tale ambito, grazie a una rinnovata comprensione delle pratiche motorie di alto profilo. Si ritiene infatti che il paradigma enattivo possa spiegare alcune tipologie cognitive come quelle alla base delle migliori prestazioni sportive. A partire da un approccio radicalmente enattivo alla cognizione, viene de-enfatizzato il ruolo delle rappresentazioni mentali e posto invece l’accento sull’importanza della dimensione ambientale nell’acquisizione delle abilità motorie
La Cooperazione Universitaria per lo Sviluppo Sostenibile: L’Esempio dell’Università di Padova (Italia) e della Scuola Superiore Nazionale dei Lavori Pubblici (ENSTP) di Yaoundé (Camerun)
Much of the scholarly work on the acceleration that characterizes the 21st century presents globalization no less than a neoliberal vision of the world, which embodies an increasingly advanced internationalization of economic activities. Globalization embodies an opening of borders, leads to a standardization of leisure, lifestyles, and consumption, as well as producing a globalized and westernized culture. The notion of globalization mobilizes higher education institutions (HEIs) through the establishment of a transnational educational space, which is part of the dynamics of free trade and internationalization. Over the past three decades (1990–2022), there has been a proliferation of activities of internationalization of higher education institutions all over the Planet. In this article, we will make a critical analysis of current practices of university cooperation. We will then propose a definition of university cooperation for sustainable development. Finally, we will present an experience of university cooperation for sustainable development in progress between the University of Padua (Italy) and the National School of Public Works (ENSTP) of Yaoundé in Cameroon.Un bon nombre de travaux sur l’accélération qui caractérise le XXI siècle présente la mondialisation non moins qu’une vision néolibérale du monde, qui incarne une internationalisation de plus en plus poussée de l’activité économique. La mondialisation incarne une ouverture des frontières, porte à une uniformisation des loisirs ainsi, des modes de vie, de consommation, ainsi qu’elle produit une culture mondialisée et occidentalisée. La notion de la mondialisation mobilise les établissements d’enseignement supérieur (EES), à travers la mise en place d’un espace transnational d’enseignement, qui s’inscrit dans la dynamique du libre-échange et de l’internationalisation. On constate depuis trois décennies (1990–2022) un foisonnement d’activités d’internationalisation des établissements d’enseignement supérieur dans tous les continents. Nous allons dans cet article, faire une analyse critique des pratiques actuelles de coopération universitaire. Par la suite nous allons proposer une définition de la coopération universitaire pour le développement durable. Nous présenterons enfin une expérience de coopération universitaire pour le développement durable en cours entre l’université de Padoue (Italie) et l’École Nationale Supérieure des Travaux Publics (ENSTP) de Yaoundé au Cameroun.Gran parte dei lavori accademici sull’accelerazione che caratterizza il XXI secolo presenta la globalizzazione secondo una visione neoliberista del mondo, che incarna un’internazionalizzazione sempre più avanzata dell'attività economica. La globalizzazione incarna un’apertura delle frontiere, porta a una standardizzazione del tempo libero, degli stili di vita e dei consumi, oltre che produrre una cultura globalizzata e occidentalizzata. La nozione di globalizzazione mobilita gli istituti di istruzione superiore (IIS), attraverso la creazione di uno spazio educativo transnazionale, che fa parte delle dinamiche del libero scambio e dell’internazionalizzazione. Negli ultimi tre decenni (1990–2022), c’è stata una proliferazione di attività di internazionalizzazione negli istituti di istruzione superiore di tutti i continenti. In questo articolo, forniremo un’analisi critica delle attuali pratiche di cooperazione universitaria. Proporremo poi una definizione di cooperazione universitaria per lo sviluppo sostenibile. Infine, presenteremo un’esperienza di cooperazione universitaria per lo sviluppo sostenibile in corso tra l’Università di Padova (Italia) e la Scuola Superiore Nazionale dei Lavori Pubblici (ENSTP) di Yaoundé in Camerun
La descolarizzazione incompiuta. : Per un rilancio educativo della scuola del post-pandemia
Analyzing the path that the school has been going through during the current pandemic emergency, this paper is a critical reinterpretation of that path, inspiring a juxtaposition to the process of deschooling theorized by Ivan Illich in the second half of the last century. His theorization has been left unfinished though, because it has been deprived of its original pedagogical foundation. Therefore, the paper adopts some well-known categories of critical pedagogy, and highlights the significant latency of a pedagogical thought in the arrangement of the most recent school policy choices, aiming at underlining its essential design, precisely in this delicate passage of leaking out of the emergency. Starting from the current educational emergencies, revealed and amplified by the pandemic, the educational role of the future school is one of the most central and unavoidable objects of pedagogical reflection.Una rilettura critica del percorso attraversato dalla scuola durante l’attuale emergenza pandemica ha suggerito l’accostamento a quel processo di descolarizzazione immaginato da Ivan Illich nella seconda metà del secolo scorso, rimasto, tuttavia, incompiuto perché privato del suo originario fondamento pedagogico. Il contributo, dunque, adottando alcune note categorie della pedagogia critica, evidenzia la significativa latenza di un pensiero pedagogico nella determinazione delle principali scelte di politica scolastica più recenti per sottolinearne l’imprescindibilità in sede di progettazione, proprio nel delicato passaggio di fuoriuscita dall’emergenza. A partire dalle attuali emergenze educative, svelate e amplificate dalla pandemia, il ruolo educativo della futura istituzione scolastica risulta uno dei più centrali e ineludibili oggetti di riflessione pedagogica
Transizione, progettualità e orientamento. Scenari di pedagogia del lavoro
The time of transition urges all those areas of thought that deal with the person to redesign scenarios in line with the instances of change of times. This is the case of work, of pedagogical knowledge, of orientation. Designing the future and then redesigning it is the norm today. Being design and remaining design is a need that cannot be postponed. A pedagogically characterized orientation therefore offers the opportunity for a privileged look to the future. Freedom horizon of choice and choice a human gesture full of meaning and responsibility. The work and the new scenarios welcoming terrain to realize a new project of life for man.Il tempo della transizione sollecita tutti quegli ambiti di pensiero che si occupano della persona a ridisegnare scenari in linea con le istanze di cambiamento dei tempi. È il caso del lavoro, del sapere pedagogico, dell’orientamento. Progettare il futuro e poi riprogettarlo è oggi la normalità. Essere progettuali e rimanere progettuali un’esigenza non procrastinabile. Un orientamento pedagogicamente connotato offre dunque l’opportunità di uno sguardo privilegiato al futuro. La libertà orizzonte di scelta e la scelta un gesto umano denso di significati e responsabilità. Il lavoro e i nuovi scenari terreno accogliente per realizzare un nuovo progetto di vita per l’uomo
Verso una riflessione formativa su colorismo e “passing”
Always new, but in reality 'old' forms of racism are manifesting themselves even where they seemed erased and unrepeatable. At the same time, in contrast to the nineteenth and, above all, the twentieth century, very few proclaim themselves openly as racists. This situation proves – precisely because it is denied – very insidious and pernicious as such it further conceals racist perceptions, conceptions and acts. Faced with it, there is a need for reflection and counteracting actions that call into question formative processes and confront them with complex relational phenomenologies such as those of colourism and “passing”. These phenomenologies are linked and, at the same time, distinct; however, both are the result of oppression and "demand" to be taken over by formative practices of study, explication and understanding.Sempre nuove, ma in realtà “vecchie” forme di razzismo, si manifestano anche dove sembravano cancellate e irripetibili. Nello stesso tempo, al contrario di quello che è successo nell’ottocento e, soprattutto, nel novecento, pochissimi si proclamano apertamente razzisti. Questa situazione si rivela – proprio perché negata – molto subdola e insidiosa, in quanto nasconde ulteriormente percezioni, concezioni e agiti razzisti. Di fronte ad essa vi è il bisogno di riflessioni e azioni di contrasto che chiamino in causa i processi formativi e li pongano di fronte a fenomenologie relazionali complesse come quelle del colorismo e del “passing”. Tali fenomenologie sono collegate e, nello stesso tempo, distinte; entrambe, però, sono frutto di oppressione e “chiedono” di essere prese in carico da pratiche di studio, esplicitazione e comprensione formative
Le associazioni professionali: ruolo, funzioni e utilità per i professionisti pedagogici
The legitimacy of the professional role of pedagogues and educators cannot be separated from their representation in the public institutions. In this scenario, the mandate of the professional associations is central. Law n. 4/2013 recognizes their function and postulates the faculty of individual associations to gather in aggregative forms on a voluntary basis. After the approval of Law 205/2017 art. 1 paragraphs 594-601, the profiles of pedagogue and social educator have assumed unique characteristics in the overview of the Italian professions, because they are regulated by a state law, but classified as professionals not belonging to a professional body. This peculiarity lends itself to create many misinterpretations and this contribution intends to clarify some aspects of the existing legislation, focusing on specific critical issues and formulating some proposals necessary for the relaunch of the pedagogical professions.La legittimità del ruolo professionale di pedagogisti ed educatori non può prescindere dalla loro rappresentanza nelle sedi istituzionali deputate a formulare politiche di indirizzo e di governo. In questo scenario il mandato delle associazioni professionali di categoria risulta essere centrale. La legge 4 del 2013 riconosce la loro funzione e postula la facoltà da parte delle singole associazioni di riunirsi in forme aggregative su base volontaria. Alla luce dell'approvazione della L. 205 del 2017 art. 1 commi 594-601, i profili di pedagogista ed educatore socio pedagogico hanno assunto caratteristiche uniche nel panorama delle professioni italiane, perché regolamentate da una legge dello Stato, ma disciplinate nell'alveo della classificazione delle cosiddette professioni non ordinistiche.
Questa peculiarità si presta ad interpretazioni confusive ed il presente contributo intende fare chiarezza su alcuni aspetti della normativa oggi in vigore, soffermandosi su specifiche criticità esistenti e formulando alcune proposte necessarie per il rilancio delle professioni pedagogiche
Educare all'aperto nei servizi per l'infanzia: il pedagogista come risorsa professionale irrinunciabile per guardare al futuro
The contribution, starting from follow-ups related to a participatory research path that investigated a three-year aimed of a process of ‘teacher professional development Research’ at educational services, designed and co-built together with a group of municipal pedagogical coordinators and environmental educators of the Municipality of Bologna. The contribution was drawn up starting from a first follow-up meeting related to a teacher professional development Research path that investigated a three-year training process aimed at educators and teachers of 0-6 services designed and co-built together with a group of coordinators pedagogical and environmental educators of the Municipality of Bologna. At the basis of the initial training path there was an emerging educational need: the need to accompany infant-toddler centers and preschools to consider outdoor spaces, natural and urban, as privileged educational contexts to encourage a sustainable development perspective and guarantee a dimension of well-being learning through the recovery of the relationship with the environment and the territory in line with place-responsive education (Smith, 2002). Through the gaze of pedagogues, outdoor education appears to be in line with the renewed pedagogical guidelines focused on the need to promote collective and interinstitutional work to pay greater attention to the spaces and times of education. Directions also traced by the PNRR and essential for supporting the professional skills of educators and teachers who give, today more than ever, sense to the actions of pedagogical coordinators.Il presente contributo intende mettere in evidenza il ruolo cruciale della/del coordinatrice/ore pedagogica/o nell’avvio, nel sostegno e nel rilancio dei processi che prendono forma in ottica inclusiva e integrata tra servizi educativi, sociali e culturali inerenti al tema dell’educazione all’aperto. Il contributo è stato redatto partendo da un primo incontro di follow up relativo ad un percorso di Ricerca-Formazione che ha indagato un processo triennale di formazione rivolto ad educatori e insegnanti di servizi zero-sei progettato e co-costruito insieme ad un gruppo di coordinatori pedagogici ed educatori ambientali del Comune di Bologna. Alla base del percorso formativo inziale vi era un bisogno educativo emergente: la necessità di accompagnare nidi e scuole dell’infanzia a considerare gli spazi esterni, naturali e urbani, come contesti educativi privilegiati per incoraggiare una prospettiva di sviluppo sostenibile e garantire una dimensione di benessere dell’apprendere attraverso il recupero della relazione con l’ambiente e il territorio coerentemente con la place-responsive education (Smith, 2002). Attraverso lo sguardo dei pedagogisti, l’educazione all’aperto risulta essere in linea con le rinnovate linee pedagogiche incentrate sulla necessità di promuovere un lavoro collettivo ed interistituzionale per porre maggiore attenzione agli spazi e ai tempi dell’educazione. Direzioni tracciate anche dal PNRR ed essenziali per sostenere le competenze professionali di educatori e insegnanti che conferiscono, oggi più che mai, senso all’agire dei coordinatori pedagogici