Università degli Studi di Catania: Open Journal Systems
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Osservazioni sui tabularia militari
La rilettura della documentazione, soprattutto di quella epigrafica, sui tabulariadella legione, ritenuti tradizionalmente tre, dà ampio margine per ribadire l’esistenza del tabularium equitum e, nel contempo, per affermare che ancora oggi il numero deitabularia rimane incerto. The re-reading of the documentation, and especially the inscriptions, on the legionary tabularia, traditionally considered three, gives ample space to confirm the existence tabularium equitum and, at the same time, state that the number of tabularia still remains uncertain
Risorse umane e competenze nella learning society. Prospettive pedagogiche
La riflessione sulla valorizzazione e sull'accertamento delle competenze si inscrive oggi all'interno della metafora della learning society, diffusamente utilizzata per definire i caratteri della società contemporanea, una società caratterizzata dalla permanenza dell'apprendimento, dalla costruzione delle conoscenze da parte del soggetto e dall'acquisizione di quelle capacità che gli consentono di gestire autonomamente strumenti adeguati di conoscenza. La prospettiva della dimensione conoscitiva della società assume, pertanto, come elemento cardine, la questione relativa al come rendere produttive le risorse umane, valorizzando le competenze acquisite dai soggetti e consentendo loro di costruirne di nuove. Emerge, di conseguenza, la necessità di non considerare il tema delle competenze esclusivamente in relazione alla qualificazione professionale, ma di estendere l'accertamento ai processi di formazione, nell'ottica di un sistema integrato di opportunità di apprendimento (formali e non formali) che coinvolgono il soggetto nei molteplici momenti della sua esistenza. In particolare, sono proprio i processi di formazione continua degli adulti a richiedere adeguati strumenti di accertamento dei risultati effettivi dell'apprendimento, relativo agli aspetti istituzionali ed esperenziali di vita e di lavoro dell'individuo. Grazie ad alcune ricerche nazionali condotte dall'Isfol, il presente saggio, nel fornire una schematizzazione del concetto di competenza, intende pertanto focalizzare l'attenzione sull'importanza dell'acquisizione delle competenze trasversali (le core competencies) e delle metacompetenze, necessarie, le prime, a consentire all'adulto di mantenersi attivo conduttore del proprio processo di apprendimento, e, le seconde, a garantirgli una capacità interpretativa adeguata alla complessità degli scenari attuali. The reflection on the development and assessment of competences is today inscribed within the metaphor of the «learning society», widely used to define the features of contemporary society, a society characterized by lifelong learning, by the capability of the subject to build up his knowledge, and the acquisition of those skills which enable him to autonomously manage the proper knowledge tools. The prospective of society's cognitive dimension involves, therefore, as its hinge element, the question of how to make human resources productive by making the most of the competences acquired by the subjects, and allowing them to build new ones. Consequently, the necessity not to consider the issue of competence related to professional qualifications alone arises, but to extend the ascertaining to educational processes from the point of view of a system integrated with learning opportunities (formal and informal), which involve the individual during his life. In particular, processes of lifelong learning for adults require adequate instruments for the evaluation of the effective results in learning, relative to institutional aspects and experiences in life and the work-field. Thanks to some national research projects carried out by ISFOL, this paper, in furnishing a schematization of the concept of competence, intends to draw attention to the importance of the acquisition of cross-competences (core competences) and metacompetences; the former are necessary to allow the adult to remain actively in charge of his/her own learning process, and the latter will guarantee him/her the interpretative ability appropriate for today's complex scenarios
Biagio Pace e l'archeologia in Sicilia nella prima metà del 900
L’articolo analizza il contributo di Biagio Pace all’archeologia siciliana nella prima metà del XIX secolo. Nonostante che egli fosse un esponente di rilievo del mondo accademico e politico del tempo, infatti, il Pace, che fu peraltro impegnato in prima persona in attività archeologiche in Turchia e in Libia, non volle mai organizzare né partecipare ad attività di ricerca sul campo in Sicilia, anche se l’archeologia della Sicilia, alla quale dedicò la sua opera più importante, “Arte e civiltà della Sicilia antica”, era sempre l’oggetto più importante dei suoi studi. Il lavoro propone di individuare il perché di questa curiosa incoerenza nel forte taglio ideologico dell’opera del Pace, per il quale era difficile trovare riscontri nella realtà archeologica. This paper analyzes Biagio Pace’s contribution to the archaeological activities in Sicily during the first half of the XXth century. He was a important member of the academic and political world of his time, but never intented to dig in the island, where he was born and lived, and to which he dedicated his most important work, “Arte e civiltà della Sicilia antica”, published between 1935 and 1949. We propose to find the reasons of this curious incoherence in the strong ideological orientation of Pace’s work
Istruzione e società. Percorsi formativi nella Catania borbonica
L’analisi delle tappe attraverso cui, tra Rivoluzione e Unità, si sostanzia l’istruzione scolastica, consente di aprire ampie finestre sui progetti di trasformazione delle istituzioni educative e sulla valenza degli itinerari formativi attuati nella Sicilia del Sette-Ottocento. Contro la significativa preponderanza della scuola superiore e l’insegnamento gesuitico, portatore di una cultura umanistico - retorica, l’esigenza di razionalizzare l’insegnamento articolandolo in un sistema di ordini e gradi è proprio delle meditazioni della pedagogia illuministica. Il prototipo prussiano e austriaco, che tende alla creazione di un modello educativo organico, centralizzato e laico, determina in Italia la nascita di veri e propri epicentri di trasformazione politica e culturale. La cacciata dei Gesuiti segna il termine a quo del riformismo agrario meridionale nonché la fine del monopolio religioso sull’assistenza e sull’istruzione. In Sicilia De Cosmi si fa interprete di una riforma regalista, giurisdizionalista e popolare, invitando ad operare una riflessione propositiva sulla fine della cultura gesuitica e sui progetti di riutilizzo, in senso lato, del patrimonio dell’ordine. Tra riformismo e rivoluzione il dibattito relativo all’introduzione delle scuole decosmiane e al rapporto tra queste e le secondarie rivela significative consonanze con altri aspetti della politica borbonica nella sua fase tanucciana e caraccioliana. L’introduzione del metodo lancasteriano porrà l’accento sulla “necessità " di un’istruzione aperta ad una utenza più larga. Le istanze giurisdizionalistiche e i revisionismi successi incideranno in maniera trasversale sul sistema educativo e sull’opportunità o meno di affidarne il controllo al clero. I modi e i tempi di applicazione della normativa al caso Catania sottolineano lo stridente contrasto che caratterizzò l’ipotesi di una società, in bilico tra passato e presente, accarezzata da una monarchia borbonica che dopo le istanze riformistiche si scontrava con la realtà della Restaurazione. Se la ricostruzione della normativa può costituire una prima griglia inter-pretativa , l’esame - attraverso l’uso incrociato di fonti bibliografiche e documentazione d’archivio - delle strutture scolastiche diventa indispensabile chiave di lettura per penetrare nel meccanismo della risposta istituzionale alla volontà centrale. A fronte dell’intelaiatura di base relativa all’istruzione primaria e secondaria, pubblica e privata, così come si strutturava a Catania tra Sette e Ottocento, particolare significato riveste la peculiarità di alcune istituzioni finalizzate all’educazione di specifiche categorie sociali: il Collegio Cutelli dedicato all’istruzione dei nobili, e l’Ospizio di beneficenza, destinato ai diseredati, alla “bassa gente”, alla prole dei mendichi, ai “figli di nessuno”. Il duro sistema di vita dell’Ospizio, con il suo progetto pedagogico finalizzato all’istruzione “professionale - militare”, ci dà la misura della abissale distanza dalla raffinata atmosfera, permeata di studi classici e di “arti liberali”, del Collegio Cutelli. La scuola per la formazione dei futuri artigiani e la palestra atta a plasmare il giovane gentiluomo rappresentano le due facce di una medesima medaglia. Il modello proposto dal Collegio a confronto con quello suggerito dall’Ospizio costituiscono in sostanza un emblematico punto d’arrivo di quei mutamenti politico - istituzionali e socio - culturali che contemporaneamente caratterizzavano la formazione dello stato moderno nel Meridione. The analysis of the stages through which, between Revolution and Unity of Italy, the education system takes shape, open ample windows on the transformation plans for educational institutions and on the importance of the formative itineraries effected in eighteenth and nineteenth century Sicily. Against the sígnificant predominance of the high school and the teaching of the Jesuits, holders of a humanistic-rhetoric culture, the need to rationalise teaching, articulating it into a system of orders and degrees is the fruit of the meditatíons of Enlightenment pedagogy. The Prussian and Austrian prototype, that favours the creation of an organic, centralized and secular educational model, determines the birth of authentic centres of political and cultural transformation in Italy. The expulsion of the Jesuits marks the end a quo of agrarian reformism in the south and the end of the religious monopoly on the welfare institutes and education. In Sicily De Cosmi is the interpreter of a regalist, jurisdictional and popular reform, inviting constructive reflection on the end of the Jesuitical culture and on the plans to reutilize, in a broad sense, the patrimony of the Order. Between reformism and revolution the debate on the introduction of Decosmian schools, and the relationship between these and secondary schools reveal meaningful consonances with other aspects of Bourbon policy in its Tanuccian and Caracciolian phases. The introduction of the Lancasterian method will put the accent on the «necessity» of education available to larger numbers. The jurisdíctional demands and the revisionisms of the moment are to have a transversal effect on the educational system and on the opportunity or not of entrusting it to the control to the clergy. The method and the time necessary for the application of the regulations regarding the Catania case underline the sharp contrast that characterízed the hypothesis of a society, in unstable balance between past and present, caressed by a Bourbon monarchy that after the reformistic pressures, encountered the reality of the Restoration. If the reconstruction of the regulations could constitute a first interpretative scheme, the examination (through the cross use of bibliographical sources and filed records) of the scholastic structures becomes the essential reading key in order to penetrate the mechanism of the institutional answer to the central will. With reference to the basic framework regarding primary and secondary, public and private education, as it was structured in Catania between the eightéenth and nineteenth centuries, the distinctive characteristics of certain institutions whose purpose was the education of specific social categories: the Collegio Cutelli, dedicated to the education of the nobles, and the Ospizio di beneficenza, educating the disinherited, ‘low people’, ‘beggars’ children and waifs and strays, took on particular meaning. The hard way of life in the Ospizio, with its pedagogical plan aiming at ‘professionalmilitary’ instruction illustrates the extent of the abysmal distance from the refined atmosphere, impregnated with classica) studies and ‘liberai arts’, of the Collegio Cutelli. The school for the formation of future artisans and the school where young gentleman were shaped represent the two faces of the same medal. The model proposed by the Collegio and the one suggested by the Ospizio constitute, in essence, an emblematical point of arrivai of those political changes, institutional and social-cultural, that together characterized the formation of the modern state in the south
L'analogia techne-physis e il finalismo universale in Aristotele, Fisica II
L’analogia, per Aristotele, costituisce un importante e privilegiato modello di argomentazione, uno strumento linguistico-concettuale «unificante», atto, cioè, a permettere l'accostamento e la considerazione sinottica di fenomeni o di realtà, apparentemente diversi tra loro per struttura, statuto ontologico, valore o funzione, ma collegabili insieme grazie ad una comune struttura analogica fatta di precisi rapporti e proporzioni di ordine matematico. Ciò vuol dire che tutta la realtà, dai suoi livelli più infimi fino a quelli più elevati, fatte salve le debite diversità e peculiarità, è, per Aristotele, unificabile ϰατα ἀναλογίαν, ossia in virtù di un'analoga struttura di cause, principi, operazioni, funzioni, processi; per cui, data una certa proporzione, e conoscendo uno degli elementi della medesima, è possibile pervenire, sia pure analogicamente, anche alla conoscenza di quell'altro elemento, che per noi è meno intelligibile. Pertanto, le diverse analogie usate da Aristotele rivestono sempre, nell'ottica del suo sistema, una precisa funzione metodologico-gnoseologica, ponendo in relazione di affinità due o più realtà, e permettendo la conoscenza della realtà meno nota attraverso quella, analoga, più nota. Una delle delle analogie più presenti nelle opere aristoteliche – e non solo in quelle di argomento fisico – è quella che accosta le techne alla physis. Nel preciso contesto di Fisica II, l'analogia in questione assume quella chiara funzione metodologico-gnoseologica che è possibile riconoscere in generale a tutte le analogie impiegate da Aristotele, finalizzata com'è, nello specifico, a far conoscere la struttura e i meccanismi che caratterizzano e regolano una realtà più nota in sé, perché ontologicamente primaria, ma meno nota all'uomo, ossia la physis, attraverso la struttura e i meccanismi di un’altra realtà, più vicina e più nota all'uomo, ma ontologicamente inferiore e secondaria, che può fungere da modello analogico ed esplicativo, la techne. Tuttavia, l’esame dei numerosi e diversi contesti nei quali tale analogia ricorre – da quelli più propriamente fisici e biologici a quelli etici e metafisici, dai più «giovanili» ai più maturi – ne evidenzia anche altri sensi, altrettanto, se non più, importanti, nonché altri obietti¬vi. Anzitutto, sottesa a molti contesti aristotelici interessati dall'analogia techne-physis, è presente una sottile e precisa polemica nei confronti della concezione platonica della physis, anche nel suo rapporto con la techne, quale viene esposta nel Timeo e nel X libro delle Leggi, concezione che Aristotele rifiuta e capovolge, restituendo, da una parte, al mondo naturale la dignità ontologica e il valore epistemologico che questo aveva già in epoca pre-socratica, e assegnando, dall'altra, al mondo della produzione tecnica e artistica in generale, un suo statuto scientifico, ma di scienza subordinata, in quanto poietica. Inoltre, l'analogia tra techne e physis assume anche, nei testi aristotelici, un preciso valore metafisico-teleologico, servendo a dimostrare come, tra le quattro specie di aitiai condivise per analogia sia dagli enti da physis sia dagli enti da techne, la più importante in entrambi i domini, e, sempre per analogia, nella realtà tutta, corruttibile e incorruttibile, sia quella che indica il telos o il to ou heneka (ciò in vista di cui), ossia la causa finale. Per tutte queste ragioni l'analogia tra techne e physis si rivela una vera e propria chiave d'accesso alle teorie più importanti dello Stagirita, un ponte gettato tra il regno della generazione e della produzione e il regno della pura contemplazione. Analogy, according to Aristotle, constitutes an important and privileged model of argumentation, a linguistic-conceptual «unifying» instrument, able to allow the placing close together and synoptic consideration of phenomena or realities, seemingly different in structure, ontological constitution, value or function, but which can be linked to each other thanks to a common analogical structure made up of precise mathematical relations and proportions. This means that all reality, from its lowest to its highest levels, apart from the due diversities and peculiarities, is, for Aristotle, unifiable ϰατα ἀναλογίαν, that is, given an analogous structure of causes, principles, operations, functions and processes, for which, given a certain proportion, and know¬ing one of its elements, it is possible to arrive at, analogically speaking, knowledge of the other element, which is less intelligible for us. Thus, the different analogies used by Aristotle take on, from the viewpoint of his system, a precise methodological-gnosiological function, by putting two or more realities in an affinity relationship, and allowing the knowledge of the lesser-known reality through the better-known analogous one. One of the most frequently met analogies used in Aristotelian works – and not only those connected with physics – is the one placing techne and physis close together. In the context of Physics II, the analogy in question takes on a clear methodological-gnosiological function that can be generally recognized in all the analogies used by Aristotle, with the end, as in the specific, of making known the structure and mechanisms that characterize a reality known more in itself, as it is ontologically primary, but less known to man; namely, physis, through the structure and mechanisms of another reality, closer and more familiar to man but ontologically inferior and secondary, able to act as an analogous and explicative model, techne. However, the examination of the numerous and varied contexts in which such analogies occur – from the literally physical and biological ones to ethical and metaphysical contexts, from the «younger» to the more mature – points out other senses, equally, if not more important, as well as other objectives. First of all, implied in many Aristotelian contexts where the techne-physis analogy is used, one can see a subtle but precise polemic with regard to the Platonic conception of physis, also in its relation with techne, which is expounded in Timeo and in the X book of Laws, a conception which Aristotle rejects and overturns, giving back, on one hand, the ontological dignity and the epistemological value to the natural world that it already possessed in pre-Socratic time; and on the other, giving to the world of technical and artistic production in general, its scientific statute, but a subordinated science, since it is poietic. Moreover, the analogy be¬tween techne and physis also assumes, in Aristotelian texts, a precise metaphysical-te¬leological value serving to show how, among the four species of aitiai, shared by analogy both by elements of physis and techne, the most important in both domains and, again by analogy, in the whole reality, corruptible and incorruptible, is that indicating the telos or the to ou heneka (that in view of which), that is, the final cause. For all these reasons, the analogy between techne and physis proves to be a real access key to the most important theories of the Stagirite, a bridge built between the kingdom of generation and production, and the kingdom of pure contemplation
Da Magistero a Scienze della formazione: una Facoltà in continuo cambiamento
Come presentazione del secondo volume degli Annali, periodico che intende testimoniare la vita e le attività scientifiche della Facoltà di Scienze della Formazione, ritengo utile esporre alcuni eleementi essenziali delle origini e degli sviluppi della Facoltà, inserita in modo del tutto peculiare nella storia del nostro Ateneo
I bisogni di salute dei giovani e la prevenzione dell'età evolutiva
Nel corso degli ultimi cinquanta anni il quadro demografico ed epidemiologico della popolazione italiana è profondamente cambiato. In particolare, si sono drasticamente ridotte la mortalità generale e la mortalità infantile, sono scomparse le malattie da carenze alimentari, mentre gli agenti microbici che mietevano vittime nell'infanzia e nell'adolescenza sono stati eradicati o sono sotto controllo, tanto che attualmente il numero di morti per malattie infettive nelle classi d'età tra 0 e 24 anni assomma a meno di 80 in un anno contro le diecine di migliaia del passato. In questo quadro indubbiamente positivo emergono, però, nuovi bisogni di salute che non sono ancora percepiti in tutta la loro importanza e complessità perché rientrano in problematiche in parte nuove. Le principali problematiche sanitarie nell'età evolutiva riguardano: gli incidenti stradali, che causano circa 2.000 decessi l'anno tra i giovani di 15-24 anni, quasi la metà di tutti quelli che occorrono in questa fascia d'età; la malnutrizione per eccesso, che è responsabile di soprappeso ed obesità in circa il 30% della popolazione e costituisce un importante fattore di rischio per le malattie cronico-degenerative; i disturbi dell'alimentazione, che si manifestano sempre più frequentemente nelle adolescenti con comportamenti anoressici e bulimici; il fumo di sigaretta ed il consumo eccessivo di alcol; il consumo di droghe illegali; le gravidanze indesiderate a seguito di rapporti sessuali precoci. La maggior parte dei fattori che inducono perdita di salute è insito nell'attuale stile di vita che ostacola la piena realizzazione della persona in un armonico sviluppo fisico, psichico e sociale. Pertanto, la prevenzione e la promozione della salute nell'età evolutiva devono essere basate sulla scelta di uno stile di vita esente dai condizionamenti negativi dell'attuale società dei consumi. In questo senso, la scuola dell'obbligo, fin dalle prime classi, può svolgere un ruolo decisivo in stretta collaborazione con le famiglie. The demographic age profile and epidemiological profile of the Italian population have greatly changed over the last fifty years. In particular, figures for general and infant mortality have dramatically dropped, diseases caused by malnutrition have disappeared and microbic agents responsible for large numbers of deaths in infancy and adolescence have been eradicated or are under control. At the moment the number of deaths from infectious diseases in subjects between 0 and 24 years is less than 80 per year, in contrast with the tens of thousands in the past. Within this undoubtedly positive picture, emerge new health needs, whose importance and complexity have yet to be fully realized as they sometimes form part of new problematic issues. The main health problems in the developmental age regard: road accidents, which cause the death of about 2000 young people between the ages of 15 and 24 and account for almost half the accidents involving this age group; hyper-nutrition, responsible for excess weight and obesity in about 30% of the population, one of the main risk factors for chronic and degenerative diseases; eating disorders, which are increasingly frequent in teenage girls, such as anorexia and bulimia; health hazards caused by cigarette smoke and excessive alcohol consumption; illegal drug use and unwanted pregnancies resulting from early sexual intercourse. Most of the factors leading to loss of health are inherent in the present lifestyle, hindering full and harmonious physical, psychic and social development. Therefore, prevention of diseases and promotion of health in the developmental age must be based on a lifestyle free from the negative conditioning of the modern consumer society. To this end, a decisive role can be played by schools, from the very first classes, in close co-operation with pupils' families
Reaching italian Audiance: Cultural and Linguistic Transfers in Audiovisual Translation. The Case of Slumdog Millionaire
Questo lavoro muove dalla semiotica della traduzione audiovisiva per analizzare le principali strategie attraverso cui l’alterità culturale viene verbalizzata, filtrata e organizzata nella coscienza del traduttore. Partendo dal modello teorico di Even Zohar (1976) e dai concetti trattati da Venuti (1998) di addomesticamento e di estraniamento, proverò a svelare e a discutere nuovi metodi di ricerca riguardanti il potenziale traduttivo dei film. Attraverso l’analisi di Slumdog Millionaire (D. Boyle: 2008), sui piani del doppiaggio e della sottotitolazione interlinguistica, prenderò in considerazione una serie di questioni riguardanti l’atteggiamento degli italiani verso l’inglese indiano ed esplorerò la possibilità di applicare il mio modello alla didattica della lingua inglese.This paper draws upon the semiotics of audiovisual translation to analyse the main strategies through which the cultural Other is verbalized, filtered and arranged through the consciousness of the translator. Starting from Even-Zohar’s theoretical framework (1976), and Venuti’s concepts of domestication and foreignization (1998), I will try to unveil and discuss new research methodologies relating to the translation potential of films. Through the analysis of the film Slumdog Millionaire (D. Boyle: 2008), on the levels of dubbing and interlingual subtitling, I will consider a number of issues that relate to the Italian attitude towards Indian English and I will also explore the applicability of my model in English language teaching
La terra Jacii e le sue vicende economico-sociali nel secolo XIV
La terra Jacii, caratterizzata dalla presenza di diversi casalia, subì nel XIV se¬colo gli esiti degli scontri fra Aragonesi e Angioini, della faida fra i baroni siciliani, nonché di varie catastrofi naturali. Un forte calo della popolazione è attestato dai dati che emergono dai prelievi dei collettori pontifici, incaricati, nel 1376, di riscuotere il «sussidio caritativo» concordato fra Roma e il sovrano aragonese di Sicilia, Federico IV. Proficua fu, invece, l'attenzione riservata al territorio acese dalla famiglia degli Alagona, a lungo titolare nel Trecento del castrum di Aci. Le risorse che gli Alagona investirono nella zona favorirono la riqualificazione della proprietà agricola; in particolare fu privilegiata la coltivazione della vite, destinata a caratterizzare quelle contrade anche nei secoli successivi. Presenti nell'area da noi considerata tanti fra i milites, notarii e iudici che furono fedeli sostenitori della famiglia degli Alagona anche durante la ribellione di fine secolo contro i Martini e che furono ricompensati con la concessione di fondi: si possono segnalare per consistenza patrimoniale i Ruvilenti, i de Herbis, i de Tarento, i Pesci, i Rizzari ecc. Assieme formavano il patriziato cittadino o la nobiltà urbana, «tipica¬mente siciliana», e costituivano «uno dei poli della società del regnum» che, in particolare a Catania, gli Alagona avevano contribuito a far crescere anche politicamente affidando loro la gestione delle cariche publiche. L'economia della terra di Aci poggiava quasi per intero sul settore trainante dell'agricoltura. Assieme al vigneto furono favorite tutte le colture ad alta intensità produttiva, e quindi «giardini» – in un atto notarile è citato un aranceto –, oliveti, ma anche orti, i cui prodotti erano specialmente utili a garantire l'approvvigionamento del mercato catanese. La manodopera agricola era costituita in gran numero da salariati, ma resisteva la schiavitù, nonostante le difficoltà sempre maggiori di rifornire il mercato schiavile, cosicché in età aragonese le fonti riferiscono quasi esclusivamente di schiavi saraceni, «tartari» e «greci de Romania». Da un punto di vista squisitamente commerciale, è probabile che la terra di Aci abbia usufruito della congiuntura favorevole che contraddistinse in quei decenni i centri politici e finanziari dell'isola e dunque anche l'area catanese, laddove si verificò una continuità della vita economica e commerciale, pur in quei momenti gravi vissuti dal Regnum. Ad alimentare gli scambi interni e specialmente il mercato cittadino era soprattutto lo smercio del vino. Per quanto attiene, invece, al comparto artigianale, la diffusione di talune attività è riferibile alla presenza nelle contrade di Santa Venera al Pozzo – in contrata flomarie sancte Venere o in contrata sancte Venere seu de Piscana – e Reitana di sorgenti e torrenti. Prevalenti sono la trasformazione della canna da zucchero, con l'impianto di «trappeti», e la lavorazione della canapa e del vino nelle gurne. L’indagine delinea, dunque, una situazione tale da poter concludere che la terra Jacii è stata – in positivo e in negativo – testimone privilegiata, con le sue vicende politiche, ma anche economiche e sociali, del travaglio istituzionale del XIV secolo. The Aci territory, characterized by the presence of several casalia, suffered, in the XIV century from the results of the clashes between Aragonese and Angevins and the feud among the Sicilian barons, as well as from various natural catastrophes. A large drop in population is confirmed by the data gathered by the papal collectors, who, in 1376, were tasked with collecting the «charitable subsidy» agreed on between Rome and the Aragonese sovereign of Sicily, Frederick IV. Profitable attention, on the other hand, was given to the Aci territory by the Alagona family, who were, for a long time in the 1300s, owners of the castrum at Aci. The resources which the Alagonas invested in the area favoured the re-qualification of agricultural land; vine cultivation in particular was privileged, and this was to char¬acterize the area in following centuries. In the area considered there were many milites, notarii and iudici who were faithful supporters of the Alagona family, even during the end-of-century rebellion against the Martini, and who were rewarded with the concession of lands: the Ruvilenti, de Herbis, de Tarento, Pesci and Rizzari families also had considerable patrimonies. Together they made up the town patriciate or the urban nobility, ‘typically Sicilian’, and constituted «one of the poles of the society of the regnum». In Catania in particular, the patriciate had grown politically, due to the Alagona family who had assigned to them the running of public offices. The economy of the Aci territory was based almost entirely on agriculture, which was the leading sector. Alongside the vineyards, preference was given to all the highly productive cultivations, and therefore to groves and orchards (in a notarial deed an orange grove was quoted), olive groves, but also market gardens whose produce was particularly useful to guarantee supplies to the Catania market. The agricultural labour force was made up of many paid hands, but slavery still endured, notwith¬standing the increasing number of difficulties in stocking the market with slaves, so that, in the Aragonese period, sources refer almost exclusively to Saracen slaves, Tar¬tars, and Greeks from Romania. From a strictly commercial point of view, it is probable that the Aci territory had taken advantage of the favourable economic situation that characterized the political and financial centres of the island in those decades, and therefore the Catania area, where economic and commercial activities continued even in the critical moments the Regnum went through. Internal exchanges and especially the town market consisted, above all, on the sale of wine. As regards the craft sector, the spread of certain activities is attributable to the presence of springs and streams in the country areas of Santa Venera al Pozzo – in contrata flomarie sancte Venere o in contrata sancte Venere seu de Piscana – and Reitana. The processing of cane sugar by means of the press system («trappeto»), and the manufacture of hemp and linen in pools of stagnant water («gurne») were widespread. The study outlines, therefore, a situation allowing us to conclude that the Aci territory, has been – positively and negatively – a privileged witness, through its political but also economic and social events, to the institutional development during the XIV century