Università degli Studi di Catania: Open Journal Systems
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La Camelot vittoriana e il dibattito sul gender. Una lettura intertestuale degli Idylls of the King di Alfred Tennyson
Nello suo studio sul Gothic Revival, Kenneth Clark sottolinea che alla metà dell’Ottocento la piena fioritura in Inghilterra di un gusto per le forme dell’architettura gotica aveva innescato un movimento culturale di vasta portata: lo stesso che aveva radicato un interesse notevole per il mondo e la sensibilità medievali, anche in pittura ed in letteratura
Restaurazione e istruzione nel meridione borbonico
L’esecuzione dei dettami elaborati dal Congresso di Vienna, reintegrando i sovrani e restituendo al clero antiche e consolidate posizioni, riproponeva sistemi scolastici e modelli formativi rivisitati. Nel Meridione borbonico, con la Restaurazione, si riaffermava una politica centralistica e burocratica, progressiva e lineare. Attraverso una scuola organizzata in tutti i suoi gradi, ancora vicina alla vecchia ratio studiorum gesuitica, ma non chiusa all’aggiornamento e all’età napoleonica, si sarebbero adottati rigidi criteri di selezione del personale politico e amministrativo, anche attraverso il controllo del comportamento morale e confessionale degli studenti in termini di ortodossia politica e religiosa. In primo luogo, il sovrano rinnovava la scuola primaria mediante l’introduzione dei sistemi pedagogici mutuati dal mondo anglosassone – il metodo lancasteriano, che sostituì progressivamente quello «normale» di decosmiana memoria – attento all’evoluzione economica in senso industriale. I progetti relativi all’istruzione secondaria, poi, prendevano forma attraverso il perfezionamento delle scuole per i «dotti»: collegi e licei destinati alle fasce alte della società. Ferdinando elaborava, collateralmente, un’ampia normativa dedicata all’istruzione militare, non trascurando tuttavia la formazione di «artisti», diplomatici e musicisti. L’antica cura per l’istruzione femminile, infine, si sostanziava attraverso la creazione di educandati destinati anche alle «donzelle civili». I moti del 1820-21, tuttavia, interrompevano bruscamente il cosiddetto «quinquennio riformatore», dando vita ad un’atmosfera di chiusura e a un rigido atteggiamento censorio da parte del governo. Il breve regno di Francesco I fu povero di normativa scolastica, benché segnasse un lento riavvio anche in termini di dibattito formativo e didattico. Il successivo «lungo regno» di Ferdinando II si inaugurava, negli anni Trenta, con un rapido fiorire di una pubblicistica pedagogica che dava vita a un dibattito intenso sulla necessità di «svecchiare vecchi modelli di pubblica istruzione. Tuttavia, l’attenzione verso le scuole militari, gli stabilimenti per artisti e musicisti e gli istituti riservati alle donne subì una nuova battuta d’arresto a causa dei fermenti politici del 1837 e, a istanza di dieci anni, della rivoluzione del 1848. Gli ultimi dieci anni della monarchia borbonica nel Mezzogiorno d’Italia, dunque, sarebbero stati segnati dal tentativo da parte del sovrano di vigilare con forza sull’istruzione pubblica, partendo dall’arruolamento dei docenti, passando dal controllo sugli studenti e dalla censura su libri di testo e piani di studio. Alle soglie dell’Unità, comunque, il sistema scolastico «borbonico» appariva gravemente compromesso. L’arrivo di Garibaldi segnava un giro di boa in campo scolastico: espulsi gesuiti e liguorini, la cura della pubblica istruzione diveniva laica, aprendosi contestualmente alle esigenze di un’educazione destinata anche ai ceti più bassi della società
L’università nella learning society. Un’indagine sul lifelong learning nell’Ateneo catanese
L’ultimo scorcio del XX secolo ha visto realizzarsi profondi mutamenti nei settori cruciali della società, nel mondo della produzione e del lavoro, nel rapporto tra scienza e tecnologia, e soprattutto nell’organizzazione dei saperi, con grandi implicazioni per le relazioni tra i gruppi sociali e per i mezzi di creazione e di distribuzione di ricchezza, potere e status. 
Nuovomondo: un sogno ad occhi aperti – Storie di emigrazione nel film di Emanuele Crialese
Il cinema è un luogo privilegiato della memoria collettiva, un giacimento culturale dal quale attingere le radici profonde della nostra storia, per affrontare i problemi del presente con un maggiore senso critico. Ancora oggi l’emigrazione italiana non trova molto spazio nella produzione cinematografica del nostro paese. Alcuni film di recente fabbricazione, però, hanno fornito un’immagine più realistica e complessa del fenomeno. Nuovomondo rientra in questa categoria. Il film di Crialese, infatti, analizza alcune caratteristiche della "Grande Emigrazione" di inizio Novecento, attraverso la storia della povera famiglia Mancuso che decide di lasciarsi il passato alle spalle e iniziare una nuova vita negli Stati Uniti.The cinema is a privileged place of collective memory, a cultural deposit from which the deep roots of our history can be extracted, in order to tackle present-day problems with critical critical sense. Still today, Italian emigration has not found much space in the film production of our country. However, some recent films have provided a more realistic and complex image of the phenomenon.Nuovomondo (The golden door) is included in this category. In fact, the film by Crialese analyses some of the characteristics of the «Great Emigration», at the beginning of the twentieth century, through the story of impoverished Mancuso family, that decides to leave the past behind them and start a new life in the USA
Lo specchio a una faccia. Morfologia e darwinismo in Ernst Cassirer
Che per Ernst Cassirer il rapporto tra una possibile storia della “teoria della conoscenza” e un’altrettanto possibile storia della filosofia debba essere considerato simmetrico e indissolubile, non è soltanto un’ipotesi esegetica, ma - per stessa ammissione del filosofo delle forme simboliche - una necessità metodologica: «compito della filosofia – infatti – in ogni singola fase del suo sviluppo consiste nel mettere costantemente in rilievo, in un concreto complesso storico di determinati concetti e principi scientifici, le funzioni logiche generali della conoscenza»
Sguardi di terrore. Paure collettive "intercettate" dal cinema
Il cinema è una riserva di immagini e una fonte di conoscenza collettiva che svolge una doppia funzione: 1) è testimone del proprio tempo e ne è un perfetto interprete; 2) è un agente sociale che agisce nella realtà sociale e costruisce significati collettivi. Il cinema, insomma, ci aiuta a percepire il mondo. Per questo motivo possiamo ritenere i film, soprattutto quelli horror e di fantascienza, dei validi interpreti della società e degli utili strumenti per lo studio delle sue rappresentazioni e delle sue paure collettive.The cinema is an images reserve and a source of collective knowledge that carries out a double function: 1) it is a witness and perfect interpreter of its time. 2) it is a social agent that acts within social reality and builds collective purports. The cinema, in short, helps us perceive the world. For this reason we can consider films, especially horror and sci-fi, good interpreters of society and useful instruments in the study of its social representations and collective fears
Riflessioni sui mass media tra mistificazione informativa e funzione civica
Nell’epoca dell’informazione, in cui regna sovrana la rappresentazione iconica della notizia che con il suo potere di definizione agisce sulla percezione sociale, fornendo le chiavi interpretative che orientano l’attenzione e modellano il sapere, i mass media diventano fondamentali agenti di riduzione o amplificazione delle dinamiche che interessano il livello ordine/disordine del sistema sociale. La rappresentazione sociale dei rischi è, infatti, influenzata dal sistema mediale, che ne condiziona i processi e le gerarchie, ricostruendo l’universo simbolico per la loro valutazione. Ciò implica un grande potere dei media, capaci di tranquillizzare o allarmare, giustificare o denunciare situazioni potenzialmente rischiose. La funzione di carattere civico da essi assolta finisce, dunque, per scontrarsi con le logiche commerciali di profitto che non si sottraggono dallo speculare sulle paure collettive.In the information era, in which reigns the iconic representation of the news, that with its power to define acts on social perception provides interpretive keys that guide attention and shape the knowledge, the media are fundamental reducing or amplifying agents of the dynamics that affect the level of order/disorder of the social system. The social representation of risks is, in fact, influenced by the media system, which affects processes and hierarchies, reconstructing the symbolic universe for their evaluation. This implicates a great power of the media, in calming or alarming, justifying or claiming potentially hazardous situations. The civic function that they play, then, ends up colliding with the commercial logics of profit that are not exempt from sinking their hand in collective fears
A proposito dell'inganno in età merovingia. Riflessioni sul terzo degli Historiarum Libri di Gregorio di Tours
Il ricorso all’inganno, quale strumento di azione “politica” in età merovingia, trova ampia testimonianza negli Historiarum Libri di Gregorio di Tours. Nelle pagine che seguiranno, il dolus, più che nella veste in cui può essere rintracciato nelle fonti legislative altomedievali, laddove caratterizza molti dei reati contemplati dalla giurisprudenza del tempo, verrà invece analizzato nellasua qualità di strumento di governo, utilizzato da alcuni sovrani merovingi per volgere a proprio vantaggio sia i conflitti interni al regno, sia le guerre che li videro contrapposti a popolazioni straniere