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Learning Analytics: come le piattaforme digitali vedono le emozioni? Interrogativi pedagogico-politici di fronte alla datificazione dei processi educativi
The recent increasing of platformisation and datafication of various social domains includes also the educational institutions, where it is emblematically represented by Learning Analytics. This article aims to analyse how such an approach conceives the so-called social and emotional learning, starting from the analysis of two biometric devices: the wearable armband Empatica and the facial-scanning software Affectiva. Firstly, it will be shown that these devices are based on a strongly reductive conception of emotions, that considers them only in so far as they appear to be useful for economic productivity. The reflection will then focus on some deeply problematic pedagogical and political implications of datafication: the potential legitimisation of the idea of delegating decisions to machines would challenge the very foundations of democratic education and critical thinking.La recente crescita della tendenza alla “piattaformizzazione” e alla “datificazione” di numerosi ambiti sociali si estende anche a quello educativo, dove è rappresentata in modo emblematico dall’approccio della Learning Analytics. Questo articolo si propone di analizzare in che modo tale approccio concepisce il cosiddetto “apprendimento socio-emotivo”, a partire dall’analisi di due dispositivi biometrici: la fascia da braccio Empatica e il sistema di scansione facciale Affectiva. In primo luogo, viene mostrato che questi programmi si fondano su una visione fortemente riduttiva delle emozioni, che le considera soltanto nella misura in cui risultano utili alla produttività economica. In seguito, la riflessione si sofferma su alcune implicazioni pedagogico-politiche della datificazione che appaiono particolarmente problematiche: se venisse legittimata l’idea di delegare alle macchine il compito di prendere decisioni, verrebbero messi in discussione i presupposti di un’educazione democratica e orientata alla promozione del pensiero critico
Philosophy for Children: the practice of (dis)orientation in community of inquiry
In a post-pandemic world, crossed by uncertainty and major social, political, and economic changesthe common awareness about the importance of orienting new generations towards well-being andwell-becoming is increasing (Biggeri & Santi, 2012). Moreover, the significant role of school inorienting students is explicitly recognized in many international documents. Within the EU frameworkof educational lifelong guidance, it will be fundamental to think about educational orientation not onlyas institutional policies and strategies to orient students into the professional and labor market. Butalso to identify orientative practices that can educate them in confronting more pervasive kinds ofproblems, which emerge as struggles or questions present throughout life. In the Italian setting, thisneed has be strengthened by the government within the Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza(PNRR), with the dedicated missions to empower the educational orientation policy in schools,starting from primary grades (Governo Italiano, 2021). With the further support and funding from theEU, orientation should be an interesting opportunity of studies expansion and research explorationsfor possible new perspectives and proposals. In this context, Philosophy for Children (P4C) isconsidered as a revolutionary stance.P4C is a well known curriculum designed to promote “complex thinking” (Lipman, 2003; Santi, 2016)by means of philosophical practice and dialogical inquiry, throughout all school grades. Here P4C ispresented as a school guided-experience of dialogue, that introduces an alternative way to conceivestudents’ orientation process as a community commitment. The focus of this paper is explorative andaims to highlight how promoting a deep and meaningful experience of democracy of thinkingrepresents an important component of the process that natures orientation, starting in childhood bywondering at the world and addressing typical philosophical issues. The philosophical dialogue is atthe core of the P4C experience and practice, facilitated through the methodology of “community ofinquiry”, will constitute the “how” and the “where” of the sharing experience of collective orientation.Philosophizing offers the opportunity to practice orientation as a thinking experience of being “lost indecision”, wondering in uncertainty and in possibilities, before that as a form of problem-solvingtraining. From this perspective, educational orientation becomes a community commitment that goesbeyond the individual charge of decision-making, so often accompanied by worry and anxiety,transformed into a common human process of inquiry life-design. Life in which doubts, alternativechoices and decisions are constitutive elements in play that, far from confusing the way, can foster thecreative, cognitive, and caring weight of dis-orientation, fundamental to draw new maps (Gaivota,2019).In un mondo post-pandemico, cresce la necessità di orientare le nuove generazioni verso il ben-essere e il ben-diventare. All’interno del quadro dell’orientamento permanente (UE, 2000) è fondamentale pensare all’orientamento educativo non solo come politiche e strategie istituzionali per guidare gli studenti nel mercato professionale e del lavoro, ma per educare ad affrontare i problemi e le domande presenti nel corso della vita. Philosophy for Children si propone come un’esperienza scolastica guidata di dialogo di indagine, introducendo un modo alternativo per concepire l’orientamento degli studenti come un impegno comunitario. Il focus è esplorativo e mira a evidenziare come il filosofare sia unacomponente chiave del processo che alimenta l’orientamento. La «comunità di indagine» è il «come» e il «dove» didattico della condivisione di opportunità di praticare il (dis)orientamento, come esperienza di pensiero distribuito di essere «persi nella (in)decisione», meravigliandosi nell’incertezza e vagando per possibilità, vincoli fondamentali per disegnare nuove mappe
Inclusione e chiavi di accesso al testo letterario.: Proposte di metodo.
In questo studio presentiamo alcune riflessioni sull’interazione tra educazione letteraria e educazione linguistica, a partire da una prima indagine esplorativa condotta con un gruppo di 60 studenti del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado e incentrata sulla lettura di un testo della letteratura italiana dell'estremo contemporaneo. L’obiettivo è quello di raccogliere indizi utili per la progettazione, in un’ottica inclusiva, di una didattica articolata in azioni flessibili e modulabili, capace di guidare, senza ingabbiare in rigidi modelli, studenti e docenti nell’esperienza dell’incontro col testo letterario
Commento al Capitolo I di Eros e Priapo di Carlo Emilio Gadda
Il trattato Eros e Priapo di Carlo Emilio Gadda, composto tra il 1944 e il 1946 e pubblicato per la prima volta nel 1967 in un’edizione definita «d’autore coatta», è interpretato alla luce della conoscenza diretta del manoscritto autografo e degli studi filologici più aggiornati e dell’edizione critica realizzata da Paola Italia e Giorgio Pinotti. Il commento, che prende in esame il capitolo uno del libro, la cui elaborazione risulta particolarmente complessa, si sofferma in maniera quasi sistematica, utilizzando strumenti specifici e diversificati, sul lessico, sulle citazioni letterarie, sui periodi di difficile comprensione, sugli eventi storici esplicitamente indicati o allusi nonché sugli eventi relativi alla vita privata dell’autore
Petrarca e Sannazaro tra i villani. Su alcune forme della parodia nel teatro dei Rozzi di Siena
Dopo una sintetica panoramica dedicata alla rimodulazione della bucolica in area fiorentina, senese e napoletana da parte di rimatori quali Francesco Arzocchi, Iacopo de’ Boninsegni, Giovan Francesco Suardi, Filenio Gallo e Iacopo Sannazaro, l’articolo si concentra sulle modalità parodiche di appropriazione dell’egloga da parte della Congrega dei Rozzi, fondata a Siena nell’ottobre 1531 da un gruppo di artigiani. In particolare, attraverso una lettura linguistica del Pelagrilli (1544) di Ascanio Cacciaconti detto Strafalcione, saranno mostrati i gradi di allontanamento progressivo dall’ipotesto tematico-stilistico di Petrarca (e del petrarchismo) e di Sannazaro. Da questo punto di vista, la spiccata novità del Pelagrilli consisterebbe 1) in un inedito rapporto tra gli attanti: i villani diventano ora il centro propulsore delle vicende, non essendo più rappresentati esclusivamente come personaggi servili, subalterni o in modo satirico; 2) nell’adozione di un dialetto senese usato in senso espressionistico e a fini comici (la tastiera espressiva dei villani conosce tonalità triviali e oscene, così come metafore attinte dalla quotidianità della vita contadina); 3) nella cosciente differenziazione stilistica dei registri a seconda del personaggio in scena: accanto alla corposa parlata villanesca in senese rustico, la lingua del pastore Lucio e della ninfa Mamilia o quella degli dèi Mercurio e Diana recupera e parodizza gli stilemi più abusati della tradizione lirica di Petrarca e del petrarchismo
Il Nomos dell'aratro. : Pedagogia dell’emergenza per le professionalità educative
The article aims to contribute to the analysis of the skills that educators and pedagogists can develop in their training in the specific field of “Emergency Pedagogy”. In this sense we intend to focus on: the principles of this field (epistemological and contextual characteristics); the main theoretical constructs; the main characteristics of professional action. This theoretical-practical platform appears to be more urgent than ever to qualify the action of education professionals because of the actuality that categories such as “risk” and “emergency” are assuming on the international scene.
The contribution aims to fill a specific gap in the thinking of Pedagogy compared to other human and social sciences that have long since thematised the “emergency” problem, defining sets for their own specific professional profiles.
L’articolo intende contribuire all’analisi delle competenze che i professionisti dell’educazione (d’ora in poi PE) possono sviluppare nel loro percorso di formazione nel campo specifico della “Pedagogia dell’emergenza”. In tal senso si intendono focalizzare: i principi di tale campo (caratteristiche epistemologiche e di contesto); i costrutti teorici principali; le caratteristiche principali dell’agire professionale. Tale piattaforma teorico-prassica è quanto mai urgente per qualificare l’azione dei PE in ragione dell’attualità che categorie quali “rischio” ed “emergenza” stanno assumendo sul proscenio internazionale.
Il contributo è finalizzato a colmare uno specifico ritardo di riflessione della Pedagogia rispetto ad altre scienze umane e sociali che già da tempo hanno tematizzato il problema “emergenza”, delineando set di competenze per i profili professionali di propria pertinenza
L'educatore della scuola popolare. Un ponte per costruire alleanze educative tra scuola, territori, persone
In a complex society, in which heterogeneous areas bear witness to increasingly stark forms of social, cultural and economic inequality, popular schools represent the context for non-formal education against forms of poverty and oppression. These situations involve a large number of educators and activists, and this work, which is part of a wider research, aims to reflect on and investigate their possible role in the perspective of a genuine synergy between different learning contexts. In particular, in this space, using the studies of social pedagogy, and within the perspective of community education, we want to investigate in depth the profiles, aims, and skills of educators. Ultimately, we advocate the possibility of these subjects acting as a bridge between public/formal school and popular/non-formal school, by virtue of their work in promoting forms of educational alliances in and with the territory.All’interno di una società complessa, in territori plurali che testimoniano forme sempre più urgenti di disuguaglianza sociale, culturale ed economica, le scuole popolari rappresentano contesti di educazione non formale in contrasto a forme di povertà ed oppressione. Tali realtà coinvolgono un numero ampio di educatori ed attivisti, ed il presente lavoro, che si inserisce all’interno di una ricerca più ampia, ha l’obiettivo di riflettere ed indagare sul loro possibile ruolo nella prospettiva di una sinergia reale tra i diversi contesti di apprendimento.In particolare, in questo spazio, avvalendosi degli studi della pedagogia sociale, in una prospettiva di comunità educante, si vogliono approfondire i profili, le finalità, le competenze degli educatori, ragionando sulla possibilità che tali soggetti possano fungere da ponte tra scuola pubblica/formale e scuola popolare/non formale, in virtù del loro lavoro atto a promuovere forme di alleanze educative sul e con il territori
Presentazione della “Scala di Parma” per la valutazione evolutiva del paziente psichiatrico autore di reato
Routine treatment evaluation is still poorly implemented in the Italian forensic psychiatric practice. This is also a lack of reliable instruments, especially those sufficiently specific and sensitive to longitudinally measure behavioral and functional changes. Moreover, among the very few assessment tools specifically designed to investigate treatment progress of offenders with mental disorders and the changeability of their problematic/protective behaviors, the vast majority were developed in non-Italian countries and cultures. Therefore, given the high specificity of the Italian forensic psychiatric framework, the aim of this paper was to present a new Italian instrument, the “Parma Scale” for treatment evaluation of offenders with mental disorders, which was developed as a quick and easy forensic tool specifically designed for a dynamic assessment of treatment plans (supported by hope and oriented towards a functional, personal and social recovery) and for an accurate application in different forensic psychiatric settings.La valutazione routinaria degli esiti di trattamento con i pazienti psichiatrici autori di reato è una prassi ancora scarsamente attuata nella pratica forense italiana. Ciò è dovuto anche alla mancanza di strumenti valutativi affidabili, in particolare di scale sufficientemente sensibili e specifiche per misurare i cambiamenti clinici, comportamentali e funzionali longitudinali, ovvero in corso di trattamento. Inoltre, sebbene siano pochissimi gli strumenti di valutazione specificatamente progettati per indagare l’andamento temporale del trattamento dei pazienti psichiatrici autori di reato e l’impatto degli inter-venti sui loro comportamenti problematici/protettivi, la stragrande maggioranza di essi è stata svilup-pata in paesi e culture non italiane, ove sono tuttora presenti ospedali psichiatrici giudiziari. Pertanto, data l’elevata specificità del quadro psichiatrico-forense italiano, obiettivo di questo lavoro è quello di presentare la “Scala di Parma” per la valutazione evolutiva dei pazienti psichiatrici autori di reato, da intendersi come strumento forense di facile e rapida somministrazione, specificamente progettato per una valutazione dinamica dei piani di trattamento (sostenuti dalla speranza ed orientati alla recovery funzionale, personale e sociale) e per una puntuale applicazione nei molteplici contesti psichia-trico-forensi attuali (cioè carcere, REMS, paziente in percorso territoriale)
Per un'estetica della formazione: Marcuse e la soggettività ribelle
The objective of this article is to propose a hermeneutic of certain categories from the educational point of view. It is our conviction that Marcuse's critical investigation can represent a tool of self-formation also for the current young generation, to begin a journey towards “liberation”, aesthetic and political dimensions intertwine. Aesthetics has a decisive weight for the formation of the subject against the oppression of a socio-economic structure, increasingly a symbol of unstoppable crisis and total precariousness. Aesthetics, Marcusian vision, teaches not to surrender to the objectivity of evil and to place oneself, through creativity, always in opposition to the strongest because “another world is possible”. The alternative is built through a transformative sensitivity of the modes of thought and action; a sensitivity open to hope and to a concept of transcendence that represents the real fulcrum of the “qualitative difference”. An epistemological-hermeneutic implant is used, a qualitative analysis methodology.L’obiettivo di questo articolo consiste nel proporre un’ermeneutica di alcune categorie dal punto di vista educativo. È nostra convinzione che l’indagine critica di Marcuse possa rappresentare uno strumento di autoformazione anche per l’attuale giovane generazione, al fine di iniziare un cammino verso la “liberazione”, dove si intrecciano politica e dimensione estetica. L’estetica ha un peso determinante per la formazione del soggetto contro l’oppressione di un assetto socioeconomico, sempre più simbolo di crisi inarrestabile e di precarietà totale. L’estetica, nella visione marcusiana, insegna a non arrendersi all’oggettività del male e a collocarsi, attraverso la creatività, sempre all’opposizione del più forte perché “un altro mondo è possibile”. L’alternativa si costruisce attraverso una sensibilità trasformativa delle modalità di pensiero e di azione; una sensibilità aperta alla speranza e ad un concetto di trascendenza che rappresenta il vero e proprio fulcro della “differenza qualitativa”. Si utilizza un impianto epistemologico-ermeneutico, una metodologia di analisi qualitativa