Università degli Studi di Catania: Open Journal Systems
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Luoi o lei? Un'indagine esplorativa sugli stereopiti di genere in un campione di studenti di Scienze della Formazione
Nel nostro contributo di ricerca abbiamo esplorato gli stereotipi di genere, relativi ai giocattoli, ai tratti socio-cognitivi e alle professioni, in un campione di 156 studenti della Facoltà di Scienze della Formazione. Gli strumenti impiegati sono costituiti da tre gender choice, riferite alla scelta del giocattolo («Gender Toy Choice»), a quella dei tratti socio-cognitivi («Gender Trait Choice») e a quella delle professioni («Gender Job Choice»); si tratta di n. 101 diapositive (presentate in ordine casuale ma uguale per ciascun soggetto), divise in n. 32 per la «Gender Toy Choice», n. 36 per la «Gender Trait Choice» e n. 33 per la «Gender Job Choice» e due silhouette, raffiguranti un maschio ed una femmina, alle quali i soggetti devono attribuire, mediante la scelta «forzata», ciascun giocattolo, tratto e professione. L’analisi dei dati è stata effettuata raggruppando i risultati in tre sezioni: a) «Gender Toy Choice», b) «Gender Trait Choice» e c) «Gender Job Choice», indicando la «soglia di stereotipia» di ogni giocattolo, tratto e professione (stabilita in un range, condiviso da maschi e femmine, compreso tra il 70% e il 100%).a) Per la «Gender Toy Choice», il nostro campione mostra elevati livelli di stereotipia, associando al «genere» femminile oggetti ludici collegati, per lo più, alla cura dell’aspetto fisico e al setting domestico, mentre al «genere» maschile quelli connessi alla guerra, alla tecnologia e alla locomozione.b) Per la «Gender Trait Choice», su 36 tratti, soltanto 4 superano la «soglia di stereotipia» (70%), ciò che dimostra una maggiore «permeabilità» dei confini psicologici del «maschile» e del «femminile». Le caratteristiche che, per il nostro campione, rendono tipicamente differenti i due generi sembrano essersi ridotte e modificate: mentre il «genere» maschile è definito da pochi tratti comunque connotati negativamente, che rimandano ad uno stile relazionale caratterizzato dallo scontro fisico-verbale, il «genere» femminile sembra essere contraddistinto esclusivamente dalla «loquacità».c) Per la «Gender Job Choice», il nostro campione associa al «genere» maschile un repertorio occupazionale più articolato (19 professioni), caratterizzato da attività sia di tipo pratico-manuale, sia di alto profilo specialistico e culturale. Al «genere» femminile viene, invece, associato un numero abbastanza ridotto di attività (7 professioni), espletabili, per lo più, in ambito domestico-familiare. Sulla base di tali risultati appare opportuno riflettere sul ruolo che gli stereotipi di genere svolgono nel percorso formativo degli studenti (in particolar modo, di quelli che frequentano la Facoltà di Scienze della Formazione), che dovrebbero essere messi in condizione (anche per la specificità delle professioni alle quali si preparano) di diventare consapevoli degli atteggiamenti stereotipici che contribuiscono a semantizzare la realtà con cui ogni individuo entra in contatto
A job of lifelong learning. Il metodo della geografia storica nell’elaborazione di Carl Ortwin Sauer
Nel dicembre del 1940 Carl Ortwin Sauer, allora presidente dell’Associazione dei Geografi Americani, aprì i lavori del congresso annuale dell’associazione, che si teneva a Baton Rouge, in Louisiana, presentando una relazione intitolata Introduzione alla geografia storica. Il tema, destinato ad alimentare un lungo confronto, in quel momento rappresentava una novità per un dibattito scientifico che si trovava ancora alle prese con la definizione di un chiaro statuto disciplinare della geografia
Creatività ed esaurimento professionale nelle organizzazioni. Un’indagine esplorativa interculturale
Negli ultimi decenni, l’attenzione delle organizzazioni verso la creatività ha subito un notevole incremento. Questo accade perché l’organizzazione, per poter sopravvivere, deve continuamente adeguarsi alle richieste della realtà esterna, una realtà in continuo cambiamento. Il cambiamento obbliga le organizzazioni a rivedere la propria identità in modo dinamico e a costruire nuovi modelli basati su flessibilità e creatività
Il rischio nella società della globalizzazione
Il processo di globalizzazione, che definisce e caratterizza la società postmoderna, ha comportato una crescita delle condizioni di rischio per la collettività; rischi che si sono globalizzati, dando luogo ad effetti meno facilmente identificabili, ma più gravi e di conseguenza più inquietanti e difficili da affrontare. Ne consegue che l’uomo della tarda modernità vive continuamente in uno stato di paura costante ma contenuta, una sorta di “angoscia da disastro” derivante dai mutamenti della natura dei rischi, una paura vaga che non ha un oggetto determinato ed è vissuta come attesa dolorosa per una minaccia tanto più temibile quanto non chiaramente identificabile. Si propaga, così, nell’opinione pubblica un generale senso di allarme, un profondo e continuo disagio morale dove diffusa e costante è l’insicurezza e, reali o immaginarie, si intensificano le paure. Sulla base di queste premesse, l’autrice richiama le prospettive e gli approcci principali che sono stati elaborati in materia, interrogandosi sulle implicazioni del rischio per la vita sociale.The process of globalization that defines and characterizes post-modern society has brought about a growth in risk factors for the community in general. On becoming globalized, these risks have given rise to effects that are not easily identified but are more serious, and consequently more disturbing and more difficult to deal with. As a result, post-modern man lives in a permanent but contained state of fear, a kind of “disaster anxiety” resulting from the changes in the nature of risk. It is a vague fear with no specific object that is lived as an anguished awaiting for a threat that is all the more fearful for being less clearly identified. In this way, a general sense of alarm spreads throughout public opinion; a profound and continuous moral unease where the sense of insecurity is widespread and constant and where the fears, be they real or imaginary, are intensified. On the basis of these premises the author analyzes the perspectives and the main approaches that have been used in the study of this phenomenon, examining the implications of risk in a modern society
Storiografia e costituzione inglese: una lettura “revisionista” della History of England di David Hume
L’articolo ha per oggetto un aspetto del pensiero politico di David Hume di estremo interesse, sebbene non sufficientemente affrontato dalla critica italiana: la concezione humeana della Storia come fenomeno culturale, che trova la massima espressione nell’opera The History of England. L’autrice si avvale, da una parte, del confronto critico e filologico di quest’opera con la precedente tradizione di studi antiquari sei-settecenteschi, per verificare i nessi e gli esiti dell’operazione intellettuale di Hume in ambito storico-politico. Dall’altra, l’articolo offre una breve, ma significativa e aggiornata, ricognizione degli studi internazionali sul rapporto tra il filosofo scozzese e la Storia. Così, anche per i ricchi riferimenti alla vasta e più recente critica anglosassone e americana sulla filosofia della storia humeana, il presente studio rappresenta un’importante messa a punto del problema.This article underlines one of the most interesting aspects of David Hume’s political thought, even if it has not been sufficiently considered by Italian critics: Hume’s conception of history as a cultural phenomenon, that finds its utmost expression in the work The History of England. The author offers a synthetic, relevant and up-to-date recognition of the international scholarship on the relationship between the Scottish philosopher and history. In addition, this article, is rich in references to the most recent American and British critics on the Humean philosophy of history. Finally, this work represents an important treatment of the matter
Alcuni aspetti della storia economica e sociale della terra Iacii nel secolo xv
La terra di Aci, assegnata da re Martino I al demanio nel 1398, fu più volte infeudata, a partire dal 1420-22; il governo baronale, tuttavia, segnò un periodo di sviluppo che si avvertì in ogni comparto. La Sicilia tutta, d’altronde, godette per quasi tutto il secolo XV di una positiva congiuntura politico-militare e fu risparmiata dai disastri naturali. Tutto ciò si tradusse in un notevole incremento demografico nell’intera isola e nel territorio acese, dove, agli inizi del XVI secolo, si contavano già 350 fuochi. Erano certo state decisive le concessioni elargite ai signori di Aci dalla corona aragonese, specialmente il privilegio di affidare e la Fiera franca. La terra di Aci divenne un’area di forte immigrazione che attirò anche numerosi cittadini dalla vicina Catania, determinando un lungo contenzioso fra i baroni acesi e l’universitas catanese. L’istituzione della Fiera franca, che aveva luogo presso la contrada di Santa Venera dal 19 luglio al 2 agosto di ogni anno, rivitalizzò la produzione e gli scambi commerciali, attività alla quale si dedicarono anche esponenti del patriziato urbano. La coltivazione della ‘cannamele’, in particolare, diede luogo ad una fiorente industria saccarifera che affiancò la tradizionale produzione vinaria, rivitalizzando il mercato del lavoro.The land of Aci, assigned by King Martino as state property in 1398, was subjugated several times, starting from 1420-22; the baronial government, however, marked a period of development that was noted in every sector. Throughout almost all the 15 th century, Sicily enjoyed a positive political-military alliance and was saved from natural disasters. This resulted in a considerable population increase in the whole island, and in the Aci area, where at the beginning of the century there were already 350 families. The concessions bestowed on the Lords of Aci by the Aragon crown, especially the privilege of trust and the free market were of considerable importance. The land of Aci became an area with a lot of immigration that attracted also numerous citizens from the nearby Catania, causing a long period of strife between the Aci barons and Catania university. The institution of the Fiera franca, the free market, which took place in la contrada di Santa Venera from July 19 to August 2 every year, revitalized the activities of production and commercial exchange, which also exponents of the urban patrician class were involved in. The cultivation of ‘cannamele’, in particular, gave rise to a flourishing sweet industry that, along with the traditional wine industry, revitalized the work market
Il modello del bricolage evolutivo: dagli organismi al linguaggio
Se Newton concepisce la gravitazione universale per analogia con l’attrazione fra persone, Darwin sviluppa la teoria della selezione naturale utilizzando metafore di origine sociale come lotta e competizione, Freud costruisce la teoria psicanalitica utilizzando metafore archeologiche, la cibernetica rappresenta la mente come un calcolatore, è forse vera la frase di Aristotele: «La cosa di gran lunga più grande è essere maestro di metafora»
Identità religiosa, vitalità e strategie di acculturazione nella comunità copta egiziana
L’obiettivo di questo studio era di rilevare gli orientamenti di acculturazione adottati dalla minoranza copta nei confronti della maggioranza musulmana in Egitto. Inoltre, si voleva indagare la relazione tra gli orientamenti di acculturazione, l’identità religiosa e la vitalità. Hanno partecipato 102 copti che hanno compilato un questionario contenente le misure dei costrutti indagati. Gli orientamenti di acculturazione (separazione, integrazione, assimilazione, anomia e individualismo) sono stati rilevati nel dominio dell’endogamia/esogamia. I risultati mostrano che i partecipanti adottano l’orientamento di separazione e rifiutano tutti gli altri. Inoltre, l’identità religiosa e la vitalità influenzano gli orientamenti di acculturazione; infine, la vitalità modera la relazione tra identità religiosa e orientamenti di acculturazione.The aim of this study was to investigate acculturation orientations adopted by the coptic minority towards the Muslim majority in Egypt. Another aim of this study was to investigate the relationship between acculturation orientations, religious identity, and ego vitality. Participants were 102 copts who completed a questionnaire containing measures of the investigated constructs. Acculturation orientations (separation, integration, assimilation, anomie, and individualism) were assessed in the endogamy/exogamy domain. Results showed that participants adopt separation orientation and refuse all other. Moreover, religious identification and ego vitality affect acculturation orientations; finally, ego vitality moderate the relationship between religious identification and acculturation orientations