Università degli Studi di Catania: Open Journal Systems
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Le bambole nel Medioevo e oltre: valenza ludica, simbolica e allegorica
Lo studio indaga le diverse valenze della bambola come manufatto ludico, simbolico e allegorico nel Medioevo. L’impiego ludico, nonostante fosse inteso come un esercizio d’imitazione, propedeutico alle mansioni che la società del tempo assegnava alla donna, non subiva esclusioni di genere. Poche sono nel periodo indagato sia le testimonianze archeologiche, a causa della deperibilità dei materiali usati, sia quelle letterarie, che forniscono dettagli di un certo rilievo solo dal secolo XII in poi. Il fatto che le bambole fossero donate spesso alle spose, come si deduce da quelle registrate negli inventari dotali, attesta la loro valenza simbolica: erano giocattoli evocativi del loro futuro di madre e modelli cui ispirarsi per avere dei figli con le stesse fattezze. Le bambole o i “gesuini”, donati alle fanciulle votate alla vita religiosa, richiamano anch’essi la maternità, non quella fisica che esse non avevano voluto o potuto sperimentare nel mondo, bensì quella spirituale. This study investigates the different significances of dolls as recreational, symbolic and allegoric artefacts during Middle Ages. Their playful use, although conceived as an imitation practice preparatory to the tasks assigned to women by the society of the time, was not gender specific. Due to the perishable materials used, there are few archaeological proofs of this period, and the literary resources providing details of any importance date back only from the XII century onwards. Furthermore, the fact that the dolls were often given as a gift to the brides, as it can be deduced from those recorded in the dowry inventories, testifies their symbolic significance: those toys would evocate their future mother lives and provide a model to look up to in order to have children with similar features. The dolls or “gesuini” (little baby Jesus), given to the girls consecrated to a religious life, also recall the idea of motherhood, which was not the physical one they did not want or could not experience, but rather the spiritual one
La valutazione soggettiva del benessere: uno studio di validazione e di confronto interculturale
L’articolo delinea i costrutti di salute, qualità di vita e benessere, presentando una rassegna sugli strumenti disponibili per la valutazione psicologica del well-being. Fra questi strumenti, la Warwick-Edinburgh Mental Well-Being Scale (WEMWBS), standardizzata in diversi paesi tra cui l’Italia, mediante la quale è stato compiuto uno studio che si avvale anche di altri test quali la Satisfaction with Life Scale, il Five Factor Inventory, lo Stait-Trait Anxiety Inventory. I risultati evidenziano limitate differenze fra i risultati di benessere ottenuti nel nostro paese e quelli di studi compiuti in altri contesti sociali e culturali con lo stesso strumento. Appare inoltre confermata la capacità discriminativa della WEMWBS fra un campione clinico con patologia depressiva e uno non clinico appaiato per variabili demografiche. Sono state analizzate le relazioni del benessere percepito con variabili socio-culturali (età, genere, livello di istruzione), con la soddisfazione della vita e tratti di personalità normale e patologica, confrontando 30 soggetti di nazionalità italiana e 29 di nazionalità spagnola. La valutazione quantitativa del benessere soggettivo è utile sia per motivi di ricerca sia per programmare e valutare interventi mirati a migliorare la qualità di vita delle persone.The article outlines the constructs of health, quality of life and well-being, presenting a review on the instruments available for the psychological assessment of well-being. Among these instruments, the Warwick-Edinburgh Mental Well-Being Scale (WEMWBS), standardized in several countries including Italy, through which an empirical study was carried out also including other tests such as the Satisfaction with Life Scale, the Five Factor Inventory, the Stait-Trait Anxiety Inventory. The results show limited differences between the results regarding well-being obtained in our country and those of studies carried out in other social and cultural contexts with the same instrument. Furthermore, the discriminative capacity of WEMWBS between a clinical sample with depressive pathology and a non-clinical one, matched by demographic variables, appears to be confirmed. Moreover, we analyzed the relationships of perceived well-being with socio-cultural variables (age, gender, level of education), with life satisfaction and normal and pathological personality traits, comparing 30 Italian subjects and 29 of Spanish nationality. T he quantitative assessment of subjective well-being is useful both for research purposes and for planning and evaluating interventions aimed at improving people’s quality of life
L’uso dei fear appeals nelle campagne di prevenzione contro il fumo sono ancora efficaci? Uno studio sul campo
Da parecchi anni assistiamo a numerose campagne contro il fumo, ma la loro reale efficacia non è ancora chiara. La mancanza di univocità dei risultati rende necessaria la realizzazione di ulteriori ricerche sul campo. Scopo di questo studio è esaminare l’effetto che le immagini contenenti appelli alla paura di diversa intensità e tipologia, fisica e sociale, hanno sulla rievocazione dei dettagli dell’immagine e sulla percezione della gravità del danno rappresentato, tenendo in considerazione le strategie di coping adottate dal soggetto, le resistenze alla salute attivate e l’atteggiamento mostrato nei confronti del fumo. Come strumenti per la misurazione di queste variabili sono stati usati: l’Adaptive/ Maladaptive Coping Response Scale (AMCS), la Health Resistance Measure (HR), la Smoking Attitudes Scale (SAS) e le Background Questions. Il campione della ricerca è costituito da 96 studenti universitari fumatori e non fumatori. Dai risultati è emerso che l’utilizzo di appelli alla paura intensi non sembra realmente efficace, in quanto potrebbe indurre il soggetto ad attivare delle difese che influiscono negativamente sul processo di rievocazione dell’immagine presentata. Potrebbe risultare utile far leva sui danni sociali provocati dal fumo, poiché percepiti come più gravi. L’efficacia di una campagna contro il fumo dipende anche da altri elementi, come le strategie di coping attuate dal soggetto, l’attivazione di resistenze alla salute e l’atteggiamento mostrato nei confronti del fumo, non trascurando l’età dei soggetti a cui è rivolta la campagna di prevenzione, poiché è emerso chiaramente che, con il consolidarsi dell’abitudine, aumentano le resistenze alla salute che indurranno progressivamente il soggetto a rifiutare i messaggi promossi nelle campagne. I risultati, quindi, inducono a considerare questi elementi nella progettazione di campagne contro il fumo. For several years, we have been witnessing numerous campaigns against smoking, but the real effectiveness of fear appeals is not yet clear. The absence of uniqueness of the results makes it necessary to carry out further research. The purpose of this study was to examine the effect that fear appeals images containing social and physical damages have on the re-evocation of the image details and perceived severity. We took into account Adaptive and Maladaptive Coping Strategies (AMCS), Health Resistance (HR) and Smoking Attitude (SA) adopted by our sample formed by 96 university students, smokers and not. Results show that intense physical fear appeal does not seem successful, as it could generate subject defences, that negatively affect image’s recall process. It could be useful to leverage social damage, as perceived more serious. The effectiveness of threat appeals also depends by other elements, such as the coping strategies adopted by the subject, the activation of health resistance and the attitude toward smoking, not neglecting the age of the subjects to whom the prevention campaign is aimed. Consolidation smoking habit increases health resistance, which in turn gradually induces the rejection of messages promoted in the campaigns. The results, therefore, lead us to consider these elements in the design of campaigns against smoking
Gestione dello stress in genitori con figli autistici: gli effetti dell’autoefficacia e del supporto sociale
L’obiettivo di questo studio era di indagare i vissuti stressanti in 62 genitori (31 uomini, 31 donne) di figli autistici. A tale scopo, abbiamo utilizzato un questionario per rilevare nei partecipanti: le tipologie e i livelli di stress, il senso di autoefficacia e la percezione di supporto sociale ricevuto. I risultati mostrano che i partecipanti gestiscono adeguatamente lo stress e che si percepiscono sufficientemente efficaci. A differenza degli uomini, nelle donne della nostra ricerca i il senso di autoefficacia e il supporto sociale non determinano un miglioramento della condizione stressante. Nel complesso, quindi, le madri, più dei loro compagni, sperimentano una genitorialità più esposta a vissuti negativi e a vulnerabilità emotiva. The objective of this study was to investigate stressful experiences in 62 parents (31 men, 31 women) of autistic children. To this end, we used a questionnaire to measure in the participants: the types and the levels of stress, the sense of self-efficacy and the perception of social support received. The results show that participants adequately manage stress and that they are perceived to be sufficiently effective. Unlike men, in the women of our research the sense of self-efficacy and social support do not lead to an improvement in the stressful condition. Overall, mothers more than their partners, seem to be parents more exposed to negative experiences and emotional vulnerability
Intelligenza emotiva: competenza cognitiva o costrutto di personalità?
Dopo una rassegna sulle teorie delle emozioni e sugli strumenti e i metodi per valutarle, e sui diversi approcci teorici e psicometrici all’Intelligenza Emotiva, viene presentata una ricerca mirante a collocare questo costrutto, valutato mediante self-report, fra le capacità cognitive di discriminazione emozionale e le dimensioni di personalità. In un campione di 203 studenti universitari (98 donne e 105 uomini, età 19-33 anni), sono stati utilizzati il test SREIT per l’IE, il BFQ per misurare le dimensioni di personalità e il GERT per valutare la capacità di discriminare le emozioni. Le analisi dei dati evidenziano alte correlazioni tra l’auto-valutazione della IE e gli aspetti di personalità, ma una relazione quasi nulla con la capacità di riconoscimento delle emozioni. I risultati hanno ricadute sia sulla definizione teorica del costrutto di IE sia sulle sue applicazioni nella ricerca e nella pratica psicologica. After reviewing the main theories of emotions and the instruments and methods for evaluating them, and the different theoretical and psychometric approaches to emotional intelligence, a research is presented aimed at placing this construct, evaluated through self-report, between the cognitive discrimination of emotions and the personality dimensions. In a sample of 203 university students (98 women and 105 men, age 19-33 years), we used the SREIT test for assessing IE, the BFQ to measure the personality dimensions, and the GERT to evaluate the ability to discriminate emotions. Data analysis highlights high correlations between self-assessment of IE and personality aspects, but an almost null relation with the ability to recognize emotions. The results have impact on both the theoretical definition of the IE construct and its applications in research and psychological practice
The study of educational leadership. Themes, emerging models and future research directions
In the educational climate of recent decades, recent policy initiatives have been mainly focused on increasing the autonomy of schools. In this scenario, the study of educational leadership has gained interest within the research community because of the widespread belief that the quality of leadership makes an important difference in improving learning and teaching processes. In Italy, the discourse on educational leadership is arguably at an early stage and it has been characterized by different perspectives. Given this premise, by reviewing theoretical and empirical literature on educational leadership, the purpose of this article is to present and discuss the most studied leadership models in educational research in the attempt to make a contribution to the development of this research field in Italy. I recenti orientamenti normativi di Riforma in materia di politica scolastica hanno dato un nuovo impulso all’autonomia delle istituzioni educative. Nel contesto di tali cambiamenti, il tema della leadership educativa ha assunto crescente rilevanza nel dibattito interno alle scienze pedagogiche. La fiorente letteratura internazionale ha dimostrato, peraltro, come la leadership educativa rappresenti una componente chiave per lo sviluppo di ambienti professionali ed organizzativi efficaci per i processi di apprendimento e di insegnamento. In Italia, il recente dibattito e la ricerca sperimentale sulla leadership educativa sono stati attraversati da prospettive e focus interpretativi differenti. Nel tentativo di offrire un contributo atto ad accompagnare lo sviluppo di nuove aree di ricerca all’interno degli attuali scenari educativi e formativi, l’articolo propone una sintetica ricognizione della letteratura internazionale utile a chi voglia esplorare oggi i più attuali, emergenti modelli teorici ed empirici nel campo della ricerca sulla leadership educativa
Disabilità, orientamento e progetto di vita nella scuola inclusiva
Il presente contributo cerca di analizzare la connessione intrinseca tra la disabilità, il progetto di vita e l’orientamento formativo nella scuola inclusiva odierna. Aspetti fortemente concatenati che si evolvono sulla base di presupposti etici forti e condivisi dall’intera collettività e che si sviluppano nella dimensione pedagogica in prospettiva multidimensionale, dove famiglia, scuola, ente locale, servizi sanitari e terzo settore, insieme, pensano e realizzano progetti di vita autentici. Si cerca anche di evidenziare l’importanza degli strumenti di analisi, conoscenza e valutazione delle caratteristiche personali e soprattutto delle potenzialità da scoprire e sviluppare della persona con disabilità, fornendo indicazioni metodologiche e organizzative alla luce delle più recenti disposizioni legislative. Le conclusioni mirano a stimolare la fondamentale essenza formativa delle storie di vita possibili e vere che molti, ogni giorno, tracciano con il proprio vissuto, a testimonianza che la tendenza al conformismo della normalità può trasformarsi in valorizzazione della diversità. The present paper seeks to analyze the intrinsic connection between disability, life project and educational orientation in today’s inclusive school. Strongly linked aspects that evolve on the basis of strong ethical assumptions and shared by the whole community and which develop in the pedagogical dimension in a multidimensional perspective, where family, school, local authority, health services and the third sector, together, think and realize projects of authentic life. We also try to highlight the importance of the tools of analysis, knowledge and assessment of personal characteristics and above all of the potential to be discovered and developed of the person with disabilities, providing methodological and organizational indications in light of the most recent legislative provisions. The conclusions aim to stimulate the fundamental formative essence of the possible and true life stories that many, every day, trace with their own experiences, to witness that the tendency to conformism of normality can be transformed into the enhancement of diversity
Alcune osservazioni sul significato delle dottrine non scritte e dell’esoterismo in Platone
L’opera di Platone, che ha sempre avuto un ruolo centrale tra i cultori dell’esoterismo occidentale, ha di recente richiamato l’attenzione della scuola di Tubinga-Milano per le cosiddette “dottrine non scritte”, cui si attribuisce una natura esoterica. Tuttavia non sempre si ha piena consapevolezza di cosa sia stato storicamente l’esoterismo. In questo saggio, dopo una presentazione di tale tema alla luce delle più aggiornate ricerche, si analizza in che senso esso possa essere proprio di Platone. Si sostiene che non è possibile intendere l’esoterismo platonico come una sorta di dottrina protologica dei primi principi, bensì si debba parlare di una via simbolico-anagogica che di fatto recupera l’esperienza misterica della religione tradizionale, che viene inquadrata e regimentata all’interno di un discorso filosofico. Per cui si conclude infine che Platone risulta centrale nella cultura europea perché ha congiunto insieme tre fondamentali suoi aspetti: la dimensione dialettico-argomentativa, con ciò fondando il canone occidentale della filosofia; l’aspetto allegorico-narrativo, dando espressione nel racconto del mito alla dimensione popolare della religiosità; infine quello esoterico-iniziatico, depositato nell’insegnamento orale delle dottrine non scritte e che è tipico della gnosi e che punta alla elevazione spirituale e alla contemplazione del Vero nella sua dimensione di ineffabilità. Plato’s work, which has always played a central role in the history of Western esotericism, has recently attracted the attention of the Tübingen-Milan School for the socalled “unwritten doctrines”, to which an esoteric nature has been attributed. However, the scholars of esoteric Plato have not always been fully aware of the true meaning of esotericism in the past. In this essay, after a presentation of this theme in the light of the most up-to-date research, I have analysed the sense in which esotericism concerns Plato. I have argued that Platonic esotericism cannot be interpreted as a kind of protological doctrine of the first principles, but should be seen in a symbolic-anagogical way that in fact retrieves the experience of traditional mystery-cults, which in Plato is framed and governed within a philosophical discourse. Finally, I conclude that Plato is central to European culture because he linked together three fundamental aspects: the dialectical-argumentative dimension, thereby establishing the Western canon of philosophy; the allegorical- narrative aspect, expressed in the narrative of the myth in the popular dimension of religiosity; and finally the esoteric-initiatory one, found in the oral teaching of the unwritten doctrines and which is typical of Gnosis, aiming at a spiritual elevation and contemplation of the True, understood as absolutely ineffable
Il compito del pensiero. Alcune considerazioni su Heidegger e la fine della filosofia
Un aspetto certamente rilevante della riflessione heideggeriana, e che quasi accarezza la risposta (assente in Sein und Zeit) alla domanda circa il senso dell’essere, riguarda la cosiddetta fine della filosofia. Questo tema viene da Heidegger affrontato in un breve quanto celebre scritto del 1964 intitolato appunto La fine della filosofia e il compito del pensiero. In questo nostro contributo analizzeremo criticamente la fine della filosofia diagnosticata dal pensatore tedesco come anche il compito che secondo quest’ultimo resta al pensiero, che nella proposta heideggeriana consiste nel pensare proprio ciò che è stato detto ma non pensato dai Greci: la verità come alétheia. One of the main aspects of Heidegger’s reflection – and that almost caresses the answer about the meaning of being – concerns the so-called end of philosophy. Heidegger faced this issue in a short but nontheless well-known essay entitled The End of Philosophy and the Task of Thinking (1964). In this paper I will critically analyze, from one side, the end of philosophy diagnosed by Heidegger, and from the other what task, according to the German thinker, is reserved for thinking, which in Heidegger’s proposals consists of thinking what the Greeks said but did not think: that is to say, the truth as alétheia