Phrasis - Rivista di studi fraseologici e paremiologici
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Modified winged words from a typological and terminological perspective in English, German and Italian phraseological studies: Ed è subito caos.
The present contribution aims at identifying typological and terminological lacunae in phraseological literature from an interlingual perspective with regards to intertextual phrasemes that are retraceable to a source or an author and that tend to function as patterns. After outlining the common ground of the theoretical foundation, this paper will show, through a comparison of basic classifications found in the English, German and Italian phraseological literature, that there is a variety of different terms used in each language. However, these typological and terminological sets do not entirely cover the full range of the objects of interest. In conclusion the concern is being raised whether it is possible and feasible providing a sufficient set of terms that can facilitate interlingual approaches.Il presente contributo si propone di individuare le lacune tipologiche e terminologiche nella letteratura fraseologica da una prospettiva interlinguistica, per quanto riguarda i frasemi intertestuali riconducibili a una fonte o a un autore e che tendono a funzionare come modelli. Dopo aver delineato il fondamento teorico comune, questo articolo dimostrerà, attraverso un confronto delle classificazioni di base presenti nella letteratura fraseologica inglese, tedesca e italiana, che esiste una varietà di termini diversi utilizzati in ciascuna lingua. Tuttavia, questi insiemi tipologici e terminologici non coprono interamente la gamma degli oggetti di interesse. In conclusione, ci si interroga sulla possibilità di fornire un insieme di termini sufficiente a facilitare gli approcci interlinguistici.Il presente contributo si propone di individuare le lacune tipologiche e terminologiche nella letteratura fraseologica da una prospettiva interlinguistica, per quanto riguarda i frasemi intertestuali riconducibili a una fonte o a un autore e che tendono a funzionare come modelli. Dopo aver delineato il fondamento teorico comune, questo articolo dimostrerà, attraverso un confronto delle classificazioni di base presenti nella letteratura fraseologica inglese, tedesca e italiana, che esiste una varietà di termini diversi utilizzati in ciascuna lingua. Tuttavia, questi insiemi tipologici e terminologici non coprono interamente la gamma degli oggetti di interesse. In conclusione, ci si interroga sulla possibilità di fornire un insieme di termini sufficiente a facilitare gli approcci interlinguistici
Pamies, A., Ayupova, R., y Lei, Ch. (eds.) (2023). Structural fixedness and conceptual idiomacity. Elena Arsenteva in memoriam. Editorial Comares. 370 pp.
El monográfico editado por Antonio Pamies, Roza Ayupova y Chunyi Lei, bajo título Structural fixedness and conceptual idiomacity, reúne veinticuatro trabajos de una alta calidad científica y académica para la fraseología como disciplina autónoma y espacio de conocimiento de las lenguas cada vez más consolidado. Muy especialmente para líneas de investigación derivadas como es el caso de la fraseología comparada.
El motivo de esta compilación, más allá de la puesta en órbita de un conjunto de experiencias descriptivas, analíticas y en fin último hermenéuticas, a partir del carácter de fijación e idiomaticidad que representa el estudio de las unidades fraseológicas, es rendir un merecido tributo a la Dra. Elena Arsenteva, quién dedicó su vida al profundo estudio de la fraseología comparada alcanzando en ello invalorables aportes a la disciplina, destacando entre tantos, la fundación de la escuela fraseológica al interno de la Universidad Kazán, Rusia. Parte de ese inmenso empeño y abnegada dedicación lo deja ver al final del libro Wolfgang Mieder en sus Epistolary Notes Between Elena Arsenteva and Wolfgagn Mieder.
En esta línea, un muy preciso recuento de la vastedad de la obra académica de la Dra. Arsenteva abre el monográfico con el artículo desarrollado por Elena Nikulina y Roza Ayupova Dr. Elena Arsenteva’s contribution to bilingual phraseography and comparative phraseology. Las autoras puntualizan los hitos académicos de la investigadora, entre los que destacan su disertación doctoral centrada en el análisis de los diferentes métodos de organización de las unidades fraseológicas (UF), especialmente en el caso del Diccionario Fraseológico Ruso-Inglés mediante un exhaustivo corpus que incluyó más de cinco mil UF en ruso y más de seis mil en inglés. Cabe destacar que este diccionario sirve de base a Valerij Mokienko en este 188 Phrasis Dicembre 2023 monográfico para su estudio aproximativo en torno a las palabas aladas principalmente de origen eslavo
Presentazione
Questo volume offre uno studio di aspetti linguistici e culturali di ampia inquadratura collegati alla fraseologia e alla paremiologia di una stessa lingua e di lingue diverse. Ciascun contributo è l’espressione della prospettiva adottata nel proprio campo di ricerca e dell’approccio applicato alla fraseologia e alla paremiologia da parte di studiose e studiosi. Il volume, ricco di spunti e risultati, si articola in undici saggi e una rassegna.
Il primo contributo, redatto da Federica Casadei, dell’Università della Tuscia, e Priscilla Benke dell’Université de Caen Normandie, si intitola “Le espressioni idiomatiche gestuo-cinesiche tra corpo e cultura: un’ analisi contrastiva italiano-inglese e italiano-francese”. Le autrici espongono i risultati di due indagini contrastive italiano-inglese e italiano-francese riguardanti le espressioni idiomatiche (EI) gestuo- cinesiche, cioè caratterizzate dal riferimento a gesti e ad altri comportamenti cinesici, come movimenti di parti del corpo, espressioni, posture (girarsi i pollici, storcere il naso, mettersi in ginocchio).
Il secondo contributo, curato da Cristina Filigheddu dell’Università per Stranieri di Siena, intitolato “Fraseologia e paremiologia nell’autismo di livello 1: nuove prospettive per la ricerca linguistica”, intraprende l’analisi di interventi che danno risalto all’uso di contenuti fraseologici e paremiologici da parte della popolazione autistica di livello 1. In particolare il percorso verte sulle dinamiche a livello ricettivo e sul processo d’acquisizione di questo tipo di strutture.
Il terzo contributo, a cura di Marco Luchi dell’ I.S.S. Ferraris - Brunelleschi, intitolato “Napoli e il Satyricon: noterella sull’espressione urceatim plovebat”, prende spunto dalle osservazioni di Enrico Cocchia sui proverbi e i modi di dire nella Cena Trimalchionis di Petronio, confrontando e analizzando il latino urceatim plovebat e l’equivalente napoletano chiovere a lancelle (o langelle) ‘piovere a orci’. In esso, si cerca di rintracciare e spiegare le origini etimologiche e le peculiarità linguistiche di entrambe le espressioni.
Il quarto contributo redatto da Alessandra Marabini dell’Università Statale di Belgorod (Federazione Russa), intitolato “Traduzione della fraseologia gergale della lingua russa in italiano: focus linguistico e interculturale”, si propone di affrontare la traduzione di alcune espressioni fraseologiche gergali con un alto grado di idiomaticità, legate al contesto culturale russo e tratte dal Počti ser’eznyj slovar’ delovogo obščenija (Dizionario quasi serio della comunicazione d’affari) di Pogrebnjak.
Il quinto contributo curato da Carmen Mellado Blanco dell´Universidad di Santiago di Compostela, è intitolato “El tiempo vuela. Metáforas cognitivas y fraseologismos con dominio meta TIEMPO en español y alemán”. L’autrice si propone di illustrare quali sono le metafore cognitive più frequenti in un corpus di fraseologismi dello spagnolo e del tedesco che, a partire da diversi vocabolari, abbiano in comune il dominio meta ‘tempo’.
Il sesto contributo redatto da Damir Mišetić dell’Università di Mostar (Bosnia ed Erzegovina) intitolato “C’è del marcio in Danimarca – e non solo là: sui problemi della distinzione tra modificazioni e frasemi schematici nei web corpora”, si occupa di frasemi e propone una riflessione sul concetto di variante, modificazione o errore nei sistemi fraseologici. A partire da corpora digitali, offre, dunque, l’analisi contrastiva di un frasema in tre lingue diverse: italiano, francese e croato.
Il settimo contributo redatto da Loredana Pavone dell’Università di Catania, intitolato “Autour d’une représentation phraséoculturelle de l’univers feminin” propone una riflessione sugli stereotipi relazionati con il mondo femminile e derivati da strutture sociali e cognitive ben presenti nell’immaginario collettivo dei parlanti. In particolare, l’autrice esamina un corpus di espressioni idiomatiche che, basate su metafore che hanno spesso connotazioni negative, rappresentano una vera e propria sfida in un processo di traduzione.
L’ottavo contributo redatto da Julian Schütz, intitolato “Modified Winged Words from a typological and terminological perspective in English, German and Italian Phraseological Studies: Ed è subito caos”, si propone di individuare le lacune tipologiche e terminologiche nella letteratura fraseologica, adottando una prospettiva interlinguistica. In particolare, l’autore si basa su un confronto tra le lingue inglese, tedesca e italiana, riflettendo sui modelli presenti e proponendo soluzioni alternative.
Chiude questa parte l’articolo “La Celestina: un metatexto de sabiduría. Análisis de la traducción al italiano de las parmias de Sempronio” scritto da Luisa A. Messina Fajardo. L’obiettivo è quello di riprendere il tema della traduzione all’italiano di paremie presenti in un classico della letteratura spagnola La Celestina, che come afferma la paremióloga si tratta di un metatexto sapiencial teniendo en cuenta el número tan elevado de estructuras de carácter sentencioso que contiene. Un nutrito gruppo di dottorande e dottorandi hanno contribuito con i loro studi ad arricchire questo volume:
Angelo Campanella, dell’Università di Palermo, ha curato un contributo dal titolo “Paremiologia racalmutese nelle opere di Leonardo Sciascia” che presenta il resoconto di un rilevamento linguistico realizzato presso Racalmuto. In esso si analizzano i dati raccolti da Sciascia in Kermesse (1982), ripubblicato poi in forma ampliata col titolo di Occhio di capra (1984), e si riflette sui criteri scelti dallo scrittore nell’impianto generale dell’opera.
Luciane Santos Soares della Universidad de Alicante/UEFS-Brasil/FAPESB), Patrício Nunes Barreiros (CNPq/UEFS-Brasil) e Giovanna Angela Mura (Universidad de Alicante), hanno redatto un contributo dal titolo “Traducción portugués-español. Marcadores culturales fraseológicos en la novela Capitães da Areia: Hacia una propuesta de definición”. Lo studio approfondisce la presenza dei Marcatori Culturali Fraseologici nell’opera Capitães da Areia (2008, [1937]) dello scrittore bahiano Jorge Amado. Si inserisce nell’ambito degli studi culturali e fraseologici da una prospettiva traduttologica contrastiva portoghese-spagnolo.
Elena Spaziani, dell’Università di Roma “La Sapienza”, cura un contributo dal titolo “La marcatezza locale del componente ‘occhio’ nei fraseologismi somatici: un’analisi contrastiva tra russo e italiano”. Il presente studio corpus-based si propone di analizzare la variabilità fraseologica in relazione al componente somatico “occhio”, marcato localmente nelle lingue italiana e russa. Nello specifico, sono stati estratti somatismi nella forma singolare e nella forma plurale da dizionari fraseologici scelti per le due lingue. Per ciascun somatismo è stata condotta una verifica quantitativa e qualitativa delle varianti presenti all’interno dei corpora di riferimento.
Chiudono il numero due rassegne che offrono un valore aggiunto alla pubblicazione. La prima è di Tsitsi Roselene Gonzo che rassegna il libro Paremilogia: enfoques interdisciplinares a cura di Andrea Garcia, Maria Lalicata, Thyago José da Cruz. La seconda è stata scritta da Luisa A. Messina Fajardo e si riferisce al saggio Structural fixedness and conceptual idiomacity. Elena Arsenteva in memoriam, curato da Antonio Pamies, Roza Ayupo, Chunyi Lei. Si tratta di un meritato in omaggio a Elena Arsenteva, scomparsa prematuramente.
È opportuno ringraziare, oltre il Comitato Editoriale e il Comitato Scientifico che hanno condiviso i faticosi oneri della preparazione del fascicolo, gli autori e le autrici, che hanno scelto Phrasis per rendere pubblici i risultati delle loro ricerche. Infine, dobiamo ringraziare i revisori dei lavori che, con la loro preziosa collaborazione, hanno reso possibile la realizzazione di questo saggio, che vuole essere un contributo arricchente alla crescita scientifica di Phrasis
Paremieologia Racalmutese nelle opere di Leonardo Sciascia
The paper provides the report of a linguistic survey conducted among the speakers of Racalmuto, which allows us to frame the data collected by Sciascia in Kermesse (1982), republished in an expanded form with the title Occhio di capra (1984), and to identify the criteria chosen by the writer in the general structure of the work. In the works preceding Il contesto (1971), characterized by an adherence to realism, Sciascia often inserted proverbs and idioms from the Racalmuto dialect. For example, Gli zii di Sicilia (1958) contains phraseological structures typical of the Sicilian dialect: «cominciò a fare come il gatto quando mastica polmone» - elaborated starting from the Racalmutese «fa comu lu attu cu lu purmuni mmucca » - and Italianized dialect lexemes, sometimes with metalinguistic inserts. In the light of the linguistic data collected in the field, the writer’s choices are clarified on a phonetic level, in the direction of a standardization of the dialect, as in the verb “mitti”, puts, adapted from the Racalmutese “minti”.Nell’intervento si fornisce il resoconto di un rilevamento linguistico condotto presso i parlanti di Racalmuto, che consente di inquadrare i dati raccolti da Sciascia in Kermesse (1982), ripubblicato in forma ampliata col titolo di Occhio di capra (1984), e di individuare i criteri scelti dallo scrittore nell’impianto generale dell’opera. Nei lavori precedenti a Il contesto (1971), caratterizzate da un’adesione al realismo, Sciascia inserì spesso proverbi e modi di dire del dialetto di Racalmuto. Per esempio, Gli zii di Sicilia (1958) contiene strutture fraseologiche tipiche del dialetto siciliano: «cominciò a fare come il gatto quando mastica polmone» - elaborato a partire dal racalmutese «fa comu lu attu cu lu purmuni mmucca» - e lessemi dialettali italianizzati, talvolta con inserti metalinguistici. Alla luce dei dati linguistici raccolti sul campo, si chiariscono le scelte dello scrittore sul piano fonetico, nella direzione di una standardizzazione del dialetto, come nel verbo «mitti», mette, adattato dal racalmutese «minti».
Nell’intervento si fornisce il resoconto di un rilevamento linguistico condotto presso i parlanti di Racalmuto, che consente di inquadrare i dati raccolti da Sciascia in Kermesse (1982), ripubblicato in forma ampliata col titolo di Occhio di capra (1984), e di individuare i criteri scelti dallo scrittore nell’impianto generale dell’opera. Nei lavori precedenti a Il contesto (1971), caratterizzate da un’adesione al realismo, Sciascia inserì spesso proverbi e modi di dire del dialetto di Racalmuto. Per esempio, Gli zii di Sicilia (1958) contiene strutture fraseologiche tipiche del dialetto siciliano: «cominciò a fare come il gatto quando mastica polmone» - elaborato a partire dal racalmutese «fa comu lu attu cu lu purmuni mmucca» - e lessemi dialettali italianizzati, talvolta con inserti metalinguistici. Alla luce dei dati linguistici raccolti sul campo, si chiariscono le scelte dello scrittore sul piano fonetico, nella direzione di una standardizzazione del dialetto, come nel verbo «mitti», mette, adattato dal racalmutese «minti»
La marcatezza locale del componente “Occhio” nei fraseologismi somatici: un’analisi contrastiva tra Russo e Italiano
In the idiom variation research, the grammatical category of number is considered as a flexibility dimension. These studies, however, rarely offer a cross-linguistic perspective and they do not consider the condition of local markedness of the grammatical number. This condition is evident in the components of somatic idioms, which are abundantly studied in contrastive analyses. Therefore, the present corpus-based study aimed to analyse idiomatic variation with regard to the locally marked somatic component “eye” in Italian and Russian. Specifically, somatic idioms in the singular and plural forms were extracted from the selected phraseological dictionaries for the two languages. For each somatic idiom, a quantitative and qualitative analysis on the morphological variants was conducted on the basis of the reference corpora. The availability of variants and their contexts showed that there is no total correspondence between the two grammatical forms.Nel filone di ricerca dedicato alla variazione fraseologica la categoria grammaticale del numero viene presa in considerazione come una dimensione di flessibilità morfo-sintattica. Questi studi, tuttavia, raramente offrono una prospettiva interlinguistica e non considerano la condizione di marcatezza locale del numero grammaticale. Tale condizione è evidente nei componenti dei fraseologismi somatici, i quali si prestano ad abbondanti analisi contrastive. Pertanto, il presente studio corpus-based si è proposto di analizzare la variabilità fraseologica in relazione al componente somatico “occhio”, marcato localmente nelle lingue italiana e russa. Nello specifico, sono stati estratti somatismi nella forma singolare e nella forma plurale da dizionari fraseologici scelti per le due lingue. Per ciascun somatismo è stata condotta una verifica quantitativa e qualitativa delle varianti presenti all’interno dei corpora di riferimento. La disponibilità di varianti e i contesti ad esse relativi hanno evidenziato come non vi sia una totale corrispondenza tra le due forme grammaticali.Nel filone di ricerca dedicato alla variazione fraseologica la categoria grammaticale del numero viene presa in considerazione come una dimensione di flessibilità morfo-sintattica. Questi studi, tuttavia, raramente offrono una prospettiva interlinguistica e non considerano la condizione di marcatezza locale del numero grammaticale. Tale condizione è evidente nei componenti dei fraseologismi somatici, i quali si prestano ad abbondanti analisi contrastive. Pertanto, il presente studio corpus-based si è proposto di analizzare la variabilità fraseologica in relazione al componente somatico “occhio”, marcato localmente nelle lingue italiana e russa. Nello specifico, sono stati estratti somatismi nella forma singolare e nella forma plurale da dizionari fraseologici scelti per le due lingue. Per ciascun somatismo è stata condotta una verifica quantitativa e qualitativa delle varianti presenti all’interno dei corpora di riferimento. La disponibilità di varianti e i contesti ad esse relativi hanno evidenziato come non vi sia una totale corrispondenza tra le due forme grammaticali
El tiempo vuela: Metáforas cognitivas y fraseologismos con dominio meta TIEMPO en español y alemán
Within the framework of Cognitive Linguistics, this paper aims to carry out an analysis of a series of phraseologisms in Spanish and German, extracted from different dictionaries, which have ‘time’ as their target domain. The objective is to show which cognitive metaphors are most recurrent in both languages within this conceptual domain, paying special attention to the metaphor TIME IS SPACE in its various facets, e.g., in relation to the passage of time. According to Lakoff/ Johnson’s taxonomy (1980), many of the cognitive metaphors studied are based on the image schemas PATH and can be classified as ontological and/or orientational metaphors. Finally, I will present some metaphors in which the cultural component predominates, such as TIME IS A LIMITED RESOURCE or TIME IS A REVEALER OF TRUTH, which can be found in both languages.En el marco de la lingüística cognitiva, en este trabajo me propongo realizar un análisis de fraseologismos del español y el alemán extraídos de diferentes diccionarios, los cuales tienen como dominio meta ‘tiempo’. El objetivo es mostrar qué metáforas cognitivas son las más recurrentes en ambas lenguas dentro de este ámbito conceptual, prestando especial atención a la metáfora EL TIEMPO ES ESPACIO en sus diferentes vertientes, p.ej. en la relativa al paso del tiempo. De acuerdo con la taxonomía de Lakoff/Johnson (1980), muchas de las metáforas cognitivas estudiadas están basadas en los esquemas de imagen CAMINO y pueden clasificarse como ontológicas y/o orientacionales. A diferencia de estas, al final del artículo mostraré algunas metáforas en las que domina el componente cultural, como son EL TIEMPO ES UN RECURSO LIMITADO o EL TIEMPO ES UN AGENTE DESVELADOR DE LA VERDAD, ambas presentes tanto en español como en alemán.En el marco de la lingüística cognitiva, en este trabajo me propongo realizar un análisis de fraseologismos del español y el alemán extraídos de diferentes diccionarios, los cuales tienen como dominio meta ‘tiempo’. El objetivo es mostrar qué metáforas cognitivas son las más recurrentes en ambas lenguas dentro de este ámbito conceptual, prestando especial atención a la metáfora EL TIEMPO ES ESPACIO en sus diferentes vertientes, p.ej. en la relativa al paso del tiempo. De acuerdo con la taxonomía de Lakoff/Johnson (1980), muchas de las metáforas cognitivas estudiadas están basadas en los esquemas de imagen CAMINO y pueden clasificarse como ontológicas y/o orientacionales. A diferencia de estas, al final del artículo mostraré algunas metáforas en las que domina el componente cultural, como son EL TIEMPO ES UN RECURSO LIMITADO o EL TIEMPO ES UN AGENTE DESVELADOR DE LA VERDAD, ambas presentes tanto en español como en alemán
C’è del marcio in Danimarca - E non solo là: Sui problemi della distinzione tra modificazioni e frasemi schematici nei web corpora
The appearance of modern technologies that also deal with the analysis of the phraseological heritage of historical-natural languages has given the possibility to make a distinction between variants and modifications of idioms, especially thanks to their frequency in web corpora. At the same time, corpus linguistics has focused on what has long been assumed: in modern languages there are also many models, patterns that repeat themselves alongside idiosyncratic elements. In this context, a new issue arises: how to distinguish in a corpus-driven research occasional changes and phrase schemata whose slot can be filled by an often unlimited number of elements. Empirical data can be of great help for the differentiation between modifications and schematic idioms although further in-depth studies of their genesis, and their use and role in today’s European languages are necessary for their description from a cross-linguistic perspective.L’avvento delle tecnologie moderne che si occupano anche dell’analisi del patrimonio fraseologico delle lingue storico-naturali ha dato la possibilità di operare una distinzione tra varianti e modificazioni dei frasemi soprattutto grazie alla loro frequenza nei web corpora. Allo stesso tempo la linguistica dei corpora ha enucleato un’altra questione vitale del patrimonio fraseologico: nelle lingue moderne vi sono accanto ad elementi idiosincratici anche molti modelli, schemi che si ripetono. In questo contesto si crea un nuovo problema: come operare in una ricerca corpus driven la distinzione tra modifiche occasionali e frasemi schematici lo slot dei quali può essere riempito da un numero spesso illimitato di elementi. I dati empirici possono essere di grande aiuto per la demarcazione tra modificazioni e frasemi schematici benché per la loro descrizione da una prospettiva interlinguistica siano necessari ulteriori studi approfonditi della loro genesi, del loro uso e ruolo nelle odierne lingue europee.L’avvento delle tecnologie moderne che si occupano anche dell’analisi del patrimonio fraseologico delle lingue storico-naturali ha dato la possibilità di operare una distinzione tra varianti e modificazioni dei frasemi soprattutto grazie alla loro frequenza nei web corpora. Allo stesso tempo la linguistica dei corpora ha enucleato un’altra questione vitale del patrimonio fraseologico: nelle lingue moderne vi sono accanto ad elementi idiosincratici anche molti modelli, schemi che si ripetono. In questo contesto si crea un nuovo problema: come operare in una ricerca corpus driven la distinzione tra modifiche occasionali e frasemi schematici lo slot dei quali può essere riempito da un numero spesso illimitato di elementi. I dati empirici possono essere di grande aiuto per la demarcazione tra modificazioni e frasemi schematici benché per la loro descrizione da una prospettiva interlinguistica siano necessari ulteriori studi approfonditi della loro genesi, del loro uso e ruolo nelle odierne lingue europee
Le espressioni idiomatiche gestuo-cinesiche tra corpo e cultura. Un’analisi contrastiva italiano-inglese e italiano-francese
This paper presents the results of two contrastive Italian-English and Italian-French studies on gestural-kinesic idioms, i.e. idioms referring to gestures and other kinesic behaviours such as movements of body parts, expressions, postures. The aim of the research was first of all to investigate how many Italian gestural- kinesic idioms have an equivalent in English and French. It turns out that this is true for 50% of the idioms in the case of French and for 61% of them in the case of English. The highest number of equivalences is found in the idioms that refer to kinesic behaviours that are supposed to be universal, whereas cultural features mostly hinder the existence of equivalents in the different languages. The perspective of crosslinguistic comparison allows for the full emergence, and better understanding, of the interplay of biological, cognitive and cultural factors of which gestural-kinesic idioms are a paradigmatic case.Il lavoro espone i risultati di due indagini contrastive italiano-inglese e italiano-francese riguardanti le espressioni idiomatiche (EI) gestuo-cinesiche, cioè caratterizzate dal fare riferimento a gesti e ad altri comportamenti cinesici quali movimenti di parti del corpo, espressioni, posture (girarsi i pollici, storcere il naso, mettersi in ginocchio). Scopo dell’indagine era anzitutto verificare in quale misura le EI gestuo-cinesiche italiane abbiano un equivalente in inglese e in francese. Emerge che ciò si verifica per il 50% delle EI nel caso del francese e per il 61% di esse nel caso dell’inglese. Il maggior numero di equivalenze si ha nelle EI che fanno riferimento a comportamenti cinesici ritenuti universali, mentre le specificità culturali per lo più ostacolano l’esistenza di corrispettivi nelle diverse lingue. La prospettiva del confronto interlinguistico consente di far emergere appieno, e meglio comprendere, l’intreccio di elementi biologici, cognitivi e culturali del quale le EI gestuo-cinesiche sono un esempio paradigmatico.Il lavoro espone i risultati di due indagini contrastive italiano-inglese e italiano-francese riguardanti le espressioni idiomatiche (EI) gestuo-cinesiche, cioè caratterizzate dal fare riferimento a gesti e ad altri comportamenti cinesici quali movimenti di parti del corpo, espressioni, posture (girarsi i pollici, storcere il naso, mettersi in ginocchio). Scopo dell’indagine era anzitutto verificare in quale misura le EI gestuo-cinesiche italiane abbiano un equivalente in inglese e in francese. Emerge che ciò si verifica per il 50% delle EI nel caso del francese e per il 61% di esse nel caso dell’inglese. Il maggior numero di equivalenze si ha nelle EI che fanno riferimento a comportamenti cinesici ritenuti universali, mentre le specificità culturali per lo più ostacolano l’esistenza di corrispettivi nelle diverse lingue. La prospettiva del confronto interlinguistico consente di far emergere appieno, e meglio comprendere, l’intreccio di elementi biologici, cognitivi e culturali del quale le EI gestuo-cinesiche sono un esempio paradigmatico
La costruzione della frase in italiano l2: le prime produzioni scritte di apprendenti universitari internazionali
The purpose of this contribution is to investigate how international university students build sentences in their first written production in Italian as a second language. In particular, the goal of this study is to analyse syntactic and morphological factors from an acquisitional point of view. The data presented here has been collected during classes conducted by the researcher at the University of Turin.Nel presente contributo analizzeremo dei dati scritti raccolti durante le lezioni di italiano L2 rivolte a studenti universitari principianti in mobilità internazionale. In particolare, ci soffermeremo ad osservare quei fattori di natura sintattica e morfologica determinanti per la costruzione della frase durante il primo tentativo di costruzione di un testo scritto. I dati sono stati raccolti direttamente dal ricercatore all’Università degli Studi di Torino.Nel presente contributo analizzeremo dei dati scritti raccolti durante le lezioni di italiano L2 rivolte a studenti universitari principianti in mobilità internazionale. In particolare, ci soffermeremo ad osservare quei fattori di natura sintattica e morfologica determinanti per la costruzione della frase durante il primo tentativo di costruzione di un testo scritto. I dati sono stati raccolti direttamente dal ricercatore all’Università degli Studi di Torino
Introduzione
La fraseodidattica rappresenta un settore della didattica delle lingue multisfaccettato, poiché coinvolge tanto gli studi di carattere fraseologico, caratteristici delle scienze del linguaggio, quanto quelli di natura meramente didattica e linguistico-educativa. In particolare, l’interesse nei confronti di questa branca della glottodidattica è cresciuto nel corso degli ultimi anni e non solamente in ambito anglosassone. Questo numero di Phrasis, pertanto, accoglie diversi saggi che affrontano ricerche di fraseodidattica, a seconda di angolature ed esperienze differenti, relative all’insegnamento della lingua materna, seconda e straniera, anche in relazione ai materiali e ai profili di apprendente.Il primo contributo, redatto da Elena Ballarin dell’Università Ca’ Foscari Venezia, intitolato “L’insegnabilità di fenomeni lessicali complessi. Quando i docenti ‘vanno a Canossa’” esamina l’insegnabilità delle polirematiche, delle unità lessicali superiori, degli idiomatismi e delle paremie, attraverso un metodo di ricerca qualitativo che ha coinvolto 126 docenti di italiano L2/LS impiegati in istituzioni di ogni ordine e grado, mediante la somministrazione di un questionario online.Il secondo contributo, curato da Daniela D’Eugenio della University of Arkansas, intitolato “La didattica degli antiproverbi nella classe di italiano LS: riflessioni e proposte” tratta dell’efficacia didattica delle manipolazioni proverbiali che, nel contesto dell’insegnamento della lingua italiana come LS, assumono un valore pedagogico all’interno di un percorso di scoperta delle pratiche e prospettive della cultura target e di potenziamento della riflessione metalinguistica.Il terzo contributo, a cura di Paolo Nitti dell’Università degli Studi dell’Insubria, intitolato “Il proverbio nei manuali di italiano della scuola primaria” indaga la presenza dei proverbi nella manualistica scolastica per la scuola primaria, partendo dal presupposto che le paremie risultano ai margini per quanto concerne l’insegnamento dell’italiano come lingua materna, poiché si parte dall’assunto che un parlante nativo ne sarebbe in pieno possesso.Il quarto contributo, redatto da Giovanni Favata dell’Università per Stranieri di Siena, intitolato “La costruzione della frase in italiano L2: le prime produzioni scritte di apprendenti universitari internazionali”, analizza alcuni dati di scritti, raccolti durante delle lezioni di italiano L2 rivolte a studenti internazionali, in particolare soffermandosi sui dettagli sintattici e morfologici determinanti per la costruzione della frase, durante il primo tentativo di costruzione di un testo scritto.L’ultimo contributo, curato da Roberto Tomassetti dell’Università per Stranieri di Siena, intitolato “Le unità fraseologiche nell’apprendimento dell’italiano L2: lo studio di un caso”, analizza le unità fraseologiche e il loro apprendimento da parte di non nativi, esaminando un campione di produzioni scritte di studenti sinofoni al termine di un corso di livello B2 per valutare il peso e l’opportunità di un’azione didattica mirata ed efficace.L’occasione è opportuna per ringraziare, con il Comitato Editoriale e il Comitato Scientifico, che hanno condiviso i faticosi oneri della preparazione del fascicolo, gli autori e le autrici dei contributi, che hanno scelto Phrasis per rendere pubblici i risultati delle loro ricerche, e coloro che hanno contribuito alla valutazione dei singoli articoli: Pierangela Diadori (Università per Stranieri di Siena), Giulio Facchetti (Università degli Studi dell’Insubria), Fabiana Fusco (Università degli Studi di Udine), Giovanni Garofalo (Università degli Studi di Bergamo), Marco Giola (Università degli Studi eCampus), Paolo Nitti (Università degli Studi dell’Insubria), Stella Peyronel (Università degli Studi di Torino), Carmela Scala (Rutgers University), Giuseppe Sergio (Università degli Studi di Milano), Graziano Serragiotto (Università Ca’ Foscari Venezi), Donatella Troncarelli (Università per Stranieri di Siena)