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Teatro, amatorialità, fascismo. Storie e problemi 1925-1940
Questo libro esplora alcune configurazioni assunte dalla pratica amatoriale del teatro negli anni centrali del regime fascista. Muovendo dall’azione dell’Opera nazionale dopolavoro – l’istituzione con cui il regime tentò di disciplinare il tempo libero delle italiane e degli italiani e, con esso, il movimento filodrammatico –, lo studio mette in luce una stratificazione di culture teatrali che non trapela dalle fonti ufficiali e propagandistiche, rivelando ambienti e pratiche anche profondamente diversi tra loro.
Oltre ai circoli dopolavoristici, che rappresentarono la dimensione istituzionalizzata delle compagnie filodrammatiche, emergono infatti configurazioni più fluide e frastagliate di un’amatorialità che si espresse in salotti culturali, associazioni filantropiche e riviste di informazione e cultura, alimentata da specifiche forme di socialità radicate nei contesti urbani, e nella quale il teatro si declinò secondo paradigmi talvolta inediti, con una tensione verso la sperimentazione e l’ibridazione delle forme sceniche.
Su un versante diverso si colloca l’amatorialità del mondo cattolico, che fu sostenuta da una fitta rete associativa e da un arcipelago di periodici specializzati, i quali non si limitarono a registrare l’attività delle filodrammatiche d’oratorio, ma concorsero a legittimarla e a riformularne le finalità all’insegna di un’alterità radicale, costruendo un lessico e un orizzonte di senso alternativi a quelli imposti nel contesto dopolavoristico.
Attraverso un’indagine per casi, episodi e tracce biografiche – storie anche minute, ma capaci di sollevare questioni generali –, il volume costituisce un primo bilancio di una ricerca più ampia e propone un ripensamento del ruolo dell’amatorialità nella storia del teatro italiano e nella storia sociale e culturale dell’Italia fascista, mostrando come una piena comprensione del teatro nel suo tempo non possa prescindere dallo studio delle sue forme amatoriali.This book examines some configurations assumed by amateur theatre practice in Italy during the central years of the Fascist regime. Taking as its point of departure the activities of the Opera Nazionale Dopolavoro – the institution through which the regime sought to regulate the leisure time of Italian citizens, including the amateur theatre movement – the study brings to light a stratification of theatrical cultures that remains largely invisible in official and propagandistic sources, revealing environments and practices that were at times profoundly distinct from one another.
Alongside the Dopolavoro circles, which constituted the institutionalised dimension of amateur theatre companies, the study identifies more fluid and fragmented configurations of amateurism that found expression in cultural salons, philanthropic associations, and general-interest periodicals. Sustained by specific forms of sociability rooted in urban contexts, these configurations gave rise to theatrical practices organised according to paradigms that were at times markedly unconventional, characterised by a discernible tendency towards experimentation and the hybridisation of scenic forms.
A distinct trajectory is traced by the amateur theatre of the Catholic world, which was supported by a dense associative network and a constellation of specialist periodicals. These publications did not confine themselves to documenting the activities of oratory theatre societies; rather, they actively contributed to legitimising such activities and to redefining their purposes in terms of a radical alterity, constructing a vocabulary and a horizon of meaning explicitly alternative to those imposed within the Dopolavoro framework.
Proceeding through case studies, episodes, and biographical traces – histories that are often modest in scale yet capable of raising broader questions – the volume offers a preliminary assessment of a larger ongoing research project and proposes a reconsideration of the role of amateurism in the history of Italian theatre and in the social and cultural history of Fascist Italy. In doing so, it argues that any adequate understanding of theatre in its historical context cannot dispense with the study of its amateur forms
Effect of donor groups on the photovoltaic performance and TiO2 adsorption of thiophene-based D–π–A dyes for DSSCs: A first-principles study
This study employs Density Functional Theory (DFT) and Time-Dependent DFT (TD-DFT) to systematically investigate the influence of different donor groups on the performance of six thiophene-based D-π-A organic dyes for Dye-Sensitized Solar Cells (DSSCs). With the bithiophene π-spacer and 2-cyanoacrylic acid acceptor fixed, we varied the donor moieties and analyzed key structural, electronic, optical, and photovoltaic properties relevant to the dye performance. Adsorption onto the TiO2 (101) anatase surface was modeled using DFT with a Hubbard U term (DFT + U) and D3 dispersion to correct Ti 3d self-interaction and reproduce the TiO2 band gap, enabling a realistic description of interfacial electronic structure and charge injection. This approach was used to evaluate adsorption energies, interfacial charge transfer via charge density difference analysis, and electronic structure modifications through Density of States (DOS) calculations. All dyes demonstrated exothermic adsorption via bidentate bridging and favorable electronic coupling with the TiO2 conduction band, essential for efficient electron injection. The results show that donor selection significantly impacts planarity, energy level alignment, and light-harvesting capabilities (predicted λmax range 443–470 nm in THF). The TPA donor (D2) exhibited the strongest ΔGinject (-1.36 eV) and the most stable adsorption (−1.54 eV), while the 2VCz donor (D1) yielded the highest predicted VOC (0.80 V). The mixed S/O donor 2TF (D5) presented a good balance of strong absorption, favorable energetics, and strong adsorption (−1.54 eV). This computational investigation highlights the structure-property relationships governing dye performance, suggesting that electron-rich donors like TPA and heteroatom-containing donors like 2TF, paired with a bithiophene spacer, are promising design strategies for efficient DSSC sensitizers
Progettare mediante gli "oggetti espandibili": per una metodologia di lavoro nel curriculo 0-3
La ricerca dottorale si colloca nel quadro degli studi sulla qualità dei servizi educativi per la prima infanzia e sulla progettazione educativa nei contesti 0–3, assumendo come riferimento l’idea di bambino competente, attivo e intenzionalmente interagente con l’ambiente, in coerenza con gli orientamenti pedagogici e normativi europei e nazionali in ambito di educazione e cura della prima infanzia (ECEC). Il nido d’infanzia è inteso come primo contesto sociale allargato e come ambiente educativo deputato alla costruzione di esperienze significative, orientate a sostenere lo sviluppo globale del bambino e a promuovere processi di partecipazione, riflessione e corresponsabilità educativa tra educatori e famiglie. L’obiettivo della ricerca è l’elaborazione, la sistematizzazione e la validazione di un modello teorico-operativo di progettazione educativa, denominato metodologia per “oggetti espandibili”, sviluppato a partire da un’esperienza pluriennale di coordinamento pedagogico nei servizi per la prima infanzia e da un percorso di analisi critica della prassi progettuale, inizialmente definita come metodologia degli “oggetti mediatori”. Attraverso tale percorso, la prassi è stata progressivamente rielaborata fino a configurarsi come modello metodologico-operativo strutturato, successivamente applicato e analizzato mediante una ricerca sul campo. L’ipotesi di fondo è che una prassi progettuale maturata in un contesto specifico possa configurarsi come metodologia di lavoro trasferibile anche in altri nidi d’infanzia, in grado di sostenere processi di apprendimento nei bambini, di riflessività professionale negli educatori e di miglioramento della qualità complessiva del servizio. In questa prospettiva, la ricerca intende contribuire allo sviluppo di proposte curricolari e operative a partire dal nido, promuovendo, in un’ottica di ricerca-azione, processi di innovazione e partecipazione fondati sui bisogni reali dei contesti educativi. L’oggetto espandibile – nel concreto, un oggetto reale, comune e familiare – è concettualizzato come mediatore didattico reinterpretato in chiave relazionale e reticolare. Esso si colloca al crocevia tra i diversi sistemi di vita del bambino (familiare, educativo, sociale e culturale) e assume la funzione di punto di avvio e denominatore comune tra soggetti, linguaggi e saperi, attivando percorsi educativi e progettuali su più livelli e dimensioni. Tale approccio sostiene la costruzione di significati nei bambini, la riflessione professionale negli educatori e forme di partecipazione educativa consapevole da parte delle famiglie, inserendosi nel più ampio dibattito epistemologico sulla progettazione educativa nei servizi 0–6, con particolare riferimento al segmento 0–3. La ricerca si sviluppa secondo un disegno di ricerca-azione triennale, realizzato in servizi educativi 0–3 del sistema integrato pubblico-convenzionato del territorio romano. L’impianto metodologico prevede l’utilizzo integrato di strumenti osservativi, riflessivi e partecipativi, pratiche di documentazione educativa e azioni formative rivolte agli educatori. La sperimentazione sul campo ha consentito di verificare l’efficacia del modello, di validarne gli esiti e di pervenire alla sua sistematizzazione in un protocollo metodologico e in un prototipo ludico-operativo, destinato anche all’impiego in contesti di formazione professionale. L’analisi dei risultati evidenzia come la metodologia per oggetti espandibili favorisca la centralità del bambino nei processi di apprendimento, rafforzi la dimensione di ricerca dell’adulto e promuova pratiche progettuali più consapevoli, riflessive e condivise. La tesi contribuisce così alla riflessione scientifica sulla progettazione educativa nei servizi per l’infanzia, proponendo un modello metodologico trasferibile e coerente con le attuali prospettive sul curricolo 0–6 e sulla qualità dei sistemi ECEC
Generic Partial Decryption as Feature Engineering for Neural Distinguishers
In Neural Cryptanalysis, a deep neural network is trained as a cryptographic distinguisher between pairs of ciphertexts (F(X), F(X )), where F is either a random permutation or a block cipher, is a fixed difference. The AutoND framework aims to use neural distinguishers that are treated as a generic tool and discourages cipher-specific optimizations. On the other hand, works such as [LLS+24] obtain superior distinguishers by adding dedicated features, such as selected parts of the difference in the previous rounds, to the input of the neural distinguishers. In this paper, we study Generic Partial Decryption as a feature engineering technique and integrate it within a fully automated pipeline, where we evaluate its effect independently of the number of pairs per sample, with which feature engineering is often combined. We show that this technique matches state-of-the-art dedicated approaches on SIMON and SIMECK. Additionally, we apply it to ARADI, and present a practical neural-assisted key recovery for 5 rounds, as well as a 7-rounds key recovery with time complexity. Additionally, we derive useful information from the neural distinguishers and propose a non-neural version of our 5-round key recovery
Italian criminal history between judgement and narrative
Review of Giancarlo De Cataldo, "Per questi motivi. Autobiografia criminale di un paese (SEM, 2024)
Multivariate event hypergraph diffusion model for train delay prediction
Train delay prediction is a key technology for train scheduling and timetable optimization, and constitutes a critical component of intelligent transportation systems. We present the first study on regional-level multi-train delay prediction problem, and focus on modeling the regional-level delay propagation and evolution process, and capturing coordinated operation status among multiple train clusters in the complex operation network. First, we propose a brand-new Multivariate Event Hypergraph Diffusion (MEHD) model, and introduce a novel data structure, the mixed hypergraph, which accurately models the spatio-temporal high-order correlations between the regional-level multi-train arrival events. Then, we propose a mixed hypergraph convolution method to characterize complex train operation network, which improves the ability to capture the spatio-temporal high-order correlations and non-Euclidean characteristics between events. Finally, we propose an event hypergraph diffusion process, and design a prior operational schedule-conditioned attention denoising module to enhance the ability to learn all train arrival event generation mechanisms. Extensive experiments demonstrate that our MEHD achieves superior performance compared to current state-of-the-art models on actual high-speed rail performance datasets, with an average improvement of 20%-30% on multiple metrics, and performs
good robustness and efficiency. Subsequent experiments and analyses demonstrate the unique advantages of MEHD over single-train prediction methods. To the best of our knowledge, this is the first end-to-end model for regional-level multi-train delay prediction. The dataset and source code are available online: https://github.com/bjtuxuyi/MEHD