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    Tracciabilità e trasparenza: la protezione del mercato tra auto riciclaggio e reati tributari

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    Ai fini della configurabilità del reato di auto riciclaggio gioca un ruolo fondamenta- le la concreta attitudine delle condotte ad ostacolare la rintracciabilità dell’origine delittuosa delle utilità oggetto di riciclaggio. Tale attitudine decettiva costituisce l’elemento differenziale tra post-factum non punibile e condotta di auto riciclaggio e non la destinazione personalistica dei proventi riciclati. In tal senso, l’idoneità de- cettiva caratterizzante le condotte tipiche in ambito tributario, nonché la simile ra- tio della punizione penale, fa presagire un sempre più stretto rapporto tra queste due figure di reato.For the purposes of configuring the crime of self-money laundering, the concrete attitude of the conduct to hinder the traceability of the criminal origin of the utilities subject to laundering plays a fundamental role. This deceptive attitude represents the differential element between a non-punishable post-factum and the self-money laundering conduct and not the personal destination of the laundered proceeds. In this sense, the deceptive suitability characterising the typical tax conducts, as well as the similar rationale of criminal punishment, suggests an increasingly close relationship between these two crim- inal figures

    Autoriciclaggio mediante acquisto di criptovalute

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    La relazione esistente tra criptovalute e riciclaggio è questione dibattuta sin dagli albori del fenomeno cripto, la pseudonimia e globalità delle transazioni da queste garantite hanno spinto gli osservatori a temere la nascita di un paradiso online per capitali illeciti. Dopo anni di dibattiti, la problematica sta iniziando a giungere alle Corti che sono ora chiamate a qualificare e delineare il fenomeno in ter- mini penalistici; prendendo spunto da una recentissima pronuncia della Cassazione, il presente commento si interroga sulla relazione esistente tra acquisto di criptovalute e autoriciclaggio ed, in particolare, sulla potenzialità decettiva insita nella struttura di privacy della criptovaluta in sé, nonché sulla funzione che gli intermediari giocano ai fini della consumazione del reato in parolaSince their early days cryptocurrencies have been criticized for introducing a new, global, and pseudonymous system for laundering illicit proceeds. After years of debates, the problem has finally reached the Courts, which are now called to qualify this phenomenon. Taking a cue from a recent judgment of the Italian Supreme Court, this article delves into the relation existing between the purchase of cryptocurrencies and self-laundering. Specifically, it analyses how the built-in privacy characteristics of crypto affect their ability to hide the illicit origin of the proceeds and which role do intermediaries have in terms of perfection of the criminal conduct

    L’accesso transfrontaliero alla prova informatica. Oltre il principio di territorialità

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    L’avvento di internet e del cloud computing ha comportato un cambiamento qualitativo in termini di struttura dell’azione umana; in particolare, la digitalizzazione delle interazioni ha comportato una modificazione della portata spaziale dell’agire: mediante internet l’individuo si libera dai suoi limiti corporali e può operare ben oltre la propria portata fisica. Tale modificazione ha avuto una diretta ripercussione sull’azione criminale; invero oggi buona parte delle indagini in ambito penale contengono almeno un elemento di transnazionalità. Tale realtà è ancor più accentuata se si considera la prova informatica: l’ascesa dei servizi di archiviazione remota comporta che, anche in indagini prettamente nazionali, i dati possano essere localizzati in Stati Terzi. In particolare, il dato informatico ha subito un processo di dematerializzazione che ha causato una progressiva irrilevanza e randomizzazione della sua posizione fisica. A fronte di questo panorama le autorità investigative si trovano sempre più costrette entro i limiti territoriali che tradizionalmente le caratterizzano; mentre i criminali si sono velocemente adattati alle innovazioni che la tecnologia proponeva la macchina di repressione penale ha faticato ad innovare la propria struttura ed adattarsi al “nuovo mondo”. Tale ritardo ha causato una crescente pressione mediatica e politica ad evitare sacche di impunità, a fronte di tale pressione e delle lungaggini della cooperazione multilaterale le autorità hanno intrapreso una serie di azioni unilaterali che hanno generato una tensione crescente sui fornitori di servizi internet nonché dispute giudiziarie. Al fine di fornire una risposta unitaria e strutturale a questo problema il legislatore statunitense prima, mediante il CLOUD Act, quello Europeo poco dopo, mediante la proposta di direttiva sulla e-evidence, hanno introdotto normative che estendono il potere delle proprie autorità investigative ben oltre i propri limiti territoriali. Tale indirizzo, seppur efficace nel breve periodo, trascura gli effetti di lungo periodo chetale approccio può causare: l’estensione unilaterale del potere investigativo è destinata a creare una situazione di far west in ambito di accesso ai dati informatici con crescenti conflitti normativi, e politici, tra stati. Piuttosto che un’azione ciecamente volta a risolvere il problema dell’oggi, il legislatore si dovrebbe, invece, interrogare sull’obsolescenza dei principi della scienza penalistica tradizionale a fronte della digitalizzazione; in particolare, tale nuova realtà urge un ripensamento del principio di territorialità in favore di altri parametri che meglio descrivano l’attuale realtà: il principio di territorialità basa la sua valenza epistemologica sulla limitatezza e corporalità dell’azione umana, in un mondo incorporale e a- territoriale esso perde la sua funzione di discrimine tra ciò che pertiene ad uno e ciò che pertiene ad altro ordinamento, altri principi, quale ad esempio la pertinenza, sembrano essere più adatti a regolare l’azione penale e, soprattutto, a circoscriverla entro limiti accettabili.Internet and cloud computing brought about an essential qualitative change to the structure of human actions. Eminently, the digitalization of human interactions has modified its spatial reach: through internet, the individual is freed from its corporal boundaries and can operate way beyond its physical reach. This modification has directly affected criminal behaviors: nowadays a major share of criminal investigations entails an element of transnationality. Such reality is emphasized in the field of e-evidence: the surge of cloud storage services implies that, even in largely national investigations, data may be located in third countries. In this sense, it can be argued that the informatic data has experienced a process of dematerialization which has caused a progressive irrelevance and randomization of physical location. Against this background, investigative authorities are increasingly constrained within their traditional territorial borders. While criminals have rapidly adapted to technological innovation, the criminal justice system has struggled to innovate its structure and adapt to this “new world”. Such delay has caused a growing media and political pressure in order to avoid blind spots. Faced with such pressure and by the lengthiness of multilateral cooperation, authorities have undertaken a series of unilateral actions which have generated a growing stress on internet service providers. In order to provide a unitary and structural solution to this problem, the US lawmaker, through the CLOUD act, shortly followed by the European one, with the proposed e-evidence directive, has introduced legislations (or proposals) which extend the reach of their investigative authorities well beyond their territorial borders. Such line of action, while effective in the short-term, disregards its long-term effects: the unilateral extension of the investigative power will create a far west situation in the area of trans-border access to e-evidence with growing legal as well as political conflicts among states. Rather than a course of action that blindly pursues the problems of today, the policy maker should instead reflect on the obsolescence of the founding principles of criminal law. Eminently, the current state of affairs urges a reconsideration of the principle of territoriality in favor of new parameters which better describe human action; indeed, the principle of territoriality is rooted in the corporal limits of human actions. Once the latter fall, also the epistemological validity of this principle does. Other principles, as the principle of relevance, could better fit the current situation and, at the same time, guarantee the effectivity and sensibleness of the criminal justice system

    Criptoriciclaggio: un orientamento che si consolida

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    Il rapporto intercorrente tra autoriciclaggio e acquisto di criptovalute costituisce uno degli elementi centrali del dibattito giurisprudenziale ed accademico in questo ambito; a soli sei mesi dalla sentenza n. 2868 del 2022, la Cassazione torna a pronunciarsi su questo tema con una decisione che chiarisce molte delle questioni aperte. La sentenza fornisce una qualificazione dell’attività di acquisto – quale attività speculativa – e sembra istituire una presunzione di nascondimento. Il nuovo corso istituito dalla presente decisione è certamente positivo seppur lascia ancora spazio a criticità. L’odierno commento analizza il percorso argomentativo della Corte, per identificare le tendenze positive e le possibili migliorie da apportare.The relation between self-laundering and the purchase of cryptocurrencies is one of the key topics in the current academic and jurisprudential debate; the Supreme Court, just six months after its decision no. 2868/2022, returns on the topic with a judgement that clarifies many of the questions left open by the previous decision. The decision provides for a qualification of the purchase of crypto – as speculative activity – and seems to establish a presumption of concealment. The new direction set by the current judgement, while certainly positive, still leaves space for amelioration. The article analyzes the reasoning of the Court to identify the positive trends and signal areas of possible improvement

    Challenging Common Sense. The Confession Dilemma. An Analysis of the “Canaro della Magliana” Case

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    Common sense plays a pervasive role when we judge other's behaviours and purposes. As argued by psychological literature, our understanding of the surrounding environment is deeply influenced by several postulates on "how the world works". Jurisprudence has embraced this point of view and frequently uses these postulates in its reasonings. But what if Common Sense was fallacious? This paper analyses the downfall fallacious Common Sense statement have on the genesis and perpetuation of false confessions through the analysis of three of them: people do not lie against their interest; humans are good lie detector and this ability can be trained; healthy individuals do not generate false memories. By debunking these myths the aim is to expose the frailty of judicial reasoning when it comes to confessions. The last part of the paper analyses the case of "il Canaro della Magliana" exposing the fallacies in the genesis and evaluation of the alleged perpetrator’s confessio

    Catena di custodia, prova digitale e tecnologia block-chain

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    Le peculiari caratteristiche della prova digitale ed il suo pervasivo utilizzo per l’accertamento penale richiedono l’impiego di nuove tec- niche che permettano di garantirne l’integrità e comprensibilità per gli attori processuali; in particolare, la catena di custodia, elemento cruciale per garantire la correttezza metodologica della prova scientifica, può giocare un ruolo centrale in questo sforzo. Tale aggiorna- mento delle tecniche forensi è oltretutto legislativamente demandato a seguito dell’introduzione della l. 48/2008. In quest’ottica, la tecnologia block-chain può essere implementata quale strumento di registrazione e conservazione della catena di custodia; l’attitudine di tale tecnologia a questo scopo è stata d’altro canto già dimostrata dalla sua prima adozione da parte dell’Hangzhou Internet Court in Cina. Il presente contributo analizza, da una prospettiva prettamente giuridica, le potenzialità di una tale implementazione nell’or- dinamento italiano.The characteristics of the digital evidence and its pervasive use as means to establish criminal responsibility call for new techniques to guarantee its integrity and comprehensibility for the parties; the chain of custody plays a crucial role in guaranteeing the methodological soundness of the scientific evidence, and can, therefore, be a fundamental piece in this effort. This update of the techniques is law-mandated following the introduction of the l. 48/2008. Within this framework, block-chain can be implemented as a means to register and store the chain of custody; the aptness of this technol- ogy is, furthermore, witnessed by its adoption by the Hangzhou Internet Court in China. The article analyses, from a legal perspective, the risk and opportunities of this implementation within the Italian legal syste
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