Roma Tre University

Archivio della Ricerca - Università di Roma 3
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    Crisi della religione e prospettive della forma ecclesiale del cristianesimo

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    The Scena Project: Digital Asset Management in the Theater Industry

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    The theater industry faces significant challenges such as high production costs, inefficient resource management, and environmental impacts, which jeopardize its long-term sustainability. Digital transformation offers a potential pathway, yet its adoption in the performing arts remains limited. This teaching case study examines Scena, an innovative digital platform that fundamentally rethinks asset management in theatre by leveraging integrated digital twin technology, virtual 3D environments, and circular economy principles specifically adapted for creative industries. Scena’s innovation lies in its unique synthesis of four interconnected functionalities that address the fundamental tension between theatrical uniqueness and resource sharing: centralized digital asset management with automated compliance tracking, peer-to-peer rental and exchange marketplace, virtual 3D performance spaces using digital twin simulation, and a collaborative community learning platform. By facilitating asset reuse, reducing waste, and introducing circular economy principles through a “Creative Circularity” framework, Scena addresses operational inefficiencies while fostering creative collaboration and maintaining artistic integrity

    Fasi dell'Esperienza moderna. Relazioni e utopie attorno a una mostra non realizzata

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    Il contributo analizza la progettualità di Gastone Novelli e Achille Perilli nell'ambito della rivista "L'esperienza moderna" - il progetto editoriale da loro fondato nel 1957 e uscito in cinque numero sino al 1959. La rivista si configura fondamentale per gli scambi culturali con lo scenario avanguardista mitteleuropeo, a partire dalle relezioni con la rivista "Phases" diretta da Edouard Jaguer. Dal dialogo di Novelli e Perilli con Jaguer nasce l'idea del progetto espositivo non realizzato "Fasi dell'Esperienza moderna"

    AI-driven speech act annotation: accuracy and reproducibility across ChatGPT, LadderWeb and LLaMA

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    This study evaluates three machine learning systems for annotating pragmatic categories, focusing on cancellations after accepting an invitation. The systems include the supervised model LadderWeb and the pre-trained models ChatGPT-4o and LLaMA-3.2. LadderWeb, built on Apache OpenNLP, was specifically designed for cancellation annotation. ChatGPT-4o was tested through a web interface to simulate non-expert use, while LLaMA-3.2 was run locally to ensure control, reproducibility, and data security. Both large language models were prompted using a few-shot learning approach (Brocca et al., in review). System outputs were compared against a human baseline. GPT achieved the highest agreement across dimensions, with κ values ranging from substantial to almost perfect. LadderWeb also showed substantial agreement, whereas LLaMA performed considerably worse. Repeated testing after seven months revealed that GPT’s results varied, though accuracy remained high, while LadderWeb and LLaMA produced self-consistent outputs. Notably, LLaMA improved when parameters were adjusted. These findings highlight the potential of pre-trained large language models such as ChatGPT-4o to support pragmatic corpus annotation, while also emphasizing their reproducibility challenges—an issue not observed with LadderWeb or LLaMA

    Sediment yield in mountain regions in the context of climate change: A systematic review

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    Climate change notably affects rainfall patterns, temperature regimes, vegetation dynamics, and soil stability, which in turn can directly or indirectly influence soil erosion and sediment yields. This systematic review aims to evaluate the current understanding and modeling practices regarding climate-induced sediment yield in mountain environments, which are highly sensitive to climate variations. Guided by the Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses (PRISMA) framework, 72 peer-reviewed studies, published between 2011 and 2024, were selected based on predefined inclusion criteria. A multilevel database consisting of 12 sections and 56 subsections was developed to systematically extract relevant information from the studies considered. The review reveals a predominant use of conceptual (∼69%) and empirical models (∼25%), typically driven by coarse-resolution climate data. Most studies have been conducted at the catchment scale, with notable geographic bias toward Asia and Europe, and limited coverage in Oceania and South America. Stream sediment transport methods are the most common for estimating sediment yield, while sediment delivery ratios and rating curves are less frequently applied, limiting insight into sediment deposition and connectivity. Although many studies project increasing sediment yields under climate change (69.4%), others report decreasing or mixed trends, shaped by regional factors such as vegetation, land use, and conservation practices. The findings underscore the need for improved model validation (only ∼60% of studies reported any form of validation), greater geographic representation, and wider adoption of high-resolution, ensemble-based climate inputs. This review highlights that climate change acts both as a direct and indirect driver of sediment yield variability in mountain environments, and that addressing current modeling and data limitations is essential for producing reliable future projections that can inform sediment management and climate adaptation strategies

    Dentro la prossimità: Valco San Paolo e le sfide della città in 15 minuti

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    L’evoluzione del dibattito urbanistico a Roma ha posto al centro dell’attenzione la necessità di un piano di rigenerazione urbana capace di ricucire e rendere più accessibile il tessuto cittadino, valorizzando le periferie e promuovendo modelli di sviluppo sostenibili e inclusivi. In questo contesto, il progetto della 15 progetti per la Città dei 15 minuti, promosso dal Comune di Roma e sviluppato per l’area di Valco San Paolo-Ostiense da B2B Arquitectos, rappresenta un’interessante sperimentazione di urbanistica di prossimità. L’obiettivo del seguente contributo analizza in che modo il progetto della Città dei 15 minuti per Roma Ostiense si relaziona agli standard urbanistici DM 1444/68 previsti dal Nuovo Piano Regolatore Generale (NPRG) di Roma del 2008 per la zona di Valco San Paolo. Tuttavia, mentre il NPRG si basa su un modello di pianificazione a zone funzionali, la Città dei 15 minuti propone una logica di prossimità e accessibilità, ridefinendo il concetto di standard urbanistici in chiave dinamica e adattiva (Moreno 2020). Attraverso un confronto tra i parametri fissati dal NPRG e le soluzioni progettuali adottate da B2B Arquitectos, il contributo esplora le criticità e le potenzialità del progetto, valutandone la capacità di rispondere alle sfide della mobilità sostenibile, della rigenerazione dello spazio pubblico e della creazione di nuovi servizi di quartiere. L’obiettivo è comprendere se e come il modello della Città dei 15 minuti possa essere integrato nelle strategie urbanistiche di Roma dettate dal NPRG 2008, contribuendo alla costruzione di una città più accessibile, resiliente e sostenibile

    La questione dell’eliminazione del riferimento alla razza dall’art. 3, comma 1, della Costituzione italiana ovvero il controverso rapporto tra scienza e diritto costituzionale

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    L’articolo analizza il dibattito sull’opportunità di eliminare il riferimento alla “razza” dall’art. 3, comma 1, della Costituzione italiana, mettendo a confronto le acquisizioni scientifiche e le esigenze del diritto costituzionale. Muovendo dalla confutazione scientifica dell’esistenza biologica delle razze, il contributo evidenzia come il concetto continui ad avere una rilevanza storica, sociale e giuridica. Il riferimento costituzionale alla razza svolge una funzione memoriale, volta a condannare le discriminazioni del passato e a prevenire quelle presenti. L’articolo mostra come le nuove forme di razzismo culturale e istituzionale rendano ancora attuale il divieto di discriminazioni razziali. In tale prospettiva, la rimozione del termine rischierebbe di indebolire le politiche antidiscriminatorie e le azioni positive. Il contributo conclude sostenendo il primato assiologico della Costituzione rispetto a un approccio meramente scientista, difendendo il valore simbolico e normativo dell’attuale formulazione dell’art. 3 Cos

    Black Hole Spectroscopy and Tests of General Relativity with GW250114

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    Diatom taxonomic diversity and functional ecology in temporary ponds: ecological shifts along a Mediterranean - Alpine elevational gradient

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    Le pozze temporanee rappresentano uno degli ambienti di acqua dolce più diffusi al mondo: il loro numero e la superficie totale supera quella dei laghi, rendendole a tutti gli effetti tra gli ecosistemi lentici più importanti dal punto di vista ecologico, capaci di sostenere un’elevata biodiversità. In letteratura, le pozze sono recentemente definite come corpi idrici di piccole dimensioni (< 5 ha), poco profondi (< 5 m) e con meno del 30% di vegetazione emergente. La loro natura temporanea è determinata dal carattere intermittente dell’idroperiodo, ovvero del periodo durante il quale l’acqua, allo stato liquido, è presente nel bacino. In questi habitat, l’idroperiodo è generalmente limitato a una parte dell’anno: nelle regioni mediterranee, infatti, l’autunno, l’inverno e la primavera corrispondono al periodo di “piena”, quando le pozze sono colme d’acqua. Al contrario, durante l’estate, a causa delle elevate temperature e della scarsa piovosità tipica della bioregione mediterranea, le pozze temporanee attraversano una fase di secca. Sebbene questo schema sia generalizzabile alla maggior parte delle pozze temporanee, quelle d’alta quota, tipiche delle bioregioni alpine, mostrano un andamento opposto: in inverno, a causa della neve e delle basse temperature, l’acqua è presente ma non disponibile (in forma solida, come ghiaccio o neve); viceversa, in estate, lo scioglimento nivale rende l’acqua disponibile allo stato liquido, riempiendo il bacino e consentendo la ripresa dell’attività biologica. La biodiversità che popola questi ambienti è altamente specializzata e perfettamente adattata ai periodi di secca, più o meno ricorrenti. Tuttavia, numerosi disturbi di origine antropica, come inquinamento, modificazioni del suolo, urbanizzazione, incendi e pratiche intensive di allevamento e agricoltura, possono contribuire in modo significativo alla scomparsa di questi habitat. Tra tutti i fattori di minaccia, il cambiamento climatico rappresenta quello più preoccupante, poiché genera idroperiodi sempre più brevi e mette in seria difficoltà l’intera biodiversità che dipende da questi ecosistemi effimeri. Tra gli organismi più impattati vi sono i produttori primari, e in particolare le diatomee, alghe microscopiche ed ubiquitarie, responsabili di circa il 30% della produzione globale di ossigeno. Nonostante siano incluse nella Direttiva Quadro sulle Acque come bioindicatori per gli ambienti d’acqua dolce, il loro utilizzo negli ecosistemi temporanei rimane estremamente limitato. I cambiamenti che potrebbero interessare le pozze temporanee nei prossimi anni richiedono monitoraggi e azioni di conservazione mirate, in cui le diatomee possono rivestire un ruolo chiave, fungendo da indicatori sensibili per rilevare variazioni su scala locale e globale. Lo scopo di questo progetto di dottorato è stato quello di fornire una base solida per le attività di mappatura e monitoraggio delle pozze temporanee in Italia, colmando un importante vuoto scientifico sull’uso delle diatomee come bioindicatori delle acque effimere. 11 1. Primo obiettivo (Capitolo I) — Revisione bibliografica internazionale Il primo obiettivo è stato quello di realizzare una sintesi globale sull’uso delle diatomee come bioindicatori negli ambienti acquatici temporanei, analizzando la letteratura scientifica disponibile e le principali tecniche e approcci adottati. La ricerca bibliografica ha individuato 512 pubblicazioni, delle quali 48 articoli (dal 1982 in poi) trattavano specificamente di diatomee e ambienti effimeri. Per evitare discrepanze terminologiche, gli ambienti effimeri sono stati classificati in tre categorie: - Intermittent Running Waters (IRW): fiumi, torrenti, ruscelli, sorgenti - Temporary Large Wetlands (TLW): zone umide, laghi, lagune - Temporary Small Waters (TSW): stagni, pozze, ventarole, fossi, acque termali, abbeveratoi Studi sono stati riportati in tutti i continenti, inclusa l’Antartide. Gli ecosistemi più indagati risultano gli IRW (n = 683), seguiti da TSW (n = 239) e TLW (n = 96). La maggior parte dei siti studiati si trova al di sotto dei 1000 m s.l.m. (n = 27) e riguarda diatomee epilitiche (52%). I principali parametri fisico-chimici considerati sono stati conduttività elettrica (80%), pH (77%) e temperatura dell’acqua (75%). 2. Secondo obiettivo (Capitolo II) — Mappatura delle pozze d’alta quota in Italia Il secondo obiettivo è stato la mappatura della distribuzione delle pozze d’alta quota (oltre 300 m s.l.m.) sul territorio italiano, creando il primo database nazionale. A tal fine, sono stati integrati dati spettrali e morfologici provenienti dai satelliti Sentinel-1 e Sentinel-2, elaborati su Google Earth Engine (GEE). Sono state identificate 2156 pozze, di cui 62% nelle Alpi (n = 1343) e 38% negli Appennini (n = 813). Le aree con la maggiore densità di pozze sono risultate le Alpi Centrali (n = 642), seguite da Alpi Occidentali (n = 479), Appennino Centrale (n = 412), Alpi Orientali (n = 222), Appennino Meridionale (n = 216) e Appennino Settentrionale (n = 185). La superficie complessiva coperta dalle pozze è stata stimata in 4.258.640 m2, con una media di 1716 m2. Il 20% delle pozze è risultato temporaneo (n = 445) e l’80% permanente (n = 1711). In termini di uso del suolo, l’83% (n = 1797) è stato classificato come naturale e il 17% (n = 359) come antropizzato. 3. Terzo obiettivo (Capitoli III, IV, V) — Analisi delle comunità di diatomee in pozze mediterranee e alpine Il terzo obiettivo ha riguardato lo studio delle comunità di diatomee in pozze temporanee mediterranee e alpine, valutando come stagionalità, idroperiodo e parametri fisico-chimici 12 influenzino la diversità alfa e beta, sia tassonomica che funzionale. Sono state campionate 12 pozze temporanee nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano (a livello del mare, 0 – 74 m a.s.l.) e 12 pozze nella piana di Campo Imperatore (Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, circa 1700 m s.l.m.). È emerso che, nelle pozze mediterranee, la ricchezza di specie non è influenzata dalla durata dell’idroperiodo o dalle variazioni stagionali. Le variabili più determinanti per la struttura delle comunità sono risultate pH e conduttività elettrica. Al contrario, nelle pozze alpine la diversità delle diatomee risponde principalmente a fattori locali ed ambientali, che prevalgono su eventuali gradienti geografici. L’altitudine gioca un ruolo chiave nel determinare l’unicità delle comunità di diatomee, favorendo lo sviluppo di comunità funzionalmente uniche alle quote più elevate. 4. Quarto obiettivo (Capitoli VI, VII, VIII) — Effetto del gradiente altitudinale sulle comunità di diatomee L’ultimo obiettivo è stato quello di analizzare come la quota altitudinale e la stagionalità influenzino le comunità di diatomee, attraverso il campionamento di sei pozze lungo un gradiente da 0 a 2000 m s.l.m., a intervalli di circa 400 m, per un anno. Anche in questo caso, pH e conduttività elettrica si sono confermati come i principali fattori determinanti, insieme all’altitudine. La similarità tra le comunità diminuisce con l’aumentare della quota, dimezzandosi ogni circa 1059 m; la similarità iniziale (a 1 m di differenza altitudinale) è stata stimata in 0.286, con una distanza di dimezzamento di circa 289.56 m. Altitudine e parametri ambientali influenzano indipendentemente la struttura delle comunità, mentre gli effetti stagionali risultano secondari. Dal punto di vista ecologico, ciò suggerisce che le comunità di diatomee delle pozze temporanee sono fortemente modellate da gradienti fisico-chimici e altitudinali, risultando altamente sensibili ai cambiamenti ambientali. In conclusione, questa tesi di dottorato affronta un tema poco studiato in letteratura: il monitoraggio dello stato di salute delle pozze temporanee in Italia, realizzato attraverso la mappatura della loro distribuzione nazionale e l’impiego delle diatomee come bioindicatori degli effetti di stagionalità, altitudine e variabili chimico-fisiche su questi fragili ecosistemi effimeri.Temporary ponds represent one of the most widespread freshwater environments in the world. Their number and their total surface exceed that of lakes, making them among the most ecologically important lentic ecosystems, capable of sustaining remarkably high biodiversity. In the scientific literature, ponds have recently been defined as small (< 5 ha), shallow (< 5 m) waterbodies with less than 30% emergent vegetation. Their temporary nature is determined by the intermittent hydroperiod, i.e., the period during which liquid water is present within the basin. In these habitats, the hydroperiod is usually limited to part of the year: in Mediterranean regions, autumn, winter, and spring correspond to the “wet phase,” when ponds are filled with water. Conversely, during summer, due to high temperatures and the typical low rainfall of the Mediterranean bioregion, temporary ponds undergo a dry phase. Although this pattern applies to most temporary ponds, high-altitude ponds, typical of alpine bioregions, show an opposite trend: in winter, due to snow cover and low temperatures, water is present but unavailable (frozen as ice or snow); in summer, snowmelt provides liquid water, filling the basin and allowing biological activity to resume. The biodiversity inhabiting these environments is highly specialized and perfectly adapted to recurring dry phases. However, numerous anthropogenic disturbances, such as pollution, land-use changes, urbanization, wildfires, and intensive agricultural and grazing practices, are significantly contributing to the disappearance of these habitats. Among all threats, climate change is the most alarming, as it leads to increasingly shorter hydroperiods and severely impacts the entire biodiversity dependent on these ephemeral ecosystems. Among the most affected organisms are primary producers, particularly diatoms, ubiquitous microscopic algae responsible for approximately 30% of global oxygen production. Although they are included in the EU Water Framework Directive as bioindicators for freshwater environments, their use in temporary systems remains extremely limited. The changes that temporary ponds may undergo in the coming years call for targeted monitoring and conservation actions, in which diatoms can play a key role as sensitive indicators capable of detecting ecological variations at both local and global scales. The main aim of this PhD project was to provide a solid foundation for mapping and monitoring temporary ponds in Italy, filling a significant scientific gap concerning the use of diatoms as bioindicators of ephemeral waters. 1. First objective (Chapter I) — International literature review 14 The first objective was to provide a global overview of the use of diatoms as bioindicators in temporary aquatic environments, by analyzing existing scientific literature and summarizing the main methodologies and approaches adopted. The bibliographic search identified 512 publications, of which 48 papers (from 1982 onward) specifically addressed diatoms and ephemeral waters. To avoid terminological discrepancies, ephemeral waters were classified into three categories: - Intermittent Running Waters (IRW): rivers, streams, creeks, springs - Temporary Large Wetlands (TLW): wetlands, lakes, lagoons - Temporary Small Waters (TSW): ponds, ponds, ventaroles, ditches, thermal waters, troughs Studies were reported from all continents, including Antarctica. The most investigated ecosystems were IRW (n = 683), followed by TSW (n = 239) and TLW (n = 96). Most study sites were located below 1000 m a.s.l. (n = 27) and focused mainly on epilithic diatoms (52%). The main physicochemical parameters considered were electrical conductivity (80%), pH (77%), and water temperature (75%). 2. Second objective (Chapter II) — Mapping high-altitude ponds in Italy The second objective consisted of mapping the distribution of high-altitude ponds (above 300 m a.s.l.) across Italy, creating the first national database. To achieve this, spectral and morphological data from Sentinel-1 and Sentinel-2 satellites were integrated and processed using Google Earth Engine (GEE). A total of 2,156 ponds were identified, of which 62% (n = 1,343) were located in the Alps and 38% (n = 813) in the Apennines. The regions with the highest pond densities were the Central Alps (n = 642), followed by the Western Alps (n = 479), Central Apennines (n = 412), Eastern Alps (n = 222), Southern Apennines (n = 216), and Northern Apennines (n = 185). The total surface area covered by ponds was estimated at 4,258,640 m2, with a mean of 1,716 m2 per pond. Approximately 20% (n = 445) of the ponds were temporary, while 80% (n = 1,711) were permanent. In terms of land use, 83% (n = 1,797) of ponds were classified as natural, and 17% (n = 359) as anthropogenic. 3. Third objective (Chapters III, IV, V) — Diatom communities in Mediterranean and alpine ponds The third objective focused on analyzing diatom communities in Mediterranean and Alpine temporary ponds, evaluating how seasonality, hydroperiod, and physicochemical parameters influence taxonomic and functional alpha and beta diversity. A total of 12 temporary ponds were sampled in 15 the Presidential Estate of Castelporziano (sea level, 0–74 m a.s.l.) and 12 ponds in the Campo Imperatore plain (Gran Sasso and Monti della Laga National Park, ~1700 m a.s.l.). Results showed that, in Mediterranean temporary ponds, diatom species richness was not influenced by hydroperiod length or seasonal variation. The most important drivers of community structure were pH and electrical conductivity. Conversely, in Alpine ponds, diatom diversity mainly responded to local and environmental factors, which outweighed any potential geographical gradients. Elevation played a key role in shaping the uniqueness of diatom communities, promoting the development of functionally distinct assemblages at higher altitudes. 4. Fourth objective (Chapters VI, VII, VIII) — Effect of the altitudinal gradient on diatom communities The final objective was to assess how elevation and seasonality affect diatom communities, through the sampling of six ponds along an altitudinal gradient ranging from 0 to 2000 m a.s.l., at approximately 400 m intervals, over one year. Again, pH and electrical conductivity were confirmed as the main driving factors, together with altitude. Community similarity decreased with increasing elevation, halving every ~1059 m; initial similarity (at 1 m elevation difference) was estimated at 0.286, with a halving distance of about 289.56 m. Elevation and environmental variables independently shaped community structure, while seasonal effects were minor. Ecologically, these findings indicate that diatom communities in temporary ponds are strongly structured by physicochemical and altitudinal gradients, making them highly sensitive to environmental changes such as climate shifts or pollution. In conclusion, this PhD thesis addresses a largely understudied topic: the monitoring of the health status of temporary ponds in Italy, achieved through the nationwide mapping of their distribution and the use of diatoms as bioindicators of the effects of seasonality, elevation, and physicochemical variables on these fragile and ephemeral freshwater ecosystems

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