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    I fondamenti dell'educazione secondo Steiner: Riflessioni critiche sul rapporto tra antroposofia ed educazione

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    The present paper aims to address Waldorf education’s theoretical foundations, which largely intertwine with the anthroposophical conception of existence that Rudolf Steiner embraced. It examines such topics as (a) the four constituent parts of the human being and the role they play in relation to learning in the person’s development; (b) the distinct ways in which the subject learns during the three 7-year development periods; (c) the human organism’s three components: thinking, feeling, wanting and how the educator can favor their development; (d) possible teacher temperaments and their influence on teaching; (e) the need for teachers to self-educate to remedy adverse effects of an unwanted temperament; and (f) the child’s passage from a phase of natural religiosity to that of an artistic sense, which the teacher must take into account. The research paper ends with critical considerations of the role that Steiner attributed to school education.Il presente lavoro di ricerca intende fare il punto su quelli che possono essere considerati i fondamenti teorici dell’istruzione Waldorf, i quali si intrecciano in buona parte con la concezione antroposofica dell’esistenza abbracciata da Rudolf Steiner. Di conseguenza prende in esame argomenti come le quattro parti costitutive dell’essere umano e il ruolo da esse svolto in relazione all’apprendimento nello sviluppo della persona, le distinte modalità attraverso le quali il soggetto impara durante i tre settenni di sviluppo, le tre componenti dell’organismo umano: pensiero, sentimento, volontà e come l’educatore può favorirne lo sviluppo, i temperamenti possibili del maestro e la loro influenza sull’attività di insegnamento, l’esigenza per il maestro di autoeducarsi al fine di porre rimedio agli effetti negativi di un temperamento non voluto, il passaggio del bambino da una fase di religiosità naturale a quella del senso artistico, delle quali il maestro deve tenere conto. Il lavoro si conclude con alcune considerazioni critiche sul ruolo attribuito da Steiner all’istruzione scolastica

    Educare a formarsi: Progettazione pedagogica e competenze per lo sviluppo professionale dei futuri insegnanti di scuola secondaria

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    The key issue of the initial training of secondary school teachers and subsequent access to the teaching profession calls for pedagogical reflection to critically question the current training offer, considering which competences need to be developed in order to respond to the increasingly compelling demand for a new quality of teaching and learning and for a school capable of generating the community incessantly. Exploring and developing these issues in a rigorous project dimension means investing in education and promoting a competent and supportive human civilization, in the name of a culture of responsibility and participation. The contribution identifies and explores three types of skills – digital, sustainability and solidarity – which are necessary to guarantee a solid cultural and human training of future teachers and make them capable of supporting the learning, agentiveness and educational success of the younger generations.La questione cruciale della formazione iniziale degli insegnanti di scuola secondaria e del successivo accesso alla professione docente sollecita la riflessione pedagogica ad interrogarsi criticamente sull’attuale offerta formativa, considerando quali competenze debbano essere sviluppate per rispondere alla richiesta sempre più cogente di una nuova qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento e di una scuola capace di generare senza posa la comunità. Approfondire ed elaborare secondo una rigorosa dimensione progettuale tali tematiche significa investire sull’educazione e promuovere una civiltà umana competente e solidale, nel segno di una cultura della responsabilità e della partecipazione.Il contributo individua ed esplora tre ordini di competenze – digitali, di sostenibilità e di solidarietà – necessarie per garantire una solida preparazione culturale ed umana dei futuri docenti e renderli così capaci di sostenere l’apprendimento, l’agentività, e il successo formativo delle giovani generazioni

    Play the Tale: Educare alla lettura nell’era digitale attraverso la narrazione e il gioco

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    The contribution aims to reflect on the importance and, above all, on the future of reading education in the digital age. The entry into the world of reading is a kind of birth because it requires an educational relationship, encouraging, facilitating, and able to promote the growth and maturation of boys and girls as autonomous readers, competent, critical, and passionate. For this reason, we will try to outline a possible path of reading education through the use of storytelling and, in particular, of reading aloud and playful activities, in the belief that the pleasure of listening to a story and the joy of playing can find meeting points that accompany children on a path of growth that does not necessarily have to pass through an exclusionary choice, but that allows us to offer children of pre-school and school-age a way that is as complete as possible and inclusive of the many playful and educational realities.Il contributo intende riflettere sull’importanza e, soprattutto, sul futuro dell’educazione alla lettura nell’era digitale. L’ingresso nel mondo della lettura è una sorta di nascita in quanto necessita di una relazione educativa, incoraggiante, facilitante, in grado di favorire il percorso di crescita e maturazione dei bambini e delle bambine come lettori autonomi, competenti, critici ma, soprattutto appassionati. Per questo motivo si cercherà di tracciare un possibile percorso di educazione alla lettura attraverso l’utilizzo della narrazione e, in particolare, della lettura ad alta voce e dell’attività ludica, nella convinzione che il piacere di ascoltare una storia e il piacere di giocare possano trovare punti di incontro che accompagnino i bambini in un percorso di crescita che non debba necessariamente passare attraverso una scelta escludente, ma che consenta di offrire ai bambini in età prescolare e scolare un percorso che sia il più possibile completo e comprensivo delle molteplici realtà ludiche e formative

    Se la speranza è cosa intima-e-politica. Una riflessione critica intorno allo studio delle “Hope Skills”

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    The essay problematizes the scientific study about «hope as competence». Starting from the critical analysis of Snyder’s goal-oriented approach, it develops a proposal of hope as a «meta-competence». It’s a systemic posture that includes awareness and acceptance of the limit as crucial for grounding in reality and developes political hope, not only individual. This meta-disciplinary approach evokes “reflective and aesthetic settings” in long-life-education con-texts.Il saggio problematizza lo studio scientifico inerente la “speranza come competenza”. Partendo dalla analisi critica dell’approccio goal-oriented del modello di Snyder, sviluppa una proposta di speranza come “meta-competenza”, ovvero come postura epistemica che include la coscienza e l’accettazione del limite come cruciale per il radicamento nella realtà e per la correlazione po-litica/ecologica delle speranze individuali. La forma meta-disciplinare della questione evoca dunque setting pedagogici e didattici di carattere sistemico, come quelli propri dei dispositivi riflessivi ed estetici nei contesti della long-life-education

    L’exercice effectif du droit aux études universitaires en milieu carcéral: l’expérience française

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    Introducing university courses in prison, by allowing inmates to study and graduate, is to offer to those who live the time of detention, a new opportunity to realize their untapped potential, intellectual and relational, and able to redeem their future in accordance with their rights, breaking many stereotypes. This article highlights the effectiveness of this reintegration model and the most frequent obstacles that inmates encounter in their journey describing the French experience acquired over the past forty-seven years at Paris « Diderot » University, unique example in France, which provides university courses given by several trainers face-to-face.Introduire des cours universitaires en prison, en permettant aux détenus d’étudier et de recevoir leur diplôme, c’est offrir aux personnes qui vivent le temps de la détention une nouvelle occasion de réaliser leur potentiel, intellectuel et relationnel, inexploité, et pouvoir racheter leur avenir conformément à leurs droits en brisant de nombreux stéréotypes. Cet article met en lumière l’efficacité de ce modèle de réintégration et les obstacles les plus fréquents que les détenus rencontrent dans leur parcours d’études décrivant l’expérience française acquise au cours des quarante-sept dernières années à l’Université Paris «Diderot», unique exemple national à dispenser de cours universitaire en présentiel par plusieurs formateurs

    La formazione in servizio dell’insegnante pluriclasse: il caso del Convegno nazionale del 1958

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    In post-war Italy, the multi-class reality involved half a million students. Nevertheless, there was no specific training of the multi-class teacher who had to deal with various educational and organizational peculiarities. Due to a renewed interest in the subject – attested in the 1940s by the creation by Minister Gonella of a Commission for the study of multi-class school programs –, the National Educational Centre of primary school tried to contain the situation: in 1958 it organized a in-service training through a Conference able to touch multiple problems of multi-class reality and to combine conferences of experts with peer training.After an overview of the problem, the article aims to reconstruct the contents of this training for the multi-class teacher in the 1950s, focusing on issues and indications.Nell’Italia del secondo dopoguerra la realtà pluriclasse interessava mezzo milione di studenti. Ciononostante non esisteva una specifica formazione del maestro pluriclasse che pur doveva affrontare svariate peculiarità didattiche e organizzative. Sulla scia di un rinnovato interesse verso il tema – attestato negli anni Quaranta dalla creazione da parte del Ministro Gonella di una Commissione per lo studio dei programmi della scuola pluriclasse –, è il Centro Didattico Nazionale per la scuola elementare a cercare di arginare la situazione: nel 1958 organizza una formazione in servizio attraverso un Convegno della durata di quattro giorni capace di toccare molteplici problematiche della realtà pluriclasse e di coniugare conferenze di esperti con formazione tra pari. Dopo un inquadramento della problematica, l’articolo intende ricostruire i contenuti di questa formazione per l’insegnante pluriclasse degli anni Cinquanta, focalizzandone tematiche e indicazioni

    L'insegnante riflessivo per una scuola inclusiva

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    The school represents the ideal setting for facing and reducing inequalities, creating a pluralist, equitable, and democratic society, and forming conscientious, responsible, and intelligent citizens. This goal can be reached only by adopting an intercultural perspective that gives up the logic of compensatory and exceptional measures, rejects the assimilationist approaches, and supports the ability to know, appreciate and enhance the differences (of ethnicity, social origin, gender, ability). In other words, the school should promote inclusion and social cohesion processes by assuming diversity as a paradigm of its own identity. This perspective requires planning initial and in-service training for the teachers that go beyond informative content and enables the development of reflective habits. The professional's reflective attitude supports the development of intercultural competence and socio-emotional skills that make him an effective and inclusive teacher.La scuola rappresenta il contesto ideale per contrastare e ridurre le disuguaglianze, costruire una società pluralista, equa e democratica, formare cittadini consapevoli, responsabili, intelligenti. Questo obiettivo può essere raggiunto solo adottando una prospettiva interculturale, che abbandoni la logica delle misure compensatorie di carattere speciale, rifiuti gli approcci assimilazionisti, supporti la capacità di conoscere, apprezzare e valorizzare le differenze (di etnia, di provenienza sociale, di genere, di abilità). In altri termini, la scuola dovrebbe promuovere processi di inclusione e coesione sociale assumendo la diversità come paradigma della propria identità. Questa prospettiva richiede la progettazione di una formazione, iniziale e in servizio, del personale docente che superi la dimensione informativa e trasmissiva e miri all’acquisizione di abiti riflessivi. L’atteggiamento riflessivo del professionista supporta lo sviluppo della competenza interculturale e delle competenze socio-emotive che lo rendono un insegnante efficace e inclusivo

    Formare insegnanti riflessivi e critici

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    This contribution aims to highlight the need to train teachers in the cultural consciousness necessary to understand their own profile and role in the current historical framework. In this sense, it will articulate the hypothesis of a reflective and critical training model, which assumes as a particular task the development of the ability to interpret the challenges of everyday life critically and pedagogically, in view of the elaboration of a new vision and operational hypotheses inspired by it. It will therefore focus on the second level reflective dimension, critically and problematically addressing the concepts implicit in action. Some directions will be developed, which are the result of the best experience of teacher training in Italy: - the integrated nature of the theoretical and practical dimensions; - the link between initial and in-service training; - the synergy between school and society, the expression and exercise of the political dimension of teaching and training. This model assigns a strategic role to general and social pedagogy.Il presente contributo intende evidenziare la necessità della formazione degli insegnanti alla consapevolezza culturale indispensabile ad interpretare il proprio profilo e ruolo nella cornice storica attuale. In tal senso articolerà l’ipotesi di un modello di formazione riflessivo e critico, il quale assume come compito peculiare lo sviluppo della capacità di interpretare criticamente e pedagogicamente le sfide del quotidiano, in vista dell’elaborazione di una visione nuova e di ipotesi operative ad essa ispirate. Focalizzerà, quindi, la dimensione riflessiva di secondo livello, rivolta criticamente e problematicamente alle concezioni implicite nell’agire. Ne svilupperà alcune direzioni, frutto della migliore esperienza della formazione dei docenti in Italia: il carattere integrato delle dimensioni teorica e pratica; il raccordo tra formazione iniziale e in servizio; la sinergia tra scuola e società, espressione ed esercizio della dimensione politica dell’insegnamento e della formazione. Tale modello assegna alla pedagogia generale e sociale un ruolo strategico

    Quale strada intraprendere per la formazione degli insegnanti secondari?

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    A proposal for secondary teacher training cannot avoid the comparison with the relevant critical issues, highlighted by the current literature, such as: the advanced age of young graduates that start teaching; the poor reputation of this profession; the absence of an equivalence in terms of training and role between the classroom teacher and the support teacher; the excessively abstract training, with a few correspondence to the real problems of teaching (and with internship models mostly inert, understood as a period to be “consumed” only in the school context). This paper reflects the proposal created within the SApIE association (www.sapie.it). It critically examines the past solutions, the hypotheses on the table, it tries to suggest a new path capable of answering these problems and, also, it involves an organic reconfiguration and enhancement of didactic and experimental pedagogical knowledge.Una proposta per la formazione degli insegnanti secondari non può prescindere dal confronto con le rilevanti criticità, ormai a lungo evidenziate dalla letteratura corrente, quali: a) età avanzata in cui i giovani laureati iniziano ad insegnare; b) scarsa reputazione della professione; c) assenza di una equivalenza di formazione e di ruolo tra insegnante curricolare e di sostegno; d) formazione eccessivamente astratta, con scarsa rispondenza ai problemi reali della didattica (e con modelli di tirocinio per lo più inerti, intesi come periodo da “consumare” in un contesto scolastico). Il lavoro qui presentato rispecchia la proposta nata all’interno dell’associazione SApIE (www.sapie.it). Esso riesamina criticamente le soluzioni passate, le ipotesi sul tappeto e suggerisce una nuova strada capace di rispondere a questi problemi, che comporta anche una riconfigurazione e valorizzazione organica dei saperi pedagogici didattici e sperimentali

    Contrastare il learning loss estivo: l’intervista-colloquio come strategia didattica nella collaborazione tra scuola e terzo settore

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    This contribution intends to explore the use of the interview-conversation as a tool within a project designed to combat summer learning loss. The project, “Arcipelago Educativo Estate,” was coordinated on a national level by Save the Children and structured in a 12-week training program involving more than 500 children and teenagers from 11 Italian cities over the summer of 2021. The goal of the research is to exemplify the dual function of the interview-conversation; didactical as a learning support for the program participants and evaluative as an instrument to analyze the learning achieved by the participants. This qualitative study involved the conducting 112 interview-conversations, 56 with female participants and 56 with male participants, between June and October of 2021. The data collected was subsequently subjected to thematic analysis. The results reveal the didactic versatility of the interview-conversation both as a tool for the assessment of learning and as a means to support the self-assessments made by the participants. The learnings most often perceived by the participants concern the sphere of social and relational skills and the sense of self-efficacy.Il presente contributo si propone di approfondire lo strumento dell’intervista-colloquio all’interno di un progetto di contrasto al learning loss estivo. Tale progetto, denominato Arcipelago Educativo Estate, coordinato a livello nazionale da Save the Children, constiste in un programma formativo di 12 settimane a cui hanno partecipato nell’estate del 2021 più di 500 bambini e ragazzi di 11 città italiane. La ricerca condotta su tale progetto intende caratterizzare una duplice funzione dell’intervista colloquio: didattica, come supporto all’apprendimento dei beneficari dell’intervento; valutativa, come strumento di analisi degli apprendimenti maturati dai beneficiari. Lo studio, di matrice qualitativa, ha previsto la conduzione e analisi di 112 interviste-colloqui a 56 ragazze e ragazzi partecipanti al progetto. Sui tali dati, raccolti tra Giugno 2021 e Ottobre 2021, è stata successivamente condotta un’analisi di tipo tematico. I risultati mostrano la versalità didattica dell’intervista-colloquio sia come strumento di valutazione degli apprendimenti, sia come strategia didattica di supporto all’autovalutazione dei beneficiari. Gli apprendimenti maggiormente percepiti dai beneficiari riguardano la sfera delle competenze sociali e relazionali e il senso di auto-efficacia

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