Rivoluzioni Molecolari (E-Journal)
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La scienza della speranza. Sul marxismo di Ernst Bloch
A prima vista, può apparire strano che un pensatore come Ernst Bloch, che si autodefinisce un marxista, ripercorra a ritroso la strada che dal “socialismo utopistico” ha condotto al “socialismo scientifico”, ed attribuisca un segno positivo alla nozione di utopia. Ma guardando più attentamente a questa apparente regressione, vi si scorgono degli aspetti del tutto nuovi. La nozione blochiana di utopia si costituisce, originariamente, in rapporto con le attese suscitate dalla Rivoluzione d’Ottobre e si inspira, oltre che a profonde radici chialiste, alla teoria e alla prassi del leninismo, alla capacità di Lenin di far maturare possibilità latenti ma non ancora esplicite, di instaurare il socialismo in un paese tradizionalmente ritenuto non idoneo a compiere questo passaggio. La nascita del “marxismo utopistico” coincide paradossalmente in Bloch proprio con la realizzazione del primo Stato socialista, anche se il suo sviluppo è collegato ai limiti storici ed alle contraddizioni che la costruzione del socialismo ha incontrato. Analogamente a quanto Engels afferma dei socialisti utopisti in relazione alla società borghese, si può dire che Bloch avverta le contraddizioni acerbe del socialismo novecentesco senza intravvederne sbocchi immediati, ma rivolgendosi verso un futuro “ulteriore”, alla speranza in un Socialismus absconditus che non ha ancora rivelato il proprio volto
Michel Foucault e la Teoria Critica
oai:www.rivoluzionimolecolari.it:article/3Mettere a confronto le ricerche di Michel Foucault con le opere dei maggioriesponenti della teoria critica della società (Adorno ed Habermas) pone, ancora oggi, a quasi trent’anni di distanza dalla morte prematura del filosofo francese, una serie di difficoltà non facilmente superabili.L’appartenenza a tradizioni filosofiche differenti, l’alterità dei contesti storici eteorici di provenienza, l\u27elaborazione di uno stile di pensiero e gli effetti prodotti intermini di ricezione dei testi (Wirkungsgeschichte) nelle singole stagioni sociali epolitiche, a partire almeno dagli anni settanta, possono essere ricostruiti solo attraverso una dettagliata e minuziosa analisi critico-storiografica che non trova spazio adeguato in queste pagine, che si presentano come un punto di partenza per un primo approccio a problematiche che richiedono, di necessità, futuri approfondimenti
Nell’insidia della soglia. Il pensiero critico come ethos in Michel Foucault
Nell’ultimo corso al Collège de France (Il coraggio della verità, 1983-1984) Michel Foucault rilancia il suo progetto di “filosofia critica” ancorandolo alla parresia dei greci (pan, tutto, e rhema, ciò che viene detto), il “parlar vero” con cui l’interrogarsi sulla verità coinvolge la riflessione sull’etica e la politica, sulla governamentalità (dispositivi e pratiche di governo insieme ai modi di costruzione delle soggettività nei processi della cura di sé e degli altri) per un “abitare” a venire della polis, con internità strategica e esternità critica
Tra archeologia e genealogia
Maggio 1968: Michel Foucault pubblica su Esprit la Risposta ad una domanda. Si tratta di un testo che riassume e precisa i contenuti del suo libro in procinto di essere pubblicato, L’archeologia del sapere, con il preciso obiettivo di affrontare una delle molte questioni che i lettori della rivista gli avevano rivolto. Tra tutte le domande Foucault sceglie come degna di risposta proprio la seguente: Un pensiero che introduce la costrizione del sistema e della discontinuità nelle scienze dello spirito non toglie ogni fondamento ad un’azione politica progressista? Non sbocca forse nel seguente dilemma: - o l’accettazione del sistema; - o l’appello all’evento selvaggio, all’irruzione di una violenza esteriore, la sola capace di stravolgere il sistema?Nella risposta di Foucault a questa domanda troviamo in nuce il problema che introduce ad uno scarto: quello del cosiddetto passaggio dall’archeologia alla genealogia, e, connesso a tale scarto, quella che potremmo defi nire una “presa di distanza” dallo strutturalismo i cui termini vanno assumendo più chiara defi nizione. Per Foucault si tratta di chiarire quali siano i rapporti fra la sua attività di ricerca e la pratica politica. In altri termini: cosa signifi ca per i saperi «descendre dans la rue»