Rivoluzioni Molecolari (E-Journal)
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    44 research outputs found

    Ricoeur, ermeneutica e «dialectique brisée». Una ipotesi di ricerca

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    L\u27articolo contiene un\u27ipotesi di ricerca intorno al concetto di dialettica in Ricoeur e, sulla base di una rapida ricostruzione del percorso di pensiero del filosofo francese, invita all\u27interrogazione del rapporto tra ermeneutica e filosofia hegeliana

    Oltre la transizione. Per una filosofia politica dell’anticipazione

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    I recenti tentativi di produrre una nuova teoria critica della società fannoancora ampio uso delle categorie temporali su cui Reinhart Koselleck avevamodellato il concetto di Neuzeit, riferendosi al tempo storico come ad unagrandezza che cambia relativamente al mutare della coordinazione tra spazio diesperienza e orizzonte di aspettativa. In questo contesto si insiste nel definire lanostra contemporaneità una «tarda modernità», un’epoca in cui l’esperienza delmutamento come processo orientato ad un fine ultimo, ossia la concezione dellastoria come progresso, ha ceduto il passo alla percezione del mutamento comeprocesso privo di direzionalità, subito passivamente da soggetti sempre piùindividualizzati. Nella tarda modernità, l’accelerazione sociale sarebbe divenutauna sorta di coazione impersonale, svuotata di orientamento normativo, che sipresenta come una potenza obiettiva sfuggita al nostro controllo. Essa divora gliimmaginari, le istituzioni e le pratiche delle nostre società, svuota dall\u27interno edisattiva gli orizzonti normativi del progetto della modernità, sottopone gliindividui ad un regime disciplinare del tempo, che ubbidisce all\u27unico imperativo diuna continua accelerazione

    Il mélange dialettico come immedesimazione inespressiva nell’alterità in Benjamin lettore di Goethe

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    Uno dei cavalli di battaglia del Benjamin teorico letterario è certamente il rifiuto programmatico della Einfühlung, ossia dell\u27immedesimazione superficiale ma violenta da parte del soggetto lettore nell\u27oggetto da leggere, laddove in realtà il primo sovrapporrebbe forzatamente e ad hoc categorie interpretative proprie ad un\u27opera che verrebbe quindi ridotta a puro strumento inerte, privo di un reale contenuto e di una vita propria. Per Benjamin invece è proprio al contrario l\u27opera che chiama il critico futuro alla continua rilettura di essa: quanto più significativo è il suo “contenuto di verità” originario tanto più essa potrà offrirsi in maniera proficua ad una sempre rinnovata attualità. Da un lato si vuole in questa sede restringere il discorso generale sull’alterità come soglia critica in cui l’Altro in-giunge eticamente l’Io; e si tratta quindi di focalizzare il rapporto di alterità tra Kunstwerk e Kunstkritik – ossia tra opera d’arte e critica letteraria. Dall’altro lato si intende approfondire una questione squisitamente estetica e però consanguinea all’ingiunzione etica dell’alterità: il problema dell’irrappresentabilità dell’Altro a livello artistico superato dalla rappresentazione velata del Bello da parte dell’Io che si riconosce nell’Altro

    Avventure dell’alienazione: da Marx alle rivisitazioni contemporanee

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    Sebbene il concetto di alienazione abbia una storia molto lunga, nella qualele tappe fondamentali sono segnate dal pensiero di filosofi di prima grandezzacome Rousseau, Hegel e Feuerbach, in queste pagine ci limiteremo a riprendere laquestione a partireda Marx, tralasciando di riflettere sul rapporto che lo lega aisuoi grandi predecessori; partiremo da Marx perché il paragone con il suo pensieroci servirà a collocare meglio il lavoro di alcuni studiosi contemporanei che hannocercato di conferire al concetto di alienazione una nuova vitalità, e penso inparticolare a Rahel Jaeggi e Harmut Rosa. L’alienazione di cui ci parlano (in modidiversi l’uno dall’altra) questi autori, ha ancora qualche rapporto con quellamarxiana? Comporta una critica delle tesi del pensatore di Treviri o anche, per altriversi, uno sviluppo di esse

    Nomadico/Monadico. Il paradigma espositivo alternativo degli spazi artistici indipendenti

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    Nel contesto globale, agitato da incessanti cambiamenti e crescenti spostamenti di persone, conoscenze, merci e capitali, la categoria ordinatrice del Nomadismo permea il pensiero contemporaneo, muovendo trasversalmente dall’ambito filosofico agli altri campi del sapere e dell’agire umano, e imponendo una radicale revisione dei paradigmi disciplinari. Tale concetto si propone come preziosa chiave interpretativa delle trasformazioni in atto, su “mille e più piani” di lettura: come fenomeno, che riguarda l’abitare umano e gli spostamenti nello spazio fisico-geografico; come metafora, che veicola l’idea di abitare lo iato “fra” differenti territori culturali; come metodo, che rimanda al cosiddetto “nomadismo culturale”, ovvero l’incontro e l’ibridazione di una pluralità di punti di vista; e, infine, come attitudine dell’uomo rispetto allo spostamento del e nel proprio spazio vitale e come capacità, dello spazio abitabile, di ospitare l’erranza “(trans)umana”

    Alcuni cenni sul sistema di consonanze e differenze tra Benjamin e Adorno

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    This article proposes an analysis of the most relevant differences between the two Germans philosophers, Walter Benjamin and Theodor Adorno.It seems that the roots of all the divergences between the two philosophers is in a different use of the dialectic. For Adorno, in facts, the dialectic is a way through which you can always show the other side, the opposite, inside every analyzed phenomenon, risking sometimes to become abstracted from the historic moment in question. For Benjamin, the dialectic will be instead that movement to apply, starting from and inside the contemporary historical moment, because this gives relevance every time to a certain phenomenon instead of others. The goal will be a dialogue with an infernal present and, once we have found out a way to escape it’s possible to set free from it. It will be remarked, how, from a different dialectic conception corresponds to a different way to look at the aesthetic, its foundations and its citizen\u27s right in the modernity.In conclusion, some connecting lines are traced with the contemporaneity, that involve the actuality of the thought of the two Germans thinkers as well as the ability of being ahead of their time and give other development to their investigations

    L\u27etica habermasiana e la costruzione di una teoria della democrazia

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    Nel volume Etica del discorso (1983), Habermas formula i principi della sua prospettiva morale; soprattutto, dà una formulazione chiara al principio dell’etica, che viene articolato in un principio che Habermas chiama U, cioè di universalizzazione, e in un principio D, che sarebbe il vero e proprio principio dell’etica del discorso. È quindi una riflessione che si articola in due momenti. In sostanza, il principio D afferma che possono pretendere validità soltanto quelle norme che possono trovare il consenso di tutti i soggetti coinvolti quali partecipanti a un discorso pratico. Nel discorso e nelle interazioni linguistiche vengono sollevate continuamente pretese di validità normativa rispetto a ciò che si dice e ai comportamenti che si tengono. Una pretesa di validità normativa viene riscattata attraverso il consenso di tutti i soggetti coinvolti, quindi la conclusione a cui Habermas giunge e che formula nel principio D è appunto che una norma è valida se può trovare il consenso di tutti i soggetti coinvolti in quanto partecipanti a un discorso pratico. Ma come è possibile trovare per una norma il consenso di tutti gli interessati e i coinvolti

    La politica dei mezzi puri. Sui paragrafi 10 e 11 di Sulla critica della violenza di Walter Benjamin

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    Questo articolo è incentrato sull’analisi dei paragrafi 10 e 11 di Sulla critica della violenzadi Walter Benjamin. In particolare, si sofferma su due aspetti: la funzione della polizia nell’ordinamento giuridico dello Stato e la “politica dei mezzi puri”. Benjamin considera sia la polizia che la politica dei mezzi puri come appartenenti al “regno dei mezzi”, ma rappresentano due configurazioni alternative di politica. Lo Stato di polizia esemplifica l’arte di governo che si produce quando “lo stato di eccezione è la regola”, cioè quando la paura della violenza costantemente riprodotta svolge una funzione disciplinare. Al contrario, la politica dei mezzi puri indica la possibilità di una politicizzazione degli esseri umani sulla scorta di disposizioni soggettive diverse se non alternative a quella paura che la tradizionecontrattualista della politica moderna ha assunto come movente fondamentale pergiustificare l’istituzione dell’ordinamento giuridico dello Stato

    Ragione, linguaggio e modernità

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    Habermas propone nella Teoria dell\u27agire comunicativo (1981) una saldatura tra una teoria della società e dell’evoluzione sociale, che trova in Marx, Durkheim, Weber, Mead, Parsons e nei pensatori della Scuola di Francoforte i suoi interlocutori privilegiati, e una teoria pragmatica del linguaggio, inscritta nel solco della «svolta linguistica» della filosofia, che ha come precursore Wittgenstein e come riferimenti di maggior rilievo per Habermas, Austin, Searle e Apel. Il risultato di questa originale e impegnativa operazione teorica, che delinea il profilo dell’intera opera, è un grande affresco sociologico articolato nei termini di una teoria del linguaggio e della azione/razionalizzazione sociale, che offre una chiave di lettura per cogliere in tutta la loro complessità le dinamiche e i processi di integrazione delle società moderne, mettendone in luce gli aspetti di razionalità ed emancipazione, così come le distorsioni e i limiti

    Giostre, gioco e rivoluzioni. Un\u27indagine su infanzia e materiale in W. Benjamin

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    In questo articolo l’autore cerca di mettere in luce le correlazioni fra la riflessione intorno all’infanzia di Walter Benjamin e le tematiche della produzione letteraria e filosofica. A partire da alcune recensioni e dai lavori di stampo pedagogico vengono fatti emergere elementi importanti nella riflessione successiva dell’autore, raffrontandoli con gli sviluppi successivi ritrovabili in particolare in Strada a senso unico e in Infanzia berlinese intorno al millenovecento. Attraverso questo percorso viene fatto emergere il peculiare valore filosofico e politico del bambino e dello sguardo che egli rivolge al materiale, all’interno della riflessione filosofica di Benjamin, fino a diventare elemento fondamentale per la comprensione dello sviluppo della peculiare forma di materialismo e di filosofia della storia benjaminiani.La teoria della letteratura per l’infanzia, così come la relazione con il passato tipica del ricordo infantile e la relazione con gli spazi e la materia del bambino, sono visti qui come canali di accesso privilegiati ad una comprensione profonda del problema di una produzione letteraria rivoluzionaria ed in generale del momento messianico di scarto, capace di far saltare il continuum storico. In this article the author tries to highlight the correlations between the reflection of Walter Benjamin about the childhood and the issues of literary and philosophical production. Starting from some reviews and pedagogical works and carrying out the analysis of his subsequent production, such as One-way street and Berlin childhood around 1900, it is possible to understand some important elements of the following production of the author. This analysis shows us the peculiar philosophical and political value of the Child and his sight to the material within the philosophical reflection of Benjamin. This relationship between the Child and the material becomes an important element to understand the development of the Benjamin’s perspective about materialism and philosophy of history.The theory of children’s literature, the connection with the past of childhood memories, as well as the relationship with the space and the material made by children are seen here as a privileged access to a deep comprehension of the problematics of a revolutionary literature production, and in general about the messianic moment of a gap capable of blasting the historical continuum

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